mercoledì 16 gennaio 2019

Due occhi diabolici (1990): Poooe-poe-poe-poe poe-poe-poooooe!


Nella vita è importante avere degli amici, qualcuno con gli amici esce a bersi una birra, altri invece, dirigono film ad episodi, come quello protagonista del nuovo capitolo della rubrica… Lui è leggenda!
Edgar Allan Poe.
Ha davvero bisogno di presentazioni? Ma soprattutto si merita un’introduzione sulle sue opere scritta da un cagnaccio come me? Direi proprio di no, le opere di Poe hanno avuto un’influenza incredibile sulla letteratura e la cultura popolare, inoltre i suoi lavori sono una specie di tappa obbligata, se non proprio un rito d’iniziazione per ogni appassionato di Horror. L’unica cosa che davvero non è mai stata già scritta su Edgar Allan Poe è il mio primo incontro con l’autore, e non è stata mai scritta perché non frega niente a nessuno (storia vera) ma è la più concreta occasione che avrò e poi mi tornerà utile nel resto del post, quindi ve la beccate. Flashback in arrivo!

Da qualche parte nel mezzo delle scuole elementari, un giorno la signora maestra decise di regalare ad ognuno dei suoi alunni un libro, nell’estremo tentativo di far appassionare qualcuno alla lettura, missione inutile con me, ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia che spargeva libri e libroni per tutta casa, quindi ho sempre avuto un ottimo rapporto con la lettura, ma l’iniziativa non è da sottovalutare. Tutti i miei compagni si beccano roba tipo “Le allegre paperelle della fantasia” oppure “I simpatici orsacchiottini teneroni del bosco”, roba così, al vostro amichevole (e allora molto minorenne) Cassidy di quartiere cosa arriva in dono? “Racconti del terrore” di Edgar Allan Poe (storia vera).

Non credo fosse questa edizione, ma comunque ecco come ho conosciuto Poe.
Motivo dell’assegnazione? Provate voi ad ammorbare la maestra con i film horror visti in tv la sera prima tutte le settimane, ed è molto probabile che vi ritroverete anche voi con un libro di Poe, ok un’edizione per bambini, ma sempre di Edgar Allan Poe stiamo parlando, e se ve lo state chiedendo, la risposta è sì, sono sempre stato strambo e macabro fin da bambino! Avete presente il coro basato sulla celebre storpiatura di “Seven nation army” dei White Stripes? Ecco io la canto a modo mio da allora.

A colpirmi di quel libro furono i racconti sulla mesmerizzazione (probabilmente si trattava di “Rivelazione mesmerica” 1844) e sul quantitativo di personaggi che Poe riusciva a far risvegliare dentro una bara perché creduti erroneamente morti prima del tempo (“La sepoltura prematura” 1844) non so quanto abbia influito sul nome di questo blog il fascino oscuro di quelle storie (forse un po’) ma il volume terminava di sicuro con il più celebre racconto di Poe forse di sempre che non preveda un corvo (NEVERMORE) ovvero “Il gatto nero” (1843).

Nel tempo crescendo (oltre a non essere migliorato in fatto di macabra stranezza) ho letto tutto il possibile su Poe, quindi potete immaginare cosa poteva rappresentare per il me stesso adolescente una cosina come “Due occhi diabolici” due grandi maestri del cinema Horror, che rendono omaggio ad Edgar Allan Poe dirigendo due dei suoi racconti, e se Dario Argento ancora oggi mi piace con riserve, George A. Romero è sempre stato uno dei miei preferiti.

“Che stai facendo Dario?”, “L’imitazione del gatto nero… Miao! Miaaaao!”.
Ma il primo problema di “Due occhi diabolici” è proprio qui, l’aspettativa è piuttosto grossa viste le premesse di un progetto che ha dovuto ridimensionarsi fin dalla sua genesi, si perché il piano originale di Dario Argento era sì quello di avere un film ad episodi, ma con quattro registi diversi. Oltre a se stesso e al suo grande amico Romero, con cui è sempre stato sodale fin dai tempi di Zombi (Dawn of the Dead), il piano era di avere a bordo anche John Carpenter e un altro amicone di Romero, ovvero Stephen King che avrebbe dovuto tornare dietro la macchina da presa dopo Brivido, ma forse visto lo scarso successo, qualcosa deve essere andato storto per forza.

