venerdì 11 gennaio 2019

Monkey Shines - Esperimento nel terrore (1988): Shock the monkey

Sono profondamente convinto che una scimmia possa migliorare ogni cosa, specialmente un film, quindi anche questa rubrica si gioca il fattore scimmia con il nuovo scimmiesco capitolo di… Lui è leggenda!
Ormai lo sanno anche i sassi, la mia passione per i film con le scimmie è un’ossessione manifesta che non ho mai nemmeno provato a nascondere, nel vasto mondo dei “Monkey Movies” la sottocategoria horror delle scimmie assassine è un capitolo a parte, ho voluto bene a titoli come “Shakma - La scimmia che uccide” (1990), oppure al più celebre Link, film inglese che ha un po’ inaugurato il genere nel 1983, però parliamoci chiaro: se il tuo assassino è una scimmia, in pochi saranno disposti a prenderti davvero sul serio, bisogna costruirci attorno tutto un gran circo (sì, sto pensando ad un certo film di Dario Argento che non cito per non rovinare il finale a chi non lo avesse mai visto), oppure avere un enorme talento per tirare fuori qualcosa di valido da una premessa del genere. E sapete chi ha due pollici e talento da vendere? George A. Romero!

“Monkey Shines", tratto dal romanzo del 1983 di Michael Stewart, non solo ha una scimmia assassina, ma un protagonista quadriplegico che può muovere solo il volto e la sua sedia a rotelle elettrica per mezzo di un comando azionato con la bocca e, a volerlo analizzare anche bene, nella trama c’è anche un “Mad doctor” che fa esperimenti sugli animali. Voi provate a chiedere a qualunque regista di dover gestire questi tre elementi quasi da B-Movie che già presi singolarmente potrebbero mettere i bastoni tra le ruote a qualunque pellicola e il risultato sarà qualcosa di buono giusto per una serata alcolica tra amici, oppure al pubblico ludibrio in rete, magari con qualche scena estrapolata dal contesto. Ma George A. Romero (a “A” sta per scimmiA “Amore”, lo dirò ad ogni capitolo della rubrica) non è uno qualunque e “Monkey Shines" è un film, un vero film, anzi, anche uno di quelli veramente belli!

Una scimmia e uno dei più grandi registi di sempre, no sul serio, si può fare meglio di così?
Figlio di una produzione idilliaca in cui tutto è filato liscio come l’olio? Ma figurati! Dopo aver completato la sua (prima) trilogia sugli zombie, Romero ha firmato questo film minore, per altro, su commissione, visto che si tratta della prima collaborazione tra due leggende: da una parte il nostro zio George e dall’altra la mitica Orion Pictures, ma con tutti questi miti tutti insieme, le scintille sono arrivate presto.

La Orion aveva il disperato bisogno di un film in grado di fare soldoni per risollevarsi dalla difficoltà economiche, una volta completate le riprese della pellicola nella solita Pittsburgh (città natale di Romero) la casa di produzione cercò di convincere in ogni modo il regista di aggiungere un finale lieto, rispetto a quello ben più ambiguo scritto e girato dalla Leggenda. Incassato il sonoro “NO!” di zio George, la Orion ha comunque modificato il finale inserendo una scena per far saltare il pubblico sulla sedia che ha fatto inviperire il grande regista che da allora non ha più voluto saperne di collaborare con una grande casa di produzione (storia vera).

Una scimmietta ammaestrata dalla Orion per zittire la voce del dissenso.
Malgrado questi rimaneggiamenti (lasciatemi l’icona aperta, più avanti ci torniamo) “Monkey Shines" è un film bellissimo perché con la sua scrittura Romero tratteggia personaggi credibili, realistici con cui è molto facile patteggiare e provare empatia ed è un film girato benissimo. Per me sono i titoli considerati minori nelle filmografie che danno la vera misura del talento di un regista, considerando che Romero ancora oggi è (purtroppo) solo ricordato per i suoi film con gli zombie, “Monkey Shines" non può proprio invertire la tendenza, il che è profondamente ingiusto, perché gli appassionati di film con la scimmie già lo adorano, ma anche rivisto oggi, trent’anni dopo la sua uscita resta un film vero, grandioso e riuscitissimo, girato con soluzioni di regia che sono oro, Hitchcock aveva un protagonista con le gambe ingessate e Grace Kelly, Romero uno quadriplegico e una scimmia, ma il risultato è un thriller riuscitissimo che ha tutto per appassionare il pubblico anche oggi, su questo non ho il minimo dubbio, mai nella vita!

