lunedì 28 gennaio 2019

Glass (2019): Vetri rotti e cuori infranti


Una volta da ragazzetto, dodici o tredici anni, avevo pensato di scrivere la storia di un supereroe con i poteri temporaneamente KO, finito in un manicomio, dove nessuno, ovviamente, credeva alla sua versione dei fatti.

Nella mia testa la storia doveva instillare nella mente del molto ipotetico lettore, il dubbio sulle parole del protagonista, anzi, lui stesso avrebbe dovuto dubitare di se stesso, prima di rilanciarsi in un finale in cui, a quel punto, non sarebbe stato nemmeno necessario mostrare l’azione... Se fossi stato abbastanza bravo a scriverla. Quella storia non è mai diventata niente perché un vecchio racconto di Marshal Law, scritto e disegnato da quei due punk di Pat Mills e Kevin O'Neill, aveva già reso antica la mia idea, ma mentre guardavo “Glass” mi è tornata in mente e un po’ mi consolo, perché alla fine M. Night Shyamalan è riuscito a scriverla, almeno lui lo ha fatto davvero oltre che a dirigerla, ma il risultato non è tutto pesche e crema.

"Sarà difficile dare indicazioni agli attori, mantenendo questa posa da super eroe".
Non avevo aspettative per questo film, consapevole di un dettaglio non da poco: Unbreakable resta un film fantastico e irripetibile, non ci sono più le condizioni, né per Shyamal… Shyam… Michael Knight, né per nessun altro regista di replicarne il tono, perché quel film ha silenziosamente contribuito a creare un genere, quello dei supereroi, che diciannove anni dopo domina il cinema e i botteghini.

Non so bene come sia andata, malgrado tutti i difetti del cinema del regista di Philadelphia, ma indiano di origine (indiano d’America!) Split era riuscito a mandare a segno un thriller originale che zitto zitto, s'incastrava nel solco dei film di supereroi. La leggenda vuole che l’Orda, il personaggio interpretato da James McAvoy era già previsto nella prima bozza di sceneggiatura di "Unbreakable" salvo poi venir tagliato, sarà per quello che con quella scena dopo i titoli di coda, Michael Knight si è lasciato tentare da inserire nuovamente il protagonista di Unbreakable? Avrà ricevuto delle pressioni dal suo nuovo produttore di fiducia Jason Blum? È stata una cosa fatta così per ridere? Dettata magari dal fatto che Bruce Willis, se lo chiamate, pagando il giusto, vi porta fuori anche il cane visto che la sua carriera non va proprio nel più luccicante dei modi?

Il regista illustra al suo nuovo dog sitter Bruce la taglia del suo bassotto.
Sta di fatto che Michael Knight si è ritrovato ad affrontare qualcosa di peggio dell’Orda, ma una serie di aspettative da parte del pubblico (meglio note come AAAAAAAAIIIIIIIIIIPPPPP, come dicono i giovani) che alla luce del risultato, forse lo hanno sopraffatto, evidentemente questo “Glass” piombato tra capo e collo ha sorpreso un po’ anche lui.

“Glass” inizia nel migliore dei modi, il primo atto è talmente buono da far pensare che il nostro Shyamalalàlàlàlà-là avesse davvero un piano a lungo termine peri suoi personaggi ed utilizza la prima ventina di minuti per aggiornarci sulla storia dei suoi tre protagonisti. Siccome il regista lo conosciamo, io vi rassicuro NO SPOILER! Giurin giurello!

“Cassidy!! Se fai spoiler giuro che m’incazzo!!”.
David Dunn (Bruce Willis) continua la sua attività di “sorvegliante” incappucciato costruendosi una certa fama nella città di Philadelphia, il suo personale Alfred Pennyworth che lo aiuta a distanza è il figlio Joseph (Spencer Treat Clark) e i due sono sulle piste del misterioso rapitore di ragazzini dalle multiple personalità noto come l’Orda (James McAvoy, disponibile con tutte le voci e le vocine che volete), lo scontro tra i due è inevitabile e Michael Knight lo dirige in stile con i due capitoli precedenti di questa saga espansa, in maniera volutamente anti spettacolare, un duello fatto di primi piani e inquadrature ravvicinate, che termina con il doppio arresto di entrambi i personaggi, condotti a forza nel manicomio di Raven Hill, la locale versione dell’Arkham Asylum, il posto che da diciannove anni ospita l’Uomo di vetro, Mister Glass come preferisce essere chiamato ora, Elijah Price (Samuel L. Jackson).

