lunedì 12 novembre 2018

First Man (2018): Lu Lu Luna (I'm in the sky tonight)


Più o meno è dal 2017 che vengo perseguitato da un ritornello che fa La La La La La Land. Ogni tanto spunta fuori qualcuno che ci tiene a ribadire che La La Land è tipo il più grande film della storia del cinema o più di lì, adducendo motivazioni incredibilmente convincenti tipo: "Ha dei colori bellissimi e poi le canzoni signora mia e il piano sequenza... Però i colori!" "Quanti bei colori, godere dei fiori, che bello!" (cit.).

Su La La Land mi sono già dilungato, non è necessario ripetersi, anche perché personalmente sono ancora convinto che Whiplash fosse un buon film, in cui Damien Chazelle aveva dimostrato carattere e idee chiare. Insomma, il suo nuovo lavoro, “First Man”, da noi “First Man - Il primo uomo”, con il sottotitolo che vince il premio G.A.C. (Grazie Al Cazzo), poteva anche interessarmi, perché il tema mi piace e per la concreta possibilità di non vedere di nuovo quel ciocco di legno di Ryan Gosling fare finta di saper ballare.

Tratto dal libro biografico di James R. Hansen, sulla vita di Neil Armstrong (no, non il ciclista), la sceneggiatura di “First Man” è farina del sacco di un professionista delle storie vere portare al cinema, Josh Singer che, ultimamente, ci ha regalato l’ottimo Il caso Spotlight e The Post di Steven Spielberg, lasciatemi l’icona aperta sul regista con gli occhiali tondi che più avanti ci torniamo.

Nello spazio nessuno può sentirti sacramentare contro La La Land.
Perché Damien Chazelle, l’uomo che è improvvisamente diventato il regista preferito di tutti con un musicarello sopravvalutato poteva essere l’uomo giusto per raccontarci la vita di Armstrong? Proprio perché Whiplash era di fatto la storia di un obbiettivo da raggiungere caparbiamente, un film sportivo con il Jazz al posto dello sport di turno, un genere che se volessimo ragionare in bianco e nero, potremmo definire più da uomini, là dove, anzi, scusate LA LA là dove La La Land poteva essere più femminile. Concedetemi questa grossa (enorme) semplificazione per arrivare dove voglio portarvi: Chazelle, dopo aver diretto un film da uomini, ci racconta un'altra ossessione maschile, mettendosi in scia a roba di alto livello come Uomini veri che poi dovrebbe essere il film di riferimento quando si tratta di piloti e viaggi nello spazio, anzi per molti registi lo è stato davvero.

Quindi, il primo grosso problema (per me) è stato togliermi The Right Stuff dalla testa e devo dire che la prima scena di “First man” non mi ha molto facilitato, nel 1961 il pilota collaudatore Neil Armstrong raggiunge la stratosfera e poi atterra nel deserto, una scena iniziale notevole, se non fosse che per tutto il tempo continuavo a pensare all’epica di Chuck Yeager, contro la quale quasi qualunque film si può solo schiantare.

“First man” riassunto nella mia mente (Grazie Sergio!).
Ora, però, bisogna essere intellettualmente onesti, il fatto che mi piaccia molto The Right Stuff e che, invece, abbia un rapporto complicato con Chazelle non sarebbe proprio il modo giusto di pormi nei confronti del suo film, quindi ho cambiato posizione sulla poltrona, mi sono masticato una Beeman e mi sono concentrato su quello che, invece, “First man” è davvero un film a tratti volutamente anti spettacolare e, per altro, molto coerente con la poetica del giovane regista (ha due anni meno di me, quindi è giovane, tiè!).