Che ci frega di Grace Kelly noi abbiamo George Romero, George Romero!!!
La Leggenda adatta il romanzo di Michael Stewart, alla sua poetica e ci racconta di Allan Mann (un bravissimo Jason Beghe!) grazie a cinque minuti iniziali che sono perfetti, non ve lo ripeto più: i primi cinque minuti di un film ne determinano tutto l’andamento. Qui Romero li utilizza al meglio per presentarci un personaggio e il suo tremendo dramma.

Allan è un atleta con una bella fidanzata di nome Linda (Janine Turner), una mattina si sveglia, si carica uno zaino di mattoni sulle spalle e va a correre, una roba che farebbe venire il fiatone anche a Son Goku, la musica di David Shire parte speranzosa come la giornata di Allan, mentre Romero con la macchina da presa inquadra le gambe del protagonista mentre filano un passo dopo l’altro sull’asfalto, va tutto bene, quando la musica svolta in maniera drammatica, una distrazione, un primo piano stretto sul radiatore di un camion e pum! La vita di Allan cambia per sempre, Romero ce lo fa capire solo mostrando i mattoni che volano in aria, per poi infrangersi a terra, come il corpo del suo protagonista. Questo si chiama, narrare per immagini, giovani aspiranti registi in lettura, potete prendere appunti se volete.

Quando la vita (e il corpo) del protagonista, funzionava ancora alla grande.
Il dottore che ha in cura Allan è un cretino, anche se Dorothy l’invasiva madre di Allan (Joyce Van Patten) lo definisce un genio, di fatto è il responsabile della condizione dell’uomo, ad interpretarlo è uno Stanley Tucci ad inizio carriera e con (quasi) tutti i capelli sulla testa che, per non farsi mancare proprio niente, nel frattempo si è anche spupazzato Linda, la fidanzata del suo paziente con una buona propensione per l’infedeltà, molto meno, invece, per le visite in ospedale durante la convalescenza del compagno. Insomma, quando pensate di aver avuto una brutta giornata, pensate ad Allan.

Il poveretto torna in una casa che conosce bene e anche se è stata completamente attrezzata per supportare la sua nuova condizione, non può fare davvero niente per alleviarla, nemmeno avere la sua castrante madre di nuovo in giro per casa è un bene, dài, cacchio, come può esserlo? La donna è addirittura raggiante, come se il suo bambino fosse tornato tale, nuovamente bisognoso della mamma per ogni sua aspetto della vita come quando era in fasce, volete sapere la mia? A me basta davvero questo per patteggiar per Allan, non credo ci sia nulla di più spaventoso di così.

L’Horror, quello che paura sul serio.
Nemmeno l’infermiera pagata dalla madre fornisce il minimo aiuto concreto ad Allan, Maryanne è una generalessa che pare avere più a cuore il suo pappagallino Humphrey (si, come Bogart) piuttosto che il suo paziente, ad interpretarla è Christine Forrest, l’allora signora Romero che da sola garantisce la quota minima di attori provenienti dalla “Factory” del regista in questo film.

Vittima di un corpo che lo ha tradito, Allan è prigioniero dentro sé stesso, la sua condizione è il modo con cui Romero in questo film introduce un tema chiave e sempre presente nella sua filmografia: la perdita dell’identità. Allan non si trasforma in uno zombie, oppure si lascia corrompere dalla fama come accadeva ad alcuni dei cavalieri di Knightriders, però allo stesso modo Romero ci ricorda quando dover ripensare completamente a sé stessi a alla propria vita può essere doloroso.

