sabato 17 novembre 2018

Doctor Who - 11x06 - Demons of the Punjab: Un grosso grasso matrimonio Indiano


Oh finalmente una boccata di ossigeno! Dopo l’episodio piuttosto deludente della scorsa settimana, sembra che il “Doctor Who” dell’era Chris Chibnall funzioni meglio quando sposta le storie nel passato, dopo Rosa, un altro evento storico con cui fare i conti.


Yaz è al centro dell’attenzione, non male l’idea di dedicare un episodio a questo personaggio, spero che venga fatto lo stesso anche per gli altri Companion di Thirteen. La scusa è il compleanno della nonna di Yaz, prima mussulmana a sposarsi in Pakistan, che però di raccontare la sua storia alla nipote, non ha proprio voglia, in compenso le regala un oggetto molto importante per lei, un orologio da polso rotto. Dopo questa non potrete più lamentarvi del maglione che vostra zia vi rifila tutti gli anni a Natale.

Non fatelo sapere a Real Time, altrimenti si compra "Doctor Who" come serie sui matrimoni!
Ma perché farsi raccontare le vecchie storie del passato quando puoi viverle? Quindi Yaz convince Thirteen a farsi portare con il TARDIS dritta in India, per assistere al matrimonio della nonna, e qui bisogna dirlo, il Doctor fa una leggerezza imperdonabile, non controlla la data e capisce troppo tardi che il matrimonio è in programma il 17 agosto del 1947, in compenso si lascia distrarre dei “Demoni del Punjabi” creature aliene che sembrano una minaccia, quando invece il vero pericolo, arriverà da molto più vicino.

Thirteen alla ricerca di una rete Wi-Fi.
Tanto di cappello allo scrittore della puntata, Vinay Patel, al suo esordio con “Doctor Who”, sceglie di raccontarci una pagina del suo Paese che ammetto candidamente, non conoscevo affatto. Si perché il 17 agosto del 1947 è stata dichiarata, non con pochi drammi, rivolte e morti, la separazione tra India e Pakistan, un momento chiave in cui la minaccia degli alieni Thijarian sembra destinata ad alterare le sorti, quindi partiamo proprio da loro.

Mi lamentavo nel commento alla scorsa puntata del taglio dagli effetti speciali per le nuove razze aliene, e per fortuna sono stato subito smentito, i Thijarian sono fighi, hanno la testa come quella di un grosso pipistrello, ma con tanti occhi e tanti denti, ma soprattutto Vinay Patel è bravo a farci concentrare su di loro, svelandoli poco a poco, attraverso i racconti di guerra di Prem, per poi rivelarci la loro vera natura.

I Thijarian sono cacciatori spaziali, difficile non pensare agli Yautja, tornati a casa dopo una battuta di caccia solo per trovare il loro pianeta distrutto, e quindi convertiti ad una missione più pacifica, essere testimoni di tutti quelle morti che avvengono in silenzio, dimenticate dalla storia, questo fa di loro dei Predator misericordiosi che purtroppo nella divisione tra India e Pakistan del 1947, avranno parecchio da fare.

Ora che li guardo, sembrano anche un po' il cattivo di She-Ra.
Già perché la gestione Chibnall ha una differenza sostanziale rispetto a quella di Moffat, forse la prima emersa sul serio, se il precedente Showrunner pescava nemici da lontanissimo, il nuovo arrivato utilizza l’elemento fantastico per sottolineare che la minaccia, i veri nemici, siamo noi stessi, il modo in cui ci (mal) trattiamo gli uni con gli altri, quasi una direzione Romeriana nella sua gestione, che non posso non apprezzare.

Fino a questo momento, la mano è qualche volta scappata, come abbiamo visto negli episodi Arachnids in the UK e nello scorso The Tsuranga Conundrum, qui invece l’idea di utilizzare il Doctor per incanalare messaggi, funziona decisamente meglio. In Rosa l’attenzione era tutta intorno ad un solo personaggio, qui è esattamente il contrario, la minaccia vera è senza volto, colpisce attraverso una voce alla radio che annuncia i nuovi confini, e da qui le vite delle persone vengono travolte, basta una linea tracciata su una cartina e persino i fratelli si rivoltano uno contro l’altro come accade a Prem e Manish.

I cattivi veri (no, non i cavalli).
Bisogna dire che Patel trova anche il modo di inserire nell’episodio un momento chiave di “Doctor Who” che mancava da un pezzo: Un bel monologo!

A pronunciarlo tocca all’ispirato Prem, che riflette sul fatto che basta pochissimo a dimenticare cosa unisce tutti, Hindu, Musulmani e Sikh per dar peso solamente alle differenze, la sua domanda «Non so come possiamo proteggere le persone quando l’odio arriva da ogni lato», trova una risposta, o almeno un tentativo di risposta, per bocca del migliore, che poi è sempre lui, Graham: «Beh… tutto ciò che possiamo fare è sforzarci di essere brave persone».

“Potete ammetterlo, sono il miglior companion di sempre”.
Spero soltanto che l’idea di caricare di emotività un monologo, non sia dettata dal fatto che questo espediente sia ormai considerato un classico della serie, badate bene sono un grande fan delle tirare motivazionali del Dottore (chi ha detto The Zygon Inversion? Chi!? Anzi, Who?!) spero solo non diventi un’abitudine, ma finché, come in questo caso, il monologo coincide con qualcosa di davvero potente da comunicare allo spettatore, posso accettarlo senza problemi.

