giovedì 24 maggio 2018

Hap & Leonard - Stagione 3: Ultimo giro di mambo (degli orsi)


All’ombra di titoli ben più famosi o con maggiore visibilità la serie tratta dai romanzi di Joe R. Lansdale prosegue e manda a segno una terza stagione che aspettavo molto, quella tratta da quello che è il mio romanzo preferito della serie: Il mambo degli orsi.


Nick Damici e Jim Mickle, hanno dimostrato di conoscere bene i romanzi di Champion Joe e non hanno paura di apportare piccoli cambiamenti che permettano alla storia di funzionare al meglio sul piccolo schermo, questa volta Hap (James Purefoy) e Leonard (Michael Kenneth Williams) sono alla ricerca della sexy avvocatessa nera Florida Grange (Tiffany Mack), alla ricerca dell’ultima incisione dell’leggendario bluesman L.C. Soothe, insomma, sono tutti alla ricerca di qualcun'altro in questa stagione.

Nei primi minuti della terza stagione, Jim Mickle dietro la macchina da presa si diverte a fare il verso a Mississippi Adventure di Walter Hill, con il racconto onirico del patto tra L.C. Soothe e il Diavolo (interpretato dal socio di Mickle, Nick Damici), scena che serve a portarci subito nel profondo sud americano, fatto di vecchi pezzi blues, rospi e purtroppo, tizi che tengono pulito e stirato il loro lungo cappuccio bianco a punta.

Fai un accordo con un tizio losco ad un crocevia, e poi boom! Sei un star della musica.
Si perché il Detective Marvin Hanson (Cranston Johnson) per ritrovare Florida non può muoversi per canali ufficiali, e facendo leva sul fatto che il nostro Hap ancora non si è ripreso dal due di picche ricevuto dalla bella avvocatessa, pensa bene di mandarlo a Grovetown, dove la donna è stata vista per l’ultima volta.

Piccolissimo problema, la Grovetown degli ultimi scampoli di anni ’80, sembra un salto indietro nel tempo alle cittadine americane (e bianche!) di fine anni ’50, come si ritrovano a dire i due protagonisti, una strana sensazione in puro stile “Ai confini della realtà” li accoglie, quello, è una bella (si fa per dire) scritta sulla loro automobile: “Go home, Nigga”.

“Eh no cacchio la parola con la ‘N’ no però!” , “Non si dicono certe parole!”.
Si perché dove va Hap, lo segue anche il suo compare Leonard, anche perché se sta a casa, di solito festeggia il natale dando fuoco alla casa dei tossici della porta accanto (ah come lo capisco! Ho voluto farlo anche io per anni), ma essendo un po’ troppo scuro di pelle per i gusti degli abitanti di Grovetown i problemi arriveranno a coppie.

Il bello de Il mambo degli orsi è il suo sfilarti il tappeto da sotto i piedi, sappiamo che Hap e Leonard sono due duri, tipi tosti che sanno il fatto loro, ma a Grovetown vengono gonfiati come due zampogne, una lezione morale prima che fisica, perché tanto è sempre e solo questione di tempo, puoi essere un grosso cane, ma prima o poi qualcuno più grosso e cattivo di te nella vita lo trovi, l’importante non è quante volte vai al tappeto, ma se riesci a rialzarti e tornare a camminare come un uomo.

Il look natalizio di Leonard vince a mani basse tutto quello che si può vincere!
L’andamento del libro era proprio questo, arrivo spavaldi in città, sonora lezione, e poi tornare, per non dover restare per sempre schiavi della paura. La storia nella serie tv è identica, salvo qualche cambiamento, uno nel finale anche abbastanza notevole, che lascia spazio alla speranza per un po’ prima di prenderti (ancora) a schiaffi, ma la differenza vera è l’andamento, perché questa terza stagione di “Hap & Leonard” di fatto è un lungo flashback, con giusto qualche scena ambientata nel presente.

Infatti i nostri protagonisti sono già pesti e pesantemente traumatizzati da quello che è accaduto loro nel vicolo, le pochissime scene ambientate nel presente sono disperate e ci mostrano Hap e Leonard a pezzi, Michael Kenneth Williams è davvero bravo anche nelle scene in cui il suo Leonard, deve fare i conti con l’uomo che era (rappresentato da un Leonard in divisa da soldato) e l’uomo che rischia di diventare, se dovesse cedere alla paura.

