lunedì 9 aprile 2018

Ready Player One (2018): Giocati il tuo penny e premi START


Prima di iniziare, una cosa ci tenevo da dirla: vorrei fare un salutino a tutti quelli che davano Spielberg per bollito ed ora sono lì fuori con gli occhi a forma di cuore per “Ready Player One”, come state tutto bene? Ho tre paroline per voi: Giù. Dal. Carro! Ok, ora che mi sono tolto questo sasso dalla scarpa, m'infilo il visore, preparo il sacchetto con le monetine come al cabinato e partiamo, musica!


So che molti sono rimasti delusi da “Ready Player One”, forse perché si aspettavano un’orgia di citazioni fini a sé stesse, una specie di “Kung Fury” all’ennesima potenza, ad altri, invece, il film è piaciuto così così perché rispetto al romanzo omonimo di Ernest Cline uscito nel 2010, la storia e i personaggi risultano parecchio semplificati. Per quanto mi riguarda, nella sfiga penso che mi sia andata piuttosto bene.

Per una serie di ragioni che vi risparmio non sono riuscito (ancora) a leggere il libro prima di vedere il film, inoltre, ho dato una mezza occhiata svogliata a trenta secondi di trailer prima di dimenticarmene come ormai cerco di fare da un po’. Di fronte al film mi sono detto: "Cass ricorda, spirito critico, non lasciarti abbagliare da tutto quello che questo film di lancerà addosso, perché colpirà basso giocandosi tutti i tuoi affetti di piccolo grande nerd, quindi guardia alta e niente papere". Devo dire che ci sono riuscito, anche abbastanza bene a non farmi distrarre dalle centinaia (o migliaia?) di citazioni. Però, a fine film avevo non uno, ma DUE pugni in aria (John Bender tzè, dilettante) il cuore in fiamme, le farfalle nello stomaco, sul volto un sorrisone ebete e sulle labbra il coro: Spielberg uno di noiiii! E Spielberg uno di noooooii! Uno di nooooooiii!

Uno di noooooi! E Spielberg uno di nooo... ok la smetto dai.
Insomma, beh dai, bene, no? È importante mantenere le premesse, ma quando un film riesce a mandartele tutte zampe all’aria è pure meglio.

A che punto siete voi dello “Spielbergometro”? No, perché per affrontare “Ready Player One” è un fattore che conta parecchio, cos’è lo Spielbergometro? Facile: lo strumento che misura quanto siete in fotta per il regista con gli occhiali tondi, perché nella vita di un cinefilo si passa dalla fase infantile “Steven più grande di tutti” anche perché i suoi film cavolo, parlano per lui. Per finire in quella più adolescenziale e ribelle che pensa che questo qua, con tutto il suo saccarosio non sia poi tutta ‘sta gran cosa. Adolescenti, qualche anno, poi passa tutto.

Ma secondo voi Simon Pegg si fa pure pagare, oppure lavora gratis pur di conoscere i suoi miti?
Perché è inevitabile riflettere sull’enormità dell’impronta di zio Steven sulla settima arte, da qui il mio sfogo iniziale: quanto siete disposti a credere allo Spielberg narratore, quello capace come nessuno al mondo di tirare i fili delle vostre emozioni? Questo fattore è molto importante per godersi “Ready Player One” che in fondo tra le tante cosette che manda a segno, contate pure quella di riuscire a portare sul grande schermo il concetto stesso di essere fan di qualcosa che appartiene al mondo dell’immaginario.

Chiacchierando in rete con gli amici (perché nel 2018 si fa così e ditemi che in questo senso il film di non è al passo con i tempi) mi hanno quasi tutti confermato che l’OASIS nel libro era descritta di più e meglio, ma per quanto mi riguarda essendo all’oscuro del lavoro di Ernest Cline, posso dire che l’approccio di Spielberg di mostrare, spiegando solo lo stretto indispensabile con me ha centrato nel segno.

Un Nerd, come quando non era ancora una roba alla moda.
Ogni il termine “Nerd” ha perso la sua originale accezione, è abusato e diventato pure di moda (dannato “The big bang theory”!), ma per quanto mi riguarda essere appassionato di cinema, fumetto o videogiochi, fate voi in base al vostro gusto, vuol dire principalmente vivere con la dolce ossessione di volersi costantemente immergere nel mondo dell’immaginario, tutta roba che non esiste perché qualcuno l’ha inventata e noi come fan l’abbiamo fatta nostra, assimilata tanto da farla diventare un linguaggio comune, che chi è come noi può comprendere ed utilizzare, come metallari che s'incontrano al supermercato e si riconoscono per la maglietta nera e teschiata.

Sei nel mezzo di qualcosa di noiosissimo e pensi “Ma sarà più forte Hulk o La Cosa?”, sei in coda allo sportello e vorresti solo tornare a casa a rivederti Alien così, per il gusto di farlo. L’immaginario diventa un modo per affrontare (se non proprio sfuggire) la realtà, una coperta di Linus in cui avvolgersi che sta a metà tra un rifiuto di abbandonare l’infanzia ed un modo di entrare in un mondo parallelo, senza nemmeno bisogno del visore o di una tuta ottica X1.

Hey! Tieni già le mani da Lara Croft! Non è così che si gioca a "Tomb Raider".
Spielberg questo non lo ha capito bene, lo ha capito BENISSIMO, credete che a lui freghi qualcosa di omaggiare la cultura pop per il semplice gusto di farlo? Quella cultura pop che qualcuno di voi starà cercando di inculcare ai propri figli come altri fanno con la passione calcistica o la fede politica (che tanto in uno strambo Paese a forma di scarpa pare la stessa roba), perché: va bene tutto figliolo, puoi votare, pregare e fare sesso con chi vuoi quando sarai grande, ma Star Wars lo devi conoscere a memoria!

No, a Spielberg interessa di raccontare e lo fa pure molto bene, è proprio lui l’arma segreta di “Ready Player One”, mentre lo guardavo ci pensavo, ci ho pensato per un secondo pieno prima di tornare ad esaltarmi. Ma come ha fatto il maledetto GIEI GIEGI Abrams a farsi scippare un film del genere? Avrebbe dato via, diciamo due dita di una mano (così almeno non divento volgare) per dirigere questo film. Ma se lo avesse fatto lui, avete idea di che razza di cagata sarebbe venuta fuori? Probabilmente l’orgia di citazioni ognuna fine a sé stessa che molti speravano di vedere fin dal Trailer, ma per fortuna il film è finito nelle mani giuste ed io anche oggi, sono riuscito a parlare male di Abrams e bene di Spielberg. Un’altra giornata ben spesa!

