martedì 22 gennaio 2019

Spider-Man - Un nuovo universo (2018): Da grandi poteri derivano grandi capolavori


Sapete qual è il problema di Peter Parker? È stato condannato in eterno a non poter compiere trent’anni.

Che detta così lo so, potrebbe essere anche una gran cosa, 29enne per sempre, verrebbe quasi voglia di chiedere dove si firma per un accordo così, ma a ben guardare, tutti i personaggi dei fumetti ad un certo punto smettono di crescere, fermandosi ad un’età indefinita, solo che a Tex Willer è stato concesso il lusso di sposarsi, diventare padre (e poi vedovo) al nostro Peter, invece, ciccia.

Ogni volta che il personaggio sta per sistemarsi e trovare un po’ di stabilità, viene catapultato indietro, è successo negli anni’ 90, dove per mantenerlo giovane si è ritrovato clonato (e platinato) con il nome di Ben Reilly, è successo ancora nei primi anni 2000, quando con la stessa voglia di pulizie di primavera Brian Michael Bendis e uno dei miei ragno-disegnatori del cuore, Mark Bagley, hanno lanciato la serie “Ultimate” (nota presso i nerd come Terra-1610) dove Peter aveva di nuovo quindici anni, torna al via senza ritirare le venti mila lire.

“Vacci piano Cass! Con tutti questa robe da nerd mi stai facendo impazzire il senso di ragno, e anche la ragno palpebra”.
Ma non è finita qui, quando Michael Straczynski (in amicizia “Stracchino”) ha completato la sua bella e controversa run di storie, il Peter classico (quello ufficiale della Marvel, proveniente da Terra-616) sembrava avercela quasi fatta, era sposato con la rossa MJ, zia May sapeva del suo segreto (nella bellissima storia intitolata “La conversazione”) e aveva un lavoro come professore universitario... Niente, altro colpo di spugna, perché per l’allora comandante in capo della Marvel Joe Quesada, il personaggio era un “Matusa” per i lettori, un fratello maggiore, quando dovrebbe essere loro coetaneo e per lui peggio di un supereroe sposato, solo un supereroe divorziato, la trovata voluta da Quesada per ribadire che “Questo matrimonio non s'ha da fare” mi ha quasi convinto a smettere di leggere l’Uomo Ragno per sempre.

Non l’ho fatto solo perché le storie erano buone, buone davvero, anche tra la chiacchierata e ultra controversa gestione di Dan Slott, ci sono state porzioni intere di storie davvero appassionanti, anche pacchianissime, tipo la fase del “Tony Stark dei poveri”, oppure pensate per sfornare merchandising tipo “Spider-Verse” con la sua proliferazione di Uomini Ragno da tutti gli universi paralleli, i vari Terra-qualche-numero che ho citato fino a qui.

Ma la maledizione di Peter è infinita: cos'è accaduto alla sua versione Ultimate quando il personaggio rischiava di avvicinarsi troppo alla trentina? Morto ammazzato, ucciso dai suoi nemici che dopo tanti anni di tentativi, hanno potuto finalmente intonare un pezzo famoso degli 883. Il suo sostituto? Un ragazzo giovane, ovviamente, con un’allitterazione nel nome, Miles Morales, figlio di mamma “Latina” e di un papà nero. Scelta “Politicamente corretta” (quanto odio questa combinazione di parole…) da parte della Marvel? Forse, ma anche uno dei migliori Spidey mai letti, frutto degli ottimi testi di Bendis e dei bellissimi disegni della disegnatrice romana Sara Pichelli.

"Hey aspetta! Stai dicendo che alla fine Max Pezzali aveva ragione!?".
Anche al cinema, malgrado la sua crescente popolarità presso un’enorme porzione di pubblico che di tutte queste Terre numeriche e quella roba da nerd non sa nulla, la sua fama continua a crescere grazie ai numerosi film dedicati al personaggio, ma anche qui, ci avete fatto caso? Anche se al cinema Spidey è in giro dal 2002, più passa il tempo, più continua a ringiovanire.

