mercoledì 25 luglio 2018

The Endless (2018): Attenti al culto (Living together)


Non so se a Giustino e Aronne devo volergli bene, oppure pensare che siano due Hipster tipo Ti West ma meno arroganti quando rilasciano le interviste. Nel dubbio mi sembrano due tipi a posto, che con Spring avevano dimostrato di avere qualcosa da dire.

Giustino e Aronne sono, Justin Benson e Aaron Moorhead, due che arrivano dall’horror indipendente e che sono fermamente intenzionati a mettere su le radici, girano piccoli film dal budget infinitesimale e sembrano terrorizzati (per non dire schifati) dalle gerarchie di potere che dominano Hollywood, insomma due disallineati che amano tutti i registi giusti, da Carpenter a David Lynch.

I loro film sfuggono alle etichette nel senso che è proprio difficile definirli usando un solo genere, tendenzialmente sono degli horror, perché l’elemento sovrannaturale non manca mai, ma sono anche storie molto concentrate sui personaggi, per questo Spring era una stramba storia d’amore con echi Lovecraftiani, una specie di “Twilight” più furbo, ambientato tra bei paesaggi Italiani che pure noi Italiani, ci sono scordati quanto sono belli.

Insomma i film di Justin Benson e Aaron Moorhead, detti Giustino e Aronne vivono sul singolo momento, ti chiedono di affezionarti ai loro protagonisti e ai loro casini e poi magari se ti va bene e sei in giornata buona, ti restano appiccicati addosso, anche perché i soldi a disposizione sono pochissimi, la voglia di muoversi in territori cinematografici poco battuti non manca, quello che sta nel mezzo è tutto da inventare, e “The Endless” per certi versi è l’apice di questo loro modo di fare cinema, viene da pensare che se non dovessero raccogliere niente, l’alternativa sarà davvero fare i conti con chi i soldi per fare i film li ha davvero, oppure ciao ciao Giustino e Aronne, è stato un piacere.

“Ci siamo persi?” , “Non ci siamo persi, abbiamo solamente terminato il budget!”.
Avete presente le sette? Quei culti che sembrano usciti da un episodio dei Simpson («Grande leader torna! Willy ancora ti ama!») dove qualche santone raduna alcuni fedeli nel deserto, tutti intenti a pregare un disco volante che verrà a salvarci tutti, per poi venire ritrovati morti, tutti vittime di un enorme suicidio di massa? Quelle robe tipo The Sacrament di Ti West (ancora lui, secondo estratto). Ecco “The Endless” sembra un film fatto con l’intenzione di sollevare una questione sociale: Gli ex membri di un culto della morte, possono tornare a vivere e a integrarsi nella nostra società?

Per dirvi di quanto scarso sia il budget a disposizione di Justin Benson e Aaron Moorhead, vi dico che i due protagonisti del film sono i fratelli Smith, Justin e Aaron, interpretati pensate un po’ uno da Justin Benson e l’altro da Aaron Moorhead. Non hanno nemmeno voluto fare uno scherzone e che so, far interpretare Aaron a Justin e Justin ad Aaron, no, Justin interpreta Justin e Aaroon interpreta Aaron. Bravi ragazzi mi piacete così, precisi, ordinati.

Giustino e Aronne, nella parte di Giustino e Aronne.
Justin e Aaron sono sfuggiti da quello che loro definiscono un “UFO death cult”, un culto della morte che venerava chissà che cacchio di disco volante. Sono sopravvissuti grazie ad un colpo di cult, ma da allora la loro fortuna è terminata, nessuno dà lavoro a qualcuno che viveva in una comune nel deserto, e al primo appuntamento con una ragazza non è il massimo parlare della tua infanzia passata in una setta, insomma, se la vivono proprio male e per chiudere un capitolo decidono di tornare nel luogo di culto, del culto, insomma avete capito, la classica premessa da Horror che poi finisce male.

Al loro ritorno però Giustino e Aronne trovano un culto che si sostenta producendo la propria birra, insomma molto diversi dagli invasati religiosi che ricordavano, anche se nei boschi attorno all’accampamento, è innegabile che qualcosa di strano ci sia sul serio, ed è qui che Giustino e Aronne (registi, più che i loro personaggi) si rivelano astutissimi. La toccano piano aprendo il film con una frase di H.P. Lovecraft: “La più antica e potente emozione umana è la paura, e la paura più antica e potente è la paura dell'ignoto”, mettendosi subito dalla parte giusta del referto, quando non hai soldi per mostrare l’orrore vero, meglio fare come il solitario di Providence, che di orrori talmente terribili da essere indescrivibili ne ha fatto vera arte.

