lunedì 24 dicembre 2018

Rocky IV (1985): Come vinsi la guerra (a Natale siamo tutti più Rocky)

Un’altra fondamentale tappa nel mio percorso di allenamento, in vista dell’uscita del secondo capitolo di Creedil periodo dell’anno non potrebbe essere più azzeccato di questo per presentare il film protagonista del nuovo capitolo della rubrica… Win Rocky Win!
Voglio essere chiarissimo fin da subito, con questo post finiranno delle amicizie, malgrado lo spirito natalizio so già che in tanti mi toglieranno il saluto dopo aver letto questo post, ma sappiate che per lo meno sono stato terribilmente onesto e quindi ne sarà valsa la pena. Sì, perché non ho nessun problema ad ammettere che per un sacco di anni ho sempre ritenuto “Rocky IV” qualcosa di urticante, non proprio una vera forma di odio (cinematografico, ovviamente), ma qualcosa di fastidioso, come quando il dentifricio ti cade dallo spazzolino e si spiaccica sulla porcellana del lavandino, niente di drammatico, ma comunque insopportabile.

Da bambino mi piaceva, ma il mio capitolo preferito della saga è sempre stato il primo, "Rocky" è un film unico, un perfetto equilibrio tra epica e film intimista, con un protagonista così umano che, ancora oggi, devo proprio sforzarmi per non riconoscermi completamente (invano, per altro). Poi sapete cosa succede, no? Uno cresce e arriva quel periodo in cui per... Boh? Ribellione giovanile? Prendi le distanze da tutti quei film che amavi da bambino e ti getti anima e cuore alla ricerca di tutti i titoli più ricercati, da Bergman, a Kubrick passando per chi volete voi. Più o meno ci siamo passato tutti noi appassionati di cinema, no? Per me, a lungo “Rocky IV” è stato il seguito tamarro, quello che non aveva nulla a che vedere con il “mio” Rocky, quel ragazzone ignorante con il cuore grande, i pugni pesanti e la testa dura che da sempre è stato uno dei miei personaggi preferiti. Ma diciamola proprio tutta: questa propaganda filo americana non è che mi andasse proprio giù facilmente, vogliamo aggiungere una certa predisposizione (naturale? Familiare? Politica? Fate voi), ma a me quello con i calzoncini con la falce e il martello stava anche abbastanza simpatico, nella mia testa, prima di salpare dalla sua Vilnius, il cap. Marko Ramius lasciava una fidanzata incinta di un frugolo a cui la ragazza madre avrebbe dato il suo cognome da nubile (Drago) e il nome del padre, o del fratello morto male (Ivan), perché sono cresciuto con Caccia a Ottobre Rosso e ne pago le conseguenze, ma mi sono anche inventato tutta una storia di origini (e se vi interessa, anche una trama per un film solista) su Ivan Drago e non è un modo per recuperare dopo le mie affermazioni su questo film, è il classico caso di storia vera.

Tutti i registi americani dirigono con il berretto da Baseball in testa. Stallone dirige con i bicipiti in vista.
Con “Rocky IV” ho fatto la pace dopo, nel momento in cui pur amando Bergman, Kubrick o chi volete voi, alla fine a quei film con cui sei cresciuto ci torni e anche se si tratta di un film di pura propaganda, sarei un ipocrita a negare gli effetti meriti di questa pellicola e sarei anche un po’ un cretino, visto che lo spettacolo finale è notevole. Non ci sono dubbi, se Rocky è un film che non dovrebbe mancare nella formazione di ogni buon cinefilo, anche solo per aver creato una delle più grandi icone della storia del cinema, “Rocky IV” è il suo seguito più famoso, con un peso specifico nella cultura popolare equivalente a quello in chili di Ivan Drago e visto che la data è quella giusta anche il film con cui posso portare avanti una tradizione: Signore, signori, Tovarish… Il Classido di Natale della Bara Volante!


In ogni vita ci sono alti e bassi, ma cinematograficamente parlando, non riesco a pensare ad un caso più centrato di un artista che si guarda intorno, annusa l’aria e capisce di essere all'apice, del 1985 di Sylvester Stallone. Nella carriera di Sly sono arrivati altri grandi momenti, ma il 1985 è stato irripetibile perché il nostro Silvestro non è mai più stato divo di così, Rocky III è un trionfo al botteghino seguito nello stesso anno dalla nascita del secondo personaggio più famoso della carriera di Sly (se chiedete quale, potete lasciare questo blog per sempre anche subito), tanto che a quel punto della sua carriera Stallone poteva permettersi tutto, anche dirigere il seguito di “La febbre del sabato sera” (1977) con quel riassunto di estetica anni ’80 che è “Staying Alive” (1983), oppure recitare in una commedia con Dolly Parton (Nick lo scatenato, 1984).

