mercoledì 5 settembre 2018

Dylan Dog no. 383 - Profondo nero: Cinquanta sfumature di Argento


Molto probabilmente sono la persona meno indicata sul pianeta per lanciarmi in un commento su questo numero di Dylan Dog che a suo modo, è già nella storia editoriale di uno dei personaggi a fumetti più amati in questo strambo Paese a forma di scarpa.


Senza esagerare, saranno passati vent’anni dall’ultima volta che ho acquistato un fumetto di Dylan Dog (Bonelli editore, invoco il vostro perdono), certo per un periodo ho amato moltissimo il personaggio e mi portavo a casa tutti gli albi che riuscivo a trovare, ma il più delle volte lo leggendo dal barbiere (storia vera). Ehm, problema, da altrettanto tempo i miei capelli sono sempre o troppo lunghi oppure troppo corti per avere un appuntamento fisso con le forbici quindi beh, è andata così, che volete farci.

Tutta la fase di rilancio del personaggio curata da Roberto Recchioni l’ho seguita con il binocolo attraverso blogger ben più sul pezzo di me, tipo Il Cumbrugliume, Cent’anni di nerditudine oppure Omniverso, inoltre il mio rapporto con il maestro Dario Argento non è sempre stato pesche e crema.

Ci sono alcuni suoi film che apprezzo come “Profondo Rosso” (1975) (citato nel titolo di questo fumetto) oppure Suspiria, anche se il mio preferito in assoluto resta “Phenomena” (1985), sugli ultimi film di Argento invece, preferirei sorvolare fischiettando un motivetto e facendo finta di nulla.

Faccia finta di nulla, come se incrociassi per strada un coniglio gigante.
Ma essendo un ragazzaccio cresciuto a pane e film horror, non potevo certo perdermi l’incontro ufficiale tra due delle più grandi icone di questo genere sfornate dal nostro Paese, quindi per certi versi alla fine, questo numero 383 di Dylan Dog fa al caso mio, non mi scandalizzo se l’investigatore di Craven Road usa il cellulare, oppure se il poliziotto di Scotland yard con cui collabora ora si chiama Carpenter, dai sul serio, secondo voi mi dispiace leggere il nome Carpenter? A me!?

Forse perché non avevo grosse aspettative, forse perché sono vent’anni che non leggo più Dylan Dog, ma questo numero è stato come ritornare a casa e trovare Groucho ancora lì a sparare freddure di ogni tipo, e bisogna dire che qui la storica spalla di Dylan Dog è particolarmente scatenato, visto che il tema di base della storia, ovvero il BDSM è un’ottima occasione per Groucho per darci dentro con le sue battutacce.

Tu invece, dacci dentro con le frustate, la situazione lo richiede.
A supportare Dario Argento in fase di sceneggiatura troviamo Stefano Piani, sceneggiatore che aveva già lavorato con il maestro sul film “Dracula 3D” (2012), se sentite qualcuno che fischietta un motivetto facendo finta di nulla, tranquilli sono io.

La trama dimostra di aver capito il personaggio di Dylan Dog a fondo, si perché il torvo investigatore è sempre stato un personaggio capace di lasciarsi avvinghiare dalle sue passioni e dalla sue ossessioni, proprio per questo quando il suo maggiolone bianco targato come sempre “DYD666” viene fermato dalla polizia davanti ad un museo, il nostro si lascia tentare dalla mostra fotografica a tema BDSM, ma in particolare dalla bella e misteriosa protagonista delle fotografie, la sensuale Lais, nome ispirato dalla Laide di Corinto.

Ma la bella mora esiste davvero oppure è stata solamente una visione per Dylan? Da qui si dipana il giallo, con abbondanti sfumature di nero, anche se scritto da uno che si chiama Argento, insomma un macello di colori per un fumetto in bianco e nero. Dylan Dog dovrà fare i conti con la cultura BDSM, per capirci, come viene messo in chiaro in un dialogo della storia, quella dove Mr. Grey è quello giusto, non quello di quella di facciata, nata sulla scia di quella cagata di cinquanta sfumature di grigio per capirci.