Tornare in sella, e loro due hanno anche i cappelli giusti per farlo.
In tutto questo Jim Mickle e Nick Damici sono bravissimi a dare spazio anche ai coloriti personaggi che popolano Grovetown, certo lo sceriffo Cantuck di Corbin Bernsen è efficace, ma non allaccia nemmeno le scarpe alla sua controparte letteraria, perché questo personaggio dalla mente affilata intrappolata in un corpo al limite del grottesco (orchite fuori controllo compresa) è molto difficile da scrivere e rendere credibile, ma da adattare per il piccolo schermo forse ancora di più, quindi anche se la differenza è tutta da vedere, il risultato resta notevole.

Menzione speciale per il Louis Gossett Junior, era parecchio che non lo avvistavo da qualche parte, e me lo sono ritrovato qui invecchiato quasi tutto d’un colpo, tanto che al mio entusiasta «Ma quello è Louis Gossett Junior!» la mia wing-woman ha prontamente risposto «Figuriamoci se fosse stato senior!» (storia vera). Eppure il suo Bacon è un personaggio sfaccettato che al pari dello sceriffo Cantuck contribuisce a sottolineare come gli schieramenti tra buoni e cattivi non siano delineati in modo netto, non è mai tutto bianco o tutto nero, e non solo per questione di pigmentazione.

“Se ti sembro vecchio io, dovresti conoscere Louis Gossett Senior". 
Difetti? Uno fondamentalmente, l’episodio 3x04 (“Senorita Mambo”) è un buon esempio di come sprecare 40 minuti di episodio, di fatto è un flashback all’interno di un flashback, che non fa altro che mostrare, tutto quello che i personaggi (e il pubblico) avevano già capito, motivo per cui risulta l’unico passo falso (e vero calo di ritmo) in una stagione altrimenti ottima. Avrebbe avuto più senso inserire il racconto dello Zio di Hap che si perde nella palude del Big Thicket, porzione di romanzo che non aggiungeva nulla alla storia, ma almeno dava colore e contribuiva all’iconografia del Texas di Champion Joe, a parità di porzioni di storia inutili, sarebbe stato meglio questa.

Ma per fortuna la stagione si riprende subito con l’episodio successivo, il quinto, in cui gli autori non sono riusciti a trattenersi dalla tentazione di intitolare “Mambo No. 5”. La scena del vicolo è un calcio sui denti, se ogni volta che me la rileggo nel romanzo mi ritrovo a friggere sulla poltrona da lettura, devo dire che sul piccolo schermo l’effetto è stato quasi lo stesso, quindi tutto sommato posso dirmi davvero soddisfatto di questo adattamento.

Anzi, mi piace anche un sacco la camicia di Hap, se proprio devo dirla tutta!
L’Hap del bravo James Purefoy è sempre il barometro morale, il modo in cui affronta il razzista capo del Klan è micidiale. Purefoy è bravissimo a recitare un personaggio che è per metà incazzato nero («Sei una persona orribile con idee anche peggiori») e per metà incredulo che davvero si possa essere così trogloditi da portare avanti una mentalità tanto sbagliata, ma dove la stagione dà il suo meglio e nel sottolineare come nella vita, l’unica vera differenza che conta non è il colore della tua pelle, ma il modo in cui affronti le mazzate, ti rialzi e fai la cosa giusta, ben felice che Jim Mickle e Nick Damici siano riusciti a destreggiarsi con materiale di tale portata.

Ora, sarebbe bello che io potessi dirvi che da qui in poi, dobbiamo solo prendere il pacco di biscotti alla vaniglia, un paio di Dottor Pepper e aspettare che Mickle e Damici si mettano al lavoro sulla stagione numero quattro, anche perché dopo il film Freddo a luglio, ci sarebbe la prima vera e concreta possibilità di assaggiare il “Lansdaleverso”, se davvero riuscissero a convincere Don Johnson e tornare nei panni di Jim Bob Luke.

Più o meno come ci si sente, quanto ti cancellano una serie come questa.
Piccolissimo problema, malgrado gli alti ascolti sul canale americano Sundance Tv, la serie è stata cancellata, quindi un adattamento di Bad Chili non lo vedremo mai, il che è uno schifo assoluto, perché chiudere una serie così, dopo una terza stagione, forse la più bella di tutte, non ha nessun senso. Le cose sono due, o davvero le serie tv fuori dalle grandi piattaforme di streaming non sono più destinate a fare strada senza diventare generaliste, oppure un bianco democratico, ed un nero gay e repubblicano, sono davvero troppo scomodi nell'America di "The Donald", quindi per averli creati, ancora più onore a gloria a Joe R. Lansdale, perché i suoi Hap & Leonard sono più attuali oggi che mai, anche se gli scemi di Sundance Tv non lo hanno capito.

