giovedì 8 novembre 2018

La sposa di Chucky (1998): Finchè morte non ci separi

Ad ogni piede, la sua scarpa. Ad ogni cuore l’altra metà e anche un bambolotto di plastica psicotico e in salopette può trovare l’anima gemella, tutto questo, nel nuovo capitolo della rubrica… Vieni a giocare con Chucky!
“Child’s Play” sembra davvero arrivata ad un punto morto, la scarsità di idee abbinata ad una messa in scena televisiva vista nel terzo capitolo della saga, non ha avuto al botteghino i risultati sperati, il tonfo commerciale sembrava destinato a fare quello che nessuno in tre film era riuscito a fare: uccidere Chucky in maniera definitiva.

Ma il nostro “Tipo Bello” può contare su un’arma segreta che nessuno degli altri storici assassini Slasher può vantare di avere, ovvero una continuità interna alla saga estremamente curata. Sì, perché Freddy ha creato la sua elm street mythology, con elementi spesso in contraddizione tra di loro, sperando che papà Wes Craven si decidesse a tornare dietro la macchina da presa. Michael Myers dopo un inizio da storia del cinema si è perso tra mille tentativi di rilancio, anche recenti, mentre Jason Voorhees, oh lasciamo perdere! La continuità interna dei film di Venerdì 13 è un casino, sembra che un capitolo non tenga conto di quello precedente nemmeno per errore.

Invece Chucky da questo punto di vista gioca in un altro campionato, tanto che, in questo capitolo, è lui stesso a scherzare sul fatto che le sue origini richiederebbero più puntate come una serie televisiva per essere raccontate, una delle tante battute (meta) cinematografiche sparse in questo fantastico quarto capitolo. Ma l’arma segreta di Chucky ha un nome e un cognome: Don Mancini.

“Mettiti comoda bambola, abbiamo un’arma segreta che Freddy si sogna!”.
Dopo aver creato Chucky nel 1988 e scritto tutti i capitoli successivi della saga, Mancini ha la lucidità e, diciamolo, anche il fegato, di ammettere che portare avanti la storia del piccolo Andy Barclay, perseguitato dalla diabolica bambola modello “Good Guys” non è più la via da percorrere, il filone ormai è esaurito e, soprattutto, Chucky non fa più paura.

Il primo capitolo funziona ancora alla meraviglia perché partendo da uno spunto assurdo (un serial killer che sposta la sua anima in quella di un innocuo bambolotto) riusciva a creare tensione tenendo il pubblico sul filo grazie ad un cattivo iconico. Il secondo  era la stessa formula uguale a sé stessa, ma fin dal terzo, era chiaro che Chucky funzionasse solo grazie alla sua bastardaggine congenita e alle trovate comiche che, ormai, avevano tolto buona parte dell’aurea minacciosa di Chucky.

Don Mancini ha l’intuizione giusta: invece di ostinarsi per cercare di rendere nuovamente Chucky minaccioso, perché non accentuare il suo lato comico e grottesco? Andiamo, abbiamo un terribile serial killer dentro il corpo di una bambola in salopette, è una cosa che fa ridere, quindi rendiamola divertente! Risultato finale: uno degli horror più divertenti degli anni ’90, una commedia horror riuscitissima in cui si ride molto, il sangue non manca mai e anche a livello di incassi, pareggia con il capostipite diventato uno dei migliori capitoli di tutta la saga.

Riportare in vita una saga horror che sembrava morta (for dummies).
Il che non è affatto un traguardo da poco, ci sono secondi capitoli che riescono ad essere belli quanto il primo, ma numeri quattro? Beh, inizia già difficile trovarne qualcuno, forse l’unico film che somiglia nello spirito a questo “La sposa di Chucky” è “Rocky IV” (1985), entrambi alzano il volume della radio cambiando di parecchio il tono rispetto al film originale, ma sono riusciti a diventare mitici creando iconografia e nel suo piccolo Chucky non è secondo a nessuno, con questa rubrica dovrebbe essere chiaro che è meglio non sottovalutarlo!

Don Mancini alza di parecchio il volume della radio e trova nel regista di Hong Kong Ronny Yu (lo stesso di “Freddy vs Jason” del 2003) il migliore alleato possibile, “La sposa di Chucky” introduce un personaggio nuovo che diventerà subito fondamentale, ovvero Tiffany, interpretata dalla burrosa Jennifer Tilly che magari ricorderete in “Bound - Torbido inganno” (1996), oppure stropicciatissima in Tideland di Terry Gilliam. Tiffany con il suo neo disegnato e i capelli biondo platino è la storica fidanzata di Charles Lee Ray e se non ne avete mai sentito parlare, è solo perché Don Mancini se l’è inventa in questo quarto capitolo presentandola come un personaggio storico della saga e la ragazza anche se è al suo esordio, monopolizza tutto l’inizio del film.

