venerdì 13 aprile 2018

Venerdì 13 parte VI - Jason vive (1986): Il suo nome è Vorhees, Jason Vorhees


Ormai lo sapete che un blog che svolazza in giro facendosi chiamare “La bara volante” di certo non tema la scaramanzia, proprio per questo se per tanti venerdì 13 è un’occasione per tenersi alla larga da scale, specchi rotti e gatti neri, qui sopra è una festa da celebrare con la rubrica dedicata a Jason Voorhees!

Il quinto capitolo della saga del nostro Giasone è un discreto successo commerciale, l’ultimo titolo di questa saga ad aprire al primo posto durante il primo weekend di programmazione. Insomma, “Friday the 13” procede con il vento in poppa malgrado qualche mugugno, gli appassionati della saga vogliono veder tornare il loro beniamino, il macellatore di adolescenti di Crystal Lake, la gente vuole solo il goal Jason Voorhees!

Quindi, dopo un capitolo di riposo, l’imput della produzione è uno ed uno soltanto: trovare il modo di riportare in scena l’assassino con maschera da Hockey. La patata bollente finisce nelle mani del regista Tom McLoughlin che, fino a quel momento, aveva diretto soltanto un film: “One dark night” (1982).

Regista e attore protagonista. Il regista è quello senza maschera da Hockey.
McLoughlin si gratta la pera, ci pensa un po’, poi in 40 giorni di lavoro sforna “Venerdì 13 parte VI - Jason vive” ambientato 7 anni dopo il quarto capitolo ed uno solo dopo il quinto. Il risultato finale spiazza il pubblico, “Friday the 13th Part VI: Jason Lives” diventa il primo film della saga a non aprire al numero uno durante il primo weekend di programmazione, il primo agosto del 1986. Ovviamente, un venerdì.

Quello che lascia un po’ interdetto il pubblico è l’abbondante utilizzo dell’ironia nel film, gli omicidi sono volutamente esagerati e sono anche tantissimi, questo sesto capitolo alza l’asticella della mattanza e porta il record a 18, il più alto della saga, almeno fino al capitolo successivo che, come da tradizione, arriverà qui sopra il prossimo venerdì 13, quindi occhio al calendario!

"Tornerò presto, quindi... occhio!".
Visto che siamo in argomento differenze, elenchiamole tutte. “Jason vive” con i suoi 86 minuti è il più breve venerdì 13 di sempre e anche l’unico senza alcuna scena di nudo, vi lascio il tempo per disperarvi e lanciare i pop corn contro lo schermo per il disappunto. A dirla tutta, è anche quello che non conosce ancora bene la differenza tra destra e sinistra, non per questioni politiche, più che altro per questione di occhio, nei capitoli due e tre, Jason era chiaramente cieco dall’occhio destro, mentre qui l’occhio sbrego è il sinistro. Avrò sbagliato a mettersi le lenti a contatto.

Ma, a suo modo, “Friday the 13th Part VI: Jason Lives” è un titolo fondamentale per l’iconografia di Jason Voorhees, perché nei capitoli precedenti il nostro Giasone era estremamente forte, resistente al dolore e con pochissima voglia di restare a terra morto, ma era ancora a tutti gli effetti un uomo. Qui diventa un essere risorto dalla morte, una specie di zombie molto grosso e molto incazzato impossibile da fermare nemmeno centrandolo in pieno con revolverati e pallettoni, cosa che lo sceriffo qui fa ripetutamente, ottenendo come unico risultato un Jason che si rialza da terra, nemmeno fosse Ercolino Sempreinpiedi.

Con la pioggia e con il vento, a Jason stai attento...
Incredibilmente questa nuova peculiarità (che diventerà la caratteristica più riconoscibile di Jason insieme al machete e alla maschera da Hockey) è una gentile concessione del suo più acerrimo nemico, la sua storica nemesi: Tommy Jarvis.

Alla faccia della continuità interna della saga, Tommy che nel quarto capitolo (e in parte anche nel quinto) sembrava destinato a diventare il nuovo Jason, qui è un ragazzo tormentato stufo di essere considerato un pazzo e molto motivato a mettere per sempre la parola fine alla minaccia (ma anche alla leggenda) di Jason Voorhees. La scena di apertura di “Venerdì 13 parte VI - Jason vive” applica alla lettera la teoria che mi è tanto cara, quella per cui i primi cinque minuti di un film ne determinano tutto l’andamento, sotto con i dettagli!

