mercoledì 28 novembre 2018

Outlaw King (2018): Cuore pavido


«Netflix va bene per le serie tv, ma i film fanno schifo», quante volte avete sentito questa frase di recente? Tante vero? Sarà, ma intanto ultimamente sto vedendo un sacco di roba sulla ormai famigerata piattaforma di streaming.

Anche perché David Mackenzie non è l’ultimo della pista, e il bellissimo Hell or High Water io lo avevo visto proprio su Netflix solo due anni fa, ma da allora, la popolarità del canale di streaming è colata a picco. Per la sua nuova pellicola il regista Britannico torna nella sua isoletta, per raccontarci la storia di Roberto I di Scozia, dichiarato fuorilegge da Edoardo I d'Inghilterra, nella Scozia del 1304 e della sua lotta per riprendersi il controllo del suo Paese, la ragazza, la freccia d’oro e tutta la baracca (cit.). Ok la freccia d’oro non centra niente, ma il resto si. Insomma si torna nella Highlands della Scozia, che per me vogliono dire solo una cosa: Braveheart!

Quante ore della mia vita ho passato a vedere e rivedere “Braveheart” (1995) di Mel Gibson? Non lo so, nel senso che non posso calcolarle, se mi fate un elenco di difetti di quel film, molto probabilmente avrete ragione ma a me non interesserà comunque, perché ne vado pazzo e lo trovo un gran film, anzi una volta dovrei decidermi a scriverne.

“Carina la corona, hai mangiato da Burger King di recente?”.
Visto che vanno di moda gli universi cinematografici (vanno ancora di moda? Si basta che siano riconducibili a Cloverfield) potremmo dire che “Outlaw King” è ambientato nello stesso universo di “Braveheart”, oppure che semplicemente si occupa della porzione di storia, dalla fine del film di Mel Gibson in avanti, solo che lì Robert Bruce era interpretato da Angus Macfadyen, qui invece da Chris Pine con la barba. Anzi a voler essere precisi, tecnicamente c’è anche un cameo di William Wallace, o per lo meno, di una buona parte di lui, quando vedrete il film capirete meglio.

David Mackenzie, dirige e scrive (insieme ad altri quattro sceneggiatori, lasciatemi l’icona aperta su questo punto, che più avanti ci torniamo) un film che sembra un po’ il punto della situazione del cinema moderno. Una volta una cosa come “Outlaw King” sarebbe stato considerato un colossal e sarebbe uscito sicuramente in sala, trainato da un paio di nomi di richiamo come appunto Chris Pine e Aaron Taylor-Johnson. Oggi, anno di grazia 2018, esce su Netflix, e vai così che vai bene, perché non essendo un seguito, un remake o un film con i super eroi, così deve andare. Si fosse intitolato “Braveheart 2” avrebbe avuto qualche speranza in più.

Chris Pine in versione Playmobil medioevale.
Parliamoci chiaro, nei suoi 121 minuti di durata, si guarda spesso l’orologio, soprattutto nella parte centrale della pellicola, che è senza ombra di dubbio la più debole, fatemi chiudere subito quell’icona lasciata aperta lassù.

“Outlaw King” inizia con un bellissimo piano sequenza che ruota attorno alla resa (a denti stretti) di Robert Bruce ma prevede anche una catapulta gigante, e un duello che sarà un filo conduttore per tutto il film, insomma, inizia nel modo migliore possibile. Purtroppo perde molto presto la tramontana, mena troppo spesso il can per l’aia (ma povero cane!) e in generale sembra non avere mai davvero idea di cosa vuole diventare. Quando mi sono reso conto che a scrivere questo film, si sono messi in cinque, di cui l’ultimo, forse destinato a cercare di tirare le fila e trasformare tutto in una pellicola vera, ovvero proprio il nostro David Mackenzie, ho capito la ragione di tutti i difetti del film.

Sembrano i quattro sceneggiatori del film che si nascondo dal regista, in realtà sono i protagonisti.
Ci sono troppi elementi nella storia, molti dei quali fanno a cazzotti tra di loro, in almeno un paio di occasioni, sembra che stia per arrivare una battaglia come si deve, ma entrambe le volte la faccenda viene risolta a tarallucci e vino, con spiegazioni anche molto poco plausibili. Ma forse la parte peggiori sono i cattivi, e qui mi tocca far tornare in ballo Mel Gibson.

