mercoledì 30 gennaio 2019

Creed II (2019): Non una parola fuori posto, tutti i pugni a segno

Questa volta era molto più difficile, la posta in gioco con questo secondo capitolo di “Creed”, da tanti considerato un Rocky VIII apocrifo, era molto più alta e, bisogna dirlo, il risultato finale è davvero nello spirito dei personaggi creati da Sylvester Stallone.

Creed era la prova che Rocky V era una buona idea, ma per funzionare davvero aveva bisogno di qualche aggiustamento, a partire da un regista che avesse voglia di raccontare questa storia come Ryan Coogler e da un allievo di Rocky interpretato da qualcuno che sapesse recitare, in questo senso Michael B. Jordan, oltre ad essere l’uomo con il nome più bello del mondo, è stato la scelta migliore. In più metteteci il nostro Sly che in origine avrebbe dovuto avere solo una particina piccolina, ma man mano il suo coinvolgimento è cresciuto, forse anche troppo, perché, parliamoci chiaro, quella scena lì, era ruffiana quanto volete, giocava su sentimenti facili, vero, però quanto era intenso Stallone?

Mi sono rivisto “Creed” per completare il ripasso di tutti i film della saga, continuo a trovarlo un buonissimo film diretto molto bene e anche se non credo ai premi per la recitazione, Stallone il suo Golden Globe lo ha meritato. Per essere un film che insisteva sul costruirsi una propria “Legacy”, come ripetono spesso nella pellicola, alla fine Adonis Creed ci riusciva solo in parte, perché comunque, citando Robert Balboa junior, Rocky fa una grande ombra, insomma c’era spazio di manovra per migliorare, ma riportare in scena la Transiberiana per il seguito? Il fascino del più iconico, ma anche sopra le righe (fin dal nome e dal look in pieno stile anni ’80) avversario di Rocky è forte, ma poteva funzionare ancora nel 2019 Ivan Drago? Questa volta accompagnato da suo figlio Viktor, colui che nessuno chiamerà mai “Draghetto” visto che è grosso come i monti Urali.

"Chi hai chiamato Draghetto?", "Chi hai chiamato Apelle?".
Con Ryan Coogler andato a dirigere il film nominato agli Oscar più controverso della storia di questo premio, il rischio era che Stallone si divorasse con il suo carisma anche questo secondo film e magari anche il nuovo regista appena arrivato, Steven Caple Jr. Eppure, come ormai abbiamo capito da più di quarant’anni, Rocky e Stallone sono uniti e indistinguibili e se i suoi anni da più grande divo del pianeta ormai sono andati, sfogando anche tutto il super ego che si portavano dietro, quello che a zio Sly non è mai mancata è un’umiltà tipica degli atleti, di coloro che sono abituati a conoscere bene i propri limiti.

“Creed II” è l’ennesima prova, per chi ne avesse bisogno, che nella dimensione di un cinema popolare in grado di emozionare e coinvolgere il pubblico, Sylvester Stallone è uno sceneggiatore sottovalutato.  Se il primo film vinceva la sua sfida grazie ad una sua prova da attore e al talento di Michael B. Jordan, “Creed II” è un esempio di ottima scrittura. Un film che aveva tre sfide molto complicate a livello di sceneggiatura da affrontare, ognuna di queste avrebbe potuto far sbandare il film e mandarlo definitivamente KO, invece la sceneggiatura di Sylvester Stallone e Juel Taylor, trova l’unico modo per battere tutti gli avversari e andare a vincere, in un trionfo coinvolgente, bello e inatteso, degno del personaggio più famoso di zio Sly.

Lo stato del film, Sly fa da sparring partner a Michael (occhio ai colori che indossa Creed).
Questo film è scritto alla grande perché non ha una sola parola fuori posto, mai una di più o una di meno, in certi momenti lascia che siano i pugni e l’azione a comunicare, ma ogni volta trova il modo di vincere la sua sfida, a partire dal protagonista.

