mercoledì 29 agosto 2018

Oblivion Song Vol. 1: Canzoni da un mondo parallelo


Tanti autori di fumetti, anche piuttosto famosi, amano sparare a raffica le loro nuove pubblicazioni, magari sperando di trovarne una destinata a durare nel tempo, Robert Kirkman invece sembra uno di quelli che si muove solo quando è certo di aver scovato un lungo filone, uno che potrà scavare ed esplorare a lungo.


Il papà di serie come The Walking Dead, “Invincible” e Outcast, si è lanciato in un’operazione tutta nuova con l’aiuto di un paio di talenti del nostro strambo Paese a forma di scarpa, il titolo del suo fumetto è “Oblivion Song” e bisogna dirlo, promette abbastanza bene.

Senza nessun genere di preavviso, 300.000 abitanti della città di Philadelphia scompaiono risucchiati nella dimensione che gli scienziati finiranno per chiamare Oblivion, i tentativi di recupero sono vani e fin troppo rischiosi, anche perché non solo è molto pericoloso attraversare il portale verso Oblivion, ma di là, è pieno di mostri grossi e anche piuttosto incazzati pronti ad attenderti. Dieci anni dopo, gli abitanti della città con il nome da formaggio spalmabile sono stati dimenticati da tutti, di loro resta solo un enorme parete nera con sopra scolpiti i nomi degli scomparsi. Dimenticati da tutti, ma non da Nathan Cole.

La fuori è un bel casino, ma il lavoro non è ancora terminato.
Kirkman si prende tutto il tempo necessario per presentarci il personaggio, il classico tipo ordinario che però una volta passato il varco, diventa una specie di esploratore solitario, dal look ammettiamolo, piuttosto figo, estremamente determinato a trovare tutti i superstiti possibili, il suo atto di sfida contro il governo è vandalizzare l’enorme monumento, cancellando di volta in volta i nomi di quelli che riesce a riportare da questa parte, anche se Nathan pare interessato a ritrovare una persona in particolare, e non aggiungo altro per non rovinarvi la lettura.

Quando racconti una storia con un elemento fantascientifico, è importante che le regole siano chiare, quelle dei vari “salti” tra una dimensione e l’altra lo sono, ad esempio Nathan, prima di ritornare nel suo mondo, deve assicurarsi di non essere troppo in alto, per evitare di non ricomparire a mezz'aria e fare la fine di Willy il coyote.

Hey capo! Vedi di non sparare ai lettori della Bara Volante ok?
Inoltre quello che risulta davvero ben realizzato in “Oblivion Song” sono proprio i due mondi, quello dall’altra parte, affascinante ma selvaggio tanto da poterti uccidere, una natura incontaminata ed ignota con i suoi suoni e rumori così unici, da comporre quasi una canzone capace di attirare chiunque come il canto delle sirene (così abbiamo spiegato anche il titolo del fumetto, va che servizio vi offro), un luogo più semplice che per molti, potrebbe rappresentare una seconda occasione nella vita.

Ma ad essere estremamente ben realizzato è anche il mondo da cui proviene Nathan, non posso dire il nostro mondo, perché di fatto siamo davanti ad un posto che ha imparato a convivere con l’idea che in qualunque momento, potrebbe aprirsi un portale capace di risucchiare metà città, e nemmeno una piccola come Philadelphia. Anche per coloro che tornano la vita non è semplice, sono da considerarsi legalmente tornati in vita? La tua famiglia sarà pronta a riabbracciarti dopo anni passati a piangerti? Insomma Roberto Kirkuomo tiene conto delle conseguenze, e sa come caratterizzare i suoi personaggi.

Quando la tecnologia ti abbandona nel momento del bisogno.
“Oblivion Song” è in buona parte basato sul senso di colpa del sopravvissuto, ma non è nemmeno poi così difficile riscontrare tra le sue pagine le caratteristiche tipiche dei personaggi di Kirkman, ad esempio il cliffhanger che conclude il primo volume, mette Nathan Cole al centro della vicenda, spingendolo al limite, un trucchetto a cui Kirkman ama sottoporre i suoi protagonisti.

