mercoledì 23 gennaio 2019

Suspiria (2018): Chiamami con il nome (di un film di Dario Argento)


Ormai dovreste saperlo, anche se vivo nella città dove sono ambientati alcuni dei suoi film migliori, non sono mai stato un Argentiano di ferro, ma la notizia di un remake di un suo film, e nemmeno di uno qualunque, ma uno dei suoi migliori come Suspiria, non può che destare attenzione, anche considerando quanto Argento sia protettivo nei confronti delle sue opere.
A dirla proprio tutta, penso di aver visto tutti i film sbagliati di Luca Guadagnino, nessuno mi ha particolarmente mandato giù di testa, e no, non ho visto nemmeno “Chiamami col tuo nome” (2017), perché boh, non mi ispirava granché, anche se metà di quelli che conosco che lo hanno visto lo amano, e l’altra metà sbuffa facendo spallucce. Insomma una versione moderata di quanto accaduto con questo remake, accolto con un numero uguale di urla di “CAPOLAVORO!” e di “CAGATA PAZZESCA!”, un po’ come accade con tutti i film nell’era di Internet direte voi? Si, ma questa volta un po’ più delle altre.

Con le mie lacune (soprattutto mentali) e i miei gusti non schierati, ora che ci penso forse mi ritrovo nella condizione ideale per vedere questo film, cosa che in effetti ho anche fatto (altrimenti di che starei qua a scrivere?) e siccome nei 152 minuti di durata, questo “Suspira” ha dentro un sacco di roba, ma proprio tanta, io inizio facendo il giro largo, ovvero dalle reazioni.

Uno stimato psicologo (ciao Tilda!) studia le reazioni a questo film.
Si lo so, quando uno, tipo che so, io, prova a buttare giù qualcosa di sensato su un film, i commenti in rete dovrebbe proprio ignorarli, ma per una volta mi torneranno utili per mettere in chiaro un paio di cosette, a partire dalla questione remake.

Ne siamo sommersi, l’andazzo lo conoscete, il pubblico ha preso la brutta abitudine di premiare al botteghino solo titolo conosciuti, e chi produce giusto quelli sforna. Il sole non fa in tempo a calare che spuntano come funghi notizie di remake di questo o quell’altro film, il più delle volte sono operazioni inutili che non lasciano nessun ricordo (per fortuna!), altre volte peggio, versione sbiadite degli originali. Non odio i remake, uno (anzi due) dei miei film preferiti di sempre lo sono, quindi che senso ha lamentarsi di tutti questi film fotocopia, quando uno come Luca Guadagnino ha le palle di partire dal film di Argento, per tirare fuori qualcosa di quasi completamente diverso?

Quindi il remake uguale non va bene, il remake diverso nemmeno, anche perché sono volate polemiche sul fatto che, diverso per diverso, tanto vale non chiamarlo nemmeno “Suspiria”, qualcuno lo avrebbe prodotto comunque, perché dopo il successo di “Chiamami col tuo nome”, Guadagnino poteva fare qualunque cosa. Ma parliamoci chiaro, questo film è “Suspiria” a tutti gli effetti, ha una Susie che come Totò e Peppino, si divide a Berlino, ha le streghe, un cameo di Jessica Harper in un ruolo ed è persino ambientato nell’anno di uscita del film di Argento, certo, ha la parola “Suspiria” (e la relativa “S”) in un posto dove non ti aspetteresti di trovarla, ma davvero il pubblico è diventato così pigro da chiudersi a riccio davanti ad una pellicola che prova a fare qualcosa di diverso?

