sabato 23 febbraio 2019

Il mistero della casa del tempo (2018): C'era una volta Eli


Eli Roth viveva il sogno.
Il sogno di tutti gli appassionati di film Horror di arrivare un giorno a fare il proprio film, così violento e grondante sangue da far parlare di sé. Cosa che Eli ha fatto sul serio, “Cabin Fever” (2002) era citazionista e se ne sbatteva delle regole quel tanto che bastava per farsi conoscere, ma il botto è arrivato dopo. Si può dire tutto quello che volete su “Hostel” (2005), era pieno di difetti, vero, ma ha anche riportato il sangue e le budella nel cinema horror mainstream che in quel periodo era diventato un trionfo di J-Horror e spaventi anemici.

Le cose per Eli Roth andavano così bene che ha potuto togliersi anche qualche sfizio, tipo far tornare a recitare Edwige Fenech in “Hostel: Part II” (2007), con il suo metaforone velato, quasi suggerito, della falce e il martello per fare giustizia, quanto ti sei divertito Eli? Uno spasso senza fine, sotto l’ala protettiva di Quentin Tarantino hai preso a bastonate i Nazisti in “Bastardi senza gloria” (2009) e hai reso omaggio al tuo mito Ruggero Deodato con “The Green Inferno” (2013), ti sei persino sposato con una delle due protagoniste di Knock Knock, insomma hai passato il tuo bel tempo collezionando tanti bei ricordi, ma ora qualcosa è accaduto, nella fattispecie, il remake di Il giustiziere della notte, un film di rara inutilità, davvero un brutto risveglio per il nostro Eli.

“Ciao bambino, lo sai che ho diretto un horror che facev…”, “Mamma! Quel signore strano è tornato ad importunarmi!”.
“Il mistero della casa del tempo” tratto dal romanzo illustrato di John Bellairs del 1973 intitolato "La pendola magica" è il classico titolo che pare finito nella filmografia di Eli Roth per errore e che alla fine risulta meno peggio di Death Wish, ma questo non vuol dire che è tutto pesche e crema.

Lewis Barnavelt (Owen Vaccaro) è un bambino petulante che ha appena perso i genitori, il suo mito è un eroe di un programma tv, chiamato l’indomito Capitan Mezzanotte, di cui Lewis indossa gli stessi occhialoni da aviatore sulla fronte, ma di indomito il ragazzo ha davvero solo quelli. La situazione non migliora quando Lewis si trasferisce dallo zio Jonathan Barnavelt (Jack Black) eccentrico stregone che ama suonare quello che lui definisce “Free Jazz” (in realtà, note a caso suonate male) con il suo sassofono alle tre di notte, mangiare biscotti al cioccolato a tutte le ore e cercare l’orologio nascosto da qualche parte in casa sua dal precedente inquilino, Isaac Izard (il grande Kyle MacLachlan).

Beh, Jack Torrance ha messo su qualche chilo dall’ultima volta che l’ho visto.
All’equazione aggiungete la vicina di casa quasi inquilina Florence Zimmerman (Cate Blanchett) e il gioco è quasi fatto, perché la sceneggiatura scritta da Eric Kripke (autore di “Supernatural”) sembra un tentativo di ritornare a quei film per ragazzi con elementi di brivido che fino agli anni ’80 erano abbastanza popolari, “Qualcosa di sinistro sta per accadere” (1983), oppure Nel fantastico mondo di Oz, però un tentativo da parte della rediviva Amblin di giocare in quel campo da gioco, per altro piuttosto affollato, perché a breve distanza da questo film, è uscito anche “Piccoli Brividi 2” (che ho anche visto trovandolo molto simile a questo sia nelle target di riferimento che nell’atmosfera generale) sempre con Jack Black nel cast.

“Eccolo lo sento, Cassidy come al solito sta cercando il pelo nell’uovo”.
“The House with a Clock in Its Walls” si gioca la carta di un protagonista stramboide in un romanzo di formazione che prevede un addestramento come stregone e una minaccia globale da sconfiggere nel finale, bisogna dire, però, che i 105 minuti di durata si sentono abbastanza, malgrado la partita di basket (dove nessuno vuole il protagonista in squadra) e le buone prove di Giacomo Nero e Cate Blanchettho faticato abbastanza ad arrivare a metà del film, sguazzando non proprio agilmente nelle noia e in situazione viste e riviste troppe volte.

Speravo che Eli Roth piazzasse almeno la zampata, invece quello che il nostro (ex?) ragazzo prodigio si limita a fare è trovare una particina per l’ormai (qui possiamo dirlo) ex moglie Lorenza Izzo nel cast e gestire un budget più che decente e degli effetti speciali ben fatti. Vorrei potervi dire che l’esercito di giocattoli a molla sia un omaggio a Blade Runner, o che Giacomo Nero che cerca di passare con il suo vistoso “Giropanza” attraverso il vetro sopra una porta, sia una strizzata d’occhio a “Phenomena” di Dario Argento, ma forse sarebbe un errore da parte mia andare a cercare rimandi dove non ci sono.