La mia faccia, quando qualcuno mi dice che è andato a vedere “Glass”, perché gli è piaciuto “Split” ma non ha mai visto “Unbreakable”.
La nuova arrivata è la dottoressa Ellie Staple (Sarah Paulson) psicologa specializzata in pazienti convinti di essere supereroi e la domanda che mi sono fatto per tutto il tempo del film è stata: "Ha tanto lavoro questa donna?". Cioè: quanti umani convinti di essere super-tizi ci saranno mai per giustificare una specializzazione? Ma con Shyamal… Shyam… Michael Knight, dietro l’angolo, uno il colpo di scena un po’ se lo aspetta, peccato che qui arrivi sotto forma di un secondo atto dove letteralmente “Glass” s’impantana su se stesso.

Parliamoci chiaro: una cosa è sfornare film dal ritmo volutamente lento, che ci mettono molto a portare trama e personaggi dove vuole il regista di The Visit, un’altra è avere una storia che non va da nessuno parte e non riesce a gestire in maniera convincete il fatto che i tre protagonisti (e i rispettivi “Sidekick”, le spalle, come si direbbe in un fumetto di supereroi) smettano quasi totalmente di credere nei poteri che a questo punto, doveva essere qualcosa di consolidato.

“Mi stai dicendo che noi tre in pratica saremmo Robin?”.
Se Unbreakable era in grado d’incantare scoprendo le carte poco alla volta e Split di coinvolgere grazie a del thriller più che decente, “Glass” nella parte centrale dovrebbe far dubitare anche noi spettatori di quello che pensiamo di sapere sui protagonisti, peccato che manchi il bersaglio di un paio di metri, relegando a ruoli marginali i personaggi di contorno, Joseph Dunn che è sempre stato quello mosso da una fede certa, dubita per futili motivi e i personaggi di Anya Taylor-Joy Charlayne Woodard (che ha cinque anni più di Sam Jackson, ma interpreta sua madre) vengono ridimensionate al ruolo di generiche esperte di fumetti improvvisate, poca roba insomma.

Certo, Michael Knight lo fa senza perdere il suo stile, giocando ancora una volta con i colori che nel suo cinema sono sempre fondamentali, nella scena dell’anticlimatica rivelazione, i tre protagonisti si ritrovano in una stanza che è davvero troppo rosa per essere solo un caso, non ho indagato, ma sono sicuro che Shyamalan ha una spiegazione per questo rosso annacquato che ha di certo a che fare con la natura stessa della scena, ma se vi dicessi che ho capito perché ha scelto proprio il rosa mentirei, un misto dei colori dei tre personaggi? Il viola di Price, il giallo di Kevin e il verde di David? Bah, dubito che i tre colori insieme facciamo un rosa fenicottero.

“Uhm rosa. Io lo odio il rosa”.
Parliamo dell’elefante (Indiano) al centro della stanza: i colpi di scena finali del regista sono forse il suo marchio di fabbrica più famoso, il famigerato “Shyamalan twist” qui è quasi anticipato dallo stesso M. Night Shyamalan che riprendendo il suo piccolo ruolo in Unbreakable, mette su un discorso che diventa chiaro solo dopo l’ultima scena del film. Siamo al primo caso di regista che fa “Spoiler” sul suo stesso film!

Ma gli indizi, come sempre, nei film del regista non mancano, Elijah Price ad un certo punto dichiara che questa è sempre stata una storia di origini, lo è sempre stata, infatti la svolta più grossa di “Glass” è un momento di “Retroactive continuity”, un concetto che i lettori di fumetti di supereroi ben conoscono, quando una nuova rivelazione modifica la storia passata dei personaggi per come la conosciamo.

