venerdì 25 gennaio 2019

La metà oscura (1993): Il momento più spaventoso è sempre prima di iniziare a scrivere

Arriva sempre il momento in cui bisogna fare i conti con il proprio lato oscuro ed è proprio questo il protagonista del nuovo capitolo della rubrica… Lui è leggenda!
Per George A. Romero (provate a dire per casa sta la “A”? Amore, bravi!) il lato oscuro della sua filmografia sono stati gli anni ’90, un periodo tormentato in cui se per la Leggenda prima era difficile trovare fondi per i suoi film, in questo decennio è diventato quasi impossibile. Forse solo grazie ai suoi amici Romero è riuscito davvero a dirigere qualcosa: Due occhi diabolici, diretto a metà insieme a Dario Argento. L’altro film è una tappa obbligata per ogni Maestro del cinema horror: adattare per il grande schermo un romanzo di Stephen King!

Anche se, ammettiamolo, la Leggenda si era già esibito in questa specialità, Creepshow era un classico nato proprio dalla collaborazione con zio Stevie e bisogna dire che Romero aveva già cercato di portare alcuni dei romanzi del suo amico scrittore al cinema, purtroppo senza riuscirci mai davvero.

A lungo e dopo una nutrita pre-produzione, Romero si era messo al lavoro su un adattamento di “IT”, scritto a quattro mani con lo sceneggiatore Lawrence D. Cohen (quello di “Carrie” di Brian De Palma), tutta fatica inutile perché Romero, impegnato sul set del remake di “La notte dei morti viventi” (1990) di Tom Savini, si è visto sorpassato a destra nelle preferenze da Tommy Lee Wallace, in una miniserie televisiva che più o meno tutto il pianeta ricorda.

Zio George se la ride, perché un paio di attori notevoli li ha portati a casa.
Persa l’occasione di portare sul grande schermo “Pet Sematary” (storia vera!) che con i suoi ritorni dal mondo dei morti sarebbe stato molto nelle corde di zio George, nel 1993 la Leggenda ha dovuto un po’ accontentarsi di quello che passava, non tanto il convento, ma la bibliografia del suo amico. Non so quanti scrittori abbiano potuto contare su adattamenti firmati dai più grandi Maestri del cinema come ha potuto fare Stephen King in vita sua, ma ho sempre trovato curiosa l’assegnazione tra romanzo e regista, vi faccio un esempio.

“La metà oscura” con i suoi strani gemelli protagonisti e il suo approccio molto organico alla vicenda, sembrava fatto dal sarto per uno come David Cronenberg che, però, aveva già dato ottima prova di sé portando al cinema La Zona Morta che con il suo alto contenuto politico, poteva essere perfetto per un contestatore nato come George A. Romero, forse esiste una realtà parallela in cui i due grandi Maestri si sono scambiati i titoli come figurine, ma io vivo in questa quindi giusto di questa posso scrivere.

In generale, “The Dark Half” è poco ricordato, citato ancora meno quando si parla di adattamenti Kinghiani e il più delle volte ricordato come una merdina, così, tanto per non girarci attorno. Una fama ingiusta per quello che ancora oggi è una degli adattamenti più fedeli al romanzo originale ad oggi, forse giova ricordarlo, perché quasi tutti i libri di zio Stevie sono diventati dei film, ma non è che fossero tutti pesche e crema, eh? Sul serio, non fatemi aprire questo capitolo perché potremmo andare avanti per ore!

A contribuire alla brutta fama di “La metà oscura” sicuramente hanno contribuito anche le solite difficoltà in fase di produzione del film, purtroppo l’unica vera costante che ha sempre fatto da zavorra alla carriera di Romero. La casa di produzione con cui la Leggenda aveva già fatto a capocciate per Monkey Shines, la Orion è andata a zampe all’aria nell’inverno del 1990, giusto in tempo per la fine delle riprese del film.