Anche se ci sono un sacco di terrapiattisti e complottisti di vario genere pronti a dirvi il contrario, l’uomo è arrivato sulla Luna, “First man” salvo qualche sbavatura, riesce a non essere la classica biopic caramellosa, il più delle volte appassionante come leggersi la pagina di Wikipedia del protagonista del film. L’altro grosso scoglio da affrontare, però, sono le lunghe (lunghissime) inquadratura che Chazelle dedica al suo protagonista impegnato a vegliare sui figli nel loro letto a dormire.

Un passaggio chiave per il personaggio lo capisco, però che palle! Abbiamo capito che Neil e sua moglie Janet (la bravissima Claire Foy che dopo The Crown è in rampa di lancio, giusto per stare in tema con il film) hanno perso la loro seconda figlia Karen, capisco anche che sia la motivazione che spinge il protagonista, però la prima mezz’ora davvero non va avanti.

“La prima ora è tutta così, fatti forza. Vuoi un pezzo di dolce?”.
Non aiuta nemmeno che la parte tecnica del film, ovvero la spiegazione di come gli Americani intendono raggiungere la Luna battendo i Russi della corsa allo spazio arrivi attraverso un cartone animato didattico, una scelta che più didascalica di così si muore (“Didascalico! Letterario!” cit.), se poi aggiungiamo che Buzz Aldrin (l’uomo che NON è entrato nella storia, perché gli è andata male a testa o croce) sia interpretato da quel drittone di Corey Stoll, mentre Pablo Schreiber abbia ereditato da Tom Hanks il personaggio di Jim Lovell direttamente da “Apollo 13” (1995) di Ron Howard.

Insomma, arriva il momento in cui realizzi che la corsa allo spazio americana è nelle mani dello scienziato con il parrucchino di The Strain e del Pornobaffo e ci credo che poi i Russi stanno stravincendo a mani basse! Dopo una cinquantina di minuti, vorrei stare facendo quasi qualunque cosa (tipo rivedermi The Right Stuff), invece ho ancora almeno un’altra ora del film, quindi m'immedesimo nell’atmosfera, come un razzo (ho detto razzo!) che parte in orbita lascia indietro i moduli di troppo per arrivare al mio obbiettivo, i titoli di coda: dovessi giudicarlo di pancia e di cuore, no “First man” non mi è piaciuto, grazie Chazelle, sarà per un'altra volta. Se, invece, devo giudicarlo solo usando quei pochi neuroni che mi restano, devo dire che il ragazzo ha fatto delle scelte interessanti.

"Damien è qui che devo mettermi a ballare?" , "No Ryan, fattene una ragione".
I piloti di “First man” combattono con la morte ogni secondo, hanno a loro disposizione della tecnologia talmente scarsa che, ad un certo punto, del film, per chiudere una cintura di sicurezza qualcuno chiede se c’è un coltellino svizzero. L’ombra lunga delle morte aleggia su tutti i personaggi, fin dai voli di prova e per Neil Armstrong, proprio perché è un personaggio che sta ancora combattendo con un lutto drammatico che nessun genitore dovrebbe affrontare.

“Tranquillo, due giri di nastro americano e vai sicuro, chiedi a Matt Damon”.
In questo senso, quel ciocco monolitico di Ryan Gosling, in una scena riesce persino ad andare oltre la classica “Lacrima maschia” che solca il viso da spremersi, anzi ci cimenta in un frignare ben poco mascolino, intimo, uno sfogo solitario che è anche l’unico momento in cui il personaggio pare visibilmente mostrare un’emozione e poi? Poi io non so come faccia, ma anche questa volta Ryan Gosling è riuscito a trovare il modo di far funzionare la sua fissità da monumento dell’Isola di Pasqua ad un personaggio che lo richiede davvero. Oh, è incredibile! Quell’uomo comunica più da immobile che quando ci prova, da “Drive” (2011) passando per Blade Runner 2(049), trova sempre una strada per farlo.

