venerdì 14 settembre 2018

Paura e delirio a Las Vegas (1998): Questo è aah... aah! Questo è aah... aah!


Come vostro avvocato vi consiglio di noleggiare una Bara Volante decappottabile velocissima, un registratore per musica speciale, camicie di Acapulco, per quanto riguarda le droghe non mancheranno in questo nuovo capitolo della rubrica… Gilliamesque!

La controcultura era al suo apice nel 1971, a cavalcare la cresta di questa gigantesca onda il giornalista Hunter S. Thompson, spedito a scrivere un articolo sulla MINT 400, la grande corsa nel deserto, evento di culto per gli sportivi americani. Peccato che Thompson raggiunga il deserto del Nevada fuori Las Vegas strafatto, ciucco, cotto, un bravo ragazzo insomma! Perso nei meandri di una dipendenza da ogni tipo di droga psichedelica conosciuta dall’uomo, invece di buttare giù un pezzo sulla corsa, trasforma la sua esperienza grottesca in una riflessione, in parte autobiografica, omettendo giusto qualche dettaglio (probabilmente per non finire in galera) intitolata “Paura e disgusto a Las Vegas” che, poi, è anche una traduzione più esatta del titolo originale “Fear and Loathing in Las Vegas”. Il libro è uno spasso, se non lo avete mai letto ve lo consiglio, è ancora oggi il mio preferito di Thompson, un viaggetto condito di LSD in un America razzista e intollerante, una vera Odissea scritta con un piglio deciso e tremendamente ironico.

"Come tuo regista ti consiglio di noleggiare una decappottabile velocissima".
Un successo commerciale che entra subito nel mirino di Hollywood, i primi candidati per il ruolo di Raoul Duke (pseudonimo dello stesso Hunter S. Thompson) e del suo avvocato, il Dr. Gonzo, una rielaborazione filtrata da parecchie sinapsi sotto acido di Oscar Zeta Acosta, avvocato e amico dello scrittore, sono due nomi non da poco: Jack Nicholson e Marlon Brando (storia vera) e vi lascio il tempo per immaginare che razza di film sarebbe venuto fuori con quei due.

Il tempo passa, vari registi s'interessano alla storia, tra i quali anche Oliver Stone (giusto per fare un nome), ma per lungo tempo la cosa più simile a questo film che riesce ad arrivare al cinema è “Where the Buffalo Roam” (1980) con Bill Murray e Peter Boyle nei ruoli degli stessi due personaggi e lasciatemi aperta l’icona su Bill “Incula fantasmi” Murray (cit.) perché più avanti tornerà a trovarci.

"Le cose accadono per una qualsiasi ragione Johnny, chiamala "fato", chiamala "fortuna", chiamala "karma"...".
L’unico uomo che può davvero affrontare “Fear and Loathing in Las Vegas” è il più punk di tutti, uno dei miei prediletti, Alex Cox che firma una sceneggiatura, ma poi abbandona il film per dissidi creativi e soprattutto perché avere a che fare con Hunter S. Thompson equivale a trovarsi al centro di un rettilario del cazzo, però mentre qualcuno sta dando da bere a quelle bestie.

Ed è qui che entra in scena il nostro eroe, Terry Gilliam arriva da due film su commissione e dal successo di L’esercito delle 12scimmie, ma è pronto ad alzare ancora l’asticella della follia, quindi rimette mano alla sceneggiatura e riscrive quasi tutto, trasformando “Paura e delirio a Las Vegas” nel più assurdo road movie mai visto al cinema e dico “Road movie” perché i due protagonisti fanno abbastanza chilometri in auto, ma viaggiano molto di più con i loro cervelli svalvolati da tutte le droghe conosciute dall’uomo dal 1541 ad oggi. Per la sua capacità di portare sul grande schermo qualcosa di assurdo quanto le vicende e la prosa di Thompson, per il suo impatto sulla cultura popolare e per il semplice fatto di essere un film unico, un mutante ad alta potenzialità neanche preso in considerazione per una produzione di massa, questo film si merita di stare tra i Classidy!


