giovedì 26 luglio 2018

Brazil (1985): 1984 ½


Ormai qualche tempo fa, scrivendo di La Cosa di John Carpenter, ipotizzavo uno scenario apocalittico: i miei cari rapiti, legati e appesi come salami sopra un tritacarnone gigante, cinque secondi di tempo per rispondere ad una semplice domanda e salvar loro la vita: «Qual è il tuo film preferito?». La domanda semi-impossibile per un cinefilo che per me ha due possibili risposte da dare di getto, almeno senza poi vergognarmi dopo, il primo titolo ormai lo sapete, il secondo è il protagonista del nuovo capitolo della rubrica… Gilliamesque!

Avete notato come ogni pezzo su “Brazil” preveda un capoverso in cui si risponde alla domanda “Che cosa è Brazil?". Non so come mai, una forma di omologazione che sarebbe piaciuta ai grigi burocrati della pellicola, in fondo anche nei contenuti speciali del dvd trovate una gustosa “Featurette” in cui cast e regista provano a rispondere alla domanda, quindi, prima che qualcuno mi chieda se ho il modulo 27B/6 ci provo anche io. Che cosa è Brazil? Oltre alla pietra angolare della filmografia di Terry Gilliam, uno dei migliori film degli anni ’80 e forse il mio film preferito intendete dire? Beh, per me “Brazil” è molto di più, in questo film c’è tutto quello per cui vale la pena vivere e tutto quello di cui bisognerebbe avere paura, tutto questo per me è il film di Gilliam, inoltre, vi darò una risposta alla domanda che potete trovare solo qui sopra: che cosa è “Brazil? È un Classido!
Non so voi, ma io ho l’orticaria nei confronti delle lungaggini tipiche della burocrazia, non ho mai sopportato che per fare una roba da dieci minuti, sia prima necessario firmare, timbrare e vidimare un plico di fogli di carta. Nel mio estremo (e anche piuttosto inutile) tentativo di resistere, al lavoro quando alzo la testa vicino al computer ho una foto di Archibald Tuttle («Chiamami Harry») che mi guarda spavaldo con sotto la sua frase motivazionale dedicata ai tutti i maledetti moduli 27B/6 di questo mondo, non serve a molto lo so, ma è il mio modo di ricordarmi di cercare di non farmi sommergere dai fogli di carta, invischiato a morte nella burocrazia.

STORIA VERA!
La stessa burocrazia che Terry Gilliam ha sempre sfidato, fin da quanto tutti i Monty Python hanno seguito le loro carriera, dopo l’enorme successo del loro ultimo film Il senso della vita. Quella di Gilliam è stata costellata di intoppi e problemi burocratici, una continua lotta contro i mulini a vento di Hollywood che hanno sempre cercato di ostacolarlo o di “piallare” i suoi film, considerati troppo strambi per i gusti del pubblico. Per l’unico Python non inglese (almeno fino al 2006), una missione degna di Don Chisciotte da cui non si è mai tirato indietro, senza mai abdicare la sua profonda convinzione di dover fare cinema che esaltasse il potere della fantasia e dell’immaginazione: pochi compromessi, tanta testa dura, meno burocrazia possibile e la sfiga, da affrontare con il sorriso. Come si fa a non ammirare uno così, io proprio non lo so.

Terry sta pensando a tutti i fogli di carta sparsi che bisognerà raccogliere una volta finito di girare.
La mistica di “Brazil” prevede una storiella che potrebbe essere vera (e forse lo è) o magari è una fantasia come quelle di Sam Lowry ed inizia a Port Talbot, una cittadina metallurgica sulla costa del Galles, così grigia di polvere d’acciaio che persino le spiagge ne sono ricoperte, il tempo gallese, poi, impietoso non aiuta, grigio sopra, grigio sotto, ma quel giorno a Port Talbot Terry vide un tizio, che con una radio portatile ascoltava felice un motivetto tipo "Aquarela do Brasil", allegro malgrado il luogo, il tempo e i tempi grigi. Qui è nato “Brazil” e anche la mia passione per la musica fuori contesto, se può interessarvi.

A ben guardarlo, “Brazil” è una storia molto semplice, di fatto è il più classico dei “Un ragazzo incontra una ragazza”, sì, perché un errore burocratico turba il mite impiegatuccio Sam Lowry, tanto da spingerlo ad usare la sua conoscenza del SISTEMA, quello impeccabile che non fa mai errori (salvo uccidere persone per una “B” al posto di una “T” nel nome) per cercare di porvi rimedio, il nostro mette in moto una serie di eventi che lo porteranno ad incontrare la ragazza dei suoi sogni e perdere la testa, in quest’ordine e nel senso letterale del termine!