Che sia la moglie di Chucky o di Frankenstein, tuoni e fulmini non possono mancare.
Dopo aver cercato in lungo e in largo il suo Chucky, collezionando bambole di ogni tipo, Tiffany corrompe un poliziotto per convincerlo a trafugare dal reparto prove del distretto di polizia i resti del povero Chucky, fatto a pezzi nel capitolo precedente. Con amorevole cura ricuce insieme il bambolotto regalandogli la sua iconica cicatrice lungo il volto e invocato il solito Damballa per riportarlo in vita, ma non dopo aver eliminato per sempre lo sbirro, in modo da non avere testimoni scomodi.

Da subito il rituale sembra non aver funzionato (anche perché, ammettiamolo, dopo un buon inizio ‘sto Damballa si è rivelato un po’ un pacco), ma poi Chucky torna tra noi girando la testa di 180 gradi come Linda Blair e facendo subito fuori lo spasimante di Tifanny, un gotico piuttosto sfigato che si fa chiamare Damien (sì, come il bambino di “Il presagio” del 1976) interpretato da Alexis Arquette, prima del cambio di sesso e della sua prematura (e purtroppo non sullo schermo) dipartita.

“Ma questi Arquette sono più dei capitoli della mia saga, quanti sono!?”.
Ma si sa che "amore non è bello se non è litigarello" (almeno così dicono) ed è facile non essere proprio tranquilli e spensierati quando la tua coppia è composta da una fanatica delle bambole e dei serial killer e da beh, un serial killer intrappolato dentro un pupazzo di plastica con i capelli color carota. Chucky si prende gioco dei desideri di matrimonio di Tiffany e finisce nel box per bambini, assieme ad una bambola con vestito da sposa proveniente dalla collezione della ragazza, evidentemente laggiù alla fabbrica dei pupazzi “Good guys” producevano anche questa versione per fare concorrenza alla Barbie sposina.

Ma “la sposa di Chucky” è un’operazione pop in cui i riferimenti sono manifesti fin dal titolo, infatti Tiffany fa l’errore di rilassarsi (e commuoversi) nella vasca da bagno guardando il classico “Bride of Frankenstein” (qui da noi “La moglie di Frankenstein” di James Whale del 1935), quando Chucky pensa bene di gettare la tv dentro l’acqua, una morte che originariamente Don Mancini aveva previsto per la baby sitter di Andy nel primo film e che ha dovuto tagliare per motivi di minutaggio (storia vera), ma qui torna buona: "Finché morte non vi separi!".

Meglio non rilassarsi troppo quando Chucky è in circolazione.
Chi di bambola ferisce, di bambola perisce (oh gente, oggi sono in fissa con i proverbi, fatevene una ragione) ed è proprio il caso di dirlo, perché Tiffany si risveglia nel corpo della bambola che a questo punto chiamerei “Good Girls”, dopo un’invocazione al solito Damballa da parte di Chucky, voilà! Uniti in plasticoso amore per la vita!

Ma l’obbiettivo di Chucky non è certo quello di ristabilire la patria potestà in famiglia, quando più che altro recuperare l’amuleto che portava al collo quando è stato freddato dalla polizia (insieme a Tiffany, altro elemento infilato di corsa da Don Mancini nella continuità della storia, che funziona alla perfezione) e che tecnicamente è ancora lì, quindi bisogna trovare un modo per raggiungere la tomba di Charles Lee Ray, in un cimitero nel New Jersey, per questo torneranno buoni i due toncoloni locali, Jesse e Jade.

Alcune coppie nascono per stare insieme, altre, escono dalla stessa catena di montaggio.
Jade è interpretata dall’appena ventenne Katherine Heigl, che ora mi pare faccia “Grey’s anatomy” (non vi saprei dire, mai vista nemmeno mezza puntata), ma negli anni ’90 si era guadagnata un minimo di fama con il telefilm “Roswell” (anche qui, numero di episodi visti, se va bene uno). Il super personaggio è in balìa di uno zio che, invece, alla patria potestà ci tiene parecchio, è il capo della polizia Warren (quel gran mito di John Ritter) e per ostacolare le fughe della ragazza e il suo amore con Jesse, è pronto ad utilizzare tutti i trucchi da sbirro che conosce, tipo nascondergli l’erba nel camioncino per poi farli fermare dai colleghi della stradale dopo un’imbeccata... Un simpaticone insomma!

