martedì 27 novembre 2018

House of cards - Stagione 6: Fate un nuovo Presidente (Benvenuti nel regno del politicamente corretto)


Quando è finito “House of cards”? Ok, lo so che formalmente risulterà per sempre terminato con l’ultimo episodio di questa brevissima (e anche inutile) sesta stagione, ma non era già finita prima questa serie?

Forse era finita con la bellissima scena finale della stagione due, quando Frank Underwood (un attore il cui nome che non si può pronunciare, figuriamoci scrivere) batte due volte l’anello sulla scrivania della sala ovale, dopo aver surclassato tutti i suoi avversari? No, forse, la serie è finita davvero alla fine della quarta stagione, una delle migliori della serie, con Frank e Claire a parlare in camera allo spettatore, ma per la prima volta come coppia. No, penso che “House of cards” sia terminata alla fine della quinta stagione, un’annata che non ho particolarmente amato, ma in cui almeno questo serie aveva ancora un’identità, una direzione, anche una certa qualità.

Ma forse, a ben guardare, “House of cards” è terminata nella stagione cinque e mezzo, quella che non trovate su Netflix (o su Sky Atlantic, in uno strambo Paese a forma di scarpa) che, però, avete seguito tutti, anche se non avete mai visto nemmeno un episodio della serie creata da Beau Willimon, se non ve la ricordate vi riassumo velocemente la trama.

“Ti ho detto di far sparire tutto, anche il suo vecchio anello” , "Si Sauron, ehm signora!”.
Frank Underwood viene accusato di molestie sessuali da un amante proveniente da un’era geologica precedente, ammette le sue colpe pubblicamente e lo fa nel modo peggiore possibile: facendo “Coming out” sulla sua omosessualità e, di fatto, dipingendosi un bersaglio in mezzo agli occhi. Sì, perché la comunità Gay che avrebbe fatto carte false fino a qualche tempo prima, per poter contare tra le sue fila uno della sua caratura, non gradisce che le parole “Omosessualità” e “Molestie sessuali” compaiano nella stessa frase (come dar loro torto?), quindi abbandonano Underwood che diventa il capro espiatorio della grande falce moralizzatrice che cala su Washington (interpretata per l’occasione da Hollywood).

Flashforward, dopo aver eliminato dallo scacchiere il mostro, ora Washingwood è un posto bellissimo, dove nessuno molesta più nessuno e se qualcuno ti abbraccia è solo per incoraggiarti che sì, un giorno farai l’attore come hai sempre sognato, nelle strade tutti cantano felici: "E non ci sono gatti in America e ci regalano il formaggio!" (Cit.). Insomma: tutti vissero felici, moralisti e contenti.

Volete sapere la mia? No? Tanto ve la dico lo stesso. Se avete apprezzato questa serie, dimenticatevi dell’esistenza della stagione numero sei, non perdete nemmeno tempo ad iniziarla, perché è senza ombra di dubbio la peggiore di tutta la serie e l’allontanamento dell’attore che non può essere citato, è davvero l’ultimo dei problemi.

Quanta strada, una volta era solo una principessa ora è il Presidente degli Stati Uniti.
Visto che, a differenza di questa sesta stagione, non ho intenzione di ignorare l’elefante al centro della stanza, vi posso dire che tutto quello che penso dell’affare Spacey è ben descritto qui, in uno dei pezzi più lucidi che ho avuto modo di leggere, nei mesi di massacro mediatico, in cui tutti quelli che lavorano ad Hollywood hanno cercato di non ritrovarsi imbrattati, nel momento in cui la merda ha colpito il ventilatore, per usare un’espressione cara alla Yankee. Fatta questa doverosa precisazione, andiamo avanti.