Per i tradizionali titoli di testa, oggi mi gioco anche le luci al neon.
La sceneggiatura è stato il primo banco di prova della testardaggine di Gilliam, “Brazil” è stato il primo film in cui il regista originario di Minneapolis ha iniziato a circondarsi di tecnici e collaboratori che non fossero quelli storici dei Monty Python, se escludiamo Michael Palin, amicone i Terry e suo storico compare di pellicole. Quindi, nel tentativo di dare una forma alla sceneggiatura, la Universal Pictures lo accoppia col pragmatico Tom Stoppard, i due insieme? Il diavolo e l’acqua santa: Terry voleva dar sfogo alla sua creatività, Stoppard cercava di limare e tagliare, a fare da mediatore ci pensa Charles McKeown, uno che ha conosciuto Gilliam sul set di Brian di Nazareth.

Il risultato finale è perfetto per ritmo ed equilibrio tra le due anime del film, un inno alla fantasia come unica vera risposta ad un totalitarismo in cui la distopia è ottenuta grazie alla burocrazia ed io ho spiegato il concetto grazie ad una rima, toh! Jack Mathews autore del libro pubblicato nel 1987 “The Battle of Brazil: Terry Gilliam v. Universal”, lo ha definito una satira su un mondo industriale ed eccessivamente burocratico, io mi permetto di aggiungere che è anche la risposta di Gilliam a tutti reazionari in giacca e cravatta capaci di lasciarti lì a morire se non hanno i loro foglietti firmati, ma anche un monito a tutte le teste calde che pensano di poterli battere e che, comunque, si ostineranno a farlo.

Burocrazia, l’ultimo vero mulino a vento contro cui scornarsi.
Se Jabberwocky era un omaggio a Lewis Carroll e I banditi del tempo in parte a Tolkien, tutti sanno che “Brazil” è un adattamento del capolavoro di George Orwell “1984”… Sbagliato! “Brazil” riesce, a mio avviso, molto meglio del film “Orwell 1984” con Giovanni Ferito come protagonista, a cogliere lo spirito del capolavoro Orwelliano, portando in scena le sensazioni (spesso di terrore) che si provano leggendo il libro e se non fosse stato proprio per qualche problema burocratico che vedremo più avanti, sarebbe pure uscito nei cinema proprio nel 1984. Orwell per Gilliam è un falso modello, perché il legame tra burocrazia e spersonalizzazione dell’essere umano è totalmente originale, inoltre l’approccio di Gilliam è molto più caloroso e ricco di satira, per Terry la società di questo strano futuro collocato da qualche parte nel ventesimo secolo, è andata sotto bevendo dall’idrante perché l’individuo ha perso la sua capacità di sognare e ha lasciato che la burocrazia diventasse l’unica forma di controllo.

“Va tutto bene, sguardo in avanti, due più due fa cinque…”.
Fin dai primissimi minuti di film (quelli che, lo dico sempre, ne determinano tutto l’andamento), programmi scemi in tv e poi BOOM! Una bomba, Gilliam con il suo futurismo ha saputo anticipare un futuro prossimo, in cui ogni due minuti un attentato distrugge qualcosa e per le persone è talmente normale che si va avanti a fare shopping natalizio o a ordinare la cena, al massimo si chiede all’orchestra di suonare più forte per coprire il rumore, vi ricorda niente tutto questo? A me sembra tutto fin troppo attuale.

“Per dolce cosa avete?” , “Panna cotta, crema catalana oppure un ottimo attacco terroristico”.
Gilliam mescola Orwell e Fellini in parti uguali, tanto che il titolo originale del film, quello che ho voluto omaggiare con questo post, doveva proprio essere “1984 ½”, cambiato quando Terry si è deciso a dare ascolto al grande Michael Kamen e ad utilizzare “Aquarela do Brasil" in modo massiccio. Il pezzo fa da ossatura alla colonna sonora del film, ennesima intuizione geniale di un film pieno di genio, perché in questo futuro fin troppo simile al nostro presente, tutti fischiettano “Brazil” per cercare di evadere dalla realtà (come faccio io spesso) e il motivetto si sente in tutte le versioni possibili, sulle pulsantiere degli ascensori o in tono drammatico, suonato con il basso tuba nel cupo e bellissimo finale.

Non so voi, ma io Godzilla lo ricordavo un po' diverso.
Ma è dal punto di vista visivo che Terry Gilliam mena il suo colpo più duro: la fotografia di Roger Pratt (un altro che vedrete tornare in questa rubrica) è perfetta, così come la costruzione di questo mondo, in cui il Sole non si vede mai, solo nell’unico (breve) momento di felicità tra Sam e Jill, ma per il resto a dominare sono geometrie austere, ispirate al espressionismo tedesco (tenetemi l’icona aperta su questo che più avanti ci torniamo) che creano un Futurismo retrò ancora attuale perché sospeso nel tempo.

