martedì 7 agosto 2018

Orange is the new black - Stagione 6: Litchfield prison blues


Di solito le serie tv quando raggiungono il traguardo delle sei stagioni iniziano a mostrare il fianco e ad avere il fiato corto, l’idea che mi sono fatto è che a “Orange is the new black” portino bene i numeri pari, perché malgrado i difetti, che poi sono sempre un po’ gli stessi di questa serie, la sesta stagione è stata di mio gradimento. Resterò sul vago ma lo dico per correttezza, da qui in poi SPOILER!


Come fai a dare una continuazione logica e sensata ad una storia? La fai dirigere a James Cameron. Ok, ma se non puoi permetterti il vecchio Jimmy cosa fai? Facile, ne scrivi una che tenga conto delle conseguenze. La sesta stagione di OITNB (salute!) fa proprio questo, tiene conto degli eventi legati alla rivolta nel carcere di Litchfield, visti nella quinta stagione e costringe tutte le ribelli a fare i conti con le loro scelte.

Una bella mescolata di carte che è difficile trovare in altre serie così longeve, e che denota una certa dose di fegato, ma anche la necessità di dover trovare il modo di gestire un cast veramente vastissimo. Bisogna dire che un certo panico si percepisce anche a livello di scrittura, i primi sei episodi sono quasi tutti dedicati al riassestamento, dopo la grande rivoluzione della rivolta, a pagarne le spese sono alcuni personaggio anche estremamente caratteristici, fate un minuto di silenzio per Boo, che in tutta questa sesta stagione si vede per due secondi (netti) per poi sparire dai radar.


“Si può sapere dove sono tutte le altre latine? Siamo rimaste in quattro”.
Anche perché come ogni seguito che si rispetta, questa stagione si gioca la carta di espandere il mondo in cui le protagoniste agiscono, ma se le tue protagoniste sono delle carcerate, l’unica cosa che puoi fare è introdurre l’ala di massima sicurezza del carcere di Litchfield, un regno di terrore fatto di guardie dal manganello facile e i vari blocchi della prigione storicamente in lotta una con l’altra.

Si perché se per i primi sei episodi, ogni personaggio dovrà confessare, patteggiare o rischierà il processo per la sua condotta durante la rivolta, intanto la showrunner Jenji Kohan e la sua quadra di sceneggiatori, inizia ad introdurre i temi e i personaggi che terranno banco nella seconda parte della stagione, a partire dalla tue temibili sorelle Carol e Barbara Denning, il loro storico odio ha reso le “Cachi” del braccio “C” e le “Blu” del braccio “D” nemiche naturali, una faida iniziata tra le sbarre che Frieda Berlin (Dale Soules) conosce bene e proprio per questo, l’anziana detenuta per salvarsi la pelle cercherà in ogni modo possibile di raggiungere la terra promessa del braccio “B”, quello dove sono ospitate le detenute parecchio in là con gli anni, un paradiso dove tutte vestono in rosa ribattezzato “Florida”, se avete dimestichezza con la cultura Yankee non è difficile capire il perché.


Si Suzanne, te lo spiego più tardi il perché, abbassa pure la mano.
In un attimo le compagne nella prigione di minima sicurezza si ritrovano separate e alle prese con secondini impegnati in un lugubre gioco a punti, da calcolare in base ad accoltellamenti, risse, punizioni o anche solo crisi di pianto, insomma anche in questa stagione “Orange”, con quel suo gusto dolce e amaro non le manda a dire sulla condizione delle prigioniere nelle carceri americane.

Se non bastasse tutto questo scenario con cui fare i conti, una menzione speciale la merita la stronzissima Madison Murphy detta “Badison”, classica bulla in tutto e per tutto, interpretata con una discreta faccia come il culo da Amanda Fuller, che per caso e dopo un’opportuna verifica, mi sono ricordato aver interpretato la parte della sorella minore di Alex Vause Laura Prepon in “That '70s Show”, il mondo (delle tv) è piccolo a volte!


