mercoledì 30 maggio 2018

L'alienista - Stagione 1: La psicologia criminale, però nel 19esimo secolo


Sgombriamo subito il campo dai dubbi, malgrado il titolo, in questa serie non ci sono alieni che escono dal torace degli umani. Mi spiace Lucius, ci ho sperato fino all’ultima puntata ma niente.


Ma “The Alienist” ha comunque dei numeri, tratta dal romanzo omonimo di Caleb Carr, questa serie di TNT è disponibile su Netflix, perché tanto ormai è chiaro che una serie, se vuole garantirsi la sopravvivenza, è sulle grandi piattaforme di streaming che deve stare, citofonare Ash Williams per conferma.

Il cast della serie non passa inosservato, ma ad attirarmi è stata l’ambientazione e il tema di fondo, nella New York dell’anno 1896, una serie di brutali omicidi sconvolgono la Grande Mela (guarda come sembro professionale quando mi ci metto), un ragazzino che campava prostituendosi per le strade, viene ritrovato orrendamente mutilato e abbandonato vicino al ponte di Williamsburg, ma è solo il primo dei ragazzini ammazzati malamente, un filo rosso unisce tutte le morti, un filo che nessuno pare notare, un po’ perché a nessuno importa davvero di qualche sfortunato orfanello, per di più pederasta, ma la verità è che nel 1896 non esisteva certo la figura del profiler che popola le serie tv moderne, ma nemmeno tutta la psicologia criminale.

Tutto possiamo dire, ma non che la sigla della serie non sia suggestiva.
Al massimo esistevano gli alienisti, che non sono gli appassionati della saga creata da Ridley Scott, ma i medici che curano gli alienati. No nemmeno loro sono i fan di Alien, anche se qualcuno potrebbe pensarlo.

L’alienista in questione è il Dr. Laszlo Kreizler, interpretato dalla faccia da schiaffi di Daniel Brühl, uno che personalmente trovo molto bravo a recitare, in particolare i personaggi un po’ stronzi, e mi rendo conto che questo attore, a gran parte del pubblico, simpaticissimo non risulti poi molto, non è nemmeno difficile capire il perché, ma dopo averlo visto interpretare Niki Lauda in “Rush” (2013) così bene, io spero che il suo agente trovi per lui solo ruolo da stronzacchione.

“Perché tanto odio? Vi ricordo qualcuno che vi ha picchiati da piccoli?”.
Immaginate quanta credibilità possa avere, nella New York del 1896 un dottore dall’accento TeTesco di Cermania, che parla di psicologia criminale applicata agli omicidi di alcuni ragazzini, ecco, ora provate ad immaginare quando possa aumentare la sua credibilità se come alleati, il dottore si ritrova un paio di gatti senza collare come John Moore (Luke Evans) e Sara Howard (Dakota Fanning).

Lui è un ritrattista, specializzato in identikit per la polizia e svuotamento di bottiglie, visto che combatte con un alcolismo galoppante ormai da molti anni, ma anche con un complesso rapporto con la bionda Sara, che è la prima donna a collaborare con la polizia di New York, ed ecco mettiamola così, se per una donna, un posto di lavoro completamente (e storicamente) maschile può essere complicato nel 2018, figuriamoci nel 1896.

Dakota nella posa degli eroi Hammer, lanterna in mano e pedalare. 
Luke Evans, al pari di Daniel Brühl è ancora uno di quegli attori famosi ma non famosissimi, ha fatto svariate cosette viste anche da una larga fetta di pubblico, ma non ci si ricorda mai particolarmente bene di lui, devo dire che ultimamente sta riemergendo forte in acqua quattro, sarà che gli vengono bene le storia in costume con l’ambientazione un po’ retrò? Non so, qui il suo John Moore funziona piuttosto bene.

Un'altra che con cosette retrò pare andare alla grande è Dakota Fanning, l’ex ragazzina che per un po’ è comparsa in tipo TUTTI i film, vuoi un po’ per il suo visino, ma risulta perfetta per questo tipo di ruoli candidi e tosti, lo ha già dimostrato ampiamente in Brimstone, e qui non fa che confermarsi.

Attraverso il suo personaggio, il curatore della serie e regista di tutti e dieci gli episodi Jakob Verbruggen (che ha sostituito al volo Cary Fukunaga, rimasto solo come produttore esecutivo) può cavalcare il tema (ammettiamolo, così tristemente in voga, tanto da risultare purtroppo inflazionato) della condizione femminile, ma se non altro, bisogna dire che ogni volta che “The Alienist” rischia di scadere nel santino femminista, Verbruggen (salute!) da una virata al timone e riporta la trama in zone più ambigue e meno abusate.