Ma anche i costumi per me sono usati in modo espressivo, la sicurezza negli uffici è un vero e proprio esercito con divise ed elmetti fascisti, ma di fatto tutti hanno una divisa, Sam Lowry ha un completo grigio che deve sostituire con uno più elegante, ma sempre grigio, quando accetta (più per necessità che per voglia) la promozione al famigerato reparto recupero informazioni. Un non tanto coraggioso nuovo mondo dove persino l’assistenza ti bullizza se non gli chiedi di vedere il famigerato modulo 27B/6 che sembra il lascia passare A28 di Asterix, solo molto più spaventoso. Per altro, Gilliam ha convinto Bob Hoskins a fare una particina in un ruolo da Super Mario ante litteram, cosa vi dico sempre del Futurismo di Gilliam?

Bob con quella visiera, puoi anche dire delle grandi verità ma è difficile crederti.
La regia di Gilliam è perfetta, i movimenti di macchina da presa e l’uso massiccio delle lenti grandangolari è impeccabile, più Sam Lowry si perde nei meandri della storia e degli uffici, più le geometrie intorno a lui diventano opprimenti, tutta la parte onirica è meravigliosa, così orgogliosamente posticcia da risultare la perfetta messa in scena del sogno di fuga e d’amore di uno che giunto a metà della sua vita, sogna una via di fuga dalla burocrazia rappresentata da una donna angelicata da soccorrere come un eroe in armatura scintillante.

Una fantasia adolescenziale, anche un po’ naif se proprio vogliamo.
La realtà di Sam, invece, è ben più grottesca, trovo geniale il personaggio di Ian Holm, il capo che non ti fa fare carriera perché senza di te sarebbe sperso e poi dovrebbe prendersi lui delle responsabilità! Andiamo, quante volte sul posto di lavoro vi siete trovato davanti a qualcuno afflitto dal problema del “Polso floscio” quando è il momento di mettere una firma?

“Per licenziare Cassidy serve solo una sua firma” , “Dannazione! Ci tocca tenercelo ancora!”. 
L’assegnazione dei ruoli è azzeccatissima, pare che Gilliam abbia telefonato a Katherine Helmond dicendole: «Ho un ruolo mica male per te, ti piacerà» prima di affidarle Ida Lowry, la madre di Sam che con la sua mania per la chirurgia plastica, ringiovanisce ogni volta che entra in scena e anticipa la mania tutta moderna per ritocchi e ritocchini, altra profezia di Terry che qui risulta una trovata grottesca e che per noi, nella nostra realtà spesso grigia come il futuro di “Brazil”, è del tutto normale.

“Una tiratina è sarà uguale ad una diva di Hollywood” , “Quale?”, “Una qualunque, dopo il botox sono tutte uguali”.
Nel corso della rubrica vedremo come Gilliam sia anche un ottimo regista di attori, ma è proprio con Sam Lowry che Terry firma il suo capolavoro: affidare la parte a Jonathan Pryce è stato come mettere i soldi in banca. Con il suo sguardo sempre terrorizzato e mai rivolto al presente e quella vocina flebile, l’attore Gallese non è mai stato più bravo di così (per sua stessa ammissione). Sam Lowry è il perfetto eroe contro voglia Gilliamesco, uno con ambizioni modeste come il Dennis di Jabberwocky, ma capace di lasciarsi coinvolgere dal potere dell’immaginazione come il Kevin di I banditi del tempo, per me la scena che lo riassume al meglio è quando, scappando con Jill e fingendosi un alto papavero del reparto recupero informazioni, perde i fogli per strada e viene allegramente cazziato da una signora che gli dice cosine tenere tipo «Maiale straniero analfabeta, vieni qui a sporcare le nostre strade» (ehm, a proposito di sinistri legami con il presente…), questo essere beccato in un momento in cui si dimostra tutt’altro che perfetto come è di solito, lo manda totalmente in crisi, tanto da colpire il suo inconscio, il dettaglio dei fogli persi per strada e del cestino in cui gettarli tornerà potente nel finale, ma è anche il momento in cui Sam perde ogni inibizione e si fa più spavaldo, infatti un minuto dopo lo vediamo imitare Spider-Man appeso al cofano nel camion di Jill.

Una menzione tutta speciale la merita il tecnico dei condizionatori Tuttle, un elettri-terrorista un po’ Robin Hood e un po’ Batman, uno che offre aiuto, ma rifiuta tutta la burocrazia, in pratica l’anti Sam Lowry che, non a caso, lo elegge a mito personale iniziando a canticchiare lui stesso la canzone fischiettata da Tuttle. Robert De Niro voleva a tutti i costi interpretare Jack Lint, personaggio che Terry aveva già promesso a Michael Palin e che per me rappresenta una scelta di casting azzeccatissima, per fortuna spiegando al grande attore il ruolo altamente simbolico di Tuttle, è riuscito a convincerlo, altrimenti mi sarei trovato Michael Palin vestito da ninja a fissarmi tutti i giorni sul posto di lavoro!