Con tutti questi pennuti, speriamo di non finire come Mel Brooks in “Alta tensione”.
A quel punto, zio George non ha più avuto alcun controllo su tutta la post-produzione del film, montaggio compreso. Nel 1992 la pellicola era ancora in un limbo produttivo, ma già quasi ripudiata dal suo regista che non condivideva alcuni dei tagli apportati ai primi 105 minuti di girato e non sapeva ancora che tipo di tono la Orion avrebbe voluto dare al finale del film, che uscì in pochissime copie solo nel 1993 incassando nove milioni di ex presidenti spirati stampati su carta verde, al netto di quindici milioni di spesa, dovuti in parte alla grafica computerizzata utilizzata per generare lo stormo di passeri protagonisti del finale del film (utilizzare veri pennuti per quella scena è stato considerato troppo pericoloso per gli attori), ma anche quella manciata di giorni in cui la produzione è rimasta ferma, aspettando di veder tornare sul set l’attore protagonista Timothy Hutton, secondo Romero parecchio ingestibile in quel periodo.

“Dualità, capito no? Come me sul set di questo film, affetto da personalità multipla”.
Sta di fatto che anche rivedendolo per questa rubrica, tutte queste difficoltà non si notano moltissimo, certo la storia ha un discreto problema di ritmo nel secondo atto, però (come detto) è uno degli adattamenti più fedeli al romanzo originale, forse anche perché la Orion, in mancanza di Romero e del suo montatore di fiducia Pasquale Buba (fidato collaboratore del regista in molti dei suoi film, mancato, purtroppo, a settembre dello scorso anno) evidentemente hanno preferito seguire il libro, ma questa è una mia teoria che non sono riuscito a provare perché il materiale su questo film scarseggia.

“The Dark half” è stato il romanzo con cui lo stesso Stephen King ha fatto i conti con il suo pseudonimo, Richard Bachman, anzi “Tricky Dicky” come spesso si riferisce alla sua identità fittizia con cui per anni lo scrittore del Maine ha pubblicato romanzi con meno numero di pagine, ma con temi ben più tirati, come il bellissimo “La lunga marcia” (1979) che mi sono letto tutto d’un fiato mentre facevo la visita militare ed è forse anche la ragione per cui sono stato riformato (storia vera), ma anche l’ottimo “L'uomo in fuga” (1982) da cui è stato liberamente tratto L’Implacabile.

Non so voi, ma a me i romanzi di Bachman piacevano, proprio perché erano scritti con uno stile così diverso da quelli di King. Lo so che può sembrare strano, ma è anche il motivo per cui roba moscia come “Blaze” (2007) non funzionava, perché era palesemente scritto (specialmente il finale caramelloso) con lo stile di Stephen King. Un vero sdoppiamento di personalità che lo stesso King ha voluto trasformare in narrativa Horror, il giorno in cui un suo “Fedele lettore” ha mangiato la foglia svelando che zio Stevie e Tricky Dicky erano la stessa persona.

"Ecco altro materiale per l'investigatore bibliofilo".
“La metà oscura” tratta proprio di questo, ma trasforma ogni elemento in puro horror, attribuendo al processo della scrittura qualcosa di sovrannaturale, Romero da autore che ha sempre scritto e non solo diretto i suoi film, dimostra di trovarsi subito a suo agio, la prova sono… Bravi! I primi cinque minuti del film che sono davvero ottimi e capaci da soli di convincerti a seguire le vicende di Thad Beaumont e George Stark fino alla fine.

1968 (guarda caso l’anno dell’esordio da regista di Romero) il giovane Thad ama scrivere con le sue matite “Black beauty” malgrado i mal di testa lancinanti che si rivelano essere un corpo estraneo all’interno del suo cervello, i resti assimilati in fase di gestazione di un gemello mai nato, di cui nel cranio del ragazzo rimangono giusto un occhio cieco, una parte di narice e due denti (uno anche cariato). Una trovata così efficace che fa urlare di paura una delle infermiere in sala operatoria e fa pensare che ad Ash Williams è tutto sommato andata meglio, il suo gemello malvagio è spuntato da una spalla almeno!

Crescendo Thad (Timothy Hutton) è diventato un autore di romanzi apprezzati più dalla critica che dal pubblico, che per anni ha portato a casa il pane e il companatico dedicandosi a letteratura molto meno ricercata, romanzacci Pulp scritti sotto lo pseudonimo di George Stark. Storie piene di morti ammazzati e un duro come protagonista che parla con l’accento del Sud, guida una Toronado nera e si fa chiamare Alexis Machine, non proprio roba con cui vinci il premio Strega, ecco.