Tu mettici un ninja. Ogni cosa migliora con un ninja.
Spielberg non è un 30/40enne regista che con 175 milioni di ex presidenti defunti stampati su carta verde come budget, può permettersi di rovesciare la scatola con tutti i giocattoli sul pavimento e far combattere tra di loro personaggi di Street Fighters e le Tartarughe Ninja, certo è normale che se mi citi Excalibur, oppure prendi il gigante di ferro e gli fai rifare LA scena di Terminator 2, mi colpisci al cuore, ma scovare le citazioni è solo un gustoso extra in quello che è un film cinque stelle extra lusso.

Per risultare credibili dietro la macchina da presa di un film come questo, ci vuole un certo pedigree artistico, perché gran parte della cultura pop omaggiata nel film Spielberg ha contribuito a crearla, o almeno a produrla, qualche esempio? Daito il samurai ha la faccia di Toshirō Mifune, lo stesso Toshirō Mifune che Spielberg ha diretto in “1941 - Allarme a Hollywood” (1979), bella la DeLorean e il cubo che riavvolge il tempo, che porta il nome di Zemeckis che, poi, era il compare di bisboccia di Spielberg a cui ha prodotto il suo film più famoso.

Pensare che Spielberg voleva trasformarla in un frigorifero (storia vera).
La bellezza di “Ready Player One” è quella di essere un perfetto film per ragazzi, come tanti con cui siamo cresciuti (e molti dei quali portavano lo zampino del nostro Steven), badate bene, non una saga “Young Adult” in dodici comodi film, ma un unico grande film per ragazzi che non prende per il culo gli stessi etichettandoli con un’espressione in inglese per nobilitare tutta l’operazione. Ma proprio un film per ragazzi nell’eccezione più chiara e semplice del suo genere, in i “Ragazzi” possono esserlo per ragioni anagrafiche, oppure perché erano ragazzini tre decenni fa, un film che parla a tutti quegli spettatori che sono pronti ad indossare i personaggi del film come se fossero i loro Avatar.

Certo, un film per ragazzi il più delle volte lascia scoperto il fianco alle critiche dei più cinici, quei cagacazzo come me che cercano sempre il buco nella sceneggiatura, è chiaro che “Ready Player One” sia uno scontro frontale tra due tipologie di storie vecchie quanto il cinema, ovvero “Un ragazzo incontra una ragazza” che va a braccetto con la fantasia adolescenziale in cui io sono l’eroe che salverà il mondo.

Il nostro eroe dagli occhi fuori scala e il ciuffo ribelle.
Quello che mi ha conquistato di questo film è che anche i passaggi assolutamente inverosimili, tipo il cattivo che lascia la password di accesso al suo set di gioco in bella vista scritta su un post-it, invece di farmi chiudere a riccio nel mio cinismo per una volta sono riuscito anche a spiegarmeli, quanti “matusa” conoscete che tengono la password del PC incollata sul monitor? Io un sacco, pure troppi.
“Ready Player One” è un ottimo film per ragazzi con il gustoso extra di tutte le citazioni del mondo, se siete disposti a guardare questo film con gli occhi giusti ed è facilissimo farlo perché nessuno al mondo è meglio di Spielberg quando si tratta di lasciarti con gli occhi sgranati, la bocca aperta e il cuore in fiamme davanti ad uno schermo cinematografico... Beh, allora questo film è il giro sulle montagne russe più divertente che vi potrà capitare di fare.

Bello come la prima volta in vita mia che mi sono ritrovato con a scappare da un T-Rex con John Williams nelle orecchie, mentre il professor Grant mi diceva che si muovono in branchi, si muovono in branchi… No, non è possibile cazzarola, sono 25 anni più vecchio e incattivito dalla vita, ma come allora lo stesso senso di meraviglia, grazie signor Spielberg. Te ne devo un’altra.

Scusate, troppa emozione, mi sono citato addosso.
La trama è lineare e se vogliamo anche già vista: nel 2045 Columbus (nell’Ohio, non Chris!) è una megalopoli sovrappopolata, in cui tutti, ma proprio tutti per sfuggire da un mondo finito a zampe all’aria giocano ad OASIS, che non è un gruppo degli anni ’90 con due fratelli inglesi stronzi, ma IL gioco, un mondo virtuale creato da James Halliday (Mark Rylance, l’attore feticcio di Spielberg degli anni 2000), basato sulla sua passione per la cultura pop e i videogiochi, ma anche sulla sua vita.

Halliday da poco morto ed elevato a santo (Steve Jobs, levati, ma levati proprio) ha nascosto dentro OASIS tre chiavi, il giocatore che riuscirà a recuperarle acquisirà il possesso di OASIS e l'eredità miliardaria di Halliday. Ovviamente, l’eredità interessa alla concorrenza, rappresentata dal viscido incravattato Nolan Sorrento (Ben Mendelsohn), mentre per i buoni abbiamo Wade Watts (Tye Sheridan) che nella vita ha per nome un’allitterazione da personaggio dei fumetti, ma nel gioco si fa chiamare Parzival, anche se il dettaglio che mi pare più significativo è che Tye Sheridan con gli occhiali è impressionante, pare Spielberg da giovane, una roba che se non fosse vero penserei lo abbiano realizzato pure lui in CGI.

"No aspetta, a chi hai detto che assomiglio io?".
Ora, se la trama vi pare uguale a quella di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, state tranquilli perché è proprio così, sostituite la fabbrica con un mondo virtuale e i biglietti d’oro con i livelli di gioco e voilà! (cit.)... Giusto per dirvi di quanto tutto questo sia un enorme archetipo narrativo, per non dire proprio un espediente.

Si parla spesso di film che sembrano un videogioco, come eccezione negativa ed il più delle volte lo è, quelle trame insulse in cui i personaggi procedono per missioni e livelli, con oggetti da conquistare e personaggi da scovare (ogni riferimento a fatti, cose, persone o Episodio VIII è puramente voluto), invece Spielberg riesce dove tanti hanno fallito, ovvero rendere davvero omaggio al mondo dei videogames, alla loro struttura narrativa che, come detto, fa capolino malamente anche al cinema, ma anche alla mitologia dei videogiochi. Non vi rivelo nulla sulla trama, ma la soluzione all’ultimo mistero è proprio questo, un omaggio ad un media che racconta storie, ad una platea con in mano un joystick prima ed un gamepad oggi. La cosa davvero pazzesca è che a farlo è un regista nato nel 1946, uno che a 71 anni sarebbe legittimato a guardare solo i cantieri con le mani dietro la schiena, invece non ha nessuna paura di confrontarsi con le nuove tecnologie per continuare a fare quello che gli riesce meglio: tanto gran cinema.

Una cosa che Spielberg ha SEMPRE saputo dirigere: Gli inseguimenti!
Ho dedicato un altro secondo durante la visione per pensare a quanto fatto da George Miller (toh, un altro che ha lavorato con Spielberg!) con Mad Max - Fury Road, una lezione di cinema impartita da un vecchietto a tutti i giovinastri là fuori, perché per me “Ready Player One” non è un film sulla malinconia in senso stretto (su questo punto lasciatemi l’icona aperta che ci tornerò più avanti) è un film con un piede nel passato e uno sguardo, direi pure dritto e aperto nel futuro, visto che mi è scappata una citazione involontaria a Bertoli.