Il primo capitolo era la storia del giovane Donnie “Hollywood” Johnson che ereditava il cognome e i pantaloncini a stelle e strisce di papà Apollo, ma, malgrado l’intensità di Michael B. Jordan, risultava molto difficile immedesimarsi con un personaggio nato e cresciuto nella bambagia, caratterizzato da atteggiamenti da vero stronzetto che lo perseguitano anche per tutto il primo tempo di “Creed II”. Sì, certo, alla fine del primo capitolo eravamo di fronte ad un personaggio degno del suo nome, ma Adonis Creed funzionava più che altro perché era amico di quel nostro vecchio amico di nome Rocky, da qui a diventare un personaggio con un carisma comparabile, le scalinate da fare e le galline da acchiappare erano ancora tante.

Rocky con l’espressione di chi sta avendo un Déjà vu.
Questo film prenderà anche i cattivi in prestito dal più esagerato e perfettamente calato nel suo periodo storico film della saga di Rocky, però la struttura è quella di Rocky III, Adonis sarà anche il campione del mondo ora, ma è un ragazzino arrabbiato con un irrisolto paterno che levati, ma levati proprio. Infatti, proprio come un ragazzino scatta alla più basse delle provocazioni da cortile scolastico: "Mio papà è più forte del tuo e lo potrebbe picchiare. Anzi lo potrebbe proprio ammazzare". Cosa che in effetti ha anche già fatto.

Non si parla mai di “occhi della tigre”, anche quella era una trovata in puro stile anni ’80 che oggi risulterebbe un po’ pacchiana rispetto alla volontà di realismo del film, però qui Adonis fa gli stessi errori del suo mentore, compreso non dare ascolto alla sua ideale coscienza, quel Rocky che ormai è un po’ Mickey e anche un po’ Paulie, a ben guardarlo. Ma la differenza sostanziale tra di loro non è la paura di rialzarsi dopo una batosta colossale, sta nelle motivazioni: Rocky combatteva per riprendersi qualcosa che aveva perso (il titolo di campione, gli occhi della tigre), Adonis, invece, combatte per qualcosa che adesso ha e, personalmente, questa la trovo una motivazione bellissima, se volete sapere la mia.

Come costruire un personaggio vero, con una sola scena.
Per uno che non ha mai avuto un padre, diventare padre cambia tutto, a Stallone basta scrivere una scena muta, senza parole, solo pugni contro il sacco, per raccontarci di un ragazzino che capisce che non ha più tempo per scapricciare che gli manca il suo papà, perché ha gli occhioni addosso di bambina (che è sorda, quindi quegli occhi li fa lavorare il doppio) con cui non puo permettersi di fare scenate. Quella scena quasi da sola crea un personaggio, da spettatori ci regala finalmente un’occasione per immedesimarci con uno che non era uno scemone ignorante con le mani pesanti come Rocky, uno con cui era facilissimo immedesimarsi, però ora possiamo farlo e proprio per questo anche il suo training montage (il vero marchio di fabbrica di questa saga) diventa appassionate e, lo ammetto, talmente bello che sono riuscito persino a fare pace con il dettaglio che di sottofondo non ci sia più la musica rock, di certo più adatta a Rocky, sostituita da tanto rap come ci si aspetterebbe da Adonis.

Papà faceva cantare James Brown, lui sua moglie (notato il cambio di colori di Creed?).
No, ma poi, quella scena nel deserto cos’è? No, sul serio, Stallone butta lì un’idea assurda, un posto nel deserto dove i pugili reietti vanno a ritrovare sé stessi, una roba quasi metafisica, per non dire proprio psichedelica che non dovrebbe avere cittadinanza in un film che cerca il realismo a tutti i costi... Invece? Invece, funziona alla grande e ti fa pensare: "Possiamo avere uno spin-off anche su questo? Voglio sapere tutto di questo inferno nel deserto, che ti prepara a tornarci davvero all’inferno del ring!".

