martedì 6 novembre 2018

La notte su di noi (2018): Su di noi, almeno una scoppola


Ma perché non mi ascoltate? Io sto qui tutti i giorni, in volo dalla mia Bara a colpire la tastiera come farebbe Iko Uwais con le persone, per consigliarvi e sconsigliarvi film e voi nulla, imperterriti mi fate fare la figura della scimmia urlatrice ubriaca, sul ponte di una nave pirata. Che poi a me piacciono le scimmie (e pure il Rum), quindi potrebbe anche andarmi bene, però leggete un po’ qui sotto:

«Poi non potevo trovare nulla di meglio per riprendermi dalle “Botte per tutti” di Iron Fist, perché comunque questa non è Hollywood, ma è l’Indonesia delle persone trafitte, delle gole sgozzate, delle fratture esposte mostrate in primo piano e dei tagliacarte da ufficio sradicati e utilizzati come valida alternativa al machete (!). Mentre aspettiamo il nuovo lavoro di Gareth Evans ora sapete cosa fare.»

Ok, lo so che non è bello citarsi da solo, che poi si rischia anche di diventare ciechi, però questo era quello che scrivevo per concludere il mio commento al film Headshot che ora torna più in voga che mai, perché nel frattempo il nuovo lavoro di Gareth Evans è arrivato e no, non somiglia proprio a quello che era lecito aspettarsi (o forse no?). A qualcuno è piaciuto, altri come me, invece, sono rimasti un po’ spiazzati, ma guarda caso, a pochi giorni da Apostolo, la piattaforma Netflix ha rilasciato anche “The night come for us” (lo trovate con il titolo che forse piacerebbe a Pupo, “La notte su di noi”) e ha più di un legame con Gareth Evans.

Headshot era diretto da i Mo Brothers, rispettivamente Timo Tjahjanto e Kimo Stamboel, era stato distribuito anche lui da Netflix, ma senza lo stesso tam tam mediatico di questo “The night come for us” che è proprio diretto da uno dei due “Fratelli Mo”, nella fattispecie Timo Tjahjanto che è lo stesso che aveva co-diretto insieme a Gareth Evans, il segmento di "V/H/S/2" intitolato “Safe Haven” che, a conti fatti, era il migliore mai apparso in tutta la trilogia di “V/H/S”.

L’idea di Timo Tjahjanto di inquadratura ravvicinata, che ti porta nell’azione.
Diciamolo chiaramente: anche se avete visto dieci volte “The Raid” (2011) che, ricordiamolo, è il più grande capolavoro d’azione del cinema contemporaneo, un film come “The night come for us” può colpirvi in faccia come un calcio volante, non perché sia un film diretto meglio, non ha il controllo degli spazi che Gareth Evans sfoggiava nel sul capolavoro, però Timo Tjahjanto oltre alle coreografie tutte matte e degli stuntmen che non hanno paura di farsi spaccare una bottiglia in faccia in primo piano come accade in uno dei (circa quaranta, o giù di lì) combattimenti di questo film, ci mette abbondanti dosi di sangue senza tirar via la mano, il che se non avete visto Headshot, rappresenta una (grondante sangue) novità.

Eppure, anche rispetto ad “Headshot”, questo “La notte su di noi” riesce ad alzare ulteriormente l’asticella, sì, perché il film del 2017 era caratterizzato da tre grandi momenti “di menare”, tre gradi di difficoltà in cui Iko Uwais brillava, tra Machete improvvisati e tavoli spostati e utilizzati come non vedevo fare dal mio trasloco. Mentre “La notte su di noi” si concede una parte introduttiva che serve a giustificare le botte successive (che per comodità chiameremo: Trama) e poi non guarda più in faccia nessuno, se lo fa, è solo per gonfiarlo di botte.

“Questo è quello che succede a chi prova a prendermi in giro per i miei baffetti”.
La Triade controlla l’80% della criminalità della criminalità, tra le attività le solite cose, droga, armi e traffico di esseri umani, per mantenere l’ordine e l’obbedienza, la Triade si affida a sei capetti, sei boss di fine livello chiamati i “Sei mari”, perché gli orsetti del cuore era già occupato. Pensare di mettersi contro la Triade è un suicidio, se invece ne sei già un componente, e ti viene la balzana idea di dir loro: «Ok ragà, va bene così grazie di tutto, tante care cose», firmi da solo la tua condanna a morte.

Ito (Joe Taslim) dopo che la Triade ha brutalmente ucciso un villaggio e sterminato i genitori della piccola Reina (Asha Kenyeri Bermudez) davanti agli occhi della bambina, decide di fare come il vecchio Jack Burton: "Basta adesso". Porta Reina nel suo appartamento e potete immaginare come prosegue il film.