I disegni di Corrado Roi promossi a pieni voti.
Ma da grande uomo di cinema, Dario Argento non perde l’occasione per rendere omaggio alla settima arte, ad esempio con un cryptex chiaramente ispirato a “Il codice Da Vinci” ma anche a qualche strizzata d’occhio alla sua filmografia, il negozio di repliche di oggetti di scena infatti è pieno di poster di film di Dario Argento, ma si può trovare anche il pupazzo meccanico di “Profondo Rosso”, dai ci sta, l’autocitazione fa parte del gioco.

Bisogna dire che il mistero non è proprio impossibile da risolvere, si arriva alla soluzione abbastanza presto, perché non è troppo difficile da intuire, anche se mi sono rimasti dei dubbi sul fermo della macchina di Dylan Dog, un po’ troppo provvidenziale per non passare per uno svarione della sceneggiatura, ma poco importa perché la lettura prosegue bella spedita, e questa trama così classica ti incolla alla pagina.

Era obbligatorio aspettarsi qualcosa di più? Personalmente credo di no, forse grazie al mio “Disincanto Argentiano” il fumetto me lo sono goduto, merito anche degli ottimi disegni di Corrado Roi, che con il suo tratto sa davvero come rendere l’atmosfera evanescente ma anche sensuale della storia, insomma per me l’operazione è promossa, anzi se Dario Argento volesse concedere il bis, la mia frequenza di numero di Dylan Dog acquistati avrebbe una vertiginosa salita!

28 commenti:

  1. Immagino tu lo sappia dopo tutti quei pomeriggi passati da Mastro Titta il Barbiere di Tutti a tentare di replicare la acconciatura di Lemmy dei Motorhead ( o del Logan di Gary Erskine nella mini anni novanta col Punisher ndr ) , ma a beneficio del Carabara Club segnalo che il mio amico ed ex allievo Tiz Sclavi ha usato lo pseudonimo Francesco Argento per rendere grazie ai suoi due "musi" ispiratori Guccini e Dario. Potrei spingermi a scrivere che la zazzera che Tiz sfoggiava da giovine ed il "medusone" del Dyd degli esordi siano una citaz dei capelli liscissimi e spetasciati sulla zucca del regista di Profondo Rosso. Un cortocircuito. Io dal "mio" Mastro Titta trovavo Tex e qualche Mister No. Gap generazionale. Ora mi pettino da solo come Grant Morrison via lametta ascoltando Lamette dei Surgeon featuring Rettore e spesso e volentieri scivolo nello splatter argentiano, ma ho letto parecchi albi del Dyd nazionale ed ogni tanto torno sul luogo del delitto, ma questo mi manca. Credo di aver letto anche quello con soggetto di Lucarelli. Devo rimediare. Direi che la cover ricorda quelle di Massimo Carnevale per John Doe e Martin Hel ( guarda gli animali alle spalle del nostro ).
    Deduco dalla rete che Rrobbe Recchioni non è rimasto soddisfatto della sua collaborazione con Bill Sienkiewicz per una storia delle Edizioni Ink di Rossano Piccioni - oltre tutto, come anche Ortolani, il cartoonist italiano prende in giro il collega USA ogni volta che questi posta una vignetta necrologio puntualissima dopo la scomparsa di attori, cantanti etc - ed è un peccato perchè una microstoria dell'indagatore dell'incubo per un Color Fest disegnata dal creatore di Stray Toasters sarebbe davvero interessante. A me è piaciuta persino la sua storia per Batman Black and White con Dagoberto e suo figlio che discutono della sorte di un cucciolo di cane sui tetti. Pazienza. Ciao ciao.

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    1. Mi manca la fase “medusone” di Dylan, ma ci sta, anche John Constantine ha un passato da Punk con strambi capelli, strani quasi quanto quelli di Dario Argento. La pettinatura alla Grant Morrison va forte, bisogna dire poi che ha una certa comodità, specialmente nelle giornate ventose. A proposito di collaborazioni dell’era Rrobbe di DYD, ma il Groucho scritto da Ortolani era una leggenda urbana oppure il venerabile è davvero al lavoro? Visto che tu sei “Inside Man” come Denzel, magari sai cose che noi (umani) non sappiamo. Cheers!