Ma una buona parte della riuscita di questo primo volume la dobbiamo anche ai disegni di Lorenzo De Felici, l’unico che con il suo talento ha potuto rendere un’idea astratta dentro la testa di Kirkman, qualcosa di concreto come un fumetto, almeno stando alle parole dello sceneggiatore nell’introduzione dell’albo, pubblicato qui da noi dalla SaldaPress.

De Felici ha un tratto abbastanza spigoloso, specialmente nel disegnare i volti dei personaggi, anche se trovo indovinata l’idea di disegnare il cazzuto protagonista con le orecchie a sventola, non proprio il tratto distintivo indispensabile nel tuo normale eroe d’azione, un difetto molto… Beh normale, che lo avvicina ai lettori, anche perché di solito, gli eroi di Kirkman non sono quasi mai super uomini, ma tizi normali che devono fare i conti con situazioni del tutto fuori dal normale. Bisogna anche dire che De Felici disegna mostri mica male, e visivamente è anche estremamente riuscita l’idea di cospargere i vestiti e i mantelli dei sopravvissuti di Oblivion con una specie di fungo, che ha sia funzioni mimetiche, ma che rende chiaro quando la natura domini questa porzione di realtà.

Con quelle orecchie prende anche i canali di Sky.
In questo senso giocano il loro ruolo fondamentale anche i colori della brava Annalisa Leoni, le pennellate acide che fanno capolino nel generale utilizzo di tonalità naturali più canoniche, risulta un modo davvero efficace per dare l’idea di un luogo completamente alieno.

Insomma come primo volume, “Oblivion Song” fa il suo dovere nell’introdurre i personaggi e invogliare il lettore a continuare la ricerca, Robert Kirkman si muove poco, ma quando lo fa, pare farlo a colpo sicuro, bisogna dargliene atto.

16 commenti:

  1. Su Amazon lo trovi con una copertina diversa .
    A un prezzo accessibile...mi invogli a prenderlo.
    Complimenti per la rece.
    Suppongo che non sia una storia autoconclusiva..vero?
    Di fantascientifico a fumetti lessi un bel po’ di tempo fa Brad Barron della Bonelli.
    Ciao 👋

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Esistono due versioni, quella che ho preso io (che poi è l’immagine d’apertura del post) è quello con la copertina rigida, che costa un po’ più, ma che mi sono accaparrato a metà prezzo causa svendita (storia vera). Anche l’altra versione però ha una copertina niente male, non so di quanti numeri sarà composta la serie, trattandosi di Kirman penso tanti, però questo è solo il primo quindi non auto conclusivo. Per il resto mille grazie ;-) Cheers

      Elimina
  2. Io ho le orecchie a sventola, ma non sono un eroe nel senso in cui lo intende il mio amico ed ex allievo Bob Kirkman perché se per errore scendo alla fermata successiva della metro e non capisco immediatamente dove mi trovo mi lascio travolgere da uno tsunami di angoscia.
    Ricordo comunque il Capitan America dei seventies che filtrato dalla sensibilità di alcuni cartoonists aveva le orecchie ben aperte ( capitava anche nella sua incarnaz Golden Age quando a Simon e Kirby si affiancavano altri matitisti ndr ). Le orecchie alla Clark Gable sono naturalmente tornate in auge con il Dyd di Stano prima e di Batawap oggi.
    Qualche tempo fa parlavo di nome in codice Canto delle Megattere nel Crepuscolo con Bob mentre cercavamo di capire perchè la carne con chili che avevamo davanti ci ricordava Magica de Spell ( Amelia da noi ndr ) ed il Vesuvio. So che sei un fan quindi ti sussurro che la sua prima idea - da cui si è allontanato thanks to God - era di questo tenore: il Primo Fattore è una specie di Yellow Kid come lo interpreterebbe Malkovich in un film dei Coen con orecchie a parabola che catturano tutti i rumori del multiverso per stemperare la noia che lo perseguita da sempre. Malkokid si imbatte in un canto magico che lo guida ad un ribollente vortice siccome vulcano sospeso nello spazio. Anche il nostro può resistere a tutto meno che alla tentaz e quindi attraversa il varco e
    si ritrova in un mondo dove le forme di vita senziente sono malleabili come formaggio spalmabile e a tutto si adeguano. Nessun dolore, nessuna noia. Malkokid resta a contemplare quella novità non realizzando che è stato mesmerizzato da uno zinzino di quella noia che aveva sempre provato e che si era fatto pensiero senziente e mostro di volizione. Brr. Forse Bob segue una dieta troppo piccante. Ciao ciao

