martedì 20 novembre 2018

Unbreakable - Il predestinato (2000): Libero dal riquadro di una vignetta


Dovete capire che, per quanto io possa provare a tener dritto il timone, questa Bara Volante è un po’ come il Tardis del Doctor Who e mi porta dove vuole lei. Abbiamo iniziato con Gli Incredibili, per passare a Spawn e mentre scrivevo di Rocketeer, mi sono reso conto che forse avevo per le mani una rubrica quindi, beh eccola, si chiama… Prima che fossero Super!

Senza girarci troppo attorno: è dall’uscita di Split, anzi, dalla scena dopo i titoli di coda di quel film che volevo rivedermi “Unbreakable”, non che ne avessi davvero bisogno perché negli anni con il numero di visioni e ripassi ho davvero esagerato, però non lo nego, ho una passione esagerata per questo film di M. Night Shyamalan, in amicizia detto “Michael Knight”, anche perché quel cognome lì non riesco a pronunciarlo due volte uguale, figuriamoci a scriverlo.

Che vi sia piaciuto, oppure che vi abbia fatto platealmente schifo, “Il sesto senso” è stato uno dei film più caldi dell’anno 1999, il titolo che ha messo sulla carta geografica il regista di origini indiane, sarà anche stato Terry Gilliam a regalare a Bruce Willis il primo ruolo malinconico, ma Shyamalan ha permesso al divo di Die Hard di allungarsi la carriera di qualche anno, il tempo di lavorare insieme per il secondo film del regista, quello che, prendendo in prestito un ritornello di Caparezza, è sempre il più difficile nella carriera di un artista.

Il cameo di Michael Knight nel film, vecchia abitudine Hitchcockiana del regista.
Tutto sommato a me “Il sesto senso” era piaciuto e non solo a me considerando il quantitativo esagerato di ex presidenti morti stampati su carta verde che il film si è portato a casa, risultato? "Caro amico indiano, hai carta bianca per il tuo prossimo film!". Come la storia del cinema insegna, quando un regista può permetterselo cosa fa? Dirige il film che avrebbe sempre voluto fare da tutta una vita. Confesso di non essermi impegnato troppo e considerando che il 2000 era quasi la preistoria dell’era di Internet, quello che capisco del film dalla campagna pubblicitaria televisiva sono due cose: il tizio che ha diretto “Il sesto senso” dirige di nuovo Bruce Willis in un altro film quasi uguale. Mi sono detto: "Perché no?". Tanto con la presenza di Bruce mi avevano già convinto, poi era di nuovo in coppia con Samuel L. Jackson ed io per continuità, andai a vedermi il film nello stesso cinemino di provincia dove avevo visto Die Hard - Duri a morire (storia vera). La sala è quasi vuota, sono bello comodo e mi aspetto un’altra specie di horror come “The Sixth Sense”, quando sul grande schermo compare questa:

In un fumetto ci sono, in media, 35 pagine e 124 disegni.
Il prezzo di una copia va da 1 a oltre 140.000 dollari.
Ogni giorno, negli USA, si vendono 172.000 copie.
Oltre 62.780.000 ogni anno.
Il collezionista medio possiede 3.312 fumetti e passa circa 1 anno della sua vita a leggerli.

Ricordo solo che ho cambiato posizione sulla poltroncina, dopo una vita passata a leggere fumetti, questo film aveva già accalappiato il vostro amichevole Cassidy di quartiere.

“Ho passato tutta la vita a non fare altro che collezionare giornaletti e fumetti e ora rimane solamente il tempo di dire: una vita ben spesa!” (Cit.)
Rivedere “Unbreakable” oggi, a diciotto anni dalla sua uscita fa un certo effetto, perché i cinema e molto probabilmente anche il pubblico, ormai sono saturi di quelli che oggi chiamiamo Cinecomics, film ad alto se non altissimo budget che hanno cotto e servito la figura del supereroe cucinandola in ogni declinazione possibile, una corsa al rialzo tra due superpotenze come la Marvel e la Distinta Concorrenza (con la prima in netto vantaggio qualitativo) che nel loro continuo tentativo di surclassarsi hanno portato la spettacolarità alle stelle. Persino Zack Snyder, dimostrando di non aver capito niente di “Watchmen” (1986) lo ha reso un giocattolone pieno di scene al rallentatore, per assurdo, il film che ha colto in pieno i temi del capolavoro di Moore e Gibbons era proprio Gli Incredibili.