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    2. Il Dyd del 1986 aveva una chioma a medusa, non proprio quella degli Inumani naturalmente, ma anche Roi al suo esordio nel n. 4 ovvero il famoso fantasma di Anna Never si adegua. Credo che il Groucho di Ortolani si farà. Non ho letto di nulla che certifichi uno stop. Il fermo di 4 Hoods recentissimo non dovrebbe avere conseguenze perchè si tratta di testata rivolta ad un pubblico più giovane mediamente di quello del Ratto.
      Ortolani non ha paura di nulla d'altra parte e anni fa si era proposto per un Texone. No kiddin. Personalmente mi piacerebbe vederlo al lavoro su di un Dyd piuttosto che su di un Grouchino perché penso che sia più nelle sue corde: è famoso per essere un umorista, ma la frecce più micidiale del suo arco è lo storytelling seguita ad un battito di cuore dalla capacità di impostare un plot che chiuda e non chiuda come nella miglior tradizione di Sclavi e Chiaverotti. Io sono un vecchio triste e raramente rido con i gag di Leo, ma ammiro da sempre il suo senso del ritmo e la sua abilità nel confezionare una storia interessante.

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    3. Ho letto della cancellazione di Hoods, ma non ho più saputo niente sul Grouchino, in ogni caso sono molto d’accordo, Ortolani aveva espresso l’interesse di esplorare altri generi, ma dalla chiusura di Rat-Man e dalla promozione del prossimo volume su Cinzia, mi sembra non si sia spostato di molto. Se penso a Rattolik, sarebbe bello un volume con Leo libero di spaziare sull’iconografia di Dylan Dog, ma si sa che tanto il pubblico vuole sempre la stessa roba, quindi Groucho fa ridere, Ortolani fa ridere, facciamoci sta risata. Cheers!

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  2. Non amando neanche l'Argento storico, non ho alcun desiderio di leggermi l'albo quindi mi limito a gustarmi la tua rece ;-)
    Ma che barbiere avevi che teneva i Dylan Dog? A Roma i barbieri hanno solo riviste di gossip :-P

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    1. Bene, allora non sono l’unico con un rapporto complicato con il Darione nazionale, uno che ha firmato cosette che mi piacciono un casino e altre che invece mi ricordano solo che preferisco Mario Bava, suo fondamentale ispiratore. Ma guarda non l’ho mai capito, si vede che da fanatico di Horror, il genere stesso trova il modo di manifestarsi nella mia vita ovunque io vada, finché non lo fa con assassini alti due metri con maschere da Hockey, va pure bene così :-P Cheers

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  3. Dario Argento e Dylan Dog hanno una cosa in comune: hanno azzeccato qualche film/volume all'inizio, poi hanno continuato a vivere di rendita su quelli fino a oggi.
    Io poi non ho mai amato né Dario Argento (compresi i film considerati i migliori della sua filmografia) nè Dylan Dog (a parte quella decina di numeri che ho tenuto quando ho deciso di rivendere tutta la mia collezione, fino al cento - e ancora mi chiedo perché ne avevo comprati così tanti). Nulla so della nuova gestione di Dylan Dog, comandata da quel Roberto Recchioni di cui ho amato alla follia John Doe ma che ultimamente sembra diventato più una webstar da social piuttosto che un autore/curatore, e francamente poco mi interessa. Questo numero in particolare, un poco mi attirava, segno che la (evidente) operazione commerciale ha colpito nel segno... ma non è andata a buon fine, visto che poi non l'ho comprato!
    Anche il mio barbiere aveva qualche fumetto, ma erano per lo più Tex e Topolino. Ne approfittavo volentieri.