"Non si era parlato di una bara volante? Questa mi sembra fin troppo piantata a terra!".
Tommy (Thom Mathews) incazzato come una faina punta dritto alla tomba di Jason, anche se ci era stato detto che era stato cremato nel capitolo precedente, ma vabbè, dài, non formalizziamoci. Sotto una pioggia battente lui e il suo compare scavano e scoperchiano la bara di Giasone (le mani che si vedono aprire la bara, sono quelle del regista Tom McLoughlin. Storia vera) dentro un corpo marcescente e ricoperto di vermi e vermetti, davanti al quale Tommy potrebbe rassegnarsi e godersi la morte della sua nemesi vendendo esche ai pescatori e campando di rendita per il resto della vita. Ma lui no! Troppo facile godersi la vittoria, perché non impalare Jason con un palo di ferro sradicato dalla cancellata?

Qui Tommy impara nel modo più drammatico possibile una semplicissima legge della fisica: benedetto figliolo ti ricordi quando a scuola ti dicevano che il metallo è conduttore e che durante un temporale è meglio non sbandierare un palo di ferro lungo due metri? Ma poi... Cazzarola! È il terzo horror in cui compari puoi non sapere che un fulmine è in grado di riportare in vita i morti? Non lo hai mai visto Frankenstein! Sarebbe bastato anche “Frankenstein Junior”!

"Si può fare!" (Cit.)
Risultato, come il titolo annuncia trionfale: Jason vive! Vive e lotta con noi, le sue idee non moriranno mai, in compenso, un sacco di adolescenti lo faranno! Il primo a restare a terra e Alan il compare di Tommy a cui Jason strappa il cuore, ma il dettaglio chiave è quando il regista Tom McLoughlin fa uno zoom sull’occhio dell’assassino e ci mostra la sua entrata in scena, una camminata con colpo di machete in direzione macchina da presa che è chiaramente la parodia della scena iniziale di tutti gli 007, solo con Jason al posto si James Bond. Il suo nome è Voorhees, Jason Voorhees.

Ah lui la licenza di uccidere la utilizza sicuramente!
Da qui in poi parte la mattanza, il tutto mentre Tommy sfuggito dalle grinfie di Jason, cercherà in ogni i modo di convincere lo sceriffo Michael Garris (David Kagen) ad aiutarlo, ritrovandosi di nuovo a blaterare di un assassino in circolazione, senza che nessuno gli creda. Certo caro Tommy, difficile che qualcuno ti prenda sul serio, se ti fai beccare in auto con Megan Garris (Jennifer Cooke) la biondina figlia dello sceriffo che prima scappa sgommando dalle auto della polizia e per non far beccare il suo amichetto gli spinge pure giù la testa, aumentando l’ambiguità e l’imbarazzo quando papà beccherà i due ragazzi in auto. A ben guardare, sembra la scena di “True Lies” (1994) in versione discount, ma a sessi invertiti e, purtroppo, senza Jamie Lee Curtis e Bill Paxton.

"Quindi con mia figlia non ci stavi facendo niente, certo! Ringrazia che non abbiamo la pena di morte in questo stato".
Forse per mantenere al sicuro la virtù di sua figlia, lo sceriffo Garris sbatte Tommy dietro le sbarre, lasciando campo libero a Jason di massacrare tutti. Si parte con una bella gita nel bosco, dove il nostro giocatore di Hockey preferito s'imbatte in un drappello di militari. Oddio, sono vestiti come dei militari, in realtà, sono impegnati in una partita di Softair, tra i più caratteristici, il tizio con bandana con su scritto “DEAD” che affetta alberi con il machete, a cui Jason strappa il Machete. Ancora attaccato al braccio.

