martedì 2 ottobre 2018

Sulla mia pelle (2018): Ho combattuto la legge (e la legge ha vinto)


Immagino sappiate tutti chi era Stefano Cucchi vero? Non avete certo bisogno di me per saperlo. Di conseguenza, immagino anche che ognuno di voi si sia fatto la sua idea su questo fatto di cronaca che è un nervo scoperto del nostro strambo Paese a forma di scarpa. Non ho certo intenzione di farvi cambiare idea, non lo faccio mai, al massimo posso gettarvi sul tavolo un paio di argomenti e se ci riesco, magari a consigliarvi un buon film da vedere.

Proprio perché la morte di Stefano Cucchi è una ferita ancora aperta, non vogliamo aggiungerci un po’ di casino attorno al film di Alessio Cremonini? Eh no dai, non facciamoci mancare niente. Presentato in anteprima all’ultimo festival del cinema di Venezia, “Sulla mia pelle” è uscito qualche giorno fa in contemporanea nei cinema Italiani distribuito dalla Lucky Red, ma lo stesso giorno anche in streaming su Netflix, giusto per gettare altra benzina sul fuoco nell’eterna lotta tra la distribuzione in sala e il cinema da guardare sul divano di casa propria.

A questo aggiungete anche le proiezioni gratuite organizzate da studenti e movimenti vicini alla famiglia Cucchi che proprio sfruttando il servizio offerto da Netflix, hanno trasformato tante città in cinema a cielo aperto, con il sottofondo musicale offerto dal digrignare dei denti degli esercenti e di chi ‘ste zecche di merda gruppi antagonisti vorrebbe manganellarli si dedicassero ad altro. Qui dalle mie parti ad esempio, il cinema Ambrosio di Torino ha tenuto duro, organizzando un fine settimana di proiezioni invitando tutti a fare l’unica cosa che si dovrebbe sempre fare con i film, e le opere d’arte in generale prima di giudicarle: Guardarlo e farsi una propria idea.

Il personaggio immaginario di nome Stefano Cucchi.
A mio avviso, il modo migliore per fruire di un film come “Sulla mia pelle” è dimenticarsi per un momento tutti i precedenti fin troppo reali e pensare che si tutta una storia immaginaria, bisogna dire che fino ai titoli di coda, il film di Alessio Cremonini ti permette davvero di farlo, il che secondo me è un bene vista l’atmosfera così rilassata attorno al vero fatto di cronaca, ed è solo il primo dei meriti che ho riscontrato in questa pellicola.

Quindi mettiamoci in quest’ottica, la storia (totalmente di fantasia) di un trentunenne romano di nome Stefano Cucchi (Alessandro Borghi, lasciatemi l’icona aperta su di lui, che dopo ci torniamo) che la notte del 22 ottobre 2009 viene arrestato per possesso di dodici pacchetti di hashish e tre di cocaina, con evidenti lividi su di un corpo già provato dalla malnutrizione, Stefano al processo si dichiara innocente per quanto riguarda lo spaccio, ma colpevole per la detenzione ad uso personale, e nei vari passaggi da un ospedale all’altro, a volte rifiuta le cure mediche, spesso dichiara di essere stato percosso dai Carabinieri che lo hanno arrestato, ma la sua corsa termina in custodia cautelare all’ospedale Sandro Pertini, dove il ragazzo muore, e non ditemi che avrei dovuto scrivere "SPOILER" dai.

Il film di Alessio Cremonini ricostruisce gli ultimi sette giorni di vita di Stefano Cucchi senza nessuna concessione all’agiografia, e questo è la prima notevole freccia all’arco di questa pellicola, che si limita a portare in scena unicamente i fatti che sono stati comprovati anche in sede giudiziaria, senza mai scadere nella tentazione di santificare Cucchi e di mostrare i tipi in divisa come bestie assetate di sangue, questo non solo fa sì che “Sulla mia pelle” sia un film che chiunque può seguire indipendentemente dalla sua posizione riguardo ai fatti reali, ma contribuisce moltissimo al coinvolgimento con la storia.

Le mie prigioni.
Non mostrare mai questo famigerato pestaggio di cui Stefano a volte parla in modo esplicito («Voi guardie ve ne siete accorti subito e il pubblico ministero no? Sono regali dei carabinieri ‘sti lividi») a volte prova a scherzarci, per quando sia possibile farlo vista la condizione, barricandosi dietro ad una fantomatica caduta dalle scale («Quando la smetteremo di raccontare ‘sta cazzate delle scale?» , «Quando le scale smetteranno di menarci»), mentre in altri momenti semplicemente fa spallucce e nega tutto, anche quando sarebbe stato lecito (e comprensibile) parlare.

