giovedì 6 dicembre 2018

Bohemian Rhapsody (2018): (Oh meme mia, meme mia) Meme mia, let me go


Il pugnetto di Freddie Mercury... Partiamo da questo: il pugnetto in aria di Freddie.
Avete presente, no? Un gesto caratteristico, quasi un segno distintivo, se avete visto una cover band dei Queen suonare dal vivo (e lo avete fatto di sicuro nella vostra vita) vi sarete trovati davanti un cantante che prende a pugni l’aria come faceva Freddie Mercury quando cantava, cavolo persino sotto la doccia cantando “Bohemian Rhapsody” (cosa che faccio spesso, storia vera) viene voglia di fare il pugno all’aria di Freddie.

Perché iniziare da questo gesto? Perché non sono capace di andare dritto al punto e sono nato senza il gene della sintesi, quindi per arrivare dove voglio portarvi parto da qui, da un cantante così carismatico e caratteristico, da generare una serie di imitatori più o meno devoti, più o meno professionisti ad imitarne stile e movenze, purtroppo non corde vocali, perché una voce così era davvero rara. Ora, arriva il doveroso paragrafo in cui l’autore del commento (o recensione se vi piace dare a queste righe più peso del necessario) prima di dire qualcosa su “Bohemian Rhapsody” di Bryan Singer Dexter Fletcher Bryan Singer deve mettere in chiaro il suo rapporto con i Queen? Ok, dai, facciamolo!

Lo avete fatto tutti, anche in bagno usando la spazzola come microfono, dai vi conosco!
Non sono un mega fanatico dei Queen, uno di quegli appassionati che sa TUTTO del gruppo, ma li ho sempre ascoltati, ad ovest delle colonne sonore, i Queen sono stati il primo gruppo con cui ho capito che questa cosina della musica faceva per me, anzi aggiungo un altro dettaglio: alle elementari avevo un compagno, lui sì, davvero appassionato, grazie al quale in classe abbiamo conosciuto tutti il gruppo. In un'era in cui Internet era un'utopia e le cose si venivano a sapere per sentito dire, la prima volta che ho scoperto che nel mondo uomini potevano amare altri uomini e per questo venivano etichettati come “Gay”, Freddie Mercury è stato il primo personaggio associato a questo concetto di cui venivo a sapere sommariamente e che nella mia testa ha sortito questo effetto: Freddie Mercury è gay. Mi piace come canta, le canzoni sono belle, quindi per me Freddie Mercury può fare quello che vuole. Può essere poco (lo è), ma per me tutta la questione omofobia si è risolta così (storia vera) e nel frattempo non ho mai smesso di ascoltare i Queen, fine del doveroso paragrafo.

“Io mi siedo, ho già capito che questo post sarà una faccenda lunga”.
Il mio cercare di smettere di fare uso di trailer è un processo lento, con quello di “Bohemian Rhapsody” ci sono ricaduto, come hanno fatto in molti visto che è stato cliccatissimo in rete. Purtroppo, vedendo il film parecchi dei miei dubbi sono stati confermati e come ho sostenuto commentando Overlord, proprio questo è uno dei tanti film basati sulla malinconia che da qui ai prossimi mesi mi toccherà affrontare e, di certo, le difficoltà produttive si vedono tutte nel film.

Sì, perché in principio tutto era saldamente in mano a Bryan Singer, al ritorno su un film non fantastico dopo una lunga X-Parentesi, una buona scelta secondo me, confermata dall’annuncio che la sceneggiatura sarebbe stata curata da quello che al momento è il migliore nello sfornare biografie ben fatte Peter “The Crown” Morgan. Sacha Baron Cohen avrebbe dovuto essere il protagonista, il vecchio “Borat” era parecchio interessato alla vita sessuale del personaggio, ma si è ritrovato disoccupato quando è arrivata la notizia che l’argomento non sarebbe stato trattato, non con la dovizia di dettagli (e nani presenti alle feste) che voleva Cohen, peccato che da lì in poi tutto sia degenerato.

“A chi lo facciamo dirigere questo film? A te? A te? Oppure tu?”.
Singer licenziato per aver ritardato le riprese di dieci giorni (storia vera), sostituito al volo da Dexter Fletcher che dirigerà anche il prossimo “Rocketman” sulla vita di Elton John (prevedo una tragedia…) con la minaccia di Johnny Depp come protagonista, ma con il nuovo sceneggiatore Anthony McCarten quello del tedioso “La teoria del tutto” (2014) e di L'ora più buia, è tornato anche Bryan Singer, o per lo meno, alla fine il film è stato accreditato a lui e zitto. Insomma: un pastrocchio che emerge dal film finito. Purtroppo, Singer si è schiantato di faccia contro il mostro a due teste che aleggiava su questa pellicola e che mi preoccupava fin dall’inizio: i produttori esecutivi Bryan May e Roger Taylor.