Questa lunga premessa cosa serve? Oltre a farmi fare la figura di quello che sono (un Nerd senza ritorno), probabilmente a nulla visto che “Spider-Man - Un nuovo universo” è un film talmente bello, da riuscire a rendere omaggio a tutto questo, senza il bisogno di smontarsi gli occhi a leggere montagne di albi a fumetti. Avete una vaga idea di chi sia l’Uomo Ragno? Basata sui film, i cartoni animati e gli amici Nerd (tipo me) che vi hanno sfrangiato i maroni con il personaggio? Bene, non dovete sapere altro per godervi questa meraviglia. Non sono uno di quelli che crede ai premi cinematografici per riconoscere il valore di un film, ma nemmeno il Golden Globe vinto come miglior film d’animazione ha forse dato la giusta visibilità a questo film d’animazione, uscito da noi lo scorso 25 dicembre che vi assicuro, dovreste vederlo questo film, non per fare un piacere a me, ma per regalare una gioia a voi stessi.

Lo so cosa state pensando: "E' “solo” un film d’animazione" e, per di più, nella copertina troviamo uno Spider-Man nero (di costume, ma anche di pelle) e una Spider-Woman donna, io lo so che qualcuno di voi sta pensando a quella combinazione di parole che inizia con “Politicamente” e finisce con “Corretto” che mi fa pizzicare il senso di Cassidy, ma per cavare fuori un ragno dal buco (ah-ah) della mia lunga premessa, quelli sono tutti personaggi che esistevano già prima che sorgesse l’alba dell’era del “politically correct”, non siate tanto pirla (tipica espressione di Brooklyn) da perdervi un film così, solo per una buffonata del genere, ok?

Abbiamo tutti gli Spidey che volete, di ogni forma e colore.
La garanzia di qualità dietro ad un film del genere è frutto del lavoro dei tre registi specializzati in animazioni Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman, ma soprattutto da due persone in particolare, due nomi che dovreste amare se siete personcine a modino: Phil Lord e Christopher Miller.

Sì, proprio quelli di “Piovono polpette” (2009), dei due bellissimi (malgrado nessuno se lo aspettasse) 21 e 22 Jump Street (2012 e 2014) e soprattutto di quella bomba atomica di “The LEGO Movie” (2014), a ben guardare anche degli episodi miglior di The last man on earth, quando ancora era una grande serie. Due che sono la prova vivente che si può essere grandi autori anche stando all’interno di generi cinematografici commerciali e rivolti ad enormi porzioni di pubblico, due talmente talentuosi, che sono stati licenziati dalla Disney, in modo da assicurarsi così che Solo - A Star Wars story facesse schifo. Missione compiuta!

Belle scarpette Miles, si vede che hai buon gusto.
“Spider-Man - Into the Spider-Verse” pesca a piene mani dai mille mila uomini ragno provenienti dal Ragno-Verso, dalle origini di Miles Morales e, a ben guardarlo, questo film, omaggia tutti i fumetti dell’Uomo Ragno, quando dico tutti, intendo dire proprio tutto, spaziando in lungo e in largo in tutta la cultura pop seminata da Spidey dal suo esordio sulle pagine di “Amazing Fantasy 15” negli ani '60, passando per i cartoni animati e i film sul personaggio. Sarebbe lecito pensare che una tale orgia rosso-blu sia qualcosa di fruibile solo ai Nerd senza ritorno come il vostro amichevole Cassidy di quartiere, anche, perché le mie ragno coronarie sono state messe a durissima prova dallo tsunami di citazioni (che cercherò di riassumere in un post dedicato, come da tradizione di questo blog), il genio di Phil Lord e Christopher Miller sta nel riuscire a dispensare tutte queste meraviglie, con la leggerezza di chi sa di avere così tante perle da poterle seminare in giro qua e là come Pollicino, senza doverci ricamare troppo sopra, ma poterle usare come gustoso extra in un film con un senso dell’equilibrio degno di quello dell’Uomo Ragno.