George Stark se ne frega dei vostri adesivi da auto a forma di famiglia!
Per liberarsi di un ricattatore che chiede denaro per tenere la bocca chiusa (interpretato da Robert Joy, che tornerà a lavorare con Romero e quindi in questa rubrica) Thad su consiglio della moglie Liz (Amy Madigan) dichiara pubblicamente di essere George Stark e organizza una simbolica cerimonia di sepoltura per il suo pseudonimo, con tanto di lapide con su scritto: “Non tanto un bravo ragazzo”. Anche qui, mi torna in testa la cantilena di Ash, un bravo ragazzo! Un bravo ragaz… Ok, la smetto.

“Bel lavoro socia”, “Sempre meglio interrato che in una Bara Volante no?”.
Peccato che George Stark non ha nessuna intenzione di restare morto, certo, qualcuno dovrebbe spiegargli che si chiama come gli Stark di Giocotrono, non proprio personaggi con la propensione a rimanere vivi ecco, però il ragazzaccio se ne frega un po’ perché (forse) non ha mai letto i romanzi di un altro George (R. R. Martin) un po’ perché vorrebbe scrivere il suo nuovo libro, quello che agli consentirà di restare in vita magari a spese della sua controparte, il tutto mentre lo stormo di pennuti scatenati durante il giorno dell’operazione al cervello di Thad, sono tornati a volare e lo sceriffo Alan Pangborn (quel mito di Michael Rooker, qui particolarmente quieto) indaga sulle strane morti che ruotano attorno a Stark e tutte apparentemente imputabili a Beaumont.

Iniziamo da qui, lo sceriffo Alan Pangborn è un personaggio ricorrente nei romanzi di King, Romero è stato il primo a portarlo al cinema, ma lo stesso anno sarebbe tornato in un film, “Cose preziose” (1993) con il volto di Ed Harris che non solo è un attore Romeriano, ma è anche il marito di Amy Madigan che qui interpreta la moglie di Thad. Vi piacciono questi tipo di intrecci? Sappiate che il maledetto GIEI GIEI Abrams ci ha fatto su una serie televisiva intitolata “Castlerock” che malgrado tutto il mio affetto per “La Rocca” ho mollato a metà causa sbadigli e dove lo sceriffo Pangborn era interpretato da Scott Glenn.

"No sono soddisfatto con la tariffa che ho... Dannati call center!".
“The Dark Half” è un film diligente che inizia subito forte con una grande premessa e poi perde ritmo in attesa dello scontro finale tra Thad Beaumont e George Stark, entrambi interpretati dall’ex bambino prodigio Timothy Hutton che, malgrado il fatto nel 1993 la sua stella non brillasse più come un tempo, qui offre una della sua prove più ricordate dal pubblico, peccato che ad appiattirsi sia un po’ tutto il film.

La definizione che si legge più spesso relativa a questo film è “televisivo”, sono d’accordo fino ad un certo punto perché l’inizio è molto buono, ma nel finale gli effetti speciali digitali non tengono il passo con quelli vecchia maniera e Romero deve barcamenarsi tra continui campi e controcampi per giostrarsi un attore nei panni di due personaggi, il trucco di far indossare ad entrambi un berretto lo capisco, ma ammettiamolo non è proprio il massimo.

“Bel cappello dove lo hai preso?”, “Forse dove tu hai trovato gli occhiali da sole”.
Quello che per me affossa davvero il film sono le indagini che risultano troppo ripetitive e cadenzate solo da una serie di omicidi a mio avviso diretti tutti con il piglio giusto da Romero, ad esempio quando Stark taglia la gola ad una delle sue vittime e zio George ci mostra solo lo schizzone di sangue sullo specchio del bagno, un ottimo modo per risultare truculenti raggirando il visto della censura.

Quello con cui bisogna davvero fare i conti sono le aspettative forse, dai nomi di George A. Romero e di Stephen King forse ci si aspetta qualcosa di grandioso per forza, mentre “La metà oscura” è solo un adattamento molto diligente che non fa pesare allo spettatore tutti i problemi avuti in fase di produzione. Per me quello che veramente frega il film relegandolo tra le opere minori di Romero è una mancanza di temi Romeriani tipici, o per lo meno ad una prima occhiata.