Ero piuttosto sicuro che con i due ex Queen a bordo, il film sarebbe stato un “Santino” edulcorato buono giusto per portare avanti il marchio del pubblico e (magari) conquistarsi una nuova generazione di appassionati, risultato che di fatto è stato… Quanto mi secca avere sempre ragione (cit.).

No, eh? Non si fanno certi gesti, stiamo facendo un film pulito mica una roba Rock.
Di tutte le cose che si potrebbero dire su “Bohemian Rhapsody” la prima che mi preme dire è che mi è sembrato un film pensato per tutta quella grossa porzione di pubblico che dichiara il proprio amore incondizionato per i Queen, anche se poi del gruppo di fatto ha ascoltato solo i Greatest Hits I, II e III, troppo cattivo? Forse, ma intanto hanno avuto ragione loro, perché pur essendo un film non accurato nel mostrare gli eventi e con un finale più che paraculo (per le argomentazioni, continuate a leggere) al momento questa cosina ha portato a casa 500 milioni di ex presidenti spirati stampati su carta verde che, non solo ci dicono di quanto il gruppo inglese sia ancora amatissimo, ma anche che sparando nel mucchio, i produttori hanno ottenuto quello che volevano: Soldoni! 

Per essere un film che s'intitola “Bohemian Rhapsody” bisogna dire che almeno la pellicola segue alla perfezione l’andamento del celebre pezzo omonimo: un inizio in cui viene da chiedersi “It this the real life or is just a fantasy” una parte centrale drammatica, degna di un’opera e un finale molto Rock, ma probabilmente è un caso, perché per spiegarmi come mai questo film non mi è piaciuto, parto proprio dall’inizio.

“Bohemian Rhapsody” ha diversi errori di continuità nella successione degli eventi che fanno un po’ a cazzotti con il fatto che gli undici minuti finali siano una ricostruzione fedelissima, inquadratura per inquadratura del concerto del Live AID del 1985, una contraddizione davvero rapsodica dovuta al cambio di regia, forse, ma più che altro ad una paraculaggine diffusa. Trovo un controsenso in un film che si gioca l’apice finale con una scena tanto curata, arrivare a quel punto giocando sporco su eventi che sono documentati, registrati e datati puntualmente, un esempio: che senso ha inserire durante il primo tour americano della band un momento in cui suonano “Fat Bottomed Girl” (anzi, del video della canzone ricreato sullo schermo con tanto di stessi costumi di scena) e poi nella lunga sequenza successiva, piena di “Galileo! Galileo! Galileooooo!” far vedere il gruppo impegnato a registrare l’album “A night at the opera” (1975), quando il pezzo sulle “Ragazze dal lato B abbondante” è presente nel disco “Jazz” del 1978? Sarebbe stato meglio inserire qualche pezzo bello dei Queen, tipo uno dei miei preferiti, “Great King Rat”, ad esempio, ma siccome nessuno lo conosce, meglio puntare su un pezzo contenuto in uno dei tre Greatest Hits e andare sul sicuro.

"Great King Rat? Ma non era nel Greatest Hits" , "Ma che ti frega facciamo We are the champion così cantano tutti".
Troppo puntiglioso? Vero, il film è pieno di errori ed errorucci come questo, ma sarei un ipocrita se mi scagliassi contro la pellicola solo per questa ragione, da sempre ritengo che il cinema non abbia il dovere di essere realistico, ci sta di prendersi qualche licenza poetica, magari anche per alimentare le frizioni interne al gruppo per portare del dramma sul grande schermo (certo, magari non risolverle per ben DUE scene di fila con una litigata che finisce con la composizione di una hit, prima “Another one bites the dust” poi “We will rock you”) lo posso capire, il cinema fa questo, se penso ad una biopic molto simile (protagonista in prova di mimetismo, grandi pezzi musicali) come “The Doors” (1991) anche Oliver Stone si era preso delle grosse libertà lo posso accettare finché l’intento resta quello di fare un film, un'opera d'arte pensata per cogliere l’essenza, l’emozione e non un manifesto anche un po’ bacchettone buono giusto per far contento chi è affetto da malinconia congenita per i tempi andati, quindi passo al resto della mia critica al film, ecco che arriva.

Ho trovato urticante il modo in cui Roger Taylor e Brian May sembra si siano voluti riprendere alcuni meriti, mettendo i puntini sulle “i” alle spalle del loro celebre cantante che, purtroppo, non è più qui per dire la sua (e state sicuri che lo avrebbe fatto!). Uno sforzo nel sottolineare come l’unico dalle cattivi abitudini (Roger Taylor cambia una fidanzata DONNA, in ogni scena in cui compare, lo avete notato?) fosse davvero solo Freddie Mercury, un personaggio che si è sempre scagliato contro l’omertà di certi atteggiamenti e da sempre impegnato in attività di beneficenza, che qui non viene mai definito omosessuale, anzi, per tutto il film la fin troppo lunga sottotrama con Mary Austin (Lucy Boynton) sembra una infinito tira e molla per riportare Freddie sul lato etero della Forza.