Tanti film di Spidey (e sui super eroi in generale) ci hanno insegnato che mettere troppi super cattivi nella stessa pellicola, non è una buona idea, in “Spider-Man - Un nuovo universo” ne ho contati almeno sei, ma nell’euforia potrei averne perso qualcuno, tutti usati alla grande, alcuni anche in versioni alternative incredibilmente riuscite, ma senza mai risultare pesanti, anzi i 117 minuti del film hanno un ritmo indiavolato, dei dialoghi che riescono a far ridere forte, ma anche a caratterizzare alla grande i (tanti!) personaggi, in un film strapieno di idee e così frizzante, da far sembrare subito vecchio, anzi vecchissimo, qualunque altro film con super calzamaglie. Ho visto il tanto celebrato (anche al botteghino) Aquaman, mi sembrava di guardare un elefante (oppure devrei dire una balena?) che arranca e muore, con negli occhi ancora la meraviglia di “Spider-Man - Into the Spider-Verse”.

“Ciao, sono il tuo nuovo Spider-Tizio preferito di sempre”…
Un'enorme fetta del merito di questo miracolo, lo dobbiamo anche all’animazione che rende omogeno tutto, fondali e protagonisti, come se fossero parte dello stesso mondo (anche se arrivano da universi diversi). Alla faccia del brutto “Green screen” del già citato nuotatore della Distinta Concorrenza, l’animazione rende perfettamente accettabile per la credibilità della storia che ad interagire tutti insieme ci siano un ragazzo di Brooklyn, un maiale dei cartoni animati che fa battute sul copyright dei Looney Tunes, uno Spider-Man robot che sembra uscito da un Anime giapponese e una versione “Noir” di Spidey in bianco e nero, ma anche potersi giocare un Kingpin (sì, quello di Daredevil) credibilissimo anche con un fisico grottescamente gigante, proprio come lo disegnava Bill Sienkiewicz in Amore e guerra.

“Questo è un piano a prova di bom…”.
Ma fosse solo questo! L’animazione è un valore aggiunto non solo nel creare una New York realistica, anche quando grazie a piccoli dettagli (tipo i nomi delle varie marche leggermente storpiati) si ha l’idea di una Grande Mela di un universo parallelo, ma soprattutto quando il misto tra animazione in 3D e disegni veri e propri (come quelli usati per dare espressività ai primi piani dei personaggi) trasformano lo schermo in un’enorme pagina di fumetto, con il celebre “senso di ragno” di Peter Parker Miles Morales che diventa qualcosa che sta a metà tra la voce narrante del cinema e il contenuto delle vignette dei fumetti.

Il nostro Miles Morales ha tutta la freschezza del Peter Parker delle origini, anche se è un personaggio perfettamente contemporaneo, che parla si muove (e ascolta la musica, lasciatemi l’icona aperta su questo) dei ragazzi della sua età, ha uno zio stiloso di nome Aaron (doppiato in originale da Mahershala Ali) che ad una prima occhiata sembra un modello di vita ben più interessante del suo palloso padre e proprio mentre è con lui viene morso dal solito ragno che ormai non ha più bisogno di spiegazioni, visto che le origini di Spidey sono le più iconiche di sempre (insieme a quelle di un certo Pipistrello di Gotham City) e le conoscono tutti. Phil Lord e Christopher Miller giocano proprio su questo, introducendo una gag ricorrente, sulle origini dei vari Spidey raccontate in poche parole.

Learn to fly, come in un pezzo dei Foo Fighters.
L’unico difetto di “Spider-Man - Into the Spider-Verse”, forse, è il piano del cattivo, ma mi sto proprio sforzando di cercare un pelo nell’uovo, perché, di fatto, il piano di Kingpin non ha nessun difetto, se non quello di essere piuttosto irresponsabile (come ci si aspetta dall’avversario di un personaggio che fa di poteri e responsabilità un mantra), ma non per questo poco comprensibile: l’acceleratore di particelle che dà il via alla storia e scuote gli universi e l’unico modo per il personaggio di riprendersi la sua famiglia. Anche la trovata della chiavetta USB può sembrare un punto debole della sceneggiatura, ma va di pari passo con momenti realistici: ci voleva questo film a spiegarci che il classico piano di rubare un file da un computer, può schiantarsi di faccia contro un desktop strapieno di icone?