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si forse Bob ci dà dentro, troppo Chili e poco formaggio spalmabile, ma l’idea di Malkokid è una bomba! Che poi le orecchie alal Clark Gable mica sono un difetto, specialmente se devi esplorare un luogo dove i pericoli sono dietro ad ogni angolo ed in cui la musica di fondo ha il suo ruolo fondamentale, e poi hai ragione sono una tendenza fumettistica a cui sta contribuendo anche il nostro Kirkuomo ;-) Cheers!

      Elimina
  3. Sono molto invogliato. Mi frena solo la poca voglia di iniziare una nuova serie. Fosse una cosa limitata, che si sa già che usciranno tot volumi...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche io le preferisco quelle destinate a terminare, che poi sono proprio le serie di cui Kirkman pare allergico, è uno da trame luuuuuuunghe ;-) Cheers

      Elimina
  4. Nel tuo lavoro di servizio di pubblica utilità mi fai conoscere un autore che ignoravo e una saga che mi intriga parecchio. Spero che vada bene nelle vendite: la saldaPress mi sa che sta pubblicando la testata "Aliens" in perdita, quindi se questi prodotti di punta sfondano magari la continuano a tenere aperta :-P

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La storia in effetti non è niente male, purtroppo Kirkam inizia solo trame lunghissime quindi bisogna metterlo in preventivo. I ragazzi della SaldaPress hanno fatto un colpo non da poco acquisendo il catalogo della Aftershock, casa editrice americana che sta sfornando titoli niente male, a breve arriveranno altri titoli sempre usciti qui da noi per SaldaPress, seguo “Aliens” solo dal tuo blog, ma di riflesso sto cercando di contribuire a tenere in piedi la serie ;-) Cheers

      Elimina
  5. Non sembra male, probabilmente arriverà poi anche in edicola spillato, come Manifest Destiny, Witchdoctor o '68,magari lo proverò...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. “Outcast” ha fatto il percorso inverso, prima volumetto da edicola in bianco e nero, poi a colori in volume, molto probabile che arriverà. “’68” mi ispirava parecchio, ho letto l’albo omaggio e non sembrava male. Cheers!

      Elimina
  6. Inizialmente non mi aveva preso la trama ma più andavo avanti con la tua recensione e più mi convincevi.
    Preferisco recuperare prima Invincible e TWD ma ci farò un pensierino in futuro, quando ci sarà un po' più da leggere.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi sembra un ottimo piano, anche perché Kirkman con le sue trame extra lunghe si legge meglio con un po’ di volumi alla volta tutti insieme, ad esempio “Invincible” vorrei recuperarlo anche io, sempre letto a spizzichi e bocconi. Cheers!

      Elimina
  7. Oh, cosa ci fa un mostro di Doom III (e del relativo film) in questo fumetto?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sarà un omaggio del disegnatore? Magari è un videogiocatore. Cheers

      Elimina
  8. Recuperati Invincible a tutti i costi, parte col freno a mano tirato ma già dopo 12 capitoli alza l'asticella a livelli spaziali.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo so lo so, me lo hanno detto in tanti, devo fare il conto dei volumi e buttarmi, per quel poco che ho letto mi piaceva. Cheers

      Elimina