Mi piace pensare che Gilliam abbia conquistato la fiducia di Thompson, grazie alla comune passione per le camicie sgargianti, ma i fatti dicono che è stata la sceneggiatura di Terry a convincere in pieno lo scrittore, per chi lo avrebbe dovuto interpretare nel film, invece, la questione è più complicata. Gilliam vorrebbe Jeff Bridges (ed io avrei pagato oro per vederlo nella parte!), ma viene considerato troppo vecchio, pareva quasi fatta con John Cusack, ma quando Thompson conosce Johnny Depp mette le corna per terra e decide che nessun’altro potrà mai interpretarlo, tranne lui!

Da grandi acidi, derivano sballi ancora più grandi.
Depp passa parecchio tempo con lo scrittore, ufficialmente per imparare ad imitare parlata e movenze, se chiedete a me solo per drogarsi pagato dalla produzione, sta di fatto che il risultato finale è notevole, la prossima settimana questa rubrica mi darà l’occasione per spiegarvi perché ad oggi, anno del signore 2018, per me Johnny Depp è la peggiore delle piaghe mai scagliate sul cinema, ma allora era ancora un attore ed è innegabile che il suo Raoul Duke sia una delle sue migliori prove di sempre. Tra l’attore e Thompson nasce una vera amicizia, tanto che Hunter S. Thompson contribuisce in ogni modo possibile, prestando parecchi dei suoi vestiti a Depp da usare come costumi di scena, ma anche le chiavi dello “Squalo rosso”, la Chevrolet Impala decappottabile del 1971 che viene usata dai protagonisti nel film, anche se la ciliegina sulla torta resta la pretesa di Thompson di rasare di suo pugno la testa di Johnny Depp per riprodurre la sua identica pelata (storia vera), pare che Depp non abbia voluto nemmeno guardarsi allo specchio dopo, si è infilato il cappello e non parliamone più per favore.

"Sta venendo benissimo Johnny, vedrai farai tendenza".
Ve lo ricordate Bill Murray? Chiudiamo l’icona su di lui. Quando l’ex Ghosbusters ha sentito che Depp avrebbe interpretato Hunter S. Thompson, pare si sia premurato di telefonargli per un piccolo avvertimento, le sue parole sono state più o meno: «Stai attento, o ti ritroverai tra dieci anni ancora ad interpretarlo, assicurati che il tuo prossimo ruolo sia qualcosa di radicalmente diverso». Ora, questa storiella è abbastanza radicata da poter essere anche vera, considerando i ruoli tutti uguali che ancora oggi Depp sforna a colpi di facce e faccettine, possiamo dire che la profezia di Bill Murray è caduta nel vuoto.

Faccette, come rimanerci sotto malamente.
Vi ricordate cosa dicevamo fin dall’inizio di questa rubrica? Terry Gilliam si è definito uno che fa film, per convincere la gente a leggere più libri e ci sono ben pochi libri più complicati da portare al cinema di “Paura e delirio a Las Vegas”, perché di fatto la storia di suo racconta poco o niente, è soltanto il delirio di due tossici, raccontato dalle frasi, oggettivamente una migliore dell’altra (questo spiega perché il film sia un coacervo di dialoghi di totale culto da mandare tutti a memoria), un'Odissea nella droga, un costante stato di paura e delirio in cui i due protagonisti sono prigionieri della loro stessa paranoia e tutti i personaggi che orbitano attorno a loro sono comparse che non spostano più di tanto l’andamento della storia, meteore che servono giusto a riflettere sulla fine del sogno americano.

L’autostoppista dai capelli inguardabili con il faccione di Tobey Maguire è una vittima nelle mani di due pazzoidi che vedono svolazzare in cielo pipistrelli («Il povero bastardo presto li avrebbe visti da solo»), oppure che leccano via quello che resta della cocaina spazzata via dal vento dalla loro valigetta, in una scena che è stata improvvisata da Benicio del Toro e non presente nella sceneggiatura (storia vera).

“Maledetto degenerato! Fingere, recitare vuol dire fingere! Non devi sparartela davvero!”.
Tutto ruota intorno alla paranoia da sballoni dei due personaggi, al massimo i personaggi che entrano ed escono dalla scena possono contribuire a farla aumentare, come accade con l’aspirante pittrice interpretata da Christina Ricci che si chiama Lucy («Come Lucy in the sky with diamonds») e che sogna di poter mostrare i suoi lavori al soggetto della sua arte, ovvero Barbra Streisand. Il massimo dell’effetto che Lucy riesce ad attenere dai due protagonisti, è provocargli la fantasia paranoica del processo, in cui Terry Gilliam riesce a trovare ancora una volta il modo di infilare i protagonisti di un suo film dentro una gabbia (un marchio di fabbrica del regista del Minnesota) e si gioca lo spassoso giudice reazionario interpretato dal leggendario Henry Dean Stanton («Castrazione! Doppia castrazione!!»).

