giovedì 19 luglio 2018

Luke Cage - Stagione 2: Sarà, ma continuo a preferire Nicolas


Non sono fortunato con le serie in questo periodo, con quella Marvel/Netflix poi, meno che mai, la seconda stagione di Jessica Jones è stata una delusione, quindi speravo che per l’eroe di Harlem Luke Cage, avessero qualche carta buona da giocarsi, com’è andata? Bene ma non benissimo.

Non credo sia obbligatorio buttarla sempre in politica, però cavolo Luke Cage è un personaggio dal potenziale enorme, potresti usarlo per rendere omaggio alla blacksploitation degli anni ’70, magari provando ad adattarla ai giorni nostri, idea complicata ma non impossibile a mio avviso, anche perché un’operazione del genere avrebbe la sua buona fetta di pubblico, ne sono certo.

Poi cavolo, hai Luke Cage, l’eroe di Harlem (quindi NERO), la tentazione di buttarla sul sociale visti i tempi che corrono, specialmente negli stati uniti (non che qui da noi vada tanto meglio…) sarebbe forte, ma purtroppo non si possono criticare le storie per quello che noi vorremmo che fossero, quindi posso limitarmi a criticare la seconda stagione di “Luke Cage” per quello che è, troppo lunga, troppo parlata, e al pari della seconda di Jessica Jones, capace di far sbandare il personaggio, il risultato finale non è disastroso come per la serie personale di “Doppia J”, però sono arrivato al finale con gran fatica, il che è un vero peccato.

"Cosa vi aspettavate che facessi le facce buffe? Sono Luke Cage mica Nicolas Cage".
Dopo essersi riconquistato il suo nome, Luke Cage ora deva fare tutto per mantenerlo, il tema del nome e dell’identità è ricorrente per i personaggi in questa stagione, il nostro protagonista parlando con suo padre, il reverendo Lucas (il compianto Reg E. Cathey, a cui la stagione è dedicata) continua a ripeterli di chiamarlo Luke Cage, e proprio il suo complesso rapporto con il padre è al centro delle turbe del personaggio, mossa da una rabbia che non riesce a controllare e frustrato dalla mancanza del potere per cambiare le cose davvero, ironico per uno che si è guadagnato sul campo il soprannome di “Power Man”.

Si perché apparentemente per Luke Cage tutto dovrebbe andare a gonfie vele, per le strade di Harlem tutti lo fermano per farsi fare un autografo o una selfie, e l’APP “L’eroe di Harlem”, che ti permette di rintracciare Luke in ogni momento, è la più popolare sugli “Smartfoni” del quartiere. Tutta questa deriva “Social” del personaggio sarà pure al passo con i tempi, ma l’ho trovata martellante oltre misura e pure un po’ ridicola, Mike Colter è troppo pacato persino quando deve fare quello che se la tira, vederlo vincere facile delle prove di forza all’inizio del secondo episodio, risulta più irritante che simpatico.

Ecco pure le Selfie! Un po’ di popolarità ed ora pensa di essere LaVar Ball!
Ma il problema di Luke e proprio il potere, non avendo un distintivo non è tenuto a seguire nessuna regola, se non il suo codice morale, per raddrizzare i torti e portare la giustizia nel quartiere, questa tentazione è il filo sottile su cui Cage si ritroverà a correre per tutta la stagione.

L’altra faccia della medaglia è Mariah Dillard (una bravissima Alfre Woodard), che per tutto il tempo si ritrova a ripetere di non essere una Stokes, e a dover fare i conti con le passate generazioni della sua famiglia e all’apporto che hanno dato ad Harlem. Insomma personaggi in cerca di loro stessi, più che in certa d’autore, visto che un autore lo hanno, lo showrunner della serie Cheo Hodari Coker, che presto vedremo alle prese con il seguito di Creed, speriamo bene, perché se vuole buttarla in chiacchiere come ha fatto qui, prevedo una tragedia!