"Torna con noi Freddie, ad ogni tua mossetta fai piangere Adinolfi".
I famosi festini (con i nani solo citati in una riga di dialogo) a cui tanto teneva Sacha Baron Cohen sono estremi come una bicchierata al centro anziani, mentre tutta la parte legata all’omosessualità del personaggio è trattata in modo davvero bacchettone, quindi negazionista, per altro con enormi buchi logici, voragini che gli sceneggiatori lasciano il compito di colmare al pubblico. Possibile che Roger Taylor e Brian May avessero così paura che se il grande pubblico generalista, quello che conosce i Queen giusto per i tre “Greatest Hits”, avesse visto sul grande schermo qualcosa di scomodo sul grande cantante, non avrebbe più ascoltato la musica del gruppo? A questo mi sono risposto da solo: quando andai a vedere “Ray” (2004) una volta riaccese le luci in sala a fine pellicola, i due signori davanti a me (ben più anziani del sottoscritto, quindi facilità per età anagrafica a conoscere la musica di “The genius”) si sono guardati dicendo: «Bel film, non lo sapevo che lui faceva uso di droga» (storia vera) e i 500 milioni d’incasso nel mondo, evidentemente fanno di me una voce (stonata) fuori dal coro.

Dopo aver dato una picconata alla ricostruzione fedele degli eventi e aver tradito molto del personaggio di Freddie Mercury e dei suoi valori (nel film sembra che s'incazzi per il Live AID solo per volontà di brillare sul più grande palcoscenico del mondo e non perché fosse seriamente interessante all’evento benefico) cosa resta di questo film? Gli undici minuti finali? A quelli ci arriviamo tra poco, lasciatemi l’icona aperta.

“Rami devi spostare di sette millimetri il braccio e ruotare il capo di due gradi, ok ora sei uguale”. 
Resta il fatto che di sicuro non è un film diretto male e nemmeno recitato male, il cast è ottimo e Rami Malek, detto Luigi (sul perché vi rimando a questo, ma in sintesi è perché ha la faccia da Luigi) fa una buona prova, certo i dentoni e i baffi lo fanno scivolare in molti momenti in "Zona Cosplayer", ma anche se non mi ha convinto in pieno, bisogna dire che lui ci crede molto, si vede che ha sentito davvero la responsabilità di interpretare un personaggio così amato come Freddie Mercury e si è molto impegnato, quindi bravo Luigi, quando poi farai finalmente outing te la vivrai molto meglio, ma questa è solo una mia speculazione.

Veniamo, quindi, alla fine di questa “Rapsodia” che come dicevo lassù (sì, sto chiudendo l’icona, eccomi che la chiudo) si completa con una parte finale molto Rock, ovvero la ricostruzione inquadratura per inquadratura dell’esibizione del gruppo sul palco del Live AID, una scena ruffiana e, a mio avviso, anche abbastanza ridicola. "Perché rifare scena per scena, un’esibizione che è parte della cultura popolare in questo modo?" mi sono chiesto. Ricordate il pugnetto di Freddie di cui scrivevo lassù in cima? Che senso ha trasformare un gesto fatto da un cantante in uno di quei momenti di trasporto totale che solo la musica può regalarti in un'imitazione? Perché trasformare un’esplosione di entusiasmo dettata dalla gioia della musica, in una fredda coreografia eseguita passo per passo da Luigi il Cosplayer?

"Chi è il miglior cosplayer di Freddie Mercury?" , "Luigi! Luigi! Luigi! Luigi!".
Siediti al piano, volta il capo verso sinistra, mima un bacino, guarda avanti, inquadrature sulle Pepsi sul piano, prendi l’asta del microfono, scivola a destra, passo, passo, questo ha fatto Rami Malek, studiarsi come se fosse una coreografia di ballo qualcosa che era dettato dall’enfasi del momento, trasformandolo in finto, freddo, riproduzione in serie pensata per ottenere che il pubblico pagante esploda in un: «Ma è uguale!»

Ma davvero da spettatori vi potete esaltare perché qualcuno ha pagato degli attori, per rifare una esibizione che potreste vedere identica, eseguita dai veri autori riguardandovi comodamente a casa vostra il concerto del Live AID? Per me l’arte (in questo caso il cinema) dovrebbe cogliere l’emozione del momento, anche prendendosi licenze poetiche sulla cronologia degli eventi, questo che cos’è? Cos’è?! Per me è il riassunto di come si fa il cinema nel 2018, non importa che funzioni, l’importante è che somigli a qualcosa che il pubblico conosce, anche sommariamente e per cui prova così tanta malinconia da essere disposto a pagare un biglietto. Per me quegli undici minuti finali sono l’apice non di quello che dovrebbe fare il cinema (emozionare raccontando la storia di un personaggio), ma un’operazione pensata a tavolino per dare al pubblico quello che vuole, ovvero l’immagine di un personaggio che hanno salvato nella loro mente, Luigi il Cosplayer che esegue alla perfezione il Meme di Freddie Mercury, in questo senso la presenza di Mike Myers che cita se stesso, è davvero significativa, anzi, penso che lo abbiano assunto per il ruolo solo per fargli dire quella frase, ne ero sicuro anche prima di vedere il film, quando ho scoperto che era nel cast di questo film.