Spielberg e i ragazzi della ILM fanno un lavoro pazzesco, di fatto “Ready Player One” è un film d’animazione con delle parti recitate dagli attori (intendo senza i sensori del Mo-Cap incollati sulla faccia), dettaglio da niente che non ha creato problemi proprio a nessuno, perché la storia giustifica il mondo irreale in cui è ambientata, quindi basta esagerare un po’ le dimensioni degli occhi o le anatomie dei personaggi e il dettaglio non darà problemi proprio a nessuno. Fate ciao ciao con la manina a Leila con la faccia tutta strana e date il benvenuto ad un regista che ha fatto degli inseguimenti il suo marchio di fabbrica, ecco perché qui la prima gara d’auto è girata come gli Dei del cinema comandando e le citazioni, come dicevo, sono palesi e manifeste, diventa quasi accessorio notare la moto di Akira, l’auto di Speed Racer, quella di Mad Max, oppure che so… King Kong!

Riuscite a riconoscerli tutti? Vi do un piccolo indizio.
Perché forse tanti se lo sono dimenticati, ma questo qui è quello che proprio in animazione, ha diretto il film più vicino ad un quarto capitolo di Indiana Jones sia mai stato fatto (perché i film di Indy sono TRE. Non ascolto ragioni in merito) s'intitolava “Le avventure di Tintin - Il segreto dell'Unicorno” (2011) ed era fighissimo, anche se non se lo è cagato quasi nessuno. Uno schiaffo in faccia a tutti quei registi (e anche a parecchi spettatori) che pensano che si stava meglio quando si stava peggio, gente che anagraficamente sarà più giovane di Spielberg, ma forse non lo è poi davvero.

L’animazione funziona alla grande anche quando ci ripropone cose che conosciamo bene, anzi molto bene ed in tutta questa corsa ad omaggiare cultura popolare e videogiochi, Spielberg cosa fa? Ad un certo punto, pare alzare la manina e dire: «Ok ragazzi, posso citare qualcosa che piace tanto anche a me?» e quando Spielberg, ovvero l’uomo più innamorato di cinema disponibile su questa terza roccia a partire dal Sole deve scegliere, lui sceglierà proprio quel signore lì, quello a cui lui nel 2001 ha completato la regia di un film che nasceva per essere diretto da quell’altro là, piuttosto bravino, ammettiamolo.

"Tutto questo casino per non dire Ku..." , "Zitto! Non fare Spoiler!".
Ora, dal largo giro di parole che sto usando, avrete capito che non voglio dirvi cosa consiste la seconda prova e soprattutto DOVE è ambientata, ma se scegli una delle location più rappresentative e riconoscibili della storia del cinema, il tuo messaggio è chiaro: un invito a giocare con la cultura popolare, ad avvolgersi al suo interno per cercare confronto e non da elevare a livello di religione. Parzival nel film dice che un Fanboy riconosce sempre un Hater, ma qui è ancora di più, un invito a non essere né Fanboy né Haters, ma semplicemente a godersela e basta.

E allora, se il vostro “Spielbergometro” ve lo concede, quando si tratta di godersela questo film è il meglio che potete trovare, dove lo trovate qualcosa che spara a palla “We're Not Gonna Take It” dei Twisted Sister, mentre getta nella mischia Chucky, Gundam, oppure Robocop tutti insieme, come se avesse rovesciato la cesta dei giochi sul pavimento e vi avesse detto: "Eccoli, sono tutti qui i vostri preferiti, buona partita giocatore uno".

Ecco perché Freddy Kruger non moriva mai! Aveva le vite infinite!
Per quanto mi riguarda “Ready Player One” è destinato a diventare un film di culto, se lo avessi visto da bambino lo avrei amato, dannazione l'ho amato pure ora che non sono più un bimbo da un pezzo figuriamoci allora! Ha la statura per sedersi accanto a titoli della stessa tipologia come il primo “Tron” (1982), “Scott Pilgrim vs the world” (2010), oppure un altro film che mi riguardo sempre con gusto, ovvero “Ralph spaccatutto” (2012) di cui sembra una versione vitaminizzata e con un passo in più. Ve lo dico chiudendo l’icona lasciata aperta lassù, eccomi che vado...

Spielberg non ha diretto un film sulla malinconia in senso stretto, più che altro è un film su un malinconico come Halliday, uno che si è barricato nella sua torre d’avorio a rimuginare su quanto fosse bello e sicuro il passato, dimenticandosi di vivere il presente. In questo senso, persino il finale che fuori da questo contesto avrei trovato forse pure un po’ reazionario, qui trova un suo enorme significato e mi trova anche molto favorevole.

Una cosa buona la Warner Bros l'ha finalmente fatta, dare in prestito i suoi personaggi.
Perché essere un fan vuol dire usare l’immaginario come rete di sicurezza contro gli schiaffoni della vita, ma anche per definire sé stessi, però arriva il momento in cui è necessario crescere e diventare grandi, questo non vuol dire che ci dimenticheremo per sempre di quando abbiamo visto per la prima volta i dinosauri, proprio no, perché la malinconia, a suo modo, è anche bella per il suo essere legata a filo doppio con qualcosa che in passato ci ha resi felici, ma quando diventa il suo contrario, ovvero una mania può diventare una ragnatela da cui è impossibile uscire. Proprio come tutta questa enorme mania di citare gli anni ’80 a tutti i costi, che ha da molto raggiunto e superato il punto di saturazione, tanto che pare arrivato il momento di lasciarla andare, trovo perfettamente logico, giusto e pure etico, che a mettere la parola fine alla malinconia anni ’80, sia l’uomo che più di tutti ha contribuito a creare i nostri tanti bei ricordi condivisi. Steven Spielberg ci invita tutti ad un gioco nuovo, voi siete pronti a giocare Giocatori?

Ultima cosa giuro, ci tengo a dirlo: ero fan di Buckaroo Banzai anche PRIMA! Ma se Spielberg riesce a farlo tornare alla ribalta mi va benissimo lo stesso!

GAME OVER
Insert coin to continue

62 commenti:

  1. Io avevo dato per bollito lo Spielberg “serio” mentre ancora credevo che quello “favolistico fosse il n.1... Che faccio? Scendo o rimango sul carro? Magari mi metto in silenzio nei posti in fondo, che ne dici?

    Uscito dal cinema dopo aver visto “Ready Player One” avevo solo voglia di... Rivederlo! Film, che come ben dici, diventerà in tempo zero un cult assoluto. Una di quelle pellicole che tra 20-30 o 50 anni verranno citate come capolavori della settimana arte e che hanno segnato il periodo.
    Spielberg a briglie sciolte da ancora una pista a tutti i “gggiovani” registi dimostrando di sapere:
    1- come dirigere CHIARAMENTE il caos totale sullo schermo (ciao Michael Bay!)
    2- saper raccontare una storia tutto zucchero senza far cariare i denti.
    3- entrare nel cuore degli spettatori come mai nessuno ha fatto.