Solo questo scenario iniziale, fa di “Monkey Shines - An Experiment in Fear” (titolo originale per esteso) un film molto più profondo e curato di qualunque vostro film con scimmia assassina, ma si sa che una buona idea per una storia, spesso è data dall’incontro tra due elementi agli antipodi che trovano il modo di funzionare insieme, proprio come accade ad Allan e alla sua scimmia cappuccina Ella.

Il miglior amico di Allan è uno scienziato parecchio eccentrico, ma armato di buone intenzioni di nome Geoffrey (il caratterista John Pankow), la sua ossessione è un esperimento per migliorare l’intelligenza che consiste nel somministrare ad alcune scimmie Cappuccine (che non sono quelle che vi portano la Brioches la mattina) una specie di “Succo di cervello”, una siringata di ghiandole presa da cervelli umani (si spera non “AB normal”) che pare sortire ben pochi effetti sulle scimmiette, tranne che sulla numero 6 ribattezzata presto Ella.

Ma lo vedete quanto è tenera? La voglio anche io!
Ma con le preteste degli anti-vivisezionisti in corso, il capo di Geoffrey vuole risultati subito, con le promesse per il futuro non ci fai nemmeno l’insalata, quindi per proteggere Ella, il suo risultato scientifico più vicino a poter diventare un successo, Geoffrey affida la scimmietta alla bionda Melanie (Kate McNeil) addestratrice di scimmie cappuccine a supporto dei portatori di handicap e da lì a poco il posso che poterà Allan ed Ella ad incontrarsi sarà molto breve.

Ora, visto che mi sono auto battezzato “Scimmiologo” (noi pazzi facciamo di queste cose, non preoccupatevi), vi faccio vedere che due cose sulle SIMMIE le so per davvero, ad esempio che tra tutte le tipologie di scimmie, quelle cappuccine sono le più intelligenti e complice anche la piccola taglia, in alcuni Paesi come, ad esempio, gli Stati Uniti, vengono utilizzate proprio per supportare i disabili, un po’ come i cani guida per ipovedenti, ma dotate di pollice opponibile. Se vi state chiedendo se è possibile avere una scimmia cappuccina come animale domestico in uno strambo Paese a forma di scarpa, mi spiace la risposta è no, lo so perché mi sono informato e alla fine mi sono accontentato di un cane che sembra una scimmia (storia vera).

“Cassidy tu sei una scimmia ben strana, te lo ha mai detto nessuno?”.
Tra Allan ed Ella è subito intesa, non è difficile comprendere il perché con una fidanzata scappata via con quel cretino del suo dottore e una madre castrante che lo tratta come un bambino, l’uomo beneficia subito della presenza di Ella, soprattutto dell’affetto di un animale che lo ama senza secondi fini, senza alcuna malizia e che non gli fa mai pesare la sua condizione, anzi lo aiuta nello svolgere le attività giornaliere, Allan ritrova il senso dell’umorismo (chiama Ella “la mia ragazza”) e dichiara che è rinato grazie a lei, insomma la porzione di film in cui tutto è pesche e crema.

Se una delle tematiche Romeriane ricorrenti è la perdita dell’identità, l’altra è sicuramente il modo in cui il “Mostro” ci viene raccontato, sempre immerso in una dimensione realistica come accadeva alle streghe di La stagione della strega o al vampiro in Martin, ma soprattutto per Romero i veri mostri, non sono mai quelli che lo sembrano davvero, se “Monkey Shines” fosse un film molto più banale di quello che è, Ella impazzirebbe e basta per dare il via alla parte sanguinosa della storia, mentre anche in un film minore su commissione (il vero banco di prova del talento di un autore) Romero tiene fede alla sua poetica.

“Te li programmo io i post Cass, torna pure a spulciarti tranquillo”.
Per prima cosa, sfido chiunque a guardare “Monkey Shines” e a non correre ad informarsi se è possibile avere una scimmia cappuccina come animale da compagnia (vi ho già risposto, mettetevi l’anima in pace) perché Ella è adorabile, sul serio è impossibile non trovarla più che fantastica, la scimmietta che la interpreta si chiamava Boo e per dare più espressività ai suoi versi (e le sue urla più avanti nella pellicola) è stato chiamato a “doppiarla” il mitico Frank Welker, doppiatore che prestava la voce ai molti dei Transformers e che curava tutti i versi degli animali in “Jumanji” (1995).