La scelta per i protagonisti è vivere come due reietti nella nostra società oppure abbracciare un culto da cui sono scappati per tutta la vita, in questo senso, Justin più che Aaron, sembra il protagonista della canzone “The house of the rising sun” famosissimo pezzo popolare reso celebre dalla versione degli Animals, che proprio Justin sceglie di cantare nella “Serata Karaoke” organizzata dalla setta. Il pentimento e l’infelicità di Justin sono gli stessi del protagonista del pezzo, che cresciuto in una famiglia bene, si sentiva in colpa di trovare conforto solo nella casa (chiusa) che dà il titolo alla canzone, anche se questa è solamente una delle possibili interpretazioni del testo.

Più che “The house of the rising sun” questa è la casa dove hanno lasciato il gas aperto.
Bisogna dire che Justin Benson e Aaron Moorhead, non sono nemmeno così pessimi a recitare, certo non sono due cime, specilmente Moorhead quando il suo personaggio deve fare qualche faccia spaventata risulta un po’ in affanno, ma in generale per essere un film di 111 minuti, i due tengono lo schermo abbastanza bene, sarebbe meglio se si concentrassero sulla loro carriera sul versante della macchina da presa dove le loro facce non si vede, però come esperimento portano a casa il risultato.

Ecco, 111 minuti, il più dei quali riempiti di dialoghi, dialoghi molto ma molto lenti, scandendo bene le parole perché fretta non ne abbiamo e soldi per mostrare cose davvero paurose ancora meno, quindi calma calma ritmo lento. I piccoli momenti horror sono, brevi ma intensi, ecco mi pare questa la definizione giusta.

Perché nei boschi e nei paesaggi semi desertici che circondano la sede della setta, qualcosa di strano è percepibile, non visibile come insegna Lovecraft ma percepibile di sicuro, essendo appassionati di tutti i registi giusti, Justin Benson e Aaron Moorhead intrappolano i loro personaggi in un loop temporale da cui non sembra possibile uscire, ci mettono anche un tizio spaventoso in bicicletta giusto per farci capire che il modello è Il seme della follia di Carpenter, poi però mancano tre o quattro chili di, quello che volete voi, palle, talento, idee, per potersi sedere alla stessa tavola del Maestro.

Cosa strane che accadono, un esempio che non passa inosservato.
Perché “The Endless” più che fare paura, ti chiede immedesimazione con i protagonisti, intrappolati in un loop temporale, METAFORONE della loro condizione di fuggitivi dal culto, da spettatore ti ritrovi più ad essere in ansia per loro che a stare in tensione per quello che vedi, o meglio, percepisci.

Benson e Moorhead usano tutti i trucchi messi a disposizione da un budget minimo, ci mostrano i bordi dei loop temporali come se fossero strani riflessi, e per cercare di dare continuità ad un certo punto, ripescano anche i personaggi del loro primo film, “Resolution” (2012) la storia di un tizio che ne ammanetta un altro in un capanno, nel tentativo di fargli passare la sua insana passione per la droga, ecco, qui ritornano non solo interpretati dagli stessi attori di “Resolution” ma pure i personaggi hanno gli stessi nomi, insomma, un tentativo di creare una continuità interno ai loro film è apprezzabile, però non so quanti abbiano davvero visto “Resolution” ecco.

Qui arriva il mio problema, “The Endless” è un film da consigliare a tutti? No quello no, è un film che secondo me gli appassionati di Lovecraft dovrebbero vedere, perché riesce perfettamente ad incastrarsi in quel tipo di orrore, suggerito più che mostrato tipico del solitario di Providence, inoltre il finale del film è davvero sbrigativo, i due registi creano comunque in certo grado di coinvolgimento, per poi risolvere il tutto, troppo, davvero troppo velocemente, quasi una presa per il cult verrebbe da dire, se non fosse che dopo qualcosa di “The Endless” comunque addosso ti resta appiccicato. Non hai davvero ben capito che cosa hai visto, anche perché il film spiega poco o nulla e forse una vera spiegazione non ce l’ha, però alla fine in qualche modo in questo strano loop ci finisce dentro anche dopo i titoli di coda, se siete disposti a stare al gioco non è malissimo come cosa.