    E questo RPO è il suo ennesimo capolavoro che fa scopa con E.T., Indiana Jones, Jurassic Park e compagnia cantante. Se a tutto il can can del film poi mi giro un inseguimento dove succede di tutto con la DeLorean protagonista e riesci pure a infilarci dentro l’hotel più famoso della storia del cinema e allora ciao proprio. Di cosa vogliamo parlare?

    Grazie Zio Steven per avermi fatto sognare ancora una volta a quasi 39 anni.

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    1. Il mio sfogo era rivolto a quelli che hanno dato Spielberg per bollito senza alcuna distinzione di registro narrativo, quelli che sono passati dai “Buuuuu!” agli occhi a forma di cuore senza passare dal via. Per quanto mi riguarda non rientri nella categoria.

      Sto con te su tutta la linea, non so se è da considerarsi un capolavoro o il più bello Spielberg di sempre, quello no, in quanto “Film per ragazzi” nel senso più classico del termine, non è esente da difetti, ma davvero mi interessano pochissimo, persino i difetti evidenti del film mi sono sembrati coerenti all’interno dell’operazione. Non perché io sia un “Fanboy” (per usare la terminologia del film) perché Spielberg sa il fatto suo, ed è lui la ragione per cui per me, questo film ha un valore.

      Diventerà un titolo di culto di sicuro. Uno di quei film che hanno il premio di poter essere visti e rivisti nel tempo ogni volta che ti viene voglia, l’ho paragonato a “Tron” anche per questo ;-) Cheers

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  2. Questo devo ancora vederlo, confido nel prossimo weekend..poi magari ripasso :)

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    1. Faccio la predizione più facile della mia vita? Talmente facile che pure uno come me che non ne azzecca MAI una può azzeccare? Ti piacerà, ne sono certo ;-) Cheers

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  3. L'ho visto due giorni fa e mi è piaciuto talmente tanto che gli dedicherò un articolo il prima possibile.
    Tutto funziona bene, anche se ci sono delle piccole ingenuità di trama (la scena finalissima che boh), ma nel complesso anch'io sono assolutamente convinto che diventerà un grande classico.

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    1. Molto contento che ti sia piaciuto! Non vedo l’ora di leggerlo ;-)
      La scena finalissima davvero rientra in quei “Buchi” di cui i film per ragazzi sono quasi sempre soggetti, ma secondo me risulta perdonabile nell’ottica di questo film, e di quello che ha da dire. Cheers!

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  4. E' la terza recensione che leggo e - se non c'è l'invasione delle cavallette o la pioggia di rane - dovrei riuscire ad andare a vederlo entro questa settimana. Recensioni che convergono sul grande lavoro fatto da Spielberg (non mi affeziono più ai registi da tanto tempo) e che, come conoscitore dell'ambiente (in qualche gioco c'è anche il suo zampino), ha saputo rendere omaggio a un film in cui i videogiochi hanno un ruolo importante. Condivido molte cose di cui hai scritto in questa eccellente non-solo-recensione. In particolare, un'insofferenza al riferimento alla cultura pop(olare) e alla "rivincita" dei nerd (popolazione scoperta dal marketing di recente come profittevole segmento di mercato). CHEPPPALLE!
    Non se ne può più. Ti piacciono videogiochi, fumetti, RPG, sei un nerd. Questa mania di affibbiare etichette sbrigative e con una tonnellata di pregiudizi inespressi.
    Convergiamo sulla conclusione partendo da due assunti diversi, ma sicuramente influenzati da questo film e da tutto ciò che si è scatenato. Se ti va, mi permetto di suggerirti la lettura del mio ultimo post: Il Paese delle Fiabe.

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    1. Non posso che augurarti buona visione, al massimo portati le cavalletti di Belushi al cinema con te :-P Scherzi a parte, ho trovato affascinante che un regista di 71 anni, abbia saputo omaggiare la mitologia dei videogames sfruttando le nuove tecnologie meglio di altri più giovani e forse più coinvolti emotivamente di lui con la materia.

      La questione nerd è scappata di mano, dici bene, sono (siamo?) diventato una metta di mercato gustosa, che rischia la bolla speculativa. Ne faccio parte anche io, lo so bene, per questo riconosco a questo film un ulteriore valore, è ora di chiudere, meglio farlo con un bello spettacolo come questo film ;-)

      Lo leggerò di sicuro, me lo tengo per il prossimo viaggio in bus verso casa, il mio posto preferito per leggere ;-) Cheers!

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  5. Non sono fan di Spielberg al tuo livello, ma questo film mi è proprio piaciuto, anche per il fatto che Le citazioni principali non siano fini a sè stesse. In effetti il libro mi è piaciuto di più (era anche un librone dove succedevano molte più cose, impossibili da riportare tutte su schermo), ma francamente, quanti film superiori ai libri da cui sono stati tratti ci vengono in mente? LI contiamo sulle dita di due mani?

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    1. Voglio tanto bene a Spielberg, ma mi è capitato anche di dire male di alcuni suoi film, proprio per questo “Ready Player One” è ancora meglio, non è questione di essere “Fanboy” del regista con gli occhiali tondi, è un discorso più ampio sull’essere fan e basta ;-) Anzi, il fatto che abbia preso le distanze dal libro per me è anche meglio, preferisco (quasi) sempre quando l’adattamento non è una copia dell’originale. Non vedo l’ora di leggere il romanzo, ho fatto incetta di libri da leggere per i prossimi mesi, tra cui anche questo. Cheers!

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  6. Beh, che dire? Davanti alle tue parole trovo difficile trovarne altre per parlare di Ready Player One! Concordo praticamente su quasi tutto (le frecciatine al buon jj). Spielberg é l'unico con le carte in regole per dirigere un film come questo: É uno che ha vissuto e creato l'immaginario pop ma che, soprattutto, ne conosce le dinamiche comprendendolo nella giusta misura. Mi piace l'idea che sia proprio lui a ridimensionare questa divagante nostalgia del periodo che, per carità, spesso condivido ma che altrettanto frequentemente é solo un pretesto per mescolare malamente canzoni orecchiabili e personaggi celebri.
    Ho letto recentemente il libro di Cline e sì, sono due storie differenti (la componente videoludica nel romanzo ha un ruolo ben più rilevante) che tuttavia hanno l'intento comune di celebrare l'arte del racconto! :)

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    1. Ti ringrazio molto, guarda il film mi ha dato la sensazione dello zio, quello che tieni in altissima considerazione, che ti prende da parte e ti dice: Figliolo, bella la tua cameretta piena di pupazzetti, perché non pensi di essere un po’ grande ora?