A questo aggiungete il bisteccone Jesse (Nick Stabile) che pur di scappare con la sua Jade, accetta i soldi di Tiffany e il compito di portare un paio di bambole fino ad un cimitero nel New Jersey, insomma: tutti i pezzi sono sulla scacchiera, che il viaggio “On the road” (e il relativo massacro) cominci!

“Uffa! Lo avessi saputo, sarei rimasta a fare la serie tv con gli UFO!”.
“Bride of Chucky” ha un gran ritmo, dura 90 minuti e fa ridere, a tratti sonoramente grazie ai continui battibecchi tra Chucky e Tiffany («Il tuo idolo Martha Stewart che farebbe?») ed insieme sono una coppia davvero affiatata, sembrano Joker e Harley Quinn, però alti cinquanta centimetri e fatti di plastica. “La sposa di Chucky” riesce a non scadere mai nel volgare nemmeno giocandosi una scena di sesso tra bambole che inizia con Chucky che fa notare che là sotto inizia a sentirsi come Pinocchio e vi giuro che per non andare drammaticamente sotto con delle trovate così, vuol dire che devi essere particolarmente ispirato!

Mickey & Mallory Knox? Erika & Omar? Joker & Harley Quinn? No, molto più cattivi!
Don Mancini e Ronny Yu qui lo sono davvero, gli omicidi sono tutti piuttosto coreografati e grondanti sangue e la svolta comica offre la possibilità di sbizzarrissi con le citazioni. Tra le più manifeste, ad esempio, è molto divertente notare che tra le prove conservate del distretto di polizia, ci troviamo di fronte ad una vera è proprio “All of fame” delle reliquie possedute dai grandi assassini Slasher del cinema. Sì, perché possiamo vedere il guanto di Freddy, la motosega di Faccia di cuoio, la maschera di Jason e quella di Michael Myers!

Abbiamo Michael e il guanto di Freddy, Jason e la motosega di Faccia di cuoio, chi manca?
A questo punto sarebbe lecito chiedersi: "E Pinhead? Chi è lui, il figlio della serva? Non lo omaggiamo anche lui?". Grazie ad una manciata di chiodi e ad un air-bag, Chucky e Tiffany trasformano John Ritter nel perfetto cosplayer di Pinhead, con tanto di Chucky che guardandolo dichiara: «Non so perché, ma ha un’aria familiare».
Forse Pinhead? No abbiamo anche lui!
Ma se aguzzate davvero bene la vista, nella collezione di bambole di Tiffany che si vedono ad inizio film, è possibile notare anche uno dei pupazzi della serie “Puppet Master”, insomma: se siete a caccia di citazioni “Bride of Chucky” ne è davvero pieno.

Bisogna dire che ai tempi, non tutti amarono questa svolta comica per la serie, “la sposa di Chucky” è il film che ha creato la grande divisione tra i fan che preferiscono la fase più “seria” quella che portava ancora il titolo “Child’s play” (da noi “La bambola assassina”) e gli altri che apprezzano anche i capitoli in cui Chucky viene citato per nome. Personalmente non ho dubbi: “La sposa di Chucky” è un gran bel film, anche rivisto per questa rubrica devo dire che è invecchiato molto bene, si porta alla grande i suoi ormai vent’anni ed è l’ennesima dimostrazione che due bambole animate con effetti speciali vecchia scuola, sono un investimento migliore di altrettanta computer grafica che dopodomani mostrerà già i segni del tempo.

“No! Quello è il servizio buono che ci ha regalato la nonna!”.
“Bride of Chucky” ha anche una colonna sonora Rock/Metallara davvero degna di nota, ci sono ben due pezzi di Rob Zombie, “Thunder kiss ‘65” e “Living dead girl” (subito sui titoli di testa del film), si alternano a pezzi classici come “Call me” di Blondie, perfetta per mostrarci Tiffany impegnata a dare un look più adatto al suo stile, al suo nuovo corpo di plastica. Ma non manca nemmeno “Blood stained” dei Judas Priest a sottolineare uno dei momenti più splatter, il massacro in autostrada, insomma: davvero per tutti i gusti musicali, ma rigorosamente a volumi criminali!

