mercoledì 2 gennaio 2019

Errementari - Il fabbro e il diavolo (2018): Quando il diavolo (di netflix) ci mette la coda


Per prima cosa, tutta la mia solidarietà (per quello che vale) a tutte le ragazze e i ragazzi che pizzicano la “R”, quando dovranno pronunciare il titolo di questo film, non si fanno certe bastardate! Detto questo parliamo del film.
Quanti film Baschi vi è capitato di vedere di recente? Eh così eh! A grappoli! No scherzi a parte, non molti immagino, i Paesi Baschi hanno generato oltre che un famoso cappello con lo stesso nome, anche una lingua propria e di conseguenza, come tutte le popolazioni autoctone, un folklore locale alla quale questo film si ispira, ma che può anche vantare una produzione di Álex de la Iglesia, si perché sembra incredibile, ma quell’adorabile matto che ha diretto “Azione mutante” (1993) ora fa scuola e proseliti o almeno ci prova.

Sulla carta questo film avrebbe anche tutti gli elementi giusti per affascinare, una favola folk horror che fa pensare al Guillermo Del Toro, alle favole classiche che sono sempre un buono spunto di partenza in quanto veri archetipi narrativi, si immagina tutto condito con buone dosi di sangue senza tirar via la mano. Lo trovate su Netflix e vi consiglio la lingua basca (con i sottotitoli) perché da sola regala un buon dieci per cento extra di fascino al film, che però al netto del risultato finale, di davvero affascinante ha proprio solo quella lingua aliena all’orecchio in cui parlano i protagonisti e davvero poco altro, che cacchio è successo?
Saranno anche Baschi, ma questo a me sembra un Mamuthones Sardo.
Deve essere successo Paul Urkijo Alijo, regista che ha per le mani folklore, favole, una lotta per la propria anima e un diavolone grosso e rosso, ma riesce comunque ad appiattire il ritmo, con la parte centrale del film non va proprio avanti. Un risultato finale è meno della somma delle sue parti e risulta stranamente piattissimo malgrado le premesse.

Di fatto “Errementari” è un fantasy che più classico di così si muore, con una bambina ai margini del suo villaggio e un vecchio pazzo che vive solo nei boschi, conciato come una mamuthones sardo, e in odore di cannibalismo, almeno a quanto dicono gli abitanti del villaggio. Il tutto si risolve in una lotta per la propria anima ancora più banale dello spunto di partenza.

Ultima nota per i lettori dalla “R” molto nobile, il protagonista, il mamuthones, è proprio l’Errementari del titolo, che voi direte: Con un nome così altisonante (e pieno di “R”), che cazzarola è un Errementari? Un fabbro, questo vuol dire in basco, fabbro. Che come ci spiega la favoletta piazzata in modo didascalico all’inizio del film, ha ingannato il diavolo (sono io che continuo a notare potenziale di roba alla Gilliam in questo film?) ed ora si guadagnato una vita in solitaria in mezzo al bosco, alimentata dalle voci sul suo conto e soprattutto da un’eterna veglia da condurre in gran segreto.

EVVeme… EVVementaV… EVVementaV… Il FabbVo.
A garantire il classicismo totale abbiamo una bambina come protagonista, che viene “spernacchiata” da tutto il villaggio perché sua madre si è impiccata, ed evidentemente l’umorismo Basco prevede che per questo i parenti superstiti del suicida debbano essere bullizzati. Ma la ragazzina non si fa problemi a trattare male i suoi persecutori che per liberarsi di lei le lanciano la sua bambola del cuore del cortile di casa dell’Errementari, avete già capito come continua no?

Si scoprirà presto che chi doveva essere brutto, sporco e cattivo, in realtà è solo un po’ burbero e i veri cattivi, si presentano con volti amichevoli da burocrati (si, io qui continuo a vedere robe alla Terry Gilliam abbozzate malamente), ovviamente non manca nemmeno un diavolone, realizzato con un trucco vecchia scuola che lo fa sembrare quello palestrato di “Legend” (1985) prima delle mille mila ore di palestra. Peccato che il trio di protagonisti, a metà film faccia arenare il film, il ritmo e anche noi spettatori nelle secche di dialoghi infiniti, tutti in Basco eh? Quindi incredibili all’orecchio non abbituato, ma pallosissimi lo stesso.

Il diavolo di  “Legend" prima di scoprire gli steroidi.
Quello che manca è proprio una direzione, sei un horror con elementi Folk? Sei un film satirico con esplosioni di violenza? Sei una favola particolarmente oscura? Non sono un fanatico dell’etichettare i film a tutti i costi, ma qui mi pare abbastanza chiaro che la trama cerchi di essere un po’ tutto, per riuscire stringi stringi, a non essere proprio niente.

La fotografia sempre fissa sol tono rugginoso, sembra un modo per distrarre dai costumi abbastanza raffazzonati, un po’ come se fosse mancata davvero la voglia di esplorare una storia in cui i protagonisti devono combattere per tenersi stretta la propria anima. Potresti farci qualunque cosa con un fabbro cazzuto, una bimba che non le manda a dire e un diavolone chiuso in una gabbietta come se fosse una cocorita, anche trasformare tutto in una favola dal finale beffardo e invece? Invece niente.