Sì, perché nel 1986, due fumetti hanno smontato l’orologio dei supereroi mostrando a tutti gli ingranaggi al loro interno, uno già citato, lo ha firmato il barbuto mago di Northampton, l’altro è stato “Il ritorno del cavaliere oscuro” di Frank Miller. Due titoli che vengono considerati fumetti revisionisti, se mi concedete il paragone ardito, al cinema, ancora oggi, l’unico film che ha saputo mostrare la figura del supereroe non all’insegna del grande spettacolo, ma facendo un lavoro degno di un fumetto revisionista, è stato proprio “Unbreakable”... Estremi per il Classido li abbiamo, che dite?


David Dunn (Bruce Willis, ma lasciatemi l’icona aperta sul nome del personaggio che dopo ci torniamo) è l’unico sopravvissuto ad un enorme disastro ferroviario, miracolosamente illeso coglie l’occasione per tentare di riallacciare i complicati rapporti con la moglie Audrey (Robin Wright ai tempi ancora Penn) ed uscendo dalle macerie, ancora più eroico agli occhi del figlio Joseph (Spencer Treat Clark) che letteralmente lo adora.

Ma il cambiamento comincia quando sul parabrezza dell’auto David trova una multa un biglietto con una domanda scritta sopra: “Quanti giorni nella tua vita sei stato malato?”. Nessuno, nemmeno David ricorda di essere mai stato malato, a questo punto da spettatori non essere interessati alla vicenda risulta anche piuttosto complicato. L’assunto diventa ancora più intrigante quando entra in scena il mandante della domanda, il titolare della galleria d’arte dedicata alle tavole dei fumetti Elijah Price (un Samuel L. Jackson straordinario, con una cofana di capelli impossibile), l’uomo soffre di una rara malattia che rende le sue ossa fragilissime, ma è inflessibile nella sua convinzione che i fumetti siano la continuazione delle forme pittoriche attraverso cui l’uomo tramandava la conoscenza, racconti resi colorati e avvincenti, ma di base reali. Secondo Elijah, qualcuno in grado di uscire senza un graffio da un deragliamento, potrebbe essere il personaggio di quelle storie ed è da che qui inizia la decostruzione dell’eroe, in un film che si gioca tutto su un ritmo volutamente lento e un colpo di scena finale, tutti elementi che a lungo saranno il marchio di fabbrica del cinema di Shyam.. Shyamal… Michael Knight.

La prima sbirciata nella vita dell’eroe, quando lui nemmeno sa di esserlo.
“Unbreakable” non si pone l’obbiettivo di portare sul grande schermo un personaggio dei fumetti in particolare, traducendo lui e la sua mitologia per il grande schermo, come bisognerebbe sempre fare per renderlo credibile nel passaggio tra la nona e la settima arte (Veeeeero Zack Snyder?!?), più che altro, Michael Knight decide di adattare l’idea stessa del fumetto di supereroi sul grande schermo, impresa non semplice, visto che il classico formato comic book americano è 17x26 cm, mentre uno schermo cinematografico medio è alto dieci metri per più o meno 18 metri quadrati.

Shyamalan (sono riuscito a scriverlo!) riesce nel suo intento perché conosce piuttosto bene i fumetti ed è sicuro del suo modo di fare cinema, con ragione, perché la sua formula ha funzionato a lungo e qui è davvero perfetta nel portare in scena quella che oggi, che abbiamo un vocabolario specifico, chiameremmo una “Origin story”. La genesi di David Dunn, punta all’assenza di spettacolarità, elimina spiegazioni sull’origine dei poteri e lavora per sottrazione, facendoci entrare in punta di piedi nella vita del personaggio e lasciando che siano le straordinarie musiche di James Newton Howard (qui in grande spolvero) a sottolineare i momenti spettacolari.Ora, anche se immagino abbiate visto tutti il film, mi diventa complesso proseguire senza scendere nei dettagli, quindi SPOILER, così mi metto dalla parte del giusto, visto che con i suoi Twist-in-end, rovinare un film di Michael Knight a qualcuno è un attimo.

“Non c'è nulla da comprare per un bambino di nome Jeb, ma nemmeno per chi non ha visto il film, fuori da questa Bara!”.
Cosa dico sempre dei primi cinque minuti di un film? Che ne determinano tutta la direzione. Michael Knight ci mostra David Dunn inquadrandolo dallo spazio tra i sedili sul treno, ad un’altezza bambino che è un po’ un tema ricorrente per tutto il film, l’intento del regista è quello di restituire al pubblico quel senso di meraviglia nel vedere un eroe dei fumetti e che solo i bambini possono avere, chiarito questo tutto il film prosegue, forse è meglio se non dico binari visto che s'inizia con un deragliamento, che non vediamo e nemmeno le conseguenze, visto che David esce illeso.