Quello che tiene su tutto la struttura narrativa di un film, ve lo ricordo, basato su un personaggio immaginario come Stefano Cucchi, è il dubbio intorno al personaggio, il ragazzo interpretato da Alessandro Borghi ha precedenti e parliamoci chiaro, non sembra proprio il soggetto più affidabile del pianeta, in tal senso Alessio Cremonini autore anche delle sceneggiatura è bravissimo a mostrarci davvero tutti i risvolti di un personaggio, su cui tutti nella realtà, hanno espresso il proprio giudizio, mentre l’intento del film è quello di sospenderlo quel giudizio riportando tutti i fatti, e gran parte della caratterizzazione di Cucchi passa anche dalla sua famiglia.

Per uno che finisce dietro le sbarre, fuori resta una famiglia.
Jasmine Trinca nei panni di Ilaria Cucchi, ad un certo punto del film dichiara proprio che le cazzate di suo fratello le hanno sentito per anni, al momento la priorità è riportarlo a casa e poi chiarire con lui cosa è accaduto davvero, e qui sta davvero tutta la questione. “Sulla mia pelle” porta in scena il dramma vissuto da Stefano Cucchi ma anche dalla sua famiglia, un nucleo famigliare provato dalla vita con un figlio o un fratello tossico e tutto il carico di bugie che anni di dipendenza si portano dietro.

Per quanto tu possa voler bene a tuo figlio o a tuo fratello, potrai ancora credergli dopo anni in cui per amore nei suoi confronti, hai dovute passarene di tutti i colori? Una menzione speciale la merita Max Tortora nei panni di Giovanni Cucchi, padre di Stefano, un attore che abbiamo visto spesso in tv e anche in svariati ruoli comici, che qui è davvero bravo nel mostrarci la stanchezza di un padre che ormai anziano, per usare le parole del personaggio, non è più quello di una volta che andava a recuperare suo figlio strafatto alle tre di notte. Proprio per questo il modo in cui la famiglia Cucchi tenta invano di sfidare la burocrazia per avere notizie del ragazzo, diventa ancora più coinvolgente, anche se raccontato dal regista Alessio Cremonini senza nessuna concessione ai lacrimoni facili, insomma l’approccio migliore per questa storia che oh! Io ve lo ricordo, è immaginaria giusto?

"Ma non ti ho già visto in tv?" , "Ma ti sembra il caso di fare lo spiritoso?".
In questo senso “Sulla mia pelle” diventa una versione contemporanea e ambientata in Italia di “Il processo” di Kafka, il cui Stefano subisce un lungo martirio che non si meriterebbe nemmeno se avessimo la certezza della sua colpa, proprio perché ad essere veramente Kafkiano è il sistema e i suoi meccanismi in cui Cucchi finisce intrappolato.

Il film di Alessio Cremonini fa una concessione alla realtà solo nel finale, quando le immagini della vera Ilaria Cucchi ci ricordano la difficile crociata della famiglia del ragazzo, ma grazie alle scritte che compaiono sullo schermo, si solleva anche il velo sulle idiosincrasie di Stefano, per assurdo senza gli ultimi secondi, “Sulla mia pelle” sarebbe stato un film ancora migliore, perché avrebbe totalmente delegato allo spettatore e alle sue riflessioni, il compito di interrogarsi su un sistema che dovrebbe garantire le giustizia ed eventualmente la pena per tutti, e non triturare chi finisce nel tritacarne nascondendosi dietro a burocrazia infinita, scaricando le colpe e lasciando che l’opinione pubblica, sempre molto pronta a chiedere teste per zittire l’indignazione, renda il tutto più accettabile.

Proprio per questo la voce registrata del vero Stefano Cucchi sui titoli di coda ha cittadinanza in una pellicola così, ma serve più che altro a sottolineare l’ottima prova anche vocale di un Alessandro Borghi molto bravo, di cui vi ero debitore di un’icona lasciata aperta, eccola che arriva!