Mi rendo conto che sia stata un’impresa titanica per gli sceneggiatori di “House of cards”, doversi inventare trame completamente nuove e un modo che fosse il più logico possibile, per far fronte ad una serie Frank Underwood-centrica che, improvvisamente, ha dovuto trovare prima il modo di proseguire senza il suo assoluto protagonista e poi concludersi, per altro, in soli otto episodi, contro i canonici tredici che hanno sempre composto le altre stagioni. Purtroppo, al netto del risultato finale, l’impresa, per quanto complessa, è del tutto fallita.

Claire Underwood ha ereditato il ruolo di Presidente degli Stati Uniti dal defunto marito, morto tra una stagione e l’altra ufficialmente, per i suoi problemi di salute, anche se la rivelazione sulla vera dipartita di Frank arriverà solo nell’ultima puntata. Il mandato del secondo Presidente Underwood inizia nel peggiore dei modi, il gradimento è bassissimo e volano anche minacce di morte per Claire, ma a volare nel primo episodio è prima di tutto un pennuto.

“Nessun animale è stato maltrattato nella realizzazione di questa serie, giusto un ex attore premio Oscar, ma lui non conta”.
Sì, perché Claire sente un rumore nelle stanze della Casa Bianca, un passerotto intrappolato tra l’incavo delle pareti che la donna libera, pronunciando il nome del marito, Francis nel momento in cui fa svolazzare via il pennuto. È il primo episodio della sesta stagione, deve ancora partire la sigla e per me “House of cards” è già finito, no sul serio? Siamo a questo? Alla metafora dell’uccello che probabilmente farebbe felici tutti gli psicologi Freudiani là fuori?! Tranquilli, poi la stagione peggiora.

Purtroppo, il protagonista non è l’unica defezione illustre, ad esempio, con altrettanta facilità è stata fatta fuori anche LeAnn, il personaggio interpretato da Neve Campbell (lei chi ha molestato?), ma il vero problema arriva dalla nemesi opposta a Claire, anzi, dalle nemesi, visto che si tratta di Bill e Annette Shepherd (rispettivamente Greg Kinnear e Diane Lane), eredi di un grosso consorzio molto influente e fieri oppositori del nuovo Presidente degli Stati Uniti.

Il problema è che gli Shepherd non hanno abbastanza carisma per tenere testa a Claire, inoltre, sono due personaggi affogati in sottotrame poco efficaci (come quella del figlio Duncan), oppure molto confusionarie, perché l’altro grosso problema di “House of cards” sono il numero di giorni, settimane e mesi che passano all’interno della storia, tra un episodio e l’altro, questo diluisce molto l’efficacia dei personaggi (se sei molto arrabbiato con qualcuno adesso, magari lo sarai meno tra qualche mese, no?), ma soprattutto rende questi otto episodi molto complicati da seguire, intrappolati in un lungo valzer di personaggi che “fanno cose e vedono gente” (quasi-cit.) che risulta più pesante, rispetto ai canonici tredici episodi che hanno sempre composto lo standard delle stagione di “House of cards”. Basta così con i difetti? Col cavoletto! I peggiori devono ancora arrivare.

“Papà qual è il nostro ruolo nella serie?”, “Siamo un po’ come il PD, ci opponiamo, ma senza disturbare”.
Dopo aver dato un calcio al secchio del latte alla chiarezza degli eventi sullo schermo, la sesta stagione di “House of cards” pensa bene di dare una scalpellata anche ad un altro dei punti di forza di questa serie, ovvero il realismo legato alle trame burocratiche. Senza quasi mai dover ricorrere a pesanti spiegoni ammazza ritmo (oppure quei pochi, delegandoli al carisma di Frank Underwood) questa serie ha sempre saputo utilizzare manovre politiche prese dalla costituzione americana, sfruttandole per portare avanti una trama di finzione, quando al telegiornale si sente parlare (per fortuna raramente) di blocco delle attività amministrative (il famigerato “government shutdown”) ti ricordi di quando Underwood lo ha provocato per i suoi fini a metà della stagione quattro, una buona abitudine che qui va drammaticamente persa.