Tu scrivi "DEAD" sulla fascia e poi ti caghi sotto quando vedi Jason. Che cosa credi di fare, umorismo malsano? (Quasi-Cit.)
Notevole anche l’occhialuto giocatore di Softair che tenta di fermare Jason, sparandogli con la vernice rossa. Persino Giasone lo guarda come se volesse dirgli «ma sei scemo?» prima di mandarlo al creatore, il tutto inseguendo i malcapitati che corrono come disperati, ma non riescono a seminare Jason con il suo passo lento e costante e il caratteristico “Ci Ci Ci Ah Ah Ah” di sottofondo, che sistematicamente mi resta in testa ogni volta che mi rivedo un Venerdì 13. Finisce sempre che mi alzo per andare ad aprire la lavastoviglie e mi metto a fare da solo Ci Ci Ci Ah Ah Ah (storia vera). Vi giuro: provateci, è uno spasso!

"Sangue finto, che carino. Ora ti mostro quello vero. Il tuo".
Parliamo un momento degli attori. Tommy qui è interpretato per la prima volta da Thom Mathews che ha avuto la parte dopo che il precedente Tommy, John Shepherd, si è rifiutato di tornare dopo essersi convertito diventando un Cristiano rinato. Ora confesso ignoranza, non so se la religione vieti di prendere parte a film dell’orrore, avrebbero dovuto venderla meglio a Shepherd, in questo film Jason risorge, non divide pani e pesci, ma separa vittime da parti del loro corpo e, a ben vedere, si fa pure una passeggiata su un lago... ok, è Crystal Lake e non quello di Tiberiade, però, io non sarei stato così critico dai!

Spargete la buona novella Jason è risorto... ora sono tutti cavoli nostri!
Anche Jason Voorhees nel corso del film subisce dei cambiamenti, nella scena del massacro dei giocatori di Paintball il nostro Giasone sembra, beh... Diciamo bello pasciuto. È la stessa cosa che ha pensato anche il regista Tom McLoughlin, chiamando subito un “Cambio Basket” per l’attore, Dan Bradley sotto la maschera da Hockey per quella scena, è stato sostituito al volo da C.J. Graham (questo spiega perché l’occhio di Jason cambia colore in corso d’opera) un ex militare scelto da McLoughlin, a sua detta, per la sua presenza da Terminator che con il suo 1.90 diventa subito il terzo Jason più alto della saga.

Tende un po' a mozzare teste e gambe nell'inquadratura, ma ha buon occhio per la regia.
Come detto, però, la vera novità oltre alla condizione di morto vivente di Voorhees è l’ironia che pervade tutto il film. Tom McLoughlin non tira certo via la mano sfruttando un buon montaggio per enfatizzare gli elementi comici, tutto questo umorismo nero ci regala ragazzine defenestrate da Jason strappate al volo dalla loro “babbucce” pelose che restano piantate a terra con tanto di effetto sonoro da cartone animato, oppure militari spiaccicati di faccia contro gli alberi che lasciano sulla corteccia grossi “Smile” disegnati con il sangue. Ma il mio preferito resta lo scontro dentro il camper, anzi, dentro il piccolo bagno del camper, con Jason che mette fine alla vita di una ragazza spingendola di faccia contro la parete del mezzo, deformando la lamiera del camper a forma di faccia... Insomma, tutte queste trovate da cartone animato violento riducono quasi a zero la tensione e sono anche il motivo per cui molto puristi della saga non hanno mai amato questo capitolo. Eppure il massacro sale di colpi, quindi non stupitevi di trovare in giro anche tanti appassionati di questo sesto capitolo.

Spiegalo poi al carrozziere, come hai fatto un bollo così nella lamiera.
Ma l’approccio iconoclasta (e un po’ cazzaro) di Tom McLoughlin non si limita alle trovate sopra le righe, il film nel suo piccolo è anche parecchio citazionista e si diverte a strizzare l’occhio a tanti classici del cinema Horror, il riferimento più palese resta “Frankenstein” (1931), la resurrezione di Jason a colpi di fulmini è una dichiarazione di intenti, così come la bimba bionda alle prese con il mostro sembra arrivare proprio da quel classico, se a questo aggiungiamo che si vede chiaramente un negozio chiamato “Karloff” direi che McLoughlin non si è certo nascosto dietro ad un dito.