Ho ancora dei dubbi sul fatto che Thirteen in sei episodi, abbia lasciato a terra più cadaveri di molti dei suoi predecessori, mi sembra che questa versione del Doctor si limiti a reagire agli eventi, non la vedo mai anticiparli, certo, qui non si poteva fare moltissimo per non interferire con il futuro, ma anche qui un cambio di strategia non mi dispiacerebbe. Per altro, in questo episodi mi sono accorto che Jodie Whittaker ha iniziato a giocarsi una mossa tipica, che per ora chiameremo “Naso da maiale”, vado a spiegare.

“Che cavolo stai dicendo Cassidy?”.
Arricciate il naso come se doveste imitar il grugnito di un maiale? Mostrare gli incisivi anteriori? Bravi, state facendo l’imitazione della tipica espressione Interrogativa e allo stesso tempo di disgusto di Jodie Whittaker! Nello scorso episodio la faceva guardando i ragni nella teca, qui si esibisce in questa mossa ben cinque volte (cinque volte e mezza, se contiamo anche che mentre pronuncia un «What!?» un po’ ha arricciato il naso), ci sono gli estremi per un giochino alcolico!
“Cattivo Cassidy! Niente stella dorata per te”.
Detto questo, ho trovato “Demons of the Punjab” tutto sommato valido, nonno Graham, che è l’unico con l’età giusta per farlo, fornisce a Yaz la giusta chiave di interpretazione per capire sua nonna, confermando così il fatto che l’attore Bradley Walsh, è di sicuro uno dei lati più positivi della gestione Chibnall, inoltre la trovata dell’orologio rotto, l’ho trovata molto poetica, un modo per una coppia per determinare per sempre il loro “A fixed moment in time”.

Comunque anche un orologio rotto, due volte al giorno segna l’ora giusta.
Chibnall ha già dichiarato che tutte le puntate della stagione saranno auto conclusive, temo solo che utilizzare l’elemento fantastico come metafora, sia qualcosa che per sortire gli effetti sperati nel pubblico, debba essere scritto davvero molto bene. Non vorrei Chibnall ci lasciasse tutti a fine stagione, con tanti piccoli assaggi magari anche gustosi, ma ancora affamati, per ora questo episodio dai sapori Indiani mi è piaciuto, io invece devo smetterla di scrivere a stomaco vuoto, che poi mi vengono fuori queste metafore mangerecce!

6 commenti:

  1. Anch'io l'ho trovato l'episodio migliore insieme a quello di Rose; i viaggi nel passato sono l'occasione adatta per parlare dei problemi che esistono ancor oggi. Il lato educativo di questa serie viene mantenuto intatto, e ciò lo rispetto molto.

    TUTTAVIA

    Continuo a non restare entusiasto del ritmo e della lunghezza. L'approccio più serio dello showrunner mi sta togliendo tutto il divertimento che provavo a vedere "Doctor Who". Vediamo come continuerà!

    saluti!

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    1. Questa puntata mi ha ricordato un pezzo del Boss: One step up and two step back.
      Miglioramenti, buone idee, ma ancora i difetti sono tutti lì da vedere. Non è ancora arrivato l'episodio che mi ha convinto davvero, purtroppo. Cheers!

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  2. Concordo sul fatto che questo sia l'episodio migliore (vedi "meno peggio") insieme a quello di Rosa Parks ma, almeno per me, per un solo semplice motivo. Quest'anno è il primo anno che mi capita di seguire la serie con mia figlia (12 anni), queste puntate hanno almeno il pregio di avere una funzione educativa e trattare argomenti con i quali mia figlia può confrontarsi, imparare qualcosa, noi possiamo spiegarle i significati di alcuni eventi ed argomenti. L'episodio con Rosa P. mi aveva fatto ben sperare, ma poi... manca tutto il resto, il giusto ritmo, quel mix di epicità, azione, ironia e lato emotivo, soprattutto quest'ultimo, che in passato ha fatto grande Doctor Who. Per ora non ci siamo proprio...

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    1. Trovo che i due episodi ambientati nel passato abbiamo riportato a galla questa primigenia caratteristica della serie, purtroppo è il resto che manca, ormai abbiamo svoltato oltre la metà, ma davvero per ora non ci siamo. Cheers!

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  3. Avevo due puntate in arretrato del Dottore, e questa la dice lunga su come sto prendendo questa stagione (e quindi ti becchi il doppio commento qui, anche se ho letto che la pensiamo uguale).
    Nella nave spaziale/ospedale mi sono annoiata tantissimo, nemico piazzato a caso, momento tristezza di Ryan che poco c'entra con il resto dell'azione e presto si dimentica il tutto.
    Aver visto subito dopo questa puntata indiana non ha aiutato, perchè sì, mi ci sono addormentata.
    Onore al raccontare una pagina di storia davvero sconosciuta, ma a parte il rischio paradosso temporale che non mi torna, salvo solo la poeticità di questo primo matrimonio. Purtroppo, continuo ad aspettarmi il meglio dal Dottore, e questo meglio ancora non è arrivato.

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    1. Mi sono imposto di vedere il nuovo episodio appena esce, anche se lo spostamento di orario che mi costringe a farlo il lunedì sera (per me “The day of the Doctor” è da sempre la domenica) non mi piace molto, vai tranquilla sei la benvenuta, non mi sentirai mai lamentarmi di commenti lunghi, doppi o tripli che siano ;-) Verissimo, un episodio con i tempi tutti sbagliati, verrà dimenticato presto, a meno che non cerchino di lanciare il merchandising legato ai Pting, finirà come quello di Jar Jar Binks.

      Anche secondo la minaccia del paradosso temporale non è illustrata benissimo, gli episodi legati ad un evento storico funzionano meglio, ma è davvero poca roba. Ci vediamo per la prossima puntata, che mi ha lasciato con dei dubbi ancora più grossi. Cheers!

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