Cosa direbbe Garth se ti vedesse ridotto in questo modo?
Ecco cos’è “Bohemian Rhapsody”: un meme pensato per piacere alla porzione di pubblico che i Queen li conosce per i tre “Greatest Hits” e Freddie Mercury per quella volta che ha visto una sua foto in posa con una corona in mano o perché no, sul palco del Live AID. Ditemi cosa volete, ma per me il cinema dovrebbe avere altri intenti che, sicuramente, non coinvolgono la produzione di Meme per Internet e per quanto straordinarie no, non mi basta risentire le canzoni dei Queen per uscire contento dalla sala, quelle per fortuna, posso ascoltarle quando voglio in qualunque momento.

“Stavano urlando BIS, noi lo abbiamo rifatto, che male c’è?”.
Sapete dove funziona per me “Bohemian Rhapsody”? Nei momenti assolutamente favolistici, appena smette di proteggere il marchio “Queen” per far contenti i produttori, oppure di sfornare gli undici minuti finali di meme per far dire al pubblico: «ma è uguaaaaaaale!», questo film resta, a singhiozzo, la storia di un ragazzo che cerca il suo posto nel mondo. Per assurdo, gli unici momenti che ho apprezzato davvero del film, sono vedere Rami Malek dimostrare di aver capito davvero il personaggio, anche in scene tremendamente stucchevoli come quando porta Jim a casa, oppure ancora meglio, quando parla con i suoi gatti mentre mette alla prova l’ugola sofferente in bagno, lì si vede un attore che recita, lì si vede il cinema che racconta un punto di vista inedito su un personaggio pubblico, rispettando, una cosa a cui ha sempre tenuto Mercury in vita: la sua privacy. Succede per forse cinque minuti, ma quello è cinema, il resto sono meme, li lascio a chi li apprezza, a me piace solo quello su Yao Ming.

La mia faccia quando sento qualcuno che dice che "Bohemian Rhapsody" è un bel film.

28 commenti:

  1. Ho ascoltato il tuo consiglio e l'ho bypassato. A malincuore perché da ragazzino (diciamo tra l'88 e il '93) i QUEEN sono stati la mia colonna sono quotidiana e raggiunsi il picco di assoluto di fanatismo nel '92 (Barcelona). Avevo tutte le loro musicassette originali e qualche LP (tutti i cd arrivarono solo in seguito. Ma il mio primo cd acquistato in assoluto fu... Live at Wembley '86!). La morte di Freddie mi investì come un treno in corsa e per qualche anno diventati un fan totale spalleggiando un mio carissimo amico che era, è e sarà il fan dei QUEEN numero uno (per dire: anno '96. Viaggio a Londra. Lui molla tutto e tutti e per 4 giorni consecutivi va in "pellegrinaggio" a casa Mercury e sta là. Ore con i QUEEN in cuffia a guardare una casa e qualche gatto. Anzi, un muro di cinta!). Io invece mi limitai a comprare libri, mi iscrissi al fan club ufficiale della band (all'epoca non c'era internet. Ci si dava di carta, penna e bollettini!), recuperai i pezzi mancanti della discografia (l'album degli Smile e un vinile, "Mr. Bad Guy", che erano diventati il mio sacro Graal),... Ero in fissa totale. Poi mi passò, come passano gli amori giovanili, anche se i QUEEN saranno per sempre un pezzo del mio cuore. Nel 2012 sono stato a Zanzibar e ho potuto vedere quella che viene considerata casa Bulsara dove (in teoria) è nato Farrokh. Non c'è nulla di certo in ciò (gli zanzibarini vivono un po' alla "cazzo di cane" per dirla alla Feretti), ma nonostante tutto la cosa mi emozionò parecchio.

    Ma perché tutto sto pistolotto che non frega nulla a nessuno? Era giusto per dire la fatica che ho fatto a non andare al cinema. Io che ho seguito la lavorazione del film fin dagli inizi con Sacha Baron Cohen indicato come papabile Freddie cinematografico. Mi piange il cuore che quella che avrebbe potuto essere un racconto bellissimo, vivo ma anche cupo e ambiguo che si sarebbe potuto concludere con un finale poetico che già esiste nella realtà ("Made in Heaven" e la sua lavorazione con la promessa che Deacon ha fatto a Mercury morente), viene trattato come il libro Cuore. Tutto smussato, tutto alleggerito per le masse ebeti. Voglio vedere tra 50 anni quando i Rolling Stones moriranno come verranno resi cinematograficamente. Keith Richards diverrà un monaco tibetano che vive di vegetali e succo all'arancia? O Mick Jagger non ha mai mangiato alcun Mars! Lui odia i cibi spazzatura. (voglio vedere chi la capisce questa... :-P ).