Ma il 1985 era proprio il momento in cui Sly stava sul picco di una montagna altissima e sapete chi era anche all'apice in quel periodo, una cosetta di cui potreste aver letto magari in qualche libro di storia: la Guerra Fredda.
Scalare il monte Drago (locandine alternative di un certo livello).
Ora, io non so se sia stato per patriottismo, senso del dovere, o semplice megalomania, ma nel 1985 Sylvester Stallone ha deciso di restituire al popolo americano che lo ha reso IL divo degli anni ’80 qualcosa delle sue fortune, usando l’arma più potente a disposizione degli Americani: il cinema. Pensateci: “Rambo II - La vendetta” uscito nello stesso anno, era stato scritto da James Cameron (scusate se è poco) come una grossa critica al Vietnam, Stallone non solo ha dato il benservito al Canadese, ma ha riscritto il film per farne un inno contro la corruzione della classe dirigente che ha portato al disastro del Vietnam (con la titanica frase: «Murdock... sono io che vengo a prenderti!»), mentre con “Rocky IV” ha semplicemente deciso che era il momento di battere cinematograficamente i loro avversari Sovietici, un po’ come era già accaduto sportivamente il 22 febbraio del 1980, con la celebre “Miracolo sul ghiaccio” la partita di Hockey tra USA e URSS a cui questo film si mette in scia, almeno per la parte sportiva. Capite da voi che un’idea del genere può venire solo ad uno con un carisma che levati (ma levati proprio) e una convinzione nei suoi mezzi che solo lo status di divo assoluto poteva certificare. Non è nemmeno un caso che una volta vinta la guerra al cinema, Stallone poteva solo più concentrarsi su sé stesso, sfornando quel capolavoro di (super)ego che è Cobra.

Il massimo della bellezza Danese Sovietica: Brigittona Nielsen.
Per ottenere il suo risultato Sly passa con la pialla sul suo personaggio più famoso, fatemi aggravare la mia già pericolosa situazione, dal punto di vista della sceneggiatura “Rocky IV” non è solo il film più breve di tutta la saga (91 minuti), ma è anche quello più scarso, ci sono passaggi logici in cui bisogna non chiudere un occhio, ma tutti e due e sospendere l’incredulità (il campione del mondo che va a combattere da solo, non per soldi e nemmeno per il titolo in Unione Sovietica? Dài, andiamo!) e gran parte delle dinamiche tra personaggi sono risolte con dialoghi più che frettolosi, tipo Rocky che comunica ad Adriana la sua decisione di andare a combattere in Russia a Natale dicendo una cosa tipo: «Io vado, eh?». Oh! Quando ci sono i dialoghi! Perché in certi momenti Stallone non si sbatte nemmeno a scriverli e lascia che sia la musica a fare tutto il lavoro sporco, ma su questo, lasciatemi l’icona aperta che ti torniamo.

“Rocky IV” non fa altro che prendere il modello di Rocky III, asciugarlo di ogni possibile sfumatura (Clubber Lang era il lato oscuro di Rocky, mentre Ivan Drago non ha sentimenti) lasciando solo l’eroe e il cattivo, le loro differenze e il loro scontro diretto, tutto quello che succede nel mezzo, serve solo a dare motivazioni all’eroe, citofonando a casa Creed, in cerca di un agnello sacrificale, il tutto premendo a tavoletta sul lato sensoriale del cinema, occhi e orecchie in “Rocky IV” sono iperstimolati, a partire dai titoli di testa che riassumono tutto il film: un guantone a stelle e strisce ed uno con falce e martello che si scontrano, i titoli di testa più potenti mai visti dai tempi di Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan.

Il saluto ufficiale della Bara Volante: Un enorme Bro-Fist tra super potenze!
Altro colpo di pala con cui mi sto scavando la fossa, si vede che “Rocky IV” dal punto di vista della trama è il più debole film di tutta la saga anche perché Adriana, ha un ruolo più che minimale, anche meno che in Rocky III dove almeno Talia Shire aveva l’attenuante di essere impegnata su un altro set e poi vogliamo parlare di Paulie? La vera coscienza di Rocky? Ecco, Paulie in questo film è impegnato in una storia d’amore con una Robot (nemmeno ginoide, visto che sembra la versione gigante di “Emiglio” per chi lo ricorda) che fondamentalmente è innamorata di lui, se escludiamo un paio di battute mica male («Chi è lei?», «La maggioranza non silenziosa, brutto chiacchierone!») fine del contributo di Paulie al film.

Quarta legge della robotica: Portare la birra a Paulie.
L’altra faccia della medaglia sono i nuovi arrivati, per incarnare alla perfezione lo stereotipo (cinematografico) dei Sovietici, Stallone prende una Danese mica male, che dopo averlo tempestato di sua foto zozze fatte sul set di Yado, alla fine lo ha convinto a sposarla (Brigitte Nielsen) e un ragazzone svedese che nella vita aveva fatto svariate cose (terzo Dan di Karate nella squadra svedese, una laurea in chimica presa sbadigliando e poi abbandonata per andare a fare cose serie, come il buttafuori in un locale, o il toy boy di Grace Jones a New York), al cinema pochino, ma che ha comunque sbaragliato la concorrenza dei si dice ottomila candidati per il ruolo, con un modo molto semplice: mandando all’ospedale Stallone con un suo pugno, dopo che Sly gli ha chiesto di fare sul serio durante il provino (storia vera). Dolph Lundgren è un essere umano incredibile, definirlo unico e raro sarebbe riduttivo, del milione e mezzo di film in cui ha recitato, questo è l’unico che l’Italia ricorda, ma il suo Ivan Drago è a tutti gli effetti uno dei cattivi più iconici della storia del cinema.