Sì, perché in questo senso “Glass” è un omaggio ai fumetti, fatto da un appassionato come Shyamalan, uscito in un momento in cui a differenza dell’uscita del primo capitolo di questa saga, un pubblico per questo tipo di film nemmeno esisteva, peccato che “Glass” non riesca a spingersi fino a dove era arrivato Unbreakable, limitandosi a concludere l’arco narrativo dei personaggi in un modo molto coraggioso, prima che l’indecisione sul cosa fare con questa storia un po’ piovuta dal cielo, colga Michael Knight che trasforma tutto in un proliferare di finali uno in coda all’altro, nemmeno fossero alla posta.

No, non è la stagione di American Horro Story ambientata in fumetteria (bentornate inquadrature riflesse!).
Ho trovato l’idea di mostrare gli scontri, scegliendo sempre l’angolo di inquadratura opposto a quello che vedreste utilizzato in qualunque film di supereroi, un’idea molto azzeccata, un modo efficace per portare avanti la natura volutamente realistica e anti spettacolare di questa saga e penso che la conclusione scelta per i suoi personaggi dal regista farà storcere qualche naso (ma se pensate ai film precedenti, non è certo poi così fuori luogo), il problema è nella natura stessa del film.

Al netto della seconda rivelazione, dubito che quel grosso piano che va avanti con successo da tutto quel tempo, possa davvero andare in pezzi come ci viene mostrato nel film, ma il problema non è nemmeno questo, Unbreakable è stato il film che ha spiegato il mondo dei fumetti di supereroi, fino a quel momento riservato a pochi nerd appassionati, ad un’intera platea di pubblico che di lì a poco avrebbe iniziato ad accettare armature volanti, schiocchi di dita apocalittici e tutto il super-cucuzzaro. “Glass” non riesce a concludere la trilogia facendo da epilogo al genere che ha contribuito a creare, un epilogo che molta parte di pubblico forse sta anche aspettando e che, purtroppo, non è arrivato, per il semplice fatto che M. Night Shyamalan ha avuto tutta la sua vita di lettore di fumetti per pensare ad "Unbreakable", ma solo un paio d’anni dal successo di Split per scrivere questo finale, tempo che, evidentemente, non è bastato per chiudere alla grande come aveva cominciato diciannove anni fa, purtroppo “Glass” non solo aggiunge poco nulla ai personaggi principali (se non quella rivelazione “Retcon”), ma da questo punto di vista è anche un’occasione sprecata.

Se ve lo state chiedendo, quella dietro non è la cheerleader di "Heroes".
Quello, invece, per cui questo film risulta estremamente coerente all’interno della filmografia alla quale appartiene, è il messaggio finale, sì, proprio quello “Spoilerato” (perdonatemi l’orribile anglicismo, ma se siete sopravvissuti al non-doppiaggio di questo film, pieno di parole non tradotte, spero che una vogliate concederla anche a me) dal regista in persona, perché in tutti i film di M. Night Shyamalan, i personaggi sono alla ricerca di loro stessi, della loro fede e del loro posto nel mondo, in questo senso il finale è incredibilmente ottimista, anzi, proprio positivo, quasi un invito a seguire la strada che i fumetti da sempre indicano e di cercare il buono (e il supereroe) dentro di noi, un finale talmente bello che però va diluito se messo in coda ad un film con così tanti vistosi cali di ritmo e indecisioni nel finale.

Anche il cast, purtroppo, va a corrente alternata, Sarah Paulson che ultimamente si vede in tutti i film, dopo otto stagioni di sovraesposizione in American Horror Story mi è diventata così insopportabile da essere perfetta per il suo ruolo, ma a prendersi davvero il film divorandolo è James McAvoy.

Ora, io ho il sospetto che M. Night Shyamalan, la Blumhouse e la Universal, un po’ lo sapessero che buona parte del pubblico che scalpitava per vedere “Glass” in realtà Unbreakable non lo aveva mai visto, questo forse spiega perché la maggior parte dei minuti sono dedicati a Kevin Wendell Crumb e a tutta quella stanza piena di gente che è la sua testa, giusta decisione considerata la già citata svolta e il fatto che James McAvoy sia perfettamente a suo agio in tutte le personalità multiple del personaggio, davvero bravo, anche a intrannere il pubblico con il continuo rimbalzare tra personaggi.