Prendendosi tutto il tempo di cui ha bisogno Shyamacoso ci presenta i personaggi, ci fa affezionare a tutti e dedica due flashback al travagliato passato di Elijah Price, l’intento è quello di creare un coinvolgimento emotivo, ma anche di portare avanti un tema che nei film di Michael Knight diventerà ricorrente almeno quanto l’uso della svolta finale, ovvero la ricerca del proprio posto nel mondo. Ancora oggi, quando gli fanno la domanda nelle interviste, non mi stupisco di sentire dire al regista di origini indiane che proprio questo è il suo film preferito, tra quelli da lui diretti (storia vera), anche perché proprio in questo film, emerge fortissimo il tema di cercare il proprio posto nel mondo, in rapporto anche alla propria famiglia che, poi, se ci pensate è il filo rosso che lega i vari “Signs” (2002), “The Village” (2004), “Lady in the Water” (2006), motivo per cui finché non è tutto saltato per aria con quella schifezza di “E venne il giorno” (2008), questo Indiano maledetto mi ha fatto davvero credere di poter essere uno che avrebbe fatto tanta strada e qui lo dico con il rischio di venire spernacchiato, non perché pensavo che fosse migliore di Spielberg, fino lassù dove sta il regista con gli occhiali tondi sono arrivati in pochissimi, ma perché questa unità di intenti e questo modo di fare film che lavorano sulle emozioni e puntano al cuore, per un po’ ha reso M. Night Shyamalan uno di quelli che ha capito meglio di tanti altri la lezione Spielberghiana.

"Se fallisci tu ci penso io. Se fallisco io ci pensi tu" (Cit.)
Perché in fondo “Unbreakable” con il suo tema ricorrente dello sguardo, fa quello che dovrebbe fare sempre il cinema, ovvero raccontare per immagini e musica, il piccolo Joseph che dopo l’incidente prende le mani dei suoi genitori e le costringe a stringersi, quando David e Audrey non vogliono farlo dice dello stato della famiglia Dunn più di mille parole e la tematica dello sguardo, del riscoprire la meraviglia in quello che vediamo continua per tutto il film. Joseph guarda il padre come un idolo, anche nella lunga (lunghissima) scena dell’allenamento alla panca, in omaggio al cinema Shyamalan poi porta in scena una leggenda metropolitana su George Reeves, uno dei primi Superman televisivi, che un giorno si dice, dovette gestire la pistola puntata addosso dal figlio che lo credeva davvero a prova di proiettile (storia vera? Non lo so, diciamo vera leggenda).

“Non dirlo a mamma, altrimenti mi chiederà di aprire tutti i vasetti di marmellata ostinati”.
Lo sguardo è anche quello dei poteri di David, che toccando qualcuno generano un flashback sui peccati del personaggio, Michael Knight utilizza le armi del cinema per ricreare sullo schermo il senso di meraviglia che solo un fumetto può darti, la stessa meraviglia dei ragazzini che vedono David emergere dalla piscina, fateci caso, l’inquadratura scelta dal regista è dal basso, un altro punto di vista ad altezza bambino che ci mostra il protagonista alla fine del suo arco narrativo, nel momento in cui dopo una sfigatissima e anti gloriosa prima missione, diventa l’eroe che era sempre destinato ad essere, lasciando che siano le straordinarie musiche di James Newton Howard a metterci il carico sull’emotività. Ve lo giuro: ogni volta che la colonna sonora del grande compositore raggiunge le note alte in questo film, io mi metto su una gilet, anzi, una mantella di pelle d’oca, tanto per stare in tema con la pellicola.

Tappe obbligate in una “Origin story”, mettere alla prova i propri poteri.
Oltre a rendere omaggio alla settima arte e ai suoi meccanismi, Michael Knight, come detto, riesce nell’impresa di riuscire a portare sul grande schermo tutta la meraviglia che può stare tra le vignette di una pagina 17x26 del formato comic book. La nona arte, il fumetto, un cugino alla lontana del cinema cresciuto con il complesso di inferiorità anche oggi che gli unici film che garantiscono incassi grossi, sono proprio quelli tratti dai fumetti, qui Shyamanlaquellolà senza rifarsi ad un personaggio in particolare porta al cinema tutte le regole di un modo di fare fumetti fino a quel momento considerato di nicchia malgrado il numero di copie vendute nel mondo e ci riesce grazie ad un’ottima conoscenza della materia e un ottimo uso dei dettagli.

David Dunn è un personaggio con un’allitterazione nel nome, elemento comune tra gli eroi, in particolare quelli della Marvel, pensate a Peter Parker, Reed Richards o Bruce Banner. Lavora nella sicurezza come gli fa prontamente notare Elijah, ha un punto debole (l’acqua, elemento chiave ricorrente nei film del regista) che gli fa da Kryptonite e una cerata che sembra quasi un mantello, ma niente di sfavillante, perché David Dunn non è Superman che cerca di mimetizzarsi tra gli umani (e qui ci starebbe una citazione a “Kill Bill” che vi risparmio…) è più che altro un altro personaggio con un allitterazione nel nome Mike Moran, non a caso un personaggio revisionista del fumetto, ovvero Miracleman, scritto dal solito Alan Moore.

