mercoledì 20 giugno 2018

A Beautiful Day - You were never really here (2018): Il film preferito di Thor (e Miley Cyrus)


Certe volte vorrei essere nato schifosamente ricco, voi direte: "Beh, facile, non lo vorrebbero tutti?". Certo, ma a volte vorrei essere così ricco da poter possedere una flotta di sottomarini privata da fare invidia pure a James Cameron ed utilizzarne uno per miniaturizzarlo con un macchinario fantascientifico, ovviamente finanziato da me (tanto sono ricco, cazzo mene) ed usarlo per viaggiare tra le sinapsi dei titolisti di uno strambo Paese a forma di scarpa.

Sono piuttosto certo che con il mio sottomarino (giallo, per far felici i fan dei Beatles) avrei una possibilità di capire qualche assurdo processo mentale porti a “tradurre” (virgolette obbligatorie) un film intitolato “You were never really here”, tratto dal racconto il racconto originale dello scrittore Jonathan Ames, che qui da noi è disponibile con il titolo "Non sei mai stato qui", con l’assurdo titolo, per di più nemmeno in italiano “A Beautiful Day - You were never really here”.

Ora, ho visto il film in lingua originale, un po’ perché essendo così basato sulla prova di recitazione del protagonista non ha senso vederlo doppiato, anche perché sarei qui per vedere quanto è bravo Joaquin Phoenix, non il suo doppiatore. Per questo non so dirvi come sia stata adattata la frase finale del film, ma presumo per lo meno, non in Inglese, mi auguro che nella versione italiana qualcuno non se ne esca pronunciando le parole «A beautiful day», ma mi aspetto di tutto, perché parliamoci chiaro e ve lo dico NON è uno spoiler sulla trama, prendere questo film ed intitolarlo “A Beautiful Day bla bla bla” è un po’ come prendere “Via col vento” e farlo uscire con il titolo di “Francamente me ne infischio”, anzi ancora peggio! Farlo uscire come: Frankly, my dear, I don't give a damn - Via col vento.

“Mamma secondo te dovrei prenderli a martellate?” , “Che ti frega guardati il film in originale”.
A ben pensarci, forse non mi servirebbe un sottomarino miniaturizzato per affrontare un “Viaggio allucinante” alla ricerca di un senso a tali misteri, forse sarebbe meglio un più economico martello per risolvere la situazione, come fa Gioacchino Fenice nel film, quindi dopo questa doverosa premessa, parliamo davvero del film, che per provocazione chiamerà da qui in poi, "Non sei mai stato qui", tiè alla facciazza vostra!

Il protagonista è un signor nessuno ordinario fin dal nome, Joe, di lui sappiamo che sul corpo porta vistose cicatrici che sono niente a confronto di quelle che ha nel cervello e nell’anima. Il nostro Joe è un reduce di guerra, non viene detto chiaramente, ma è chiaro (e su questo, tenetemi l’icona aperta che ripasso) ha una vecchia madre un po’ rincoglionita di cui si prende cura e per campare raddrizza torti a colpi di martello, un sicario, ma non una roba di classe, facciamo pure del tipo più rozzo ma efficace possibile.

Stop! Hammer time.
L’unico essere umano che rappresenta il tramite tra Joe e il resto della società è il tizio che gli procura gli incarichi che ha la faccia di John Doman, quindi quando l’unico umano quasi accettabile che conosci è il Rawls di “The Wire”, tanti auguri amico mio. L’incarico è lineare: concentrare le sue attenzioni di una banda di bastardi, del tipo a cui piacciono un po’ troppo le bambine, ovviamente la trama si complica, di mezzo compare il Senatore Votto (Alex Manette) e sua figlia Nina (Ekaterina Samsonov) potete immaginare come continui e visto che ho detto senatore, avete presente l’icona lasciata aperta lassù? Ecco, non toccatela, ma tenetela a mente, la prossima volta giuro che la chiuderò.

