martedì 17 aprile 2018

Ore 15:17 - Attacco al treno (2018): La prossima volta chiamo UBER


Ci ho messo il mio bel tempo per recuperare l’ultimo lavoro di Clint Eastwood, titolo che è stato accolto tra i fischi e il lancio di pomodori. Lo ammetto candidamente: per motivi di pura e semplice stima verso quella roccia di Eastwood, non ho mai davvero voglia di vedergli fare un brutto film, ma ho ancora meno voglia di giudicarne uno senza averlo visto. Quindi, sotto, abbiamo un treno da prendere!
Bisogna dire che buona parte delle critiche al film hanno anche cittadinanza, ma la coerenza e una discreta dose di fegato all’ex sceriffo di Carmel by the sea non mancano. A ben guardare, questo film è un’asciutta ricostruzione dei fatti per come sono accaduti, esattamente come lo era Sully, certo, con molte più sbavature di quante non ne avesse il film con Tom Hanks, ma bisognerebbe essere ciechi per non vedere che la direzione autoriale dietro ad entrambe le pellicole non è la stessa.

Ma la differenza è sempre la stessa alla fine: la critica specializzata, quella che in cambio di pareri sui film riceve del denaro (quindi non i matti come me che lo fanno per pura gioia), ondeggia come una bandiera nel vento seguendo la qualità dei film di Eastwood. Se il film è buono Clint è un conservatore con la schiena dritta e la saggezza dei suoi anni, se il film è più scarso, Eastwood diventa subito un vecchio rincoglionito che parla a sedie vuote, l’unico ad Hollywood ad aver appoggiato apertamente Donald Trump. A leggere solo i pareri dei critici pare che Eastwood cambi forma ad ogni nuova pellicola, in realtà, lui da 80 e passa anni va dritto come un... Beh, treno, è il parere intorno a lui che ondeggia.

Sul fatto che io e il vecchio Clint sulla questione politica non saremmo mai d’accordo, ormai ci ho messo una pietra sopra così tanti anni fa che nemmeno lo ricordo più e visto che non mi pagano per usare i suoi film per esprimere pareri sul suo schieramento politico, ho la fortuna di poter parlare solo di film.

Eroi americani. Senza nulla togliere, uno un po' più degli altri.
“Ore 15:17 - Attacco al treno” ha un titolo veramente cazzuto, è basato sull’autobiografia “The 15:17 to Paris: The True Story of a Terrorist, a Train, and Three American Heroes” di Jeffrey E. Stern, Spencer Stone, Anthony Sadler e Alek Skarlatos, che fin dal (brevissimo) titolo vi fa già capire che aria tira, se con i tuoi amici scrivi un libro e ti auto definisci “American Heroes” le chiacchiere stanno veramente a zero.

Inoltre, giusto per aggiungere un altro po’ di Guacamole, Spencer Stone, Anthony Sadler e Alek Skarlatos nel film interpretano la parte di loro stessi, il che mette in chiaro quanto loro siano pronti a sfruttare al massimo gli eventi di quel viaggio in treno, ma anche che bisogna avere un regista pronto a salire sul treno della celebrazione patriottica. Devo smetterla di fare metafore a sfondo ferroviario, questo commento è ancora lungo!

Inoltre, dei 94 minuti di durata (lasciatemi l’icona aperta su questo dettaglio che più avanti ripasso), quelli effettivamente dedicati all’attacco terroristico sventato dai tre ragazzi sul treno per Parigi delle 15:17 il giorno 21 agosto del 2015, sono grossomodo, quindici? Dieci finali e altre cinque divisi tra tre scene non consecutive spalmate lungo i 94 minuti. Il resto mancia? No, il resto flashback!

“Da quando i controllori sul treno usano l’AK47?”.
S'inizia con la voce narrante di uno dei “Tre Caballeros” che dice al pubblico: "Vi starete chiedendo come ci è finito un nero come me con due biancastri del genere?". Ecco, questo è quello che ci dice la voce narrante subito, per poi sparire PER SEMPRE, per tutta il resto del film. Insomma, esattamente il modo come NON dovrebbe essere usata la voce narrante al cinema. Primo minuto del film e già sto storcendo il naso.

Il lungo flashback fatto a forma di film prende la storia molto molto da lontano, avete presente quelle persone che per dirvi cosa gli è successo oggi, partono a raccontarti gli eventi da tipo un mese prima perché ci tengono a darti tutti i dettagli? Che poi è esattamente come faccio quando devo raccontare qualcosa, quindi dite di sì, almeno uno così lo conoscete.