“Batman è figo. Ma io di più”.
I personaggi sono tutti caratterizzati estremamente bene, anche quelli con ruoli minori riescono a riempire lo schermo (Spider-Ham è fantastico, specialmente opposto al pessimismo cosmico di Spider-Noir) grazie a dialoghi che filano via lisci come l’olio, tutti piuttosto brillanti e divertenti, ma nel romanzo di formazione di Miles Morales, ad emergere è un personaggio che sembra un regalo per i lettori di vecchia data.

Peter B. Parker (doppiato da Jake Johnson) un po’ come zio Aaron diventa una figura paterna per Miles, recalcitrante, come se zio Ben (così spieghiamo quella “B” puntata, qualora ce ne fosse bisogno) avesse ben chiaro in testa il mantra di potere e responsabilità, ma poi non volesse quelle paterne, proprio quella “B” che rompe l’allitterazione conferma che questa versione di Peter, è proprio quella che abbiamo letto per anni, quella che arriva da Terra-616, l’universo Marvel ufficiale, se solo Joe Quesada non avesse trovato irritante l’idea di un supereroe sposato. Peter B. Parker è uno degli Spider-Man più belli di sempre, anche per il solo fatto che è quello che la Marvel, da anni si rifiuta di farci leggere, convinta che tutti noi “Veri Credenti”, vogliamo Peter come fratello minore o al massimo coetaneo, quando, invece, quando abbiamo iniziato a leggere le sue avventure, era un po’ un fratello maggiore e questo è il più grande regalo che Phil Lord e Christopher Miller potessero fare a tutti noi.

“Ricorda dopo i trenta, da grandi mangiate, derivano grandi sensi di colpa sulla bilancia”.
Ma un personaggio di contorno così ingombrante (anche per via del “Giropanza” non proprio da super eroe) non oscura il protagonista, Miles Morales è il ragazzo che impara poteri e responsabilità sì, ma anche il lato umano di Spider-Man, la sua vera forza, perché Superman ha i poteri assoluti e Batman i soldi (e la macchina, che piace alle ragazze), ma è l’umanità che lo rende speciale. Utilizzando il cinema per omaggiare i fumetti, Phil Lord e Christopher Miller ricordano a tutti (lettori e non) che chiunque (anche un maiale dei cartoni animati) può essere Spidey e in questo senso il cameo di Stan Lee (ormai assorto come parte integrante dei suoi amati fumetti… Ciao Stan!) è ancora più sensato e non una semplice abitudine.

Trovo significativo che l’atto di fede (come lo chiamano nel film), il battesimo del fuoco di Miles Morales, avvenga con un salto nel vuoto, proprio come accadeva al Peter Parker di Sam Raimi che si lanciava all’inseguimento dell’auto guidata dal ladro che ha ucciso zio Ben nel film del 2002. Se proprio devo essere spudoratamente onesto, il volo di Miles Morales tra i grattacieli mi ha provocato la stessa giacchetta di pelle d’oca di quella scena vista nel 2002, grazie anche ad una scelta musicale molto azzeccata come “What's Up Danger” di Blackway & Black Caviar pezzo che sembra uscito dalle cuffie di Miles e che mi permette di chiudere quell’icona sulla musica del film che ho lasciato aperta lassù appiccicata a qualche ragnatela.

Fletto i muscoli e sono nel vuoto! (Cit.)
Visto che siamo in argomento ed è anche una questione che è venuta fuori tra quelli che hanno visto il film (li riconoscete facilmente, hanno ancora gli occhi a forma di cuore): è questo il miglior film su Spider-Man che sia mai stato fatto? La mia risposta è probabilmente, il film di Sam Raimi (primo o secondo, li amo entrambi) sono come Peter B. Parker questo, invece, è Miles Morales, ma hanno una cosa in comune, oltre a quintali di cuore: tutti e due s'impegnavano ad utilizzare gli strumenti del cinema per omaggiare i fumetti. “Spider-Man - Un nuovo universo” lo fa con l’animazione e una conoscenza enciclopedica del mondo di Spidey, Sam Raimi, invece, ai tempi era riuscito a meravigliarci perché quando tutti correvano a smorzare i toni dei colori dei personaggi di carta appena sbarcati al cinema, lui sparava sul rosso e blu del costume dell’Uomo Ragno e sul verde di (Green) Goblin, diventando il padre nobile di un decennio di super eroi al cinema, e ricordando a tutti che hey! Sono fumetti, sono belli anche per questo!