“Braveheart” peccava spesso (e pure tanto) di retorica, ma è generalmente ricordato come un buon film perché i cattivi, dipinti tutti come dei grandissimi stronzi, si meritavano agli occhi del pubblico la loro fine, e Mel Gibson incarnava alla perfezione un eroe per cui era facilissimo fare il tifo, anche quando invadeva l’Inghilterra, per farla pagare a quegli stronzi Inglesi bastardi, colpevoli di beh, aver invaso il suo Paese. Quisquilie (davvero sono riuscito ad usare questa parola in un post? Yuppi!) però tutto era così riuscito da farti sospendere l’incredulità, quel tanto che bastava per voler ascoltare solo una campana, ignorando le ragioni di quei bastardi Inglesi.

“Mi sono fatto crescere intensamente la barba, perché sono un attore intenso”.
“Outlaw King” porta in scena cattivi che sono altrettanto perfidi e maligni, che non si fanno problemi a sbudellare un poveretto in pubblica piazza (con tanto di viscere sparse in strada grazie ad ottimi effetti speciali), soltanto che in un film dai toni meno esagerati e sopra le righe, che Mel Gibson regista sa gestire benissimo, probabilmente perché lui a quelle frequenze ci vive, il risultato sono solo dei cattivi che urlano e sbraitato come dei pazzi, tanto da risultare veramente troppo eccessivi.

Inoltre la pellicola pare spesso più concentrata nel mettere enfasi sulla storia d’amore, nulla di male in questa mossa, se non fosse che anche qui, qualcosa non funziona. Florence Pugh non ha certo la notorietà del suo collega Chris Pine, però recita molto, ma molto meglio di lui e spesso gli ruba la scena, il che non è proprio il massimo per aiutare il pubblico ad affezionarsi al protagonista. Una tacca sulla cintura di Florence, un coppino sulla nuca a Chris!

“Florence mi fai l’imitazione del meme di Willy Wonka?”.
Pine sembra molto contento di sfoggiare la sua nuova barba, ma per il resto, quasi chiunque risulta più intenso di lui, persino Aaron Taylor-Johnson in una parte infinitamente più piccola di quella del protagonista, porta in scena un personaggio dall’arco narrativo più interessante, inoltre non perde occasione si sbraitare in mezzo alla battaglia («Ci vediamo nella mischia» cit.) spada in mano e volto ricoperto di sangue, come faceva zio Mel ai bei tempi. Come fai ad essere un attore, e resistere ad una tentazione del genere dai!

“Vi prego giriamo la scena in fretta, la lama è affilata”.
Nel finale “Outlaw King” si gioca una lunga battaglia, sporca, ingloriosa, grondante sangue, spadate e ferite che è davvero notevole, peccato che potrebbe arrivare troppo tardi per conquistare davvero il pubblico. David Mackenzie dirige davvero bene, ma in troppi momenti sembra che mostrare la bellezza della Scozia sullo sfondo, sia il maggiore interesse del regista, certo questo porta sullo schermo di casa vostra, scene molto belle come il finale sulla spiaggia (per altro anche piuttosto ironico per certi versi), ma in generale non aiuta, non credo che questo film verrà ricordato a lungo. Lo dico fuori dai denti, continuo a preferire qualcosa che magari sporca il foglio (di sangue) come il film di Mel Gibson, ma che sfoggia più carattere rispetto ad un lavoro onesto e ben fatto, ma in fin dei conti insipido.

“Teletrasporto! Teletrasporto per uno Scoooooooty!”.
Poi purtroppo, questo film toccherà vederlo sullo schermo della vostra tv, o del vostro computer, anche se la regia di David Mackenzie si sarebbe meritata il grande schermo, ma purtroppo ora come ora, il cinema del 2018 è questo. Colpa di Netflix? Colpa di troppi film con i super eroi o di troppi remake? Non lo so, però una volta ci bastavano i nostri Scozzesi ribelli per fare bello il cinema, oggi nemmeno più quelli bastano, se ci va bene oggi, possiamo gridare ai nostri nemici che possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai l’account di Netflix!