“Una volta Cassidy ha detto che sono nella sua Top Five… Storia vera”.
“…Castrazione anche per Cassidy!”.
Una menzione speciale la merita la ristoratrice dal passato tormentato («La vista della lama le aveva scatenato brutti ricordi») interpretata dalla bella Ellen Barkin, perché Gilliam era dai tempi di Brazil, che sperava di averla in un suo film e, malgrado il budget ridicolo (dieci milioni di ex presidenti spirati stampati su carta verde), solo qui è riuscito a togliersi lo sfizio, ma dovrebbe essere chiaro per tutti che quando si parla di caparbietà, in pochi hanno la testa più dura di Terry Gilliam.

Terry ha inseguito lei quasi quanto il suo Don Chisciotte.
A proposito di facce che popolano il film, potrei citarvi la clamorosa, ma clamorosa sul serio, scena dell’ascensore, quella con Cameron Diaz per capirci, quella che mi ha regalato la mia “Citazione involontaria” (quelle frasi cinematografiche che si usano regolarmente anche nella parlata quotidiana) preferita quando la situazione sta per degenerare sotto i miei occhi: «Madre di Dio, pensai, ci siamo...», ma non è da sottovalutare nemmeno l’altrettanto folle scena con Flea, il bassista dei Red Hot Chili Peppers (uno che ogni tanto al cinema spunta) alle prese con una camicia di flanella e dell’acido.

Il più grande massacro in ascensore della storia del cinema: Hannibal Lecter? No, Gonzo!
Tutte queste facce note non fanno che sottolineare uno dei talenti meno pubblicizzati di Terry Gilliam, ovvero la sua capacità di tirare fuori il meglio dagli attori, nel suo essere visionario e futurista, di fatto ha impostato qui quello che sarebbe diventato il personaggio tipo della filmografia di Johnny Depp: una macchietta sgangherata come si muove come sotto etere, l'ubriacone del villaggio di un romanzo irlandese. Ma il capolavoro di Gilliam per me è un altro: la perfetta maschera grottesca mascotte di questo film sarà per sempre il Dr. Gonzo, uno dei prototipi di Dio, troppo strano per vivere e troppo raro per morire, qui interpretato da uno di quegli attori il cui talento non viene mai celebrato come si deve e siccome tra Gilliam e Thompson, ogni aneddoto legato a questo film potrebbe essere reale, oppure un delirio totalmente inventato, pare che Benicio del Toro abbia lavorato per un compenso di quattro dollari, ma abbia accettato perché comunque il ruolo gli permetteva di mangiare tutte le ciambelle che desiderava ed il “Giropanzo” di Benicio, diciamo è quello di uno che con le ciambelle ci ha dato dentro.

Nemmeno Gonzo dei Muppet, sta fuori di testa come il Dr. Gonzo!
Da solo il Dr. Gonzo è un generatore di gag e momenti di culto, che sia la già citata scena dell’ascensore o il grottesco tentativo di suicidio musicale, nella vasca da bagno sulle note di “White Rabbit”, fino ai piccoli dettagli, il mio preferito resta il momento in cui il cervello gli va in loop e continua a ripetere: «Questo è aah... aah! Questo è aah... aah!». Ma sono sicuro che ognuno di voi ha il suo momento preferito ed è per questa ragione che un film costato dieci milioni di ex presidenti spirati stampati su carta verde, che ha saputo portarne a casa solo 18 (storia vera) è diventato un titolo di culto. Non sottovalutate il dettaglio, secondo me non da poco, che là fuori sia pieno di gente che oltre a farsi di cinema come voi ed io, faccia uso di altre sostanze, non tutte disponibili in farmacia, che nei deliri di Duke e Gonzo ci si riconosce, magari pure molto, io stesso potrei stilare un bell’elenco di personaggi che vivono in un costante stato di “Paura e delirio”, molti sono amici miei.