Ho apprezzato che attraverso il personaggio di Claire, gli autori abbiano cercato di far arrivare il messaggio che un “Matriarcato” potrebbe essere pericoloso quanto il suo equivalente maschile (e maschilista), ma è davvero improbabile che per numero di donne coinvolte nella politica americana, la nuova presidentessa possa formare un gabinetto tutto al femminile, però vuoi mettere la soddisfazione di rispondere pubblicamente alle possibili critiche dicendo: "Abbiamo eliminato il nostro ingombrante protagonista, lo abbiamo fatto brillantemente sostituire da una donna brava quanto lui a recitare e per di più dipingiamo di rosa tutta la trama, proprio per essere sicuri di essere dalla parte della ragione".

“Chiunque ha un pene, è pregato di lasciare questa stanza”.
Personalmente, ci ho visto parecchia vecchia e cara “Paraculaggine” in tanti passaggi della trama, ma quello che ho trovato più assurdo è il modo in cui i due sopravvissuti di questa serie, Claire e Doug, siano stato completamente snaturati. Ecco, questo per me rappresenta il peccato massimo della sesta stagione di “House of cards”.

Vi ricordate quando Frank e Claire sono diventati il simbolo delle coppie orgogliose di non avere figli e in perfetta complicità anche dopo tanti anni di matrimonio? In questa stagione hanno trovato il modo di far cadere anche l’ultimo tabù, in nome di un colpo di scena degno di una soap opera argentina per concludere l’episodio 6x06.

Inoltre, Doug, il fedelissimo di Frank Underwood, ne esce come un pupazzo sovraesposto, prima burattino e poi avversario di Claire, il tutto mentre molti personaggi importanti vengono cancellati dalla trama con un colpo di spugna. Quando poteva essere determinante il giornalista Tom Hammerschmidt (Boris McGiver) nello svelare tutti gli altarini degli Underwood? PAF! Colpo di spugna problema risolto.

Come gettare alle ortiche un gran personaggio, ciao Doug, non è colpa tua.
Che “House of cards” fosse una tragedia di stampo shakespeariano era chiaro da sempre, Frank Underwood, a suo modo, è sempre stato un moderno Riccardo III (non è parente di Rocky, se ve lo state chiedendo) ci sta che il dramma si focalizzi sui due personaggi più carismatici, sopravvissuti alla sua dipartita, Michael Kelly è un attore davvero intenso, qui le prova davvero tutte per tenere su il suo Doug Stamper che, purtroppo, fa la fine della bandierina durante una tempesta, a seconda di come torna comodo agli sceneggiatori, Doug cambia atteggiamento, fino a quel finale che ho trovato inutilmente assurdo, non è proprio possibile che accada un fatto del genere, in quella location, senza nessuna conseguenza, infatti gli sceneggiatori non se ne curano, nell’ottica della soap opera argentina che è diventata “House of cards” con questa ultima, pessima stagione. Chissenefrega della logia, l’importante è mandare a segno colpi ad effetto, per non dare a vedere che il re è morto.

La regina, dal canto suo è fenomenale, Robin Wright è bravissima, ha dimostrato in sei stagioni di aver davvero capito in pieno il personaggio di Claire Underwood, non le si può criticare nulla, quello che fa davvero arrabbiare è che “House of cards” avrebbe potuto andare avanti altre dieci stagioni senza Frank, con Claire come assoluta protagonista, magari scrivendo trame che vadano oltre il bignamino, quando si tratta di parlare di una donna che deve sgomitare in un ambiente quasi esclusivamente maschile, ecco.

“Stagista? Io non sono la stagista sono il Pres… Portatemi la valigetta con i pulsanti”.
Questa è la vera delusione, sarebbe bastato proseguire sul livello qualitativo visto nelle cinque stagioni precedenti, oppure semplicemente chiudere, perché alla luce del risultato è chiaro che questa sesta stagione, sia stata messa su alla meno peggio, solo per onorare i contratti già in essere firmati da Netflix.