Nessuno è profeta in patria, grazie di tutto Hombre!

14 commenti:

  1. Un gran peccato vedere chiuse serie meritevoli.Finora ho letto solo i primi due libri di Hap e Leonard ed e' da tempo che vorrei proseguire con gli altri ma ho sempre posticipato.In vista dell'estate penso proprio che recuperero' Il mambo degli orsi e Bad Chili eppoi cerchero' di vedere questo adattamento televisivo.

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    1. Ti consiglio entrambi i romanzi, ma stai tranquillo che dopo che avrai letto quelli, vorrai leggere anche “Rumble tumble” che è fighissimo, da parte mio invece, non vedo l’ora di iniziare l’ultimo “Bastardi in salsa rossa” che purtroppo non vedremo mai sul piccolo schermo causa cancellazione.

      Gran peccato, mi sarebbe piaciuto vedere Don Johnson tornare nei panni di Jim Bob Luke, le serie tv fuori dalle grandi piattaforme di streaming, non mi sembrano destinate a durare. Cheers

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  2. Il mio first contact con Joe è stato la sua prefazione al primo volume del Preacher di Ennis & Dillon ( Magic Press 1994 ). Non sapevo allora quanto il papà di Hitman, Pilgrim, Barracuda e The Boys dovesse a quello di Hap e Leonard. Credo di aver letto tutti i romanzi tradotti del ciclo del dinamico duo - anche quello colla cover di Zerocalcare - oltre a cose come Paradise Sky - prima di sapere che SBE adatterà alcuni racconti con il pistolero nero Deadwood Dick - ed altri romanzi in cui il nostro manifesta la sua adorazione per Mark Twain. Ho letto anche le tre miniserie di Jonah Hex e quella di Conan che ha realizzato con il suo partner in crime Tim Truman. Sono stato per anni un true believer e solo recentemente - sono sicuramente i miei anni ed i miei chilometri e non i suoi - trovo ripetitivo ed irritante la tennica alza la palla che la schiaccio di certi dialoghi in cui tutto sommato mi pare si continui a dire al lettore quanto sono cool i due con effetto - sempre ai miei occhietti cisposi - del coro dei colleghi di Fantozzi all'arrivo del direttore. Arteriosclerosi, lo so. Resto un ammiratore naturalmente. Non guardo tv a parte i tg perchè uno della mia posse, consorte o cucciolo, trova sempre il modo di presidiare gli apparecchi, ma sono contento che si sia dato una chance a Joe. Per quel che può valere non credo che la prosa ed i personaggi del texano siano una spina di riccio nella chiappa di Don Trump. Probabilmente hai ragione quando ipotizzi che per alcune serie, attraverso alcuni canali, la sopravvivenza sia più difficile.
    Un mio amico scrittore mi ha detto che Lansdale assomiglia " dal vero ", come avevo ipotizzato, a Klaus Maria Brandauer. Hap è naturalmente una sua versione di carta. Credo che alcuni elementi del personaggio siano stati parodiati affettuosamente dai Coen nel loro Grande Lebowski - fuoricorso universitario senza arte ne parte, idealista - e che Leo sia davvero il colpo di genio di Lansdale: un nero gay repubblicano intransigente nel " Texas State of mind " di cui parla spesso Joe.
    Una curiosità: in uno dei romanzi i due pards parlano di quali comics preferiscano e Hap , democratico , legge DC mentre Leo, repubblicano, Marvel. Non ricordo se si tratti di considerazioni pre acquisizione da parte della dDisney, ma ci dice come la pensa(va) Lansdale - autore anche di fumetti - sulle due Big Guns. Ciao ciao

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    1. Bro-fist perché anche io ho letto il nome “Lansdale” la prima volta, nella prefazione di “Texas o morte” primo volume (Magic Press) di Preacher ;-) Champion Joe tende a ripetersi, anche molto, ma se ci pensi anche Garth Ennis fa lo stesso, ed anche in questo sono molto ma molto simili, devo ancora leggermi (causa trasloco) l’ultimo “Bastardi in salsa rossa” ma rimedierò molto presto.