Quando da spettatore hai completamente capito il dramma di Allan e vorresti portati a casa Ella, a quel punto Romero ha creato lo scenario perfetto per trasformare tutto in un thriller incredibilmente efficace, sì perché il rapporto tra i due personaggi così uniti, diventa quasi simbiotico, Allan nelle sue notti agitate sogna di vedere il mondo attraverso gli occhi di Ella che, in qualche modo, trova sempre il modo di uscire di casa da sola, anche perché ogni giorno che passa, la scimmietta diventa sempre più intelligente, attirando le attenzioni di Geoffrey.

“Uhm vediamo, ricetta a base di succo di cervello, come posso usarlo?”.
Nella poetica Romeriana noi umani siamo i veri mostri ed Ella qui risponde ai desideri e all’odio accumulato da Allan, a cui basta lasciarsi scappare un (nemmeno poi così incomprensibile viste le condizioni) desiderio di morte per la fidanzata che lo ha mollato e per il dottore con cui è scappata, che il giorno dopo arriva la notizia che entrambi sono morti nell’incendio della loro casa.

La Leggenda che con questo film gira una delle sue pellicole più eleganti dal punto di vista della regia, ci mostra una scintilla di fiammifero nel buio, per farci capire tutto quello che è successo, anche qui, altro materiale per gli appunti dei giovani aspiranti registi. Ella non è malvagia di suo, ma nel suo diventare sempre più intelligente, purtroppo sta imparando dall’umano di cui si fida totalmente, per dirla con le parole di Allan sta imparando a peccare. Io, invece, la direi in modo diverso, io direi che sta prendendo lezioni dall’animale peggiore che esista al mondo: l’uomo.

L’uomo discende dalla scimmia, la scimmia risale sull'uomo (questa era quasi degna di Quelo!)
Tutto quello che succede ad Allan crea una reazione esagerata nella violenza di Ella, insieme diventano il braccio e la mente e se la mente è guidata dall’odio accumulato da Allan nel cuore per il suo destino avverso, la situazione non può che esplodere, se il pappagallino dell’infermiera Maryanne paga il prezzo più alto, colpevole di aver svolazzato pericolosamente troppo vicino al volto e agli occhi di Allan, provate ad immaginare quando l’uomo intreccerà una relazione con la bionda Melanie cosa potrebbe accadere...

In questo senso non mi capacito come uno come Jason Beghe, dopo un film così sia apparso un po’ ovunque (specialmente in tante serie televisive) senza sfondare mai, qui davvero riesce ad essere passivo aggressivo come il ruolo e la condizione del suo personaggio richiedono, dovendo recitare una gamma di sentimenti (detti e non detti) che metterebbe in difficoltà qualunque attore, soltanto con il volto. Una buona parte della riuscita del film la dobbiamo anche a lui, non solo alla piccola Boo.

George A. Romero apparecchia la tavola per un finale bellissimo, dove ogni piccolo dettaglio crea vera tensione nel pubblico (il filo del telefono che blocca la sedia di Allan, ad esempio) e in cui la regia della Leggenda risulta davvero perfetta, i primi piani sul volto del personaggio non solo ti, non voglio usare l’espressione “Inchiodano alla sedia” che uso sempre per non risultare indelicato, però avete capito. Se il volto è tutto quello che resta ad Allan, Romero punta su quello per mandare in scena una gara d’astuzia tra un uomo e un animale che ha imparato il peggio dalla nostra razza, una lunga sequenza realizzata alla grande che non si dimentica, una gara a chi è più intelligente, che si risolve tirando fuori il lato più bestiale di entrambi gli sfidanti, non aggiungerò una sola sillaba su questo bellissimo finale, andate a vederlo (o rivederlo) perché resta bellissimo anche a trent’anni dalla sua uscita.