Lui non mangia i bambini, al massimo li picchia (però molto forte!).
Ivan Drago, la Transiberiana, 1,96 (capelli a spazzola non compresi) di muscoli, riassunto in una frase del suo viscidissimo manager Koloff «Qualsiasi cosa lui colpisce, lui la distrugge», il sogno bagnato di Vladimir Putin che da qualche parte in Siberia, secondo me, sta cercando di progettare una generazione di (Universal)Soldier Sovietici, la minaccia sportiva alla Verità, la Giustizia e lo Stile di vita americano a cui qualcuno dovrà mettere un freno, in mancanza di Superman, ci pensa Apollo Creed.

Se la morte del primo mentore Mickey in Rocky III era dolorosa e intima, quasi un momento di raccoglimento, quella del secondo è in linea con questo film, esagerata, sopra le righe, in pieno stile anni ’80 e non solo serve a dare la motivazione a Rocky per affrontare Ivan Drago, ma serve anche a lanciare lo spin-off Creed ribadire le differenze tra Americani e Russi, per dirla alla Apollo, qui si tratta di noi contro di loro. Quindi, il regista Silvestro Stallone cosa fa? Apre il gas e si affida per la prima volta nel film alla musica, facendo venire giù un cantante morigerato nei toni come James “Cocaina” Brown al massimo della sua potenza. Apollo vestito da Zio Sam che entra sulle note di “Living in America” porta subito il livello di tamarria del film a 12, appena sotto la Punto GT gialla con l’assetto.
Un inizio all’insegna dei noti bassi e della morigeratezza.
Qui per dirla come fanno nel film, quella che doveva essere una festa dello sport si tramuta in un massacro, Rocky per battere Apollo ci ha messo due film, Ivan Drago per ucciderlo solo due round, con la moglie di Creed che urla «Fermate l’incontroooooooo!», io che sulla poltrona grido «Fermate l’incontroooooooo!», poi mi estraneo da me stesso, mi guardo e mi dico: "Ma che minchia fai? Lo hai visto 470 volte questo film, sembra che sia la prima volta che lo vedi". Dopodiché io e la mia forma astrale siamo seduti sul divano a guardare lo schermo gridando in coro «Fermate l’incontroooooooo!» (storia vera) e Drago che parla con il Vocoder e dice cose tipo: «Nessuno riuscirà a battermi», roba che a confronto Darh Fenner che chiedeva dove sono i piani per la Morte Nera, è minaccioso come un anziano che chiede indicazioni stradali.

“Non sono fortunato nemmeno a fare la conta, fermate questo maledetto incontro!”.
Qui dovrebbe starci un lungo lavoro di sceneggiatura, in cui Stallone scrive il percorso emotivo che porta Rocky a fare la sua scelta, ma hey! Sono gli anni ’80 bellezza e Sly codifica il suo stile registico, quasi da videoclip (non a caso Cobra, sarà quasi tutto così) almeno per il periodo che ha coinciso con il suo status di super divo planetario, invece di un dialogo, zio Stallone si gioca la seconda canzone, una corsa in auto di notte, un montaggio veloce di immagini e “No easy way out” di Robert Tepper che con le sue parole ("Non siamo indistruttibili, Baby è meglio te ne renda conto / non c'è una via d'uscita facile, non c'è una scorciatoia per casa") racconta cosa passa per la testa di Rocky al meglio.

Trovo stranissimo (ma nemmeno tanto) che il musical su Rocky, con Stallone come produttore esecutivo sia ispirato al primo film e non a “Rocky IV”, ma forse perché questo film è già quasi un musical, infatti utilizza le canzoni per raccontare intere porzioni di storia, quando Rocky in mestizia atterra in Russia, parte “Burning Heart” dei Survivor, a Stallone basta inquadrare la Steppa russa (interpretato dall’innevato Wyoming) e le parole della canzone fanno il resto: "Due mondi si scontrano, nazioni rivali / É uno scontro primitivo, sfogo di anni di frustrazioni". E voi ancora fate vedere “Frozen” ai vostri figli e nipotine? Oh, volendo la neve c’è anche qui eh?
“Draaaago!!” “Elsaaaa!!” (da bambino avevo la stessa giacca, storia vera).
Nel suo essere un film quasi completamente visivo, Stallone applica alla perfezione la regola cinematografica “Show, don’t tell”, quindi la prova a superare questa volta non è acchiappare una gallina, o superare in corsa il compianto Apollo, ma seminare l’auto dei due agenti del KGB di corsa tra la neve e l’arrivo di Adriana in Unione Sovietica è il momento che dà il via al vero marchio di fabbrica della saga, il training montage che qui, seguendo un’altra regola aurea (quella dei seguiti) è uguale, ma più grosso, anzi doppio, visto che da una parte ci mostra l’allenamento casalingo e orgogliosamente analogico di Rocky, con barba lunga, tronchi e montagne da scalare («Draaaaaaaagooooooo!») dall’altra quello digitale di Ivan Drago, tutto steroidi, tapis roulant, macchinari avanzati milionari, insomma l’abbonamento base in qualunque Virgin Active d’Italia.

