venerdì 11 maggio 2018

[Guest post] Mediterraneo (1991): Sì, tutto chiaro ma ton italon cosa vuol dire?


Oggi lascio il proscenio ad un mio lettore, fate un gran casino per Zio Portillo che oggi ci parlerà del bel film di Gabriele Salvatores. Zio, la palla è nel tuo campo!

Continuo a rompere le palle qui sulla Bara e, corrompendo il buon Cassidy con un paio di bionde medie belle fresche [con cui mi si compra sempre, Nota Cassidiana], provo a raccontarvi il mio secondo Salvatores preferito: MEDITERRANEO.

Ora, se Marrakech Express lo sento particolarmente vicino per mille motivi, questo film del regista napoletano mi è vicino per... la Grecia! Quest'estate infatti me ne scappo in un'isoletta per l'ennesima estate lontano dal bordello e dalla routine quotidiana. Non vedo l'ora! Vabbè, per chi ha vissuto su Marte, "Mediterraneo" è appunto ambientato in una sperduta isola greca durante la Seconda Guerra Mondiale.

La pellicola è il terzo capitola della "tetralogia della fuga" iniziata nel 1989 con Marrakech Express, proseguita con l'anonimo (anche se di buon successo commerciale) "Turnè" (1990) e che toccherà lo zenit con questa commedia agro-dolce che avrà un clamoroso successo di pubblico e critica vincendo premi ovunque e portandosi a casa un Oscar come miglior film straniero (1992), battendo niente po' po' di meno che "Lanterne Rosse", capolavoro di Zhang Yimou.

"Zhang Yimou sai chi ti saluta tantissimo? Sto Oscar!"
Anche in questo film la trama è alquanto banale ma questa volta è farina del sacco di Salvatores e del suo fidato compagno di scrittura Enzo Monteleone, già co-sceneggiatore delle pellicole precedenti. I due buttano giù soggetto e sceneggiatura e utilizzano la scusa della guerra per mettere in scena i temi a loro più cari: fuga, sogno, amicizia, libertà, voglia di cambiamento e la solita, immancabile, delusione. In questo film siamo nell'estate del 1941 e 8 soldati italiani vengono mandati a presidiare un isolotto disperso e apparentemente disabitato nel mezzo dell'Egeo. In poco tempo perderanno la radio per comunicare con l'Italia e pure la cognizione del tempo visto che perderanno tutti l'orologio (a scuola di metafore Salvatores sedeva al primo banco...). Così rimarranno isolati dal mondo per tre anni, fraternizzeranno con gli abitanti del paese, si abitueranno ai ritmi lenti e placidi dell'isola e finiranno per dimenticarsi della guerra finché verranno inaspettatamente e improvvisamente riportati alla realtà.

Del gruppetto molti attori hanno già lavorato con Salvatores (Abatantuono, Cederna, Alberti, Catania, Bisio e Conti) ma spicca più di tutti l'assenza di Fabrizio Bentivoglio, attore feticcio del regista. Nessun litigio o scazzo tra i due, solo che l'attore milanese non credeva di girare tre pellicole in tre anni con Salvatores e dovette rinunciare alla parte del Tenente Montini (andata a Claudio Bigagli) per onorare impegni già presi con altri registi. Per questo la parte di Montini venne notevolmente ridimensionata dando maggior risalto e minutaggio al Sergente Nicola Lorusso interpretato da Abatantuono. E il buon Diego ringrazierà il regista della fiducia sfornando un'interpretazione maiuscola e caricandosi spesso sulle spalle l'intera pellicola. Molto curioso il fatto che Salvatores si identificò proprio nella figura di Montini tanto che chiese a Bigagli di indossare gli occhialini tondi come lui e di rimanere rigorosamente all'ombra per mantenere un colorito pallido proprio come avrebbe fatto lui se si fosse trovato nella stessa situazione. D'estate. In Grecia. Non aggiungo altro che è meglio...