Non offendetevi ragazzi, ma continuo a preferire Daryl Hannah.
Quello che c’è sicuramente nel film è un ottimo Kyle MacLachlan che anche qui trova il modo di mangiarsi lo schermo, regalandoci forse l’unico vero momento horror di tutto il film. L’agente Cooper di Twin Peaks si conferma caldo come una stufa e non perde niente della sua mimica facciale nemmeno sommerso sotto il trucco richiesto dal suo personaggio, ma in generale quanto di buono arriva da “Il mistero della casa del tempo” sembra più farina del sacco dei singoli attori che merito di Eli Roth.

Ormai non so più se sto guardando Kyle MacLachlan oppure Dougie.
Ci sono anche trovate divertenti, tipo l’attacco delle zucche intagliate di Halloween, oppure il serpente viola William Snakepeare, una trovata che il nostro doppiaggio non prova nemmeno più a tradurre in un gioco di parole simile, ma figurati (i migliori del mondo!!). Peccato che la storia del ragazzo strambo che impara ad apprezzare se stesso e la sua stranezza (ma anche quella della sua famiglia), si risolve davvero troppo frettolosamente nel terzo atto, dove la minaccia globale costruita per una novantina buona di minuti, in pochissimo tempo arriva e sparisce con una semplicità fin troppo irrisoria, una roba del tipo: "PUFF! Incantesimo, tutti a casa". Sul serio, guardando il film mi sono ritrovato a pensare: «Tutto questo casino e già hanno risolto?».

Mi rendo conto di essere parecchio troppo vecchio per il target di riferimento di questo film, ma che senso ha avere un regista che ha riportato il sangue nel genere horror nel 2005, se poi non vuoi aggiungere dei brividi veri ad una storia per ragazzi? A quel punto, basterebbe avere qualunque mestierante, magari più a suo agio a dirigere la commedia e i film con gli effetti speciali digitali di quanto non sia Eli Roth.

"Vedi Cate? Quello è il punto esatto dove mi sono schiantato con la mia carriera”, “Oddio ma è orribile, quanto sangue!”.
Oppure, la verità è che, semplicemente, questo è il prezzo che Roth deve pagare per restare a bordo della giostra, sicuramente “Il mistero della casa del tempo” è un film più riuscito nel suo genere rispetto a quel buco nero del remake di Il giustiziere della notte, magari un giorno verrà ricordato come l’oggetto strano nella filmografia del regista, un po’ come “La musica del cuore” (1999) diretto da Wes Craven. Per ora, Eli Roth sembra uno che sta sparando in aria cercando di colpire qualcosa e intuire che piega prenderà la sua carriera, un compito che lascio volentieri a qualcun altro, detto questo vai Eli! Non è finito niente! Non è finito niente! Non è un interruttore che si spegne! Torna ad inseguire il tuo sogno! Corri dietro al tuo sogno perché se non lo fai te ne pentirai. Magari non oggi, forse neanche domani, ma presto e per il resto della tua vit... Vabbè Eli, non so più che film citarti, ci vediamo qui la prossima volta che deciderai di aggiungere il prossimo titolo assurdo nella tua filmografia... Tante care cose ragazzaccio!

20 commenti:

  1. Quando ho visto la pubblicità in tv e ho letto il regista credevo di aver capito o letto male e invece...

    Su Roth avrei scommesso ogni cosa. Ero super-sicuro che avrebbe fatto una carriera ricca di successi. Dopo aver esordito con "Cabin Fever" e aver sbancato tutto con "Hostel", chiunque avrebbe puntato a occhi chiusi sul regista. E invece dopo un inutile seguito di "Hostel", arrivano tutti film un po' così. Non brutti, ma nemmeno capolavori. Dei film mediocri, mosci, senza un guizzo, senza la firma in calce di Roth pur avendo avuto svariate occasioni per farlo ("Knock Knock" fu la più grossa delusione). Adesso siamo arrivati a fare film per bambini?!?! Boh! Capisco che le bollette non si paghino da sole, ma nemmeno così, dai!

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    1. Era riuscito a riportare il sangue nell'horror mainstream, e poi devo dirlo, è uno che mi sta molto simpatico, e per quanto ne so da fonti diretta, anche molto alla mano, ma non ho idea cosa si sia messo in testa per il resto della sua carriera, mi sa che sta navigando a vista. Cheers!

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  2. È un piacevole film che cerca di riportare in campo i film anni 80 per ragazzi, non sempre riuscendoci, ma la morale del film e gli attori principali funzionano bene.

    Certo come dici tu poi vedendo il nome del regista uno rimane un minimo confuso, anche se in qualche frangente del film una certa propensione per l'horror si nota (sopratutto la scena con i pupazzi e per il Jake Black neonato in CGI). Forse ha accettato in attesa di film più in linea con il suo stile?