Proprio parlando di realismo, ve lo ricordate il primo Creed, in cui l’altisonante e pacchianissimo nome di Ivan Drago non veniva mai pronunciato, proprio per non fare la figura di quelli che arrivano vestiti da paninari degli anni ’80 ad una festa in cui tutti fanno i rapper cazzuti? Ecco, qui non solo Stallone dà una risposta al mio lungo fantasticare su cosa è capitato ad Ivan Drago dopo la notte di Natale del 1985, ma riesce ad immergere il personaggio e suo figlio nell’atmosfera di questo film, eliminando tutte le trovate esagerate che hanno fatto la storia sì, che andavano bene in piena guerra fredda e come lo fa? Con pochissime parole, un trionfo dello “Show, don’t tell” su cui dovrebbe essere sempre basato il grande cinema, non solo quello d’azione, anche se la capacità di Steven Caple Jr. di rendere la tensione tra personaggi e dei match sul ring, è un’altra bella sorpresa del film.

Un personaggio, alla fine del suo faticoso arco narrativo.
Ivan torna nella prima scena, dà un cazzotto al figlio che dorme sul divano che potrebbe mandare in coma uno qualunque tipo, io ad esempio, ma per Viktor Drago (Florian Munteanu) è la parte più tenera della sua giornata, forse l’unico momento di contatto con un padre che il massimo che gli dice è roba tipo «Corri forte» mentre lo insegue con un camion per assicurarsi che non rallenti durante i suoi allenamenti... Altro che galline da catturare!

Per Ivan Drago il figlio Viktor è un modo per tornare sotto i riflettori, riportare prestigio al suo nome che ormai in Russia non pronuncia più nessuno, in tal senso Dolph Lundgren giganteggia come se non fosse mai uscito dal personaggio dal 1985, anche se un’enorme fetta di pubblico, forse pensa che sia andata veramente così.

“Ti ricordi cosa ti ho detto nel 1985? È ancora tutto valido”.
Se Adonis per metà film è un personaggio con cui è ancora difficile immedesimarsi, uno dei tanti meriti di “Creed II” è quello di prendere la Transiberiana, quel colosso di muscoli e tecnologia che tutto sembrava tranne che umano in Rocky IV e renderlo insieme al figlio Viktor, quasi qualcuno per cui si potrebbe anche patteggiare, il tutto avviene sempre senza sprecare una sola parola. Padre e figlio che corrono per le strade di Philadelphia, che si guardano attorno un po’ schifati, nel vedere le persone che imitano Rocky nella sua celebre corsa sulla scalinata e guardando la città lanciano la loro sfida. Basta una scena per ribaltare tutta la percezione che abbiamo dei due cattivi, che sono arrivati in città per sconfiggere il protagonista vero, ma a ben guardarli sono loro quelli che non hanno niente e hanno tutto da dimostrare contro il campione. Non so come si dica “Rocky Balboa” in russo, credo qualcosa tipo “Ruocky Bualbuoa”, ma in ogni caso i veri “Rocky” del film sono loro due.

Invece di "Gonna fly now" suggerirei l'inno dell'armata rossa.
“Creed II” è un trionfo dell’azione, del mostrare (quindi del cinema) sulla parola, anche perché capisce che meno a volte è meglio. Trovare facilmente in rete la scena girata, ma non inserita nel montaggio finale del film, in cui Ivan Drago e Rocky fanno a cazzotti nell’atrio dell’ospedale. Stallone, Steven Caple Jr. o chi per loro hanno fatto davvero bene a tagliarla, perché ai due personaggi, basta quello sguardo, senza parole nello stile di questo film, tra di loro sul ring, di nuovo faccia a faccia come nella notte di Natale del 1985, un silenzio che vuole dire guerra.