Sì, perché di certo in “The Dark Half” non troverete la critica sociale fatta utilizzando il cinema di genere che, invece, è presente in tutti gli altri film del regista di Pittsburgh, ma se avete familiarità con la sua filmografia, almeno un tema caro al regista non manca, quello della perdita dell’identità.

"La perdita dell’identità sarebbe un problema? Della perdita della vita invece cosa ne pensi?".
I militari senza volto di La città verrà distrutta all’alba, i suoi amati zombie che con un morso possono trasformarti in uno di loro, indistinguibile nella massa da tutti gli altri, i cavalieri di Knightriders che per il loro sogno combattevano, l’identità e la sua perdita è un tema Romeriano che tornerà anche nel prossimo capitolo di questa rubrica e che in “Le metà oscura” è, ovviamente, centrale e ben rappresentato dallo scontro tra Thad Beaumont e George Stark. Non molto forse, ma unito al fascino del “Mistero della scrittura” e applicato ad un adattamento diligente, fatto di questo film sicuramente un titolo minore nella filmografia della Leggenda, ma meno peggio della sua brutta fama.

A proposito di film con una pessima fama che trattano nella perdita dell’identità, ci vediamo qui tra sette giorni, sarò ancora in missione per conto di zio George ma occhio! Perché nel week end e ve lo ripeto, nel WEEK END, Romero potrebbe avere ancora delle cose da dire e non ditemi che non vi ho avvisati per tempo.

24 commenti:

  1. King indica Richard Stark come una delle sue muse e la via per iniziare a leggere il noir e Richard Stark - creatore del ladro professionista Parker - è anche la metà oscura di Donald Westlake - creatore del ladro loser Dortmunder - il che potrebbe anche essere una coincidenza.
    Non so se il mio amico ex allievo Steve ha letto anche quel libro di Carter Dickson - la metà oscura dello specialista in delitti della camera chiusa John Dickson Carr - in cui tra i vari personaggi è anche uno scrittore di gialli classici all'inglese, come era JD Carr che pure era americano , che si è creato una altra identità con cui scrivere gialli psicologici per titillare la critica ( " il mio peccato di simonia " ). Il tema del doppio è sempre con noi. John Constantine è tanto legato al gemello mai nato che Sting ha scelto di interpretare quest'ultimo in un video celebrativo dei 30 anni di attività dell'occultista. Grant Morrison ha dato una sorta di doppio financo a Chuck Xavier. Brr. Più passa il tempo e più mi convinco di essere l'unico nella Realtà Prima a non avere un doppio. Una persona risolta.
    Ricordo ancora i miei tre gg alla visita di leva ed il suggerimento del tizio che mi guardava dallo specchio mentre mi facevo la barba prima di raggiungere il distretto di fare il matto come il Jack Torrance di Shining. Lì per lì mi sembrò una idea di quelle che risolvono. Chiamai Wendy mentre il dottore mi auscultava il torace da Steve Rogers prima del siero e mentre mi si chiedeva se ero interessato a saltare col paracadute. Ero convinto di aver risolto e non riuscivo a capacitarmi di aver girato sei caserme operative in un anno e di aver fatto la scuola di guerra due volte ed un numero inverecondo di polveriere e posti di blocco e smontato e rimontato poligoni su e giù per lo Stivale. Nel crepuscolo, mentre malinconicamente raggiungevo la mia branda, sentivo lontana la pallida eco di una risata.

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    1. Il doppio è dentro ognuno di noi e zio George qui lo ha ben mostrato con un’operazione al cervello che non si dimentica, è andata di sfiga che Sting avesse velleità da attore (più che altro da magnetica comparsa) quando i fumetti erano ancora roba che andava letta di nascosto come i romanzacci pulp di Stark, altrimenti sarebbe stato lui John Constantine, garantito al limone. Almeno a Steve Rogers hanno dato una siringata a te è toccato il cambio di caserme, la mia visita di leva ricordava un po’ quella di “Un mercoledì da leoni”, forse aver appoggiato (o forse sbatutto? Non ricordo) un librone di zio Stevie King sulla scrivania dello psicologo della caserma un po’ ha aiutato, oppure era il mio Stark che emerso, per una volta mi ha dato una mano invece di incasinarmi ;-) Cheers!