“Di nuovo!? Io veramente avrei giù dato nel 1977, ho anche smesso di fare danza!”.
Il fanatico di cinema di genere in me, avrebbe voglia di nuclearizzare un’opera piena di difetti, che dura un’eternità, apre circa cinquanta sotto trame, qualcuna volutamente usata come specchietto per le allodole per il pubblico, molte altre invece, semplicemente le dimentica. In moltissimi momenti risulta «Didascalico! Letterario!» (Cit.) nel suo reiterare alcuni concetti più e più volte (il primo dei sei atti del film, con Chloë “spiegone” Moretz, che a furia di interpretare la figlia di Nicolas Cage in “Kick-Ass” ha ereditato il suo modo esagerato di recitare, ma senza il suo controllo), tanto da arrivare forse con il fiato corto, insomma i difetti abbondano, vengono via un soldo alla dozzina e qualcuno esce a caso dalla fottute pareti, un po’ come le musiche di Thom Yorke, che in certi momenti pare abbia composto la colonna sonora, guardando del girato proveniente da un altro film, per quanto risultano fuori luogo i pezzi del cantante dei Radiohead.

Più vedo recitare questa ragazza e meno mi sembra brava, brutta roba l’adolescenza.
Eppure Luca Guadagnino dimostra di aver capito qualcosa del capolavoro di Dario Argento, non so se sia vera la storia per cui da ragazzino, il nostro Luca rimase affascinato dalla locandina del film, esposta in qualche località di mare in cui era in vacanza, ma sta di fatto che la sua versione di “Suspiria” è il classico progetto della vita, che un regista sforna, subito dopo il film della consacrazione, lo sappiamo come sono fatti questo tipo di film (un esempio? Eccone uno!) e questa pellicola ne ha tutte le caratteristiche: Esagerata, sopra le righe, strabordante di tutto e destinata a far discutere.

Ho trovato la pellicola sicuramente più ingarbugliata del necessario, e anche un po’ troppo espositiva e didascalica per i miei gusti di fanatico del cinema di genere, il rischio con un film così, è quello di pensare di trovarsi davanti ad un regista con la puzza sotto il naso, che ha anche un mal celato schifo per il materiale originale, e decide di elevarlo con la sua aurea di autore. Questo spiega forse i cori di una buona parte di pubblico che si è sbrigata a dire che questo film “Non è horror”. Non credo che rivedrò il film a breve, anzi, è più probabilmente che vedrò altre dieci volte quello di Argento, prima di concedere anche solo un’altra occasione al film di Guadagnino, eppure nemmeno per un minuto, dei tanti (troppi!) che compongono questo film, mi sono mai trovato a pensare che il regista sia venuto già con la spocchia di chi vuole insegnare come si fa il cinema, cosa che non posso certo dire di The Neon Demon, tra questo film e quello di Refn è una non competitiva: A livello di personalità questo lo batte mille volte.

Ah ho capito! Il Moonwalk di Michael Jackson, però in verticale.
Si perché Luca Guadagnino ha un gran sprezzo del pericolo, che va di pari passo con uno spiccato senso del ridicolo, che in alcuni momenti controlla molto bene ed in altri beh, semplicemente gli scappa di mano, che parte proprio dall’ambientazione. Qualunque altro regista avrebbe sparato la fotografia, nel tentativo disperato di imitare Dario Argento, magari gettandosi su immagini ultra patinate (si Refn, sto parlando con te), mentre Guadagnino sposta la storia dalla Friburgo Argentiana, un luogo perfetto dove raccontare una favola nera, ad una Berlino estremamente realistica, plumbea, in un tentativo costante di togliere punti di riferimento allo spettatore, e in questo senso, la colonna sonora di quel cane sciolto di Thom Yorke, trova anche una sua logica.

La scuola di ballo dove si reca Susie Bannion (Dakota Johnson, che dopo quella porcata di Cinquanta sfumature di grigio, incredibilmente recita ancora), è un edificio austero, molto TeTesco che si trova accanto al muro di Berlino. Il 1977 di Guadagnino è quello delle sessioni Berlinesi dei dischi di David Bowie, un posto dove il terrorismo fa capolino, in tv e suoi giornali, interrompendo costantemente la narrazione dei personaggi principali, che potrebbero essere Susie, o forse Dr. Jozef Klemperer. Un posto dove probabilmente nei cinema, viene proiettato Suspiria di Dario Argento.