Ha sempre la stessa faccia, come fa dico io! Come fa?!?
Il suo Neil Armstrong è un pragmatico, quando un giornalista gli chiede cosa vorrebbe portarsi sulla Luna, lui risponde «Potendo porterei altro combustibile». Ancora una volta Chazelle porta in scena un protagonista mosso da intenti del tutto personali, se per il batterista di Whiplash era l’ossessione di arrivare, il suo Neil Armstrong più che smanioso di essere il primo uomo sulla Luna, sembra in costante lotta con la morte, proprio per questo il regista fa la scelta estremamente intelligente di mostrare i voli sempre con opprimenti primi piani, come a voler togliere l’epica del volo ai protagonisti che, più che altro, sembrano volare dentro delle bare… Ok, un punto a tuo favore Chazelle.

«Ci siamo abituati ai funerali» è una delle frasi chiave e in questo senso anche mostrare il momento che in teoria dovrebbe essere l’apice del film, ovvero all’allunaggio, come un passaggio anti spettacolare, è una scelta logica, perché la Luna con i suoi enormi crateri per questo personaggio, è solo un METAFORONE del suo dolore, un’impresa pazza condotta con tecnologia non all’altezza che serve, se va bene, a tenerti in movimento e non farti pensare alla perdita, se dovesse andare male, ricongiungerti (forse) con la persona scomparsa, un “desiderio di morte”, nel senso Yankee del termine, perché malinconie assolute richiedono spazi siderali assoluti.

Colonna sonora suggerita (Chazelle, prendi appunti grazie).
Proprio per questo il fuoco emotivo del film di Damien Chazelle non è l’allunaggio, ma arriva dopo. Neil e sua moglie Janet, separati dal lutto (e dal vetro della quarantena) si ritrovano, con un classico momento da vasetto di melassa, la mano sul vetro che c’era anche in un film che forse ha qualcosa in comune con questo, ovvero “Gravity” (2013) di Alfonso Cuarón, se non altro per l’idea di un lutto da elaborare nello spazio profondo.

Quello che, forse, è davvero criticabile è il fatto che “First man” in troppi momenti non prenda mai davvero il volo, i momenti romantici tra Neil e Janet mi sono sembrati forzati e più che didascalici (il simbolismo del braccialetto e della scena di ballo tra i due? Uhm… Non mi hanno convinto), in generale non stupisce troppo trovare tra i produttori esecutivi del film Steven Spielberg, di cui non solo finalmente posso chiudere l’icona lasciata aperta lassù, ma devo dire che come film, non avrebbe sfigurato nella filmografia del regista con gli occhiali tondi.

E i complottisti… MUTI! (Sarà Kubrick quello nel riflesso?).
Forse il problema è tutto qui, almeno per i miei gusti: Damien Chazelle sembra molto interessato a fare impressione sui tipi dell’Accademy, può capitare quando diventi il più giovane vincitore del premio alla regia della storia della statuetta di zio Oscar, ma questo potrebbe essere anche un limite, perché continuo a pensare che quando Chazelle se ne frega delle convenzioni e racconta storie intime di uomini soli e testardi, mi piace un po’ di più. Ecco, magari così facendo non resti il regista preferito di tutti quelli che amano i bei colori, però, questa è una cosetta con cui Chazelle dovrà fare i conti per il resto della sua carriera.

Per ora, “First man” è il classico bel film che ho visto una volta e va bene così grazie, insomma la mia rottura prolungata con Damien continua, anche perché quando arrivo a giudicare un film dimenticandomi di avere organi interni esterni alla mia scatola cranica, di solito, non è un buon segno, ma già per il fatto che qui non balla e non canta nessuno, è stato fatto un (piccolo) passo, di sicuro non per l’umanità, ma per me sì.