“Yuppi! Mi hanno fatto i complimenti sulla Bara Volante, balletto della gioia!”.
Samuel L. Jackson ci mette quaranta minuti per entrare in scena, ma grazie al suo carisma si prende le redini morali del film, provateci voi con quella cofana di capelli brizzolati in testa e poi ne riparliamo! Ma la vera coltellata al cuore per me è dover fare i conti con lo stato della carriera di Bruce Willis.

Ero abbastanza sicuro che “Glass” potesse rappresentare l’ultima chiamata per la carriera di Bruce Willis, ormai perso in un mare magnum di titoli DTV, in cui compare sulla locandina, due minuti nel film, incassa l’assegno e sparisce. Fallito il tentativo di suicidio assistito artistico del remake di Il giustiziere della notte (un disastro annunciato) restava davvero solo tornare sotto la cerata verde di David Dunn, il risultato è una sofferenza.

Bruce magneticamente attratto da un cantiere da guardare (torna Bruce! Io credo ancora in te!).
Faccio il conto della serva: in dieci scene in cui compare il suo personaggio, in cinque Bruce è stato sostituito dalla controfigura e in tre, a Shyamalan tocca andare a riprendere altrettante scene prese da Unbreakable, per avere qualcosa in termini di emozione dal suo personaggio. Bruce è un vecchio leone che non se la passa benissimo, ma fa male al cuore vederlo aggirarsi per il film, senza più quella capacità di bucare lo schermo che gli è sempre stata propria, come se fosse uno di quei vecchi campioni con le ginocchia e la schiena beh, di vetro, giusto per stare in tema con il film.

Insomma, non avevo nessuna aspettativa per questo “Glass”, ma la speranza e la voglia di credere di cui parla M. Night Shyamalan nel film un po’ sì, peccato che il risultato finale non è stato all’altezza, anche se quel finale potrebbe giustificare che alcuni dei vecchi film del regista e perché no, magari anche dei prossimi, siano tutti parti dello stesso universo: Lo Shyamalan-verse!

38 commenti:

  1. non andrò a vederlo perchè andai al cinema a vedere umbrekebel e proprio non mi piacque.

    la volta che bruce willis mi ha fatto arrabiare? quando andai a vedere jjoe 2 perchè pensavo che fosse un film di bruce willis e invece era una comparsata di bruce willis.

    me lo merito perchè chi va a vedere jioe 2 si perita questo e altro.

    grazie.

    rdm

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    1. Penso che “G.I.Joe 2” fosse l’inizio del nuovo andamento della carriera di Bruce, dieci minuti sullo schermo e il faccione sulla locandina. Da lì in poi ne ha fatti tanti così, e molto anche peggio di “G.I.Joe 2” dove almeno aveva una battutaccia che faceva ridere, poca roba lo so. Il suo ruolo in quel film era più da “Expendables” di quello ricoperto proprio in “Expendables” dove ha pagato le storie tese con zio Stallone. Cheers!

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  2. Pur concordando con la tua recensione io sono uscito dalla sala letteralmente estasiato.
    Avevo da poco rivisto Unbreakable (probabilmente il vero capolavoro di Shyamalan)e Split e leggendo le critiche mi aspettavo una vera debacle.
    Invece questo Glass,nonostante i suoi difetti,l'ho amato davvero nella sua totalità,compresi i finali multipli e la faccia da cane bastonato di Bruce.

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    1. Sono molto contento che ti sia piaciuto e no, non credo che “Glass” sia un totale disastro, ha anche delle buone trovate, però in generale mi è sembrato un’occasione sprecata. Temo che Bruce così dimesso non fosse totalmente voluto ma l’unica via possibile, uff! Cheers!

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  3. Non andrò al cinema ma prima o poi lo vedrò, comunque, anche solo per vedere McAvoy di nuovo alle prese con l'Orda. Comunque gira su facebook uno spezzone di Unbreakable che dimostra che l'Orda esistesse già nella testa di Shubyudubidain ai tempi di Unbreakable, quando Bruce Willis si mette in mezzo alla folla che passa, quando viene sfiorato da un bambino sente una specie di coro di grida indistinte, poi il bambino se ne va e la cosa non ha seguito nel film.