Bisogna dire che questi due ragazzi, le immagini suggestive le sanno dirigere.
Insomma, forse con questo film Justin Benson e Aaron Moorhead hanno raggiunto davvero il limite della loro idea di cinema a bassissimo budget, dovessi fare una scommessa, e mettere un Euro su una coppia di registi horror destinati a fare qualcosa di grosso, resto ancora con Steven Kostanski e Jeremy Gillespie (detti Jerry & Steve in amicizia), quelli di The Void, ma occhio a Giustino e Aronne, anche perché si sa che io con le previsioni sono una frana!

16 commenti:

  1. Ah, never covered (mai coperti) entrambi gli autori, e sono ignaro anche del titolo: meno male che ci sei tu a consigliarmi roba buona ^_^

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    1. Giustino e Aronne sono orgogliosamente indipendenti, hanno dei numeri, quello che non so è quanto possano andare avanti con film a budget invisibile, ma si faranno i loro film un’occhiata la meritano ;-) Cheers!

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  2. Pure con poco budget pare che la fotografia sia molto bella.
    Insomma, questo non lo conosco ma chissà, può piacermi. Visionario abbastanza, mysteryco altrettanto... sperando che non svacchi tra il percepito e l'eccessivamente mostrato.

    Moz-

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    1. No quello non lo fa mai, bisogna solo mettere in conto molte chiacchiere, ma i dialoghi sono ben fatto, secondo me preso dal lato giusto è un film che può piacere ;-) Cheers

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  3. Segnato. E' un genere di film che a me può piacere molto ma alla mia compagna no. Ci faccio un asterisco vicino così mi ricordo che dovrò guardarlo da solo...

    Domanda: con un budget più elevato sarebbe uscito qualcosa di meglio oppure non avrebbe fatto alcuna differenza?

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    1. Penso che abbiano pensato alla storia in base al budget disponibile, Giustino e Aronne sono due ragazzi svegli, con più soldi sarebbe stato un altro film ;-) Non è un modo per evadere la domanda, è proprio che questi ragazzi lavorano così. Cheers!

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  4. Spring ricordo che mi era piaciuto, quindi un'opportunità a questo mi sa che gliela dò a prescindere, se i creatori sono gli stessi. Speriamo in bene!

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    1. Vai vai, se hai già visto "Spring" sai già cosa aspettarti, aspetto il tuo parere ;-) Cheers

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  5. Ignoravo sia la coppia di registi che questi film..forse sono un po' rimasto indietro col genere :)

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    1. I fanatici di horror senza ritorno (tipo il sottoscritto) li conoscono, soprattutto per “Spring”, il film è strano ma meritava parlarne ;-) Cheers

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  6. Ti voglio bene Cass, perché mi tiri fuori Lovecraft e Carpenter, ma secondo me lo hai fatto per trovare forza per vedere un horror così :D. Preferisco i miei scombiccherati film horror con sangue e pastrocchi di regia :D

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    1. Stima e affetto ricambiati, ma non sono io, sono Giustino e Aronne ad averli citati, sono solo un testimone ;-) No, a parte tutti, per un fan di Pietro Di Giacomo come te questo non va bene, abbi pazienza, arriverà anche con qualche titolo più grondante sangue e budella. Cheers!

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  7. A me è piaciuto molto, tanto di più di alcuni horror mediocri di " alto budget" che girano ultimamente, da qualche anno a questa parte. È originale, diverso. Sicuramente lento ma non noioso. Almeno...io l'ho trovato geniale. Bravi! Speriamo di vedere presto un altro loro lavoro🔝

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    1. Lo penso anche io, quei due hanno talento da vendere ;-) Cheers

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  8. A me è piaciuto molto, finalmente un'idea nuova, fresca, priva della classica maleodorante demagogia propagandistica tipica di Hollywood. Da cult le scene del disgraziato intrappolato nel loop brevissimo, gli effetti speciali sono di livello, fotografia e cast sublimi. Il finale è forse sbrigativo? può essere, ma non è quello che rende il film memorabile. La chiave secondo me è da ricercare nell formula matematica che il portavoce della setta tenta inutilmente di risolvere da tempo: è forse la famosa "teoria del tutto" che dovrà rendere compatibili la teoria della relatività di Einstein con la teoria dei Quanti e che renderà possibile provare l'esistenza di un poliuniverso, o "polivers", cioè plurimi universi polidimesionali, alla quale i ricercatori stanno lavorando e viene espressa da una equazione che al momento nessuno è stato ancora in grado di risolvere?

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    1. Ne sono felice, parlo sempre bene di Justin Benson e Aaron Moorhead perché sanno il fatto loro e stanno per fare il salto presentandosi al grande pubblico, ma i loro film indipendenti (nel vero senso della parola) lo sono per davvero. Cheers!

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