28 commenti:

  1. Carabara, credo che per capire la luccicanza di Gos tu debba rivolgere i tuoi organi interni esterni alla scatola cranica verso il Grande Mistero Codenamen Gary Cooper che era legnosissimo o stealth per chi lo vedeva sul set e perfetto sulla pellicola. Ci sono più cose in cielo ed in terra eccetera. Damien lo sa e ha già scrittura Gos per il suo prossimo progetto di cui anticipo qualche dettaglio che ho pescato in rete: Salvate il sodale Ryan è la storia del think tank codename Capricorn One che da sempre spaccia fole come terra rotonda e passeggiate sulla luna. Ryan Cooper è il più giovane capricorner e si innamora di Emma che milita in una setta di terrapiattisti. I probiviri ordinano a Ryan di estirpare la malapianta, ma Emma fa respirare al suo innamorato una scia chimica decontaminante che precipita Ryan nella realtà in cui Emmma è the Queen of the Stone Age e tutti ballano contenti come nel Parlamento degli Alberi di Swamp Thing se fosse una Silly Simphony di un Disney sotto acido. Venezia o Cannes prima degli Oscar. Di nuovo. Ciao ciao

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    1. «Voi americani siete tutti uguali, ma stavolta Ryan Gosling non cavalcherà verso il tramonto con Grace Kelly.», «Era Gary Cooper, coglione!». Chiedo scusa, ma la tua azzeccata riflessione si è tramutata in una quasi citazione, in ciò che resta dei miei neuroni.

      Mi piace questo “Salvate il sodale Ryan” a patto che Gosling, sempre senza cambiare espressione, tra una canzone e un ballo tipo parlamento degli Alberi, trovi il tempo di raccontare la barzelletta di Capricorn One, Emma Stone è salita sul tetto, è scivolata…

      Ci sarebbe materiale anche per il seguito ora che ci penso: Per riportare indietro Ryan da un mondo di canzoni e balletti, la Nasa organizza una missione di recupero guidata da J.K. Simmons (così per dare continuità interna e creare lo Chazelle-verse), l’obbiettivo è costruire una nave spaziale per il ritorno, usando i pezzi a disposizione uniti insieme tipo puntata di Art Attack. Titolo provvisorio: “Saldate il sodale Ryan” doppio spettacolo e doppia dose di applausi a Venezia, a Cannes e anche presso i gli orfani di Giovanni Muciaccia. Cheers!

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  2. Mi sono sempre chiesto perché avessero fatto un film sull'Apollo 13 mentre su Nello e il l'altro tizio di cui nessuno ricorda il nome. Comunque non mi metti alcuna fretta di vederlo, lo aspetto in TV anche se non ne guardo molta, deciderà il caso se passarlo in quei pochi momenti in cui l'accendo.
    Premio G.A.C. meritatissimo!

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    1. Forse perché i disastri fanno più notizia dei successi? Comunque “Apollo 13” anche se ha intenti più leggeri di intrattenimento, è un film valido, mi sembra più probabile che in tv passi ancora una volta il film di Ron Howard che questo, che verrà trasmesso un giorno, sicuramente, ma non so se arriverà al numero di passaggi di “Apollo 13” ;-) Cheers

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  3. Volevo vederlo a Venezia la sera di apertura ma non ci sono riuscito. Non ce l'ho fatta nemmeno in queste settimane, forse è il destino che mi tiene lontano da questo film

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    1. Sei il Buzz Aldrin di questo film. Ma tieni duro, dovesse andare male, al massimo finirai a fare un cameo in un film di Michael Bay. Cheers!

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  4. Quanta cattiveria... Dire che Goslin ha sempre la stessa faccia solo perché ha davvero una sola espressione mi sembra un po' azzardato, non credi?! :-D

    Ti dirò, a me questo Primo Uomo è piaciuto. Mi è piaciuto "di testa", ma me ne se sono accorta solo dopo aver letto il tuo post. Le inquadrature in soggettiva durante le missioni mi hanno mandata in estasi, tant'è che speravo avesse girato le sequenze tutte in questo modo (alla faccia di Gravity e Interstellar) e invece poi no, ha ceduto al classicismo. Però sì, il Damien Cha Cha Chazelle di Whiplash resta imbattuto.