"Hai una roba strana sulla faccia, forse un Facehugger" , "Ti ho detto che è la mia barba e che questo non è Alien!”.
Trovo interessante tutto questo proliferare di serie sulle origini della psicologia criminale, “L'alienista” sembra il nonno in costume di Mindhunter, anzi, a dirla proprio tutta pare la versione Yankee e semplificata di “From Hell”, e non mi riferisco a quella riduzione per bambini cinematografica con Johnny “Faccette” Depp, da noi noto come "La vera storia di Jack lo squartatore" (2001), mi riferisco proprio al romanzo originale di Alan Moore, che ha più di un punto in comune con questa serie, se non altro per il canovaccio e alcuni dettagli legati all’assassino, specialmente quelli più macabri.

Non voglio dire che questa serie sia l’equivalente del romanzone di Moore, sarebbe impossibile, però nel corso dei dieci episodi, da cinquanta minuti ciascuno, il tempo per le chiacchiere non mancano, inoltre ho trovato azzeccato il modo in cui l’indagine procede, mantenendo alto l’interesse attorno alla risoluzione del caso.

Il bello di avere uno con la faccia da stronzo (in senso buono in questo caso) come Daniel Brühl aiuta, perché appena la storia inizia a farci dubitare di tutti, anche del preparatissimo Dr. Laszlo Kreizler, avere uno come Brühl paga i suoi dividendi, il pubblico può sospettare anche di lui, e vi lascio immaginare, in questo senso che vantaggio può essere avere uno come Michael Ironside che ogni tanto fa capolino all'interno della serie, uno che quando distribuivano la faccia da bastardo, era in prima fila.

“Vorrete mica prendervela con me? Vi sembro uno che potrebbe essere cattivo con questo cappello?”. 
La parte che ho apprezzato di più della prima stagione, è proprio l’andamento dell’indagine, procedendo per indizi, i protagonisti si ritrovano a seguire tracce coerenti con la possibile psicologia dell’assassino, che però si rivelano completamente false prima della metà della serie, e no, NON è uno SPOILER, ma un ottimo modo per tenere alta l’attenzione del pubblico.

Anche perché quando la risoluzione del giallo arriva, è meno banale e sicuramente più interessante rispetto alla prima ipotesi, il tutto in un’ambientazione che riesce ad essere spesso anche piuttosto torbida, quindi devo dire che malgrado i molti passaggi verbosi, necessari ad una storia così, si resta avvinghiati all’indagine, sospettando di tutti e facendo teorie sul divano davanti alla tv, quando succede non è mai un male, inoltre se avete familiarità con le opere di Caleb Carr, troverete anche una certa coerenza tematica, non vi rivelo altro per non rovinarvi la visione.

Sono come la squadra di “Criminal Minds”, però scritti leggerissimamente meglio. 
La serie in patria non è andata benissimo, ma dai? Mi sembra chiaro, come dicevo in apertura che le serie tv fuori dalle grandi piattaforme di streaming, non hanno modo di sopravvivere, a meno che non diventino generaliste e per il grande pubblico (traduzione: Abbassando di brutto la qualità e l’ambizione delle trame), ma Carr aveva già pubblicato il secondo romanzo con le avventure del Dr. Laszlo Kreizler intitolato “l'angelo delle tenebre” (1997), quindi volendo materiale per una seconda stagione ci sarebbe pure, ma tanto ultimamente tutte le serie che trovo interessanti me le uccidono senza pietà, quindi non aspettatevi niente, al massimo una mia accusa di Serial Killer del piccolo schermo.

22 commenti:

  1. Neanche un piccolo chestburster? Peccato :-D
    ricordo che il romanzo ha avuto parecchio successo e non so perché ero convinto esistesse già qualche adattamento, magari cinematografico. Invece a quanto pare questo è il primo. Per capire il mio falso ricordo dovrò andare a da qualche menta(lien)ista :-P

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    1. No cavolo nemmeno uno, ci speravo in una scena onirica di Daniel Brühl che si risveglia tutto sudato tenendosi le mani sul petto, invece niente ;-) In effetti il romanzo era piuttosto popolare, e la storia regge molto bene anche adattata per il piccolo schermo, tra tutte le robe che ho visto di recente è una delle poche serie che si è distinta. Cheers!

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  2. Mi accingo a guardarlo. Ho letto tutti i romanzi dell'autore e quindi sono un po' titubante, ma alla fine vincerà la curiosità.

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    1. Se hai letto già tutto un minimo di sorpresa è andata, però secondo me funziona come adattamento, fammi sapere la tua poi ;-) Cheers

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    2. Sì, volentieri. Intanto ti dico che la serie che avevi consigliato tempo fa, quella dedicata a Hap & Leonard, me la sono vista, due stagioni. Bella, bella, bella.

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    3. Oh bene, e aspetta di vederti la terza di Hap & Leonard, che ha un solo difetto, sarà l'ultima purtroppo! Cheers

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  3. Come ho già detto più volte, a mia moglie piace parecchio Luke Evans (mi sono sorbito Dracula Untold e Professor Marston per questo)..quindi mi sa che prossimamente lo vedremo!