Fai la nanna cocco di mamma, fai la nanna. Ci Ci Ci Ah Ah Ah.
Ma gli omaggi al cinema horror non si fermano qui, Megan parla di una Cunningham Road, riferimento a Sean S. Cunningham regista del primo capitolo. Inoltre, se aguzzate le orecchie sentirete parlare di cittadine chiamate Carpenter (questa non credo necessiti di spiegazioni) così come lo sceriffo Garris porta il nome dell’amico di McLoughlin, il celebre Mick Garris che nel 1988 ha ricambiato il favore facendo recitare McLoughlin nel suo “Critters 2”. Ma il personaggio di Sissy, potrebbe da sola essere una doppia citazione, il nome sembrerebbe un omaggio a Sissy Spacek la Carrie di Brian De Palma (1976) e nella scena in cui viene uccisa, indossa una maglietta con il cognome “Baker” sulle spalle. Angela Baker di “Sleepaway Camp” (1983), in fondo anche qui si parla di ragazze in campeggio, no?

Una cosa è certa, se ti chiami Baker meglio se in campeggio NON ci vai.
Tutto questo giocare con la struttura cinematografica e portare in scena omicidi sopra le righe, però, ha anche qualche estimatore, ad esempio, Kevin Williamson ha sempre dichiarato che “Venerdì 13 parte VI - Jason vive” è stato una delle sue principali fonti d' ispirazione quando ha scritto “Scream” (1996) tanto che la sua prima idea per un regista, era proprio McLoughlin (storia vera) che rifiutando la regia ha regalato uno dei più grandi successi della carriera di Wes Craven, ma questa è un’altra storia.

La colonna sonora, oltre all’ormai mitico Ci Ci Ci Ah Ah Ah perfetto per spaventare adolescenti e lavare piatti, vanta anche un paio di pezzi di uno che i film dell’orrore li ha sempre frequentati, sul palco e al cinema, sto parlando del grande Alice Cooper. Nel film si sentono distintamente “Teenage Frankenstein” (tanto per ribadire i riferimenti con il mostro di Mary Shelley) e “Hard Rock Summer”. Ma il pezzo più significativo, quello che si sente per intero anche sui titoli di coda è “He's Back (The Man Behind the Mask)” molto adatto per Jason Voorhees e anche terribilmente orecchiabile!

Troppi miti tutti insieme per una fotografia sola!
Per altro, Alice Cooper oltre ad essere (no more) Mr. Nice guy è anche Mr. Numero 6, perché faceva la parte del papà di Freddy in “Nightmare 6 - La fine” (1991), peccato non lo abbiano coinvolto per “Freddy vs Jason” (2003), sarebbe stato un ottimo arbitro.

Bisogna dire che nel finale, Tom McLoughlin mette un pochino da parte l’ironia, quindi il film guadagna un minimo di tensione, gli ultimi omicidi sono piuttosto cruenti, il nostro Jason dopo essersi portato a casa il braccio del militare nel bosco, pensa bene di accaparrarsi pure la capoccia della povera Sissy, sembra quasi che il nostro Giasone collezioni parti umane come noi facevamo con le figurine Panini: «Ce l'ho, ce l'ho... manca!» (Cit. dalla vostra infanzia).

"Se trovo anche il sinistro ho finito l'album".
L’omicidio più riuscito è quello dello sceriffo Garris che prima scarica addosso a Jason tutti i pallettoni del suo fucile, poi tutto il caricatore della sua rivoltella e comunque non riesce a fermarlo e quando lui gli mette finalmente le mani addosso lo spezza letteralmente in due, anzi, ad essere precisi lo piega a metà, come se stesse chiudendo un libro, un giallo in cui è facile indovinare l’assassino. È quello con la maschera da Hockey.

Anche Tommy che è riuscito a fare solo cazzate per tutto il tempo, si dà un giro nel finale inventando un piano strampalato, ma efficace. Armato di barchetta, catena, lucchetto colla vinilica e un grosso pietrone che pare uscito da “Superfantozzi” (ma dove lo ha trovato?) attira Jason in acqua, salvando la bionda Megan da morte certa e poi, con grande astuzia (e una discreta botta di culo), riesce a legare Jason mandandolo a nanna sul fondo del lago, ma non prima che Megan gli dia una bella sminuzzata usando l’elica del motore della barca.