Non riesco a non immaginarmi la scena di Romero e del suo amico Italiano seduti ad un tavolo di Hooters, con zio George che chiede: «Ma quando arrivano Johnny e Stevie?», ed in una scena del tutto simile a questa, Dario Argento che risponde: «George, Johnny e Stevie non verranno… Un brindisi a Johnny e Stevie! … George? Dove vai George? Hai dimenticato qualcosa in macchina? George?».

In questa Gif animata, l’incontenibile gioia di Romero, una volta ricevuta la notizia.
Per altro, gli amanti del gossip parlano di una lavorazione travagliate e di Argento che pungola Romero a dirigere meno svogliatamente, ho fatto delle indagini ma non ho trovato riscontri credibili su questo fatto, quindi lo etichetto come un parere personale forse dettato dal risultato finale, perché dubito fortemente che un regista che ha sempre faticato così tanto a reperire fondi per i propri film, e una spiccata predilezione per le opere tra amici, una volta sul set sarebbe andato in giro sbuffando., dai su, non scherziamo. “Two Evil Eyes” ha diversi problemi, ma questo tipo di gossip lo lascio volentieri a chi è interessato a sfruttarlo.

Rimasti in due a ballare l'hully gull, Dario Argento riesce a far valere i suoi contatti e insieme al fratello Claudio e al produttore Achille Manzotti mette insieme i 9 milioni di ex presidenti defunti stampati su carta verde che permettono a tutti di girare a Pittsburgh, città natale di Romero. I due amici si dividono equamente i 120 minuti del film, e così farò io per analizzare i due mediometraggi.

Fatti nella vita del signor Valdemar (regia di George A. Romero)

La Leggenda sceglie di adattare “La verità sul caso Valdermar” (1845) un racconto sul mesmerismo forse perché aveva avuto una maestra a scuola come la mia, in ogni caso per la sua versione della storia, tiene conto di chi lo ha preceduto, includendo nella trama anche i due amanti che non sono presenti nel racconto originale, ma tengono banco nella versione cinematografica presentata da Roger Corman nel suo “I racconti del terrore” (1961).

Nella versione Romeriana, la bella moglie dell’anziano e morente Ernest Valdemar (Bingo O' Malley, e ditemi che non è il nome più bello del mondo) si chiama Jessica ed è interpretata dalla mitica Adrienne Barbeau al suo secondo film ad episodi diretto da Romero. La donna è una ex Hostess di volo che dopo essersi cuccata il ricco bacucco, vorrebbe monetizzare dalla sua morte, e poi rigettarsi tra le braccia del medico dell’uomo, un vecchio amante di Jessica molto più giovane ed aitante di nome Robert (Ramy Zada) che tiene il signor Valdemar in uno stato di costante ipnosi, grazie alle sue conoscenze sulla mesmerizzazione, considerata dal medico molto più umana nel suo evitare inutile sofferenze all’uomo.

“L’ultima volta sono finita dentro una scatola, ma questa volta non mi fregate”.
Bisognerà soltanto tenere duro due settimane perché la burocrazia faccia il suo corso, se Valdemar dovesse tirare i calzini in questo periodo di tempo, ciao ciao soldoni e bella vita. Sfiga! Il vecchio Ernest rende l’anima non solo durante questo periodo così critico, ma anche mentre si trovo ancora in stato d’ipnosi, cosa fare? Una grossa ghiacciata nel sottoscala è la soluzione, e il cadavere del signor Valdemar viene trasformato in Capitan Findus.

Capitan Findus, per i capitani zombie di domani.
Situazione in ghiaccio? Più o meno, perché con una spettrale voce dall’altro mondo, Valdemar ancora si fa sentire e lavora ai fianchi sui sensi di colpa della donna. Molto azzeccato collocare il corpo congelato (ma ancora parecchio chiacchierone) dell’uomo al fondo di una lunga scala, un modo nemmeno troppo velato di rappresentare una discesa nell’inconscio (e nel senso di colpa) per la nostra Adrienne Barbeau, ma non voglio stare a cavillarci sopra troppo, perché il problema di questo segmento è un altro.