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    1. Mentre scrivevo della carriera di Luke Evans ti ho pensato, eh sì, mi sa che non puoi scappare ;-) Cheers

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  4. Ah, io avevo capito che invece la seconda stagione l'avrebbero fatta.
    Amo il protagonista sin dai Bastardi tarantiniani, vero: faccetta da cazzo ma che però sa il fatto suo.
    La recupero, anche perché per fortuna comunque la vicenda la chiude :)

    Moz-

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    1. Se non mi sono perso qualcosa, per ora la conferma non è ancora arrivata. Ma la prima stagione è praticamente auto conclusiva quindi si può guardare senza problemi. Verissimo Brühl non risulta simpaticissimo, però è anche molto bravo a scegliersi i ruoli giusti, sia nei “BEsterdi” di Tarantino che in “Rush” era davvero azzeccato. Cheers!

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  5. Non è un genere che sta nelle mie corde e ho pure troppa roba inchiodata che non riesco a smaltire. Ma se nel post mi tiri in mezzo Moore e "From Hell" me l'hai venduto.

    A proposito di Moore, due parole al volo sulla prossima serie tv HBO di "Watchmen"?

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    1. Due parole? Fammele selezionare bene: Vaffanculo Lindelof!
      Va bene come commento? :-D Cheers

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    2. Come direbbe Jack Nicholson in Codice d'Onore: "Cristallino!". Sottoscrivo! :-D

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    3. Ahaahah gran citazione :-D
      Tornano in me per un attimo, posso dirti che certe opere dovrebbero stare nel media a cui appartengono, non è un discorso da nerd fanatico che urla «Watchmen è sacrooooooo!» penso proprio che se vuoi fare un adattamento, devi avere della cosa da dire, non una copia carbone che risulta monca…. Vero Zack Snyder!?!

      Il maledetto cioccolatino Lindelof ha già dichiarato che la sua versione NON sarà un adattamento fedele, il che mi andrebbe benissimo, se a dirlo non fosse lui, che ormai ha ampiamente dimostrato di non sapere portare avanti una storia e soprattutto concluderla. Mi basta un adattamento indigesto di Watchmen, due, nella stessa vita, sarebbe davvero troppo!

      Terry Gilliam aveva ragione, infilmabile, quindi limitiamoci a leggerlo e basta ;-) Cheers

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  6. In effetti come spieghi all'inizio del post, gli ideatori si premuniscono a ripetere con una scritta che appare all'inizio di ogni episodio cosa è un alienista, nel caso uno non lo capisse. Mi pare una sorta di Criminal Mind ante litteram con qualche accenno gore, comunque la ricostruzione di New York nei set ungheresi sembra reale, con la camera che spesso vola sopra i tetti di una città marcia. Da brivido quando Bruhl dice che vuole entrare nella psiche del killer, lui che ha un segreto da nascondere. Da segnalare Ted Levine il baffuto ispettore cattivo, già tenente di polizia nella serie tv Monk.

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    1. Si, fin troppo ripetitiva la scritta, ma se pensi ad una programmazione settimana (quindi non in stile Netflix, un episodio via l'altra) ci sta per allineare anche gli spettatori occasionali. La grande mela è ricostruita bene, non mi sono soffermato ma di solito sbagliare quella città è un rischio sempre dietro l'angolo, che invece qui hanno evitato. Verissimo è della partita anche Ted Levine, che però per me sarà sempre Buffalo Bill ;-) Cheers

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  7. E' una serie carina, di cui magari vorrei una seconda stagione, ma senza fare i salti mortali per ottenerla. Ci sono state un po' di cose che non mi hanno convinto, tipo la scelta di [SPOILER]non presentarci mai l'assassino fino alla risoluzione del caso[FINE SPOILER].

    Si è lasciata guardare senza problemi, ma forse mi aspettavo un po' troppo e non l'ho trovato.

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    1. A me non è dispiaciuta quella trovata, non abbiamo mai corso il rischio di annoiarci troppo presto, ma se non dovesse arrivare la stagione numero due, va bene lo stesso ;-) Cheers!

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  8. Sono indecisa: leggo il libro o guardo la serie tv? Dopo il tuo post, l'ago della bilancia sta proponendo un po' di più verso la serie...

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    1. Ti ringrazio gentilissima, anche il libro non è male però, era piuttosto popolare fino a qualche tempo fa, fammi sapere come ti sei trovata poi! ;-) Cheers

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  9. Ho cominciato a guardarla, ma le prime due puntate mi hanno fatto fare dei goduriosi sonnellini. Credo che rimarrà in stand-by fino alla mia prossima crisi di insonnia :D

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    1. Non ha certo un ritmo brioso, anzi, però devo dire che mi ha abbastanza preso, a differenza delle prossime due serie che arriveranno qui sulla Bara, quelle sì, mi sono fatto sonore dormire ;-) Cheers

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