Non basta? Ci mettiamo ancora un po’ di Habanero in questa trama? Il cattivo, uno dei “Six seas” si chiama Arian ed è interpretato da Iko Uwais, ex amico e socio di Ito, insomma il film diventa un lungo preparativo (pieno di botte) per vedere Iko VS Ito!

I-KO, I-KO, un-day. Hey! (Cit.)
Ito all’inizio deve vedersela da solo contro la Triade, giusto per scaldarsi s'inizia con una scena in una macelleria che da sola potrebbe essere il biglietto da visita del modo di fare cinema di Timo Tjahjanto: una lunga coreografia che vede il protagonista costretto a fare a cazzotti con sette macellai assassini, il tutto in una location che sembra la scena dei quarti di bue appesi di Rocky, ma con molti più schizzi di sangue e lo stesso numero di pugni. Per darvi un’idea vi dico che vale tutto per portare a casa la pelle, compreso usare un osso bovino come arma e i vegani… MUTI!

Una menzione speciale la meritano gli alleati di Ito, su tutti spicca "White Boy" Bobby (Zack Lee) un mattacchione piuttosto resistente, che prima ci insegna che un cartello “Pavimento bagnato” in metallo può essere utilizzato in un modo degno di Clint Eastwood (quando vedrete la scena capirete) e poi vende carissima la pelle, in una lunghissima scena dove Timo Tjahjanto si diverte a cercare inquadrature tutte matte, mentre Zack Lee mena uno, due, tre, sentite non lo so, ho perso il conto di quanti sgherri armati stende quasi da solo!

A vederli così so che non sembra, ma vi assicuro che loro sono i buoni (pensa gli altri!).
Timo Tjahjanto ha un certo gusto per l’inquadratura ricercata, non ha il senso dello spazio e del ritmo che ha Gareth Evans, ma può contare sulle coreografie del Uwais Team, tutte molto lunghe e variegate, perché se c’è qualcosa che non manca a “The night come for us” è proprio la varietà delle scene d’azione.

Ne abbiamo una dal macellaio, una in casa, una lunga lotta diretta con un carrello laterale da Tjahjanto, ma anche uno scontro nel pochissimo spazio offerto dal retro di un furgone adibito al trasporto dei prigionieri che vede Joe Taslim protagonista di un’evasione esplosiva (e non è tanto per dire!). Ma non è che l’inizio, perché ad aggiungere ulteriore pepe alla vicenda, arriva anche una motociclista parecchio armata, interpretata da Julie Estelle, che non solo aveva un ruolo di rilievo in Headshot, ma che forse ricorderete nei panni della “Hammer Girl” in “The Raid 2” (2014).

Ecco, se pensate che Julie Estelle sia la “Quota rosa” inserita nel film per motivi di buonismo di facciata, aspettate di vederla in azione e poi ne riparliamo, non vorrei esagerare, oppure rovinarvi la sorpresa, ma la sua “The Operator” che arriva a dare man forte al protagonista potrebbe tranquillamente essere il personaggio più cazzuto di tutto il film, sulla sua preparazione tecnica non si discute, spero proprio che prossimamente uno tra Evans Timo o l’altro “Fratello Mo” decida di darle un ruolo da protagonista e non solo di contorno, ne avrebbe davvero le carte in regola.

Timo, questa è già pronta per essere la tua prossima protagonista, pensaci!
In generale, “The night come for us” con la sua sottotrama di fratelli (di sangue e non solo) che si tradiscono e si scontrano, ha nelle vene qualcosa del cinema di John Woo, sempre senza fare rivelazioni sulla trama, l’ultima tostissima scena mi ha fatto pensare al finale di “Bullet in the Head” (1990) proprio di John Woo che, magari non sarà il più totalmente riuscito del Maestro del cinema d’azione di Hong Kong, ma resta un gran titolo ed è cosa buona e giusta prenderlo come esempio.

Ho tenuto volutamente Iko Uwais per ultimo perché bisogna dire che il ruolo di cattivo lo vede un po’ imbrigliato, per fortuna quando è il momento di menare, invece, è scioltissimo ed insieme a Joe Taslim mette su uno spettacolo finale davvero degno di nota!

ITO vs IKO... Fight!
Insomma, “The night come for us” è la prova che il cinema indonesiano di menare è in grande forma, che Timo Tjahjanto con le sue parti uguali di botte e sangue senza tirar via la mano è seriamente intenzionato a portare avanti la tradizione dei film di arti marziali provenienti da quella porzione di pianeta ed ora, io lo so che Netflix si fa da sola una gran pubblicità, però non facciamo che finisce come con Headshot, eh? Se vi dico che un film dovreste vederlo, voi dovreste davvero vederlo!