Ma un Bro-Fist come tutte le persone normali? Brutto?
Si parte dalla scuola cristiana che vede di cattivissimo occhio le madri single di due dei protagonisti Spencer e Alek, due piantagrane con una grande passione: la storia americana, il mito della Seconda Guerra Mondiale e il sogno un giorno di servire per il più grande Paese del mondo e anche l’unico che conta (se chiedi ai suoi abitanti), ovvero gli Stati Uniti d’America. Questa frase andrebbe letta con bandiere a stelle e strisce sventolanti sullo sfondo, aquile calve in volo e magari anche due fuochi d’artificio, ma qui sulla Bara Volante siamo degli spiantati debosciati filo comunisti, quindi non possiamo permetterci tutta questa roba. Usate la fantasia.

Al trio si unisce Anthony, presenza stabile dell’ufficio del preside che fa stranamente da collante al gruppo anche se non ha il pallino di fare il G.I.Joe da grande. Dopo l’uso sbagliato della voce narrante (che non narra) all’inizio del film, bisogna dire che l’altro grosso scivolone del film sono i dialoghi, vedere dei bambini in mimetica nel bosco che mentre giocano alla guerra, tutti sognanti dicono cose tipo: «La guerra è una cosa speciale. Il cameratismo, la solidarietà in trincea…», oltre a far capire quanto i concetti in questo film siano sottolineati due o tre volte, ti fa pensare che nessun bambino al mondo parlerebbe mai davvero così, in compenso i ragazzi, crescendo non migliorano, anzi.

"Voi chi sareste? La milizia del Michigan?".
Spencer diventa il classico ragazzone americano, bianco e con la panza, che sogna di entrare a far parte delle truppe aerotrasportate, solo che l’esercito prima dovrebbe decidersi ad aerotrasportare pure la sua panza, quindi Spencer si mette in testa di dimagrire e presentarsi pronto alla selezione. Qui Clint Eastwood decide per la scelta cinematografica più facile del mondo, quando un personaggio ha bisogno di mostrare motivazione e rimettersi in forma, ovvero il Training montage alla Rocky!

Vai Clint! Vai! Facci sognare! Facci vedere come si fa un training montage al cinema nel 201… Gli Imagine Dragon? Ma, poi, proprio “Believer” degli Imagine Dragon devi usare? Cos’è sto colpo di giovinezza Clint? Niente da dire il pezzo è orecchiabilissimo, poi nel video c’è anche Dolph Lundgren, quindi bene, però il pezzo è leggerissimamente abusato, ecco, oltre che abbastanza straniante all’interno di un film così.

Puoi fare tutti i pesi gli addominali ascoltando gli Imagine Dragon che vuoi, ma se non hai occhi perfetti finisci fregato lo stesso, ve lo dice un ex miope come me, uno che per anni quando stringeva gli occhi, cercando di leggere le scritte in lontananza, sperava di assomigliare almeno un po’ a Clint Eastwood. Spencer non applica il trucco dello stesso Clint in “Space Cowboys” (2000) per superare la visita oculistica, quindi deve accontentarsi della scuola da paramedico militare, un posto con decisamente meno azione di quella che i suoi sogni di gloria richiedono.

Solo a me ricorda una scena di “Forrest Gump”?
Ma quando i tre amici, decidono di fare un viaggio, zaino in spalla, lungo la vecchia Europa tutti insieme, che li porterà il 21 agosto del 2015 su quel treno diretto verso Parigi, avranno modo di dimostrare che anche tre piantagrane che hanno dovuto rivedere tutte le priorità della loro vita, possono fare la differenza e finire celebrati come eroi.

Prima vi ho lasciato aperta un’icona sulla durata del film, lasciatemela chiudere qui, “Ore 15:17 - Attacco al treno” dura 94 minuti e in certi momenti sembra durare tre ore, non tanto per numero di eventi che, comunque, non mancano considerando che il film copre tutta la vita dei tre personaggi, il problema è che molte parti sono davvero pesanti ed altre si muovono, ma pare non portino la storia in nessuna direzione, sicuramente non sul treno del titolo.

Ad esempio, tutte le parti a Venezia, oppure la lunga scena in discoteca (ma perché dura così tanto? Cosa serve ai fini del racconto), sembrano pensate per un pubblico esclusivamente Yankee alla ricerca delle atmosfere “esotiche” della vecchia Europa. Ma sono anche i momenti del film che fanno effetto cartolina, anche perché andiamo Clint, quando i tre protagonisti arrivano a Roma, possibile che non ti venga fuori niente di mano banale che usare “Volare” come sottofondo musicale? E dai, su! A questo punto potevi fare il contrario: arrivo a Roma con gli Imagine Dragon e training montage con Volare, ecco! Quello sarebbe stato qualcosa di mai visto!