“Perché Cassidy? Non sei forse contento di vedermi tutti i giorni per i prossimi quarant’anni?”.
Il film è talmente perfetto che, ovviamente, la Universal voleva modificarlo! “Brazil” è uscito solo nel 1985 perché il produttore Sid Sheinberg pensava che il finale fosse troppo pessimista per il pubblico, quindi fece rimontare il film in una specie di versione accorciata che possiamo riassumere così: L’amore trionfa! Insomma: una palla caramellosa inguardabile. Secondo voi, uno malleabile come Gilliam cosa poteva fare? Una sola cosa: ribellarsi!

Terry acquistò una pagina intera della rivista Variety, per pubblicare una lettera aperta in cui chiedeva a Sheinberg: Hey Sid? Quando farai uscire il mio film? (storia vera), ma niente, nemmeno presentarsi nei vari programmi trascinandosi dietro un ben poco convinto Bob De Niro servì a nulla. “Brazil” sembrava destinato a finire masticato, triturato e vomitato fuori dal sistema che Gilliam tanto odiava. Almeno fino all’invito della University of Southern California che chiese a Gilliam di tenere una presentazione per i suoi studenti, Terry astuto come una faina, ottenne il permesso dalla Universal di mostrare ai ragazzi qualche minuto del suo nuovo film, mossa che equivale a chiedere di vedere il modulo 27B/6, perché ottenuta l’approvazione Gilliam cosa fa? Quello che vuole, ovvio! Non solo mostra agli studenti il film intero con il suo montaggio completo, ma poi organizza due settimane di repliche illegali e gratuite sperando nel passaparola. Proprio ad una di queste repliche partecipa un membro della Los Angeles Film Critics Association che mette “Brazil” in lizza tra i migliori film dell’anno e costringe Sid Sheinberg a farlo uscire nei cinema nella versione pensata da Gilliam. Il film e il suo regista hanno sfidato il sistema e grazie ad una testa molto, ma molto dura hanno vinto!

Jonathan Pryce l'eroe Gilliamesco controvoglia definitivo.
Quando penso a quelle sequenze cinematografiche perfette, penso sempre ai primi venti minuti di Conan il Barbaro e all’ultimo quarto d’ora di “Brazil” che è crudele, ma bellissimo, un continuo strattonare lo spettatore per la giacchetta non per il suo piacere, ma per il suo bene. Il finale di “Brazil” è una lunga sequenza che va in crescendo, che mescola la realtà del racconto e la nostra percezione di esso, all’inconscio del protagonista che terrorizzato si aggrappa alla sua fantasia per non precipitare nell’orrore. Con la sua regia ed un montaggio impeccabile, Gilliam ricrea alla perfezione la struttura a scatole cinesi tipica dei sogni, o degli incubi visto come i momenti di speranza e di perdizione per il protagonista si alternano dando continue illusioni anche a noi spettatori.

Come mi sento quando devo compilare più di due fogli.
Amo il modo in cui Gilliam sceglie di far entrare in scena Jack Lint con il volto coperto da quella maschera inquietante e poi si affida al linguaggio del corpo di Michael Palin per farci capire che Jack non vorrebbe dover torturare il suo amico, ma lo farà perché l’alternativa è ben peggiore. In questo senso, affidare a Palin, il Monty Python buono, la parte dell’amico bastardo è un colpo di genio esattamente come usare un pezzo allegrotto opposto a simmetrie sterili ed austere. Trovo che questi siano i due o tre migliori minuti di recitazione di un attore bravissimo come Palin che senza poter contare sull’espressività del volto, ma solo con il linguaggio del corpo, ci racconta il dramma di un personaggio che è un ingranaggio del sistema. Fateci caso: Palin in questa scena in faccia non si vede mai, escludendo i momenti “Onirici”, anche quando si solleva la maschera, noi (ma soprattutto Sam) in faccia non lo vediamo, visto che il volto è coperto dalla mano sul microfono.

Fun Fact: La maschera è la copia di una portata a casa dalla signora Gilliam in regalo per il suo piccolo bimbo Terry (brava, bei regali!).
Da qui in poi la fantasia e l’inconscio di Sam Lowry arriva a salvarlo dal dolore e dall’orrore e lo fa sotto forma del suo eroe, Tuttle, che entra spavaldo e lo porta via, anche se la segretaria continua a dattilografare le urla (di Sam) durante la tortura. Pian piano Gilliam ci arrotola il tappeto sotto i piedi e prima trasforma il finale in una fantasia eroica e cinefili, che può permettersi di citare anche la scena della scalinata di “La corazzata Potëmkin” (Quella di Ėjzenštejn, non quella di Fantozzi!) così posso chiudere quell’icona sull’Espressionismo tedesco lasciata aperta lassù. Ma l’inconscio di Sam è in movimento, tutto quello che ha visto lotta per emergere, tanto che sua madre gli compare ormai giovanissima dopo chissà quanti ritocchi estetici e con il volto di Jill, chissà cosa penserebbe Sigmund Freud di tutto questo.