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    1. Inoltre hanno entrambi il nome che inizia per “D”!
      [Segue lancio di ortaggi contro Cassidy]

      Scherzi a parte, non sono proprio un cultore di Dylan Dog, ma ho la mia buona dose di storie del cuore, Recchioni è forse l’unico tizio venuto dal mondo dei fumetti, che quando parla e scrive di cinema, esprime pareri che mi trovano d’accordo, il suo John Doe era bellissimo, ora si è barricato dietro al personaggio che si è costruito. Cheers!

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    2. Finalmente un post breve che riesco a leggere e commentare anche io XD sono colpevolmente assente da queste coordinate da un po' e ho un sacco di vecchi post da recuperare come quello su Chucky e Spawn ma non riesco a trovare il tempo!

      Venendo a Dylan Dog grazie per la menzione ma difficilmente ne avrai letto da me dato che pure io leggo sporadicamente l'indagatore dell'incubo, ti sarai confuso con le mie rece su Orfani, rimanendo in tema Recchioni.
      Questo numero l'ho preso anche io e per i tuoi stessi motivi, anzi con l'aggravante che non ho mai visto un film di Argento, l'ho apprezzato. Disegni fenomenali, la storia trovo sia un buon thriller sovrannaturale, la macchina che si ferma proprio lì l'ho interpretata come una cosa voluta dal fantasma della vittima, è lei a far si che Dylan finisca coinvolto per risolvere il suo caso.

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    3. Ah ma cavolo ho risposto al Moro, sorry errore mio, sul cell non era apparsa la voce aggiungi un commento... va beh. Comunque anche il mio barbiere teneva Dylan Dog, Tex e soci, ma quando ero piccolo. Dev'essere una cosa tipica dei barbieri piemontesi XD

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    4. Ogni tanto me ne concedo anche io qualcuno, non ti preoccupare non è mica un obbligo, tanto i post non scappano, Chucky tornerà a trovarsi, anche se ammetto di essere curioso di sapere il tuo parere su Spawn ;-)

      Si, può essere ma in fondo ci sta, i fumetti sono materia tua e poi ci eravamo incrociati sul faccialibro brevemente riguardo a questo fumetto, quindi ti becchi la citazione e zitto, sono democratico :-P Penso anche io che per la questione della macchina sia così, ma anche il coinvolgimento del maggiordomo nella trama, mi ha fatto pensare: Eh no dai il maggiordomo in un giallo no? ;-) Cheers

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    5. Meno male che il cellulare ti ha distratto perché qui si apre un caso da indagine: Perché i barbiere piemontesi hanno Dylan Dog? Vediamo, Dario Argento ha girato un sacco di film a Torino, Torino è in Piemonte, Dario Argento scrive Dylan Dog… Inizio ad intravedere un disegno in tutto questo? :-P Cheers

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  4. Avete parlato in due di Profondo nero oggi :) Piani è anche sceneggiatore bonelliano, oltre che di quella fetecchia di film, quindi secondo me ha fatto da "intermediario" al Maestro per il mondo di DYD.. comunque chi si aspettava una storia horror/splatter sarà rimasto deluso, come ho già scritto è un buon thriller psicologico, alla maniera dei primi film di Argento

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    1. Questa settimana intercetto la programmazione di tutti, ho un sistema anti aereo efficacissimo ;-) Scherzi a parte, sapevo del suo lavoro come sceneggiatore per la Bonelli ma non ho mai letto niente di suo, purtroppo lo conosco solo per quel pessimo film, quindi non mi sono lanciato in elucubrazioni, ma direi che ci sta che abbia mediato tra le due parti. Anche secondo me è un fumetto che somiglia ai primi gialli Argentiani, non sarebbe male una bella storia onirica (anzi da incubo) con l’indagatore dell’incubo, che sono anche il tipo di storie che secondo me, ad Argento vengono fuori meglio. Cheers!