      Roba che se te lo dicesse mai qualcun altro, ti si scatenerebbe la furia, ma se lo fa lo zio giusto allora si, ecco Spielberg è lo zio giusto. Perché noi andiamo in brodo di giuggiole per la DeLorean MC12 sullo schermo, lui invece quando legge sul copione la parola “DeLorean”, si ricorda di quando Zemeckis tutto eccitato gli raccontava di questa sua idea pazzesca per un film con i viaggi nel tempo.

      Non vedo l’ora di leggere il romanzo, so che i videogiocatori che hanno letto il libro e visto il film sono rimasti un po’ delusi, io non sono un gran giocatore, anzi, però mi attira proprio il fatto che le due storia siano differenti. Cheers!

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  7. Nooo giù dal carro anche in tema cinematografico XD

    "So che molti sono rimasti delusi da Ready Player One, forse perché si aspettavano un’orgia di citazioni fini a sé stesse": fiu', per fortuna che non è così!

    " vuol dire principalmente vivere con la dolce ossessione di volersi costantemente immergere nel mondo dell’immaginario, tutta roba che non esiste perché qualcuno l’ha inventata e noi come fan l’abbiamo fatta nostra, assimilata tanto da farla diventare un linguaggio comune, che chi è come noi può comprendere ed utilizzare, come metallari che s'incontrano al supermercato e si riconoscono per la maglietta nera e teschiata": bella questa definizione :). Comunque non mi sarei aspettato di leggere certe considerazioni qui sulla bara :P

    La gif sugli inseguimenti: ecco la differenza tra Cinema e cinema di michaelbay :D.

    Belissima anche la scena della morte di Freddy (ooh finalmente).

    Ah la cosa più bella della tua bellissima recensione è il titolo :)

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    1. Ma perché in realtà è legittimo pensare che io non rifletta mai, quelle poche volte che mi capita di farlo mi viene il mal di testa :-P Scherzi a parte, sono contento di avere ancora qualche asso da calare ogni tanto.

      Non sarei proprio stato interessato ad un film di sole citazioni, per fortuna il film ha delle cosette da dire. Per altro diretto in maniera spettacolare (gli inseguimenti) e anche colta, ci sono alcuni movimento di macchina da presa che rendono omaggio a tanto cinema giusto nel film, oltre alle semplici citazioni.

      Tranquillo, Freddy tornerà, lo fa sempre :-P Ti ringrazio molto, sapevo che avresti colto al volo, non sapevo come intitolarlo, ma ci ho messo anche poco a trovare il titolo giusto per il film. Cheers!

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  8. Purtroppo il mio "Spielbergometro" è bassino e da molto tempo sono sceso dal carro del regista: a parte "Il ponte delle spie" non riesco neanche a ricordare l'ultimo suo film che ho visto! A pelle credo che questo film non faccia per me, ma quando uscirà in home video un'occhiata proverò a dargliela: chi lo sa? :-P

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    1. Lo “Spielbergometro" è un fattore in questo film, è un film per ragazzi come lo intendevamo una volta, anche secondo me così su due piedi, direi che non è un film nelle tue corde, però non so, io stesso sono rimasto stupito da quanto mi sia piaciuto alla fine. Da vedere in comodità in home video è un ottimo piano ;-) Cheers

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  9. Io e lo zio c’eravaMo un po’ persi di vista, sai com’è il lavoro i ragazzi le faccende di casa signora mia al cinema ormai ci si va pochino.., ma ho sempre pensato fosse un genio. Qui mi ha fatto tornare pure ragazzina...adorato si, la cosa strana è che il 14enne a momenti si addormenta....

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    1. Lo zio ha sempre, anche nel suo film meno riuscito, un modo di girare magnifico, qui ha rispolverato la capacità di incantare che nei suoi film d’intrattenimento più puro non manca mai. Sai che non mi sembra nemmeno così strano? Un po’ come il messaggio degli alieni di “Incontri ravvicinati”, il film parla a chi è più disposto ad ascoltare, bambini ed ex bambini a forma di elettricisti di nome Roy :-P Cheers

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  10. Neanch'io ho letto il libro: volutamente, perché mi aveva dato l'impressione che potesse essere un po' fine a se stesso nel citazionismo o convoluto nel suo sviluppo.

    Il film mi è piaciuto decisamente abbastanza e ne sono rimasto soddisfatto.

    Quello che mi ha lasciato una sensazione di incompletezza, però, è l'aspetto ludico inserito nella trama: troppo poco pur essendo così determinante per premessa e svolgimento.
    Forse la cosa più semplice sarebbe stata che ci fosse una ulteriore prova ludica, dopo la gara e quella seconda là, prima di arrivare al confronto con il pezzo del passato e le varie cartridge: per una caccia al tesoro ludica/videoludica, ci sono stati troppi momenti parlati e personali per far avanzare la "quest" che non vere e proprie occasioni ludiche ideate e predisposte da Halliday (il quale - ricordiamolo - sarebbe un game designer oltre che programmatore).
    Metanarrativamente quel gap può essere riempito dalla battaglia campale sul ghiaccio (e difatti prima di rifletterci a mente un po' più fredda tale gap non mi era risultato lampante), tuttavia tutta quell'azione non è funzionale alla caccia al tesoro ma ne è un effetto / danno collaterale.

    Comunque a parte questo aspetto, penso anch'io che possa diventare uno dei titoli di riferimento per le nuove leve tra le schiere de "i Ragazzi".

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    1. Mi preoccupa un po’ che sia così orientati verso i videogiocatori (si dirà così? Non è dispregiativo vero? Boh!) ma lo leggerò molto volentieri.
      Ho capito bene il tuo punto di vista, in effetti la parte prima del pre finale è un po’ tanto parlata, ma considerando che poi si riprende di slancio, ti dirò che è un difetto che ho notato ma dà più fastidio a mente fredda. Non sottovalutiamo il fatto che sarà un titolo unico, anzi spero che resti così, non sono interessato ad un “Ready Player Two”, anche se bisogna dirlo, il titolo si sceglie da solo ;-) Cheers

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    2. Anch'io spero che non ci siano seguiti, specie se girati poi da altri registi... sarebbe terribile.

      Però il titolo in caso dovrebbe essere "Enter Player Two" oppure "Join Player Two", rimandando a quando nel cabinato di Street Fighter II un secondo giocatore si inseriva e sfidava il giocatore già giocante

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    3. Esatto, quando arrivava l'amico con le monete a darti una mano con il livello bastardo ;-) Cheers

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  11. Spero di riuscire a vederlo a breve.

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    1. Buona visione, fammi sapere poi com'è andata la partita. La visione! Volevo dire la visione! :-P Cheers

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  12. La Delorean un frigo? Dentro cui magari mettere dentro Indy per "salvarlo" dall'esplosione? Ahahah, scommetto che dirai:"nooo, quel film non esiste, non esisteeeeee!"