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    1. La leggenda di Mick Jagger che mangia il Mars da un posto dove di solito non si trovano delle merendine è abbastanza famosa, avevo già dei dubbi su Dr. Dre e soci, piallati e resi bravi ragazzi, capisco che Brian May sia molto preoccupato di vendere ancora disco, ma quel finale l’ho trovato davvero urticante, ho davvero troppo a cuore la musica e il cinema, per vedere un gran momento di musica come il Live AID, ridotto ad una coreografia, un film può essere brutto per tante ragioni, posso capirlo un film brutto, ma un film così ruffiano no, mi dà fastidio e basta.

      Per il resto, ti ringrazio per la testimonianza, la passione qui sopra è sempre ben vista, tutti i miei complimenti per la tua collezione e al tuo amico in pellegrinaggio, è il tipo di insana follia che apprezzo di più ;-) Cheers!

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  2. Carabara, " sono nato senza il gene della sintesi " è scritto anche sul mio biglietto da visita e quindi capisco il tuo dramma. Conosco il Singer - nel senso di regista e non in quello di mercuriale leader dei Queen - dai tempi in cui cercava di portare al cine la posse di Keyser Söze e qualche sera fa ci siamo abbuffati di wok di patate e di fagiolini in un ristorante del mio quartiere e credo che Bryan abbia esagerato col sakè perché ad un certo punto si è ricordato del suo passato mutante e del fatto che non ha il gene della sintesi e se ne è uscito con un plot per un fumettino vagamente Vertigo delle origini che io tento di sintetizzare di seguito: Freddie Kruger Mercury è un serial killer che sta per fare scintille sulla sedia quando dallo spazio si cala nel suo corpo un pulotto alieno chiamato il Sarto ( Taylor ndr ) colla missione di ritagliare gli scampoli di realtà che condizionano il mondo e lo rendono un posto asettico dove Jack Frost The White Queen non possa fare festa con i suoi nani. So cosa stai pensando ed anche io ci ho visto il pesante debito con il Shade The Changing Man di Peter Milligan/Chris Bachalo/AAVV, ma ho trovato interessante la variante che fa del Taylor una parodia di Magnum P.I. con il muso irriverente di Sacha Baron Cohen ed i dentoni di un personaggio di James Kochalka ( ora che ci penso anche di James Kochalka stesso ndr ). Singer pensa ad un graphic novel di David Small. Io temo che Dave lo accompagnerebbe alla porta con il sorriso che si dedica a chi crede nelle scie chimiche e nell'oroscopo. Pazienza. Ciao ciao.

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    1. Insomma Singer ha cantato, il sakè fa questo effetto, scioglie le corde vocali e la lingua.
      Mi sembra un ottimo soggetto, specialmente se l’ultimo capitolo con lo scontro tra Freddie Kruger Mercury e Jack Frost The White Queen lo possiamo intitolare “Killer Queen”. Ora per il resto della giornata avrò in testa Sacha Baron Cohen vestito da Magnum P.I. con i dentoni di James Kochalka ;-) Cheers!

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  3. Mi par di capire che la figura di Freddie ne esce benissimo, anche se non è lui ma il suo meme. A Jim Morrison andò molto peggio, visto che Oliver Stone lo usò per esercitare il suo personale revisionismo storico, tratteggiandolo come un coglione totale, pronto a scodinzolare come un cagnolino per un po' di droga.
    Pure io vedrò 'sto film, ma in una notte d'inverno, quando proprio non ho nulla di meglio da guardare, mi fido del giudizio della Bara.
    Aneddoto: avessi scritto io il film sui Queen, ci avrei messo sicuramente, tra le altre, una scena narrata da Bob Geldof in "tutto qui?" che poi è la storia di come nacque il Live Aid. Vado a memoria. "Era una sala d'incisione a fine anni '70, a Londra. Freddie si titillava al piano, alla luce di un'unica lampadina, cercando qualcosa che era nella sua testa. Sulla soglia comparve Sid Vicious, con una bottiglia in mano, e con il suo tono più rozzo urlò 'Yo', Freddie! Ho sentito che vuoi portare il balletto alle masse!" dopodiché vomitò sulla moquette."
    Così erano i tempi, quello era il Rock.

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    1. “The Doors” era tutto tranne che perfetto, ma almeno era un film, qui troppo spesso vedo le intenzioni (di vendere dischi, di risultare politicamente corretti) piuttosto che un film, quel finale parla chiaro sulle intenzioni della pellicola, per il resto ti ringrazio per la fiducia! Pensa che uscisse oggi “Sid & Nancy” una tenera storia d’amore ;-) Cheers!