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    1. Parole forti, affermazioni oltre che estremamente originali, che denotano una critica soc… vabbè la smetto. Bentornata carissima sempre un piacere leggerti ;-)

      Non volevo scriverne lo ammetto, volevo cedere alla pigrizia ed etichettare tutto come una roba troppo pallosa per la mia soglia dell’attenzione di quattro second… Oh un grillo! Guarda un grillo!! Guarda come salta!
      Che stavo dicendo? Ah sì, poi mi sono convinto a scriverne, e penso che un film che piace “di testa” è meglio di uno che mi ha fatto solo girare le balle (La La Coso). Quando uscirà dal lato oscuro della Luna dell’Accademy, Cha Cha Chazelle mi piacerà di più, ma queste storie di uomini con ossessioni gigantesche hanno qualcosa che mi attirano, anche se Whiplash concordo in pieno con te, resta il suo film migliore. Cheers!

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  5. Avevo già qualche dubbio e tu me li confermi. Di sicuro, Ryan Gosling è un asso nello scegliere i ruoli adatti alla sua capacità recitativa. :-)

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    1. Sta un po’ a te, io ho dovuto scriverne per farmi davvero un’idea sul film. Eppure guarda non so come fa, In certi momenti la sua fissità comunica, anzi, la sua mono espressione dice più di mille parole, e ci va anche talento a scovare ruoli in cui può farlo, finché ci riesce, tanto di cappello ;-) Cheers

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  6. Passo volentierissimo la mano. Ho un grave problema coi biopic... Mi appassionano zero! Ne salvo una manciata e pure tirandoli per i capelli. E' per questo che ho una paura fottut@ di "Bohemian Rapsody", anche se non posso bucare quel film al cinema.

    Vabbè, questo sicuramente lo guarderò per via Gosling che è nella "lista dei 5" della mia compagna (e pure al primo posto assoluto!), ma con molta calma.

    (ora mi leggo la tua recensione di "La La Land"... Sono curioso! Io da semi-appassionato di musical l'ho trovato carino ma non di certo quel capolavoro per cui viene spacciato).

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    1. SPOILER 1: Bohemian Rapsody farà i soldoni grossi
      SPOILER 2: La La Land non mi è piaciuto, per i dettagli ti rimando al posto.

      A te invece ti rimando a domani, con una cosa che penso ti piacerà ;-) Cheers

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    2. Cliccherò "aggiorna pagina" ininterrottamente dalle 6.30!

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    3. 7.00 ti risparmio mezz'ora di tasto F5. Cheers!

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  7. visto sabato sera. Addormentato a un certo punto del primo tempo. Svegliato dalla mia ragazza e visto tutto il secondo tempo. Onestamente per usare un'espressione densa di significato: che palle!!!!! Un'incessante attenzione verso i primi piani, le scene dentro il razzo per simulare la realtà tutte tremolanti che mi facevano venire il mal di testa e i coniugi Armstrong..... Credo che la poltrona su cui stavo seduto mostrava maggiore empatia. Io comprendo i lutti, comprendo la razionalità, anche le scelte artistiche del regista ma questa coppia aveva seri problemi emozionali. Quello torna dalla luna, no dico la luna, forse ha contratto una malattia misteriosa, ha comunque compiuto un volo storico e tu che sei la moglie che fai? Lo guardi intensamente, non accenni neppure un sorriso, una lacrima, una gioia. No lo guardi intensamente e poi, finalmente, fate il giochino della mano. Alla faccia del cinema yankee!!! Manco il neorealismo sovietico arrivava a questo punto. Pentito di non aver visto hunter killer che sarà una schifezza ma almeno ci sono sommergibili e navi da guerra.
    Ps ammetto comunque di avere dei seri problemi con i film sulle missioni spaziali Usa. Mai finito di vedere apollo 13. Sempre addormentato prima. E dire che avevo la vhs. Mai riuscito a finirlo. E per me Tom Hanks è un ottimo attore