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    2. JC ha il muso di Gordon Matthew Sumner in Quadrophenia perchè Bissette e Totleben hanno chiesto espressamente a Moore di infilare un clone di Sting nella saga di Swamp Thing, ma se il dinamico trio lo avesse chiesto a me dopo avrei consigliato come modello Tim Roth o Bob Carlyle o Gary Oldman. Meno magnetiche comparse - condivido la tua sintesi - e più musi stropicciati da pubs e suburbs. Dovevano pensarla così anche Jenkins e Phillips perché la loro run di Hellblazer , nelle parole del primo, presentava un Constantine come un bel ragazzo passato per l'inferno.
      In un altro universo JC è Gio(vanni) Costantini, ciarlatano della Bassa, in un low budget film del giovane Pupi Avati e ha il muso stropicciato di Gia(nni) Cavina. La riduzione a fumetti di Sclavi e Freghieri racconta il team up con Francesco Dellamorte. Ciao ciao

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    3. Sapevo dell’insistenza di Bissette e Totleben, che secondo me in gioventù erano Mods ;-) Tim Roth o Gary Oldman sarebbero stati tanti roba, Rosencrantz e Guildenstern sono morti, andati all’inferno e ritornati come JC, figata! I film che Pupi Avati dovrebbe sempre fare con il team up con Francesco Dellamorte, dove si firma per un crossover così? ;-) Cheers

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  2. Pensa, sono cresciuto in una famiglia che adorava Hutton - "Gente comune" (1980), "Taps - Squilli di rivolta" (1981), "Il gioco del falco" (1985), "Accadde in paradiso" (1987), tutti film molto amati da ragazzo - ovviamente ho visto questo film al cinema all'apice del mio amore kinghiano (sebbene non avessi ancora letto il romanzo, che provai un paio d'anni dopo mollandolo a metà), ovviamente adoravo Romero eppure quel giorno al cinema io e mio padre (altro kinghiano di ferro) rimanemmo abbastanza freddini: credo che dimenticammo il film già mentre uscivamo dalla sala.
    Una decina d'anni fa l'ho rivisto per la rubrica sugli "pseudobiblia", anche per raccontare il gioco di George Stark/Richard Stark, e anche questa volta... boh, già mentre il film scorreva dimenticavo i fotogrammi man mano che passavano...
    Non so perché questo film mi risulti così anonimo, non ho un'opinione semplicemente perché mi scivola via senza lasciare niente...

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    1. Hutton è stato protagonista di un sacco di titoli mica male, "Taps - Squilli di rivolta" mi è sempre piaciuto un sacco da ragazzino ;-) a volte penso che Romero avrebbe potuto far brillare altri film tratti da King, questo lo vedo nelle sue corde solo per la questione della scrittura, gli manca però quella critica sociale che nei film di zio George non manca mai, è un buon adattamento con qualche problema di ritmo nella parte centrale, però ha il problema che passa sempre un po’ in secondo piano dici bene, anche tra gli adattamenti di King che funzionano, non viene mai citato, ma spesso nemmeno tra quelli che non funzionano, nessuno si ricorda di questo film è basta! ;-) Cheers

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    2. A me invece ha colpito.

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  3. Forse già di partenza mancava la faccenda della critica sociale. George avrebbe forse dovuto stravolgere un po' il tutto, ma se già così ci sono stati casini, figuriamoci se avesse fatto cambiamenti consistenti.

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    1. Forse era anche difficile fare della critica sociale partendo da una storia, se vogliamo molto intima come “La metà oscura”, zio George non era d’accordo sul taglio impostato dalla Orion, infatti le uniche volte ha lavorato con una major, è quasi sempre andata male, tranne una volta dove ha ricevuto i soldi per fare quello che voleva, le parleremo. Per assurdo, dopo il 1993 King ha scritto dei libri che avrebbero funzionato meglio per Romero, ho sempre la sensazione (probabilmente solo mia) che Romero abbia pescato quello che era disponibile tra i libri di King, infatti ha scelto uno che parla del suo secondo grosso tema, quello della perdita dell’identità, che però è il meno marcato nel suo cinema rispetto alla critica sociale. Non è un caso se per anni Romero ha cercato di portare al cinema (purtroppo senza successo) sia “IT” che soprattutto, “L’ombra dello scorpione” quello sarebbe stato perfetto per lui ;-) Cheers!