Supereroe, con parecchi super problemi (specialmente di umidità).
Mike Moran ha dimenticato di essere un eroe, mettendo su pancia e scivolando controvoglia in una vita modesta e grigia, fino al giorno in cui ricordata la parola chiame “Kimota!” torna di colpo ad essere Miracleman. David Dunn, invece, ha scelto di rinunciare a tutto per amore, ritrovandosi ogni giorno a svegliarsi infelice per quella scelta, a risvegliarlo e farlo diventare l’eroe che avrebbe dovuto essere non è una sola parola, ma una frase, quella del biglietto lasciato da Elijah.

Ma M. Night Shyamalan semina gli indizi lungo tutto il film, utilizzando un elemento che settima e nona arte hanno in comune, ovvero l’uso dei colori. Audrey Dunn, il personaggio di Robin Wright Penn indossa sempre vestito dai toni candidi, perché è il personaggio che odia la violenza, il primo (super) criminale che affronta David è vestito in modo sgargiante come ci si attende da un cattivo dei fumetti, infatti indossa una tuta arancione da evaso, ma l’indizio più significativo è il costante utilizzo del colore viola (non quello di Spielberg!) che non manca mai ogni volta che Elijah Price è in scena.

Dovesse andare male con il crimine, puoi sempre farti assumere all’ANAS.
Viola è la carta da pacchi che avvolge il regalo di sua madre che cambierà per sempre la vita al ragazzo, un fumetto in edizione limitata (con logo “Active Comics” e grafica che ricorda i primi fumetti “Detective Comics” della Distinta Concorrenza), ma viola sono anche i suoi vestiti e se avete familiarità con i fumetti di supereroi, dovreste sapere che il viola è proprio il colore dei cattivi. Inoltre, trovo brillante prendere gli stessi attori che avevano già salvato New York dalle bombe di Simon (ordina) e opporli uno all’altro, anche perché diciamocelo, Bruce Willis, bianco rasato nei panni di un personaggio roccioso, ad una prima occhiata sembra proprio la persona dall’altra parte dello spettro dei colori rispetto a Samuel L. Jackson, nero, con una ceppa di capelli cespugliosi ma con un corpo fragilissimo, tanto che i bambini, lo chiamavano l’uomo di vetro, un nome che sembra quello di un super criminale.

“Sai qual è la mia canzone preferita di Prince?”.
Bruce Willis qui forse raggiunge l’apice dei suoi ruoli malinconici, un personaggio a cui manca tutta l’epica e la gloria dell’eroe, tanto che alla sua prima uscita quasi muore in un modo degno di un “Darwin awards”, ma è un personaggio di cuore che resiste alle difficoltà per trovare il suo posto nel mondo, è distante un milione di anni dalle trovate da gradasso di John McClane, trovo che sia anche giusto che ad interpretato sia l’attore che non ha impersonato l’eroe d’azione imbattibile ed indistruttibile alla Schwarzenegger, ma quello scalzo che doveva togliersi le schegge di vetro dai piedi.

Ora, però, lasciatemi battere sui tasti due parole a favore di Samuel L. Jackson, uno che normalmente ricopre ruoli da stiloso “Motherfucker” e che dopodomani sarebbe diventato il padrino dei supereroi (Nick Fury), ma qui abbraccia la recitazione lenta e distaccata che è una costante degli attori nei film di Shyamalan. Se David Dunn completa il suo arco narrativo a bordo di una piscina, idealmente sconfiggendo la sua acquosa Kryptonite, Elijah Price l’uomo di vetro, non può che rivelarsi, a David e a noi spettatori, nel luogo dove è nato, tra i fumetti, anzi, nel retro di una galleria dove vengono esposti fumetti per quello che sono (arte) che sembra il covo del super cattivo che rivela il suo piano all’eroe.

Un eroe sorge, sulle emozionanti note di James Newton Howard.
Nel suo modo perverso e distorto, Elijah dà un senso anche a se stesso trovando il suo posto nel mondo e se Gli Incredibili hanno contribuito a sdoganare presso il grande pubblico i supereroi, beh, allora bisogna riconoscere che “Unbreakable” ha fatto lo stesso, mettendo in chiaro a tutti quelli che i lettori di fumetti già sanno, Peter Parker e Harry Osborn, Reed Richards e Victor Von Doom, eroe e criminale sono facce della stessa medaglia, opposti, ma spesso anche amici, il finale di “Unbreakable” è straordinario anche per il trasporto di Samuel L. Jackson che ci mette una disperazione nella voce che va di pari passo con il tema di James Newton Howard che va su, su e via! Lasciandomi avvolto nel mio mantello di pelle d’oca, avrei dovuto capito da tempo, sapete perché cari lettori? I bambini… Mi chiamavano l’uomo papero.