“Cassidy ma non ho già sofferto abbastanza, ti ci devi mettere pure tu?”.
All’annuncio di Borghi avevo qualche dubbio, in “Non essere cattivo” (2015) era bravo ma si faceva oscurare da uno scatenato Luca Marinelli, in Suburra di Stefano Sollima faceva una particina secondaria, mentre purtroppo nella successiva serie televisiva omonima era il protagonista, dico purtroppo perché per via di episodi scritti con parti poco nobili del corpo, Alessandro Borghi recitava spesso dialoghi ben oltre la risata involontaria, tipo lo (s)cult: «Mi fai schiiiiiiiifo!» se avete visto la serie (poveri voi…) di sicuro sapete di cosa sto parlando.

Qui invece Alessandro Borghi è davvero molto bravo, certo bisogna dire che ultimamente il nostro cinema gli sta offrendo la possibilità di specializzarsi nel ruolo del piccolo criminale romano, ruolo in cui ormai Borghi è ferrato, ma il suo Stefano Cucchi funziona perché ha la sfiga che potreste avere voi oppure io (io sicuramente), la prova dell’attore contribuisce molto a far provare empatia per questo ragazzo, che colpevole o meno, non merita di essere finito in una situazione del genere.

Per certi versi il film mi ha ricordato, anche nella messa in scena molto asciutta, “Hunger” (2008) di Steve McQueen, Borghi non perde lo stesso numero di chili che ai tempi aveva perso Michael Fassbender per raccontarci dello sciopero in carcere dell’esponente dell’IRA Bobby Sands, me fa comunque un lavoro fisico notevole, un “Renton” (passatemi il paragone ardito con “Trainspotting”) che somiglia a tanti altri “Renton” che magari abbiamo conosciuto, anche da vicino nelle nostre vite.

Le ragioni? Non ci sono ragioni (Cit.)
La ciliegina sulla torta è proprio la prova a livello vocale, come testimonia la voce registrata del vero Cucchi sui titoli di coda, attraverso la quale Borghi riesce davvero a farci provare empatia per un ragazzo, incastrato in un sistema da cui non esiste via d’uscita, nemmeno se fossi completamente innocente.

Ed è proprio qui che “Sulla mia pelle” rivela tutta la sua forza, perché facendoti dimenticare per 100 minuti tutto il bombardamento mediatico che il caso di Stefano Cucchi si porta dietro, ti costringe a fare quello che dovrebbe fare sempre il cinema di buona fattura, o per lo meno quello che piace a me, ovvero non moralizzare, ma al massimo, riflettere sugli eventi e su un sistema penale in cui potremmo tutti perderci tra la sue lacune, perdersi e in fin troppi casi perdere la vita. La bellezza di “Sulla mia pelle” è quella di farti dimenticare che la pelle livida e dolorante in questione, ieri è stata quella di Stefano Cucchi, domani potrebbe essere quella di qualcun altro, quindi ben vengano più film come questo, penso che siano sono più utili, efficaci ed intelligenti di tutti i possessori di quelle dita puntate, ansiose di distribuire giudizi.

20 commenti:

  1. Penso che questa sia stata una delle tue migliori recensioni almeno finora, si comprende benissimo come "Sulla Mia Pelle" alla fine ti abbia commosso.
    Bravo Cassidy!

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    1. Grazie capo, mille grazie di cuore! Trovo spaventoso che qualcuno, chiunque, indipendentemente dai suoi trascorsi, possa essere divorato dal sistema, e che invece di interrogarci su come una cosa così sia accaduta, sia più comodo nascondersi dietro la cortina di fumo delle polemiche e dei giudizi. Ho apprezzato moltissimo il modo in cui il film sospende ogni giudizio, non moralizza mai ma offre al pubblico la possibilità di valutare i fatti, per me questo è cinema di valore. Cheers!

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    1. Mille grazie davvero… Bro-fist! ;-) Cheers

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  3. Mi unisco ai complimenti per la recensione :).

    Non posso che condividere la riflessione sul fatto che i film andrebbero visti e giudicati solo dopo la visione, senza chiedere ridicoli boicottaggi.

    Non l'ho ancora visto, ma mi fa piacere sapere che la recitazione di Borghi è stata all'altezza di questo difficile compito, e mi piace rimarcare anche la bravura di Max Tortora, validissimo anche come attore drammatico (l'altro Max imitatore della tv, Giusti, è un ottimo imitatore, ma un pessimo doppiatore, secondo me)

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    1. Borghi era il mio dubbio, dopo la serie tv “Suburra” (gulp!) temevo il peggio, invece è bravissimo, nulla da dire non sbaglia un colpo. Ti ringrazio moltissimo! ;-) Cheers

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  4. Anch'io non l'ho ancora visto, ma ben venga la diffusione di queste opere che fanno riflettere e che fanno conoscere una delle tante storie oscure d'Italia!