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    2. Già! Chissà che roba ne sarebbe venuta fuori. Comunque curioso che dopo questo film Romero non abbia fatto quasi niente per oltre 10 anni.

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    3. Ne parleremo diffusamente nei prossimi giorni ;-) Cheers!

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  4. Lo vidi la prima e per molto tempo unica volta nel '96, per Notte Horror, e ammetto che poche cose mi rimasero impresse... tra cui, appunto, i primi cinque minuti. L'ho rivisto l'anno scorso e, per quanto il ritmo rallenti un pò nella parte centrale, l'ho trovato godibile e coinvolgente. Mi stupisce che non abbia avuto sufficiente apprezzamento. A conti fatti, almeno per come la vedo io, penso sia stato l'ultimo film del buon George di un certo livello.

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    1. Ha dei momenti davvero riusciti, tipo i primi cinque minuti, però è come se i passeri si fossero portai via il ricordo di questo film oltre che George Stark, per quanto riguarda i film di zio George di un certo livello, sfoggiano la mia migliore imitazione possibile di Yoda ti rispondo: "no, ce n'è un altro" ;-) Cheers!

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    2. Beh sì... credo di sapere (e non é poi tanto difficile) a quale ti riferisci e a ben pensarci posso anche tranquillamente concordare! ;-)

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    3. So che posso sempre contare sul tuo buon gusto ;-) Cheers!

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    4. Già! Ci sono film per me più strambi e barcollanti più famosi ed apprezzati: "Bastardi senza gloria", "I tre dell' operazione drago", "Velvet goldmine", "Baby driver", "Vestito per uccidere"... per citare qualche titolo a caso.

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  5. Romero era straordinario come regista, per me lui è il più grande regista horror di sempre xD

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    1. Per me uno dei più grandi registi di sempre, non solo horror ;-) Cheers

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  6. Film davvero d' atmosfera con un grande Hutton che avrebbe meritato la candidatura all' oscar. Si riescono a mescolare tensione e splatter con un giusto equilibrio. Romero anche qui come nel precedente "Monkeys shines" riesce a fare la differenza con una narrazione da thriller.
    Sempre interessanti questi dietro le quinte ed ancora una volta curioso come nonostante la produzione ne sia uscito fuori un bel film.

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    1. Romero aveva nelle sue corde tante storie, e conosceva bene il ritmo del Thriller, anche se da un certo momento in poi, per la sua carriera ci sono stati solo più film di zombie perché il pubblico quello voleva, e i produttori quello finanziavano, ma è stato un grandissimo uomo di cinema a tutto tondo ;-) Cheers!

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  7. Visto al cinema quando uscì (nel 1993) e, nonostante i suoi punti deboli, non rimpiansi i soldi del biglietto: forse sì, il motivo per cui non ha mai davvero fatto breccia come titolo romeriano nel cuore dei fan è dipeso proprio dal fatto di essere quel diligente adattamento del romanzo dell'amico King... qui, detto in soldoni, il Re (scrittore) rimaneva la mente mentre Zio George (regista) era "solo" il braccio. Un braccio pur sempre di alto livello, ovviamente, ma vincolato nel dover trovare un equilibrio soddisfacente fra le tematiche dell'amico e le proprie (una certa convergenza di vedute sulla perdita d'identità ci poteva stare, quindi): un lavoro su commissione dove (anche per via dei casini post-produttivi) il Romero più autentico stenta ad emergere ma che, comunque, non meritava certo l'indifferenza generale che gli è stata riservata... Hutton è un eccellente George Stark, e il regista dimostra di saper gestire il personaggio in maniera adeguata, oltre al riuscire a non confinare i buoni momenti del film nei soli primi cinque minuti. ;-)
    P.S. Battuta da antologia (vediamo se me la ricordo)...
    Inquilino alla porta: "Che succede?"
    Stark: "Un omicidio: volete assistere?" ;-)

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    1. Hai riassunto molto bene, è un film in cui la poetica Romeriana si trova, ma non è marcatissima, anche se resta un film solido e dici bene, quella battuta è fantastica! ;-) Cheers

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