26 commenti:

  1. Ho visto la presentazione al Graham Norton Show, dove esaltavano la pronuncia di Chris Pine, che comunque aveva un "allenatore per dialetti".
    Non credo che lo vedrò mai, ma ti ho letto con piacere :-P

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    1. Infatti è molto impostato nella pronuncia, ma più che quello ed essersi fatto crescere la barba, la sua prova non offre molto altro, magari aveva anche un allenatore di barbe? ;-) Cheers!

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  2. Non penso vedrò il film non essendo un grande appassionato del genere storico medievale - salvo eccezioni* - , tuttavia, se mi dici paroline magiche come "piano sequenza" sono quasi tentato.
    Poi però accenni alla lentezza della parte centrale (il punto di debole di quasi tutti i film di Netflix che ho visto; che lo facciano apposta?) e il mio non-interesse al genere storico medievale ritorna prepoderante.
    Comunque sia solo tu potevi fare la battuta sul meme di Wonka. Tanto di cappello! :D
    Saluti!

    *Vale come genere storico\medievale "Monty Python e il sacro Graal"?

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    1. Potresti provare a guardare l’inizio e vedere come va, il piano sequenza è subito all’inizio, pronti via. Volevo mettere accanto l’immagine di Gene Wilder, ma poi per motivi di tempo ho lasciato solo la didascalia (storia vera della mia follia), per il resto “Monty Python e il sacro Graal” vale in tutte le categorie, forse anche per i film per adulti ;-) Cheers

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    2. Eh, il punto è che per correttezza io guardo fino alla fine tutti i film che inizio*. Non mi piace giudicare un'opera a metà, come - invece - fanno tanti sul web, quindi l'idea di avere un inizio Yeeh! ma una parte centrale Uff! mi porta a non tentare la visione, per ora.

      I Monty Python vanno bene su tutto, è vero. La parte del coniglio assassino è da horror, il viaggio di Artù è un road movie e abbiamo pure le donzelle in calore (film per adulti), il cantautore (musical), i poliziotti in missione (poliziesco\giallo) e le creature mitologiche (fantasy). Oh, e poi abbiamo anche la commedia, dimenticavo! ;)

      *L'unica eccezione è stata per "Supervacanze di Natale" di Paolo Ruffini. A 20 minuti mi sono reso conto che avevo ancora tanto da vivere. XD

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    3. Film, libri e fumetti li completo sempre, giusto le serie tv mi capita di mollarle a metà di una stagione se proprio vedo che non mi piacciono, per il resto sono abbastanza ossessivo compulsivo ;-) Bravissimo hai riassunto perfettamente, ci metterei anche il film storico con il ciclo Arturiano e via, con i Python non si sbaglia! Cheers

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  3. Ultimamente i film in costume mi sembrano robe da parco intrattenimenti. Tutto curato ma...

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    1. Davvero, qui ad un certo punto, dopo un ottimo inizia diventa tutto un: Belli i costumi, belli i paesaggi. Insomma non proprio il motivo per cui si guarda un film così, o almeno non il motivo principale. Cheers!

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  4. "e vai così che vai bene, perché non essendo un seguito, un remake o un film con i super eroi, così deve andare." 92 minuti di applausi (cit.) Questa è una verità talmente triste che preferisco non pensarci...

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    1. Chi mette i soldini vuole un rientro sicuro, e al momento solo i titoli consolidati lo garantiscono, ma finché là fuori saranno tutti in fotta per vedere “Dumbo” o “Il re leone” (uguali ai film che conoscono a memoria, ma in CGI) la direzione sarà questa, purtroppo. Cheers!

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    2. Che tristezza infinita però....

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    3. Molto, sono molto preoccupato per questa schiavitù della malinconia che vedo nel pubblico, e che un po' temo di avere anche io. Cheers

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  5. A proposito,la citazione della freccia d'oro e di tutta la baracca vine dal Robin Hood Disney giusto?

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    1. Hai beccato la citazione a sorpresa del giorno, bravo! ;-) Ed adesso spero che non mi rifacciano anche quello in CGI, anche se ho in rampa di lancio un post sull’ultimo Robin Hood che potrebbe essere brutto quanto un remake di quello della Disney! Cheers

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  6. Florence oltre che il meme, in quella foto sembra Asia Argento :p
    Comunque, se per buona parte del film devo guardare l'orologio, sbadigliando, allora no...
    Ma comunque sarebbe ben poco il mio genere. Braveheart è diverso: ha con sé quella hollywoodosità che rese imperdibile Robin Hood, per dire.