Da fiero possessore di colorito cadaverico, farò finta di non aver letto… torniamo al film!
La produzione, sempre guidata da Minervini come in Marrakech Express, impacchetta cast e troupe e li lascia un mese intero in vacanza nell'isola scelta come location per le riprese (Kastellorizo nel Dodecaneso. Ad un tiro di schioppo dalla Turchia. E se me lo chiedete la risposta è "No". Non ci sono mai stato... finora!). L'idea, che effettivamente ha funzionato benone, ha permesso agli attori e ai tecnici di affiatarsi e fare gruppo così da rendere poi più spontanee e improvvisate le reazioni alle riprese visto che l'immedesimazione tra personaggi e attori era totale. Tutto il gruppo veniva animato e trascinato da un Abatantuono letteralmente scatenato. Bigagli, in un’intervista a La Nazione del 2016 racconta come il clima sul set era fantastico: «...La realtà era uguale alla finzione. Eravamo un’allegra brigata al seguito di Abatantuono, che ci ha accolto sul molo quando siamo arrivati con il traghetto da Rodi. [...] Sono nate amicizie e complicità indimenticabili. Unica pecca: il pensare che quello che ci stava accadendo fosse normale… se avessi saputo quanto era eccezionale me lo sarei goduto di più». Il ruolo di Abatantuono è quindi quello di perno attorno a cui ruotano le vicende dentro e fuori dal set. Se il Sergente Lorusso diventa il "capo" degli otto militari visto che il Tenente rimane sempre da solo a restaurare la chiesetta, il buon Diego è l'anima e il cuore pulsante del cast. Serate in discoteca post riprese (con presenza obbligatoria!), cene pantagrueliche al ristorante greco e boicottaggio delle lezioni di yoga. Yoga?!?! Eh sì. Nel cast c'era Memo Dini (uno dei due fratelli Munaron) che ogni mattina impartiva lezioni di yoga nella piazzetta del paese cui tutti più o meno volentieri partecipavano. Peccato che Abatantuono non ne voleva proprio sapere tanto che, come ha raccontato Giuseppe Cederna (Paolino): «Come se non bastasse lui aveva affittato un motorino e mentre noi eravamo nel pieno degli esercizi di respirazione, arrivava smanettando a tutto gas!» (da Marie Claire di Maggio 1992).

"Vedo un qualchecosa sul giubbotto, poi c'è scritto... che c'è scritto? S.G... che vor dì, che è, Sandro Giacobbe?" (Cit.)
Anche Salvatores a "Io Donna" sempre nel 2016, ha raccontato riferendosi alla realizzazione: «...I film sono faticosi comunque. Questo invece non lo è stato, l’abbiamo scritto in fretta, girato subito, in una specie di stato di grazia. È proprio vero che i film hanno una loro vita indipendente dalla nostra volontà. Più che un film, Mediterraneo è stato un viaggio.». E Salvatores non fa nulla per giocare a carte coperte visto che già sui titoli di testa compare una citazione di Henri Laborit: «In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare». Fuga, viaggio, amicizia e sogno. I cavalli di battaglia del regista messi subito nero su bianco. L'intervista continua poi con il nostro che dice che la mancanza di Bentivoglio lo ha spiazzato e che la sceneggiatura avrebbe dovuto vedere un maggior coinvolgimento del Tenente Montini nelle dinamiche del gruppo (compresa un'avventura con Vassilissa). Invece il seppur bravo Bigagli non lo convinceva in pieno e così il duo alla scrittura (Salvatores e Monteleone) lo hanno defilato e relegato a fare l'artista per buona parte del film, mantenendogli però lo status di "saggio" del gruppo. Il minutaggio mancante è stato preso, come detto, da Diego Abatantuono che si mangia la scena ad ogni apparizione. Compresi i due momenti migliori della pellicola. Il primo è il suo monologo sul tempo che passa, sul senso della vita e sul suo giramento di cogl... scatole.