“Gli stivali dei soldati!”

“L'occhio della madre!”

“La carrozzella col bambino!”
Ogni dettaglio che ha sconvolto Sam torna a grattare la porta, persino i fogli persi per strada, quelli per cui l’amabile signora lo ha cazziato per strada, tornano e si portano via per sempre Tuttle. Persa una figura salvifica l’immaginario di Sam si rivolge ad un’altra, ovvero la donna angelica Jill che con il suo camion lo porta via, un’ideale cavalcata verso il tramonto con la sua bella, che proprio come per Dennis in Jabberwocky è un finto lieto fine, perché per sfuggire ad un mondo di grigi burocrati senza cuore, l’unico modo è abbracciare la propria immaginazione per sempre, anche a costo di impazzire. A volte un sorriso, la tua fantasia e una musichina allegra da canticchiare quando di allegro non è rimasto davvero più niente, è tutto quello che ti resta.

Per tutto il tempo i personaggi del film e in particolare il suo capo il signor Kurtzmann, si chiedono se qualcuno ha visto Sam Lowry, noi lo abbiamo visto di sicuro, anche se ormai se n'è andato, ve lo siete fatti sfuggire bastardi. Quello che resta di lui è un motivetto agrodolce da fischiettare e un capolavoro della storia del cinema.

Per tanti "Aquarela do Brasil" è un pezzo allegro. Gli altri hanno visto “Brazil” (ci abbiamo guadagnato noi credetemi).
La settimana prossima, ospiteremo una doverosa incursione in questa rubrica, abbiamo un compleanno che ci aspetta, voi parlare spagnolo per caso?

32 commenti:

  1. Che spettacolo, una recensione da applauso ^_^
    Io ho visto il film non so più quando e non mi ha preso, ma onestamente credo di aver sbagliato il momento: dovrei assolutamente rivederlo. E dopo una recensione così accorata come si fa a resistere? ;-)

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    1. Ti ringrazio molto, davvero di cuore, è uno dei miei film preferiti di sempre, ci tengo molto ;-)
      Penso che essendo così unico nel suo genere, un minimo di contesto serva per inquadrarlo, ma quando hai voglia dagli un’altra possibilità, è un film che ha anche la caratteristica di migliorare con il numero di visioni ;-) Cheers!

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  2. Intanto complimenti per la recensione. Credo sia uno dei tuoi migliori post in assoluto. Si percepisce quanto tu tenga a questo film, quindi bravo Cassidy! Peccato che alcune riflessioni che mi ero preparato le hai già buttate giù tu e quindi ciccia... Si vede che le mente geniali come noi due pensano all'unisono! :-D

    Comunque questa è anche una delle mie pellicole preferite in assoluto (diciamo che nella Top 10 c'è sicuramente) e il perchè l'hai spiegato alla perfezione nel pezzo. Ottimi attori che offrono una prestazione magistrale diretti da un Gilliam mai più così ispirato. Il tutto a servizio di una storia che è un mix di realtà, fantasia, satira, commedia amara e grottesta nonché drammaticità che ha pochi eguali in tutta la storia del cinema. Un gioco di equilibri e di incastri meraviglioso. Devo essere però sincero al 100%. La prima volta che vidi "Brazil" non mi prese granché. Forse non ero pronto o forse non ero così maturo da cogliere i vari strati di lettura e le metafore di Gilliam. Ma siccome lo vedevo spesso in cima alle varie classifiche di gradimento, lo recuperai e la seconda volta ne rimasi folgorato.

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    1. Cinque altissimo compare! :-D Ti ringrazio molto, mi fa estremamente piacere perché temevo di aver menato un po’ troppo il can per l’aia (ma povero cane!) per eccesso si passione per il film, mille grazie davvero!

      Bravo perché mi hai tirato fuori una questione importante, per me è stato amore a prima vista ma mi rendo conto che questo film soffre un po’ dello stesso problema che ha anche “Blade Runner”, enormi aspettative, tutti quelli che non hanno potuto vederlo all’uscita, ne hanno sicuramente sentito parlare in maniera leggendaria, ad esempio per me la prima visione di “Blade Runner” è stata proprio così, un “Bello ma…”, invece “Brazil” no, si vede che il perfetto equilibrio tra satira (quindi commedia) e tragedia si è rivelato subito nelle mie corde, però non sei il primo che me lo dice, grazie per aver portato la questione, era importante trattarla. Cheers!