"L'espressionismo tedesco è il grande amore della mia vita!" (Quasi-cit.)
La finzione e la realtà vanno a braccetto e danzano per tutto il tempo, anche in quella scena dopo i titoli di coda, che credo abbia qualcosa di fortemente metacinematografico, se non fosse che dopo 152 minuti di fare e disfare, non credo di esserne poi così certo. Ma considerando quanto risulta (volutamente?) posticcio quel finale, mi viene da pensare che l’idea di Guadagnino fosse proprio quella di creare un passato fittizio (il 1977), per parlarci del Male, quello vero con la “M” maiuscola, ambientando tutto in Germania e fin troppo didascalico quindi strizzare l’occhio ai sopravvissuti dell’Olocausto, ma è anche evidente che la volontà si parlare di quello stesso male che ancora pervade il mondo, la frase «Why is everyone so ready to think the worst is over?», è piuttosto chiara in tal senso.

Ecco poi ci sarebbe il problema delle metafore, tante, così grosse da diventare METAFORONE, non tutte proprio originalissime, oppure del fatto che i 152 minuti del film hanno un ritmo da “calamento della palpebra” abbastanza spinto, dove i continui flashback horror della protagonista, corrono il rischio di passare per vezzi di un autore, troppo superiore alla materia che tratta, per fare dell’horror vero. Ecco perché come dicevo, tanti si sono sbrigati ad etichettare questo film come altro, però voi la scena di Olga che “balla” come la chiamate?

Io nel dubbio, chiamerei un chiropratico. Uno bravo possibilmente.
Nel suo essere così lunga e inesorabile nel suo non staccare mai la macchina da presa dando un po’ di pace a quella poveretta, sembra durare una vita, è anche un momento in cui sfido chiunque a non fare “AUCH!” durante la visione. Perché funziona così bene? Perché sembra realistica, malgrado pochissimi effetti speciali, l’attrice che interpreta il personaggio, Elena Fokina con il suo passato da ballerina, ha fatto un gran lavoro, anche se poi quella che si è stirata la schiena sul set, è stata Dakota Johnson (storia vera).

Da sola quella scena mi aiuta ad introdurre una questione che in “Suspiria” è centrale, pur mettendo da parte l’aspetto da favola nera di Argento, Guadagnino crea un’atmosfera malata che sembra davvero la continuazione degli incubi Argentiani, o almeno una loro riuscita interpretazione.

In effetti questa scena, è abbastanza da incubo.
Tutto questo tenendo conto di un numero esagerato di trame e sottotrame che hanno l’intento di partire da un 1977 fittizio, quanto l’atmosfera da favola nera di Argento, con i suoi colori sparati (come solo uno che in quel periodo, l’ispirazione la tirava su con il naso poteva immaginare) per arrivare a parlare del Male del passato, ma usandolo come metafora di quello del presente. Sapete come mi sento? Come quello che viene preso a sberle dalle mani velocissime di Terence Hill e poi si sente dire: «Non ci hai capito niente vero?».

Per essere un film che tanti hanno etichettato come “Non è horror!” quel finale è una discreta orgia Body-horror girata senza alcuna paura di passare per ridicoli, il problema forse è che il Sabba finale delle streghe, che in un film sulle streghe non può mancare, risulta clamorosamente anti-climatico, perché andiamo, le cose sono due: Luca Guadagnino ha speso tutti i soldi per sommergere Tilda Swinton sotto la gomma piuma della matriarca Helena Markos, oppure ha semplicemente sbracato malamente e la sua metaforona è scappata di mano, esplodendogli in faccia e arrivano a fine film con il fiato troppo corto.

“Vorrei veder te a ballare conciato così Cassidy, poi vediamo se hai il fiato corto”.
Quello su cui è molto orientato Guadagnino, per non dire proprio ossessionato, sono i personaggi femminili, tanto che dopo quel finale così smarmellato, il regista si affanna per completare una sottotrama (una delle quarantadue) che potrebbe essere anche accessoria. L’inversione dei ruoli e dei sessi ha il suo peso, perché altrimenti non decidi di far interpretare l'uomo del film, quello che si sente in dovere, per via del suo cromosa Y di salvare le ragazze, ovvero il Dr. Jozef Klemperer a Tilda Swinton, che da sola fa reparto visto che interpreta tre personaggi, dai! Tra le cose che non ho capito di questo film, metteteci pure l’idea di base di usare come simbolo del femminismo una congrega di streghe, è la più banale delle trovate, oppure una scelta obbligata quando il film che hai deciso di rifare si chiama Suspiria? Questo dubbio lo lascio a voi.