Il prodigio della tecnica digitale, contro il caparbio orgoglio analogico.
Il tutto? Ovviamente con la musica! “Heart's on Fire” entra a far parte dei pezzi da allenamento di due o tre generazioni di pubblico, mentre Bill Conti per la prima volta, lascia il ruolo di compositore al nuovo arrivato Vince DiCola che si guadagna il suo posto nella storia del cinema con “War”, forse il pezzo che viene associato al personaggio di Rocky, almeno quanto “Eye’s of the tiger” e probabilmente anche più di Gonna fly now. Il passaggio di consegne tra compositori è significativo in un film in cui la musica è così fondamentale, se fino a Rocky III il personaggio seguiva l’andamento della vita e della carriera di Stallone, in questo film è il buono a tutto tondo, è un nuovo Rocky che non somiglia nemmeno più nell’aspetto e nei modi a quello del primo film, è il supereroe americano forgiato per la battaglia e con un tema musicale che non deve essere di rivalsa, ma di guerra, infatti non a caso si intitola "War".

“Sei alto, dovresti lasciar perdere la boxe… Hai mai pensato di giocare a pallacanestro?”.
Se l’entrata in scena di Apollo era stata “Yankee” e sopra le righe, l’inizio del match finale è sommesso, anche se lo ammetto, quando sento partire l’Inno dell’armata rossa mi gaso sempre tantissimo (vi ho già parlato di Caccia a Ottobre Rosso, vero?) e parliamo dell’elefante nella stanza, lo so che siamo tutti legati alla mitica «Io ti spiezzo in due» di Ivan Drago che è diventata un modo di dire comune in uno strambo Paese a forma di scarpa, ma ammettiamolo: è un'adorabile cazzata, perché non trasmette il senso di urgenza, di unica ragione di vita che, invece, la frase originale («I must break you») che in quattro parole sono il riassunto di una vita passata a prepararsi per distruggere l’avversario, un indottrinamento iniziato fin dalla nascita, quando Ivan è stato strappato dalla braccia materne per diventare il super uomo Soviet… Vi ho già parlato anche delle origini del personaggio che mi sono inventato, vero? Ok, andiamo avanti.

La frase più citata in uno strambo Paese a forma di scarpa (e non è nemmeno giusta!).
Il match finale tra Rocky e Drago è pura epica, segue l’andamento del film (caduta, ritorno e vittoria per l’eroe), ma ogni pugno è cesellato e ultra ricercato. Siccome quando qualcuno ha la possibilità di fare una domanda a Dolph Lundgren, alla fine sempre di Ivan Drago gli chiedono, lo Svedesone spesso risponde che Stallone gli ha fatto ripetere la coreografia di combattimento così tante volte, che ancora oggi ne ricorda una buona porzione a memoria (certo, avere un quoziente intellettivo stimato attorno a 160 un pochino aiuta, storia vera), ma è innegabile che resta uno dei più coinvolgenti mai visti in tutta la saga di Rocky, non solo perché è l’epica di due uomini che si odiano e vogliono vincere, ma perché tra un «Non fa male! Non fa male!» e un «Io ne vedo tre di quello là...» («Tu becca quello di mezzo!») sfido chiunque e non lasciarsi prendere dalla sfida.

L’epica, quella vera, scritta a colpi di pugni in faccia.
Che, per altro, nell'ottica del film di pura propaganda che è “Rocky IV”, viene da citare l’avvocato Federico Buffa, quando diceva che nessuno fa il tifo per Golia, infatti con il passare dei round anche i Sovietici iniziano a tifare per Rocky e lo stesso Ivan Drago ferito («Gli hai fatto male! Adesso ha paura, lo hai ferito, gli hai fatto male! Hai capito? Non è una macchina! È un uomo!» ok, la smetto con le citazioni giuro!) inizia a combattere per sé stesso, l’individualismo americano che trionfa sui valori del Collettivo sovietico che a guardare i film Yankee, sembra che i Comunisti siano tutti un’unica mente alveare che pensa all'unisono come gli alieni di un film di fantascienza degli anni ’50.
La democrazia e la torta di mele fanno breccia nell’algido cuore dell’eroe Sovietico.
Ma se per Stallone, Rocky è sempre stato l’eroe popolare, quello che piaceva al pubblico perché potevano immedesimarsi con lui, nel 1985 quell'eroe doveva dare al popolo una vittoria così chiara, epica e netta che solo al cinema si poteva avere e prima che questa frase inizia a sembrare un discorso ai contadini nella Steppa russa aggiungo che sì, è pura propaganda, ma è anche grandissimo cinema capace di influenzare la cultura popolare come raramente abbiamo visto accadere.

“Nessuno fa il tifo per Golia” (cit. Federico Buffa)
Quando ho iniziato questo post non sapevo cosa mi aspettava. Negli anni il mio parere sul film è cambiato e per quel parlare ho visto molta gente che mi odiava ed io… Non sapevo... Non sapevo come la dovevo prendere. Poi ho capito perché questo resta un grande cinema, più grande dei suoi intenti finali, ho provato a spiegare il perché, magari non ci sono riuscito, ma è quello che volevo fare, durante questo post ho visto cambiare le cose: cioè quello che provavate per me e quello che io provavo per voi! Però quello che sto cercando di dire è che se io posso cambiare e voi potete cambiare... Tutto il mondo può cambiare!

Buon Natale a tutti!