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    1. Il mio commento a caldo su questo film è stato lo stesso tuo, per quello mi sono auto convinto a scriverne. Chazelle è davvero interessato ad altro, una volta messo in chiaro che questo film non provava nemmeno (e per fortuna!) a rifare “The Right Stuff” o “Apollo 13”, non mi sono divertito, però ho riconosciuto le intenzioni di Chazelle, quello sì. I film che mi piacciono sono fatti diversi, ma riconosco al ragazzo la volontà di dire delle cose, quello lo posso apprezzare, però più “di testa” che “de panza”, per il resto, “Hunter Killer” sarà una cagata ma lo vedrò di sicuro :-D Cheers

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  8. Ma sulla Luna non c'è aria: come fa, una volta sbarcato, Louis Armstrong a suonare la sua tromba?
    Dài, ce l'avevo in canna da quando ho iniziato a leggerti :-D :-D
    Scherzi a parte, regista e attore protagonista mi danno già abbastanza orticaria da soli per rivederli insieme, farò passare un po' di tempo prima di vedere il film. Casomai mi rivedo quel capolavoro di Whiplash...

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    1. Aveva trattenuto il respiro fin dalla partenza sulla terra, Louis Armstrong aveva i polmoni per farlo :-P Sarà pure banale, ma resta troppo divertente scherzare sul cognome Armstrong ;-) “Whiplash” resta una bomba, quello sì riguarda sempre volentieri! Cheers

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  9. Ryan Gosling mi ha già scioccato a sufficienza in Blade Runner 2046. Mai visto un attore con una simile faccia da scemo in tutta la mia carriera di spettatore cinematografico.

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    1. Quando so che prenderà parte ad un film, di certo non mi esalto, non trovo invitante dovermi sorbire quella sua fissità tipica dell’ottuso, eppure non so come fa, in molti suoi film (non tutti) trova sempre il modo di infilare almeno una scena in cui sempre con quella faccia (tanto una ne ha) funziona. Tipo la scena del ehm, cartellone pubblicitario gigante (fatto a forma di Ana de Armas) riusciva a comunicare tutto quello che passava per la testa del personaggio. Anche se ora che ci penso, se mi trovassi davanti ad una Ana de Armas nuda alta otto metri, penso che mi verrebbe pure a me la paralisi facciale alla Ryan Gosling :-P Cheers!

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  10. Fermo restando che:
    1. Whiplash è un filmone e il mio preferito di questo regista e per l'età che ha, con le robe che sforna, bisognerebbe solo stringergli la mano.
    2. La la land mi ha lasciato dipinto sulla faccia un "meh" che ancora non mi è scomparso.
    3. First Man è il meno riuscito dei tre.
    Ecco, io sono riuscito a godermelo lo stesso, perché di film sullo spazio ne escono sempre troppo pochi, e anche se non sono "spaziali" mi mandano comunque in orbita.
    Ci sono tanti difetti, e anch'io non riuscivo a togliermi dalla testa Uomini Veri, che è tipo il film definitivo sull'astronautica, ma questo nel suo essere più incentrato su Armstrong fa bene il suo lavoro, ha un'impostazione più personale, intimista, e la sensazione claustrofobica dei volti, dei test, e dei lanci mi ha restituito una bella sensazione di tensione e mi ha coinvolto.
    Ciò che proprio non ho retto è voler trasformare lo sbarco - forzatissimamente secondo me - nell'elaborazione del lutto, e per la scena del braccialetto chiuderei Chazelle in una stanza con Iko Uwais dicendogli che gli ha ammazzato la mamma.
    Comunque sono d'accordo con la parte finale del commento: questo è un film che lo vedi una volta e tanto ti basta.
    p.s. Claire Foy fantastica.
    Bob.