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    1. Ti rispondo con una porzione di un mio commento che non esiste:

      «Trovo più scandaloso il fatto che l’idea di un frigorifero radioattivo, era anche una delle prime idee per la macchina del tempo di Ritorno al futuro, fu proprio Spielberg nel 1985 a bocciare l’idea, temendo che per emulazione, i bambini del mondo si sarebbero chiusi nei frigi di casa… Ma porco mondo Steven! Perché nel 2008 andava bene? Ribadisco: temporanea incapacità di intendere.»

      Presa da un post dedicato ad un film CHE NON ESISTE:

      http://labaravolante.blogspot.de/2016/08/indiana-jones-e-il-regno-del-teschio-di.html

      Chiaro no? Non esiste, va bene così! :-D Cheers

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  13. Devo ancora vederlo, ma da come lo descrivi sembra un film veramente bello. L'unico problema sarà evitare un triplo infarto ogni volta che compare la DeLorean o il gigante di ferro :P.

    P.S La storia del frigo la conosco, ed è stata usata anche in un film che non esiste. Comunque il quarto capitolo di Indiana Jones esiste e si intitola "indiana jones e il destino di atlantide" :)

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    1. Posso dirtelo? Non riuscirai ad evitare l’infarto, perché la DeLorean è usata alla grande e il gigante di ferro (film sottovalutato e a mio avviso bellissimo) qui fa una cosa in particolare che a me personalmente, mi ha ammazzato. Quando vedrai capirai ;-)

      Esatto grande!! “Indiana Jones and the Fate of Atlantis” quello si è l’unico vero quarto Indy. Bro-Fist! :-D Cheers!

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  14. La cosa bella di Spielberg è che tutte le volte che viene dato per spacciato o superato riesce sempre a rimettersi in gioco.

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    1. Avrà le vite extra come nei videogiochi anche lui? ;-) Cheers

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  15. Ciao Cass! Piacere di conoscerti! Io ho letto prime il libro, quindi, operazione già fatta per quanto riguarda il signore degli anelli per esempio, ho cercato di considerare il film mettendo da parte Il libro e tutto ciò che avevo immaginato leggendolo. È un film godibilissimo e mi sono divertito tanto, ci sono scene memorabili e finalmente la computer grafica è utilizzata nel modo giusto. Ringrazio stev, mago della mia infanzia, lo ringrazio per questa ennesima inaspettata avventura, perché a 35anni mi ha permesso di tornare un po'bambino! Certo la magia dell arca perduta e di Et sono irrecuperabili, ma va bene lo stesso!

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    1. Drago piacere mio, ne approfitto per darti il benvenuto sulla Bara Volante! ;-)
      Esatto, anche a me piace molto separare libro e film, con "Lo hobbit" e "Il signore degli anelli" l'ho fatto, ma basta dire che "Shinning" l'ho detto dopo aver visto il film, e mi piacciono entrambi, quindi si può fare ;-) Davvero, ottimi effetti speciali per quello che è di fatto un film d'animazione con dentro tanto ottimo cinema. Il tuo finale poi è da cinque alto, la pensiamo alla stesso modo, siamo invecchiati pure noi (per altro, siamo quasi coetanei), ma è bello essere ancora qui a farsi sorprendere dal vecchio Steve ;-) Cheers

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  16. Eccoci: manco io ho ancora letto il libro, e non ho nemmeno ancora visto il film ma ciò avverrò domani (credo). E la tua recensione mi ha fatto gasare troppo.
    Partiamo dall'inizio: non sono propriamente fan di Spielberg, nel senso che non amo tutta la sua opera. Però i cultoni sì.
    E ok.
    Mi piace che questo sia un film per ragazzi, come sarebbe stato negli anni '80. Ma cosa vogliamo di più? Appunto, la stronzata young adult lasciamola altrove.
    Meglio questi film, ludici e divertenti^^

    Moz-

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    1. Ho apprezzato tantissimo il fatto che sia un film nato per NON diventare una saga in dodici parti. A me Spielberg piace, ormai è cosa nota, ho anche criticato dei suoi film e anche questa è cosa nota, ma non poteva esserci nessuno meglio di lui per chiudere il discorso, forse per sempre, sulla malinconia degli anni '80. Ora mi siedo qui e aspetto la tua recensione al film ;-) Cheers!

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  17. Un grandissimo film e una gran recensione la tua, entrambi da brividi. Sulla scena della seconda chiave penso di essere morto e resuscitato dalla gioia, ero quasi in lacrime da quanto era bella. E anche la battaglia finale, ispiratissima a quella di Minas Tirit - o come cavolo si scrive - mi ha fatto morire. Erano almeno quattro o cinque anni che Spielberg non mi soddisfaceva e nemmeno Tin Tin mi era piaciuto particolarmente. Non dico che sia ritornato, probabilmente non se ne era mai andato!

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    1. Ti ringrazio moltissimo! :-D Quando diventa chiaro dove vuole andare a parare la seconda prova, parte l’esaltazione fortissima, una scena che davvero in altre mani, sarebbe stato scema, ma Spielberg ha saputo renderla alla grandissima. Anche secondo me non era mai andato via, ora chissà se faranno il secondo Tintin ;-) Cheers!

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  18. Mi ricordo bene come da adolescente proferivo "Spielberg è sopravvalutato".
    Perdonami, Steven, perdonami; sono uscito presto da quella fase snob nei tuoi confronti, sarà durata appena 2 mesi, poi sono ritornato in me!

    RPO non l'ho ancora visto, ma ho una voglia matta di vederlo. Se poi mi dici che c'è Ku... insomma, il Regista, non mi contengo più e come gli antenati mi metto a lanciare ossi in aria che poi mutano in satelliti. :D

    Spielberg e Miller sono la più evidente conferma di come l'età passi in secondo piano quando hai capacità di sperimentare, osare, creare e divertiti con i nuovi mezzi a disposizione (il GGG e Tin Tin, a tal proposito, sono un trionfo della CGI).
    Hanno una forza d'animo che è da esempio per tutti.

    Uno di noooi
    uno di nooooi
    Spielberg è proprio uno di nooooi

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    1. Penso che sia fisiologico, ho provato (malamente) a riassumere il concetto con lo “Spielbergometro” ma il succo è quello, alla fine si va e si viene, ma resta intatta la sua capacità di stupire e la nostra di lasciarci stupire ;-) Esatto, tutti a dire che “Il GGG” era una roba per bambini (dai? È tratto da un libro per bambini) ma intanto aveva ottima CGI così come Tintin e RPO. Alla fine Spielberg e Miller hanno dato una lezione a tutti, quando hai talento hai talento, c’è poco da fare ;-)

      Vai a vederlo e poi fammi sapere come ti sei trovato, buon divertimento! Cheers

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    2. L'ho visto e (SPOILER):





      OHMYGOD Era l'Overlook Hotel! La musica! I fotogrammi! Le bambine! La foto! il sangue!
      Miglior omaggio di tutti i tempi! :D
      Ed è altrettanto bellissimo come, nonostante le tonnellate di riferimenti alla cultura pop, il film fugga dall'"effetto nostalgia" e riesca a realizzare un nuovo cult che verrà ricordato anche a posteriori.
      La tradizione e l'innovazione che si incontrano e coesistono divinamente.
      Il mio Spielbergometro è impazzito! :D
      Saluti!

