mercoledì 19 settembre 2018

Animosity vol. 1 & 2: Risveglio animale (la mattina leoni...)


I tipi della SaldaPress hanno fatto un bell’affare con l’acquisizione del catalogo della AfterShock, oltre a qualche spassosa storia di Garth Ennis, ad attirare la mia attenzione è stato il titolo di questa nuova casa di produzione americana che finora ha raccolto più successo, ovvero “Animosity”.

Non ci posso fare molto, ho due cani e se mi trovo davanti un fumetto con una ragazzina e il suo cagnone in copertina per me è impossibile resistere, poi avevo già avuto l’imbeccata del Cumbrugliume quindi me lo sono portato a casa, e malgrado qualche dubbio dopo la lettura, per vederci chiaro mi sono accaparrato anche il secondo, quindi è il momento di scriverne.

Come tutti gli eventi apocalittici degni di nota e seguendo la lezione di zio George A. Romero, un evento rivoluzionario colpisce il pianeta senza spiegazione alcuna, di colpo tutti gli animali del pianeta si “svegliano”, prendendo improvvisamente coscienza di loro stessi, dai pennuti del cielo all’ultimo gamberetto sotto sotto il mare, gli animali iniziano a pensare, ma soprattutto a parlare. Come il titolo del primo volume, questo giorno viene ricordato da tutti come “Il risveglio”, ed io non so voi, ma la mattina sono scorbutico anche senza essere stato maltrattato, quindi potete immaginare gli animali, dopo decenni di angherie subite per mano dell’uomo, sono ben più incazzati di me la mattina presto.

Impossibile essere di buon umore, quando ti sei appena svegliato.
Ora che gli animali ragionano e parlano, di sicuro non staranno più zitti, le religioni si schierano, le società vanno in pezzi, perché eliminati di colpo i gradini sociali, umani e animali si trovano tutti sullo stesso piano, le frange umane più estremiste non vogliono saperne di adattarsi al nuovo ordine mondiale e gli animali incazzati chiedono diritti, e qualche volta anche vendetta. Insomma la fine del mondo come lo conosciamo.

In questo scenario apocalittico, la storia si concentra su una ragazzina di undici anni di nome Jesse, brava sveglia e appassionata di animali, e del suo grosso cagnone Sandor, un segugio che da sempre la protegge. I due si mettono in viaggio verso la California per ricongiungersi con Adam, fratellastro di Jesse ed unico parente della bimba ancora vivo, l’espediente abusato del viaggio da costa a costa è l’occasione per esplorare questo nuovo mondo animale.

“Animosity” è una serie scritta da Marguerite Bennett, autrice con al suo attivo una collaborazione con la Marvel su serie come “A-Force” e “Bombshells” ma anche con la Distinta Concorrenza sulle pagine di “Batwoman”, di base il fumetto sfrutta i classici stilemi del genere surival, un The Walking Dead con gli animali al posto dei “Camminamorti”, che stempera un pochino grazie ad una freschezza quasi fiabesca a tratti, parliamo sempre di una storia con una bambina e molti animali parlanti in fondo, da registrare una preoccupante assenza di scimmie dalla storia (ahi Marguerite ahi ahi! Questo non me lo dovevi fare) in compenso, al momento a conquistare il mio personalissimo cartellino è la capra messicana incazzata con il mondo (e gli umani!) che va in giro con giacca di pelle ed orecchino da vera “Bad Ass”.

Sono l’unico a cui viene in mente la capra della pubblicità? Quella di a Possibilandiaaaaa!
Eppure dopo aver letto il primo volume intitolato “Il risveglio”, non ero mica convinto, la Bennett fa uno stranissimo utilizzo dei flashback sul passato della famiglia di Jesse e di Sandor, rendendo la lettura più confusionaria del necessario, inoltre posso capire che il tema degli animali parlanti sia gustoso, però in certi momenti l’autrice sembra il classico caso di “Sindrome di GIEI GIEI”, dal nome del suo paziente zero ovvero GIEI GIEI Abrams. Si parte piano con il nome del segugio Sandor, un riferimento a Sandor “Il mastino” Clegane di “Il trono di spade” (libri prima, serie tv ora), poi però l’oscuro occhieggiare dell’autrice scappa di mano, quindi ti ritrovi a leggere dialoghi assolutamente gratuiti e cacciati giù per la gola della storia con l’imbuto, in cui si parla di quel grosso San Bernando nel Maine che qualche anno fa ha ucciso delle persone, oppure vignette in cui una ggigantesca balena bianca con un arpione ancora infilzato fa una comparsata del tutto inutile, che non aggiunge nulla alla storia. Marguerite, capisco tutto, ben venga l’entusiasmo, però anche meno ok?