Due facce della stessa medaglia, per un finale da brividi veri.
Shyamalan ha sempre fatto un cinema pronto a colpire al cuore chi era disposto ad ascoltare, per anni è stato anche oggetto di scherno (un cognome così di certo non aiuta) e diciamolo, alcuni dei suoi film recenti erano inqualificabili, ma “Unbreakable” resta il suo apice, un film, a mio avviso, irripetibile, che non credo nemmeno il prossimo “Glass” potrà davvero pareggiare, non solo perché è arrivato al momento giusto, fornendo al pubblico la Stele di Rosetta per decriptare gli eroi in calzamaglia che di lì a poco avrebbero invaso il cinema, ma perché è un omaggio alla settima e allo stesso tempo alla nona, perché è vero, la vita reale non si lascia imprigionare nel riquadro di una vignetta, ma M. Night Shyamalan, detto Michael Knight è riuscito a liberare la bellezza dei fumetti dal vincolo delle vignette regalando loro il grande schermo e per questo non si può non ringraziarlo.

32 commenti:

  1. Prima di tutto applausi per la nuova rubrica. Sono molto curioso di vedere che titoli ci tirerai fuori in un prossimo futuro. Ma già con questo "Unbreakable" non ci possiamo lamentare.

    Faccio una premessa d'obbligo visto di chi stiamo parlando, cioè (ctrl+c): M. Night Shyamalan. Il suo "Il sesto senso" me lo hanno sputt@nato alla grande bruciando il Shyamalan-twist. E se togli quel colpo di scena il film non vale molto. Però l'idea del finale che ribalta tutto mi era rimasta in testa e quindi questo "Unbreakable" lo vidi al cinema credo pure al day one così da evitare spiacevoli spoiler. Ne fui entusiasta! La pellicola è un crescendo continuo fino all'esplosione finale con quel twist magnificamente giocato. Ti do ragione alla stragrande quando dici che questo è il capolavoro totale di (ctr+c) Shyamalan.

    Da digiuno di fumetti molte sfumature non le colsi. Le basilari sì (il viola del cattivo ad esempio, o la doppia D come iniziale), ma questo post è stato illuminante sotto molti aspetti. Ora devo per forza riguardarmi il dvd. Non si scappa!

    P.S.: un mio ex compagno di squadra lo chiamavamo "l'uomo di vetro" per la sua cronica fragilità!

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    1. Uomo di vetro, oppure “È fatto di vetro” sono espressioni abbastanza comuni nello sport, purtroppo abbiamo avuto tutti il compagno di squadra prodotto a Murano.

      Non credo che “Il sesto senso” perde molto alla luce della svolta, ok capisco che andare a vederlo sapendo già la fine, faccia fare un twist ad una precisa parte del corpo, anzi due. Però i film di Michael Knight sono validi anche alla seconda visione, per cogliere meglio gli indizi che ci sono sparsi lungo il percorso, il regista Indiano di Philadelphia (Indiano d’America!) è stato il preferito di quegli stronz… Ehm, birichini, che non riescono proprio a consigliarti un film senza dirti come va a finire.

      Immagina di vedere questo film nel 2000, dopo anni di sguardi scuri se qualcuno ti vedeva con un fumetto in meno, all’ultima curva prima che Bryan Singer e Sam Raimi portassero X-Men e Spidey al cinema, mi è bastata quella frase iniziale per amarlo, anche se pure il resto non è malissimo ;-) Cheers!

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  2. in quegli anni qualsia si cosa dirigesse shylaman era un super successo.

    io sto film l'ho visto al cinema e mi ha fatto sgiai(che in piemontese non è proprio un complimento)

    un film più brutto di questo : signs con mel gibson.

    un flim bellissimo : scary movie 3 che è la parodia( purtroppo è uguale . ) di signs.

    grazie.

    rdm

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    1. Non so come si scriva, ma “Sgiai” rende benissimo l’idea ;-) Mi era piaciuto anche “Signs”, anche se chiedeva molta, ma molta più sospensione dell’incredulità di questo, eppure aveva dei numeri, i film di Michael Knight mi piacevano tutti fino a “Lady in te water” compreso, poi il disastro. Cheers!