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    3. Lo Spielbergometro scorre potente in questo film ;-) Cheers

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  19. Ecco, questo devi fare. Non spartacus. Rece meraviglia cosi'.

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    1. Inchini. Riverenze. Inchini. Riverenze. Grazie di cuore! :-D Cheers

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  20. Ecco io appartengo alla categoria di chi non lo ha apprezzato proprio perché semplice, anzi dire che non l'ho apprezzato è errato, direi più che non condivido tutto questo entusiasmo, e si anche io ho pensato alla Fabbrica di Cioccolato come cercavo di spiegare a casa di Babol. Apprezzo che le citazioni non siano fini a se stesse e che si affronti "seriamente" il tema videogiochi, trovo sia fatto benissimo e la parte della seconda prova è stupenda ma niente da fare non mi ha conquistato.
    E io tifavo per Aech.

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    1. Punto di vista impeccabile il tuo, forse bisogna andare a guardare la questione puramente cinematografica, ti do il mio punto di vista, bella la malinconia anni '80 eh? Però era anche un po' ora di basta, trovo fantastico e coerente cinematograficamente, che a chiudere questo capitolo, sia l'uomo che ha contribuito più di tutti a creare l'iconografia che oggi tutti noi, condividiamo. Per me questa è la marcia in più di RPO ;-) Cheers

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  21. Cass è dura non fare un contro-commento a ogni tua frease su RP1.
    Partendo dall'inizio, i rimasti delusi: chi sono costoro?
    Due mesi fa ho visto "The Post" e mi son detto: ecco, dopo "Il ponte delle Spie" Stewie Griff...(cioè Spielberg) ha deciso di ficcare in mezzo alla sua filmografia delle robe così, ben fatte e politicamente impegnate eccetera, solo per non farsi rompere i cosiddetti da chi gliela mena ancora con Schindler's List e quasi non si ricorda di Indiana Jones e Lo squalo.

    Io sono entrato in sala con l'aspettativa a settecentomila, tipo la più alta che avevo dal "Teschio di Cristallo", solo che stavolta Steven ha fatto se stesso.

    Per rispondere al tuo dubbio su Simon Pegg ti dico: "uno di noooi". Grande Simon, che realizza il sogno di tutti i noi: fare lo zombi e lo sbirro esagerato da attore feticcio di Edgar Wright, e appare dovunque ti vengano i lucciconi per la fantascienza vecchio stile. Se non è "uno di noi" questo qui, ci manca Daolio che gli canta "Gente come noi"...

    E se c'è una cosa che, dopo TRENTA ANNI (ma perchè mi fa così effetto dirlo? perchè sono TRENTA?) è che Spielberg è il primo a tirar fuori un film che intercetta la comprensione per la società attuale, non solo virtuale, ma appassionata di film (l'omaggio a Kubrick ero tipo coi lucciconi e steso sulla poltrona) e di videogiochi, racconti, cultura pop ecc...
    Finisce che Spielberg, coi suoi anni sulle spalle, è il primo a tirar fuori il FILM DEFINITIVO (sì, spendo questa definizione) sui videogiochi.
    Stewie racconta questa sceneggiatura "non originale" come se la fosse inventata lui di sana pianta, raccontando il SUO mestiere, il suo essere fabbricatore di sogni, il suo essere innamorato di qualsiasi mondo di fantasia come tutti noi, e di farcene innamorare.
    E mi fermo qui se no scrivo per altre due ore.
    C'è da riflettere che questo sia un film GENERAZIONALE fatto non da un regista trentenne, ma da uno che faceva film GENERAZIONALI già 40 anni fa!
    La passione con cui Stewie ci racconta degli Easter Egg, del piacere di giocare, dell'isolamento nel mondo virtuale (e dei pericoli nel rivelare l'identità ecc.), per uno che non dovrebbe appartenere a quel mondo, lascia a bocca aperta.

    MA ti (vi) lascio con una riflessione: Stewie, è uno che QUEL MONDO, il mondo descritto in RP1 ha contribuito a crearlo come pochi, quindi STICAZZI se sapeva di cosa stava parlando! Lo sapeva meglio di tutti noi che siamo i suoi figli adottivi!
    E' il regalo di Natale del nostro papà segreto che ci dice "figliolo, del il mondo che ami tanto, il tuo vecchio era là a piazzare le fondamenta già 30-40 anni fa", e tu lo guardi istupidito perchè ti ha appena dato un'altra lezione...

    E sì, gli instant-cult esistono ancora. L'ha detto George Miller e lo ripete Spielberg. Perchè se il cinema lo sapevi rivoluzionare 40 anni fa, lo sai fare ancora oggi, ed è un dono che in pochi hanno e sanno mantenere.

    Bob.

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    1. Non posso che aggiungere una cosa al tuo commento: Amen ;-)
      Sa di film definitivo in tal senso, e un po' spero che lo sia, il modo ideale e divertentissimo di chiudere un capitolo. Lo dicevamo l'altro giorno, dopo tanti anni possiamo ancora emozionarci al cinema? Cazzarola si se il film così così ;-) Cheers

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  22. Tho! Ci voleva zio Spielbergo per farci andare in disaccordo per la prima volta! XD
    Purtroppo non mi è piaciuto. Ma è risaputo che negli ultimi tempi sono diventato un cinico...

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    1. L’eccezione che conferma la regola, direi che è proprio questo il caso ;-) L’idea che mi sono fatto, e che mi confermi anche tu, è che chi ha letto il libro, trova il film una versione (troppo) semplificata, siccome sono un fanatico degli adattamenti che stanno in piedi da soli e non sono proprio uguali, in questa semplificazione ci ho trovato un film per ragazzi, fatto dal capo dei film per ragazzi. Quando avrò letto il libro (questione di poco) di sicuro noterò anche io la differenza, non ne farei una questione di cinismo, non per questo caso almeno ;-) Cheers

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  23. Mamma mia... Quando l'ho visto al cinema è stato come letteralmente immergersi nella cioccolata... Fantastico, dà assuefazione perchè davvero ti viene voglia di rivederlo, quando uscirà l'home video fino a consumarlo... Dopo che hai recensito la meravigliosa cioccolata, perché non recensisci un film sbagliato (che è una merda fumante) di nome Game Therapy? Non so se uscirai vivo... Vedila come una sfida.