Una menzione speciale se la merita il disegnatore Rafael de Latorre, che poveretto ha dovuto trovare un modo per riuscire a rendere in modo realistico ma non troppo, una storia che prevede ammiccamenti gratuiti, scene inserite per provocare l’effetto lacrimoni, dialoghi sui massimi sistemi ma anche una capra vestita come Fonzie. Una vera impresa, che de Latorre risolve grazie ad un tratto abbastanza affusolato e senza esagerare con una costruzione della pagina esagerata, ragazzo, per quanto mi riguarda la pagnotta te la sei più che guadagnata.

La mia preferita è la tartaruga in versione John Matrix.
Ora io posso capire tutto, ma quello che mi ha profondamente urtato di “Animosity” è il suo modo da hipster di approcciarsi alla questione dei diritti animali, se decidi di scrivere una storia apocalittica in cui fai volutamente saltare uno dei bulloni che reggono il mondo, e poi vedere cosa viene fuori, dovresti avere uno spirito veramente critico, per non dire proprio sovversivo, devi avere quella volontà di spaccare un mondo fittizio, per mettere alla berlina le idiosincrasie di quello reale.

Il problema è che a Marguerite Bennett, questo spirito iconoclasta di fondo manca, le sue critiche sono spesso indignate ma poi non mordono, sono l’equivalente delle polemiche su internet, se devo scegliere un fumetto ecologista con animali come protagonisti, non ho dubbi, Noi3 ha uno spirito molto più caustico e non cerca mai l’effetto lacrimoni, quando può darti un bel calcio sugli stinchi.

Qualche concessione ai lacrimoni di troppo, bisogna dirlo.
Inoltre l’altro problema di fondo, che mi fa considerare “Animosity” un fumetto animalista si, però da salotto, è il fatto che per l’autrice, la capacità di parlare sia sinonimo di intelligenza, vi assicuro che conosco un sacco di persone che sono in grado di parlare, e anche parecchie persone molto sveglio (sottoscritto escluso), e quelli della seconda categoria sono in netto svantaggio.

Per Marguerite Bennett un animale che prende coscienza di sé, diventa automaticamente uno strano umano, a volte con la coda, a volte con le ali, gli animali di “Animosity” lo sono solamente nell’aspetto, e ovviamente quando parlano, parlano inglese (anche se io il fumetto l’ho detto tradotto in Italiano), un modo molto limitato ed egoista di pensare all’intelligenza, vogliamo fare un altro esempio di bel fumetto con animali, anzi in particolare con cani come protagonisti? Red, Rover Charlie di Garth Ennis era completamente scritto come se le vignette fossero davvero i pensieri di un cane, problema che la Bennett non si pone davvero mai, facendo l’errore di umanizzare gli animali invece di rispettarli per davvero.

“Mi pento signor Polpo! Ma lei è così buono in insalata o con le patate!”.
Ma si dai! Sono io che sono troppo cattivo, in realtà la storia ha un intento favolistico. Ma favolistico un corno! Perché ad ogni piè sospinto “Animosity” cerca di mettere su un discorso sui massimi sistemi che poi non è in grado di portare avanti, o il più delle volte svolta verso un pietismo che continuo ad associare alle polemiche in rete, che se per caso non si fosse capito trovo sterili.

Inoltre, vittima della sua stessa storia, la Bennet non distingue più tra personaggi umani e animali per cui fa spesso scivoloni grossolani, prendiamo ad esempio il cervo esponente del gruppo militante degli “Animilitari”, una frangia estremista in lotta contro gli umani. Il grosso cervo ha delle granate appese alle corna, che mi hanno fatto pensare: Ma come ha fatto ad appendere visto che non ha il pollice opponibile?

Farle gli “Occhi della tigre” non servirà, anzi, potrebbe pure incazzarsi per la brutta imitazione!
Domanda cretina? Probabilmente, però quando poi Sandor afferra una di quelle stesse granate da lanciare contro l’avversario di turno, lo fa usando la bocca e la zampa, quindi mi immagino di nuovo il povero Rafael de Latorre costretto ad inventarsi qualcosa quando leggendo la sceneggiatura di Marguerite Bennett ha realizzato di dover rendere credibile con i disegni una sequenza descritta probabilmente così: Sandor afferra una granata, toglie la spoletta e la lancia contro i nemici. Vi ho già detto della pagnotta molto sudata dal povero de Latorre?