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    1. Ho sempre pensato fosse un misto di quello che sentiva David Dunn stando in mezzo alla folla, un minimo di retro continuity anche qui allora ;-) McAvoy è molto bravo, recitando con un’iperattività opposta a come recitano di solito gli attori nei film di Michael Knight, ovvero fermo immobili e statici. Cheers!

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  4. Carabara, la tua idea per un fumetto che giocasse nello stesso campo di quei due punks dei miei amici ed ex allievi Pat & Kev mi piace tanto. Io non ho visto Glass, ma propongo una variante: Sarah e suo figlio Paul vivono in un nosoocomio da cui non escono perché sono le uniche persone al mondo non affette da capacità metaumane ed impazzite. Paul vorrebbe uscire ed affrontare l'orda. Sarah no. La loro routine è spezzata dalla probabile presenza fantasmatica di un metaumano che Paul chiama Murano perchè proietta una ombra colorata di rosa come certi vetri che tenta di convincere Paul che fuori dalla struttura è il nulla. Sarah si imbatte in Murano e cerca di ucciderlo - ok, Tom Cruise vs Tim Robbins nella Guerra dei Mondi, ma le notte sono sette dopo tutto - riuscendo solo a farlo fuggire. Paul sembra scomparso. Sarah lo cerca in tutto lo asylum e trova un vecchio annuario scolastico dove "scopre " di chiamarsi Sarah Paulson. Paul è una creaturina nella sua zucca come Murano ? Murano era il padre che ha ucciso il figlio, scatenando una psicosi nella metaumana Sarah che ha schioccato le dita e piallato la umanità ? Sarah è solo matta e fuori il mondo è come il nostro? Sarah è un dio impazzito come Jurgen P. in un fim di Carpenter ?
    Miniserie in b/n formato Diabolik con tratto a la Dan Maramotti o Ratigher o Miguel Angel Martin con inquadrature ravvicinate e con i personaggi inclinati verso il lettore come nella mini di Martian Manhunter disegnata da Al Barrionuevo. Figure schiacciate a la Carmine Infantino nei seventies ( Nova, Spider-Woman ndr ). No didas di pensiero. Nuvolette di dialogo con densità a la Azzarello. Low budget per Netflix. Excelsior! Ciao ciao

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    1. Quella storia di Marshal Law chiuso in manicomio fu il mio esordio con il personaggio e anche con i tuoi due ex allievi, sono ancora convinto che Marshal Law sia un personaggio drammaticamente sottovalutato, una volta mi piacerebbe scriverne qui sopra. Mentre leggevo mi immaginavo il momento in cui Sarah Paulson potrebbe esibirsi nel suo ormai celebre urlo spacca timpani, mi sembra tutto molto figo e ben più bilanciato verso il dubbio di quanto sia riuscito a fare Michael Knight, Azzarello ha una capacità di far sembrare 48 pagine un romanzo russo quando ci si mette, eppure spesso mi ci perdo con i suoi giri mentali, come se fossi a mia volta fossi ospite di una struttura, tipo il carcere alla “Oz” dove Brian aveva chiuso Constantine. Cheers!

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  5. ogni testa è una sentenza.

    per me il più bel film di m. knight è il sottovalutatissimo " e venne il giorno".

    il più brutto? quello con mel gibson che ha un merito: ha permesso al film " scary movie 3" di esistere.

    grazie

    rdm

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    1. Tutti i film di Michael Knight sono in pericoloso equilibrio sopra la risata involontaria, in quello sono spesso molto soggettivi, a me “Signs” è sempre piaciuto, mentre ancora scoppio a ridere se penso a certe scene di “E venne il giorno”, una almeno è diventata un tormentone comico a casa Cassidy (storia vera). Cheers!

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    2. E venne il giorno è l'unico di MNS che a mia moglie non piace :D A le piace perfino After Earth o L'ultimo dominatore dell'aria!