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    2. Sai che "The Doors" all'epoca mi mandò fuori di testa? Non conoscevo minimamente la storia dei californiani e trovavo tutto bellissimo e dannatamente rock. Ora mi avete messo la fotta di rivederlo... Saranno 20 anni che non lo vedo!

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    3. 20 anni no, ma anche io è da molto che non lo rivedo, so che ha moltissimi detrattori, però il suo lo faceva, anche se dovrei rinfrescare il ricordo. Cheers!

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    4. The Doors è un film, ruffiano, tremendamente didascalico, Zio, ci piacque perchè eravamo giovani, ci piaceva la birra e pure le canne. Ho imparato a odiarlo nel tempo, più studiavo Morrison e più mi facevano schifo le scelte di Stone, il ridicolizzare l'aspetto del poeta in favore del guitto, il fargli dire "scherzavo" con risata da idiota ogni volta che pronuncia una battuta intelligente, il sottolineare do continuo che i pezzi migliori li scriveva Robbie Krieger, che aveva collaborato al film... mentre Day Manzarek sentenziò "hanno assassinato Jim Morrison". Cass, devi mettere in conto un post su questo film, ma attenzione, è un campo minato:-)
      Se gli intenti di Brian May sono chiari, quelli di Stone sono molto più subdoli, lui ti racconta il cazzo che gli pare per darti la "sua" visione della storia americana. Nel caso scriverai il pezzo..."Allah Allah Allah I Will praaay for you" :-)))

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    5. Bisogna dire che Oliviero Pietra non le ha mai mandate a dire, ha sempre rimarcato molto i concetti per far arrivare il suo punto di vista, non è mai stato un regista timido ecco, bah vediamo se tra i film che devo vedere (e quelli da rivedere) per le vacanze di Natale riesco ad infilare dentro anche “The Doors” non garantisco niente solo perché ho più film da vedere che giorni di ferie! ;-) Cheers

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  4. Il trailer era molto bello, e questo puzzava. Non sapevo di questa solita marmellata dietro le quinte: manco un film che si scrive da solo e guadagna a occhi chiusi sanno fare liscio...
    Aspetto la tua rece su Rocket Man: ma è vero che c'era tipo un problema di copyright e non si poteva dire "Elton John" nel film? Forse ho capito male, anche perché se non sbaglio il nostro Reggie ci ha messo dei soldi, ma al solito "Graham Norton Show" l'attore è stato criptico: alla domanda su come fosse stato interpretare Elton John ha risposto "L'ha fatto lei quel nome, non io"...

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    1. Davvero, non ho proprio capito l’urgenza di Brian May e Roger Taylor di edulcorare, per me Freddie Mercury è un personaggio dalle “spalle larghe”, il suo talento non può essere messo in discussione e la sua sessualità, lo ha reso (anche suo malgrado) comunque un’icona, dal mio punto di vista positiva.

      “Rocketman” dovrebbe uscire nel 2019, Elton John è tra i produttori e mi pare che il protagonista porti proprio il suo nome, ma ammetto di dover ancora indagare, di solito mi metto a cercare informazioni sui film dopo averli visti, intanto dita incrociate per l’attore protagonista, speriamo bene! Cheers

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  5. Però la battuta di Mike Meyers fa capottare dai :D Devo ancora vederlo comunque ma quella citazione si trova già dappertutto.. per il resto a sto punto potevano lasciare alla fine del film i 20 minuti originali del Live Aid con i Queen originali..

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    1. Si vero, ma il problema è che mi aspettavo una battuta così, quando ho letto che il vecchio Mike era nel cast, un pochino telefonata ;-) Sarebbe stato più cinematografico far finire il film con loro che salgono sul palco, e mettere le scene del Live AID sui titoli di coda, quella sarebbe stato fare cinema, questo per me è generare Meme. Cheers!

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  6. Premetto che il film a me è piaciuto, perché per intrattenere intrattiene e mi ha trasmesso gli stati d'animo e le emozioni che mi aspettavo di trovare.
    Forse chiamarlo film potrebbe essere un po' fuoriluogo (ma si potrebbe aprire una dissertazione su quanto ampio debba o possa essere il termine): è più che altro la rappresentazione di una serie di eventi/episodi/vicende cadenziate cronologicamente e con qualche soluzione di continuità.

    Riguardo alle inesattezze storiche, le ho scoperte a posteriori della visione leggendo del film.
    Dal canto mio non rovinano la visione, specie se non si conoscono gli episodi.

    Il senso del film sta nella risposta alla domanda della recensione:
    "Perché guardare BR e la sua attività mimetica finale anziché il dvd del concerto?"
    Perché quello non è in 4k.

    Potrei aggiungere altro alla risposta, ma io credo che il senso dell'operazione stia tutto lì.
    E se accettato come tale è una buona offerta per la domanda del pubblico consumatore.
    Per film favolistici, drammatici oppure musicali bisogna invece bussare da un'altra parte: terry gilliam magari per il primo tipo; del secondo non ho esempi (spesso li evito); per il terzo l'ottima ultima versione di "a star is born".