“No grazie Ella, ho già fatto la barba stamattina, come se avessi accettato".
Sappiate, però, che la scena piuttosto splatter (non potete mancarla, arriva dritta sparata in faccia al pubblico) è sì piuttosto riuscita, ma si tratta della porzione di film che è stata rimaneggiata dalla Orion, lasciatemi chiudere quell’icona lasciata aperta ad inizio post: il finale pensato originariamente da Romero prevedeva un epilogo con protagonista il capo di Geoffrey, il dottor Dean Burbage (Stephen Root) che dopo aver iniettato tutto quello che restava del “Succo di cervello” alle altre scimmiette del laboratorio, viene aggredito dai contestatori anti-vivisezionisti fuori dal laboratorio, il suo odio verso questo gli animalisti fa agitare le scimmie, in un finale che sarebbe stato la versione in grande del film appena visto, ma soprattutto molto più cinico e in linea con il pessimismo dei finali Romeriani.

Non so se “Monkey Shines” sarebbe stato un film migliore con questo finale, sta di fatto che anche nella versione voluta dalla Orion il pubblico non ha dimostrato di apprezzare, al netto di un budget di sette milioni di ex presidenti defunti stampati su carta verde, il film ne ha portati a casa appena cinque (gulp!) un’ingiustizia per un film così bello che nemmeno il tempo, forse, ha concesso la rivalutazione che merita.

“Mi volete un po’ bene adesso? Per favoreeeeeeee!”.
Sta di fatto che al banco di prova del film minore su commissione, George A. Romero ha risposto non solo con un bellissimo thriller condito da ottimi momenti horror, ma ha anche sfornato uno dei più bei Monkey-Movies di sempre, se non è talento questo, allora il talento non esiste!


Prossima settimana, purtroppo basta con le SIMMIE, ma questa rubrica oltre ad una leggenda nel cinema horror, ne avrà ben due, entrambe diaboliche, tra qualche giorno qui, non mancate.

Intanto, non perdetevi la locandina originale d'epoca di questo film, sulle pagine di IPMP e la recenZione del Zinefilo!

32 commenti:

  1. Ricordo abbastanza bene la pellicola perché passava spesso su Italia1. E' però da una vita che non me lo rivedo. Ovviamente all'epoca parteggiavo per la simmia perché, poverina, mica era colpa sua! E la conclusione con Allan che ...(omiss)... mi ha sempre fatto una grandissima impressione, oltre che parecchio schifo. Chissà se lo vedessi adesso cosa penserei di quel finale. Forse lo troverei ridicolo? Boh! Vedo di recuperarlo perché mi hai fatto venire nostalgia.

    Chissà perché sta pellicola ha bucato di brutto al botteghino... I soliti misteri!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Impossibile non patteggiare per la scimmia, in un film con le scimmie, ancora di più se poi quella scimmie è Ella, la grandezza di Romero sta anche in questo, Ella è il suo “Mostro buono” più sottovalutato di sempre ;-)

      Quel finale è fin troppo sovraesposto, se provi a cercare su Google un’immagine di questo film, ti spunta subito quella scena, io la trovo perfetta, se uno dei due contendenti sta diventando sempre più intelligente (umano nel senso peggiore, infatti cerca di uccidere) l’altro deve tirare fuori gli istinti animali, un po’ come il finale di “Predator” ma in salsa molto più drammatica, può risultare ridicolo solo estrapolato dal contesto come si fa spesso con i meme su Internet.

      Romero al botteghino è sempre andato male, il pessimismo non paga dividendi, anche se “Creepshow” per sua natura non aveva un lieto fine che fosse uno, eppure resta l’unico Romero ad aver incassato davvero. Eppure abbiamo bisogno di registi che ci dicono come vanno davvero le cose, il cinema regala belle balle, Romero non ha mai addolcito la pillola, lo si stima anche per questo ;-) Cheers!

      Elimina
    2. Urca! Ci hanno fatto pure le gif con quella scena! Effettivamente se uno vede solo quella, sembra tratta da uno Scary Movie qualsiasi...