Altrimenti facciamo così: leggetevi il post del Cumbrugliume, lui sì uno di cui potete fidarvi!

16 commenti:

  1. (Accontentarsi dell’anonimo Zio Portillo...)

    È là. Pronto che mi osserva e mi dice “Uè? Cosa aspetti a guardarmi? Vedi che ti diverti con me! Ci sono gli indonesiani pazzi che si fanno male!”. Avessi tempo lo avrei già visto un paio di volte almeno e invece tra una cosa è l’altra ieri sera ho fatto l’una di notte per riguardarmi il primo ARMA LETALE... Sono un cretino!

    Ora dopo sta po po di recensione devo guardarlo per forza. Ma Mad Dog non c’e?

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    1. Zio Anonimo ;-)
      Cosa ti devo dire io ieri sera mi sono rivisto “Ritorno al futuro Parte III” come se non lo conoscessi a memoria ;-) No, purtroppo Mad Dog manca, sarebbe stato la ciliegina sulla torta, spero lo tengano da conto per il seguito! Cheers

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    2. Off Topic: Cassidy, sei tu che mi saluti tutte le mattine su Telegram?

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    3. Non ho Telegram, quindi direi di no ;-) Però quasi quasi lo installo solo per salutarti! Cheers

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    4. Perfetto. C’è un tizio che si chiama come te (non Cassidy, proprio il tuo vero nome intendo) che in un gruppo pubblico di 400 e rotte persone mi saluta tutte le mattine e ieri, fatalità, ha cambiato la sua immagine profilo mettendo quella di un dalmata...
      Ora vai a capire chi è sto tizio!

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    5. Non lo so, ma lo troverò (e non lo ucciderò come Liam Neeson) anzi, potrebbe tornarmi molto utile un omonimo, non si sa mai nella vita. Il fatto che abbia un Dalmata poi, fa capire il tasso di follia del soggetto. Parlo per esperienza :-P Tienimi aggiornato sul mistero! Cheers

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  2. Aaahh se tutti i film Netflix fossero così! Recensione perfetta di un film non perfetto...e anche un po' furbo, ma che testimonia della vitalità di un cinema che non teme di osare né di esagerare. Si merita davvero tutti i nostri elogi ;)

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    1. Grazie mille e si, concordo molto, non è perfetto, soffre della sindrome: “Prendete il bigliettino, uno alla volta a menarci per favore”. Inoltre pare dimenticarsi della sue premesse (dei Six Seas, ne vediamo uno), però ha tanto di quella roba dentro, che potrebbe genere un paio di seguiti, e poi le botte sono di ottimo livello ;-) Cheers!

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  3. Bellissima la solita trama: il "cattivo" che abbandona la criminalità dopo che sono stati superati i limiti e che si ritrova a combattere con gli ex alleati, con l'assistenza di nuovi alleati.
    Beh, devo dire che si va sul sicuro.
    D'altra parte il cinema deve anche intrattenere con un po' di sano chiasso :D

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    1. Una roba che non è classica, è ultra classica, si gioca proprio sul sicuro, praticamente un pretesto per far cominciare l’azione. Ma poi il film funziona così bene, è così pieno di botte e roba varie, che ti dimentichi che dei sei millantati “Boss di fine livello” nel film ne vedi solamente uno, sul serio è una trama di base, già pronta per generare almeno un altro capitolo, insomma ci si diverte malgrado i difetti ;-) Cheers

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  4. Ohhh ghiotta segnalazione di un ghiotto film di menare indonesiano che finisce subito in lista ^_^
    Speriamo che Iko Iko rimanga in patria e non lo chiamino a fare un film d'azione occidentale, dove al massimo potrebbe lanciare baci e colpire l'attenzione :-P

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    1. Ti avevo promesso gli Indonesiani pazzi ieri, sono arrivati gli Indonesiani pazzi ;-)
      Ho la tua stessa speranza, che poi ad essere pragmatici è una non-scelta, prendiamo Joe Taslim, ho dato un’occhiata alla sua filmografia, ha fatto “Fast & Furious 6” e “Star Trek Beyond” visti entrambi, non mi ricordo di lui, anche perché probabilmente era il dodicesimo da sinistra, in una scena con cento persone. Qui diciamo non è Marlon Brando (largo giro di parole), però tiene bene lo schermo e mena come un fabbro, e per di più è il protagonista. Certo che magari per fare il dodicesimo da sinistra ad Hollywood prendi più soldi, che poi è l’unico argomento che hanno da mettere sul tavolo a Los Angeles. Cheers!

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  5. Sei Mari? E il settimo dov'è finito, morto amnazzato?

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    1. Ma io mi chiedo dove siano anche gli altri cinque, visto che nel film se ne vede solo uno. La prossima volta si va tutti in montagna ;-) Cheers

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