Pam pam pa paa para paaaa, para pam para pam pam!
Stallone aveva in mente di uccidere (a causa dell’AIDS contratta per la sua dipendenza da steroidi) Ivan Drago in una scena scritta, ma per fortuna mai girata di Rocky Balboa, quindi era chiaro che per lui che tutti questi personaggi li conosce benissimo, visto che li ha creati, Drago aveva ancora qualcosa da dire e di certo non come miglior amico del cuore di Rocky. Alla sceneggiatura di Stallone serve pochissimo per mettere in chiaro che Ivan da trent’anni tiene aperte le sue ferite e a pagare il prezzo di tanto odio è Viktor, sì, perché se Adonis ha degli irrisolti paterni, Viktor ha il peso dei fallimenti del padre addosso e combatte per una madre che non ha mai avuto e siccome questa sceneggiatura è un trionfo delle azioni sulle parole, ad interpretarla è nuovamente Brigitte Nielsen che qui riesce a pronunciare meno parole che in tutto Rocky IV, ma dove comunque il dramma della famiglia Drago è palpabile, una roba che dopo lo spin-off sui pugili nel deserto, ne vorresti anche uno intitolato “DRAGO” con protagonisti Viktor e Ivan, solo per sapere come continua la loro storia!

Tutto quello che loro colpiscono, loro lo distruggono.
Trasformato Adonis in un personaggio per cui viene finalmente voglia di fare il tifo e dopo aver dato finalmente una continuazione alla storia di Ivan Drago, l’ultima grande sfida di “Creed II” era forse la più complicata, ovvero concludere la storia di Rocky Balboa, quello che sarebbe soltanto uno dei più famosi personaggi della storia del cinema, senza che monopolizzasse il film, insomma non proprio semplicissimo.

Stallone riprende tutte le sottotrame rimaste aperte del suo personaggio, tra lo scontro con Drago e i problemi con il figlio (nuovamente interpretato da Milo Ventimiglia), Sly non ruba mai il palcoscenico dando a tutti quanti non solo una lezione su come si scrivono i film, ma anche una grandissima prova di umiltà. Dovreste saperlo che zio Sly ha dichiarato che questa è l’ultima volta che interpreterà Rocky Balboa, lo so, è tanto che lo dice, ma questa volta sembra davvero quella buona visto che nessuno ringiovanisce, di certo neanche lui, quindi trovo davvero ammirevole che uno dei personaggi più amati nella storia del cinema, si congedi per sempre dal pubblico, nel seguito di un film di cui non è il titolare, con quell’ultima inquadratura in disparte, di spalle mentre si sistema il cappello, quando tutti stanno guardando il vincitore al centro del ring. Tutto questo solo dopo aver dato un ultimo pugno che forse non è il più epico, potente e devastante tra tutti quelli che ha dato sul grande schermo, ma il più sentito di tutti, un Bro-Fist che oltre ad essere il saluto ufficiale di questo blog, è il passaggio del testimone a tutti gli effetti, consegnato ad un personaggio per cui tutti, anche noi vecchi fan di Rocky, ora possono fare il tifo. Una lezione di cinema, una lezione di umiltà. Un film bellissimo.

Quello che vuoi dire nella vita, dillo con un Bro-Fist.
Grazie di tutto zio Sly e benvenuto Donnie, ora tocca a te!


Vi ricordo la rubrica dedicata a tutti i film della saga di Rocky

24 commenti:

  1. Ci vediamo domani! Vado a vederlo domani sera visto che la settimana scorsa l’ho passato perché ero a letto con quasi 39º di febbre...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Portati la tachipirina al cinema, perché questo film ti farà risalire la febbre, garantito al limone. Buona visione (ma anche buona guarigione), aspetto il tuo parere! ;-) Cheers

      Elimina
  2. Grandissimo pezzo, applausi e musica al massimo! Finirò per vedere questo film a causa di questo post. Bro'fist :=)))

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Guarda non so, forse avrei dovuto scrivere “SPOILER” forse no perché non ho raccontato (troppo), però attori in palla e una regia azzeccata, sono al servizio di una sceneggiatura di ferro che ha del miracoloso per quanto riesce a fare tutto giusto, quindi ho finito per analizzare quasi solo quella. In ogni caso ti ringrazio moltissimo, e se dovesse riuscire a convincerti a vedere un gran bel film come questo, ne sono molto felice :-D Cheers!