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    3. Per me quello resta insalvabile, se non per le risate che ci facciamo a casa citandolo ;-) La recensione definitiva di “L’ultimo dominatore dell’aria” è stata scritta da Joe Lansdale, in un romanzo di Hap e Leonard, i due personaggi dicevano una cosa tipo: “L’ultima volta che ho pianto? Guardando l’ultimo dominatore dell’aria, che cagata era quel film” :-D Cheers

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  6. Visto ieri, a noi è piaciuto molto..il finale ce lo siamo un po' spoilerato perché io l'ho letto su wikipedia e mia moglie non so dove.. comunque abbastanza shockante lo stesso, ne parlerò magari stasera

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    1. Non vedo l’ora di leggere il vostro parere, i film di Michael Knight hanno anticipato l’ansia da spoiler che pervade il mondo, per questo oggi è molto più difficile esserne immuni. Cheers!

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  7. Sono uscito delusissimo dal cinema dove ho visto "Unbreakable" e ho disprezzato "Split": diciamo che non ho fretta di vedere questo film, che noto essere uscito nel totale disinteresse dei media italiani :-P
    Invece mi sarebbe piaciuto leggere la tua sceneggiatura, che mi ricorda "Birdy": hai presente. Il giovane Matthew Modine in manicomio che dice di saper volare e il fratello reduce dal Vietnam, Nicolas Cage, che cerca di aiutarlo, con un finale meraviglioso. Adoro queste storie, per cui ora devi dirmi dove trovare quel Marshal Law che citi! ^_^ (ma non era un personaggio di Tekken?)
    Intatto Bruce m'ha fregato ancora: ho visto quella robbetta di "Reprisal" (2018) solo perché c'era lui e infatti lui non c'era, fa solo il vicino di casa...
    Ormai Bruce è destinato ad avverare la profezia di Ben Stiller: "Die Hard 12: Die Hungry!" :-D

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    1. Puoi saltarlo tranquillamente, per altro, ho visto la pubblicità del film in tv, dopo aver visto il film, lo spot sembra quello di un film completamente diverso ;-) In effetti tra i poteri temporaneamente KO di quel personaggio abbozzato nella mia testa, il volo era tra quelli, ma sai che “Birdy” è uno di quei film di Alan Parker che mi mancano? Grazie per avermelo ricordato!

      Con due “L” finali è un personaggio di “Tekken” per altro ispirato palesemente al maestro Bruce Lee, con una “L” sola finale, è un fumetto fi fine anni ’80 uscito per la Epic (la linea adulta della Marvel, durata dodici minuti) e poi per la nostra Dark Horse. Immaginati un super poliziotto, cacciatore di super eroi in una San Francisco futura devastata, con addosso un’assurda divisa quasi in stile sadomaso (parodia dei costumi da super eroi) che odia i super eroi e di conseguenza sé stesso. La storia mi pare fosse “Marshal Law takes manhattan” (oppure “crime and punishment” ora non ricordo), e gli ospiti del manicomio erano personaggi che ricordavano volutamente i più famosi eroi Marvel, tutti descritti con le loro patologie mediche. Anche perché prima di Deadpool e Rat-Man, a prendere per il culo i super eroi ci pensava Marshal Law ;-)

      A questo punto voglio Bruce in “Die Hard 12: Die Hungry!" per altro, anche nel prossimo “Die Hard” già annunciato, Bruce ha trovato il modo per recitare pochi minuti (storia vera). Cheers!

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    2. Ahhhh ma io scherzavo: abbasta Die Hard!! :-D
      Grazie per la dritta su Marshal Law, lo cercherò!

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    3. Invece quando si tocca al fondo, qui si inizia a scavare, si chiamerà “McClane” ma per me è già “Le avvenute del giovane John McClane” visto che Willis farà il solito cameo di dieci minuti e per il resto, il personaggio sarà interpretato da un attore giovane. Aggiungo solo: GULP!

      Figurati di che? Qualche anno fa, tipo tre o quattro, è stato ristampato tutto in tre volumi usciti per la Magic Press se non ricordo male. Dovresti trovarli facilmente, anzi, quasi tutto, perché mancano alcune storie speciali tipo “Marshal Law vs Pinhead” e altre follie del genere ;-) Cheers!

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  8. Avevi ragione, siamo più che d'accordo. Fuori dal manicomio, in quell'inizio tetro, si sta un gran bene. Una volta rinchiusi in mura color fenicottero, inizia la noia e non si sa più come conviverci. Peccato, perchè mi aspettavo uno scontro come si deve, quasi quasi più supereroi che la normalità della vita in corsia.