“Sei pronto per Rocky V?”, “Sono pronto per il pranzo di Natale, è stato un anno tosto, ci vuole una pausa”.
Intanto, per restare in tema "Rocky IV" non dovreste per nessuna ragione al mondo perdervi questo post della Cine Civetta, un capolavoro, non ho altre parole per definirlo! ma non perdetevi nemmeno la locandina d'epoca del film dalle pagine di IPMP!

Ok, gente capolinea, la Bara Volante si prende qualche giorno di ferie per andare a prendere a pugni Pandori, Panettoni e cenoni, nei prossimi giorni potrebbe arrivare qualche post giusto per tenerci in allenamento, ricominciamo il 7 gennaio con il solito palinsesto e il resto della rubrica su Rocky. Mangiate, dormite, bevete, guardate tanti film e insomma, passatevela al meglio, tanti auguri a tutti quanti voi!

38 commenti:

  1. Ti dico solo che questo all'epoca l'ho visto al cinema. Sala strapiena, gente in piedi... sul match finale si faceva il tifo neanche fossimo sul serio davanti al ring..indimenticabile :)

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    1. Secondo me tutti i film di Rocky visti in sala finivano con il tifo del pubblico ma questo qui, deve essere stato uno spettacolo! Cheers

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  2. Apprezzo la tua scelta coraggiosa e capisco quanto ti sia costata: credo sia un film molto più conosciuto rispetto agli altri seguiti, forse per questioni generazionali - è uscito durante l'infanzia di molti, al contrario del primo che invece gli internauti spesso hanno dovuto recuperare in seguito - o forse perché a forza di citarne la celebre battuta si è fissato di più nella memoria.
    Non mi è stato detto esplicitamente, ma la mia idea è che questo film non sia mai entrato in casa all'epoca della sua uscita per questioni ideologiche: avendo genitori fortemente comunisti temo che non gradissero un film palesemente di propaganda. Va be', ogni film americano è di propaganda, ma questo lo era palesemente più di altri. Ripeto, è solo un sospetto, ma plausibile. Quindi non sono cresciuto con il mito di Rocky e ho recuperato la serie a tozzi e bocconi negli anni successivi.
    Per questo sono d'accordo con te nel giudizio del film e soprattutto mi spiace per Dolplhone nostro, gagliardo e tosto, che ha passato la vita all'ombra di quella frase. Fa il regista, il musicista, l'atleta, sforna film a manetta, si diverte a bestia e sotterra tutti i suoi colleghi, ma appena arriva il momento dell'intervista gli chiedono solo di Ivan Drago... Per fortuna all'epoca in videoteca e su Italia1 sfilavano i suoi film e io mi beavo: sono contento del successo di Ivan Drago perché ha permesso a Dolph di fare i suoi successivi mille film che gli italiani ignorano, dove è mille volte più mitico :-P

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    1. Ti ringrazio, alla fine forse devo a questo film l'aver imparato a distinguere tra qualità della pellicola e il suo contenuto, se non fosse stato per questo film non avrei mai potuto apprezzare registi con posizioni politiche opposte alle mie (John Milius ad esempio). Sarò per sempre legato al primo Rocky ma questo capitolo è una bomba atomica sganciata sulla cultura popolare, a casa diciamo che era più gradito "Caccia ad Ottobre Rosso" ecco ;-) Tra i regali all'umanità, di sicuro Dolphone nostro! Questo è il suo film più famoso ma non il migliore, anzi in molti (quasi tutti) i suoi film é molto più stiloso che qui, assurdo che un personaggio così mitico debba solo rispondere a domande su Ivan Drago. Cheers!

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  3. Secondo me la chiave di lettura di questo film può essere anche un'altra: gli americani (e l'Occidente più in generale) dopo la WWII si sono seduti compiacendosi, che è quello che accade ad Apollo, mentre da altre parti del mondo si è continuato a lottare con motivazioni più forti (la sopravvivenza).
    L'Occidente, secondo Sly quindi, per mantenere il suo ruolo di "primo mondo" doveva tornare a combattere per qualcosa di intimo e non per la ricchezza e il successo che ti hanno corrotto!

    Che è fondamentalmente quello che è successo al tempo dell'Impero Romano: appena hanno smesso di combattere, crogiolandosi sui loro valori, sono stati demoliti dalla pressione di quelli che loro chiamavano barbari perchè hanno trovato un Impero ricco ma scricchiolante per motivi interni... ed è la stessa fine che rischia di fare l'Occidente oggi dopo aver accolto al suo interno i musulmani integralisti perchè speravamo di poterli corrompere con fama e ricchezza effimera... ma vabbè, ti sto tediando!


    PS: il mitico Stallone ha preso a pugni i sovietici (due volte, qui e in Rambo III) e a pallonate i nazisti (altro film epico: calcio+guerra... fino ai 14 anni sono le uniche cose che interessano agli uomini)!

    Se non è lui l'eroe più grande del mondo occidentale, allora chi? :D

    Buon Nasale!

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    1. Una chiave di lettura mica male, ma dovrei essere Piero Angela per esplorarla :-) Scherzi a parte buona analisi, Sly in "Rambo III" era fermo ancora su questo film dal punto di vista politico, lo schema di "Fuga per la vittoria" anche somiglia un po' a Rocky IV, penso ai nazisti che si alzano ad esultare. Sly è uno dei campioni dell'umanità :-) Cheers!