Resta il fatto che “House of cards” ha fatto a suo modo la storia delle serie tv, è stata la serie di punta di Netflix, una di quelle che ha maggiormente contribuito a sdoganare la celebre piattaforma di streaming, riuscendo anche a convincere grandi attori a lavorare sul piccolo schermo e qui arriviamo al punto: con una stagione così profondamente sbagliata che ha snaturato tutto, anche i suoi protagonisti, invece di nascondere sotto il tappeto l’assenza di Kevin Spacey, non hanno fatto altro che esaltarla, quindi alla fine chi ha vinto? Sempre lui, ed ora vi beccate un pezzo di Caparezza a tema tiè! 

14 commenti:

  1. Sono tornato! Dopo dei giorni da delirio eccomi di nuovo a commentare (ho letto comunque tutto, tanquillo).
    Allora, "House of cards" non mi ha mai "acchiappato" molto. Ho visto la prima stagione (saltando pure qualche episodio...) e poi l'ho guardata a spizzichi e bocconi senza continuità alcuna. Se beccavo un episodio lo guardavo, ma non la cercavo. Oh, sarà colpa mia perché metà popolazione occidentale è uscita di testa per le vicende degli Underwood ma io faccio parte dell'altro 50%.

    Sta stagione finale invece mi aveva molto incuriosito perché volevo capire che razza di salti mortali gli sceneggiatori avevano fatto per schivare la pallottola Ke*** ****ey (non si può nominare, giusto?). E poi otto episodi si dovrebbero bere facili facili, no? Ma questo non è il primo post che leggo che boccia senza appello la serie. Quindi mi prendo tutta la calma del mondo e metto "House of cards" in soffitta. Magari tra qualche anno ho tempo libero da vendere (credici!) e me la recupero tutta "ammazzandomi di tv" come ai vecchi tempi.

    P.S.: non dico una parola sulla vicenda K.S., sul Me Too, sui Weinstein, sulla Argento,... Ho una mia opinione su tutto il carosello ma preferisco tenerla per me. Potrei andarci giù pesantemente quindi glisso.

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    1. Bentornato ;-) Questa sesta stagione puoi ignorarla completamente, la cosa davvero tragica è che questa serie avrebbe potuto andare avanti altri dieci anni con Claire Underwood come protagonista, anche perché Robin Wright è fenomenale fin dalla prima puntata. Per me resta una serie messa su in fretta e furia per onorare i contratti, non ho altra spiegazione.

      Weinstein, la Argento e il nemico pubblico numero uno di Hollywood sono tutte persone, quindi fallaci, personalmente trovo ridicolo tutto, specialmente il modo come la questione non si sia risolta, ci sono stati mesi di fuoco in cui nessuno ad Hollywood poteva dire “Bah” senza beccarsi una denuncia ed ora per magilla tutto terminato, strano strano mondo. Cheers!

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  2. La cosa incredibile è che un popolo idolatra come quello americano non si fa alcun problema ad abbattere i propri miti con una disinvoltura impressionante: fino a ieri quel tizio innominabile era fra i più grandi attori della storia del mondo, nominato con devozione divina, e il giorno dopo è una merda: sono stati assunti dei tizi appositamente per cancellare il suo nome da tutte le locandine dei DVD in tutte le videoteche...
    Forse lo stupore è perché in Italia siamo abituati in modo diverso: per uno scandalo simile al massimo facevamo Spacey presidente del Consiglio :-D

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    1. Anche perché gli americani poi ci “Azzuppano” (che è un modo di dire di Brooklyn, credo) con il personaggio che si pente, e ritorna ripulito e rinato, ma prima davvero non ci pensano due volte a fare pulizia. Da noi invece più la fai grossa, più vieni idolatrato e magari diventi presidente del Consiglio per che so, una ventina d’anni o giù di lì ;-) Cheers!