    Moz-

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    1. Ormai la vedi ovunque, posso assicurarti però che recita meglio, questa me l’hai servita su un piatto d’argento! ;-) “Braveheart” è il trionfo del cinema sulla storia, proprio per questo può non piacere, ma non a me, io ne vado pazzo! Cheers

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  7. Peccato. L'avevo intravisto e avevo letto non ricordo dove che era una sorta di "cosa è successo dopo Braveheart". Già questo bastava a vendermi il film pur con Chris "faccia strana" Pine come protagonista (oh, sarà pure considerato un belloccio ma il suo viso mi inquieta non poco. Fa scopa con quello di Cara Delevingne! Se li mettessero assieme in un film e i loro sguardi dovessero incrociarsi, esploderebbe l'universo per quanto mi riguarda). Una chance gliela darò ma a sto punto va sotto di brutto nelle priorità.

    Oh, se per caso ti decidi a scrivere un post sul film di Gibson fammi un fischio così mi faccio un ripasso. (ogni scusa è buona per farsi esaltare a bestia con quel monologo!).

    P.S.: due parole su coach Brown che già ci saluta?

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    1. Sto pensando che tra la barba di Pine e le sopracciglia della Delevingne, un loro ipotetico figlio sarebbe beh, un Critters! ;-) Dovessi tener conto solo della volontà e delle mie ultime visioni, per fare pace con i film in costume dovrei ripescare a due miei titoli del cuore degli anni ’90, uno ovviamente quello di Mel Gibson. Calendario alla mano, con dicembre alle porte e parecchie cose da fare prima di Natale, penso che mi concederò il ripasso di “Braveheart” per le feste, dove avrò più tempo (si spera!) per vedere film, anche perché da qui a fine anno, ho un'altra cosetta abbastanza grossa che prende a pugni il coperchio per prendersi il posto che si merita nella Bara, zio Mel dovrà aspettare, ma è solo rimandato.

      Coach Brown non ha nemmeno mai iniziato, ha anche avuto problemi di salute purtroppo, per me sono una società senza capo né coda che vuole vincere subito perché ha dietro lo sponsor che spinge. Sta di fatto che ha ragione un ex giocatore (bravino) di Coach Brown: Ball don’t lie! Vado a spiegare: Massima stima per Coach Brown, mentre pochissima per la squadra, se davvero prenderanno Pozzecco per sostituirlo, i miei Chakra cestistici tornerebbero ad allinearsi, una squadra che mi sta sul cazzo, allenata da uno che mi sta sui coglioni, per dirla come direbbero i francesi ;-) Cheers

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  8. A metà tra Vikings ed Outlander, interessante ;)

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    1. Non ho mai visto la serie “Outlander”, ho visto il film omonimo. Mentre inspiegabilmente ho abbandonato “Vikings” a metà della prima stagione con la promessa di tornarci, strano perché aveva tutto per piacermi, ma non mi ha mai preso davvero. Cheers!

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  9. Hell or High Water era roba davvero grossa, ma se me lo paragoni a Vikings (mezzo primo episodio prima di addormentarmi, per ben tre volte) e Outlander che odio veramente non mi convinci di certo a dargli un'occhiata

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    1. Non credo somiglia molto a “Vikings”, non ho proprio mai pensato a quella serie che non mi ha mai conquistato mentre lo guardavo, al massimo un “Breavheart” timido, quello sì. Cheers!

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  10. Proverò a guardarlo, poi mi sono innamorato della Pugh in Lady Macbeth quindi è un motivo in più per dargli un'occhiata.

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    1. Lei è il pezzo forte di questo film, senza ombra di dubbio. Cheers!

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  11. Io come Elfoscuro. Dopo Lady Macbeth, dove c'è Florence ci sono io. E il film sarà sicuramente meglio di Malevolent, sempre Netflix!

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    1. Lei è davvero brava, qui si mangia tutte le scene in cui compare. Non l’ho ancora visto quello, ero curioso per via del cast, ma ne ho sentito parlare da male a malissimo. Cheers!

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