Romero allunga la tensione ma purtroppo anche il brodo, inserisce sua moglie Christine Forrest in un ruolo da infermiera quasi identico a quello di Monkey Shines ma purtroppo l’episodio in sé resta piatto, a tratti davvero troppo televisivo, ahimè uno dei lavori meno ispirato della Leggenda. Bisogna dire che Romero come Poe, è stato da sempre attratto dalla linea che separa la vita e la morte, che questi due grandi autori hanno reso sottilissima con le loro storie, per entrambi i morti, una volta liberati dalla loro catene, tornano a perseguitare i veri mostri, ovvero i vivi con tutte le loro idiosincrasie, purtroppo lo “zombie” del signor Valdemar è uno dei meno incisivi mai sfornati da Romero, che si ritrova per le mani troppi minuti da gestire, per una trama che con la metà del minutaggio, sarebbe stata molto più snella ed efficace, l’assenza dei segmenti diretti da Carpenter e King qui si fa sentire moltissimo.

Il grande Tom Atkins, che tornerà nel corso di questa rubrica.
Di molto chiaro e diretto invece, c’è la critica al consumismo e al Dio denaro, un altro classico tema Romeriano, che qui è in bella vista, non mi riferisco solamente al sangue che cola sulla banconote nell’ultima scena (quella con il mitico Tom Atkins), ma anche il metronomo utilizzato da Robert per il suo piano, ha una forma che ricorda volutamente la piramide massonica che è facile trovare raffigurata sui dollari, quindi anche qui la Leggenda conferma la sua naturale propensione ad utilizzare il genere horror come critica sociale, ma l’ultima scena, dove proprio quel metronomo diventa protagonista, sarebbe risultata molto più potente se l’episodio fosse durato la metà.

Lo so che questa è una rubrica su George A. Romero (lo sapete che la "A" sta per amore? Beh ma io ve lo ripeto lo stesso), ma più di questo non si può aggiungere, perché a fare la parte del leone in questo film, è il segmento diretto da Dario Argento. Anzi, più che del leone, fa la parte del gatto, ecco.

Il gatto nero (regia di Dario Argento)

Immagino ricordiate tutti la celebre pubblicità che diceva “Vi piace vincere facile?” ecco, sarebbe fin troppo semplice usarla per descrivere quanto fatto da Argento, che si accaparra uno dei racconti più celebri e memorabili di Edgar Allan Poe, già portato al cinema dal citato Corman (massimo cantore di Poe al cinema) ma anche dal grande Lucio Fulci nel 1981 con “Black cat”.

Argento rende ancora più personale il racconto originale, premendo meno l’acceleratore sulla sua natura claustrofobica, ma lavorando molto bene sul senso di ineluttabilità che volteggia attorno al protagonista, il fotografo con basco tipo mimo Francese, Roderick Usher interpretato da un Harvey Keitel in gran spolvero.

Non me rompe er ca (Cit.)
Usher (si, proprio come “La caduta di casa Usher” ovviamente di Edgar Allan Poe) è un fotografo di nera abbastanza eccentrico e propenso alla bottiglia e all’uso della violenza, un cattivo tenente convivente che fa vedere i sorci verdi alla sua compagna Annabel (Madeleine Potter), che in tutta risposta porta a casa una gatta nera con una macchia bianca dalla forma strana sul petto, e che per altro odia Usher con tutte le sue feline forze.

Comprensibile, specialmente quando il fotografo la sottopone a torture per metterla sulla copertina del suo libro fotografico intitolato “Metropolitan horror”, mossa che non piace per niente ad Annabel che cerca di mollarlo, ma finisce morta ammazzata e murata dietro ad una parete di casa. Abbastanza significativo che il crimine nascosto da entrambi i protagonisti di “Due occhi diabolici” sia per Romero che per Argento, sia celato al fondo di una scala, che nel caso di Argento non scende ma sale verso l’alto e per altro la nuova parete ricostruita ad hoc, viene ricoperta da mensole piene di vhs con tanti classici del cinema.

Se ve lo state chiedendo no, non è il gatto di “Sabrina vita da strega”.
Dario Argento sfrutta molto meglio l’ora di tempo a sua disposizione sfornando un mediometraggio che forse per i suoi fan della vecchia guardia, è fin troppo moderato nel mostrare ammazzamenti di sorta, ma che per i lettori di Poe potrebbe risultare anche troppo. Si perché Darione nazionale sfrutta gli ottimi effetti speciali di Tom Savini (che fa anche una piccola comparsata nell’episodio) per portare avanti il suo gusto per la violenza nei film, ma condisce il tutto con un paio di virtuosismi ben girati (le soggettive del gatto) e continui rimandi cinematografici mai fastidiosi, ma gustosi da scovare.