“Anche perché se non lo farai Cassidy, ti manderò il mio amico armato di martello”.
Come vi piace la bistecca? No, non mi hanno miniaturizzato un sottomarino nel cervello, come vi piace la bistecca? Al sangue, ben cotta, servita con le patate, alta tre dita alla Tex Willer? Ditemi voi, siete tra quelli che quando si siedono a tavola vogliono mangiare oppure vi mettere ad analizzare l'impiattamento e tutte quelle altre cose che sembrano fondamentali nei programmi sui cuochi alla tv?

"Non sei mai stato qui" è la promessa di una mangiata di carnazza che si traduce in una bistecca cotta alla perfezione, un’opera d’arte che persino la mucca se non fosse finita nel piatto applaudirebbe sbattendo uno contro l’altro gli zoccoli per il risultato finale, ma forse potrebbe essere troppo raffinato per chi si aspettava di uscire con la panza piena e di potersi pulire la bocca usando la tovaglia a quadrettoni disposta sul tavolo. Oh, fatemi uscire da queste metafora che mi sta pure venendo fame!

Lui mi sa che è uno da bistecca al sangue.
La regista e sceneggiatrice Lynne Ramsay è un vero talento, una manciata di film negli ultimi vent’anni e la notorietà raggiunta con quel discreto calcio alla bocca dello stomaco intitolato “...e ora parliamo di Kevin” (2011). Dal punto di vista della messa in scena, anche il suo nuovo film è davvero una gioia per gli occhi, per chi ama soffermarsi sul lato più tecnico del cinema.

Il passato di Joe e tutto l’orrore a cui ha dovuto assistere fin da bambino emerge non in maniera didascalica, Lynne Ramsay ci racconta tutti i traumi del personaggio attraverso piccoli flash che si fanno sempre più insistenti man mano che la vicenda va in merda e il cervello di Joe in pezzi, il montaggio sonoro, ad esempio, è impeccabile e una menzione speciale la merita Jonny Greenwood, passato dai Radiohead al cinema, ormai oltre ad aver già lavorato con la Ramsay nel suo film precedente, è diventato il compositore di fiducia di Pitì Anderson. La capacità di Greenwood di comporre pezzi che salgono di intensità facendo lievitare la tensione è micidiale, da questo punto di vista sono molto felice di sapere che le musiche del remake di Suspiria, sono state affidate a lui.

Lynne Ramsay pare attratta dai personaggi fondamentalmente buoni che perdono la loro innocenza per fattori esterni, se la madre di Kevin nel film precedente doveva fare i conti con la mostruosità del figlio, Joe è ancora un passo successivo nel modo di raccontare questa tipologia di personaggi, un uomo che ha visto e fatto cose orrende per sopravvivere e per certi versi lo fa ancora, visto che di mestiere fa il sicario e secca la gente per soldi, eppure pare un personaggio che in qualche modo ha trovato una suo equilibrio, infatti dedica le sue amorevoli martellate solo a loschi figuri che se le meritano tutte.

“Tu non è che per caso ti chiami Mathilda, vero?”.
Bisogna dire, però, che "Non sei mai stato qui" è un film di 95 minuti, anche meno se escludiamo i titoli di coda, che per quello che ha da dire, potrebbe durarne tranquillamente 40 e questo dovrebbe farvi intuire sia il ritmo che l’aria che tira, anzi per spiegarmi al meglio (o per lo meno per provarci) fatemi chiudere quella ormai famigerata icona lassù.

Joe è un sociopatico, in una scena, viaggia in auto di notte guidando tra i Taxi della città, non fa un monologo che parla della pioggia che arriverà a spazzare le strade di questa maledetta città, ma è chiaro che il modello oltre al noir mimeticamente Chandleriano, è chiaramente “Taxi Driver” (1976) di Martin Scorsese, non manca nemmeno la scena in cui il protagonista va davanti alla sede principale del senatore, non gli fa il gesto della pistola con il dito e scordatemi il monologo davanti allo specchio, ma la distanza tra Joe e Travis Bickle è davvero breve.