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  4. Caro Cassidy, grazie mille per il link e la citazione, così complimentosa!
    Io non so come hai fatto a fare un post del genere (in senso positivo) da un film del genere (in senso negativo). Il paragrafo finale parafrasante il discorso di Rocky è geniale!
    Ma poi la tua analisi sulla musica, il periodo storico, l'evoluzione di Rocky e di Stallone insieme e il "cantante morigerato nei toni"! XD
    Ma tu che sai tutto: nel film, al momento del ti spiezzo, la differenza di altezza tra i due sembra davvero enorme, ma nelle foto che si vedono in giro non c'è così grande differenza, c'è ma non così tanta: gli hanno messo delle mega zeppone a Dolph? O è solo un effetto di inquadratura?

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    1. Complimenti doverosi cara, in tanti hanno scritto di Rocky IV nessuno lo ha mai fatto in prosa come hai fatto tu, bravissima! Ti ringrazio molto, chi mi conosce da tempo sa del mio rapporto conflittuale con questo film, quando ho iniziato a scrivere avevo chiaro in testa cosa volevo dire e come avrei finito, citare Stallone é sempre cosa buona e giusta ;-) Tra Dolph e Sly ballano (dichiarati) 20cm,196 per Dolph 177 per Sly (essere fanatico di basket mi aiuta con questo tipo di dati) di tutto quello che ho letto sul film, non ho mai sentito parlare di zeppe Berlusconiane per Stallone, direi che con l'inquadratura giusta quei 20 centimetri possono diventare un metro ;-) Cheers!

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    2. Sei riuscito a separare i fatti dalle emozioni e dare il giusto valore a entrambi, non è facile.
      A proposito, come l'avevano preso il film in Russia?

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    3. Ti ringrazio molto penso sia il modo migliore, o almeno é l'unico che conosco. Ah bellissima domanda, sui gusti dei nostri amici Russi non ho più niente da dire dopo che ho scoperto che in Russia i film di Adriano Celentano sono considerati dei classici di Natale, li guardano come noi guardiamo "Una poltrona per due" (storia vera), quindi non so proprio come hanno recepito questo film. Cheers!

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    4. Ahaha, ma che centra Adriano coi film di Natale??? :D
      Tantissimi auguri di buone feste gioiose e anche un po' riposanti!

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    5. Non ne ho idea, ma quando l'ho scoperto non riuscivo a smettere di ridere ;-) Tanti auguri anche a te, un abbraccio! Cheers

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  5. Film sul quale è impossibile essere obbiettivi. Un po' perché (anno più, anno meno) siamo tutti coetanei e siamo cresciuti con questo genere di pellicole e un po' perché questo film in particolare è stato replicato alla nausea dalla tv. Quindi un discorso di "critica" su ROCKY IV è molto annebbiato da questi fattori e il post, lucidissimo, che hai scritto non posso non condividerlo al 100%.
    Film che trasuda anni '80 da ogni fotogramma e che incarna perfettamente lo spirito di quegli anni. Tutto scritto in "caps-lock", zero zone grigie (buoni buonissimi contro cattivi cattivissimi), zero sfumature e zero approfondimenti su nessuno. Tutto è di contorno all'eroe Rocky che sfida i cattivi (che sono pure imbroglioni visto che Drago è bombato alla grande!) da solo in terra straniera. Solo Ivan Drago ha un minimo di rigurgito di morale quando decide di andare contro al suo superiore dicendo che vuole combattere e vincere per lui e non per la Russia. Ma è un microsecondo, una parentesi all'interno di un combattimento lunghissimo e molto cinematografico dove gli spettatori sono con i pop corn in mano e badano a tutto tranne a questa scena. Anzi, si danno di gomito quando la Transiberiana spedisce il suo allenatore/manager tra il pubblico. Il resto è un film didascalico ed elementare formato da scene madri una accanto all'altra in un crescendo assoluto che si conclude col famoso discorso di Rocky che fa la morale alla Russia e al mondo intero.
    Il simbolo della pellicola? Questa immagine qua:
    http://media.cineblog.it/8/8d2/Stasera-in-tv-su-Italia-1-Rocky-4-con-Sylvester-Stallone.jpg

    La parafrasi stalloniana de "La libertà che guida il popolo" di Delacroix.

    Ma nonostante tutto ogni dannata volta che lo becco in tv rimango incollato allo schermo come un deficiente e mi esalto come un pazzo quando Rocky si allena, quando Rocky scala la montagna, quando butta giù il colosso biondo e mi scende la lacrima quando il nostro fa quel discorso strappalacrime. Potere del cinema!

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    1. Rocky IV é pura propaganda, lo capisci solo da adulto oppure se hai una propensione naturale per i Marko Ramius e Ivan Drago di questo mondo. Superato questo ha dieci momenti in cui siamo davanti a pura iconografia, storia del cinema che parte dalla propaganda e diventa cultura popolare, dici bene, potere del cinema! ;-) Cheers!