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  3. Tanti complimenti per la recensione che mi è piaciuta moltissimo e mi ha fatto riflettere su cose di quel film cui non avevo pensato.
    Unbreakable è uno dei miei film cult moderni, forse il primo di cui abbia comprato la versione blu-ray (per dire) e lo considero il migliore "film sui fumetti" (diciamo così) a tutt'oggi realizzato.
    La penso come te sul regista, piaciutomi fino a Lady in the Water (con riserva, però).
    Su Bruce Willis invece penso cose che non posso dire perché mio marito è qui in casa... :DDD
    Abbraccio.

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    1. Grazie capo, sempre gentilissimo! ;-) Penso che oggi, con le sale piene di film sui super eroi, più canonici di quelli di “Unbreakable” sia più facile capire l’importanza di questo film, un titolo revisionista, quando il genere cine comics doveva ancora nascere. Vero, “Lady in the water” era già al limite, però quanto mi piace! ;-) Bruce è sempre stato l’epitome del coolness! Cheers

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    2. "Lady in the water" è così fatto male che è impossibile non innamorarsene! Quando il bambino legge la profezia tra gli ingredienti delle scatole di cereali si arriva al top. XD
      Stessa cosa per "The Happening"; Mark Whalberg che parla alle piante di plastiche è da annali del cinema.

      Invece, i "blockbusteroni" di Mr. Shy ("After earth" e "L'ultimo dominatore dell'aria") sono brutti e basta. Mr. Shy deve fare grandi film, non film grandi (di budget).

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    3. “Lady in the water” ha mille sbavature, perché il critico cinematografico che commenta la vita come se fosse un film anche mentre lo stanno ammazzando? Però è un film con il cuore in mano. “E venne il giorno” per me è uno dei film più involontariamente comici di sempre la frase: «Lasciatemi pensare! Lasciatemi pensare!» è un cult a casa Cassidy (storia vera). “L'ultimo dominatore dell'aria” si può commentare con due parole: Una scoreggia. Mentre “After earth” è forse ancora peggio. Cheers!

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    4. Anch'io ho visto molto cuore in "Lady in the water"; il cercare i personaggi della profezia all'interno di un palazzo mi era molto piaciuto; poi, certo, ha tante di quelle cose fatte male ma su cui riesci a riderci sopra.

      Un film, invece, molto buono di Shyamalan ma di cui nessuno parla è "Ad occhi aperti". Forse il film più delicato e commovente della sua filmografia.

      Saluti!

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    5. Vero, per altro Michael Knight si è impuntato pur di realizzare il film come voleva lui, la Disney gli aveva offerto un contrattone e i soldi per produrre più film, se avesse sforbiciato “Lady in the water”, lui niente, si è incaponito, abbiamo visto com’è andata, il film non era il capolavoro che pensava lui. Quello non era niente male, aveva già molto dei temi cari al regista, peccato che tutti pensino che la sua filmografia comincia (e per alcuni, anche termina) con “Il sesto senso” ;-) Cheers

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  4. Filmone! Ho sempre avuto un debole per Shamalayan (l'avrò scritto male sicuro, non controllo neanche...) persino nei suoi film peggio equilibrati è un regista riconoscibile e con delle idee abbastanza precise, merce rara a Hollywood... Vederlo tornare alla grandissima con 'The visit' - alla faccia dei suoi detrattori - mi fece all'epoca un sacco piacere...
    Per tornare al film: pur non essendo lettrice di fumetti, devo dire che la battuta finale
    Spoiler(?)
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    'Avresti dovuto saperlo perché da bambino mi chiamavano l'uomo di vetro'

    è da applausi..
    Se devo trovargli un difetto, confesso che per me Bruce Willis la parte del medio man depresso non la sa fare (o forse è il regista che lo tiene molto sottotono, perché è un impressione che ebbi anche col Sesto senso)
    Ricordo che nei primi minuti di film (quelli sul treno) non sapendo niente della trama non riuscivo a capire dove stava andando a parare... se
    facesse la parte di un serial killer o quella del ritardato alla 'Mi chiamo Sam'...

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    1. Davvero sempre riconoscibile, per altro è passato attraverso una vagonata d’odio esagerata, penso che ci siano registi molto più scarsi, che non si sono beccati tutti gli sfottò di Michael Knight (io non controllo neanche).

      Bruce malinconico qui secondo me funziona più che in “Il sesto senso” (John McClane psicologo per bambini? Uhmm), bisogna dire che Michael Knight chiede ai suoi attori di recitare sempre con una certa fissità, anche quella è una sua cifra stilistica. Per me qui Bruce funziona perché ha il fisico di uno che potrebbe essere un super eroe realistico, più reale di che so, le cose assurde che faceva in “Die Hard 4” ;-) Cheers!