Adorabile vero? Si chiama proprio i vaffanculo dal profondo del cuore.
Il bello di una serie come “Orange” sta nel fatto che quando un personaggio fa una scelta cretina, il più delle volte non è (troppo) colpa di uno sceneggiatore poco talentuoso, ma di una svolta del personaggio che il più delle volte risulta realistica, quante volte nella vita vi siete incazzati quando ne avreste potuto fare tranquillamente a meno, oppure avete fatto una figura di merda perché in quel momento vi sembrava la cosa giusta da fare? Ecco, guardando questa sesta stagione, molte delle uscite, qualcuna anche un po’ matta di alcuni dei personaggi, mi sono sembrate comunque logiche proprio sotto quest’ottima.

Certo bisogna sempre tener conto del solito andamento della serie, calmo e lento nel districare le trame e le sotto trame, con una parte centrale in cui la storia ristagna un po’, anche se lo dico fuori dai denti, ho sentito molto meno questo difetto rispetto alle altre stagioni, precedenti, e anche il finale mi è piaciuto parecchio. Senza ombra di dubbio mangia gli spaghetti in testa a quello della terza stagione, e come andamento e per le vicende, la stagione numero sei per quanto mi riguarda è risultata molto più frizzante della quinta, che per essere stata quella della rivolta, si è giocata le carte migliori solamente nel finale. Proprio per quello dico che forse i numeri pari sono quelli che portano bene ad OITNB, a conti fatti, le mie stagioni preferite sono state proprio la numero due, la quattro e questa.


Aspettando la stagione sette, hai tempo a farti le treccine Chapman.
Anche perché alla luce del finale, è chiaro che “Orange” abbia imboccato l’ultimo miglio della sua storia, salvo smentite clamorose, Netflix ha dichiarato che la settima stagione sarà quella conclusiva, ed un po’ si spero, perché una serie che può permettersi di organizzare il proprio finale di solito trova la sua conclusione ideale. Inoltre Chapman, Alex, Cray Eyes, Taystee e tutte le altre hanno ancora qualcosa da dire, spero solo non colpisca la maledizione dei numeri dispari perché sarebbe un vero peccato!

Sarei un po’ tentato di raccontarvi tutte le svolte, ma poi vorreste rinchiudermi a Litchfield, quindi mi limiterò a segnalarvi come alcuni personaggi apparentemente di contorno, in sei stagioni hanno saputo costruirsi un ruolo fondamentale, ad esempio Taystee che ricordiamolo, era quella che aveva avuto l’occasione di lasciare la prigione senza fare mai più ritorno (non me li dimentico certi dettagli), ma ora è l’ideale rappresentate del movimento “Black Lives Matter” di questa serie.


“Pensare che io già stavo fuori da qui!”.
Mentre un personaggio volutamente squallido come Joe Caputo (Nick Sandow sempre molto bravo) sembra quasi giunto alla fine della sua parabola, per altro, menzione speciale per la “Fig” (Alysia Reiner) contro Courtney Cox, Bruce Springsteen e il video di “Dancing in the dark”, confesso che da Springsteeniano mi ha fatto molto ridere quella scena.

A proposito di momenti mica male, menzione speciale per una delle mie preferite, la sempre più sfatta Nicky (Natasha Lyonne) e la scena del suo Bar Mitzvah, ma nemmeno la finta telefonata con Red, con dialoghi in codice per non farsi beccare dai secondi resta davvero notevole.


Laura Prepon deve aver rivisto da poco "Le ali della libertà".
Insomma, a me “Orange” continua a piacere, e mi sembra avviata verso il suo naturale finale, il che a questo punto è anche la cosa migliore che potrebbe capitare a questa serie, poi saranno dolori trovarne un’altra all’altezza!



Non perdetevi inoltre il post del Cumbrugliume sulla sesta stagione di “Orange”, e l’elenco completo di tutti i libri visti, redatto da Lucius sulle pagine di Non quel Marlowe!