“Ci vediamo nei fumetti gente!”.
“Spider-Man - Into the Spider-Verse” è una palla lanciata molto molto alta, è la dimostrazione che utilizzando enormi dosi di amore verso i fumetti e una creatività che è propria a pochi, si può anche entrare a gamba tesa in un mercato saturo come quello dei film di supereroi, dicendo qualcosa di nuovo ed esaltante. Questo film è il nuovo standard con cui tutti gli altri film del genere dovranno cercare di stare al passo, sì, persino i ragazzi della Marvel che presto arriveranno con “Spider-Man: Far for home” e che, forse, un colpo così da quelli della Sony, proprio non se lo aspettavano.

Ultima poi vado giuro: la scena dopo i titoli di coda non solo si gioca il mio Spidey alternativo preferito di SEMPRE, ma gioca con la cultura popolare che ruota attorno al personaggio, un vero capolavoro, ma per i dettagli ne parleremo nel post a tema con le citazioni, per ora vi ricordo, la rubrica dedicata a tutti i film sull’Uomo Ragno della Bara Volante!

20 commenti:

  1. Parto subito con una domanda da profano totale di fumetti: le varie "terra" (Terra-616, Terra-1610,...) sono vari universi tip quelli di "Rick&Morty" dove esistono svariate versioni dei nostri eroi? Penso di sì, ma è giusto per capire meglio...

    Tornando a noi, questo l'ho saltato in pieno perché lo credevo una cosa creata apposta per bambini e/o per appassionati (leggi: nerd). E invece mi sa che ho toppato alla grandissima! Urge il recupero. Anche solo per le Jordan ai piedi di Miles Morales (che per la cronaca non so manco chi è!).

    Ultimo e poi chiudo: mi sono consumato gli occhi a furia di guardarmi il trailer del nuovo Spiderman. Più che per il film vero e proprio, volevo capire se beccavo qualcuno che conosco tra i passanti. Ma a parte la gita in barca in Canal Grande, si vede ancora troppo poco.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono esattamente così, ogni versione di Spidey è legata ovviamente al fumetto dove compare, nel tentativo di dare un minimo di ordine, i vari universi paralleli alla Marvel sono numerati, Terra-616 è quello principale, gli altri sono tutti variazione per darti un’idea, il Marvel Cinematic Universe (MCU) ha preso il nome di Terra-199999. I Nerd hanno molto tempo libero e parecchia ossessione in corpo ;-)

      Mi confermi che ho fatto bene a gettare parecchia enfasi su questo film, nel post dedicato alle citazioni (in arrivo!) troverai altre cosette cestistiche oltre alla Air Jordan classiche di Miles ;-)

      Visto anche io, mi è sembrato un po’ insipido, ma non do troppo peso ai trailer, mi interessa la scelta dei cattivi e anche per la location, ho già beccato una citazione fumettistica. Voglio l’elenco di tutte le persone che conosci che compariranno nel film! ;-) Cheers

      Elimina
  2. Ok, se è godibile anche da un non fan ultraimpallinato posso guardarlo anch'io.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ha tanti meriti, ma il principale è proprio questo, potrebbe essere visto e apprezzato anche da chi l'uomo Ragno lo conosce solo per la canzone degli 883 ;-) Cheers!

      Elimina
  3. Grandissimo film e grandissimo omaggio al mondo di Spider-Man.
    A differenza di Batman (l'uomo ricco traumatizzato a vita) e Superman (l'oltreuomo fatto a fumetti) , Spiderman è una maschera, un simbolo, che ognuno di noi potrebbe indossare.
    Tutto il film ruota alla storia di formazione di Miles e lo fa in maniera intelligente, fresca e originale.