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  5. Uno dei miei film preferiti di sempre. Ogni volta che mi imbatto in una discussione filmica sui supereroi lo consiglio sempre; è una vera perla scritta in maniera eccezionale.
    Sono comunque fiducioso per "Glass"; "Split" mi era piaciuto e dato che Mr. Shy voleva sin dagli inizi mettere come nemico di Dunn l'Orda, sarà interessante vedere come incastrerà i suoi personaggi.

    Come importanza filmica, penso che "Unbreakable" abbia influenzato molto il nostro "Lo chiamavano Jeeg Robot".

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    1. Il film di super eroi di cui non si parla mai, anche se insieme a “Gli Incredibili” ha dato il via al genere, fai bene a consigliarlo ;-) Si avevo letto che l’Orda doveva essere l’avversario, non so se sia un’affermazione di retro-continuity (per stare in tema fumettistico), ma mi sta benissimo che il fuoco del film sia tutto su David, un avversario così sarebbe stato troppo. Non credo che raggiungeremo questi livelli, anzi ne sono abbastanza certo, non ci sono più le condizioni, ma anche io sono curioso di vedere “Glass”.

      Lo penso anche io, anche se “Lo chiamavano Jeeg Robot" mi ha sempre ricordato molto “Léon” per il rapporto tra i protagonisti. Anche se la presa di coscienza del protagonista somiglia a quella di David in questo film. Cheers!

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  6. Per noi questo film è un capolavoro assoluto, non solo del genere supereroistico. Speriamo solo che Night non butti tutto in vacca con Glass! Quando vedo dei bimbi sfogliare dei fumetti antichi con le loro manine sozze mi viene sempre in mente il personaggio di Samuel L Jackson in questo film :D

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    1. Beh, questo non lo può rovinare, a meno che non si metta ad inserire James McAvoy generato al computer per l’edizione del ventennale del film :-P Ci sono momenti in cui mi sento un po’ come Elijah Price, quando la fumetteria è piena ad esempio ;-) Cheers!

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  7. Ti ho letto con piacere ma non sei riuscito a restituirmi quelle due ore e passa di vita che all'epoca il film mi ha rubato al cinema. Sono uscito così deluso ed amareggiato che per molti anni a seguire mi sono rifiutato anche solo di leggere le trame dei film di Michael Knight :-P
    Non sono un fan dei supereroi a fumetti quindi della loro filosofia e decostruzione mi interessa poco, ma di certo è tangibile la potenza di un regista che sappia toccare una delle mitologie del Paese in cui lavora. Michael Knight è come Kirk: se ne va spavaldamente!

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    1. Anzi! Ti ho pure portato via il tempo che hai impiegato a leggermi! Diamo la colpa a Michael Knight ;-) Immaginavo non fosse proprio il tuo genere, anzi ne ero quasi certo, però tanto di cappello alla mossa alla Kirk, il test della Kobayashi Maru applicato ai super eroi al cinema ;-) Cheers

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  8. "la Stele di Rosetta per decriptare gli eroi in calzamaglia" dove trovi verte frasi lo sai solo tu ;)

    "Ora che sappiamo chi sei tu, so chi sono io."

    Da brividi quel finale tra i miei preferiti, Knight è un regista con un bel tocco quando non si perde in vaccate. Ma questo film è il migliore che abbia diretto e scritto, dal 2008 a oggi ho visto tanti film sugli eroi del fumetto americano, ma come questo film nessuno.

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    1. Sono di Torino, mi hanno portato tante volte al museo Egizio da bambino, ne pago ancora le conseguenze ;-) Lo penso anche io, dopo questo film pensavo che il ragazzo avrebbe fatto grandi cose, poi purtroppo si è perso in vaccate, peccato, perché riconoscibili al volo come lui ne abbiamo visti pochi, proprio come film ispirati, più che tratti, dai fumetti come questo. Cheers