      Elimina
  3. Me lo sono letto ascoltando la colonna sonora!
    Ma non posso fare a meno di immaginare Dolph che insegue col camion il cinematografico figlio per farlo allenare! Che scena deve essere! Ma se la Brigitte parla di meno, Dolph parla un po' di più?
    Sly potrebbe sentirti e scrivere davvero il film "DRAGO"!
    Quali altri progetti ha il vecchio Sly in cantiere?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La voglio per spararmela in cuffia anche io, il pezzo usato durante il “Training montage” nel deserto è una discreta bombetta, almeno in combinazione con le immagini funziona alla grandissima ;-)
      Lo so che sembra assurda, ma è proprio così quella scena, ho omesso la frase per intero che ripete al figlio, ma è il riassunto del loro rapporto e del modo di vedere il mondo di Ivan Drago, che per lo meno non parla più con quell’effetto “vocoder” che aveva in “Rocky IV” (ma con l’accentone russo, ovviamente si) e dice qualche frase in più, quelle che pronuncia in Inglese sono quasi tutti degli epitaffi uno più tosto dell’altro (la scena nel ristorante “Adrian’s” è tesissima), per il resto si rivolge in russo sottotitolato al figlio, con Dolph che sembra che non abbi fatto altro nella vita che parlare regolarmente russo, una prova enorme di Dolphone nostro, in un film che avrà tantissima visibilità. Peccato solo che questo confermerà il dettaglio per cui Dolph verrà ricordato sempre e soltanto per un ruolo.

      Di sicuro Sly sta lavorando a “Rambo V”, dovrebbe uscire nel 2019 se non ricordo male, la prima foto del nuovo look del personaggio ha fatto parlare, ma mi fido di zio Sly ;-) Per il resto non so, se ha intenzione di continuare a scrivere così bene, spero scriva tanti film, anche se mi piacerebbe vederlo riuscire finalmente a portare in scena quel film su Edgar Allan Poe che insegue da una vita, ha la testa dura abbastanza per riuscirci ;-) Cheers!

      Elimina
    2. Certo che Sly e Poe, così, a prima vista non si potrebbe immaginare cose più distanti e invece...

      Elimina
    3. Ovviamente vorrebbe solo scriverne una biopic, senza interpretarlo, anche se tempo fa aveva condiviso sui social così una sua foto giovanile conciato da Poe (storia vera). L’idea di Stallone che recita nel ruolo di Poe potrebbe andare bene per uno sketch del SNL ;-) Cheers!

      Elimina
    4. Oddio, non immaginavo neanche lui nel ruolo! Era intesa una partecipazione di tipo diverso..che immagine che mi hai fatto venire...da brividi...:D

      Elimina
    5. Il potenziale è infinito, Syl Poe con i ray-ban a specchio: «Tu sei il male, io sono la scrittura».
      Sly Poe con arco, frecce e fascia in testa, quando gli chiedono se ha finito di scrivere il nuovo racconto sbraiata: «Non è finito niente! Niente!» ;-)

      La foto giovanile di Sly di cui ti dicevo la trovi qui:

      https://www.cinematographe.it/news/sylvester-stallone-biopic-edgar-allan-poe/

      Cheers!

      Elimina
    6. Ahahah, guarda dovresti collaborare alla sceneggiatura.
      Comunque no, non ci stava molto come Poe, nemmeno da giovane anche se forse e dico forse, qualche altro scrittore o poeta dell'epoca magari..
      Hanno fatto una traduzione un po' bislacca di quello che ha scritto Sly. Lui ha scritto "I realized I wasn't really right for the part", mentre hanno tradotto con "Ma ho capito che non avevo davvero motivo di farlo". Non mi sembra esattamente lo stesso concetto.