4 commenti:

  1. Niente... Ogni volta che pubblichi qualcosa su OITNB mi viene la fregola di recuperarlo. Si percepisce il tuo entusiasmo per questa serie in ogni singolo post che la riguarda. Sei contagioso! Ma poi mi ricordo della noia che mi assalì quando la iniziai. E allora via con due schiaffi in faccia per riprendermi e rimettere "Orange" nel cestone delle cose da recuperare. Se la prossima sarà la stagione finale allora me ne mancherebbero solo 5 e mezzo da guardare, una passeggiata!

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    1. Grazie capo gentilissimo! Che poi secondo me la prima stagione di “Orange” è anche quella meno riuscita, certo ha troppi episodi, ma quello è un problema che affligge quasi tutte le serie televisive, quindi il ritmo non è sempre brioso (anzi), personalmente trovo che ci siano in giro serie anche molto più pallose come ritmo. A questo punto ti consiglierei quasi di aspettare la fine e spararti una maratona, la prossima stagione la settima, salvo rivoluzioni, dovrebbe essere quella finale. Cheers!

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  2. Devo fare i conti con una serie che sin dall'inizio ha preso la "serialità classica" e l'ha buttata fuori dalla cella. Ormai passo un anno ad aspettare di rivedere le mie cattive ragazze preferite e quando scopro che la nuova stagione neanche assomiglia alla precedente, non nascondo che ci rimango male per almeno due o tre episodi. (E iniziare la sesta stagione con un musical onirico è una scelta che si è attirata parecchie mie brutte parole!)
    Però poi gli episodi passano e mi ricordo che non sto vedendo "Orange Road" o "Orange County", ma "Orange is the New Black", la serie più bibliofila della storia della TV, dove anche le peggiori criminali e i secondini più biechi citano libri e studiano per accrescere moralmente: non puoi aspettarti le solite detenute e le solite dinamiche, stagione dopo stagione. Paradossalmente, la serie in cui tutti i personaggi sono obbligati a fare sempre le stesse cose, essendo in prigione, non fa MAI le stesse cose! Vecchie conoscenze passano a salutare - ciao, Lori "Tank Girl" Petty, è sempre un piacere incontrarti! - protagoniste si defilano perché vogliono provare a fare le registe - Laura Prepon, non lo fare: non puoi sacrificare il tuo delizioso corpaccione di un metro e 80 dietro la cinepresa! - arriva la bulla che già odi a distanza - giuro che non la ricordavo la sorella di Prepon! - e in generale nulla va come avevi immaginato o sperato.
    Mentirei se dicessi che questa stagione mi è piaciuta o mi ha soddisfatto, ma è solo il capriccio di chi voleva rivedere il vecchio schema e invece ha assistito a un prodotto di ottima e coraggiosa sceneggiatura ;-)
    P.S.
    Ho scoperto che Jessica Pimentel, che fa Maria Ruíz, è la cantante del gruppo heavy metal Alekhine's Gun, ispirato proprio al campione di scacchi Alekhine! Sentila come vomita nel microfono :-D

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    1. La prima scena di questa stagione è orrenda, dopo due minuti ne avevo già abbastanza di questa trovata scema, ho anche detto: Ok va bene, la finiamo con questa baggianata e andiamo avanti? Penso che la sorella della Prepon comparisse in uno dei primissimi episodi della serie, ma si è (intra)vista solamente una volta. No sul serio, Laura deve stare da QUESTO lato della macchina da presa, e magari più spesso, la si vede già troppo poco. In tutta onestà a me la stagione è piaciuta, hanno saputo rimescolare decentemente le carte, ma l’ultimo episodio, e quella cosa grossa lì che succede, mi ha fatto capire che “Orange” è davvero avviato al suo naturale finale, non tutto è stato perfetto in sei stagioni (anzi!) ma è incredibile che una serie che parla di “Femmine in gabbia” (passami la citazione) sia arrivata fino a qui, e comunque con un livello sempre medio alto, poi i difetti ci sono, sicuramente, però davvero questa serie è destinata ad essere ricordata, spero in una stagione finale all’altezza ;-) Cheers!

      P.S. Si! Minchia l’ho scoperto mentre cercavo il nome dell’attrice pazzesco la facevo una da musica R&B invece è stata una super sorpresa! Grazie per il link ora me lo sparo in cuffia ;-)

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