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  9. Carabara, sei un ragazzo con tutti i venerdì al posto giusto quindi sai come me che M. Night Shyamalan è lo pseudonimo ( considerata la mole di info addirittura eteronimo ndr ) di Michele
    " Scialalà " Della Notte, per decennni animatore delle disco della Bassa quale cosplayer di Jacko. Scialalà ed il sottoscritto ci conosciamo dal tempo della bocciofila del Circolo Fernandel quando tutti noi pensionati inside prima che per il mondo lo prendevamo per il lato B per la sua passione per quegli albetti USA & getta stampati su carta da macellaio della Bassa. Ha riso per ultimo. Siccome ti so fan del tizio dalla prima ora, ti dico che Scialalà fa risalire la decostruzione del supereroe non allo Squadrone Supremo del compianto DP7 Gru ( troppo facile ndr ) quanto al lavoro di editor del mai troppo lodato Julius "Julie" Schwartz di Mamma DC che introdusse cose come la soap opera nelle storie Silver Age di Flash/Barry Allen e favorì la comparsa dell'alieno + umano degli umani con Martian Manhunter o la mimesi Paul Newman /Hal Jordan nella Lanterna Verde di Gil Kane. Decostruzione veicolata nel prendere icone lontane e nel calarle in un mondo in cui sono trasparenti come vetro e fragili come i loro lettori anche se possono leggere la mente e correre così veloci che il mondo è popolato di statue ( cit. Alan Moore ndr ). Mirabilia. Scialalà conosce i classici. Immagino che li citerà nel suo prossimo Moonage daydream of the Moonwalker con Bruce Willis che scolpisce a Murano una statuetta di Sam Jackson che dopo il crepuscolo si anima. Pinocchio dopo Ultron e la visione . Excelsior ! direbbe quel tale che a Julie qualcosa deve.Ciao ciao

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    1. In effetti a saperlo ai tempi della bocciofila che quel ragazzo avrebbe detto la sua sui fumetti in carta di macellaio. Applausi per la citazione a Moore, l’altra a Gru è facilissimo ma altrettanto apprezzata! Julius Schwartz ha fatto un gran lavoro molto poco lodato, Geppetto Bruce però voglio vederlo tipo… Subito! :-D Cheers

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  10. Devo rivederlo in vista dell'uscita di Glass, perchè la scoperta che facesse parte dello stesso universo di Split mi ha spiazzato di brutto. Ho i ricordi molto appannati, ricordo però con certezza che mi era piaciuto parecchio!

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    1. “Glass” è stato annunciato mesi fa, sono giù usciti un paio di trailer, pensavo fosse imminente, invece uscirà a gennaio. Ma siccome avevo da tempo voglia di rivedermi questo film, me ne sono fregato e ne ho scritto adesso, vale il ripasso, specialmente nel 2018 anzi quasi 2019 ;-) Cheers

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  11. Forse il capolavoro di Night. Personaggi credibili, intensi e in parte. Una storia che si muove su un terreno fragilissimo, le fisse di un nerd maniaco di fumetti. Trama quindi insostenibile senza la stessa sospensione dell'incredulità che applichiamo nei fumetti (Clark si toglie gli occhiali e nessuno lo riconosce come Superman), ma la sua forza è questa, e tu l'hai colta in pieno.
    Ora "Glass", che sembra un'operazione molto paracula, così come lo era Split, ma da quel poco che abbiamo intravisto, so che alla chiamata risponderemo tutti :presente".

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    1. Omaggiare così bene un genere popolarissimo allora, ma solo tra i suoi lettori, e al tempo stesso, fare gran cinema non è roba per tutti, Michael Knight ha sempre fatto film che richiedono una buona dose di sospensione dell’incredulità, come i fumetti, qui le due cose sono in perfetto equilibrio. Lo penso anche io, però ammetto di essere curioso di vederlo. Cheers!

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  12. Prima del terzo me lo rivedrò anch'io, anche perché alla fine di Split mi sono perso..

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    1. Vediamo come andrà, la curiosità per il terzo capitolo, ma questo film penso che resterà il migliore. Cheers!

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  13. Shallallero ai tempi (avevo 14 anni) era il mio regista preferito, o almeno, il primo che io abbia mai iniziato a seguire. Avevo acquistato il dvd di questo film a scatola chiusa e ne rimasi folgorato, da questo e da un documentario sui fumetti contenuto nel bunus-disc.
    Da allora iniziai la mia carriera di fumettaro.
    A Shallallero voglio bene anche per questo. E no, "Glass" non potrà essere all'altezza, ma è bello crederci.

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    1. Ora avrò in testa “Jesrey Girl” di Tom Waits tutto il giorno (I’m in love with Jesrey girl, sha la la la la laaaaa) il che è un bene, mille grazie ;-) Anche io ci ho creduto in questo ragazzo dal nome impronunciabile (per me), ogni fanatico di fumetti dovrebbe volergli un po’ bene, la tua testimonianza ne è la prova. Dici bene, non ci sono più i prerequisiti per replicare un film così, possiamo solo sperare che sia diverso, in un modo che possa funzionare, aspettarsi “Unbreakable 2” penso sia già un errore di partenza, staremo a vedere! Cheers

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  14. Bei tempi quando Shamacomesichiama faceva questi film.
    Unbreakable è un gran bel fumetto di celluloide che apprezzai tantissimo e che vorrei rivedere.

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    1. Concordo in pieno, ti assicuro che vale ancora la pena, è invecchiato molto bene, forse nel panorama del cinema odierno, è più attuale che alla sua uscita. Cheers!

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