      Elimina
    7. Qualche poeta maledetto forse, con trascorsi di strada forse. Si hanno fatto una traduzione ridicola, si saranno fatti distrarre dalla tuba sulla testa di Sly ;-) Cheers

      Elimina
  4. Risposte
    1. Mille grazie, oppure come diciamo da queste parti: Bro-fist! ;-) Cheers

      Elimina
  5. Me lo sentivo nell'occhio della tigre che ne avresti parlato oggi, così me lo sono rivisto: la produzione dovrebbe mandarti un cesto-regalo a Natale perché l'intero film non vale la tua stupenda e passionale recensione ;-)
    Non sono mai stato fan della saga quindi sicuramente mi mancano parecchi geni per capirla, però non sono davvero riuscìto a capire le motivazioni del personaggio e il "big fight" finale l'ho trovato sbrigativo, a dir poco. (La frase che "carica" Adonis poi l'ho trovata alquanto incomprensibile...)
    Però dipende sicuramente da me, che in fondo ho sempre avuto problemi con le motivazioni della saga. Invece il personaggio di Rocky è davvero splendido.
    Adorando Dolph come action hero ho sempre ignorato quel "Rocky IV" con è sempre stato infognato, quindi l'emozione del ritorno in parte a 34 anni di distanza mi è stata poca, invece ho ritrovato il Dolph che mi è sempre piaciuto: quello che si gode il personaggio ed emana carisma da ogni poro. Quando al ristorante mostra i pugni, per me non sta parlando di boxe: sta parlando di trent'anni di onorata carriera nel cinema d'azione ignorati per colpa di quel maledetto cognome che non ha nulla di russo. Per me Dolph vince sempre.
    Merita poi l'Oscar per la scena in cui arriva la Nielsen, quella sì una bomba. Zero parole, solo sguardi: due attori lanciati all'unisono dallo stesso film che si ritrovano 34 anni dopo nello stesso ruolo, a ferirsi con lo sguardo. Credo sia l'unica scena del film che mi ha davvero preso.
    Però ripeto, è un mio problema con la saga di cui non incolpo il film. A proposito, come fa quello scricciolo di Adonis ad essere nella stessa categoria di peso di quell'armadio a sei ante di Drago? Dolph era alto ma snello: questo tizio è una montagna umana che hulkeggia su Jordan: diciamo che mi ha reso parecchio inverosimile lo scontro :-P
    Un'ultima cosa. I nemici di Rocky sono così famosi che li conosco pure io: non ti sembra che i nemici di Adonis brillino per totale anonimità?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio di cuore, mi andrebbe bene una foto di Sly mentre mi prende a pugni, ma anche il cesto regalo va bene ;-) Ho inteso quel “Io sono pericoloso” come un momento d’intesa tra lui e Rocky, per il resto mi hai fatto venire un bel dubbio, quindi ho verificato: Sylvester Stallone 177, Dolphone nostro 196, Michael B. Jordan è 182 mentre Florian Munteanu 193, forse la differenza sta nel tono del film “Rocky IV” era volutamente sopra le righe, mentre questo “Creed II” punta più al realismo, quindi la differenza potrebbe essere tutta qui.

      Ho sottolineato l’ovvio, lo sguardo tra Rocky e Ivan Drago, ma dici bene, quello tra Ivan e Ludmilla è un duello in cui gli sguardi sono usati come rasoiate, ma l’analisi della scena del ristorante come inno alla carriera di Dolph è fantastica, funziona alla grande, infatti Ivan dice a Rocky: Belle foto, non ci sono le mie. Gran chiave d’interpretazione la tua! ;-)

      Quello che sfidava in “Creed” non lo ricordo quasi, per ora la rappresentazione della sfida da affrontare, come lo erano gli avversari di Rocky, ma meno caratteristici, a Viktor Drago è andata un po’ meglio, ma vive di luce riflessa, anche se funziona perché i suoi drammi familiari arrivano a noi spettatori. Si spera che ora che Adonis è un personaggio fatto e finito, arrivino degli avversari con il carisma dei Clubber Lang di questo mondo ;-) Cheers!