    TRovo, inoltre, che tutte queste rielaborazioni meta-cine-fumettistiche siano più interessanti dei film dei supereroi stessi. "Aquaman" e "Venom" sono vecchi (dentro) come il cucco, "Glass" e "Gli incredibili 2", invece, sono - a modo loro - delle perle sul genere hero.

    Saluti e... That's all folks! ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Esatto è proprio questa la bellezza del film, ha saputo cogliere non solo il succo del personaggio, omaggiando tutto il mare magnum di cultura popolare generata da Spidey, due obbiettivi notevoli ga singolarmente.

      Penso che il cinema di super eroi, dovrebbe emanciparsi dalla storia di origini, ormai il pubblico è andato oltre, con tutti i suoi difetti ho comunque preferito “Glass” (post già pronto in arrivo!) e roba come "Aquaman" e "Venom".

      Ma lo puoi dire “That's all folks!” non è copyright? :-P Cheers!

      Elimina
  4. Come detto nella mia recensione è un bel film, ben diretto e animato, sopratutto mi piace il rapporto Peter vecchio e logoro che cresce la sua nuova leva. Non sono d'accordassimo sull'utilità degli spider-alternativi ma de gustibus.

    P.S. Avrei scommesso 500 euri sul fatto che il tuo preferito fosse Spider-Ham

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Spider-Ham è una forza anche nel fumetto, fa davvero ridere, ma tra gli Spidey alternativi, quello della scena post credit mi colpisce al cuore ;-) Nessuno degli Spidey alternativi ha il peso di Peter B. Parker, forse giusto Spider-Gwen, non li considero superflui perché con sei nemici, ci voleva un po’ di rinforzi per il nostro Miles, diciamo inoltre che ribadiscono il concetto chiave: Tutti possono essere Spider-Man, anche un maiale dei cartoni animati ;-) Cheers!

      Elimina
  5. Bellissimo, l'ho trovato difficile però nella confezione grafica, di certo innovativa... ma al cinema dava la sensazione di aver dimenticato di metter gli occhiali 3D.
    Excelsior!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un pochino si, dava quell’effetto che a me ha un po’ ricordato il rotoscoping ma molto più evoluto, funzionava per dare quel senso di 3D disegnato, antico e moderno insieme, un po’ come Miles e Peter B ;-) Cheers

      Elimina
  6. L'ho mancato per un soffio, peccato. Voglio recuperarlo. Amo questi mistoni giganti che fanno la gioia di ogni fan. Specie se poi è come dici, al di là del citazionismo.
    Comunque vero che Parker non invecchia, ma la sua trasposizione migliore è stata Spidey, fumetto durato troppo poco...

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Fai in tempo per l'home video, ma non perderlo perché è una bombetta ;-) "Spidey" non era male, molto fresca ma è durata lo spazio di un mattino, il nuovo corso del personaggio (in pubblicazione proprio ora in Italia, con numerazione azzerata ancora) un po' mi ricorda "Spidey", basta dire che il primo ciclo di storie si chiama "Back to basic" ;-) Cheers

      Elimina
  7. Visto al Cinema, sala semivuota,4 fila, è bastata la tua gif animata a ricordarmi i brividi che mi ha dato 'sto film. Da non lettrice di fumetti Marvel confermo la godibilità di questo film per tutti (la sceneggiatura è geniale!)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Penso anche io che ci sia del genio qui dentro, proprio per questo dovrebbe essere visto da tutti, in sala da me eravamo pochi di più le sale vuote sono il massimo quando il film è bello! ;-) Cheers

      Elimina
  8. Altro film d'animazione della scorsa annata che vorrei vedere ma ancora non sono riuscito a farlo. Penso si attenderà l'home video anche per questo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo attendo anche io in home video per aggiungerlo alla mia collezione di film di Spidey, sono curioso del tuo parere ;-) Cheers!

      Elimina
  9. Oggi lo guardo anch'io, è un film che va visto indipendetemente dall'amore verso il personaggio!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Fammi sapere il tuo parere sul film poi, buona visione! ;-) Cheers

      Elimina
  10. Ne ho sentito parlare così tanto e bene che le orecchie mi scoppiano, devo assolutamente recuperarlo presto ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Devi, devi proprio perché è fighissimo ;-) Cheers

      Elimina