Il fumo nuoce ai polmoni, ma se tanto li hai di plastica che ti frega!
“La sposa di Chucky” da solo ha saputo rilanciare il personaggio alla grande, se il primo capitolo riusciva a non rendere involontariamente comica la premessa iniziale di un assassino incastrato dentro una bambola per bambini, questo capitolo è quello che non solo decide volontariamente di farti ridere, ma ci riesce anche alla grande! Un’inversione di rotta totalmente riuscita, se Chucky è ancora un mito dopo vent’anni lo dobbiamo quasi esclusivamente a questo film, quello con cui si è conquistato la sua iconografia definitiva, la faccia spaccata a metà, tenuta insieme dai punti di sutura, sta a Chucky come la maschera da Hockey a Jason, insomma: è davvero impossibile non andare giù di testa per questo quarto capitolo.

Anche perché Chucky e Tiffany sono una gran coppia, per tutta la durata della pellicola, tengono banco fino al finale ambientato al cimitero in cui la natura romanticona di Tiffany decide del destino di tutti i personaggi in gioco e per un film in cui l’amore è il tema portante, il finale, anche se in puro stile horror, di fatto tiene conto delle conseguenze dell’amore, ma di questo, parleremo diffusamente tra nove mesi… No, volevo dire tra sette giorni, con il prossimo capitolo della rubrica!

18 commenti:

  1. Ieri avrei voluto fare i compiti per casa e preparami al post odierno riguardando "La Sposa di Chucky" che mi ero debitamente recuperato. E invece sono stato catatonico in divano per buona parte della giornata debilitato da un'iniezione (delle quali ho una paura fottut@! Grande, grosso e tatuato ma se provi a farmi una puntura o un prelievo del sangue mi metto a piangere com un vitello!). Il tutto perché da bambino non ho avuto la varicella e visto che la nanerottola da lunedì comincia il nido mi hanno caldamente consigliato di vaccinarmi. Risultato: morto sul divano col braccio dolorante!

    Vabbè, ho raccontato la mia vita che non frega nulla a nessuno. Torniamo a Chucky e, ahimè, vado a memoria. Sono sicuro di averlo visto ma a parte la Tilly con le tette in bella vista ricordo poco o nulla. Tutti mettono sempre questo capitolo tra i migliori e più divertenti seguiti mai fatti di qualsiasi horror ma lo ricordo veramente poco o nulla. Prometto che appena posso me lo guardo.

    P.S.: la Heigl non fa più da anni "Grey's Anatomy" (di cui sono, ahimè, diventato cintura nera visto che la mia compagna mi ha attaccato il morbo...) dopo aver litigato con mezzo cast e con la produzione atteggiandosi a diva di sta cippa.

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    1. Hai fatto bene a vaccinarti, ma come hai fatto a tatuarti se temi gli aghi? Puoi dirlo che eri ubriaco, manterremo il segreto ;-) Difficile non notare le grazie della Tilly, che però bisogna dirlo, qui è davvero perfetta, trucida e candida in parti uguali, quella sua vocetta un noto e mezzo sopra le righe poi è davvero azzeccata per Tiffany, si è davvero messa al servizio del personaggio, anche nei capitoli successivi, ma qui resta la sua prova migliore.

      Non conoscevo i trascorsi ma ricordo che la Heigl è mezza famosa per qualcosa, ero rimasto a quella serie scema con gli UFO degli anni ’90, non mi sono proprio impegnato a seguire la sua carriera ;-) Cheers!

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    2. Beh, il primo me lo sono fatto a Amsterdam... Diciamo che ero annebbiato! Scherzi a parte, il tatuaggio è qualcosa di diverso per il mio cervello malato. Là non svengo, anzi. Invece l'ago che mi inietta un liquido o mi preleva del sangue mi fa sudare al solo pensiero. Non conosco i tuoi infortuni di gioco ma io nel 2009 mi sono rotto una caviglia. Fortunatamente solo le ossa, nessun interesse dei legamenti, ma essendo stata scomposta mi sono fatto 55 giorni (metà luglio-primi di settembre) col gesso bianco stile anni '70 fino al ginocchio. Ecco, ora immaginati come mi sono fatto le punture di eparina sulla pancia per evitare la trombosi. Un incubo! Il primo giorno per poco strangolo mia madre. Storia vera.