Spero che vi sia chiaro, che a provare ad interpretare questo “Suspiria”, io mi sono anche impegnato, ma quello che mi preme di più è che se un film risulta più complicato di che so, “Dumbo”, dovrebbe essere un’occasione per farsi tirare dentro a questo gioco di specchi, troppo lungo “Didascalico! Letterario!” (cit.) quanto volete, ma anche con un certo fascino, nel suo essere sprezzo del pericolo (e del ridicolo).

Costumi a gomitolo, che farebbero la gioia del vostro gatto.
Eppure quello che un po’ turba il fanatico di cinema di genere che sta dentro di me, è che quando Luca Guadagnino omaggio l’originale, senza battere, ribattere (e strabattere!) sul METAFORONE delle psicanalisi, riesce a tirare fuori anche dei momenti horror mica male, purtroppo la stessa metafora arriva con il fiato corto in quel finale che infatti risulta posticcio, qualcuno dirà volutamente, altri invece ci rideranno sopra, perché in questo minestrone, elementi buoni ci sono, ma ognuno può pescare un po’ quello che vuole.

Reinterpretare in chiave Freudiana un classico del cinema Horror, avrebbe potuto essere interessante nelle mani di un regista un po’ più sicuro di sé (si, sto pensando al Darren Aronofsky di “Il cigno nero”), Guadagnino invece non so come, la butta in caciara e riesce a beccarsi meno vaffanculo di Madre! che al pari di METAFORONI didascalici, era più dritto e decisamente meno dispersivo.

"Non ci voglio più stare in questa scuola di danza, voglio iscrivermi a basket”.
No, temo che Guadagnino abbia tirato su una grossa cortina fumogena, per apparire più brillante di quello che è in realtà, l’unica speranza è che questo film, posso ricordare al nostro Cinema, che là fuori è pieno di gente come me che ama il cinema di genere, ma sono seriamente preoccupato da quello che chi produce potrebbe capire. Cosa mi devo aspettare adesso Margherita Buy protagonista di un film di zombie diretto da Fernan Ozpetek? Ecco, questo è qualcosa che farebbe davvero paura!

Non condivido l’odio che ruota attorno a questo film, ci ho trovato dentro anche dei momenti Horror capaci di smontarti la mascella (espressione non scelta a caso), grazie ad un montaggio che fa venire voglia di togliersi il cappello per quanto è ben fatto, “Suspiria” è un film che non lascia indifferenti, quando capitano film così, bisognerebbe cogliere l’occasione invece di chiudersi a riccio dietro ad un “Fa cagare” oppure ad un “Tu non sei Dario Argentooooooooo!”, prima di correre a piangere nella propria cameretta.

Certo è, che non so bene che santi abbia in paradiso Luca Guadagnino, quando Lucio Fulci ha provato a terminare con lo splatter alcuni suoi film, ha spesso raccolto risate, non è colpa tua Luca, ma continua a piacermi il cinema di genere. Proprio per questo, sono felice che il regista abbia dimostrato di avere il cuore dal lato giusto, regalando a tutti un’occasione per usare un po’ i neuroni al cinema, le occasioni in cui è possibile farlo sono sempre meno, mi sono di certo goduto questo sinistro balletto, però la dico proprio fuori dai denti, caro signor Guadagnino non credo che tu ed io diventeremo mai migliori amici, ecco.