L'altro momento chiave è la chiusa del film. Quando da vecchi, i commilitoni si ritrovano nel ristorante del "piccolo" Farina e si mettono a pelare le verdure, l'ex Sergente si lascia sfuggire la frase amarissima e colma di delusione: "Non si viveva così bene in Italia, non ci hanno lasciato cambiare niente... E allora gli ho detto: avete vinto voi, ma almeno non riuscirete a considerarmi vostro complice. Così gli ho detto! E sono tornato qui...". Ironico che il più deluso questa volta è proprio il personaggio di Abatantuono che solo un anno prima in Marrakech Express chiudeva la pellicola come il più entusiasta di tutti.

Come al campetto quando l’incaricato dimentica le maglie da partita.
Ricapitolando: la fuga c'è, la voglia di cambiamento c'è, l'amicizia c'è, la delusione c'è, cosa manca? Il sogno! E il sogno qual è nel film? Potrebbe essere l'isola stessa. Uno sputo di terra in mezzo ad acque cristalline, lontana dagli orrori della guerra ma vicina a casa tanto che un disperato Noventa (Claudio Bisio) proverà a raggiungere a remi. Bella, ammaliante, placida. Un vero paradiso in terra. Oppure, leggendo tra le righe, il sogno è la parentesi che stanno vivendo i nostri 8 in questi tre anni. Come se avessero vissuto fino al '41, si fossero addormentati per tre lunghi anni lasciando le loro vite in sospeso e poi gli inglesi li avessero svegliati sbarcando sull'isola per riportarli a casa. O infine il sogno è quello che ha il Sergente Lorusso. La voglia, il desiderio di cambiare l'Italia. Hanno l'età giusta e l'occasione è propizia e irripetibile. Con l'ambizione e le migliori motivazioni possono realizzare il sogno di creare un'Italia migliore, salvo poi venire smentiti dai fatti. Qualunque sia l'idea che avete di sogno, in tutti i casi il film si chiude con l'ennesima delusione. Anzi, con una triplice doccia gelata. Il primo è l'isola paradisiaca e fuori dal tempo che ai giorni nostri è preda di orde di turisti cafoni e con la musica a palla tanto che il Tenete Montini faticherà a riconoscere i luoghi cui soggiornò 50 anni prima. Il secondo è la nave inglese che nel '44 riportò a casa i nostri e li svegliò dal torpore riportandoli alla vita vera. E come se non bastasse ha pure riportato a casa i legittimi abitanti dell'isola. E infine, come detto, la terza delusione è la voglia di cambiamento di Lorusso che cozzerà con i politici italiani del dopoguerra.

Il fiero alleaten Galeazzo Musolesi Diego Abatantuono.
Ma quindi il film è di un pessimismo allucinante? No, questo no. Ci sono anche dei segnali di speranza come la pastorella incinta di uno dei fratelli Munaron (Vasco Miranadola e Memo Dini), oppure il fatto che nonostante la guerra e le differenze di lingua e di cultura, il buon Farina (Giuseppe Cederna) corona il suo sogno d'amore sposando la bella Vassilissa (Vana Barba) e rimando a vivere nell'isola. O infine che il lavoro svolto da Montini nel restaurare la cappella del Pope (Gigi Montini) abbia resistito allo scorrere del tempo e che i nostri otto in fondo in fondo sono ancora presenti nell'isola anche se sotto forma di affresco.

Cose da NON fare dopo aver fatto il pieno di Ouzo.
Salvatores ci credeva fortissimo nella pellicola. Sapeva di aver girato il suo capolavoro e cosa fece per alleviare la tensione in attesa dei risultati? Fece fagotto e partì per il Messico per girare "Puerto Escondido". Là scelse volutamente di girare nei posti più isolati possibile e seppe della monination solo rientrando in hotel una sera e ritrovandosi la stanza invasa di fiori, bottiglie ed omaggi ognuna con un biglietto con su scritto "Congratulazione per la nomination".