“Errementari” sembra un film che ammucchia dentro un sacco di roba senza dare spessore davvero a niente, come a sperare che in quel gran mucchio di cose ammonticchiate, il pubblico troverà qualcosa di suo gradimento. Forse il finale? Non lo so, mi è sembrata una lunga sequenza talmente pacchiana che altrove avrei criticato, ma che qui se non altro smuove un po’ la storia dal nulla cosmico in cui era precipitata, quindi anche le fiamme infernali realizzate con mezzi di fortuna, almeno danno l’illusione di una storia che ha qualcosa da dire, quando invece, è già terminata dopo il didascalico inizio.

“Sono una bambina in una favola, potrà mai capitarmi qualcosa di male?”.
Inoltre ho trovato una sinistra tendenza a prendersi molto sul serio, anche troppo quando comunque nella tua storia hai un diavolo chiuso in una gabbietta, e un finale ambientato in un inferno che risponde a tutti i canoni più banali e abusati, a cui si pensa quando qualcuno pronuncia la parola “Inferno”. Insomma un titolo davvero dimenticabile ed evitabile, se pizzicate la “R” di sicuro, ma in generale proprio per tutti.

10 commenti:

  1. Intanto, buon anno ^_^
    Grazie a Netflix si è parecchio incrementata l'offerta di film non americani e d'un tratto, dopo decenni di immotivato razzismo culturale, per lo spettatore medio non è più spazzatura un film che parli una lingua diversa dall'inglese. Mi piace questa esplosione e mi ha permesso di gustare opere tecnicamente di qualità altissima: una volta solo gli americani potevano permettersi spettacoli visivi di grande impatto, mentre le altre cinematografie dovevano limitarsi a buone sceneggiature: invece ora anche loro possono dedicarsi alla vuota superficialità...
    La mia sensazione è che nel tentativo di raggiungere il livello tecnico americano si siano dimenticati che servirebbe anche una sceneggiatura. Queste feste mi è capitato di vedere alcuni film dal nord Europa, e a parte paesaggi meravigliosi e fotografia da applauso... non c'è molto altro. Non ricordo il titolo ma c'è un noir tipo scozzese che sembra un Bignami delle scelte sbagliate dei noir classici!
    Però alla fin fine sono prodotti fatti bene, e addirittura mi sono ritrovato ad apprezzare lo svedese o norvegese "Battle", palese scopiazzata del "Save the Last Dance" dei primi Duemila, che pur scontatissimo alla fine offre uno spettacolo simpatico, basato quasi unicamente su una cultura diversa così unificata alla nostra.
    Se penso ad altri film stranieri di questi anni, mi sembra si punti tutto sull'effetto visivo, sicuramente di altissima qualità, quindi si cerchi in pratica di fare film americani: e la bellezza esotica di qualcosa di "diverso" che fine ha fatto???

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    1. Buon 2019 anche a te ;-)
      Verissimo, bello che si sia infranta questa barriera culturale, e poi il cinema è anche un modo per capire qualcosa del Paese produttore di un determinato film, quindi espandere i confini in questo modo è sempre ottimo, peccato che dici molto bene, sembra sia una gara per giocare a fare gli americani a tutti i costi, in generale penso che non si dedichi più abbastanza tempo alle revisioni delle sceneggiatura, i vecchi film erano più curati da questo punto di vista, e purtroppo non è una tendenza solo americana! Cheers

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  2. Dai, ne avevo sentito parlare bene... Beh, meglio così, mi hai aiutato a usare meglio un altro paio d'ore. Grazie!

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    1. Uno dei compiti della Bara è proprio questo, evitare lo spreco di tempo ;-) Cheers!

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  3. Copiano lo stile americano per vendere film agli americani, visto che il loro mercato è uno dei più floridi.
    Addirittura, spesso molti film europei (anche italiani ) erano ( sono ?) doppiati in inglese proprio per venderli facilmente in USA.
    C'è anche l'audio inglese , per questo film ?

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    1. Si mi pare ci sia anche l'audio in Inglese, se non ricordo male. A volte mi diverto, guardando i film italiani, a capire se sono stati recitati in inglese (quelli di Argento quasi tutti, ad esempio), una pratica un tempo diffusa per rendere il film più facile da vendere all'estero. Cheers!

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  4. Ero partito anche fiducioso per alcune buone recensioni lette, ma davvero ho fatto una fatica immensa a rimanere sveglio. Nonostante questo, per me è il miglior film basco che abbia visto da almeno 5 anni a questa parte :D

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    1. Ahaha forse il miglior film basco di sempre! ;-) Davvero inizia molto bene poi si scioglie come neve al sole, che non so come si dica in basco però. Cheers!

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  5. OFF TOPIC:
    Che cos'è tutta questa luce e tutto questo ordine? Chi ha pulito la bara volante? XD
    Ora riesco a vedere le macchie di sporco sullo mio schermo, grazie XD

    Però bella la nuova grafica, mi piace. Anche se non mi dispiacerebbe la scritta in rosso e lo sfondo nero; sono più nostalgico di GIEI GIEI Abrams.

    Saluti!

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    1. Pulizie di inizio anno, in realtà odio le macchioline sugli schermi, quindi il pretesto era questo ;-) Ho inauguro la nuova veste grafica ufficialmente, per il logo ho delle idee, a differenza di GIEI GIEI Abrams, mille grazie! ;-) Cheers

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