32 commenti:

  1. visto il due gennaio : voto mio 1 voto di mia moglie 7.

    eppure ci amiamo lo stesso.

    non lo considero nemmeno un film: ma uno spettacolo teatrale mal fatto.

    l'unica cosa positiva del film ( appena sono tornato a casa mi sono attaccato a imdb per scoprire chi era l'attore e sorpresa!!) è tilda swinton che fa lo psichiatra.


    ho l'impressione che con sto guadagnino si stia ripetendo ilgiochetto che si fa con terence mallick e con nolan : sei troppo ignorante per capire i loro film.

    grazie

    rdm

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    1. Guarda non so dirti, Terrence Malick ultimamente lavora troppo (non avrei mai pensato di dirlo in vita mia…) ma i suoi film trovo che abbiano una direzione, Nolan invece si è fatto la fama di autore complesso, in realtà i suoi film sono ultra spiegati. Questo film non so, ha idee brillanti ed altre che mi sono sembrate banali e basta. Tilda invece è straordinaria, si utilizza a capocchia l’espressione “Regista visionario” ma anche “Trasformista” per gli attori, lei lo è davvero (trasformista, non visionaria) quindi si corre il rischio di dire una banalità, ma per lei è la parola giusta, e poi dove la metti, Tilda recita, e pure bene ;-)

      L’amore è: Essere in armonioso disaccordo sui film, ma continuare a guardali insieme lo stesso. Questa quando le metteranno in un “Bacio Perugina” lo dico subito, voglio i soldi del copyright ;-) Cheers!

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  2. Questo me lo sono recuperato. E... Veramente non so che dire. Io non sono un estimatore di Guadagnino. Lo ero di Argento prima che la demenza senile lo investisse come un treno in corsa (o la disintossicazione facesse effetto. Decidete voi!) e quando ho letto del remake di SUSPIRIA, uno dei capolavori totali di Darione nazionale, sono cascato dalla sedia.
    Ci vuole un gran fegato, due palle così, una sana dose di follia e qualche santo in paradiso per provare a mettere mano al materiale originale. Guadagnino fa un buon lavoro considerando ciò che sta provando a replicare mettendo del suo e provando a fare una chiave interpretativa personale a SUSPIRIA.

    Poi però mi allunga il brodo in modo furbo e parac*lo, ci piazza sottotrame inutili (quella del vecchio ad esempio), ripete concetti mille volte,... Insomma è come se avesse “paura” di arrivare al nocciolo e quando ci arriva siamo totalmente in anticlimax e l’effetto horror o splatter (bellissimo per carità) non produce l’effetto sperato.

    Vabbè, la chiudo con “Per me è NO!”. Gli horror vanno fatto da gente che sa maneggiare l’horror. Fare un minestrone psicoanalitico con spruzzate di orrore ma una bellissima fotografia e belle inquadrature va bene una volta (“The Neon Demon”, che mi è piaciuto da matti, può essere una buona parentesi, ma basta così. Grazie!). Fare un meraforone su Freud, sulla Bibbia e altre cazz@te va bene se sei Aronofsky. Ma se sei Guadagnino limitati alle bellissime scene di danza altrimenti una spernacchiata in faccia te la meriti tutta.

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    1. Aronofsky quando decide di mettere su momenti spudoratamente horror, sembra molto più a sua agio di Guadagnino, a cui invece i momenti malsani e inquietanti vengono molto bene, quando resta dritto e pulito della sua regia, asciugato di tutte quelle sotto trame forse lo avrei apprezzato di più, di sicuro mi sono goduto lo spettacolo e sono contento che un film così esista, e cammini sulle sue gambe, non mi ha conquistato quello no, ma non è tutto da buttare, anzi ;-) Cheers

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  3. NOn ho visto il film, ma 152 minuti?? Certi minutaggi mi fanno spesso pensare che non sempre si ha da dire così tanto e soprattutto efficacemente e che quindi si allunghi le cose in maniera forzata e confondente.
    ahhaaha, mi sono schiantata alla didascalia del costume amato dai gatti! Già immagino un gatto che entra e getta scompiglio mentre stanno girando la scena!

