sabato 12 gennaio 2019

Black Mirror - Bandersnatch: Leggi questo post / Non leggere questo post


Non sono mai stato molto bravo con i libri game, mi piacevano quelli di Lupo Solitario e ne ricordo uno su Frankenstein che mi appassionò molto, come ogni versione cartacea (e non solo) della creatura di Mary Shelley. Ma mi creavano sempre qualche problema, da buon ossessivo-compulsivo, l’idea di completare un libro, senza leggere TUTTE le pagine mi ha sempre turbato, inoltre morivo molto spesso, ritrovandomi a pagina uno.


Che poi è proprio quello che mi è accaduto anche con “Black Mirror - Bandersnatch” il chiacchieratissimo episodio interattivo della celebre serie creata da Charlie Brooker, con cui abbiamo giocato tutti durante queste vacanze natalizie, visto che è stato rilasciato sulla sua piattaforma da Netflix il 28 dicembre scorso.

Diciamo che a far discutere davvero, è stato più che altro il formato, piuttosto che il suo contenuto, lanciato ovviamente come “La più grande invenzione dai tempi del sonoro nel cinema” è chiaramente invece un’idea vecchia come il mondo riciclata come novità assoluta. Si perché alla fine si tratta di seguire la storia fino al momento in cui il personaggio viene messo di fronte ad un bivio, che può essere qualcosa di superfluo come il tipo di cereali da mangiare a colazione, oppure la musica da ascoltare durante il tragitto in bus, oppure qualcosa di più importante per l’andamento della trama, a quel punto, esattamente come facevano giocando al complicatissimo (ed esteticamente bellissimo) “Dragon’s Lair” facciamo la nostra scelta e la storia prosegue, anche se ora che ci penso, a livello di fluidità il vecchio “Dragon’s Lair” era meglio, perché non ti dava mai la sensazione di scelte pilotate (passatemi il termine) come accade giocando (o devo dire guardando?) “Bandersnatch”.

Chissà se l'investigatore bibliofilo si occupa anche di libri game.
La trama scritta dal solito Charlie Brooker è diretta da David Slade, già regista del bistrattato episodio Metalhead, direttamente dalla stagione precedente di Black Mirror, che viene più volte citato nel corso di questo “Bandersnatch” con poster e locandine sparse un po’ ovunque. La trama è in parti uguali interessante e paracula, si perché ambientato nel 1984, seguiamo (e un po’ pilotiamo) le vicende del giovane programmatore di videogiochi Stefan Butler (Fionn Whitehead visto in Dunkirk, era il quinto da sinistra. Credo) impegnato a creare un gioco basato sul libro game “Bandersnatch”, dell’autore visionario Jerome F. Davies. Un geniale scrittore che tra le svolte del suo gioco ci ha perso la testa, finendo per uccidere la moglie.

Stefan propone il gioco alla società Tuckersoft, dove riceve un importante aiuto dal rinomato programmatore Colin Ritman (Will Poulter visto in Revenant) vero è proprio bianconiglio lisergico, in una storia dove i riferimenti a Lewis Carroll si sprecano, fin dal titolo dell’episodio speciale.

Segui il coniglio bianco ossigenato.
La trama si complica a seconda delle vostre scelte, anche io e la mia Wing-woman abbiamo pacioccato un po’ “Bandersnatch”, pilotando Stefan come un Tamagotchi, abbiamo raggiunto quasi tutti i finali possibili, e bisogna dire che diventa anche complicato analizzare una trama con così tante svolte possibili, ma nemmeno tanto, perché comunque alcuni punti chiave restano per tutti.

L’ambientazione anni ’80 che non accenna a mollare (ma non doveva terminare tutto dopo Ready Player One? Niente vero?) sembra l’ennesima mossa per sfruttare il fattore malinconia, anzi, trattandosi sempre di Netflix, non so perché non hanno pensato di fare un episodio speciale di Stranger Things interattivo, ma considerando quanto sta facendo parlare questo “Bandersnatch”, non mi stupirei di vederlo spuntare sul paginone di Netflix davvero.

Sono sicuro che siete arrivati tutti in quella porzione di episodio in cui Netflix ci cita addosso, giocandosi una divertente carta meta-televisiva, una trovata che ho trovato simpatica, ma che sono sicuro farà più presa su quella porzione di pubblico meno avvezza a storie che travalicano il loro formato.