La differenza è nella messa in scena, non che quella della Ramsay sia meno curata nei dettagli rispetto a Scorsese, ma è l’approccio a cambiare: entrambi i film sono costruiti su un attore protagonista in forma magnifica che calamita l’attenzione ed entrambi procedono piano piano srotolando la matassa della psiche dei due personaggi, però Scorsese, ad un certo punto, concede al pubblico (e al suo personaggio) uno scontro finale che risulta rapido, ma drammatico, un'esplosione di violenza quasi esagerata che Scorsese sottolinea con quella carrellata (dall’alto) all’indietro a mostrarci tutto il sangue, la violenza e i morti ammazzati lasciati a terra.

Ed è qui che bisogna tenere Miley Cyrus, per evitare situazioni imbarazzanti.
La Ramsay, invece, procede al contrario. smonta con il cacciavite quasi tutti i momenti cardine, ogni volta che potrebbe esplodere il film pare non farlo mai, il che normalmente sarebbe un problema, invece non lo è perché costringe Joe a fare un lavoro interiore su sé stesso, la mano tesa al tizio che muore nella cucina di casa sua, non è un gesto di pietà, è l’elaborazione del SUO lutto appena subito.

La scena chiave della differenza di approccio è l’irruzione di Joe che poteva essere un piano sequenza violentissimo in un tripudio di martelli che trasformano le pareti in quadri di Jackson Pollock, invece… Invece ciccia! Perché Lynne Ramsay riprende tutto volutamente dalle telecamere a circuito chiuso in bianco e nero, una scelta all’insegna della abbassare i toni, perché alla Ramsay non interessano le martellate in sé, eppure ci colpisce in faccia lo stesso. Quando uno dei, diciamo, clienti per non dire pezzi di merda (ooops!), un vecchio bastardo esce da una delle stanze, dopo essersi beccato una martellata da Joe, la vera mazzata è vedere dalla stessa stanza uscire anche una bambina, a differenza di Scorsese la Ramsay non mostra nulla, ma l’idea di quello che stava accadendo in quella stanza, prima che Joe l’esperto di bricolage arrivasse, è violento come la regia di Scorsese.

“Non sono violento, sono solo un pochino introverso”.
Alla fine il problema di "Non sei mai stato qui", se di problema si tratta, è questo: poteva essere un violento film d’azione, invece è un film comunque violento quasi senza azione, se vi aspettavate un altro vendicatore armato di martello come in The Equalizer, ecco magari anche no, ma grazie alle sfumature da thriller quasi horror che ti incollano lo scherzo e di una trama talmente ben diretta che non ha nemmeno quasi bisogno dei dialoghi per raccontare tutto (tanto di cappello alla Ramsay), beh, magari questo pasto potrebbe fare al caso vostro, oppure no, ma non dite che non vi ho preparati che se dovesse andare male come Blogger, potrei sempre riciclarmi Maître di sala.

Menzione speciale per un enorme, gigantesco Gioacchino Fenice che è una specie di enorme magnete per l’attenzione, il suo Joe è un golem di cicatrici, ingrassato su di un fisico un tempo muscoloso che è allo stesso tempo vittima e giustiziere. Gli unici momenti in cui non risulta fisicamente minaccioso è quando gioca con le caramelle gommose, eppure pure lì sembra che stia facendo la cosa più importante del mondo mentre lo fa, un film che frustra così tanto i colpi di scena e le aspettative del pubblico, deve per forza darti indietro qualcosa, quel qualcosa è sicuramente la cura per i dettagli di Lynne Ramsay e anche la prova magnifica Joaquin Phoenix, premiato a Cannes, da una giuria probabilmente terrorizzata dalla sua prova.

"Buongiorno, ho sentito che volermi dare un premio, veeeeeero che volete darmi un premio?".

18 commenti:

  1. Carabara, io sono nato scandalosamente ricco e non depotenzierò il mio latifondo per comperare un sommergibile giallo piccino picciò per girare nella zucca di titolisti che saranno anche bislacchi, ma mai come il sottoscritto, ma potrei vendere il mio numero ventisette di Detective Comics per far rapire Aemes da un commando di tassisti reduci che parlano da soli e chiedere a Jonathan il Bislacco come possa scrivere cose come Wake Up Sir ed il graphic novel L'alcolista disegnato dal mio amico ed ex allievo Dean " Dino " Haspiel ( DC Comics tradotto da Planeta DeAgostini ndr ) che in forme diverse raccontano della sua lotta per sfuggire all'alcol, della sua confusione sessuale e del pittoresco universo che il mondo chiama USA e poi sfornare un racconto come questo che mi pare, come hai sottolineato, arrivare dal nero più nero. Brr. La zucca di Jonathan è davvero un posto strano.
    Lynne era a casa da noi qualche sera fa. Sta pensando di dirigere un film sul Demolitore della Marvel ( un ladro mascherato di verde e viola con la spranga che Karnilla, scambiandolo per Loki a cui il ceffo ha sottratto l'elmo cornuto , dota di poteri asgardiani ndr ) facendone un reduce che non si reinserisce nella società e voleva che la aiutassi a convincere i ragazzi della Casa delle Idee a non scritturare The Rock e scegliere invece David Morse. Vedremo. Lynne mi ha detto che le sequenze di brutalità b/n che arrivano dai video di sorveglianza sono una citaz del Solo di Ron Howard e precisamente del momento in cui Han e la sua posse si infiltrano per rubare l'ipercombustibile non raffinato. Ron è un vecchio amico della regista e le ha fatto vedere uno zilione di giornalieri ( " mi sembrava davvero una idea bislacca prendere uno spunto in un film per famiglie e servirmene in altro contesto...e così ho deciso di farlo ! " ). Ti dico solo che dopo The Wrecker, Lynne dirigerà una miniserie sul vigilante marvelliano Solo. Ciao ciao

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    1. In effetti il viaggio allucinante nella testa dei titolisti potrebbe essere di sola andata, più spassoso sarebbe surfare tra le sinapsi di Aemes, poco ma sicuro!
      Considerando che ultimamente Loki è il prezzemolino della Casa delle Idee (nuovo mago Supremo, bah!) non sarebbe male sfruttare i suoi contatti asgardiani, e tirare su un film sulla squadra di demolizione, che già dal titolo, fa venir voglia di vederlo ;-) Ma che fine ha fatto David Morse? Una volta si vedeva in tutti i film, per il resto, il prossimo “Solo” marvelliano sarà sicuramente meglio di quella solà di “Solo” non marvelliano ;-) Cheers!

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  2. Dave sta girando un film proprio in questi giorni. Set blindato e nessuna informazione caduta per caso nella rete. Considerato che sei un inguaribile cinefilo, ti metto a parte del poco che sono riuscito ad appurare: solita distopia in cui tutti sono soli e vivono soli in cubicoli in un mondo che sta tirando gli ultimi e comunicano con il prossimo solo attraverso messaggi in codice dalla grammatica e sintassi imposta da un leader prezzemolino di tutti i messaggi in codice fino a che Solo Uno , il nostro Dave, non riconosce personalità e curiosità nel messaggio di Sola Due e decide di inviarle un messaggio, sempre in codice, in cui le chiede di dialogare. Mi pare di capire che Sola Due potrebbe essere una "sola " , in senso romano, ed una maschera per Prezzemolino che intende snidare qualsiasi pericoloso portatore insano di pensiero eterodosso. Molto Orwell, ma le note sono sette. Codice Morse dovrebbe uscire qualche mese dopo la prossima puntata di Star Wars.

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    1. Il passato e il futuro, codice Morse, nel senso di attore e di linguaggio, che scopre una specie di Orwelliano Tinder, manca solo una musichina allegrotta tipo “Brazil”, già mi intriga di più del prossimo Star Wars :-P Cheers

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  3. Non troveresti niente tra le sinapsi dei titolisti di uno strambo Paese a forma di scarpa; loro pregano il possente Uottefak di Leo Ortolani ;)

    "Possente Uottefak, devo tradurre "Get the Gringo", la storia di uno in un carcere messicano, come posso fare?"
    "Intitolalo "Viaggio in paradiso"! "
    "Ma WHATTHEF...! Siete sempre voi il maestro..."