    Nathan

    Ps: io sono uno di quelli che i Queen li conosco soprattutto per i pezzi presenti nei GHits; mi piacciono, ma non ne sono un fan (tanto che another one bites the dust certi giorni mi piace molto, altri non riesco a sentirla: non so perché), tuttavia ho conosciuto i Queen per la colonna sonora di uno dei miei film preferiti (sicuramente nella mia top 10 personale).

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    1. Highlander o Flash Gordon? ;-)
      Fai fare una premessa a me, riferendomi a chi conosce il gruppo solo per i tre Greatest hits non rivolgo nessuna critica al pubblico ma punto il dito verso la malizia dei produttori. Posso accettare un film brutto, perché un film può essere brutto per tanti motivi, ma un film che prende in giro il pubblico no.

      Non mi riferisco alle incongruenze, anzi, bene venga accentuarle se serve a raccontare una storia, no qui si cerca di usare il cinema per creare una nuova realtà, che il pubblico troverà più facile accettare come reale (lo hanno messo nella biografia no? Quindi sarà vero), per me il cinema non deve rifare con attori e in formato 4K qualcosa che esiste solo in 16:9, sarà che sono più in maniaco del contenuto che del formato, ma qui non ho trovato rispetto per la musica (rifare un concerto come se fosse una coreografia non lo trovo un omaggio ma un modo per piallare l’entusiasmo) e nemmeno per il cinema, che diventa quasi propaganda. Se sento un vecchio disco con gli “Scricchiolii” del vinile, mi esalto lo stesso anche se il suono non è ultra ripulito ad altissima qualità, non riesco a farne una questione di formato, ma sempre di contenuti, e quello di questo film li trovo al limite del furbetto, il tipo di furbetto che non mi piace. Cheers!

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  7. ebbè non si può sempre andare daccordo e io ho visto il film al 45 parallelo do moncalieri con la mia Signora e ad entrambi è piaciuto.

    tu motivi perchè non ti piace. e va bene.

    ma mi colpisce che davvero molti recensori attaccano sto film( loro senza spiegare perchè)

    voto 8,

    grazie rdm

    ps: io conosco i queen per la colonna sonora di Flash Gordon e di Highlander!!!!!!!!!!

    ps2 . PER ME IL RAGAZZO EGIZIANO CHE FA FREDDY merita il premio oscar.
    ps3: sono io che son bacchettone ma ho trovato le due scene in cui freddy bacia in bocca uomini forti.
    non ho visto tanti film sul tema omosex ma guardavo will e grace ( qualche puntata) ed era molto più castigato

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    1. Vero, e direi anche per fortuna altrimenti sai che palle! La mia Wing-Woman eravamo uno più deluso dell’altro. Per il resto sono sempre per l’argomentazione fino all’estremo, altrimenti non ha senso esprimere nessun giudizio, e per altro le colonne sonore di Flash Gordon e Highlander sono due delle miglior di sempre, senza ombra di dubbio ;-) Luigi è molto carico, ci crede, questo sicuramente è un punto a sua favore, sull’Oscar non ti saprei dire, all’Accademy vivono di vita propria! Cheers

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  8. Recensione quasi opposta alla mia, ma comuqnue ragionata rispetto a quelle che "ci sono errori storici" giusto per non emozionarsi e basta di fronte a un film.
    Vero: ci consegnano una versione "per tutti", ma emozionante.
    I sottotesti su Freddie ci sono, quelli umani, ma il film è sulla star :)
    E, ovviamente sui Queen. Ma nei Greatest Hits non c'è Love of my life, per dire ;)

    Moz-

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    1. Ho visto che l’hai pubblicata praticamente il giorno dell’uscita del film, ma non ti ho ancora letto, ti tengo da parte per il ritorno a casa in bus stasera ;-) Vero “Love of my life” non è presente, ma resta tra i famosissimi del gruppo, ma a parte queste questioni di puntiglio, poteva stami bene anche la versione edulcorata per tutti, ma quegli undici minuti finali per me sono proprio una sconfitta cinematografica, il cinema dovrebbe emozionare, ma non con mezzucci da poco come quello, come dicevo nei commenti, sarebbe stato meglio mostrare i personaggi che salivano sul palco, e poi le scene del Live AID sui titoli di coda, quella sarebbe stato fare cinema, così mi sembra che si sia creato un precedente che spero nessuna al cinema seguirà, ma visto il successo del film ho proprio paura che non sarà così. Cheers!

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  9. Come sai nonostante gli innegabili difetti e le libertà che il film si è preso e che mi hanno fatto arrabbiare non poco post visione (nemmeno io conoscevo a menadito la storia della band, ma le incongruenze temporali potevano risparmiarsele), difendo il progetto comunque, se non altro per le emozioni che mi ha dato. Anche quel finale, per quanto meticolosamente ricostruito, i brividi me li ha saputi dare. Certo, tenendo conto che vedo il cinema un mezzo per raccontare storie, questa non è delle più riuscite, ma emoziona, e mi è bastato.