Lo stile esagerato e orgogliosamente analogico del cinema di Terry Gilliam è perfetto per raccontare le peripezie lisergiche di questi due folli, l’uso delle lenti grandangolari (le preferite del buon Terry) rendono alla perfezione il modo distorto in cui le menti dei protagonisti, allucinate da ogni tipo di sostanza, vedono il mondo, le lucertolone antropomorfe, con i loro enormi costumi in gomma piuma sembrano usciti dai disegni che Gilliam faceva per le animazioni del Flying Circus, e i colori acidissimi della fotografia di Nicola Pecorini (un mito, oltre che un grande professionista) completano l’opera.

“Benvenuti, al Jurassic Pa… Ma che cazz!”.
Da uno che ha sempre fatto a capocciate con i burocrati come Gilliam, poi, “Fear and Loathing in Las Vegas” diventa l’occasione perfetta per continuare la sua critica. Thompson con la sua prosa scrive l’epitaffio dell’era dei figli dei fiori, lo sgretolamento di quel sogno di pace e amore in cui l’ideologia di Timothy Leary e della sua Chiesa Lisergica non hanno fatto che lasciare in giro per le strade d’America un branco di sballati in preda alla paura e pronti al delirio, paura che sarebbe diventata tremendamente concreta nel decennio successivo, con la guerra del Vietnam e la contestatissima amministrazione Nixon.

Il punto esatto, dove l'onda infine si è infranta ed è tornata indietro.
Gilliam ha sempre ribadito la potenza dell’immaginazione sulla realtà e nemmeno questa volta abdica la sua crociata, solo che questa volta la fantasia dei protagonisti galoppa perché ha fatto il pieno di alcaloidi, nicotina, eroina e cocaina (più altre svariate cosette) ed ecco, quindi, i pipistrelli che diventano (veri?) cadaveri a bordo strada, la moquette che si muove da sola, oppure l’ultima inquadratura con il cartello stradale che indica zero come numero di abitanti (You are now leaving fear and loathing. Pop. Zero).

Abbracciando totalmente il punto di vista dei suoi protagonisti, belli vispi in quanto a acida immaginazione, Gilliam mette su il suo miglior sorriso da Stregatto e si fa beffe di tutti, sia i profughi dell’era dell’amore meglio noti come drogati, sia i ligi tutori dell’ordine che, in teoria, dovrebbero vegliare e reprimere ogni comportamento amorale, ma in realtà non sono meno ridicoli e grotteschi.

...Viva, Viva Las Vegas!
Basta guardare lo sfogo di del receptionist Christopher Meloni, oppure i dialoghi tra Duke e Gonzo durante il simposio sulle droghe («Ho visto questi bastardi in Easy rider, non pensavo fossero veri» , «Non dire sangue potresti agitarli»), anche se il massimo resta l’inseguimento dopo il lavoro tacco punta tra Duke e il poliziotto della stradale interpretato dal mitico Gary Busey, per altro la sua ultima riga di dialogo, quella relativa al “Bacetto” è stata improvvisata dal dentuto attore e, siccome Gilliam la riteneva estremamente spassosa, è rimasta nel montaggio definitivo del film, anche se Thompson era abbastanza perplesso a riguardo, salvo poi convincersi con il tempo e le successive visioni del film (storia vera).

“Guarda Gary, ti stimo tanto ma con quei dentoni proprio non posso farcela”.
Il cinema è una forma di dipendenza, ne sono convinto e pure consapevole di avere un problema e no, non ho nessuna intenzione di smettere e ripulirmi tiè. Ma se esiste un film dove il confine tra droghe vere, quelle convenzionali e riconosciute e la grande droga nota anche come “Settima arte” è stato labile, quel film è sicuramente “Paura e Delirio a Las Vegas”. Qui il cinema diventa un’Odissea negli acidi, un viaggetto allucinante e uno sballo che nessuno dovrebbe affrontare, tipo il circo Bazokoo il sabato sera. Gilliam qui prima ci invita a provare l’Adrenocromo e poi quando comincia a fare effetto quello che resta e la sua voce che ci grida «Ne hai preso troppo, bello... ne hai preso troppo», ma tanto sappiamo che da appassionati di cinema non smetteremo mai e troppo non è mai abbastanza, saremo sempre pronti a seguire un regista che visionario lo è davvero, perché, in fondo, siamo quello che siamo, drogati di cinema, solo un altro sballato in un mondo di sballati.