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  3. Ho letto tutto d'un fiato e stavo iniziando ad andare in debito d'ossigeno!
    Non sapevo la storia dell'uscita nelle sale e del truschino usato da TG per farlo uscire come voleva lui.
    Sapevo invece del titolo e ti dirò che non sarebbe stato male quel 1984 1/2, anche se la scelta di buttarla su un apparente nonsense (che poi invece senso ce l'ha) può dirsi azzeccata...
    Anche il nostro Paolo ama questo film, se non ricordo male l'aveva messo al primo posto della sua top20 fantascienza e ciò ha contribuito a fargli avere una buona posizione finale nella classifica complessiva...
    Come darvi torto del resto!
    Grande cas e a presto!
    Vincenzo

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    1. Ahaaha sì, in effetti sono arrivato proprio al limite della lunghezza massima che mi auto impongo per i post ;-) anche secondo me “1984 ½” sarebbe stato un bel titolo, ma alla fine dare enfasi sul tema musicale fin dal titolo è stata un’ottima idea. Se ti interessa approfondire, il libro sullo scontro tra la produzione e Terry è una gran lettura. Mi ricordo che piaceva anche dalle vostre parti, ma io sono schifosamente di parte quando si tratta di “Brazil”. Grazie a te! Cheers

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  4. Non sapevo tutta la storia del finale! Che genio :D
    Film magnifico. Lo vidi a sedici anni e mi conquistò, tanto che proposi la visione in classe - ma prevedibilmente andò malissimo...

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    1. No, è il classico film che puoi anche consigliare a tutti, ma alla fine malgrado sia veramente perfetto in tutte le sue parti, arriva solo a quelli con una certa predisposizione a questo rarissimo miscuglio di momenti onirici e grotteschi, malinconia e ironia, è difficile da spiegare perché è una faccenda molto soggettiva, ma sapevo di poterti contare tra gli estimatori ;-) Cheers!

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  5. Con un regalo così i figli ti crescono serial killer.
    Comunque, penso che questo sia IL capolavoro, senza se e senza ma.
    Visionario, grottesco, metaforico... tutto.

    Moz-

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    1. Oh davvero! Per altro la signora Gilliam era super religiosa, il figlio l’ha sempre definita al limite del fanatismo, chissà cosa ci ha visto in una maschera così, magari la trovava davvero carina… Brrr!
      Lo penso anche io, non è facile scegliere un film preferito, quando sei molo appassionato di cinema, ma questo è uno di quelli che si avvicina di più ;-) Cheers!

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  6. Che capolavoro!
    Conobbi i film di Terry solo grazie a Tideland.
    In seguito a quel film mi lanciai nel recupero totale delle sue opere e fu amore a prima vista proprio grazie a Brazil.

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    1. “Tideland” è bellissimo e non vedo l’ora di scriverne, sapevo che anche tu eri un appassionato del cinema di Gilliam, “Brazil” ha un passo in più, ma i film del buon Terry mi piacciono tutti ;-) Cheers

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  7. "Futuri distopici e dove trovarli" (oppure "Futuri distopici e come arrivarci") Brazil si potrebbe riassumere anche così. Uno dei miei film preferiti in assoluto sin dalla prima visione (ricordo che lo rividi diverse volte nel giro di un paio di giorni). Oltre al sempiterno conflitto con la burocrazia, una delle cose più rilevanti nel vederlo oggi è proprio quel dettaglio sugli attentati terroristici, entrati nella normalità, con la gente acquiescente ad uno stato di polizia. Brazil è uno di quei film fuori dal tempo, in qualunque epoca lo vedi (e lo vedremo, ahimè) continuerà ad essere attuale in ogni sua parte. E' una specie di dissezione pezzo per pezzo delle società umane (della società occidentale, ma forse non solo di questa).

    Sempre sia lodato il carattere di Gilliam che gli permise di farlo uscire con quel finale lì che è il più bello e duro che si sia mai visto.
    C'è anche una spruzzata di complesso edipico, con la madre che continuando a ringiovanire finirà per essere identica all'amata, giusto per non farsi mancare niente.
    Peccato che un film come questo sia praticamente sconosciuto e noto a una minoranza di pubblico.

    p.s. bro-fist Cass, si sente che il pezzo è stato scritto con l'anima.

    Bob.

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    1. "Futuri distopici e dove trovarli" è il titolo più bello possibile. Dici bene è un film sinistro per il modo in cui ha saputo anticipare il futuro, che ormai è il nostro presente, il suo essere così sospeso in un tempo indefinito poi, lo rende purtroppo, mi tocca dire purtroppo, sempre al passo con i nostri brutti tempi.

      Tutta la sequenza finale per me è magistrale, roba da conservare in un museo (per dirla come al solito alla Indy), l’edipo poi è un colpo di classe, nel senso che aumenta il livello di inquietudine di un finale già spaventoso di sui. Per assurdo è così famoso nel suo venir continuamente citato, che quello che lo considerano davvero la pietra miliare che è, non sono poi così tanto, anche Gilliam viene ricordato solo come “Quello di Brazil”, corretto, ma largamente riduttivo.

