martedì 5 giugno 2018

Cargo (2018): The Walkabout Dead


Ok ci tengo a precisarlo subito, quella merda dei Camminamorti non ha nulla a che spartire con questo film, però non ho resistito al gioco di parole, che con questa storia di zombie Australiani era più irresistibile di “Ammazza la vecchia” per Roger Rabbit.

La terra dei canguri ci regala spesso tante gioie cinematografiche grandi e piccole, fin da quando George Miller ha insegnato al mondo come sgommare lungo le strade, ho sempre avuto un debole per quell’enorme deserto attraversato da macchina con in volante dal lato sbagliato, o dal lato giusto se chiedete a loro.

Anche l’horror australiano ha i suoi bei trascorsi, da Wolf Creek, indietro indietro fino a “Razorback” (1984) come fai a non sfruttare paesaggi del genere e una densità di popolazione che farebbe la gioia di ogni buon misantropo? Poi secondo voi possono mancare gli zombie? Proprio no! Se penso a questa combinazione mi viene in mentre il fin troppo celebrato “Undead” (2004) e quel tripudio di caciara che era Wyrmwood, a cui questo “Cargo” non somiglia quasi per niente, se non per la presenza dei non-morti, che poi a ben guardare sono persone infette, lo dico per amore di precisione.

“Cargo” è nato come un cortometraggio diretto dai due esordienti Yolanda Ramke e Ben Howling (complimenti per il cognome che sembra un omaggio a Joe Dante) uscito nel 2013 che ha fatto il giro di svariati festival, ma se volete aggiungergli qualche visualizzazione, lo trovate QUI sotto:


Il passo successivo è quello di diventare un lungometraggio, e sapete chi recentemente aveva fatto la stessa gavetta di “Cargo”? Proprio Babadook, guarda caso anche quello prodotto da Kristina Ceyton, una che il suo lavoro lo sa fare come si deve.

Ora, qualche passaggio me lo sono perso di sicuro, ma sta di fatto che “Cargo” con il suo titolo che ogni volta mi fa pensare ad un film di Sam Peckinpah e mi ritrovo a cantare la canzone di “Convoy” (lo so, il mio cervello è un posto strano e pericoloso) mi è cicciato fuori sul paginone di Netflix, con Martino Uomolibero come protagonista, insomma, zombie, l’australia e il Dottor Watson, mi sono convinto a vedere film per molto meno di così!

Come quando ti si blocca Internet e non puoi guardare Netflix.
Come "The Legend" George A. Romero ci insegna, le invasioni zombie non si presentano con una spiegazione, né tanto meno i virus che infettano le persone trasformandole in 48 ore in infetti assetati di carne umana, ed è proprio così che inizia “Cargo” in media res, con papà Martin Freeman impegnato a guidare un barcone in fuga verso una zona sicura, per portare in salvo la moglie e la piccola figlia Rosie, non che abbia mai guidato una barca, ma poi si dice guidare quando si parla di navi? Ma che ne so, faccio il blogger (e pure male) mica l’ammiraglio io!

Ma più stringi le dita per tener stretto a te qualcosa, più dolorosamente ti verrà strappata via, basta un morso e la vita del nostro risoluto padre di famiglia diventa una corsa contro il tempo, bisogna trovare un posto sicuro per la figlia, prima di diventare lui stesso un mostro con gli occhi incollati dal muco virulento e decisamente NON vegano. L’unico aiuto dell’uomo sarà una ragazzina aborigena di nome Thoomi (Simone Landers), rimasta orfana del padre e pronta a tutto pur di riunirsi alla sua tribù d'origine.

Segnale che la giornata, non potrò che peggiorare.
Sempre seguendo la lezione Romeriana, gli zombie possono diventare metafora di altro, “Cargo” si incastra alla perfezione nel filone di film in cui l’invasione e la carneficina resta un po’ sullo sfondo, in favore dei rapporti umani. Mi viene da pensare a Maggie con Arnold Schwarzenegger (mi rifiuto di utilizzare il titolo italiano truffaldino), ma con tutto il rispetto che ho (tanto) per Arnoldone, Martin Freeman è un pochino più adatto a recitare il bravo padre di famiglia scivolato nella peggiore delle situazioni possibili.