Sento la testa leggera... potreste guidare voi questa Bara Volante?

Tra sette giorni, se vi è scesa la botta, si parte per un altro viaggio, sellate i cavalli, andiamo ad affrontare i mulini a vento della sfortuna.

28 commenti:

  1. Ottimo post per un film mitico. Totalmente fuori dagli schemi, folle ma dannatamente riuscito. Per oggi accontentati di queste due righe, prometto che ripasso appena ho più tempo.

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    1. Ma figurati mica devi timbrare il cartellino, quando vuoi capo e grazie! ;-) Cheers

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  2. Completamente folle, l'ho amato davvero! La storia della rasatura di Depp non l'avevo mai sentita... Diciamo che mi fa pendere ancora di più verso la tua sensazione sull'uso di droghe sul set, prima e presumibilmente dopo😂

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    1. Resta un film unico nel suo genere, le parole de Duke dedica a Gonzo si adattano alla perfezione a questa pellicola. Testimoniata anche da reperti fotografici, sul serio, il periodo di studio del personaggio di Depp era tutta una scusa dai, ci crede tutti dei ragazzi ingenui :-P Anche se mi piacerebbe avere più informazioni sulla dieta a base di ciambelle di Benicio ;-) Cheers

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  3. Giurin giurello, ignoravo ci fosse Terry dietro questo film! Non ho mai avuto alcuna curiosità per il film e non l'ho mai visto, ma magari ora gli ci butto mezzo occhio :-P
    Sai che dovrei ancora avere l'LP 33 giri, comprato nel 1990 circa, con la colonna sonora di "Where the buffalo" con Bill Murray? Il film non ricordo se l'ho visto, dopo "Ghostbusters" passava spesso il primo Murray e ricordo tante fregatura, con un attore che non faceva ridere, quindi magari il film l'ho visto all'epoca subito dimenticandomene, ma la musica era carina ;-)

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    1. Te lo consiglio perché è un film unico, lo so bisogna digerire Depp, ma qui era ancora un attore anche se faceva già le faccette. Se poi hai familiarità con i libri di Thompson, quello da cui è tratto questo film in particolare, ti potrai godere il gran lavoro di adattamento fatto da Gilliam, che sceglie alcune soluzione mica male per rendere cinematografico, materiale originale che è davvero ostico da portare in scena.

      Sono certo di non aver mai visto "Where the buffalo" ma sono curioso da quando ho scoperto che anche Murray è stato Hunter Thompson per un film, se poi mi dici che la colonna sonora merita, dovrò proprio vederlo, posso immaginare il tipo di pezzi contenuti, se somigliano a quelli che si sentono in “Paura e delirio” ci sarà da divertirsi ;-) Cheers

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  4. Giuro, come lucius, non lo sapevo nemmeno io! Gran film, comunque!

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    1. Incredibile, ci sono tanti che conosco Gilliam quasi solo per questo film, questo mi fa riflettere sul fatto che Terry nella stessa vita è quello che ha diretto questo film, e anche "Brazil", mica male ;-) Cheers

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  5. El Diablo - Guida tu!Guida tu! Io non credo di stare a posto!...I bisessuali mi uccideranno!La pagano per f......i quell'orso? Doc Gonzo regala certamente momenti di grande ilarità ma nelle scene dell' ascensore e del pub fa proprio paura. Comunque io sono anni che sogno uno spin-off dedicato allo Sven di Meloni. Film magistrale che ho avuto il piacere di godermi anche in sala (bhè dai anche altre 2 perle di Gilliam come le 12 scimmie e il Barone sono riuscito a godermeli al cinema). La versione con Murray e Boyle sono anni che desidero vederla ma ahimè...Se non l'hai letto ti consiglio caldamente anche Hell's Angels, anche lì siamo spesso ai confini della realtà! Hola Cassidy!

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    1. "Hell's Angels" anche è molto bello, come le frasi di Gonzo, che sono una meglio dell'altra ;-) Vediamo se riesco a scovare quello con Murray e Boyle, ormai sono curioso ;-) Cheers!