      Elimina
    3. Appunto, per quello non ho voluto scriverne una sola riga, per altro nel pezzo di Lucius, lui ha fatto la stessa cosa, perché raccontata quella scena, oppure vista in una gif, perde tutto il suo dramma, quel finale è così bello e tirato, che quella scena è il suo perfetto apice. Per quello andrebbe vista senza sapere nulla. Cheers!

      Elimina
  2. Bel pezzo come sempre Cass.Ho sempre amato molto Monkey Shines,sono anche riuscito a procurarmi una locandina originale USA dell'epoca.Però vorrei andare un attimo fuori tema (o forse no) e capire il motivo per cui al giorno d'oggi il cinema si è ridotto a come lo vediamo.Film come quelli di Romero sono difficilissimi da trovare e tutto è sempre più omologato.Avrà anche incassato un niente (il pubblico è sempre stato bue) ma che bello quando al cinema potevi gustarti un Romero o un Videodrome di Cronenberg (mio film preferito in assoluto).Scusa lo sfogo....attendo "Due occhi diabolici" (giusto?)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie capo, è uno dei miei Romero del cuore, ci tengo molto ;-) Siamo finiti in una situazione in cui il pubblico premia (andando al cinema) quello che conosce, quindi i soldi vengono dirottati verso titoli più facili da vendere al pubblico, ecco perché proliferano i remake, oppure a fare soldi sono i film Marvel. Chi mette i soldi sul tavolo, ne vuole indietro tanti, quindi investe su grosse cifre, questo ha progressivamente eliminato i film più sperimentali (ridotti al cinema Indie, al giro dei film festival o all’home video) il discorso è lungo e complicata, ma se Cronenberg stesso dice che è pronto a sbarcare in tv, per poter girare in digitale le sue idee, è perché lì certe idee trovano fondi. Non è un caso se Romero ha sempre faticato per raggranellare il budget per i suoi film. Nessuno sfogo figurati ;-)

      Si, quello è il prossimo in arrivo, sono parecchio avanti nella scrittura dei post di questa rubrica, quindi tieni d'occhio questa bara, perché arriveranno delle sorprese, spero gradite ;-) Cheers!

      Elimina
  3. me lo ricordo e mi è piaciuto molto, anche se francamente non ricordavo che fosse di Romero. Avrebbe meritato più successo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo avrebbe meritato davvero, è un film coraggioso, pieno di contenuti e sì, è di Romero, anche uno dei miei preferiti della Leggenda ;-) Cheers

      Elimina
  4. L'ho visto una sola volta, tanto tempo fa, ma mi é rimasto ben impresso perchè è una storia che non può fare a meno di rimanerti dentro per le riflessioni etiche che ti impone, soprattutto se si ha un minimo di empatia. proprio per questa ragione a me il finale lieto é sempre piaciuto... diversamente mi avrebbe lasciato troppa amarezza e, ingiustamente lo ammetto, l'avrei ricordato meno piacevolmente.
    Amara nota personale: per ragioni anagrafiche (ero 15enne all'epoca) questo é probabilmente il primo film di Romero che avrei potuto vedere al cinema... e invece, purtroppo, é il primo di una lunga lista di occasioni perse! :-(

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo penso anche io, è un film che ogni volta mi stravolge da dentro per le sue implicazioni, il finale lieto “stona” se paragonato agli altri film di Romero, ma nell’ottica della storia, anche a me piace che i personaggi arrivino a quel punto. Quando lo vedo quel finale mi suona strano per le abitudini di zio George però alla fine il film mi conquista e mi piace sempre tanto. Consolati, a me è capitato di riuscire a vederne solo un paio in sala… Sob! Cheers

      Elimina
    2. Hai detto niente amico mio! Magari ne avessi visto anche solo uno... pure il meno riuscito! Purtroppo a mio sfavore ha giocato anche il fatto di aver avuto amicizie poco avvezze al genere! ç_ç

      Elimina
    3. Quello non aiuta ahimè, per fortuna ho capito molto presto che il film al cinema, uno li vede da solo, nel senso di con i propri occhi e orecchie. Purtroppo mi spiace non essere riuscito ad andare al festival di Venezia e poi dopo a Lucca, causa lavoro, quando era ospite Romero. Cheers!