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  3. non ho mai visto questa serie nè la vedrò ma tutta la solidarietà a Kevin Space.

    eventualmente deciderà la Magistratura se ha delle colpe,

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    1. Vero, per questo penso che Netflix avrebbe fatto una figura migliore a chiudere la serie senza produrre questa porcheria di stagione finale. Cheers!

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  4. Umh, infatti sembra quasi che abbiano riscritto tutto in versione girl-power per allontanare gli spettri di quel che sappiamo.
    Ecco, magari la serie finisce davvero con l'uccello che vola libero: Spacey, ingiustamente condannato per ipocrisia da una Hollywood che si sta riscoprendo battagliera e cieca, con la portavoce Oprah o come cazzo si chiama lei, dove si deve aver paura di tutto.
    Io sto con Asia e con Weinstein, per dire. Un cortocircuito che mi fa impazzire.

    Moz-

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    1. Ma infatti è impossibile, un cortocircuito da cui non si esce, non affrontandolo in questo modo. Non è nemmeno la trovata del gabinetto al femminile ad urtarmi, è proprio il fatto che abbiano distrutto i personaggi che sono rimasti, se volevano farci dimenticare Spacey, con un lavoro così sciatto hanno ottenuto l’esatto contrario. Peccato perché un finale così inglorioso, per una serie importante come “House of cards” non me lo sarei proprio aspettato. Cheers!

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  5. Kev convitato di pietra. Lettura interessante. Io sono un fan dell'attore non tanto dal suo rapinatore platinato di Heartburn - immagino che ai tempi solo amici e parenti e colleghi avessero notato la sua performance - quanto da Americani visto in un cine che non è più oggi colla mia fidanzata di allora che si era annoiata a morte davanti ad un film smaccatamente di impianto teatrale con attori come Lemmon ( sensei di Kev a teatro ndr ), Pacino, Price, Harris ed Arkin. Ci siamo lasciati poco dopo naturalmente. Jack e gli altri mi hanno telefonato per dirmi che avevo fatto bene e non ho avuto il coraggio di confessare che era stata lei a disegnarmi un due di picche in mezzo agli occhi quando aveva affermato che quel tale con gli occhiali e la testa ad uovo doveva essere un genio del male per interpretare così bene il coordinatore dei venditori capace di licenziare Ed o The Machine Lemmon. Io avevo ribattuto che era solo genuino talento, ma Ella aveva sentenziato che Kev sarebbe stato un perfetto babau criminale di cui gli altri criminali bisbigliano spaventati le gesta nel crepuscolo o anche un serial killer moralista e biblicamente ispirato o financo un presidente USA malvagio come Iago. Pfui dissi io. Oggi io vivo autografando le foto della ex signora Penn per i fans di tutto il mondo. No contributi e crampo dello scrittore tutti i giorni ed Ella è risk manager di una multinazionale in una sala dei bottoni in cui decide quale economia planetaria rilanciare e quale condannare...so goes life

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    1. Nel senso che vi siete lasciati all’uscita del cinema? Lo dico sempre che il vero amore si consolida sui gusti cinematografici dell’altra metà ;-) In qualche modo siete diventati Frank e Claire Underwood a vostro modo, chi lo avrebbe mai detto che avremmo perso un attore così blasonato in un PAF! Colpo di spugna, dici bene, so goes life… Cheers!

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  6. E' un vero peccato, anzi tutta la vicenda è più propriamente un vero schifo.
    Non ho ancora visto la 6a serie, a dire il vero non ho visto nemmeno la 5a e sono fermo al finale della 4a.

    Ho iniziato a seguire HoC in originale quando ancora non passava su Sky nemmeno la pubblicità e quando ancora il guardare le serie tv non era "trendy" oppure "ammazzarsi di tv" ancora si chiamava "maratona" (e non quella cavolata con la b :P).
    A ben vedere, vista propria la bravura di K.S., la cadenza del parlato, l'accentazione data al personaggio ed in generale il carisma mostrato, è stata una serie che ho usato per parlare di serie anche con chi ne era a totale digiuno oppure a chi non aveva mai seguito niente con le voci in originale.