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  5. Dal barbiere c'era un solo credo: Gazzetta dello Sport. Stop. Ora che vado dal parrucchiere (coff! coff! per signora... coff! coff!) mentre attendo il mio turno, sfoglio il patinato e glamour Vanity Fair. Chiusa parentesi.
    Io Dylan Dog lo leggevo quando ero alle medie, cioè primi anni '90. Poi la mania mi è passata e non ne ho più comprato manco mezzo e neppure conservato un singolo albo. Vai a sapere cosa mi sono perso...
    Interessante connubio questo tra Argento e Dylan, sembra una di quelle cose così ovvie e scontate che pare impossibile non siano mai state fatte finora. Siccome ho qualche amico ancora in fissa con "l'indagatore dell'incubo", vedo se riesco a buttarci un'occhiata.

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    1. Infatti sembra strano che ci sia voluto tutto questo tempo, invece è così. Vedo che più o meno abbiamo fatto tutti la stessa trafila, tranne per Vanity Fair, questo è troppo pure per me ;-) Cheers

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  6. Diciamo che è un numero classico, nel senso che senza strafare con castronerie varie, tiene in mano gli aspetti più classici e funzionali di Dyd.

    Moz-

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    1. Esatto, non hanno voluto strafare andando sul sicuro, il risultato parla da solo ;-) Cheers

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  7. Io son fra quelli che hanno continuato a comprare indefessi Dylan Dog in tutti questi anni, nonostante l'entusiasmo iniziale se ne fosse andato da tempo (sostituito dalla speranza di rivedere prima o poi almeno una briciola degli antichi fasti del personaggio, cosa diversa dal trovare SOLO qualcosa di buono qua e là), e ti confesso che l'attesa di questo numero mi terrorizzava assai -e NON in senso buono- essendo opera della stessa coppia Argento/Piani con il micidiale Dracula 3D all'attivo... e invece, sorpresa delle sorprese, l'ho trovato perfino leggibile! Mi è sembrato quasi di tornare agli anni d'oro del Darione Nazionale (prima del crollo fine '80/primi '90) ;-)

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    1. Anche secondo me è un ritorno alle origini per tutti, Darione e Dylan, non fa i fuochi d’artificio questo numero, ma il suo dovere si, e vedo che tutto sommato, tra lettori affezionati e quelli solo di passaggio, è piaciuto quasi a tutti. Cheers!

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  8. Direi senza infamia e senza lode...forse mi aspettavo qualcosa di più, ma non è certo un brutto albo...
    Ah...dal mio barbiere, quando ero bimbo, tra i vari Topolino e Tex, c'erano un sacco di fumetti vietati ai minori...e i minori li potevano leggere tranquillamente...

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    1. No brutto no, ma nemmeno spettacolare, diciamo che fa il suo dovere ;-) Ah sì anche quello, ogni tanto ci trovavo anche qualche numero di “Cybersix” che non credo fosse vietato ai minori, ma pure quello è un gran fumetto che purtroppo ho sempre letto saltuariamente. Cheers

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  9. Sostanzialmente d'accordo, con te e agli altri, pure io ho ricomprato Dylan Dog dopo una lunga pausa, ovviamente attratto dalla curiosità della firma argentata e dal fatto che in Estate mi concedo tante parole crociate, e un buon Bonelli quando capita.
    Una storia classica, ma che sembra davvero intrisa della verve visionaria di Argento. Immagino che c'entri molto la mano di Piani (e, ovviamente, soliti, meravigliosi disegni di Roi) oltre al soggetto che (spero) Darione abbia buttato giù di suo pugno, comunque un numero che si lascia leggere senza provare la stanchezza che, purtroppo, mi hanno provocato altre storie recenti. Storie che mi hanno ricordato perché ho smesso di leggerlo.