      Elimina
  6. Non ho letto, però mamma mia che voglia di vederlo ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non vedo l'ora di leggere il tuo di parere ;-) Cheers

      Elimina
  7. Mamma mia, praticamente IL film che riannoda tutto, c'è pure il figlio di Rocky!! Ora cosa potrebbe mancare? Un Creed III con il ritorno di Mr. T? Non saprei.
    Questo forse è definitivo, anche perché penso che Drago/Lundgren sia sempre stato il top (geniale, all'epoca, l'aver creato questo modello quasi androide di lottatore freddo e spietato, in piena Guerra Fredda)
    Devo vederlo!

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No, Mr. T dobbiamo escluderlo, perché secondo Stallone, che conosce il destino di tutti i personaggi, Clubber Lang dopo la batosta presa in "Rocky III" è diventato un Cristiano rinato e ora fa il commentatore sportivo, avrebbe dovuto comparire in "Rocky Balboa" ma la scena non è mai stata girata (storia vera). Te lo consiglio questo film, secondo me potrebbe piacerti ;-) Cheers!

      Elimina
  8. Sono tornato poco fa dal cinema, dove ho visto il film in lingua originale.

    Piaciuto abbastanza, non esageratamente a dire la veritá, in alcuni tratti ho trovato il ritmo un po' anticlimatico. Però come dici bene la sceneggiatura é roba fortissima: esplora alla grande tutti gli archi narrativi, ti fa capire le motivazioni dei Draghi, ti fa entrare nella testa di Adonis e chiude (forse) l'arco narrativo di Rocky. Non avrei potuto chiedere di meglio.

    Ah, Lundgren in questi 34 anni non ha mai smesso di essere Ivan Drago

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Voglio rivederlo anche io in originale, mi è sembrato doppiato bene ma voglio sentire gli attori (a partire da Dolph) e le parole come le ha scritte Sly. Pensa che ci sono persone che si chiedono che fine abbia fatto il biondo che faceva Ivan Drago, croce e delizia, perché di esseri umani unici come Lundgren ne abbiamo visti davvero pochi, è desolante che venga ricordato solo per un ruolo, ma bisogna dire che lui è il primo a scherzarci sopra, pare che abbia un’auto comprata in Italia, con la targa personalizzata con su scritto “Io ti spezzo in due” (storia vera, almeno a sentire Dolph). Cheers!

      Elimina
  9. Fantastica recensione, Cass!
    Sono rimasto contentissimo dal film, il vero plus del film sono i personaggi, scritti veramente bene. Sono andato a vedere la pellicola senza sapere praticamente niente per non rovinarmi la visione e quando ho visto Drago sono saltato sulla poltrona. A fine visione ho sentito un vuoto, forse data dalla poca presenza sullo schermo di Stallone, ma alla fine è uno spin-off di passaggio di testimone e si chiama Creed quindi ci sta. Inoltre sono curiosissimo di sapere come continua la storia dei Drago, spero che nel prossimo capitolo abbiano ancora spazio (uno spin off forse è troppo). Figherrimo l'ingresso di Adonis nello scontro finale ma purtroppo non sono ancora riuscito a far pace con la musica rap nel training montage, anche se quello di Rocky V me lo ricordavo come tamarrissimo, quindi poteva andare peggio. E ora aspettiamo Creed III!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio molto :-D
      Stallone poteva mangiarsi il film, invece ci ha regalato una prova di umiltà, ma in carriera ne ha già date molte, quindi ancora più apprezzata. Sto ascoltando la colonna sonora del film “Running” è un gran pezzo, ha parti hip hop vero, ma poi sfuma verso una parte che strizza l’occhio al tema composto da Bill Conti in una chiave nuova, e come dicono nel film Tessa Thompson ha una bella voce ;-) Cheers!

      Elimina