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    3. Guarda non ti invidio per niente, per fortuna sono riuscito a non farmi mai male giocando. Povera mamma, sembra la trama di un horror: “L’uomo che odiava le iniezioni” ;-) Dai tieni duro e buon recupero! Cheers

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    4. Auguri a Zio do pronta guarigione ^_^
      La Heigl dopo GA ha provato a diventare attrice comica brillante con film anche carini ma dimenticabili e dimenticati. Invece segnalo che proprio questo weekend trasmettono un suo film che consiglio, nel suo piccolo: "One for the Money", il tentativo di portare al cinema i romanzi di Janet Evanovich con protagonista una ragazza che vuole fare la cacciatrice di taglie, sebbene non ne abbia i requisiti fisici. Il film è molto simile al romanzo e poliziesco e commedia sono ben dosati - almeno a quanto ricordo dalla prima visione - ma non è servito e la saga si è incagliata già al primo episodio. In compenso il film ha dato la stura all'editoria italiana che dopo anni ha iniziato a tradurre i romanzi dell'autrice.

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    5. Zio Portillo (anonimo)

      Vi ringrazio degli auguri ma oggi sto benone e sono pure tornato al lavoro!

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    6. Almeno quello, i primi capitoli di saghe che si incagliano al cinema, ormai sono quasi la norma, ma se servono a portare bei libri qui da noi, il gioco potrebbe quasi valere la candela, quasi. Cheers!

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    7. Hai fatto male Zio, avresti dovuto metterti in mutua e stare a casa a guardarti “La sposa di Chucky”, la prossima volta dimmelo che ti firmo la giustifica per il tuo capo ;-) Cheers

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  2. Inappuntabile come sempre.
    Mi permetto di suggerire una bara per "the bride with the white hair" di Ronnie Yu, filmone hong kong vecchia scuola...

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    1. Ti ringrazio e mi segno il titolo, non ho mai avuto l’occasione di vedere i film di Ronny Yu precedenti a questo, è rimasto impantanato nel flop di “Freddy vs Jason”, il suo “Fearless” ai tempi mi era piaciuto, anche se è da un po’ che non lo rivedo. Se “La sposa di Chucky” funziona così bene è anche grazie alla sua ottima regia, gran ritmo, è il capitolo che fila via meglio di tutti, vediamo se lo scovo questo “the bride with the white hair", gracias! ;-) Cheers

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  3. Passo giusto a salutare: tornerò dopo la visione del film ;-)
    E viva la Tilly ^_^

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    1. Sapevo che gli argomenti della Tilly avrebbero attratto la tua attenzione ;-) Saluti anche a te e aspetto di vederti incrociare le lame con Chucky! Cheers

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  4. Primo film in dvd mai visto! :)
    Ironico, coloratissimo, giocattoloso.
    A me fece ridere, aveva conservato quello spirito autoironico degli anni '80. Ma non erano più gli anni '80, anzi per meglio dire erano i '90 e non andava bene.
    Arquette... avevo dimenticato la sua storia.

    Moz-

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    1. Wow! Gran inizio! Chissà qual è stato il mio, dovrei provare a fare uno sforzo di memoria e ricordarlo ma ho dei sospetti ;-) Esatto si prende in giro e fa ridere in parti uguali, si scherza su Chucky bambola (e serial killer) degli anni ’80, con uno stile che ha il meglio del decennio successivo. Anche io, lo avevo già incontrato in altri film, in parti ancora più minori di questa, una storia terminata fin troppo presto. Cheers

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  5. Questo film mi aveva divertita un sacco, mi era piaciuto e lo ricordo volentieri, poi all'epoca della visione ero anche una fan sfegatata di Batman e in particolare di Joker e Harley (che citi fra l'altro) quindi puoi immaginare come l'ho adorato.
    Tiffany è meravigliosa <3 e sul resto hai già detto tutto tu!

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    1. Si è conservato molto bene, è ancora un ottimo film e uno dei capitoli migliori della saga. Impossibile non pensare a Joker e Harley nelle dinamiche tra questi due pazzoidi, Tiffany è mitica, personaggio sottovalutatissimo ;-) Ti ringrazio molto e ben tornata, non vedo l’ora di rileggervi su Omniverso! Cheers

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  6. Ecco, io come ti ho già detto, mi sono fermato al terzo senza la voglia di andare avanti. Questo infatti non l'ho mai visto, ma mi fido quando dici che è uno dei più spassosi della serie. potrei decidere di recuperarlo allora!

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    1. Dovresti proprio farlo uno sforzino, perché ti assicuro che sarebbe ben ripagato ;-) Cheers!

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