Con Amazon Prime Video tutto questo non sarebbe mai successo.
In generale “Bandersnatch”, mi ha lasciato poco o nulla, ho avuto un solo momento in cui ho sperato che “Black Mirror” si confermasse all’altezza della sua vecchia fama, quando Stefan per un secondo non risponde ai nostri comandi, ecco, se avessi visto il personaggio prendere vera coscienza di sé, forse avrei potuto considerare “Bandersnatch”, qualcosa degno di una serie che per me ha rappresentato a lungo la crema del piccolo schermo, poi è stata acquistata da Netflix e tutto è finito.

Quando ho parlato di questo episodio interattivo alla mia Wing-woman, lei, lapidaria come suo solito, ha riassunto: Black Mirror è diventata tutto quello che ha sempre criticato (storia vera). Lo dico sempre che questo blog dovrebbe portarlo avanti lei, leggereste pareri più sensati e anche molto più brevi!

Le pillole di Morpheus? Roba da dilettanti!
“Bandersnatch” non fa fare allo spettatore nessuna riflessione sulla tecnologia, non ti lascia con quella sana angoscia che i primi episodi di “Black Mirror” ti regalavano, perché spesso l’unico modo per riflettere per il pubblico è essere spaventati e scossi, come avrebbe detto George A. Romero, questa serie non lo fa più almeno dalla terza stagione, ora è un “Ai confini della realtà” (non che sia un male eh?) aggiornata anche alle tecnologie disponibili, se poi sono vecchie come l’ambientazione di questo episodio, non importa.

Forse si sta discutendo anche fin troppo sul formato di “Bandersnatch” non è la rivoluzione della televisione, sta alle serie tv come i Libri game stanno ai libri, non escludo che vedremo sempre più spesso operazioni di questo tipo sulle piattaforme di streaming, ma avendo anticipato tutti sul tempo, era compito di “Black Mirror” quello di sfruttare il formato e metterci in guardia. D’altra parte la creatura di Charlie Brooker era la sentinella messa a guardia delle meraviglie tecnologiche, poi è stata acquistata da Netflix ed è diventata quello che ha sempre criticato, divertente quanto volete, però non morde più, quindi davvero, forse era meglio l’episodio interattivo di Stranger Things.

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16 commenti:

  1. Per la prima volta boccio in toto un episodio di Black Mirror. Negli anni precedenti ci furono capolavori totali (cito solo "Orso Bianco" senza voler scomodare i pezzi grossissimi come "Bianco Natale" o "San Junipero") e altri un po' meno riusciti ("15 milioni di celebrità" o "Crocodile") ma tutti avevano qualcosa che ti rimaneva dentro. Un messaggio, uno schiaffo in faccio, un'idea, una riflessione più o meno distorta sulla tecnologia,... Qualcosa che rendeva unica la puntata. Qua si è puntato molto sul formato "originale" a discapito di tutto ciò che è stato Black Mirror fino ad ora.

    Ripeto, ahimè, quanto detto nel tuo post della quarta stagione: prodotto tecnicamente super-valido ma se questo è il nuovo modo di fare "Black Mirror" mi sa che tempo due anni e non mi strapperò più i capelli per guardarlo appena uscito.

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    1. “Bianco Natale” è dove il genio di questa serie è esaurito, quello poteva essere un film, uno di quelli che poi diventa di culto, il finale giusto di questa serie. Poi sono arrivati gli americani, e i giochi sono terminati. Ci sta che “Black Mirror” sia diventata una serie antologica con storie strane, un “Ai confini della realtà 2.0” a questo punto dovrebbe diveltarlo davvero, abbracciando anche un po’ di ironia (magari umorismo nero) perché tanto ormai la riflessione sul lato oscuro delle nuove tecnologie è finita in quel bianco Natale. Cheers!

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  2. al di là dei libri-game o le più famose (almeno per noi italiani) storie a bivi di topolino, ma... sai che anni fa sempre la disney italia aveva già fatto un video-fumetto interattivo con protagonista Paperinik?

    https://www.youtube.com/watch?v=bxAoBzVc2Mw

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    1. Non lo conoscevo, grazie per il link ;-) I fumetti si prestano bene a questo tipo di operazioni, ancora pochi mesi fa ho letto una storia con bivi del Dottor Strange (storia vera). Cheers!

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    2. Ah comunque arrivato alla fine della recensione ho cliccato come un cretino su "ACCEPT" pensando che continuasse da un'altra parte '-_-

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    3. Sei sicuro che QUESTO che stai leggendo non sia quello che accade cliccando su "ACCEPT"? Stai per scoprire quanto è profonda la bara del bianconiglio ;-) :-P Cheers!