Proposta per un gioco alcolico, si beve ogni volta che lei pronuncia il nome “Stokes”.
Si era notato in Punisher, è diventato palese in Jessica Jones 2, e qui la questione è addirittura drammatica, tredici episodi da 50 minuti l’uno sono davvero troppo per una storia che risulta stiracchiata, gli archi narrativi dei personaggi sono chiari ma brevi, anche la presa di coscienza di "Shades" Alvarez (Theo Rossi) risulta davvero spalmata su troppi minuti di dialoghi. Otto episodi sarebbero più che sufficienti secondo me, eviterebbe tutto quell’infinito chiacchiericcio e i tanti (troppi!) tempi morti.

Per non parlare del cattivo di turno, il Giamaicano (abbastanza) a prova di proiettile Bushmaster (Mustafa Shakir), tutto sommato carismatico quanto basta da non far sentire troppo l’assenza di Cottonmouth il cattivo della prima stagione, ma per scoprire qualcosa di lui bisogna aspettare fino all’episodio flashback a lui dedicato, che arriva solo alla fine (2x11), anzi a ben guardare questa stagione è tutta così, quello che deve accadere, accade negli ultimi tre o quattro episodi, il problema è arrivarci! Penso che tale attesa metterà alla prova chiunque, solo i più motivati potranno farcela, oppure i fan duri e puri di Luke Cage, che in quanto personaggio (un tempo) minore dell’Universo Marvel, non so quanti possano essere davvero.

Quello che succede anche a Superman, quando dimentica di mettersi il costume sotto.
Certo viene dedicato tanto tempo anche a "Misty" Knight (la sempre guardabile Simone Missick), che a sua volta deve ritrovare sé stessa dopo aver perso un braccio alla fine di The Defenders, e qui lo rimpiazza, non usando la tecnologia di Tony Stark come succede nel fumetto, ma quella delle industrie Rand, e per assurdo, proprio Danny Rand è uno dei pochi che riesce a dare una scossa a queste stagione.

La donna dal braccio d'oro di plastica.
Si lo so, il biondino che non sa menare nemmeno una formica, che impersona il maestro di arti marziali, l’Immortale Iron fist, siamo nelle sue mani, anzi, nel suo pugno! L’episodio 2x10 è quello che lo vede entrare in azione assieme a Luke Cage, i loro battibecchi migliorano subito l’andazzo dei dialoghi, e portano anche un minimo di azione nella serie, certo Finn Jones è ancora un ciocco di legno, persino Mike Colter si è sciolto un pochino nelle scene d’azione (anche se sembra ancora un armadio che potreste comprare in un celebre negozio svedese di mobili) ma Jones niente, per fortuna gli hanno sistemato un po’ i capelli, quegli orrendi riccioli alla Justin Timberlake dei tempi d’oro sono scomparsi, almeno quello!

“Ragazzo, stai proprio con il culo per terra se hai bisogno di me per migliorare la tua serie”.
Sarebbe stato più logico dare spazio alla coppia Iron Fist e Power Man, anche se qui entrambi i protagonisti non sanno dare un pugno come si deve, la stagione aumenta di interesse a vedere quei due insieme a risolvere torti per le strade di Harlem, purtroppo niente, si torna presto ai tormenti personali di Luke Cage.

Perdendo anche lungo la strada Claire Temple (una Rosario Dawson largamente sottoutilizzata) il nostro Luke deve fare i conti con il lato oscuro del potere, il finale che non vi rivelo fa largamente sbandare il personaggio rispetto ai suoi binari soliti, lo scenario è interessante bisogna dirlo, però il bello di Luke Cage è il suo essere l’eroe del popolo, quello con la testa alta, non un incravattato dietro ad una scrivania, e se anche questa svolta potrebbe risultare interessante per la stagione numero tre, per arrivarci bisogna sopravvivere a valanghe di noia ed un infinito bla bla bla, che non mi fa certo sperare che la prossima stagione inizi presto, anzi, tutt’altro!

Anche perché Mike Colter è un attore flemmatico nelle scene d’azione, ma pure in quelle drammatiche, e dovendo mostrarci i drammi interiori di Luke Cage, spesso mostra il fianco specialmente accanto ad attori ben più bravi di lui a recitare scene drammatiche, Reg E. Cathey alla sua veneranda età lo batte facile, e Rosario Dawson semplicemente lo rimanda a scuola, quindi anche qui, bene ma non benissimo.