Aggiungiamo poi che il secondo volume, intitolato “Il drago”, mena il can per l’aia (scusa Sandor) per diverse pagine, per poi risolversi tra i soliti momenti strappalacrime, a raccontarci che il temibile drago della storia, altro non è che un sopravalutato gallinaccio, no sul serio, quattro storie per avere la meglio contro un pollastro? Stessimo parlando di Poyo, il pollo luchadores cibernetico di CHEW, ma un gallinaccio spennacchiato? E su dai, datemi tregua!

I mille dubbi che affliggono un gamberetto.
Ho scritto quattro storie perché l’edizione in volumi della SaldaPress è sempre molto curata e disponibile in due versioni, con copertina rigida o morbida a prezzi differenti, però dentro troverete solamente quattro storie, più un numero ragguardevole di pagine dedicate a copertine, sketchbook e materiale extra. Forse anche un po’ troppo materiale extra, perché nello spazio che potrebbe ospitare comodamente una quinta storia, ed in particolare nel secondo volume, dopo la lotta con il pollo, trovarmi davanti pagine a pagine di testo in cui viene raccontato che cosa è accaduto nei singoli stati del mondo (compreso uno di mia a vostra conoscenza a forma di scarpa) dopo “Il risveglio”, può essere simpatico, ma preferirei che fosse la storia stessa a farlo.

Insomma, sono partito con buoni propositi ma per me due volumi di “Animosity” bastano e avanzano, anche se con la SaldaPress non ho ancora finito, questo catalogo AfterShock ha ancora delle sorprese da regalare.

10 commenti:

  1. Oddio lo voglio assolutamente leggere! Che problema c'è per i lacrimoni, in fin dei conti sono storie con animali e ci sta... Il resto è pulp.

    Moz-

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    1. L'effetto lacrimoni viene inseguito, più che altro sono altri passaggi della trama che non ho trovato molto cartesiani, comunque è una lettura consigliata ;-) Cheers

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  2. Interessante l'idea, ma realizzata male, quindi. Mi viene da chiedermi: e gli animali che mangiano altri animali?
    INdividuo un precursore in "Quoziente 1000", di Paul Anderson, in cui l'intelligenza di tutti viene aumentata esponenzialmente. Lì però anche l'intelligenza umana aumentava in proporzione, quindi non venivano a cadere le divisioni tra uomini e animali.

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    1. Il fumetto sta seminando successi ovunque, ma a me non ha completamente convinto, ci sono dei passaggi non eccelsi, però magari sono una voce fuori dal coro ;-) Il soggetto comunque merita una lettura. Si autoregolamentano, rinunciando a mangiare e cercando cibo alternativo, ad esempio dando un mozzico ai cadaveri, anche se eticamente nemmeno quello è molto ben visto. Mi manca, ma sembra una trama mica male ;-) Cheers

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  3. All'inizio mi avevi incuriosito, anche se avevo già sospettato ciò che mi hai confermato dopo, ovvero il lato animalista/moralista (che odio), inoltre dici che l'autrice umanizza (male) gli animali, caratterialmente e fisicamente (assurde le bombe a mano sulle corna e il cane che le lancia), aggiungi che gli animali parlanti non li sopporto (li ho adorati fino a Senti Chi Parla Adesso e Tequila & Bonetti ma ho un deja vu, ne avevamo già parlato), direi che passo decisamente!

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    1. Vuoi un parere sottobanco? Cercati "Rover, Red Charlie", volume auto conclusivo, tema simile, ma molto più riuscito, quello penso che potrebbe piacerti molto di più. Cheers!

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    2. Con Ennis sfondi una porta aperta con me! Se mi capita qualche offerta lo recupero di sicuro!

      p.s. mi sa che hai mancato un altro mio commento, nel post di Dylan Dog ma non ne sono sicuro, non ho scritto nulla di che, non ho dato modo di replicare 😝 oh, io te li segnalo sempre quando non vedo risposta, se ti scoccia smetto senza problema 😉

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    3. Si trova facile, fammi poi sapere se riuscirai a leggerlo. No no, dimmelo pure, da quando non mi arrivano più le notifiche dei nuovi commenti devo rispondere a vista, mi spiace perdermi. Cheers!

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    4. Quel problema si era presentato anche a me, penso per l'aggiornamento di Blogspot. Ho risolto nella bacheca, cancellando l'email in cui si dovrebbero ricevere le notifiche, salvando, poi rientrando e inserendola di nuovo 😉

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    5. Provo a farlo subito, gracias! ;-) Cheers

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