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    1. Il primo atto è una meraviglia, sembrava fin troppo bello per durare, infatti si accartoccia su sé stesso.
      Che poi se la parte in ospedale fosse stata coinvolgente, sarebbe stato più in linea con l’anti spettacolarità di questa trilogia, però fatta così no, insomma è andata maluccio. Cheers!

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  9. Che peccato! Ci credevo e ci speravo fortissimamente in questo GLASS. E invece... Buona idea, buon "doppio-twist" ma moltissimo amaro in bocca per ciò che avrebbe potuto essere sto film se Shyamalan avesse avuto ancora il tocco magico degli esordi e il buon Bruce fosse quello di una decina di anni fa. Una seconda parte che si trascina lenta e senza sapere bene che pesci pigliare. Solo verso la fine un po' si risolleva ma i buoi sono già scappati da un pezzo.

    Salvo le intenzioni e un mostruoso (in tutti i sensi!) McAvoy che si è ammazzato di palestra per la parte. Non è tirato, si è proprio gonfiato abbestia! Ergo: si è veramente fatto un c*lo così coi pesì.

    Alla fine la "trilogia adulta sui supereroi" di Shyamalan non è male, ma avrebbe potuto essere qualcosa che a livello di trama e intrecci, avrebbe spazzato via ogni concorrenza e avrebbe messo fine al discorso "super" per sempre. Peccato.

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    1. Aveva sulla racchetta una palla d’oro che purtroppo non si è tradotta in quel colpo da KO che alla fine solo lui, che ha iniziato questo lungo discorso sui super eroi iniziato 19 anni fa, poteva chiudere. Penso che qualche tempo in più per scrivere il secondo e terzo atto, e le cose sarebbero andate meglio di così. Cheers!

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  10. Sai come la penso su questo film, tu sei stato un po' più tenero😉...
    E comunque sì, potrebbe essere stato proprio Blum l'architetto di questa deriva verso la trilogia di due film che presi da soli erano davvero due bei prodotti...
    Ciao, Vincenzo

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    1. Lo so lo so, alla fine è un film che sbaglia delle cose e ne fa giuste altre, non un completo disastro però un’occasione persa sì. Ho indagato ma non sono riuscito a trovare nulla, Blum un giorno scriverà un’autobiografia mica male, fino ad allora è l’eminenza grigia e sorridente dietro a tanto cinema che sta facendo molti soldi in questi anni ’10 quasi ’20 ;-) Cheers!

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  11. Io comunque a Shyamalan voglio bene comunque.
    Non a caso conto di recuperarlo appena possibile.

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    1. Fallo, perché la penso come te, secondo me quel ragazzaccio un giorno farò un altro filmone, e nel mezzo altri titoli buoni o scarsi. Ogni suo titolo sarà sempre dileggiato oppure esaltato più del necessario, eppure, quando a bocce ferme, come si dice dalle mie parti, un giorno guarderemo la sua filmografia è sarà una delle più coerenti come tematiche interne. Certo non saranno tutti filmoni - anzi - però il tempo alla fine è sempre il miglior critico cinematografico del mondo ;-) Cheers

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  12. Oggi abbiamo commentato in sincro e su questo film concordiamo alla grande. Un film che si fa guardare senza problemi, ma è talmente pieno di difetti che è praticamente impossibile ignorarli. Male Bruce Willis, benissimo McAvoy, nì Samuel L. Jackson. Inutilissimi i personaggi secondari, anche se Anya Taylor-Joy brilla di luce propria.

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    1. Avere Anya Taylor-Joy e non usarla è un vero spreco, siamo totalmente d'accordo, non è il disastro di cui sento parlare in giro, ma un po' deludente quello si. Cheers!

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  13. Cass, secondo me hai centrato il punto dicendo che Shyamalalalaland ha avuto tutta la vita per pensare e scrivere Unbreakable, ma non ha certo passato questi ultimi 20 anni a tessere i fili dei due sequel. La sensazione, che è fortissima nel finale, è proprio di un film scritto a tavolino, con una riflessione forzata e didascalica sulle dinamiche dei fumetti (con robe inguardabili come lo spiegone dello showdown). Troppi passaggi sono troppo "urlati" sul concetto fumettistico, là dove Unbreakable prendeva quell'idea e la faceva sbocciare piano piano, una scena dopo l'altra, per farla esplodere nel finale.