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    1. Sono 152 e si sentono TUTTI, te lo assicuro, io poi sono un fanatico dei film da 90 minuti, il minutaggio perfetto, che però si sta estinguendo sempre più purtroppo. Ci mancava il gatto, magari nero, per stare in tema con tutte le streghe no? ;-) Cheers

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  4. Non ho mai provato alcun interesse per l'originale di Argento (che non ricordo neanche se ho visto o meno!) quindi non nutro alcun interesse per questo remake. Però ti ho letto con piacere e in effetti mi intriga molto l'ambivalenza del tuo giudizio: anch'io sono per lodare il coraggio di certi registi che, pur non riuscendo nell'intento,comunque ci hanno provato con qualche buona idea, però mi spaventa la parte "negativa", che proprio non ho voglia di scoprire.

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    1. A ben guardare ho un rapporto complicato sia con Argento che con Guadagnino, l’ambivalenza sta tutta nel fatto che non ho odiato il film, ma nemmeno mi ha esaltato, per questo non condivido le reazioni opposte in rete. Le parti negative lo sono stato molto per me, di positivo invece è l’approccio, per rifare un film, devi dimostrare di averne capito il contenuto e poi puoi tradirne la forma, anzi devi tradirne la forma, per questo l’operazione messa su da Guadagnino merita almeno un bravo, i remake devono essere così, se voglio un film identico all’originale, mi riguardo l’originale ;-) Cheers!

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  5. Premetto di aver visto il primo una ventina di anni fa e non ricordarlo, premetto di aver amato follemente "Chiamami col tuo nome"...la reazione del mio cervello al cinema era "che cazzo sto guardando??".Ci ho messo un giorno a metabolizzarlo ma alla fine ammetto che, nella sua follia, mi è piaciuto un sacco. Ho amato la faccia da culo di Guadagnino nel realizzare una follia assoluta, Ho tollerato persino la Dakota, e ho trovato la colonna sonora di Yorke stupenda....mio marito abbastanza basito alla fine era d'accordo con me (anche se ha suggerito per Guadagnino un buon psicologo) mentre mio figlio più grande mi sta ancora odiando...

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    1. La colonna sonora di Yorke nel film fa uno stranissimo effetto, riascoltandola dopo da sola, devo dire che è molto bella. La faccia come il culo di Guagagnino è da applausi, poi sarà che sono abituato a malati di mente di altro livello (tipo Miike, giusto per fare un nome) ma non mi è mai scappato il classico momento “Che cacchio ti sei fumato?”. Nei giorni successivi più pensavo a certe scene e più le trovavo belle, mentre altre invece le trovavo ancora peggio, non so se arriverà mai ad una posizione definita sul film, però sono molto contento di averlo visto, quello sì ;-) Cheers

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  6. 152 minuti e ritmi lenti..
    ahia.
    Però sono curioso di conoscere le metafore e i sottotesti.
    Dakota mi sembra ottima nella parte della protagonista..

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    1. 152 minuti interminabili, alcune scene BOOM! Ti rapiscono, ma la maggior parte del tempo bisogna armarsi di santa pazienza. Secondo me vale la pena vederlo, però non me la sento di andare in giro urlando: «Oh! Devi troppo vedere Suspiria di Guadagnino!» quello proprio no.

      Dacotta e mangiata devo dire che qui sembra un’attrice, in “Cinquanta sfumature di marrone” (…cosa avrà voluto dire?) era ben oltre l’imbarazzante, ma la ragazza ha ricevuto del DNA buono da mamma e papà, le auguro anche solo la metà del successo dei suoi genitori, anche i migliori hanno iniziato con film ehm, marroni ;-) Cheers

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    2. Ma quel messaggio..Why is everyone so ready to think the worst is over?..spiegami spiegami spiegami :D anche con spoiler

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    3. Nel film il personaggio del vecchio psicologo è un sopravvissuto all’Olocausto, che anche per questo si sente un po’ in dovere di correre in soccorso delle ragazze della scuola di danza. Il film quindi facendo riferimento al male assoluto proveniente dal passato (il nazismo), parla del male “moderno” (considerando che il film è ambientato nel 1977) tirando più volte in mezzo il terrorismo, il tutto per fare riferimento al male che esiste ancora oggi, quella frase «Why is everyone so ready to think the worst is over?» viene proprio pronunciata da uno dei personaggi, per rimarcare bene questo concetto.