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    2. Ma per me il momento in cui Drago si ribella è sempre stato uno dei più iconici. E' il suo primo e unico momento di umanità, mentre finora era sempre stato solo un pupazzo, una macchina.
      Rocky IV poi riscrive tutto da zero, come ha detto Cass. Il vecchio Rocky è del tutto svanito, è diverso nell'aspetto, nel modo di parlare, persino nel fisico. E' il buon padre di famiglia ricca americana.
      Poi uno potrebbe anche non aver mai visto gli altri 3 film, perché tutto è giustificato dal movente di vendetta, perché Rocky IV è alla base un film di vendetta, che dev'essere assoluta, totalizzante, una cosa del tipo: "non solo vendico il mio amico morto, mi vendico facendoti vedere quanto sono meglio di te!"

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    3. Si è davvero un revenge movie, che dice che il nostro stile di vita (quello Yankee) è migliore del tuo, il fatto che il personaggio sia così diverso mi ha sempre turbato, ci ho fatto a patti con gli anni. Cheers!

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  6. Anch'io ho sempre avuto un rapporto conflittuale con questo film, ancor prima di vederlo: infatti dovevo andarlo a vedere al cinema ma i miei amici, non ricordo per quale pseudo disguido, mi appesero. Lo recuperai poco tempo dopo in videocassetta (pezzotta lo ammetto), mentre con gli stessi amici, l'anno dopo, andai a vedere "Cobra". All'epoca non potei non amarlo... avevo 12 anni... ma poi iniziai a snobbarlo gradualmente preferendogli, ovviamente, i primi due... il secondo in particolare che é il mio preferito. Ora che sono vecchiotto ed incline alla nostalgia, pur con tutta la sua zavorra di tamarragine propagandistica non posso fare a meno di volergli comunque bene... soprattutto dopo la tua analisi che ne esalta il dono di sintesi che possiede e che, onestamente, non avevo mai apprezzato come merita.
    Buon Natale!!!

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    1. Penso che sia abbastanza naturale, arriva il momento in cui abbandoni il cinema con cui sei cresciuto per esplorare altro, una legge non scritta della vita di un cinefilo. Ma poi si torna nella vecchia palestra di provincia dove hai iniziato, dove ti sei innamorato del cinema, quindi Cobra è Rocky IV tornano buoni. Visto accanto agli altri questo è il più breve e il più stilizzato, un apice a suo modo. Buona Natale anche a te! Cheers

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    2. Non ricordo chi l'abbia detto, uno dei Pink Floyd (Gilmour o Mason): è impressionante la quantità di brutta musica a cui ti affezioni solo perché l'hai ascoltata da giovane, ma continui ad amarla. E vale lo stesso anche per i film.

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    3. Beh io amo i Pink Floyd che ascolto da quando ero nano, quindi forse non è l'esempio migliore, però rende l'idea ;-) Cheers!

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  7. Perdonami se sono un po' di fretta e vado fuori tema,
    ma volevo augurarti di cuore buon Natale!
    Curioso che tu abbia frapposto il dormire al mangiare e bere :D.
    Il guardate tanti film è l'augurio perfetto per un cinefilo come te :)

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    1. Vai tranquillo Riky, sono giornate così per tutti, eh si il dormire è estremamente sottovalutato tra le gioie della vita ;-) Tanti auguri anche a te! Cheers

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  8. E, fra un Ivan Drago e un Rocky Balboa, ecco che arrivo io in un veloce passaggio notturno per farti i tradizionali auguri natalizi! ;-)

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    1. Grazie mille auguri molto gradito e ricambio facendoti a mia molta tanti auguri! Cheers

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  9. Buon natale!Aspettavo questo post come il cioccolatino da scartare il 25 dicembre, e me lo sono appena gustato!Hai fatto il un'analisi bellissma, perché non è affatto semplice, per chi ha una coscienza cinecritica, esaltare un film così trovando tutti gli appigli giusti. La mia esperienza fu in un cinema all'aperto estivo, con una ragazza, ero già cinefilo perso, ma il film riuscì a trascinarsi comunque, complici i trucchetti di musica e montaggio che hai abbondantemente sviscerato. Il ricordo più netto e quello del finale, la conta dei secondi a Drago l'ha fatta tutto il cinema in coro, con urlo liberatorio finale, mi venne la pelle d'oca. Pura propaganda e Potenza del cinema.La critica italiana comprese, certificó la trasformazione di Rocky in eroe nazional -popolare. E, forse, è qui che gli anni '80 hanno ucciso i '70, al top dell'era dell'Edonismo Reaganiano.

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    1. Sono contento di aver addolcito il Natale, ci tenevo perché tengo molto a questo film e allo strano rapporto che ho con esso. Il conto alla rovescia deve essere stato uno spettacolo! Hai ragione qui gli anni '80 hanno battuto i '70, ma il loro spirito in parte tornerà nei prossimi capitoli. Cheers!

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  10. Ah,ultimo aneddoto:ricordo Lundgren, intervistato, gli chiesero come sarebbe finito l'incontro nella realtà, tra lui e Stallone. Da uomo di sport, rispose sincero: "Beh, lui è un peso medio, io un peso massimo, fate voi..." distruggendo in una sola frase tutta la credibilitá della saga di Rocky :-)))

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    1. Non ci sarebbe stata storia, Stallone non ha esperienza nemmeno marziale, Dolph invece le arti marziali le conosce, la differebza di fisico è tutta da vedere, ma il bello di Rocky è questa, la sua resilienza ;-) Cheers!