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    1. L'ispirazione arriva proprio da lì, e qualche momento funziona, tipo il ritorno della fiamma del "cattivo" oppure il Baby-Jack Black che a me ha fatto ridere un sacco. Capisco che Roth sia alla ricerca di se stesso, però lo scollamento tra questo e i suoi primi film, è da capogiro. In ogni caso cast azzeccatissimo ;-) Cheers

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  3. Pensa, neanche sapevo fosse di Roth! Quando l'ho visto apparire mi sono limitato a voltarmi dall'altra parte :-D
    Dall'autore di Hostel mi aspettavo di più, ma dall'autore di quella roba di Death Wish non aspetto più niente :-P

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    1. Dici bene, quello che ha diretto "Death Wish" è un regista alla frutta, peccato perché in fondo Eli mi è simpatico. Cheers

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  4. Checcazzo-chan, ignoravo completamente questo film.
    Black che sembra Franco Nero, il buon vecchio Kyle, una storia fantasy che manco sarà malaccio... Possibile che non ne sapevo niente? Eppure Roth lo amo, e lo amo per i motivi che citi (Hostel in primis, ma ho apprezzato molto anche grininferno e toc toc).
    Cast stellare, in ogni caso. Se davvero è come dite, potrebbe non essere una brutta visione (e forse non è finito così per caso nella filmografia di Eli...)^^

    Moz-

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    1. Quando Eli Roth tra tanti anni avrà una lungo filmografia, forse sarà più facile capire questo film, per ora va visto ignorando il nome del regista, ci su può anche divertire, io non ci sono riuscito proprio perché pensavo a Roth dietro la macchina da presa, ma sono un caso isolato e irrecuperabile, meglio comunque questo di "Piccoli brividi 2", che è più anonimo. Cheers!

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  5. WTF?
    Ammetto di non avere una gran simpatia per Jack Black. Diciamo proprio che evito i film che fa. Non so, è un'antipatia a pelle. Quindi boh, mi è bastata la locandina, in cui tra l'altro quella signora dalla faccia photoshoppata pensavo fosse una Jessica Biel sovrastuccata, poi scopro che è Cate Blanchett e mi parte il WTF numero uno. Poi il secondo è sapere che il regista è Eli Roth, il terzo sei tu Cass che commenti questo film…

    Bob

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    1. A me Giacomo Nero è simpatico, anche se ha perso un po' il ritmo, Cate qui è brava, ma nella locandina sembra lo sponsor di Photoshop dici bene, Eli invece, lo abbiamo quasi perso. Per quanto iguarda me sai che io guardo di tutto, e poi questo post era pronto da parecchio, stavo per perderlo per sempre tra le bozze ;-) Cheers

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  6. Eppure ti dirò che se passa in tv o su qualche piattaforma streaming me lo vedrò sicuramente.

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    1. Basta dimenticarsi il nome del regista, poi tutto sommato il suo lo fa ;-) Cheers

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  7. Un cast di prim'ordine però eh, una visione potrebbe comunque meritare dopotutto ;)

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    1. Alla fine è un film che il suo dovere lo fa, sono rimasto stravolto dal nome del regista, quello si. Cheers!

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  8. Jack Black con la testa da adulto e il corpo da neonato.
    Ora posso dirle di averle viste tutte :D

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    1. Ehehe per altro con effetti speciali orgogliosamente vecchia scuola davvero ben fatti. Pensa il poveretto che quell’animatronico ha dovuto scolpirlo e dipingerlo, settimana a fissare Giacomo Nero in versione pupetto, tipo Baby Herman ;-) Cheers

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  9. Oddio come non sopporto quando ci fanno su tutto un casino che poi smontano in due secondi. Mi sembra il telefilm Streghe che c'erano sempre sti demoni imbattibili o creature potentissime che poi negli ultimi 5 minuti venivano distrutte dalle tre sorelle che recitavano una filastrocca assurda.
    Cate Blanchett è piuttosto irriconoscibile nella locandina

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    1. Brava, hai fatto il paragone giusto, non so se Eli Roth guardasse “Streghe” ma la sensazione è un po’ quella: Ma come già finito? Si davvero, le hanno fatto un bel crimine a colpi di Photoshop! Cheers

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  10. Bè, Eli ha fatto la fine di tutti quei registi che cominciano con film indipendenti dalla maggiore autonomia artistica , come appunto Cabin fever , e che poi finiscono nel giro grosso delle Major , appiattiti da produttori ottusi che rompono le balle di continuo sul set ( e maghari hanno anche bsiogno di lavorare per pagare gli alimenti ad ex mogli).
    Nulla di nuovo, insomma.

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    1. Eli Roth ad un certo punto è stato considerato (non da me) un maestro dell’Horror, non si sa nemmeno bene il perché, è un ragazzo simpatico, sa fare delle cose anche benino, non si meritava l’esaltazione di un tempo, ma non credevo nemmeno diventasse così anonimo, per ora non capisco cosa voglia fare da grande, e forse nemmeno lui. Cheers!

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