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    1. Tra il potente Uottefak e il, mi pare fosse l’impala di un'altra vignetta del Venerabile Ortolani, a cui chiedere consiglio, siamo in ottime mani! ;-) Cheers

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  4. Mi è piaciuto parecchio “...e ora parliamo di Kevin” quindi mi sa che anche questo film sarà nelle mie corde. Ora però sono curioso di vederlo in italiano per poi tornare a raccontarti come rende nella nostra lingua :-P

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    1. Sei audace, io urtato da questo titolo ho deciso almeno di godermi il boffonchiare di Gioacchino Fenice in originale, però sono curioso ;-) Guarda se ti orienti su quel taglio drammatico, il film merita davvero un casino, certo che promuoverlo come un “Taxi Driver incontra Leòn” come hanno fatto in parecchie campagne pubblicitarie, non fa la giusta pubblicità al film. Cheers

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  5. Ennesimo titolo inserite nei "da vedere". Madò Cassidy, molla un colpo però! Dammi qualche film da saltare sennò non esco più di casa!

    Fun fact: con Gioacchino abbiamo bevuto una birra assieme quando bazzicava Venezia mentre girava il documentario con l'Affleck giovane. Come attore non si discute, ma come persona avrei qualcosa da ridire. Una faccia da c@lo mai vista...

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    1. Ahahah ok lo farò dai, o almeno ci proverò ;-)
      Siamo sicuri non stesse recitando? Perché ai tempi del (finto) documentario era costantemente in parte, anche perché è uno che quando è in giro, succedono cose strane, se è ancora qui a raccontarla, è perché deve la vita a Werner Herzog che lo ha salvato (storia vera).

      Ma la domanda vera è: Almeno ha pagato lui? ;-) Cheers

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    2. Non ha spiccato parola. Si è alzato dal tavolino, si è preso la birra (una Paulaner, lo ricordo perfettamente perché là ce l'hanno alla spina!), se l'è bevuta, ha ringraziato e se n'è tornato a sedere. Stop. Non ho visto il finto documentario di Affleck quindi non so che parte doveva interpretare ma almeno due parole poteva dirle!

      Comunque non ha pagato lui... Eravamo in gruppo e abbiamo offerto noi. Le ragazze non l'avevano manco riconosciuto sennò sai che bordello!

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    3. Il documentario non è male, in pratica in coppia con Affleck hanno cercato di far credere al mondo che Gioacchino fosse partito di capoccia, che volesse mollare il cinema per fare il rapper (!) ed è pieno di scene degradanti, in cui il nostro bevitore di Paulaner a scrocco recitava, ma per un po’ sono riusciti davvero a tenere in piedi lo scherzo. Beh due parole non sarebbe stato male, ma hai comunque qualcosa da raccontare, non ti dico di guardarti il film, te ne consiglio già troppi ;-) Cheers

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    4. Messa giù così allora potrebbe anche tornare tutto...
      Da raccontare però non c'è nulla perché è stata veramente una cosa di 2 minuti in croce. Quelle che racconto (raccontiamo) sempre sono altre. La più bella (e il più simpatico) è stata quella con Alex Britti. Con lui sì che ce ne siamo bevute un paio chiacchierando! (e con Bennato ubriaco marcio seduto in un tavolino a parte...).
      Devo anche avere le foto sul vecchio cell...

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    5. Ma Bennato è ovunque? Il mio cane ha cercato di fregargli la pizza che si era portato in spiaggia da mangiare (Storia vera). Cheers!

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  6. Ovviamente uno dei film che più attendo di vedere, non appena si calmeranno le acque.
    Anche perché Gioacchino incazzato va visto col giusto spirito, specie a me che i film lenti non danno particolari problemi… ^^'

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    1. Basta solo metterlo in conto, con un film così, se qualcuno non avesse familiarità con il lavoro della regista, il rischio sarebbe di attendersi una roba d’azione, poi penso che se il film è figo, può avere anche un ritmo lentissimo, se è quello giusto per la storia, aspetto il tuo parere, tanto non ho fretta fai con comodo ;-) Cheers

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  7. Non ti leggo perchè lo vorrei vedere. Non mi ispira tantissimo, ma un'occhiata gliela voglio dare e Phoenix ultimamente mi sta piacendo sempre di più...

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    1. Vai tranquillo, guardati il film, Gioacchino è davvero pauroso, in tutti i sensi! ;-) Cheers

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