Martino Uomolibero si carica figlia e film sulle spalle (letteralmente!), ed è davvero bravissimo nel sfoggiare un talento d’attore che gli permette di risultare perfetto quando il suo personaggio è nel panico ma cerca di mantenere la calma, perché sa di essere l’unica speranza per sua figlia, oppure quando risulta drammaticamente e goffamente fuori luogo per una sfida del genere.

“Sono un uomo adulto, non ho certo bisogno dell’aiuto di una ragazzina come te”…
Non sappiamo molto del personaggio, ma Freeman è così bravo da farci capire che questo paparino di città in mezzo all’Outback australiano è a suo agio come potrei esserlo io a tenere una lezione di fisica quantistica, proprio per questo la sua odissea diventa un po’ la nostra, voglio dire, a meno che voi non siate Rambo e difficile trovarsi a proprio agio quando sei in mezzo al nulla e prossimo a trasformarti in uno zombie.

...Cinque minuti dopo, l’orgoglio è già stata ingoiato e digerito.
Gli zombie di “Cargo” non sono in bella vista come quello di It Stains the Sands Red, sono minacce sul fondo con cui bisogna comunque fare i conti, e di suo il film qualcosa all’iconografia dei non morti la porta, ad esempio nessuno aveva ancora pensato che per neutralizzarne uno, bastasse seppellirlo uno a culo in aria, con la testa sotto la sabbia come uno struzzo pavido, e non iniziate a fare battute sul fatto che dopo, possono essere pure comodi per parcheggiare la bicicletta dai!

Ma prima di distrarvi con le mie caSSate, ve lo dico subito, “Cargo” è un dolente e decadente road movie, su un padre che cerca di tenere insieme i pezzi quando tutto ormai è andato alla malora, il ritmo è volutamente lento, ma i 105 minuti del film filano via lisci, e ci si appassiona alla vicenda affezionandosi ai personaggi.

“Zombie papà zombie!” , “Che carini i bimbi quando fanno questi versi teneri senza senso”.
Bisogna dire che grosse sorprese non ne troverete nella trama, ma tra paesaggi, il talento di Martino Uomolibero, gli zombie ben realizzati (e i loro strambi utilizzi) “Cargo” fa il suo dovere, non vi prometto che vi commuoverete, perché quello sta a voi, ma per essere un corto trasformato in un film, non è niente male, non vorrei scomodare Cormac McCarthy e il suo “The Road”, ma l’ossatura di base è la stessa, poi però ricorda più “Walkabout” (1971) che "The Walking Dead" per nostra fortuna, ma su quello mi sono già dilungato in partenza.

24 commenti:

  1. Mhmmm... Non lo so... Nove corti su dieci non riescono a sfruttare l'idea folgorante che li ha fatti emergere. Le uniche eccezioni meritevoli che mi vengono in mente sono "Babadook" e "District 9". Ma poi guardo a quanti hanno fallito tipo "Pixels" (geniale!), "Lights Out" o "Siren" (solo per citare i primi tre che mi passano per la testa) e parto già ammosciato.

    Il cortometraggio originale l'ho visto adesso grazie al tuo link e, onestà per onestà, non mi pare nulla di che. Me lo segno solo perché c'è Freeman ma non prometto la visione. Anche perché ho ancora addosso il malessere di "The Road" e se questo è parente stretto di quella pellicola passo volentieri la mano!

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    1. “The Road” è ben peggio, perché Cormac “Non scherzo nemmeno se mi sparano” McCarthy, è uno scoglio impossibile da ignorare. Diciamo che ricorda un po’ “Maggie” ma con molti più esterni australiani.

      In effetti i corti trasformati in lungometraggi spesso arrivano con il fiato corto, questa storia è stringata, nel senso che pure io sono riuscito a riassumerla in due righe (evento!), però non mi ha mai dato l’impressione di un film in sofferenza, un film “tristone” sì, ma vista la situazione era inevitabile. Mi rendo conto che però la percentuale tra zombie e dramma umano e 60/40, se non 70/30. Cheers!

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    2. P.S.: avanzo sempre due righe su J.R. Smith...

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    3. Dal primo quarto di gara 2 si è visto che era uno che giocava per farsi perdonare qualcosa. Lo stesso Lebron è rimasto scottato (mai così “lamentoso” sulle decisioni arbitrali), la combo furbata di J.R. Smith e cambio di decisione arbitrale sullo sfondamento (per altro giusta, era fallo di Lebron tutta la vita) non è stata gradita dal Re.