    Prima di allora mi era capitato solo con 24 e con il suo di K.S. (questa volta Kiefer però) di trovare così pregnante per il ruolo ed interpretativamente forte la caratterizzazione di un attore (in ambo i casi di estrazione filmica) per il suo personaggio. Purtroppo 24 è una serie di genere e dotata di un pubblico molto meno trasversale.

    Questo per dire che in particolare alle prime 2 stagioni di HoC ero molto legato; le successive 2 mi sono piaciute e comunque me le sono sciroppate in un paio di giorni come le precedenti, poi sulla 5a ho fatto fatica ad avvicinarmi, forse proprio per quel finale della 4a da te citato nella recensione, il quale poteva benissimo concludere la serie.

    Tutte le polemiche sorte recentemente invece le trovo inqualificabili, in particolar modo per la reazione sovradimensionata che ne è conseguito: film rigirati completamente per eliminare un attore dal suo ruolo, di protagonista per giunta?! serie incentrate su di un personaggio cardine letteralmente scardinate (ed il gioco di parole cade a fagiolo)?!
    Il mio solo commento su tutto è che nei nostri sistemi di giustizia occidentali (parlo al plurale perché il loro è ben diverso dal nostro) anche il peggior reo ha comunque diritto alla difesa e ad una sentenza giusta; i tribunali popolari - che fossero in pubblica piazza oppure che siano in pubblico web - hanno sempre e solo portato del male alle società.

    Ps: ad eccezione del caso X-Factor/Argento, purtroppo la loro condotta è stata similmente a quella di Netflix abbastanza discutibile, ma per loro enorme fortuna chi ha sostituito Asia Argento è risultato un miglioramento inaspettato e sorprendente tanto da mettere un po' in sordina le motivazioni alla base dello stesso... ma si tratta di un caso fortuito, come un orologio rotto che comunque batte l'ora esatta due volte al giorno :P

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    1. La quarta stagione per me è una delle migliori, il finale una bombetta, la quinta non raggiunge gli stessi apici, ma dici bene, le prime due restano un corpo unico solidissimo, mi manca (ahimè) “24”, ma davvero “House of cards” ha sdoganato le serie tv di qualità, è stata una serie molto importante per il piccolo schermo.

      Chiaro che chi produce, deve difendere un prodotto che smuove soldi, che sia un programma televisivo oppure una serie come “House of cards”. Chi mette i soldi teme di più il pubblico che boicotta piuttosto licenziare una sola persona ed evitare le polemiche, però non trovo logico che una persona venga punita professionalmente, per qualcosa che ha fatto nella sua vita privata, ma la faccenda è parecchio complicata, un vero mattatoio mediatico. Cheers!

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  7. KEVIN SPACEY KEVIN SPACEY KEVIN SPACEY KEVIN SPACEY KEVIN SPACEY KEVIN SPACEY KEVIN SPACEY