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  11. Non avevo mai visto quella locandina, semplicemente meravigliosa! :D
    E per quanto riguarda il film in sé, inutile dirtelo, sai già ;)

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    1. Lo so lo so, bella vero? Riassume davvero alla grande il film ;-) Cheers!

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  12. Quell' anno, il mio XD, come hai detto, fu il trionfo del minimalismo stalloniano con questo e Rambo 2. Al successo clamoroso di quest' ultimo un articolo di repubblica titolava scherzando:"Bentornato pubblico, ma che gusti hai?". XD
    Sin da piccolo mi dispiaceva che il pubblico cominciasse a tifare per Rocky. Almeno Drago aveva la sua piccola rivalsa individuale.
    Sly gira alla grande la morte di Apollo e di come il freddo Ivan "distrugga" lo show business americano. Poi, vabbé, gioiellini di videoclip. Solo quella stranberia del robot... o-O da piccolo mi la sciava stranito. XD Mi piaceva piú di R2, che stranamente mi prendeva meno del piú affascinante primo.

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    1. Ma perché dove era andato? ;-) Anche secondo me è un film girato molto bene, al netto del suo stile da videoclip quindi tutto stilizzato, Ivan Drago è l'Anti-Disney arrivato a rovinare la festa ;-) Cheers

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  13. Credo sia il primo Rocky che ho visto, dunque per molti versi anche il mio preferito (durante l'infanzia). Mooolti anni dopo, rivedendolo con 20 anni e 1985 film in più sulle spalle, mi sono detto: "ma è un videoclip di 90 minuti!" oltre che una sbandierata americana senza precedenti.
    Ma se sei cresciuto a cavallo tra gli 80 e i 90 (specie i 90) e questo film te lo passavano a ripetizione, ti ci affezionavi, alla faccia di tutto il resto.
    Una cosa che non ho mai digerito (nemmeno da piccolo) è che a un certo punti tutti tifino per Rocky. Non lo manderò mai giù, così come mostrare il doping di Drago. Lo odiavamo già abbastanza, non serviva. Mentre il "combatto per me stesso" è molto più comprensibile per un atleta. Ma i sovietici dovevano essere i cattivi assoluti, andavano distrutti sotto tutti i punti di vista: sono assassini, sporchi e imbroglioni, tutto ciò che accade nel film deve giustificare l'idea della Russia malvagia, e ovviamente dopo la giusta vittoria a stelle e strisce sia l'americano a fare il pacifista. Meh… messa in questi termini è dura salvarlo, ma ha una sua epica, fatta di esagerazioni a go-go, è fatto apposta per gasarti e ci riesce alla grande.
    E comunque, racconta un pezzo di guerra fredda meglio di 100 altre pellicole.
    Bob.

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    1. Hai capito in pieno perché per anni non l'ho sopportato, è propaganda delle specie peggiore, quella in cui gli americani sono dei Maghi Zurlì bravi e buoni e gli altri non solo sono dei bastardi, ma giocano anche sporco, in tutti, con più canzoni che un musical ;-) Però è anche l'epica del combattimento, fa quello che deve fare il cinema, non essere realistico ma essere mitico, penso che per molti la guera fredda sia davvero stata Balboa vs Drago ;-) Cheers

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  14. Hai ragione questo film è un gigantesco poster di propaganda con ottima musica a fare da accompagnamento, ma magari fossero tutti i film fossero così! Poi adoro il personaggio di Ivan Drago e tutto il background sovietico del film.

    Il fatto che la sua frase più iconica fosse una trovata del doppiaggio italiano non lo sapevo, ma considerando che il "doppiaggio migliore del mondo" ha da sempre il vizietto di modificare i testi originali me lo sarei dovuto aspettare.

    Da qualche parte avevo letto che i numeri di kgf/cm² che compaiono quando Drago colpisce quel macchinario con il pugno siano volutamente impossibili, visto che a quei livelli teoricamente le ossa della mano dovrebbero sbriciolarsi per la pressione subita.

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    1. Se lo guardi bene avrebbe tutti i difetti del mondo questo film, eppure trionfa anche nei cuori degli spettatori da sempre, alla fine è iconico come il suo protagonista, tanto di cappello a Sly per aver capito fino a che punto poteva osare con il suo personaggio simbolo.

      Penso volessero riprendere la frase di Clubber Lang con pronuncia sovietica, risultato: Quasi nessuno in uno strambo Paese a forma di scarpa ricorda che il “Ti spezzo in due” è farina del sacco di Mr.T ma tutti ricordano la versione di Ivan Drago.

      Non ci avevo fatto caso, grazie per avermelo fatto notare, ma siccome nella mia testa sono convinto che Drago sia il figlio di un capitano di sommergibili, le sue ossa sono più resistenti alla pressione ;-) Cheers!

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  15. Mi ritrovo ad ascoltare i pezzi della colonna sonora di 'sto film e mi chiedo: ma quanti sequel da 4° capitolo sono riusciti ad avere un impatto tanto forte sulla sotto-sopra-cultura pop? Insomma, dài, there'se no easy way out!

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    1. La risposta è semplice, uno solo, questo ;-) Lo stile "pop" di Stallone regista (visto anche in "Cobra") ha scolpito l'immaginario collettivo anche a colpi di musica, fin dal primo "Rocky", ma qui davvero è un apice, in pratica è un musical ;-) Cheers

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