    Curioso poi come anch'io (e pure il giovine, ce lo siamo confessati a fine film) associ la prima volta dell'aver capito/sentito la parola gay a Freddie Mercury. Purtroppo non in modo positivo, con uno zio che esaltando Freddie e compiangendolo diceva che il suo unico problema era essere gay. Non credo fosse un commento omofobo (visto lo zio), ma ricordo di essermi chiesta dove fosse il problema.

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    1. Lo so e si, le emozioni non mancano, critico il modo in cui hanno raggiunto il risultato, non la volontà di arrivare ad una fetta enorme di pubblico per fargli venire la pelle d’oca, quello è ben accetto.

      Anche qui un’altra Freddie-esperienza simile, ho sentito lo stesso commento (ma proprio identico) da un ex collega di lavoro (posso aggiungere per fortuna? Ma si dai), lui omofobico davvero invece. Non credo sia un problema né un difetto, mi spiace che Brian May e Roger Taylor non abbiano creduto alla solidità del loro leader come icona nella cultura popolare, bisogna pero provare comunque a capirli, avranno cercato di tutelarsi da quella porzione di pubblico che come il mio ex collega ritiene la questione un problema. Cheers!

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  10. Ho aspettato ora a leggerti e a parlare perché sono appena tornato.

    Su certi aspetti concordo con te, questo film ripropone situazioni che uno può vedersi quando vuole fatte dai veri personaggi e in questo é un po' stucchevole.

    I minuti finali sono un grande fanservice e alla fine non mi sono dispiaciuti, anzi ho in qualche modo vissuto l'attesa del concerto nei minuti che precedevano la scena.

    Lo stile di vita di Freddie Mercury é stato molto ma molto ma molto edulcorato sicuramente e anche io non ho capito benissimo il perché.

    Mi sono piaciute invece molto le fasi di creazione di Bohemian Rhapsody e di We Will Rock You. E soprattutto sí, come della maggior parte dei gruppi musicali che seguo, anche dei Queen ho ascoltato solo i Greatest Hits (che ovviamente non sono k cd, ma i video che compaiono su Youtube quando cerchi Queen)

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    1. Il fatto che compaiano sul TuTubo dice di quanto siano cliccati dal pubblico, non vedo l’ora di leggerti quando lo recensirai, è un film che chiede di fare i conti con molti aspetti, se non altro sta smuovendo un moto di orgoglioso e i Queen si sentono ovunque, questo non è affatto un male ;-) Cheers!

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  11. Se non altro, Cassidy, il tuo titolo di post meriterebbe che qualcuno lo cantasse!

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    1. In effetti l'ho pensato proprio per farlo canticchiare, i Queen fanno di questi gustosi assist ;-) Cheers!

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  12. parto col dire che anche nel mio caso ho conosciuto i queen grazie ad un compagno delle elementari fissato (a sua volta che li conosceva grazie ad una sorella maggiore)...
    la nostra generazione è fatta di queste cose...
    anyway... la tua argomentazione è impeccabile, ma non ne condivido in toto le conclusioni, sebben comprenda benissimo il tuo punto di visto di fan deluso...
    peraltro (come avevi già scritto nella mia recensione) partiamo più o meno dalle stesse premesse e su alcune cose siamo d'accordo, tipo che tra Rami Malek che canta in playback al finto-live aid e vedermi il dvd del live aid direi che non ci sono dubbi su cosa scegliere...
    forse il fatto che sto film sia riuscito a toccare le emozioni di alcuni spettatori, anche soltanto titillando il lato nostalgico, è quello che ha portato molti ad essere complessivamente soddisfatti di un film sicuramente non perfetto...
    e poi non so, parere mio, ma tra un film fatto bene e di nicchia che non si sarebbe filato nessuno e un film che si candida a spodestare gli Avengers dal primo posto dei film più visti dell'anno (sono aperte le scommesse), sarei per preferire il secondo (anche perché sennò il cinema è veramente destinato a morire sotto le lame affilate della big N)...
    insomma, solo l'idea che un film sui queen possa concorrere (almeno in italia) con il Marvel migliore di sempre (secondo quanto detto da alcuni) mi manda in sollucchero...

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    1. Ti capisco bene, ma non credo che sia un valore del film specifico, più che altro questi numeri al botteghino stano diventando una realtà perché il pubblico ama moltissimo i Queen, un film identico su un altro gruppo, non avrebbe fatto gli stessi soldi, quindi quello che mi preoccupa è il precedente.
      Dal successo di questo film cosa capiranno i produttori? Che il pubblico vuole più scene tipo gli undici minuti finali del Live AID? Sono nato pessimista (o realista?), per ma una cosa così sarebbe davvero in grado di far cadere il cinema, ben peggio della big N. Cheers!

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