“Ma questo è un massacro!”, “No, tecnicamente è una citazione”.
Il primo cadavere fotografato da Usher è una donna tagliata a metà da una lama gigante inchiodata al soffitto, un palese omaggio a “Il pozzo e il pendolo” (1961) del solito Roger Corman, ma anche i nomi dei personaggi sono continue citazioni, del protagonista vi ho già detto, ma aggiungo che uno dei vicini impiccioni si chiama Pym come il Gordon Pym del romanzo di Poe, ed è interpretato da Martin Balsam, che basta citarlo per pensare subito a “Psycho” (1960).

Argento traccia un filo rosso tra il gatto nero al centro della storia, e un tema a lui molto caro nella sua filmografia, ovvero le streghe, e senza tirare via la mano sugli ammazzamenti (la scena dell’impalamento resta una delle più potenti del film) mette su un episodio davvero riuscito, decisamente più appassionate di quello diretto dall’amico George A. Romero.

“Ti maledico ad una vita di remake diretti da Luca Guadagnino!”.
“Due occhi diabolici” oltre ad essere un omaggio ad Edgar Allan Poe sembra un modo per due amici (e guarda caso, anche due maestri dell’Horror) che ha il beffardo destino di essere considerato come l’ultima scintilla, prima di una fase calante per entrambi i registi, a cui almeno Romero ha saputo mettere un freno con un titolo ingiustamente sottovalutato e il ritorno ai suoi amati zombie, mentre per Dario Argento si è trasformato in una caduta libera. Non sono un tipo scaramantico e non credo alla buffonata per cui i gatti neri portino sfortuna (i gatti neri sono i più fighi) quindi la conclusione di questa storia la lascio a voi.

Invece il resto della rubrica è in carico a me, la prossima settimana sarò ancora in missione per conto di zio George, con quello che in qualche modo è un rito di passaggio per ogni maestro del cinema horror: L’adattamento di un romanzo (del suo amico) Stephen King!

26 commenti:

  1. Film abbastanza godibile, l'ho visto anni fa.. ricordo che colei che faceva più paura era la gatta nera! :D

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    1. Non è un film eccezionale, il segmento di Romero ha problemi di ritmo (troppi minuti da gestire per una storia così), però finisco puntualmente per rivedermelo ;-) La gatta è la migliore, senza ombra di dubbio! Cheers

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  2. Dovrei rivederlo, l'ho visto una volta sola, ma mi era piaciuto molto. L'episodio di Romero non me lo ricordo fiacco, forse lento all'inizio ma la parte finale mi era piaciuta un sacco.
    L'episodio del gatto me lo ricordo come una specie di Blow Up in salsa argento (con questo fotografo maniaco).
    Comunque Cass, protesto formalmente per lo sfondo bianco del blog. Non c'è lo stesso gusto a leggere i commentoni, specie quelli horror…
    Bob.

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    1. La parte finale è quella più memorabile, per me non è un brutto episodio, è solo spalmato su troppi minuti, avesse mantenuto il formato (e il minutaggio) degli episodi di “Creepshow”, nessuno si sarebbe lamentato ;-) Ma di macabro ci sono giù io qui sopra, uno le tenebre le ha nel cuore, meglio non averle nelle diotrie :-P Cheers!

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  3. Che mito... Lo cominciarono a passare in TV proprio quando ho "scoperto" l'horror, scoperto Poe e I classici ma soprattutto all'apice della mia DylanDog-mania. Quindi per me è stato un filmone! ^_^

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    1. Allora puoi capirmi, anche per te è arrivato nel momento giusto ;-) Cheers!

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  4. lo vidi al cinema e non mi dispiaque.

    però non lo vidi mai più e perciò diamo all'operazione un 6 di stima.

    due anni dopo vidi le iene e pensai " ....che forte sto attore che si chiama harwey keitel...non lo conoscevo...proprio bravo"

    e invece lo avevo visto in "due occhi diabolici" ma non lo avevo registrato..........

    molti anni dopo vidi ( sic!!) "il mio west " e bestemmiai".............cavolo ma quello è harwey keytel l'ho visto in "le iene" e in " dal tramonto alla'alba"................cavolo , ma quello è david bowie l'ho visto in " furyo" e " myriam si sveglia a mezzanotte...." ma quello è Alessia Marcuzzi!! l'ho vista in "TETTE"

    signori alessia marcuzzi ha recitato con Bowie e Keytel -
    è giusto che l'umanità si estingua.


    saluti da GEPPO

    ps: con la battuta "...che cazzata se lo sapevo ci pisciavo sopra ......." acquamen è divanto un Nichelinese Doc!!