      Grazie mille… rispondo con un enorme Bro-fist! ;-) Cheers

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  8. Ho letto tra le righe tutto l'amore cinefilo che provi verso questo capolavoro.
    Uno spettacolo di recensione per un film spettacolare!
    Sono d'accordo anch'io che "Brasil" sia migliore della trasposizione "1984" uscita giusto giusto l'anno prima. Un film veramente innovativo, creativo, sarcastico e critico come non mai.
    Dove posso firmare per confermare tutto ciò? XD

    Ps: Sapevo avresti citato Asterix, era venuto in mente anche a me!

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    1. Si vede tanto eh? Grazie mille davvero ;-) Un film unico, giuro che non ti chiederò di firmare un modulo 27B/6, lo prometto! Bro-Fist per Asterix, sono felice che sia stata colta la citazione ;-) Cheers!

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  9. Risposte
    1. Una pietra miliare, non mi stancherà mai questo film ;-) Cheers

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  10. Mai visto e né sentito nominare e da quel che leggo mi merito di stare tutta la notte genuflesso sui ceci!
    Mi segno anche questo, anche solo per come me lo leghi a Orwell, magari ricevo il perdono. Poi c'è lo zio di Ryan Gosling (o uno che gli somiglia).
    La maschera regalata al figlio è roba da farti entrare in terapia per anni.
    Bob con quella visiera è tra il comico e il grottesco... peggio del suo ruolo come Super Mario!

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    1. Bob era giù una specie di Super Mario qui, genio futurista di Gilliam. Inutile girarci attorno, devi vedere questo film, super, iper, mega consigliato :-D Poi fammi sapere come lo hai trovato, sono molto curioso ;-) Cheers

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  11. caro casssidy se c'è una cosa che apprrezzo in te è che anche se non si è d'accordo si può parlare tranquillamente con te.

    cosa dici sempre dei primi 5 minuti di un film??

    ecco io tanti anni fa non senza sforzi riuscii a procurarmi il vhs di brazil.

    misi il vhs nel videoregistratore e dopo 4 minuti estrassi il vhs e lo restituii a chi di dovere senza rimpianti.



    ho avuto grosso modo la stessa reazione con 8 e 1/2 di fellini.

    di gilliam ho visto solo l'esercito delle 12 scimmie: voto 6.

    sicuri che rimarremo amici ti saluto.

    rdm

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    1. Stavo proprio per chiederti se ti piace Fellini, anche se immaginavo non fosse proprio nelle tue corde. Questo film ha di Felliniano il flusso di coscienza finale, ma per quanto parecchio (tanto) onirico, non è così criptico. Ma almeno prova a dargli una possibilità, così, quando ti capita ;-) Ho rivisto “L’esercito delle 12 scimmie” nel fine settimana, arriverà anche quello, devo solo capire se prima o dopo la pausa per le vacanze, sto ancora ponderando ;-) Cheers

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  12. Grazie Cassidy ma no non credo che gli darò una possibiltà.

    Per darmi un tono ci ho messo 10 anni a vedere "2001 odissaea nello spazio" e non ho più voglia di costringermi a vedere cose che non mi piacciono.
    tranne le dovute eccezzioni ovviamente!!!!!!!!!!!!.


    qualche mese causa amore ho visto tutto " l'uomo caduto sulla terra"
    MAMMA MIA CHE MATTONAZZO!!

    grazie al cielo a mia moglie non piace nè fellini nè gyllian.................

    il mio film della vita ( nel senso che lo vidi trent'anni fa al cinema con la donna della mia vita ) è "Fino alla fine del mondo" di Wim Wenders.
    MAMMA MIA CHE SUPER MATTONAZZO!!!!!!!ma appunto avevo venti anni ae mi dovevo dare un tono. mica potevo prtarla a vedere quel capolavoro di terminator 2

    ho quasi 50 anni e non devo più darmi un contegno guardando film che mi fanno schifo e non capisco.......

    non è il tuo caso ma c'è gente che ( penso a quelle radical chich delle mie colleghe che osannano quel trombone di terence mallick) pensa che faccia trendy dire che un film gli è piaciuto.
    magari nemmeno l'hanno visto ma appunto fa moda...........