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    1. Va bene l’affetto e il collezionismo, ma se un fumetto diventa noioso da leggere non vale la pena continuare, per fortuna questo numero fila, certo verrà ricordato più per i nomi coinvolti che per la storia, ma è un po’ come per le collaborazioni musicali, fa più notizia i due grandi nomi insieme che la canzone in se ;-) Cheers

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  10. Tocca a me fare la voce fuori dal coro.
    Caro il mio Cass, stavolta siamo in disaccordo che più non si può. Si perchè, io sono (anzi ero) un fumettomane italico, e Dylan è stato il mio caposaldo per anni.
    Ho visto il lento declino di Dylan, e ho dato più d'una chance al tentativo di rilancio di Recchioni, che per me stenta a decollare (e se continua così, va per il naufragio).
    Questo albo, con tanto di strillo in copertina "scritto da Dario Argento", è probabilmente uno dei punti più bassi della produzione dylaniata. L'ho letto pieno di speranze e mi ha totalmente deluso, ai limiti del disgusto.
    Perchè siamo onesti: una storia pasticciata e insulsa che di più non si poteva. Non lo chiamo "racconto non lineare", questa la chiamo porcata scritta a forza e senza un'idea decente. L'elemento soprannaturale è una barzelletta (il fantasma della ragazza morta, ma che colpo di genio!) e solo il buon vecchio Roi a salvare la baracca coi suoi disegni.
    Ma parliamo dei riferimenti letterari e cinematografici (e culturali in genere) che ormai DA ANNI in Dyd sono al costante ribasso, e qui con le "50 sfumature" si è toccato il fondo. Una volta poi i riferimenti erano più velati e più sottili, adesso vengono urlati.

    Ragazzi, se questo numero deve diventare un "Dylan Dog classico", è meglio che Dylan muoia subito, e se resuscita gli sparo in testa, perchè la serie per me è arrivata ai minimi storici.
    Dylan è diventato un personaggio monocorde, una specie di icona progressista baluardo del politicamente corretto, prigioniero di se stesso (ma quante battute penose vogliono farci sorbire ancora riguardo al cattivo rapporto tra Dylan e la tecnologia?)
    Lo splatter non è più di casa, l'orrore idem, non c'è un cattivo che sia degno di tal nome, ma fosse solo quello! La serie manca di momenti drammatici e di ironia, mancano LE STORIE: i dialoghi sono ridotti all'osso e affogano nella banalità, con un frasario che a volte trovo ridicolo. Ma vogliamo prendere tra le mani i vecchi albi e notare la differenza di testo? Anche della quantità oltre alla qualità. E' diventato un fumetto usa e getta che ha bisogno dello strillo in copertina per farsi comprare.

    Dario Argento ha accoltellato Dylan, ma poco male, non c'è reato ad accoltellare un cadavere.

    Bob.

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    1. Sul fatto che i riferimenti siano sparati in faccia al lettore ho colpito anche me, “50 sfumature”, “Il codice Da Vinci” ma anche “Secreatry” sono citati se non proprio un po’ strombazzati. Sul resto mi fido perché come dicevo non leggo le storie da anni e non ho seguito bene la svolta “Rrobbe” che so avere più di un oppositore, ma qui ho trovato riassunte delle motivazioni che mi sembrano valide, sicuramente ben argomentate. Sicuramente non è una storia rivoluzionaria, composta da parti singole non originale (la ragazza fantasma, il maggiordomo, quella svolta telefonata finale), mancandomi tutto il passato recente del personaggio, mi sono riferito solo al lavoro di Argento recente, questo fumetto è comunque meglio di quanto prodotto da Darione negli ultimi anni, il che è tutto detto. Ti ringrazio per la panoramica sul personaggio, ero sicuro che scrivere di un personaggio che non frequento da così tanto mi avrebbe restituito commento come il suo che semplicemente mi mancano ;-) Cheers

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  11. Io ho smesso da un po' meno, perché prendevo la Collezione Book e mi sono fermato intorno al numero 60, quindi siamo intorno al 2001.
    Però ora che ci penso ho letto qualche numero un paio d'anni fa, dato che ho dedicato loro dei post. Nulla che abbia fatto riaccendere la mia passione.

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    1. Insomma, da quello che leggo questo nuovo rilancio di Dylan Dog è piaciuto un sacco :-D Però mi hanno anche consigliato dei titoli meritevoli provenienti dall’ultimo periodo, insomma con questo post mi state facendo fare una cultura, ottimo ci speravo! ;-) Cheers

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