      Gli errori ci stanno giocando a basket, sarebbe bastato un canestro in più (il secondo libero di Hill?) e Smith non avrebbe avuto gli occhi del mondo addosso, ma resta il fatto che si è dimenticato di essere in parità, si è capito dal labiale e dalla faccia di James, se gli sguardi uccidessero Smith avrebbe due buchi passanti in mezzo al metto ora.

      Gara 1 è stata una gran partita, una delle migliori vista nelle finali, in gara 2 i Cavs hanno trovato il modo di resistere all’alta marea del terzo quarto dei Warriors (che di solito spazza via tutto e tutti) ma poi con un Durant che non ha sbagliato nulla per tutta la partita, e “Baby face killer” Curry (quel tiro in faccia a Love lo rivedremo per una decina di anni replicato ovunque, sicuro) ciao. Mi aspetto gli altri in gara 3, i non Lebron, tra cui Smith, che ribadisco, gioca come uno che sa di aver fatto un’enorme cazzata, se non si sveglia lui o qualcuno degli altri in maglia Cavs, questi finali finiranno molto presto. Cheers!

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  2. A me è piaciuto. Il protagonista è grandioso. Mi è piaciuto proprio perché le scene truculente sono state ridotte al minimo indispensabile e si è privilegiata la storia umana.

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    1. Vero, se vuoi il film con gli zombie a frotte, non è questo il caso, qui Martino Uomolibero è perfetto, ha una gamma espressiva impressionante, può fare la spalla o il protagonista e non sbaglia un colpo, e poi ha tanti registri, dal drammatico al comico, insomma è uno suo show personale, senza però mai farlo notare, il che non è affatto poco. Cheers!

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  3. babadok è il film più sopravvalutato della storia.

    io non capisco come faccia gente che lo apprezzi.

    scusate sono un po nervoso.

    a moncalieri stamttina sembra di essere a novembre e un orso ha cercato di mordermi.

    comunque davvero per me babadok è un mistero.

    e mi iirrita che a mia moglie sia piaciuto.

    saluti

    rdm

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    1. “Babadock” è un METAFORONE, alla fine anche molto lineare, di suo ha che è il classico horror, che può piacere anche a chi non ha mai visto un horror in vita sua. Forse è quello, volevi qualcosa di più truculento? Tipo essere morso da un orso dalle parti di Moncalieri? Ecco quello sì che fa paura! ;-) Cheers

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  4. Eh cavoli, ma dove dovrei mettere la bici, altrimenti? XD

    IL film l'ho apprezzato ma non mi ha entusiasmato,sono arrivato a fatica verso la fine. Avrebbe tutti gli elementi per farmelo piacere (in primis, l'attore britannico che non ha paura di alzare il medio davanti le telecamere)ma per tutto il tempo ho solamente avvertito una certa piattezza.
    Grandi applausi, invece, per il cortometraggio iniziale. Breve, efficace ma che punta dritto al cuore.

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    1. Che poi a ben pensarci, la bici è un ottimo mezzo per fuggire dagli zombie, non consuma benzina, non fa rumore attirandone altri, e dopo questo film, sappiamo anche dove parcheggiarla ;-)

      Martino Uomolibero è quello che salva il film, con un altro attore non sarebbe stato altrettanto efficace, perché escluso il portabici il film di suo non inventa molto, ci voleva un attore capace per far funzionare il dramma, diciamo che lo hanno trovato ;-) Cheers

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  5. CASSIDY mi permetto di suggerirti per la rubrica "strani sbirri" un film che sono certo che hai visto:
    "insieme per forza" del 1991 di John Badman con un cast da urlo.

    non ci crederai mai ma in sto film james woods fa lo stronzo dal cuore d'oro.
    però non è un avvocato.

    saluti

    rdm

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    1. Ho due titoli in pista per la rubrica “Strani sbirri”, uno dei due è proprio quello (storia vera) ;-) Cheers

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  6. mi arrendo .
    sì a me piacciono gli horror truculenti e sogno di essere aggredito da un grizzli al castello ma veramente babadook è un film fatto male e diretto peggio. il bambino recita malissimo.
    non so perchè la agente si sia impuntatata a difenderlo.
    capisco i film di nooaln capisco 2001 odissea nello spazio. dire che 2001 odissea nello spazio fa schifo non è in ma davvero babadook è indifendibile.
    va ben echiudo per sempre con babadook.



    spazio serio : mi sparo il secondo film che recensirai .