    saluti e grazie

    rdm

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    1. Mentre ti leggo mi sento un po’ come Homer a rapporto dal signor Burns in questa scena :-P

      https://www.youtube.com/watch?v=UsxERk3D7mY

      Scherzi a parte, “Terminator 2” è un capolavoro, "Fino alla fine del mondo" è ancora una dei miei Wenders preferiti e “2001” mi piace un sacco, ci sono le scimmie :-P Terence Malick è uno di quei nomi che ultimamente è stato sdoganato, sarà anche per quello che non ho ancora visto i suoi due ultimi film. In generale non ho problemi con i film lenti, lentissimi o da interpretare (cacchio mi piace “Stalker” come potrei?), tra tutti questi titoli (tranne “T2”) penso che “Brazil” sia il meno matonazzo di tutti, però va a gusti, secondo me non dico che potrebbe piacerti, però penso che noteresti la differenza con gli altri titoli che abbiamo elencato ;-) Cheers

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    2. Effettivamente il film del 76 ha una narrazione piuttosto curiosa. L’ ho abbandonato nonostante la trama interessante. Chissá perché quasi nessuno parla di certi film degli anni 70 invecchiati un pò così (ovviamente non “Guerre stellari”! XD). Boh!

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    3. Beh "Guerre Stellari" è diventato (a torto o a ragione) quasi una fede, anche se ci sono mille film degli anni '70 che andrebbero riscoperti. Cheers

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  13. Non puoi davvero dire di aver capito "Aquarela do Brasil" se non hai visto Brazil ;-) E' praticamente perfetta per quel NON lieto fine... del resto, che senso avrebbe avuto destinare Sam Lowry a un banalissimo e stereotipato lieto fine all'interno di quella distopia così ben costruita (e, giustamente, difesa con unghie e denti dalle ingerenze dei produttori) da Terry? Nessuno, appunto. E la scelta del "cattivo" Michael Palin, poi, è la classica ciliegina sulla torta, davvero ;-)

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    1. Lo penso anche io, quel pezzo non è allegro, almeno non più dal 1985. La scelta di Palin è azzeccata almeno quanto quella di “Aquarela do Brasil", inoltre dai, solo un pazzo poteva far pensare di far terminare un racconto distopico come i cuoricini, ho sempre considerato la testardaggine una virtù, per Gilliam lo è sicuramente ;-) Cheers!

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  14. Che poi io vidi anni fa un in tv un intervista a Gilliam e alla solita domanda sul perché del finale pessimista di Brazil , lui rispondeva una cosa tipo ( vado a memoria ) " in realtà ha un lieto fine: lui rimane vivo e completamente immerso nelle sue fantasie d'amore con Jill, non cìè nulla di triste " . Ok, Terry , se lo dici tu ....

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    1. Quasi tutti i finali di Gilliam sono finali finto-positivi, quando i protagonisti ottengono qualcosa, il più delle volte non lo desiderano, oppure, se non riescono ad ottenere quello che desiderano, in qualche modo si accontentano di quello che si ritrovano. Dal punto di vista di Terry è sensato, in fondo è scappato dai maledetti burocrati, che se lo sono fatti scappare, nell’unico (doloroso) modo possibile in un mondo così. Dolceamaro, come il tema musicale ;-) Cheers

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  15. Ciao!
    Non avevo mai visto (ne mai sentito parlare) questo film, ma incuriosito dalla tua recensione l'ho guardato... che dire, sono diviso. Da un lato é un bel film (idea, storia, ambientazioni..) dall'altro qualche difetto ce l'ha: é invecchiato maluccio (ma si può dire lo stesso di quasi tutti i film di metà anni 80), la fotografia é a volte un po confusa e il montaggio un po grossolano. Alle volte sembra di guardare un film a basso costo per la TV. Anche i dialoghi li trovo a tratti un po confusi, con qualche scena a volte troppo lunga, per esempio tutta la scena della fuga in camion, che per un po non si capisce dove voglia andare a parare.
    Quindi in definitiva per me é un NI. L'ho visto, non me ne pento, ma non credo lo riguarderò mai... faccio fatica a considerarlo una "pietra miliare".
    Tra l'altro il titolo "Brazil", a parte per il motivetto che cantano tutti e la colonna sonora, cosa significa? Il film centra poco con il Brasile... c'é dietro qualche aneddoto su questa curiosa scelta per il titolo?
    In ogni caso grazie ti leggo sempre con piacere!
    Ciao a presto!

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  16. Scoperto per caso quando uscì il DVD che andai a cercarlo sul fido Mereghetti che ne faceva un’ ampia e lusinghiera scheda. Poi lo trasmise RAI 1 in una versione curiosamente piuttosto “scura” e mi piacque un sacco. Non ho visto il film di 1984, ma secondo me il libro non è invecchiato così bene mentre il film di Gilliam grazie all’ ironia è ancora fresco e, come detto, tremendamente attuale! Grande JP, ma anche Bob De Niro... lol quando anche il ruolo “minori” spaccava! Alll’ epoca non ne sbaglia a uno! Oggi purtroppo viene preso in giro. Grandi atmosfere e ritmo sostenuto, la pellicola è davvero godibile e riflessiva senza essere pedante.Peccato che il buon Terry oggi sia diventato una figura mitologica più che un regista.

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