    L'ho visto giusto ieri terrorizzato dalle recensioni d'oltreoceano, e la paura di un flop clamoroso. Partendo da questa aspettativa cataclismica ("mi è sempre usato l'aggettivo cataclismico, capita raramente di usarlo in una frase" cit. + cit. Dott.ssa Paulson), sono riuscito a godermelo.
    Ha molti difetti, troppi spieghini e spiegoni, troppe lentezze, scene superflue. Ma è la solita fregatura di quanto ti affezioni ai protagonisti e al film perdoni anche ciò che non dovresti. Ed ogni volta che Mr. Glass appare sullo schermo, per bastardo che sia, io ho sempre una paura fottuta che si rompa qualche osso.

    Bob.

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    1. Di solito per un regista, il “film della vita” è quello che decide di girare quando ha ottenuto la consacrazione, normalmente è un tipo di pellicola senza mezzi termini, capolavoro o flop colossale, il nostro amico Michael Knight ha avuto due occasione, dopo l’ENORME successo di “Il sesto senso” ha sfornato “Unbreakable” il suo miglior film. Poi dopo aver consolidato il suo “Shyamalan twist” con quattro film in fila (“Signs” e “The Village”) la Disney era pronta a metterlo sotto contratto a vita, se avesse deciso di fare qualche taglio a “Lady in the water”, Michael Knight ha rifiutato e sappiamo com’è andata a finire. Non lo aveva capito nemmeno lui che “Unbreakable” era il suo film della vita.

      Questo “Glass” non ha avuto il tempo di affinare tanti passaggi, che invece in “Unbreakable” funzionavano alla grande, però hai ragione, alla fine quando ti affezioni ai personaggi, il film guadagna parecchi punti a livello di coinvolgimento, questo non è il disastro di cui si parla in giro, però si vede che gli è mancato il tempo per diventare il filmone che avrebbe potuto essere. Cheers!

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  14. Sai che è la tua prima recensione che mi ha messo tristezza, per la parte su Bruce Willis?
    Si dovrà riciclare in qualche film drammatico? In qualche commedia?
    Come dicevi qualche commento più sopra, la comparsata in giJoe almeno funzionava...
    se ci pensi bene, quel film, tolto Snake Eyes, si salva solo proprio per quei dieci minuti con Bruce...

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    1. Penso che la sua attuale condizione fisica (mantengo la metafora sportiva) sia passata inosservata per via del ruolo, dimesso come richiede la storia, per quanto molti non l’hanno notato, ma l’andamento della carriera di Bruce è chiaro. In questo momento temo non abbia nemmeno più il tempo per la commedia, anche se Bruce arriva da lì.
      Il secondo “G.I.Joe” aveva corretto un po’ il tiro rispetto al primo, ci spero ancora in un bel film un giorno, ma spero anche di rivedere quel vecchio leone di Bruce tornare. Cheers!

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  15. Ho passato la prima parte del film a chiedermi "è più forte Hulk o la Colonna? (cit.)" Nella seconda parte ho lottatori contro la palpebra calante. Nel finale la situazione è migliorata, ma non del tutto. La nerd che è in me, però, vuol sapere qualcosa del maledetto trifoglio. Maledetto Shyamalan!

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    1. Era Cosona, non colonna. Maledetto correttore!

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    2. Appena ho visto il trifoglio e la scena successiva della cena, ho pensato ad una roba tipo “Hellfire club” degli X-Men, poi Michael Knight ci ha infilato lo spiegone, ma il fantasticarci sopra risultava migliore, che poi è forse tutto quello che si potrebbe dire anche di “Glass”. Cheers!

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    3. Adesso hai la risposta alla citazione: É più forte il correttore! ;-) Cheers

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  16. Visto ora.
    Sei stato fin troppo buono, io l'ho trovato una cavolata improponibile. A Shallallero voglio bene, ma qui manco lui sapeva che pesci pigliare.

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    1. Un film che gli è caduto in testa, non sapeva cosa farsene. Appena ho un minuto passo a leggerti, ho visto che ne hai scritto. Cheers!

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