Voglio vederti a far rimbalzare QUEL sasso sull'acqua di Crystal Lake.
Ovviamente, non manca l’ultima scena con finale a sorpresa che lascia la porta aperta per un seguito (che in linea di massima è arrivato, anzi ne sono arrivati ben quattro!).
In buona sostanza, “Venerdì 13 parte VI - Jason vive” è un film un po’ cazzaro, ma con carattere, quello che a mani basse ha contribuito maggiormente ad alimentare la percezione di Jason Voorhees presso il grande pubblico ed anche con un discreto lascito, per conferma citofonate ai sommozzatori che amano immergersi nelle acque dei laghi del Minnesota.

"Aiuto affogo! Non so nuot... scheeeerzo!".
Sì, perché quel gran burlone di Doug Klein, si è divertito nel 2013 a realizzare una statua a grandezza naturale di Jason Voorhees e a piazzarla sul fondo del lago di Crosby nel Minnesota, però senza dire niente a nessuno! Immaginatevi che spasso dev'essere con pinne, fucile ed occhiali, trovarsi di fronte il vecchio Jason: come può rovinarti una gita al lago lui, nessun’altro può!



In questa pagina, cliccando QUI, trovate gli altri capitolo della saga di "Venerdì 13" commentati fino ad oggi sulla Bara Volante.


Ma non è certo finita! Fate un salto sulle pagine del Zinefilo, che proprio oggi comincia la sua rubrica dedicata al nostro Jason! QUI trovate il la recensione di Lucius al primo film, Venerdì 13 (1980). Insomma buon venerdì 13 a tutti!

22 commenti:

  1. negli anni 90 li ho visti tutti ma la verità è che questo non me lo ricordo.
    mi ricordo omicidio a manhattan ( perchè c'è kaori) e il fantastico jason x.

    grazie dell'ottima recensione.

    a moncalieri mi stanno spuntando le branchie a furia della pioggia.

    blade runner non è niente.

    grazie e buon weeek end rdm

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    1. Ti ringrazio molto, sempre gentilissimo! Alla fine questo sesto capitolo è importante, se il terzo donava a Jason l’iconica maschera da hockey, questo è quello dove si guadagna l’immortalità ;-)
      Lascia stare, pure qui a torino nuotiamo, i miei cani mi guardano come a dire “Non può piovere per sempre… anche perché mi scappa la cacca!” (quasi-cit.). Stammi bene, buon venerdì 13 e buon week end! Cheers

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  2. Una volta l'ho fatto vedere a mia moglie spacciandolo per un horror, alla fine lei mi fa "ma questo era un film comico dai, non farà mica paura?" storia vera! Comunque è uno dei miei capitoli preferiti, è talmente assurdo che gli sono affezionato!

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    1. Hai fatto bene! La tua testimonianza spiega questo capitolo più di mille parole ;-) La prima parte sembra la parodia di “Venerdì 13”, a suo modo non ha solo anticipato “Scream” ma in parte anche “Scary movie” ;-) Nel finale poi torna più serio e canonico, alla fine è uno dei capitoli più divertenti, mi ha fatto piacere rivederlo. Cheers!

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  3. Ironia della sorte fu il primo "Venerdì 13" che vidi...e lo feci solo perché su un giornale musicale lessi una intervista con Alice Cooper che parlava del film.
    Ovviamente non ci capii molto della continuity precedente però mi divertii molto.

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    1. Alice Cooper ha frequentato poco il cinema, ma sempre molto bene, i titoli dove ha messo lo zampino sono quasi tutti di culto, quindi hai fatto bene a fidarti ;-) Vero, guardando solo questo film, non è chiaro chi sia questo tizia morto con maschera da hockey, ma si può seguire la trama benissimo lo stesso, per godersi gli omicidi folli non serve poi molto ;-) Cheers!

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    2. "...ma sempre molto bene." - Ehm... forse ti sfugge "Monster Dog"... altrimenti la penseresti diversamente..

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    3. Non hai idea di che risate mi sono fatto con “Monster Dog”. Ai tempi lo avevo noleggiato in VHS con i miei amici, organizzavamo serate con film horror che ogni volta toccava scegliere a me. Quella sera abbiamo riso come i pazzi (storia vera). Quindi no, decisamente quello non rientra nei casi di “Molto bene” come qualità, ma “Molto bene” nel senso dell’affetto che ho per quel titolo ;-) Cheers

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  4. Ormai aspetto con trepidazione i venerdì 13, appuntamenti d'eccezione con Jason nella Bara ^_^
    Ti ringrazio dei link e proprio perché ho iniziato il ciclo salto la lettura del tuo post: quando mi sarò visto il film farò come Jason. Tornerò. Sempre! :-P
    P.S
    Qui a Roma è il primo giorno di sole da mesi: quanto durerà? Non ricordavo neanche il colore del cielo sereno...