      A grandi linee è questo, poi però Guaagnino infila tutta una parte sul potere femminile, sul ruolo della madre (biologica, putativa e… Spiritica) che è parecchia roba da riassumere, ma più o meno qualcuno dei concetti chiave sono questi ;-) Cheers!

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  7. Dunque: il vero Suspiria era elegante nei colori, mitico nella musica, argentiano nel mistero (quello iniziale col tipico delitto).
    Questo è elegante nella regia, guadagninesco nella confezione. Un film impegnativo, che vuole essere anche metaforico e più complesso del classico mystery. Dà più spazio di Argento al lato "horror", con le streghe e la congrega, ma appunto, per me meglio l'originale.

    Moz-

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    1. Sono differenti, il che è già un punto a favore per Guadagnino, Argento per me è un regista in grado di dirige gli incubi, ci sono lui e Lynch in grado di farlo, solo che Davidone è ancora bravo a farlo, Darione un po’ meno. Entrambi hanno dei difetti, forse la versione di Guadagnino ne ha di più, non è per dare un colpo al cerchio e uno alla botte, ma alla fine sono contento che Guadagnino abbia avuto le palle di provare a seguire la sua strada, i remake dovrebbero sempre essere così. Alla fine da spettatori vogliamo che qualcuno ci racconti della storie, e non sempre la stessa ;-) Cheers!

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  8. Non sapevo nemmeno chi fosse Guadagnino fino a poche settimane fa. Ora che lo so, beh, tanto di cappello. Solo un grande avrebbe potuto prendere un cult di sempre, smontarlo pezzo per pezzo e rimontarlo come si deve, fino a renderlo mille volte meglio dell'originale. Guadagnino ci ho mostrato ancora una volta, se mai ce ne fosse ancora bisogno, di quanto Dario Argento sia sopravvalutato. Ammetto di amare alla follia i film di Argento (almeno fino a Inferno), ma oggi più che mai sono evidenti quelli che erano i suoi limiti. E non parlo dei mezzi e del budget, parlo proprio di come certe idee geniali (della Nicolodi, qualcuno mi suggerisce) siano state messe insieme alla buona e impacchettate come meglio veniva.
    Il finale hardcore di Guadagnino, per dirne una, è esattamente ciò che nell'originale è mancato.

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    1. Hai appena descritto il motivo per cui non sono mai stato un Argentiano di ferro, in molti dei suoi film (anche “Suspiria”) certi passaggi non funzionano, è sempre stato un regista molto interessato a portare in scena un momento molto coreografico, e per farlo ha spesso sacrificato la plausibilità in favore dell’effetto finale. Una cosa che Argento ha imparato da Mario Bava, ma a Marione secondo me, riusciva meglio. Bisogna dire però che Argento ha sempre avuto una furia più animalesca nel suo modo di fare horror, infatti il suo “Suspiria” iniziava forte e finiva come finiscono gli incubi, con la paranoia che cresce e la liberazione finale, che di solito coincide con il risveglio.

      Guadagnino invece in quel finale diventa davvero hardcore, ci mette dentro anche del boby-horror, però il suo modo di interpretare l’horror è differente, ad esempio ho trovato più inquietante il balletto di Olga che tutta l’orgia di sangue finale. Ma dettagli a parte, i remake vanno fatti così, bisogna dimostrare di aver capito in cosa i film originali funzionavano (e qui Guadagnino lo ha fatto, ricreando un’atmosfera malsana che ricorda molto quella del primo film) per poi smontarli e tradirli, se non avessero fatto così ai tempi, non avremmo mai avuto “La Cosa” di Carpenter e “La Mosca” di Cronenberg, quindi per questo bravo ;-) Cheers!

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  9. Apprezzo tantatissimo il tentativo -riuscito- di spiegarlo e parlarne analizzandolo per bene. Dovrei ri-vederlo a breve con la speranza di capirci qualcosa di più, posso dire che la prima volta ho voluto vederlo e viverlo come un'esperienza, senza star lì a fare i conti in tasca a tante cose. Così, mi sono goduta lo splatter, l'estetica della danza, il cuore di uno psicologo. Vero che non tutto torna, ma ne sono uscita comunque felice. Spero sarà così anche per la seconda volta.