      Elimina
  5. Però adesso vogliamo la foto del tuo cane scimmia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In realtà la trovi nel link qui sotto, travestita da momentaneamente da Chewie, anche se ti assicuro che dal vivo è molto ma molto più scimmiesca ;-)

      Cheers!

      http://labaravolante.blogspot.com/2015/12/star-wars-episodio-vii-il-risveglio.html

      Elimina
  6. Ha ha ha, ma è graziosissima! Tu dici che è scimmiesca? Beh puoi sempre mettertela su una spalla a mo' di Barbossa!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dovresti sentirla quando in auto arriva in un posto che le piace e inizia a fare uh uh uh, secondo me qualche tratto scimmiesco lo ha ;-) Ottima idea, ogni tanto cerco di convincerla a farmi da cappello tipo David Crocket ma anche Barbossa è un'ottima idea ;-) Cheers!

      Elimina
  7. Mi viene da piangere leggendo del finale originale (non lo sapevo).
    Sarebbe stato un capolavoro.
    Invece così è solo un ottimo horror (solo...si fa per dire visto il livello degli horror odierni).

    ps
    Da bambino (eh già lo davano spesso su Italia 1) mi terrorizzava questo film, la scimmietta "assassina" mi inquietava molto perché era reale rispetto ai vari mostri.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche secondo me sarebbe stato notevole, ma bisogna dire che il film è così riuscito nel suo farti affezionare ai personaggi, che vedere la loro storia finire bene, dopo tutto quello che hanno passato, è poco Romeriano, ma quasi un sollievo. Di molto Romeriano invece è il "mostro", Ella riesce a diventare spaventosa, ma solo per riflesso di quello che rappresenta, una versione storpiata del mostro peggiore di tutti, l'uomo. Cheers!

      Elimina
  8. Volevo rispondere da stamattina ma alla fine una scimmia me l'ha impedito! :-D
    Scherzi a parte, grazie per i link e per il post accorato: cono contentissimo che anche tu ami questo film perché davvero è inciso a fuoco nel mio cuore. Forse proprio aver trovato all'epoca in videoteca tanti film "minori" mi ha aiutato a saper apprezzare il buono anche in prodotti non di grande consumo, perché quando l'autore è bravo è bravo, non importa quanti soldi abbia di budget.
    Il tuo cane-scimmia è deliziosissimo e di' la verità: è lui che ha il compito di pubblicare i post una volta pronti, eh? :-D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non ti preoccupare, le scimmie urlatrici sono le più pericolose ;-)
      Un dovere citarti, questo è un piccolo film che è davvero la prova che il talento travalica ogni cosa, possiamo dire che Ella ci ha insegnato delle grandi lezioni di cinema!
      Ho una foto da qualche parte mentre seduta in braccio mentre ero al PC, sembra che corregga le mie bozze, in realtà è il vero cervello dietro alla Bara Volante, a volte fa delle cose che mi fanno pensare al “succo di cervello” di Ella ;-) Cheers!

      Elimina
  9. Mai visto e lo metto immediatamente fra i recuperi da fare al più presto, anche se non posso dire di amare le scimmie quanto te. Devo dire che anche con gli altri due titoli mi hai incuriosito.
    Comunque, se posso permettermi, c'è un altro film di cui mi piacerebbe leggere la tua, uno che di certo hai amato: Braveheart.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono entrambi film simpatici da vedere, ma Monkey Shines ha un'altra marcia, ti consiglio di tenertelo per ultimo se decidessi di recuperarli tutti, altrimenti gli altri non potrebbero reggere il confronto ;-) Segnato un cuore impavido, era da un po' che volevo rivederlo. Cheers!

      Elimina
  10. Ricordo che avevo 10-11 anni e su una rivista TV ne lessi la trama interessante rimanendo però impaurito dalla locandina con quello scimmia assatanata XD.
    Qualche anno dopo ne lessi sul Mereghetti scoprendo che era di Romero e come doveva finire originariamente. Quando poi l' ho visto e sono rimasto sorpreso del tono piú asciutto e da thriller. Me lo immaginavo piú horror-splatter. Come hai detto, gioiellino "minore".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La locandina è bellissima, trovo sempre inquietanti quella scimmiette con piattino, dai tempi del racconto di King, non a casa amico di Romero ;-) Asciutto è la parola giusta, con un soggetto così rischio di sbracare, ma la Leggenda era il più forte di tutti ;-) Cheers!