      Ho letto il suo Conan, in cui è riuscito ad infilare un dinamico duo anche lì, e sono sicuro che Leonard sia il suo capolavoro. In effetti somiglia un casino a Klaus Maria Brandauer, ho avuto modo di parlarci ad un Torino Film Festival (a Big Joe non a Klaus Maria Brandauer) di qualche anno fa ed è veramente come ti aspetteresti Hap.

      Lansdale è fanatico di Batman, quindi ci sta che il suo alter ego Hap, legga fumetti della Distinta Concorrenza, infatti James Purefoy è pure troppo in forma per la parte, un po’ di panzetta in più su Hap ci sta tutta ;-) Cheers

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  3. Chiusa??? Ma possibile che solamente le serie generaliste che dovevano chiudere da anni rimangano in piedi? Non fai in tempo ad entrare in una serie che te la cacciano a pedate...

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    1. Non so cosa dire, poi dopo una terza stagione di questa qualità, doccia gelata. Mi è capitato di buttare giù il mio pensiero in merito, in un paio di post che ho in pista qui sulla Bara, ma la sensazione che ho è che su Netflix e Amazon Prime, chiunque guardi qualunque cosa, il resto sono serie per tutti, che o diventano popolarissime abbassando la qualità (Giocotrono, la maledetta Camminamorti e via dicendo) oppure spariscono, come questa, che ha la colpa di essere solamente bella e ben scritta.

      Temo che “L’era dell’oro” delle serie tv stia cominciando ad avviarsi verso la sua fine, non voglio sembrare catastrofico, ma ormai è un sistema destinato ad implodere. Cheers!

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  4. Ma dunque termina qui?
    Io ancora non lo vedo, ma i personaggi sembrano davvero ben costruiti!
    Grovetown anni '80 ma '50 è quindi come Twin Peaks (dove in effetti i neri scarseggiavano) :p
    Dai, anche se passo falso, non penso che un episodio possa rovinare tutta una serie, dopotutto.

    Moz-

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    1. Purtroppo si, considerando che avevano ancora un sacco di libri (fighi) da cui pescare, viene voglia di mordicchiarsi le nocche!

      Si quell’unico episodio non rovina una stagione ottima, però è talmente un caldo di ritmo che dovevo sottolineare il dettaglio. In effetti ora che mi ci fai pensare anche Twin Peaks non è popolata da molti “Fratelli”, uhm, vuoi vedere che Lynch stava mandando messaggi nemmeno poi così velati sul suo paese? ;-) Cheers

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    2. Ahaha, chissà :)
      Comunque... l'ultimo episodio è conclusivo?

      Moz-

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    3. Si, ogni stagione al pari dei romanzi può essere letta o vista, quindi tutto sommato non resta con trame aperte, ma sapendo quanti altri romanzi ci sono dopo "The two-bear mambo" fa girare le palle lo stesso ;-) Cheers

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  5. Peccato!
    Comunque almeno hanno fatto in tempo a mettere su pellicola i più bei capitoli legati alla saga di Hap & Lenoard.
    Sebbene anche Bad Chili e Rumble Tumble avrebbero meritato.

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    1. Concordo, ho un solo grande rimpianto, non saprò mai chi avrebbero scelto per impersonare la rossa Brett, consideranto che per Trudy che era molto meno.... tutto di Brett, hanno preso Christina Hendrick, capisci il perché del rimpianto ;-) Cheers

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  6. Vista ieri l'ultima puntata SPOILER SPOLILER SPOILER Ho detto cazzo che botta cazzo che botta (cit.),il finale mi ha seccato propio,che poi,prima di vedere la serie avevo dato un occhiata su wiki per vedere se erano disponibili in italiano,messa in onda 2019 ho letto,"bene",ho visto le tre stagioni nelle ultime due settimane senza sapere che l'avessero cancellata,cosi,ieri sera non solo ci rimango di merda per come finisce ma scopro anche che l'hanno cancellata ?? Ci ho messo un'ora buona a prendere sonno dal nervoso. Questa terza stagione ha un tono da commedia che ho adorato,molto più marcato delle prime due,gli autori l'hanno sicuramente fatto apposta per colpirmi fortissimo nel finale allo stomaco riuscendoci pienamente,che botta porca puttana che botta.

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    1. Fatto sicuramente in maniera voluta, proprio per rendere quel colpo finale una mazzata, ma mai una mazzata quanto la notizia della cancellazione, un vero crimine considerando che serie (scarse) ci sono in giro. Cheers!

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