    secondo me recensisci showtime che è un film pezzente ma solo per tj hooker ( william shatner è più basso di tommaso missile) che si prende in giro vale la pena di guardarlo.

    grazie

    rdm

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    1. Oh ci sta che non ti piaccio, pensa che il bambino odioso secondo me funziona in quel film, fosse stato adorabile, non sarebbe stato lo stesso ;-)

      Uh “Shotime” lo aveva affittato un mio amico al videonoleggio per vederlo insieme, convinto che la deriva comica di De Niro fosse a me molto gradita, non ho mai capito il perché lo pensasse ;-) Cheers

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  7. Jimmie Woods è nel MENSA. Io faccio fatica a lavorare con persone dai neuroni interconnessi e non abbrustoliti e sto pensando di dirigere un film in stop motion con i peluches del mio cucciolo come attori, ma mi sveglio di notte di soprassalto dopo un incubo in cui il suo Mike Wazowski di pezza guida uno sciopero delle maestranze per cestini della colazione migliori . Se supererò questo mio limite, proverò a produrre e dirigere un corto con Martin e Morgan Freeman evasi ed incatenati per i polsi tra di loro - le note sono sette e quindi, please , non ricordatemi di Curtis & Poitier - inseguiti da un succedaneo di Boba Fett interpretato da Woods che sotto la maschera aliena nasconde i primi segni di un contagio alieno che presto lo trasformerà in uno zombie come quelli del carcere da cui sono scappati i fratelli Freeman senza sapere che solo in quella prigione, per qualche ragione, il virus regrediva. Credo di poterlo girare con la stessa somma necessaria a pagare una colazione a Brolin in un posto dove possa mangiare senza macchiarsi la scucchia viola, se non consideriamo il cachet dei tre divi. Sperem. Ciao ciao.

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    1. Stavo proprio per citarti Curtis & Poitier ma prometto di stare zitto, anzi, fermo con le dita sulla tastiera (quindi zitto). Dovesse andare male, puoi sempre mandare Brolin a sedare la rivolta proletaria di Mike Wazowski con uno schiocco di dita. La classe peluche operaia va in paradiso.

      In alternativa, Giacomo Boschi potrebbe togliersi il casco e attaccare con la sua solfa: «Ha mai visto un peluche? Per prima cosa non sono romantici chiaro? Non assomigliano affatto ad un branco di teneri paciocchini pelosi, dimentichi quello che ha visto al cinema». Cheers!

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  8. Film interessante ma che presumo anche molto triste.. mi sa che passo :D

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    1. Assolutamente, inizia con i protagonisti messi male, peggiora, poi arriva un altro po’ di sfiga e poi finisce peggio, è una cosa che metti in cantiere in un film così, ma mi rendo conto, non proprio “Sexy”. Cheers!

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  9. Cominciano ad essere tanti i film zombie che devo recuperare, io che dieci anni fa me la tiravo da zombologo :-D (L'arrivo di Walking Dead m'ha rovinato, perché a me è passata la passione zombie mentre il mondo l'ha scoperta, sfornando non-morti a getto continuo...)
    Segno tutto, che appena uno zombie mi morde avrò l'eternità per vedermi tutti questi film :-P

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    1. Ti capisco in pieno, ma sai che a guardare i “Camminamorti” stavo prendendo in odio pure il fumetto, che invece ancora tiene botta? Veramente un vuoto cosmico quella serie. Poi bisogna dire che di film con gli zombie ne escono TROPPI, siccome costa poco farli, in troppi si sentono in dovere di dire la loro. Questo è particolare per la media, ottima strategia la tua, li vedremo tutti vagando da un cinema all’altro per l’eternità ;-) Cheers

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  10. Inizio col dire che, se apri il tuo blog dal pc, ti esce un pezzettino del manifesto di Cargo. E il dito medio sembra un pene... a questo punto immagino sia fatto apposta, tipo messaggio subliminale XD

    Comunque, potrebbe essere uno zombie movie stranamente di mio gusto, forse perché non parla di zombie ma è più un viaggio... Vedremo :)

    Moz-

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    1. Avevo pensato ad un sommesso dito medio, in realtà ora che me lo hai fatto notare non riesco a vedere altro, non a caso sei l'esperto di messaggi subliminale ;-) Si esatto, gli zombie sono un elemento, il fuoco del film è sul viaggio di un padre a corto di tempo. Cheers!

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  11. Se non sono troppo stanco me lo vedo stasera. Poi ti leggo e ti dico

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