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    1. Gli americani sono abbastanza abituati ad usare al cinema per riflettere sulla loro storia, anche recente, alcune volte concedendosi l’auto indulgenza. Bello vedere che per una volta abbiamo importato il meglio e non il peggio dei nostri cugini Yankee ;-) Cheers

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  5. Premessa. Non dirò una sola parola sulla vicenda Cucchi. Niente su di lui, sulla sua famiglia e nemmeno sugli altri (carabinieri, medici, pubblico ministero,...). Ho una mia idea e la tengo per me perché se dico qualsiasi cosa potrei essere frainteso o mal interpretato. Ergo, commenterò solo ed esclusivamente il film.

    E sono sincero, non volevo vederlo. Non mi interessava. I fatti che riguardano Cucchi li ho ben chiari in testa e non mi serviva un film che mi spiegasse cos'è successo e come si è arrivati a dove si è arrivati. L'ho visto su consiglio (leggi pressione) di un amico che l'aveva visto in anteprima alla Mostra e ne era rimasto conquistato. Così mi ha accompagnato a vederlo in una proiezione tranquilla organizzata un pomeriggio. E che dire? La pellicola è asciutta e Cremonini fa un lavoro perfetto per mettere nero su bianco i fatti senza facili sentimentalisimi. E pur avendo più di qualche volta la possibilità di spingere sulla lacrima o sulla dramatizzazione, tutto rimane in binari quasi "documentaristici". Bravissimi tutti a partire da un ottimo e azzeccatissimo Borghi che, come per Cassidy, mi ha sorpreso positivamente. Film che fa male come un pugno sullo stomaco ma ritengo sia necessario come lo fu all'epoca "Diaz". Là hanno fatto l'errore di presentare troppi personaggi e troppi fatti che si incrociano, qua il protagonista è uno ed è impossibile non rimanere invischiati nella vicenda di Cucchi. Poi si può pensarla come si vuole sull'episodio, ma ciò non toglie il valore assoluto della pellicola. Da vedere.

    (so che non ho scritto molto per non dire nulla, ma veramente non voglio sbilanciarmi. Su Cucchi ho litigiato pesante con un amico... Sorry!)

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    1. No perché, trovi che sia un tema su cui si litiga? Perché dai :-P Scherzi a parte, il film sta avendo pareri quasi unanimi, considerando il soggetto così caldo e controverso, direi che già questo dice della bontà della pellicola. Cheers!

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  6. Un buonissimo film, sul quale ancora una volta concordiamo abbastanza. E' vero, Cremonini se la gioca bene e riesce a farci pensare di assistere alla storia di un personaggio immaginario, senza però farlo diventare un santino, come spesso accade con queste operazioni.

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    1. Sarebbe stato facile, e pure ruffiano ammettiamolo, trasformare tutto in un santino, pericolo evitato per fortuna. Cheers!

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  7. Che dirti: Non ho visto il film, ma è come se lo avessi visto attraverso le tue parole.
    Spero di riuscire a vederlo.

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    1. Grazie mille, addirittura far vedere i film solo scrivendone non è uno scherzo ;-) Te lo consiglio, merita un’occhiata. Cheers!

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  8. Applausi, solo infiniti applausi (tardivi, ma l'avevo letta non appena l'avevi pubblicata) per quello che forse è il tuo miglior articolo. E nota di lode per le didascalie… io non ho avuto il coraggio di farle, ma sei riuscito anche a strapparmi qualche risata senza mancare di tatto.
    Chapeu!
    E grande film, ovviamente!

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    1. Grazie mille Genius detto da te vale doppio, Bro-fist! Le didascalia sono uno dei marchi di fabbrica, ci tenevo ad averle come ci tenevo a scrivere di questo bel film, grazie ancora! Cheers

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  9. La nuova scottante rivelazione sul caso Cucchi, uscita oggi, fa veramente capire quanto fosse necessario questo film.

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    1. Ho letto stamattina, ho pensato la stessa cosa. Cheers

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  10. Non ho altro da aggiungere a ciò che hai detto tu: film eccezionale e protagonista sublime!

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    1. Non posso che essere d'accordo, rischia di finire tra i migliori film dell'anno, sicuramente tra i più importanti. Cheers!

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