      Elimina
  11. Sai benissimo cosa ne penso, avendolo visto poco tempo fa, e tu non fai che ribadirlo e sono contento ;)

    RispondiElimina
  12. Visto una sola volta in tv e mi piacque all' epoca :il problema del suo mancato successo è che forse ha un estetica troppo televisiva ( o da direct to video ), del tipo film del sabato sera in seconda serata di Italia 1 .
    Inoltre è poco spettacolare e splatter: in un film cinematografico, o metti esplosioni, o sangue e morti ammazzati a catinelle , o entrambe.
    Il film di Romero è troppo lento, intimista e sobrio nelle immagini ( nel senso che non cerca la spettacolarizzazione a tutti i costi )per piacere a un pubblico generalista che va al cinema .
    Probabilmente, sarà andsto meglio nel video noleggio o in tv.
    Sono contento invce che qui da noi sia vietato ammaestrare scimmiette .
    Conoscendo l'italiota medio, le avremmo usate per rubare negli appartamenti quando la gente è in vacanza, altro che curare i malati.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non trovo che abbia un taglio televisivo, anzi è un ottimo thriller con venature horror, forse è questo il problema, troppo colto per chi vuole la caciara e troppo sanguinario e cattivo (nel messaggio di fondo) per il pubblico medio. Si, qui da noi al massimo le scimmiette sarebbero come quella di "I predatori dell'arca perduta" ;-) Cheers

      Elimina
  13. Bè con "taglio televisivo" magari ho esagerato , ma era per dire che è un film "povero" visivamente , nel senso che c'è la casa, un tizio sempre paralizzato su una sedia , la scimmietta e...e basta.
    Magari su un piccolo schermo tv dell' epoca non si notava tanto ( a me però la messa in scena dava già l'idea di film al risparmio ), ma al cinema credo che la cosa desse molto più fastidio .
    Anche perché diciamocelo, il Romero degli anni 80 era uno che non non si sforzava molto di far sembrare i suoi film più costosi di quello che fossero ( tipico invece di Carpenter o di Corman ), anzi.
    Di certo rimane un buon film , che forse ha ispirato i Simpson nella puntata in cui Homer piglia una scimmietta che lo accudisca ( e a cui insegna a diventare pigra , ladra e ingorda come lui ).
    https://youtu.be/8WJ7YnVju8o

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Essenziale, quello di sicuro, ma il cinema di Romero lo è sempre stato, dici bene, i suoi film non sembrano più costosi di quello che sembrano, anzi, a volte lo sembrano di meno, ma compensavano con i contenuti che travalicavano il formato o l’etichetta di cinema di genere. A gusto personale, preferisco un piccolo film con tanti contenuti, che un bellissimo e costoso spettacolo che non ha nulla da dire. Mitico episodio! “Prega per mojo” ;-) Cheers

      Elimina
  14. Altro film per il quale Romero dovrebbe essere ricordato, dove si dimostra ancora una volta il suo talento anche al di là del'orrore mostrato e viscerale (nel vero senso del termine) dei suoi morti viventi: memorabili protagonisti Jason Beghe (recitazione intesa SENZA potersi avvalere del linguaggio del corpo) e l'intelligente scimmietta, entrambi vittime e carnefici contemporaneamente. A proposito della scimmietta, ignoravo del tutto che fosse stata doppiata a sua volta...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ha ricevuto un piccolo, chiamiamolo incentivo, per le sue urla animali ;-) Romero è sottovalutato in generale, ricordato solo per i suoi zombie, e a mio avviso, nemmeno come meriterebbe, è un regista Horror, fino qui non si scappa, ma i suoi film hanno travalicato il genere, e questo è la prova del suo talento, chiunque avrebbe fatte un b-movie, Romero ha fatto un gran film. Cheers!

      Elimina