Ciao Reg, ci vediamo nella prossima replica di "The Wire".
Quello che sono riusciti a mantenere intatto dalla prima stagione, è l’omaggio alla musica di Harlem, la cultura nera un po’ meno rispetto alla stagione uno, ma la musica si, motivo per cui ribadisco, ci sarebbero gli estremi per la blacksploitation 2.0 cavolo, la Marvel ha fatto soldoni con quella schifezzetta di Black Panther, perché non potrebbe farlo con Luke Cage, uno che ha tutto per portare avanti la tradizione dei vari Shaft e SuperFly.

Insomma la seconda stagione di Luke Cage non è il disastro di cui ho sentito parlare, ma da qui a dirvi che è bella non me la sento proprio, ribadisco tempi duri! Prossimo della lista? Iron Fist stagione 2, Auch! Considerando quanto è stata demolita la prima, vedo ancora parecchie nubi all’orizzonte per questa serie targate Marvel e Netflix.

12 commenti:

  1. La sto guardando e sono solo al quinto episodio quindi non leggo. Mi sembra meglio della prima stagione, ma la fatica nel portare a termine gli episodi é ancora piuttosto grande...

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    1. Dal quinto in poi ho faticato anche di più, spero che per te non sarà così, però davvero, troppi minuti, troppe chiacchiere, non ci siamo! Cheers

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  2. Concordo in pieno, io mi sono trovato in difficoltà con gli ultimi tre episodi, tutta la prima parte l’ho seguita con la voglia di vedere subito l’episodio successivo, forse anche spinto dalla curiosità di vedere Iron Fist in azione!

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    1. Mi consoli, non sono il solo allora, hanno degli eroi urbani e non gli fanno fare l'unica cosa che dovrebbero: menare i cattivi per strada! ;-) Cheers

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  3. È quasi incredibile come le serie Marvel Netflix siano passate in pochissimo tempo da "madonna non vedo 'ora" a "che palle un' altra stagione"...

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    1. Un crollo quasi verticale, "Jessica Jones 2" resta peggiore, ma pure questa ha portato il personaggio in territori, oltre che pallosi, pure poco adatti a Luke Cage, spero non sia una tendenza, ma visto che la prossima sarà "Iron Fist 2"... Gulp! Cheers

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  4. Passo. Tutti i Defenders li ho saltati senza troppi rimpianti tranne le due stagioni di DD (e pure su quelle ne avrei un bel po' da dire...).
    Leggendo qua e là ho guadagnato tempo prezioso. Quoto Michele Borgogni qua sopra: da mito a zero (giusto per stare dalle parti di Jim Carrey) in brevissimo tempo.

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    1. Purtroppo il calo qualitativo è sotto gli occhi di tutti, non lo so penso che ci vorrebbe davvero poco per far funzionare questi eroi urbani, ma al momento così, non vanno proprio. Cheers!

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  5. Bel blog! Hai Twitter? Andrea (www.andrearicca.it)

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    1. Ciao Andrea, benvenuto sulla Bara Volante! ;-) No, per ora mi limito ad infestare questa pagine e il Faccialibro, grazie per il link, passerò a trovarti! Cheers

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  6. Eh, sarebbe davvero bello se funzionasse come blaxploitation rinnovata. Ma così non è, mi par di capire.
    A me questi telefilm non attirano per niente... e sai perché? perché ecco, ormai se vuoi destare il mio interesse devi fare una operazione simpatica, se la butti nei comics.
    Ma poi non si capisce manco una cosa: queste storie sono o no nel MCU?

    Moz-

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    1. Sono parte dell'MCU, ma secondo me, per motivi di budget non possono permettersi una connessione decisa, traduzione, Sam Jackson o Robert Downey Jr. anche in ciabatte per un cameo di due minuti non vengono giù ;-) Dovrebbero buttarla più in caciara, puoi fare una stagione intera di Luke Cage, senza citare mai il concetto di "Eroe in vendita"? Bah, mi pare assurdo, è la sua peculiarità. Cheers!

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