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  3. Io mi sono divertito! La cosa bizzarra è che nella maggior parte dei commenti si esalta o si Boccia proprio il grado di interazione, che credo sia la cosa Meno significativa del film, che evidentemente ti pilota dove vuole lui. Insomma bandersnatch non è un videogioco, semmai un Forrest Gump elevato all'ennesima potenza... Alla maniera di Black Mirror

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    1. L’idea è davvero divertente, purtroppo la sensazione è di non contare nulla ;-) Nel senso che l’auto citazione di Netflix, dovrebbe dare l’illusione di poter comunicare con il protagonista, ma è tutto troppo poco fluido per funzionare (la psicologa che insiste sul ricordare la storia legata alla madre del protagonista? Uhm troppo forzato). Mi è mancata la critica alla tecnologia, insomma mi è mancato “Black Mirror” ma quello è da “Bianco Natale” che mi manca! Non metto in dubbio che l’operazione sia spassosa, anzi, sono sicuro che questo formato tornerà su Netflix, ma fatto così, per me sarebbe stato più sensato farlo con altre serie. Cheers!

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    1. Hai scelto con saggezza! Mi sento sempre più il cavaliere di "Indiana Jones e l'ultima crociata" ;-) Cheers

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  5. Non ci ho ancora giocato, sinceramente perchè proprio non ne ho avuta la voglia... vedremo più avanti, ma non ci conto più di tanto.

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    1. Se hai un paio d'ore e voglia di schiacciare i pulsati, è da provare, ma i sentimenti alla fine potrebbero essere contrastanti ;-) Cheers

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  6. Le grandi novità sono sempre vecchiume ridipinto :-P
    Comunque sono contentissimo di leggere nei commenti tanti che si ricordano le mitiche storie a bivi di Topolino che, se non ricordo male, hanno preceduto i Libri Game, almeno in Italia. (Vado a naso, non ho fatto ricerche in merito.)
    Lo pseudoautore e il "libro game falso" mi intrigano ma ho ormai mollato con Black Mirror, sottoscrivendo in pieno il commento della tua Wing Woman, che ha saputo condensare alla perfezione. Perché non le dài un "angolo" del blog? Tipo "WWC: Wing Woman Commenta" :-D Ogni settimana commenta un film con un massimo di dieci parole :-P
    Scherzi a parte, ho visto che ci sono giochi interattivi molto più divertenti, tipo quello in cui devi rimorchiare una donna ricca. Sono girati da persone vere che hanno tenuto conto anche delle risposte più grevi, quindi se scegli l'opzione "manda a fan### la tizia", l'attore lo fa sul serio :-D

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    1. Pago il fatto di aver letto pochissimo Topolino in vita mia, ma i fumetti si sono sempre prestati, forse anche meglio, a questo tipo di storie, mi fa sorridere che Netflix abbia provato a vedere questa “novità”, proprio a noi Italiani, Topolino è meglio di Netflix ;-)
      Ti ho segnalato il libro falso proprio perché so che è materia tua, invece ora vado a proporre la tua idea alla mia Wing-Woman, ti assicuro che sarebbe meglio per tutti, ha una capacità di andare al sodo che a ma manca, grazie per l’idea! ;-) Ora però sono curioso di provare questi giochini, mi sembrano più interessanti di questo episodio di Black Mirror! Cheers

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  7. Questa volta mi sa che dissento :)

    Io ho trovato Bandersnatch un'ottima trovata. Come dicevo anche nel mio post, visto che sulle tematiche di Black Mirror non era più così facile innovare nei contenuti (le ultime due stagioni lo dimostrano, e non credo il problema derivi dall'acquisizione Netflix ma più che altro dall'aumento del materiale proposto, se le serie si fossero tenute sulle tre puntate avrebbero avuto una qualità media altissima) hanno innovato nella forma. Guardando al passato, certo, ma sempre un passo avanti a tutti gli altri. La storia non ha le tematiche solite di Black Mirror però è amalgamata molto bene all'idea. Io li promuovo anche questa volta. Vediamo cosa ci riserva il futuro...

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    1. Ti ho letto, ma non sono riuscito a commentarti per questioni di tempo. Il problema dell'arrivo di Netflix è che con una sola stagione, hanno moltiplicato il numero di episodi della serie e dimezzato le idee, in questo speciale mi sono mancate proprio le idee che potevano esserci eccome secondo me, invece rest un esercizio di stile, che testa i limiti del formato. Cheers!

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