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    1. Per due minuti mi sono anche messo in testa di fare il classico post con tutte le citazioni del film, ma per farlo dovrò vedere il film tipo quattro volte. A rallentatore e con carta e penna in mano, roba da tirare fuori un elenco telefonico di nomi ;-) Confesso di non conoscere “Game Therapy” ma dopo una veloce verifica direi che sarebbe davvero una sfida! Cheers

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    2. Game Therapy è addirittura peggio al quadrato rispetto al "film che non esiste" ma che purtroppo, per te, esiste già. Ed è lì che dirai per davvero un bel "Vaffanculo" perchè fidati, è un vero insulto a tutti noi.

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    3. Per quel poco che mi sono documentato, il "Vaffa" mi stava già per partire, ti farò sapere, vediamo se riesco a scovarlo ;-) Cheers

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    4. Se hai TimVision, lo trovi direttamente lì. Ti dò ispirazione per alcune frasi da didascalia.
      "Questi costumi fanno pena. Non potevano direttamente contattare un cosplayer?"
      "Ma perché i due limonano a cazzo di cane? Non si conoscono mica!!!"
      "VAFFANCULO!!!! V-A-F-F-A-N-C-U-L-O!!!" (ho fatto anche lo spelling per il disagio di un Jar Jar Binks di magnitudo 21.8)
      "Un viso così da bimbominchia è da prendere a pugni che bucano la faccia."
      "Parlare di colpo in inglese non rende di certo il film migliore."
      "Che megalopoli spoglia, anonima e spenta!"
      "I termini pseudo scientifici li fà meglio M. Night Shyamalan!"
      "Per evacuare si usa un banale MEGAFUNGO!!! Ma siamo in una centrale nucleare?!?!"
      "Scelta discutibile e senza filo logico dei videogiochi per dire che noi ci siamo!! Ma nemmeno per la connessione Internet!!!"
      "Spielberg, anche nel "film che non esiste" ha più dignità lui che questo aborto!!"
      Poi se mi vengono altre in mente ti farò sapere.

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    5. Sto cercando di immaginarmi un film capace di produrre didascalie del genere, ma non credo di essere in grado, almeno non senza un paio di bottiglie di quello buono prima :-P Cheers!

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    6. Te le ho immaginate per Game Therapy, quelle che hai letto sopra. Dai che ce la puoi fare Cassidy, hai un supporto morale in più.

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    7. A questo punto dopo la pubblicità che gli hai fatto mi hai messo la curiosità, dai vediamo se riesco ad incastrarlo tra le visioni varie ;-) Cheers

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  24. Io l'ho trovato un film ben girato ma troppo pieno di cose e quindi confuso, specie per chi non ha letto il libro.
    Poi troppe ingenuità, censure ( il lesbimo di Aech, accennato però nella scena del bagno all' Overlook Hotel) e via così.
    Inokltre Spielberg odia i vuiideogiochi, o perlomeno non gliene frega nulla : infatti, trasforma il film , da omaggio alla cultura pop a 360 gradidel libro (cinema, tv , videogichi, cartoni animati, musica, giocattoli ecc..) a solo omaggio al cinema.
    King Kong, il Trex di Jurassic Park, Shining, Mecha Godzilla ( che non assomiglia per nulla all' originale ) insomma, sono loro i veri co-protagonisti del film.
    Il resto è messo sullo sfondo, tranne quel personaggio giapponese che doveva essere usato da un giapponese perché sennò i giapponesi si arrabbiavano.
    O il penoso Gigante di Ferro , che francamente, avrei sostituito con Frankestein Junior, il robot di Hanna e Barbera ( di propietà Warner, quindi ) : quello si che sarebbe stato una goduria nerd !

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche se non ho letto il romanzo, ho seguito lo stesso bene la storia, forse è fin troppo semplice, ma siccome mi è sembrato un ottimo film per ragazzi, il dettaglio non mi ha disturbato ;-) Verissimo, Ron Howard è chiaramente uno a cui non frega NIENTE di formula 1, eppure ha fatto un soldissimo film come "Rush", qui stessa cosa, Spielberg omaggia la mitologia dei videogiochi, ma poi porta tutto nel suo campo da gioco, ovvero il cinema, cosa che mi va davvero benissimo ;-) Cheers

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  25. Ciao Cass! Ho visto finalmente il film, ieri sera.

    Mi è piaciuto molto, un film ideale per staccare la spina per due orette (e la durata infinita non mi ha affatto annoiato). La cosa notevole è l'ideale alternanza tra scene reali e scene virtuali e dico una bestemmia se dico che ho apprezzato molto i giovani protagonisti? (un po' come ai tempi, apprezzai la Stone e il ragazzo protagonisti di Benvenuti a Zombieland :D). Unica vera nota negativa: audio squilibrato (come quasi tutti i film moderni, personaggi che sussurrano e ambientale a volumi altissimi).

    E' un film molto '80-'90 nel suo cuore (soprattutto nel finale, quando i ragazzi prendono a calci in culo la sgherra cattiva), ma con un impianto grafico sontuoso.

    La scena dell'inseguimento mi ha lasciato a bocca aperta, idem l'arrivo di King Kong, per non parlare del combattimento tra il mecha godzilla e Gundam. Anzi tornando alla corsa, la parte che mi ha più esaltato..è quella della retromarcia.

    Strepitosa anche la citazione di Shining, sono rimasto veramente senza parole. Non era affatto facile!

    Al di là delle 10503628 citazioni, devo dire che il film mi ha ricordato un po' in certi momenti i Transformers di Bay...ok, l'inseguimento, come detto nel mio vecchio commento, non c'è storia. Però ad esempio la sopracitata battaglia tra il mecha godzilla e Gundam...certi effetti sonori...Comunque tutto bello.

    Ah dimenticavo, strepitoso il grande Pegg!

    Ultima cosa:

    - la password di Sorrento è una citazione di qualcosa?
    - la formula per distruggere il campo di forza è la citazione di qualcos'altro?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hola! Sono felice che ti sia piaciuto, pensa che l’altro giorno complice l’uscita su raggio blu me ne sono rivisto un pezzo anche io, devo ancora leggere il libro, ma secondo me è un film che fa davvero il suo dovere, forse quando avrò letto il romanzo mi calerà di punteggio, ma per ora lo trovo ancora una bombetta ;-) La password di Sorrento non credo sia una citazione, più che altro uno scherzetto, mi pare che sia una cosa tipo “Bossman69” in cui il numero mi sembra chiaramente un riferimento alla data di nascita del personaggio, il resto un suo “Ego trip” passami l’orrido anglicismo ;-)

      Il campo di forza sì, certo che è una citazione, a questo film qui:

      http://labaravolante.blogspot.it/2017/06/excalibur-1981-anaal-nathrakh-uthvas.html

      Cheers!

      Elimina
    2. Grandissimo, grazie per aver soddisfatto la mia curiosità :)

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    3. Altrimenti cosa sto qui a fare? ;-) Grazie a te! Cheers

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