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    1. *ovviamente è "tantissimo"

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    2. Ti ringrazio molto e hai fatto benissimo, capita raramente di potersi godere un film come questo, quindi va visto proprio come hai detto tu, come un’esperienza. Per questo non mi ritrovo nelle reazioni di chi si è chiuso a riccio odiando fortissimo il film, vero ha parecchi difetti, però i remake così sono così rari che andrebbero accolti un pochino meglio. Cheers!

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    3. Era chiaro figurati, nessuno problema ;-) Cheers

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  10. Per me film davvero molto bello, con Guadagnino che ci ha messo tutto del suo prendendo dell'originale solo l'argomento di fondo. Operazione coraggiosissima e sicuramente ben riuscita

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    1. Il fanatico dei film di genere dentro di me, un po’ si agita sulla poltrona, ma questo film ha un valore che è tutto lì da vedere, non è tutto pesche e crema, ma tanto di cappello al fegato di Guadagnino ;-) Cheers!

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  11. Il mio parere lo sai, stavolta siamo molto vicini ma forse non esattamente paralleli. Ma va bene così ;) per quanto possa essere sbagliato, avercene di film così.

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    1. Lo so lo so, e hai ragione, ma stringi stringi alla fine dici bene, avercene di film che interpretano i classici in questo modo, avercene a coppie di due! Cheers

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  12. Oh, a me gli abiti a gomitolo piacciono :D Peccato che nel buco nero in cui mi trovo a vivere Suspiria non sia stato neppure messo in programma, surclassato da indimenticabili film che ho già dimenticato. Per quanto ami l'originale, questo avrei tanto voluto vederlo. E invece.

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    1. Fanno la loro gran figura bisogna dirlo ;-) Non so in quante copie sia uscito questo film, non credo molte, purtroppo ormai è tutto omologato, ma potrai sempre recuperarlo in home video, é un film che secondo me va visto, quando sarà sono curioso del tuo parere. Cheers!

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  13. Che dire, lunghetto per la storia che doveva raccontare...ma tuttavia godibile in quello che ci viene mostrato. Una lenta danza sul filo del rasoio quella messa in atto da Guadagnino. Il film può essere racchiuso bene o male nei suoi primi quaranta minuti, il montaggio alternato tra la danza di Susie e il massacro di Olga è il momento più alto secondo me.


    Soddisfatto, anche perché se unissi Neon Demon e questo film forse si raggiungerebbe la cifra stilistica del primo ed originale Suspiria. Neon Demon tutta tecnica e fotografia a discapito di una trama che trama non era e quello di Guadagnino invece più sostanza ed atmosfera.


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    1. Anche secondo me quello è il momento migliore di tutto il film, dici bene, unire insieme questo e Neon Demon, sarebbe stato l'ideale. In ogni caso siamo in zona "Driver" (di Hill) che genera due figliocci (Baby Driver e Drive, guarda caso uno di Refn), che non sono remake diretti - anche se questo ne utilizza titolo e un'attrice - ma film che camminano (e ballano) sulle proprie gambe. Cheers!

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  14. Io andai a Lido durante la mostra a vederlo. E il fatto che Dakota fosse meno sensuale di tutto il resto del cast apparso sul red carpet, mi ha fatto riflettere su cosa sia l'immaginario erotico femminile per gli americani (anche perchè è la ragazza scelta per farsi frustrare nelle sfumature). Mah. Per il resto il film mi è piaciuto, i difetti che hai elencato li ha tutti, sopratutto il finale non ha convinto nemmeno il sottoscritto, ma ammetto che è stato anche il film horror che ho gradito maggiormente lo scorso anno.

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    1. Si vero, è molto bella, ma la sensualità resta un'altra cosa secondo me, non lo dico per lascivia, è un po' troppo algida per risultare sensuale. Cheers

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