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    1. Harvey ha fatto una bella gavetta, era anche in "Taxi Driver" ;-) Quando qualcuno mi dice "Il mio West" io penso, in questo ordine: 1) La Marcuzzi sotto la doccia 2) David Bowie e il nostro Harvey 3) La Marcuzzi ha "recitato" in un film con Il duca bianco e Harvey! 4) La Marcuzzi sotto la doccia (per consolarmi del punto numero 3) 5) Ancora un po' alla scena della doccia perché è tosta da mandar giù 6) Ah si, era anche un film di Pieraccioni 7) Penso alla Marcuzzi sotto la doccia tre ore aspettando l'estinzione.

      In fondo Nichelino se avesse il mare, sarebbe Atlantide, solo piu tosta perché inaffondabile ;-) Cheers!

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  5. Visto tanto tempo fa e mai più rivisto... ma ciononostante mi é riamsto ben impresso, soprattutto l'episodio di Romero. Fortunatamente per me la sensazione che fosse troppo lungo e diluito all'epoca non l'ho percepita, forse per merito del finale che ancora oggi mi inquieta abbastanza. Oltretutto questo episodio mi ha ispirato un cortometraggio che voglio avere il piacere di mostrarti in separata sede.
    L'episodio di Argento lo ricordo piuttosto violento e cinico e ritengo anch'io che sia stato il suo canto del cigno... anche se "Trauma" ricordo che lo gradì abbastanza, anche se é tantissimo che non lo vedo.

    P.s.: Tornando a Romero... hai dimenticato di ricordarci che la "A" sta per AMORE! :-P ^_^

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    1. Quando vuoi, sarà un piacere per me vederlo! ;-) Rivedendolo mi da sempre quell'impressione, ma puntualmente me lo rivedo questo film, vorrà ire qualcosa no? Hai ragione! Lo avevo fatto in un paragrafo che ho tagliato (andavo molto fuori tema), ma ho rimediato, grazie per avermelo fatto notare! ;-) Cheers

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  6. Quando ho letto il titolo del film del tuo nuovo post, ho pensato a due cose da poter scrivere: il segmento di Argento è più riuscito di quello di Romero e buon per lui dato che è probabilmente l'ultima buona cosa che ha diretto, ma poi ho visto che avevi già pensato tu a sottolineare questi due particolari...Allora cosa posso dire? Attendo con impazienza la settimana prossima per poter leggere "La metà oscura"...

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    1. Le grandi menti pensano all’unisono ;-) Il post è già pronto, arriverà di venerdì come al solito, questo è stato spostato perché domani, abbiamo un compleanno da festeggiare. Ma occhio che arriveranno altri post Romeriani, sono ancora in missione per conto di zio George! ;-) Cheers

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  7. Ma sai che la parte di Romero non me la ricordo per nulla? Quella di Argento la conosco molto bene visto che l'ho recuperato più volte quando ero nella mia fase di "innamoramento" con Darione nazionale. Ma sull'episodio di Amore Romero ho un vuoto totale.

    Possibile che in qualche passaggio tv (magari su qualche rete locale) abbiano trasmesso solo la parte di Argento?

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    1. Non ti so proprio dire, ho sempre e solo visto il film in dvd al massimo vhs. Magari qualche lettore delal Bara può dirci di più. Cheers!

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  8. L'ho visto per il mio speciale su Dario Argento e tra i due capitoli - entrambi non proprio riuscitissimi secondo me - ho preferito di gran lunga quello di Argento.

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    1. Continuo a pensare che le due ore di durata fossero state suddivise tra quattro registi, il segmento di Romero avrebbe avuto più brio, ma anche così è un bel'omaggio a Poe ;-) Cheers!

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  9. Io invece ho conosciuto Poe alle medie grazie a un professore che durante una lezione riempitiva ci ha letto "il cuore rivelatore" e mi sono innamorato della sua prosa. Qualche giorno dopo con i soldi dalla paghetta mi sono preso il mammut della Newton.

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    1. Avercene di insegnanti che insegnano le cose giuste così! ;-) Cheers!