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    1. Rispondo a mia volta per punti:
      1. Cinque alto
      2. Cinque altissimo.
      3. Perfettamente d’accordo, ha dei difetti e qualche scivolone, ma anche delle cose da dire.
      4. Claire Foy bene, buca lo schermo, anche se è tutta occhi e alta tipo un metro e un tappo ci mette una carica dei suoi personaggi che levati, spero non si svaluti recitando in troppi film in contemporanea. Cheers!

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  11. Mah questo non mi ispira proprio..ce lo vedremo con calma in seguito.. A mia moglie Ryan Gosling stava sul "pazzo" ma ora che ha scoperto che è vegano da tipo 125 anni dice che può riuscire a tollerarlo come attore :D

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    1. In effetti mi sento di consigliartelo solo se pensate di trovarci dentro qualcosa che potrebbe piacervi, non sapevo fosse vegano, ma sapevo che Natalie Portman, Peter Dinklage, Jared Leto e mi pare anche Jessica Chastain e Joaquin Phoenix. Non uno ma ben DUE Joker ;-) Cheers

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  12. Ripeto un po' ciò che ho detto anche nella mia recensione: sarebbe disonesto sostenere che sia un brutto film, ma a livello emotivo mi ha sinceramente dato poco o nulla. Troppo freddo, legato alla convenzionalità del biopic, insomma da Chazelle, dopo aver adorato i primi due film, mi aspettavo molto di più e lo sbarco sulla Luna poteva essere una cosa per lui. Purtroppo per me non gli è riuscita nel migliore dei modi.

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    1. Che per altro ho dimenticato di mettere il link, in sti giorni perdo i pezzi! Anche secondo me dovrebbe dimenticarsi dell’Accademy, hai vinto l’Oscar, fatto, ora puoi pensare ad altro. Credo che sarebbe meglio per tutti. Cheers!

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  13. Io, invece, l'ho trovato un filmone ben riuscito, tra i miei preferiti di quest'anno insieme a "Don chisciotte", "Ready player one" e "Searching".
    Un biopic di cui ho apprezzato molto il cuore della storia: la perdita di una persona e l'ossessione (affettiva ma problematica) che ne nasce. I rapporti di Neil con colleghi e moglie mi sono piaciuti; non si cade mai nel didascalico o nello spiegone, ma si cerca sempre di comunicare la sua solitudine interiore attraverso gesti, inquadrature strette, camera a mano bella mossa e sottigliezze non da poco. Mi è piaciuto anche il fatto che le fasi per la missione lunare non fossero spettacolarizzate e fossero vissute attraverso un punto di vista molto umano; in tal senso, anche inquadrare una mosca dentro la cabina della navicella, sembra una sciocchezza ma invece fa parte di questa messinscena.
    Inoltre, ho provato tensione pura in ogni collaudo della NASA; per quanto sapessi già l'esito della storia; la suspense si è fatta sentire, quindi, complimenti al regista.
    Ciliegina sulla torta: le musiche. La traccia durante l'atteraggio sulla luna è diventata un pezzo da risentire ogni giorno in loop; la adoro!
    Insomma, è un film che è riuscito a conquistarmi, anche più di la la l'altro film.

    Agli americani statunitensi, invece, non è piaciuto per i motivi sbagliati. lamentarsi perchè non si vede la bandiera americana... oh, santi numi, hanno capito tuuuutto del film! XD

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    1. Devo ancora vederlo “Searching", spero di riuscire a recuperarlo a breve.
      Non mi ha preso emotivamente come ha fatto con te, ma non riconoscere i suoi meriti vuol dire essere ciechi, oppure americani :-P Sul serio lamentarsi per la bandiera è una scemenza, ma il fatto che sia volutamente un film intimo e anti spettacolare è la sua forza, ma anche quello che può spiazzare il pubblico. Devo dire che è un passo in avanti per me con Chazelle, piccolo ma un passo ;-) Cheers!

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