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    1. Ti ringrazio molto, invece da parte mia sono in vantaggio, quindi per un po’ di venerdì potrò leggerti tranquillo, direi che mi va molto bene ;-) Quest’anno addirittura DUE venerdì 13 nello stesso anno, troppa grazie, non vedo l’ora! Se pioveva pure a Roma è davvero grave, di solito nella capitale avete un clima invidiabile. Cheers!

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  5. Io ricordo soprattutto il primo e il remake, ma forse dovrei rivederli tutti per ricordar di più, tuttavia per fortuna ci sei tu a farmeli riscoprire solo leggendo ;)

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    1. Svolgo una funziona sociale, o almeno ci provo ;-) Ti ringrazio e ti assicuro che qualunque dei seguiti è comunque meglio del remake! Cheers

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  6. Questo lo ricordo, ma in generale tendo a confonderli l'uno con l'altro.
    Sono troppi.

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    1. La bellezza di undici, questo si ricorda perché è quello dove Jason si guadagna l'immortalità, però è davvero una saga prolifica. Cheers!

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  7. Credo che sia stato il primo film di Jason che vidi in tv a fine anni ‘80. E comicità un paio di pall... Scatole! Me la feci addosso da ragazzino!

    È da una vita che non me lo guardo. Questo così come tutta la saga. Ogni volta che piazzi il post mi viene voglia di recuperarla ma poi trovo sempre qualcos’altro da guardare!

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    1. Nel finale la tensione aumenta, ma la prima metà mi fa solo ridere, nel senso migliore del termine però ;-) Ti va bene che i venerdì 13 sul calendario non sono tanti, scherzi a parte, con questa cadenza me li godo proprio, aspetto il prossimo venerdì 13 quasi con impazienza ;-) Cheers!

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  8. Questa é un'altra di quelle i terminabili saghe in cui mi sono fermato al primo capitolo e non ho avuto voglia di proseguire. Non mi sta proprio simpatico, molto meglio Michael Myers e Freddy Krueger...

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    1. Michael Myers e Freddy sono meglio, anche io gli voglio più bene, ma Jason alla fine si lascia amare, dove lo trovi un altro con la sua costanza e determinazione. Visto uno ogni tanto, mi diverte sempre questa saga ;-) Cheers

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  9. Eccomi qui! Nei giorni scorsi ero in viaggio, dunque non ho visto nulla della blogosfera :)
    Sì, questo film è assolutamente ironico, è una delle tante facce di Jason (che infatti cambia occhio) ma anche dell'horror. L'ho sempre detto che l'horror è il genere più ludico, tanto che le sue parodie sono inutili proprio per questo motivo XD

    Moz-

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    1. Bentornato tra noi ;-) Questo riusciva ad essere già la sua parodia, ben prima di "Scary Movie", solo che "Scary Movie" fa solamente ridere, questo invece sbudella pure la gente ;-) Cheers

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  10. Questo capitolo lo vidi piuttosto tardi rispetto a tutti gli altri perchè aspettai che lo passassero in TV, cosa che avvenne per "Notte Horror" nel '97.
    Paradossalmente, a dispetto dell'ironia, lo trovai un pò monotono... forse proprio per i troppi omicidi. Rivisto dopo anni l'ho parzialmente rivalutato, soprattutto se messo a confronto con i successivi. In ogni caso il meglio la saga l'ha dato fino al V.
    Due cose però ho sempre gradito molto: la locandina (la migliore a mio gusto) ed il look di Jason con guanti e cinturone multitasche... anche se il mio preferito resta quello "insacchettato e salopettato" del secondo capitolo! :-D

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    1. In effetti risulta un pochino più moderno rispetto agli altri, anche se davvero gli omicidi arrivano più in quantità che per qualità, o per lo meno, sono più orientati a far ridere e basta. Il look è molto "Marito in affitto", l'assassino che prima di ucciderti, fa anche lavori di piccola manutenzione ;-) Cheers

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