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    2. "La versione con Murray e Boyle sono anni che desidero vederla"

      Che sorpresona! Ennesima chicca!

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    3. Adesso devo solo trovare il tempo per vedermi anche quello, devo togliermi lo sfizio. Cheers

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  6. Questo film l'ho adorato dal momento in cui è uscito. Poi Johnny Depp... sempre in bilico tra la necessità hollywoodiana di fare lo strafigo e la sua grande capacità di trasformarsi in qualche cosa di più, beh, mi piace.
    Grande post, sei sempre bravissimo.

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    1. Qui era ancora in una fase in cui non aveva paura di provare personaggi estremi, poi purtroppo si è fossilizzato, grazie mille capo gentilissimo! ;-) Cheers

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  7. Grandissimo film che non rivedo da moltissimi anni.

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    1. Merita sempre, è un viaggio (anche se forse non è la parola giusta, o forse si) che ogni tanto bisogna rifare, non esiste niente di simile a questo film ;-) Cheers

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  8. Stanton MITO ASSOLUTO.
    Sai che questo film, quando lo vidi per la prima volta, non mi colpì poi molto? Non so, forse ero impaurito e delirante per l'attesa, ma rivisto qualche tempo dopo (si parla sempre di anni e anni fa) l'ho apprezzato a raffica.
    Non sapevo niente dell'ex acchiappafantasmi e della sua profezia, ancor meno ero a conoscenza del fatto che esistesse un romanzo così figo.

    Moz-

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    1. Henry Dean è un mito, non devo certo spiegare a te il perché. La prima volta si rischia di rimanere delusi perché questo film sugli sballoni, è diventato parecchio di culto forse anche per i motivi sbagliati, quindi il suo bel carico di paura, delirio e aspettative se lo porta in spalla. Ma più lo rivedo più lo trovo micidiale ed unico. Il romanzo è fighissimo, ci sono intere porzioni di dialoghi riprese identici a come puoi leggerli nel libro, infatti si legge ad una velocità irrisoria. Cheers!

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  9. Capolavoro asoluto!Non riesco però a capire quest'astio anti-Depp,spiegamelo che sono curioso! ;)

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    1. In realtà questo film fa ancora parte della fase in cui consideravo Depp degno di stima, se hai pazienza, la prossima settimana con il nuovo capitolo della rubrica, prometto di spiegare tutto ;-) Cheers

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  10. Altro pezzo da 90 del nostro Terry, questo, riguardo al quale una sola visione di certo non può bastare a rivelarne tutte le sfumature intrinseche (psichedeliche e non). Tra l'altro, è un bel po' che anch'io non me lo rivedo... urge rimediare a breve, quindi, prima che i miei ricordi vadano tutti in acido ;-)

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    1. Sembra una banalità, anzi è una banalità, ma è una banalità vera, perché questo film regala dettagli nuovi ad ogni visione, sarà per questo che crea dipendenza? ;-) Cheers

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  11. Curioso ed interessante, ma praticamente è un carosello di scene allucinate! Boh! Di Gilliam preferisco gli altri (a parte i Grimm XD). Ancora devo vedere dopo anni il suo Munchausen!

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    1. Può sembrare poco Gilliamesco, ma in realtà lo è molto, però ci sta che risulti strano anche per Gilliam questa stramba storia che gira su sé stessa per non andare (apparentemente) da nessuna parte. Cheers!

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  12. gran bel film, anche se quei nomi che hai ricordato (Nicholson, Brando, Bridges) avrebbero potuto forse dare una marcia in più al tutto...
    ma ci teniamo comunque (e ci facciamo andare più che bene) Depp nei suoi momenti migliori, sia chiaro!
    ciao
    Vincenzo

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    1. Penso che per Nicholson “paura e delirio” sia un mercoledì sera qualunque ;-) Bridges sarebbe stato micidiale, Depp invece è veramente bravo, ci ha costruito una carriera su questa formula (chimica). Cheers!

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  13. Lo vidi alle superiori e... non mi piacque ^^'
    Dovrei rivederlo adesso credo...

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    1. Conosco di un sacco di gente che lo ha visto in età adolescenziale e ci è andata clamorosamente sotto, penso che se lo rivedessi oggi potrebbe piacerti molto di più. Cheers!

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