    Giusto perchè non si può nominare :))) Ho visto tutte le stagioni di house of cards ma ho deciso di rifiutarmi di vedere questa così come mi sono rifiutato (pur avendo i biglietti gratis e pur piacendomi molto Plummer dai tempi di Fracchia contro Dracula) di andare a vedere il film su Getty. Ho preferito recuperare la serie tv con Donald Sutherland. La mia è una scelta di campo netta e politicamente necessaria di fronte un'ipocrisia ridicola che travalica il senso del ridicolo. In un paese che ha avuto come presidente Nixon, Reagn, Bush padre e figlio e ora Trump vogliamo davvero discettare se Kevin Spacey è moralmente discutibile? Ad Hollywood??? Mi si vuole ora dire che attrici e attori più o meno talentuosi a volte non sono stati costretti/hanno abusato della loro notorietà/avvenenza? Dai queste cose le vediamo negli uffici, figuriamoci nel set di un film. Pare che ora Spacey la sera si mettesse un impermeabile e andasse in giro la notte a stuprare le persone. Poi tutto questo basato su un'accusa di un tizio che a 20 anni di distanza si sveglia e dice: sai che c'è? Sono stato molestato. Vero che la troupe di House of cards ha confermato che Spacey ci provava e sono sicuro che avrà anche approfittato del suo "potere" ma tutto ciò è ridicolo. Hanno cominciato a saltare fuori storie su Dustin Hoffman (povero cristo lasciatelo in pace) su Stallone e su altri/e ancora. Ad un certo punto hanno messo in mezzo anche James Franco e ho avuto paura per quel gioiellino che è The Deuce. Per fortuna si è "salvato" e la serie è proseguita. E proprio The Deuce (per chi non l'ha vista dico che parla dell'avvento del porno negli Usa negli anni '70 ma analizzando il mondo dei nightclub, della prostituzione, della polizia, ecc, ecc) mi fa pensare: La Hbo racconta appunto un mondo in cui il sesso è stato praticamente un'ossessione, dove per vedere un corpo nudo non ti bastava digitare due paroline su un pc ma dovevi scendere in strada a cercarlo, quando ancora non esistevano le VHS per intenderci. Dovevi come minimo andare in un'edicola e comprarti un giornale. Racconta, ovviamente, di un mondo di soprusi di ragazze venute dalla provincia a NY e "reclutate" dal pappone di turno per prostituirsi. Insomma tratteggia qualcosa di duro, che è un pugno allo stomaco per chiunque. E vogliamo pensare che in una società così il mondo di Hollywood fosse tanto diverso? La chiudo perchè potrei scrivere per ore per quanto la "morte professionale" di Kevin spacey l'abbia trovata insopportabile. Ancor più insopportabile leggere sui giornali a mo' di dileggio che il suo ultimo piccolo film ha incassato pochissimo. Grazie al piffero era in programmazione in 14 sale in tutta gli Usa!!!!! Scrivetele queste cose e contestualizzate!!!!
    Infine non mi pronuncio sul Metoo ma scegliersi come testimonial una come la Argento è quanto di più deleterio laddove hai interesse a fare in modo che la tua battaglia abbia un impatto reale sulla società. La Argento è quanto di più divisivo ci possa essere e considerando gli argomenti del metoo forse servirebbe una figura capace di affrontare discussioni invece di scadere in isterismi spesso infantili. Che ti aspettavi? Che tutti ti applaudissero? Nel magico mondo di internet?

    Concludo con “Siamo un po’ come il PD, ci opponiamo, ma senza disturbare” 114 minuti di applausi

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    1. Ma io veramente mi riferivo a Kevin Bacon :-P
      Non ho visto il film di Getty, perché la cancellazione di Spacey è ridicola ma soprattutto perché è diretto da Ridley Scott(o), quindi dopo “Covenant” voglio un periodo di purificazione. “The Deuce” è una gran bella serie, e non vedo l’ora di gettarmi sulla stagione due.

      Sul resto sono d’accordo, Asia Argento è diventata di colpo la testimonial di qualcosa di più grande di lei, senza essere la più adatta a fare da leader al movimento. Ma più che sul essere a favore o contro il movimento MeToo o Kevin Spacey, bisogna fare un passo indietro e guardare il quadro generale: Come si è risolta la questione?

      Spacey cancellato dai radar a fare da capro espiatorio di tutti (James Franco ha evitato un bel proiettile) la Argento di è screditata da sola, tutto risolto? Ora nessuno molesta più nessuno? Un enorme clamore per non aver cambiato davvero nulla, è questo che andrebbe criticato, senza accanirsi sulla singola persona.

      Concludo dicendo che mi hanno giustamente fatto notare, che faccio troppe battutacce sui politici di destra, ma anche quelli di sinistra offrono spunti comici notevoli, e quando bisogna dire una “CaSSata” io sono democratico, me la prendo con tutti ;-) Cheers!

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