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  10. Visto molto tempo fa e visto una sola volta: ma ricordo nettamente che il secondo episodio tiene molto più incollato al televisore.
    Ma quando era nell'immaginario colletivo la scena della mezzaluna che scendeva verso il corpo? Cioè c'era anche nelle storie di Topolino! (Ovviamente senza sbudellamento).
    Divertentissimo il tuo aneddoto sul libro a scuola, anche dalle mie parti successe una cosa del genere: alle medie il prof Lizambri (scrissi di lui un post) portò dei libri da assegnarci per la lettura; molti si tuffarono sui libri di Poe :D (io non ricordo cosa lessi all'epoca..qualcosa di brutto però :D)

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    1. La scena "Il pozzo e il pendolo" fa parte della cultura popolare, ma quindi i tuoi compagni di classe avevano tutti i miei gusti macabri! ;-) Ricordo il tuo bel post sul tuo professore, ribadisco avercene di insegnanti così! Cheers

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  11. Visti i raccapriccianti titoli dei libri dei tuoi compagni direi che, in fondo, il vero orrore era toccato proprio a loro! ;-) Quanto a "Due occhi diabolici" lo si potrebbe potrebbe definire comma somma imperfetta delle parti, e il fatto di non aver poi potuto essere un film a più episodi ha certamente pesato: Romero è senz'altro capace anche qui di buone intuizioni horror (vedi la prevedibile ma non meno terrificante "sorpresa" finale che si para davanti a Tom Atkins) però, rispetto ad uno scatenato Argento, è come se procedesse col freno a mano tirato... più o meno quello stesso freno che il Darione nazionale avrebbe iniziato a tirare di lì a qualche anno per poi fermarsi del tutto (e definitivamente: i suoi discreti episodi di Masters of Horror rimangono eccezioni troppo isolate) a fine '90 :-(
    P.S. Per Zio Portillo: io in tv ricordo di averlo visto sempre e solo intero... il che però non esclude che trasmissioni tipo "Fuori Orario" possano effettivamente aver trasmesso solo l'episodio argentiano, magari in qualche rassegna notturna dedicata.

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    1. Lo penso anche io, ho esagerato ma ti assicuro che i titoli ruotava attorno a roba così ;-) Dei due “Masters” di Argento, ne ho apprezzato più uno dell’altro, ma tutta la seconda stagione di “Masters of Horror” è un po’ più moscia della prima. Per altro Romero è rimasto fuori anche da quel club! Ci rendiamo conto che alla Leggenda in carriera (e in vita) non è mai stato concesso nessun riconoscimento al suo lavoro? Mai nessuno è stato bistrattato come lui, al netto di meriti così evidenti. Cheers!

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  12. Sono d'accordo con Dario sul fatto che George diresse svogliatamente il suo episodio ( probabilmente perché si stava rendendo conto di girare una boiata ):mentre Argento si diverte a mischiare varie storie di Poe nel suo corto, Romero adatta il racconto di Poe sul modello dei suoi amati fumetti horro della EC Comics ,( la cui storia tipo è quella di due amanti diabolici che decidono di far fuori la dolce metà di uno dei due per intascare soldi , salvo poi subire vendetta dal defunto )quindi parte per fare Poe , ma invece omaggia tutt' altro.
    Storie, quelle EC, brevissime, e quindi inadatte per diventare adattamenti di un ora.

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    1. Quello però è gossip, quindi non ti so dire, ma anche secondo me se Romero avesse potuto esprimersi sula formato già utilizzato in “Creepshow”, avremmo tutti un ricordo diverso del suo segmento, anche perché hai ragione, la storia in sé ha molti elementi tipici dei racconti della EC Comics. Cheers!

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  13. Sai che quella raccolta di poe la lessi pure io, anche se a 15 anni circa ?
    Mi rese un fan del nostro, tanto che riconobbi due corti animati tratti dalle sue opere: il primo è Metzengerstein , e lo puoi vedere in italiano qui
    https://youtu.be/V4JSHID60TA
    l'altro è un vecchio cartoon della UPA tratto da " il cuore rivelatore" in originale sottotitolato qui
    https://youtu.be/dpFySyAF0V4

    esiste in italiano, ma non ce l'ha nessuno ( tranne me, eh eh )

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    1. Sono ben felice di sapere di conoscere altri appassionati di Poe, mille grazie per i link! ;-) Cheers!

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