Essere nominati non significava aver vinto ma la produzione costrinse il regista ad interrompere le riprese e volare in America per una settimana a fare promozione a "Mediterraneo". In tutta onestà, Salvatores non era molto felice di tutto il clamore e di avere i riflettori di Hollywood addosso... il suo ideale era Marlon Brando che mandava la pellerossa a ritiragli l'Oscar spernacchiando di fatto l'Academy.

Com'è, come non è, alla fine "Lanterne Rosse" se l'è presa in saccoccia e i nostri si sono portati a casa la statuetta ma come in un film di Salvatores che si rispetti c'è pure qua la delusione visto che non c'è stata nessuna festa per il gruppo. Chi era in Messico (il regista, Abatantuono e Bisio), chi era sul set di "Gangster" a Genova (Bigagli e Cederna), chi era a teatro in giro per l'Italia. Si trovarono tutti solo settimane dopo quando ormai il clamore e l'adrenalina per la vittoria era già scesa. Peccato ma anche in questo caso realtà e finzione cinematografica si sono fuse perfettamente.

P.S.
Mille grazie a Zio Portillo per aver recensito il film! Sei sempre il benvenuto qui sulla Bara Volante!

15 commenti:

  1. Il piacere è decisamente tutto mio. Sono contento di averti alleggerito un po’ il lavoro in questi giorni di caos. Anche perché piuttosto di darti una mano con gli scatoloni, preferirei preparati uno speciale sul neorealismo cambogiano!

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    1. Sei un eroe, ti devo svariate medie! Ahahah si davvero, ti considero arruolato per lo speciale cambogiano allora :-D Cheers!

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  2. Grande film :) molto divertente e con finale amaro.. Mi ha fatto tanto piacere leggere gli aneddoti della lavorazione! Mediterraneo è del 1991, Supergiovane che tu citi è del 1992, che il buon Abatantuono abbia portato agli Elii l'idea della motoretta smarmittante? :)

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    1. Si, il film è grandioso e pure molto sottovalutato. Aneddoti di lavorazione ce ne sarebbero stati a pacchi (Bigagli che si tuffa in mezzo ai ricci di mare o Catania che arriva sul set solo perché convinto dalla combriccola di amici).
      Il discorso di Super Giovane onestamente non lo sapevo. Sarebbe bello capire chi ha ispirato chi.

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  3. Gradito ritorno dello Zio Greco :-D Mandaci foto della tua isoletta, questa estate :-P

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    1. Ssshhhh! Dillo a bassa voce. Se ti sente la mia compagna ti riempie la casa di foto!

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  4. Grande articolo per un grande film che rivedo sempre con piacere.

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    1. Concordo, mi fa piacere che lo Zio copra questo titoli, i film Italiani sono sempre quelli che guardo meno (esclusi quelli di genere), quindi sono felice che compaiano anche questo tipo di titoli qui sopra ;-) Cheers!

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  5. C' è stato un periodo nel quale Mediterraneo fu uno dei miei film preferiti in fondo anche io avevo l' età giusta per apprezzare i sottotesti politici. In quel periodo ci fu la manifestazione studentesca della Pantera e Mediterraneo si ritrovò senza nemmeno volerlo come uno dei simboli degli studenti italiani.
    Quanta nostalgia....

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    1. Anche secondo me deve molto del suo valore a questo contesto, che nel film non è esplicito, ma non manca, ed è uno dei sotto testi che ho sempre apprezzato di più ;-) Cheers

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  6. Hai trovato un degno sostituto che non è sceso sotto i 10.000 caratteri 😝
    In compenso non sono stato deluso dagli interessanti aneddoti che sono una caratteristica di questo blog.
    Il film mi manca però lo conosco bene.

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    1. Lo Zio è preziosissimo in questo periodo di super casino, di norma poi usiamo 10.000 caratteri per risponderci tra di noi nei commenti, quindi ci siamo trovati subito ;-) Cheers!

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    2. E meno male che non ti ho nei vari gruppi whatsapp! Con me i 10.000 caratteri ti arrivano di default come buongiorno! :-D

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