Vuoi vedere che era tutta una scusa per farsi le vacanze in Italia?
La prima cosa da digerire è il patriottismo abbastanza spinto e la svolta quasi divina che viene data alla presenza di quei tre ragazzi sul treno proprio alle 15.17, se in film come il sottovalutato La battaglia di Hacksaw Ridge, il protagonista viveva il suo rapporto con la religione in maniera molto sentita (esattamente come il regista Mel Gibson), qui la svolta pare cacciata in gola alla storia un po’ per forza.

In tutta onestà, l’idea di personaggi che prendono schiaffi tutta la vita, venendo considerati dei piantagrane da tutti e che al momento giusto sfruttano quello che hanno imparato per fare qualcosa di buono non mi dispiace nemmeno, è il classico materiale di cui si nutre il cinema per le sue storie, capisco anche perché uno con l’etica di Clint Eastwood sia magneticamente attratto da una storia del genere, il problema è che pare impossibile separare l’Eastwood regista dall’Eastwood uomo, quindi è automatico che il film venga etichettato come roba di propaganda, cosa che potrebbe tranquillamente essere per altro.

Anche perché sono passati tanti anni, ma guardando “The 15:17 to Paris” sembra che per Eastwood la soluzione dei problemi sia ancora la stessa, una volta era Dirty Harry che sventava le rapine trovandosi nel posto giusto al momento giusto, ora sono tre ragazzi che applicano il concetto (molto americano) di “Fare la cosa giusta”. Viene da pensare che se su ogni aereo, treno, bus, nave, motociclo o motocarrozzetta del pianeta ci fossero dei “Dirty Harry”, per Eastwood il problema terrorismo sarebbe risolto. In questo senso, l’impronta Trumpiana si nota, pure troppo per i miei gusti, se devo dirla fuori dai denti.

Scordatevi che vi canti l'inno nazionale, mi rifiuto, non so le parole.
Ma resta innegabile da uomo di cinema qual'è Eastwood, “Ore 15:17 - Attacco al treno” sia l’ultimo capitolo (e allo stesso tempo il più debole) di un’ideale trilogia dedicata agli eroi americani moderni, che Eastwood sceglie di raccontarci con il suo solito stile asciutto e il suo approccio etico alla storia. In fondo, i tre protagonisti di questo film non sono tanto diversi, anche per sogni di gloria militari al Bradley Cooper di American Sniper.

Eroi americani anche controvoglia, persone che fanno la cosa giusta quando il momento lo richiede come il pilota Chesley 'Sully' Sullenberger di Sully, in questo senso l’approccio estremamente realistico, al limite del documentaristico di Eastwood è una precisa scelta di stile, si potrebbe quasi dire un esperimento, che si spinge fino all’azzardo di impiegare i veri protagonisti della storia, nei panni di loro stessi nel film. Ora che ci penso però, nell'altro film l'aereo, qui il treno, Clint vuoi farci andare tutti a piedi?

Insomma, Eastwood è davvero il solito pezzo di granito che procede per la sua strada (notare che non ho scritto, lungo i binari, sto migliorando!) ed è molto apprezzabile che alla sua bella età abbia ancora voglia di sperimentare con il suo cinema, purtroppo qui alcune trovate fuori bersaglio fanno (non dire deragliare, non dire deragliare!) deragliare (D’oh!) il film che non risulta dritto ed efficace come Sully, chiudendo questa ideale trilogia con una nota stonata. Ma tranquilli, il prossimo film di Eastwood avrà ancora lo stesso stile classico e asciutto, i salti mortali li lascia fare ai giornalisti che scrivono di lui, per quanto questo film sia sbagliato, questa alla fine è coerenza.

20 commenti:

  1. Devo ancora vederlo e onestamente non sapevo manco fosse uscito. Mi pareva ieri che avevamo Clint che girava qualche scena qua da noi!
    Il post non preannuncia nulla di buono però... Sei stato bravo Cassidy a "dire non dicendo" ma leggendo tra le righe si capisce benissimo il tuo pensiero. Ovviamento lo recupererò ma non ho tutta questa fretta anche perché è dal 2009 (Invictus) che i film del nostro non mi stanno piacendo per nulla.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. «Head uAp, head uAp. Lissen to ioAUR country. Seven mAInUtes, seven mAInUtes! defence defence defence».

      Scusa, ma quando sento “Invictus” mi parte in automatico l’imitazione di Capitan Meit Deimon (Cit.) e del suo accento sudafricano, per iscritto è un po’ complicato, dal vivo l’imitazione mi viene un po’ meglio, anzi, un po’ meno peggio ;-)

      Mi ricordo di Clint a Venezia, che poi per assurdo le parti in Italia sono divise per minutaggio in parti uguali tra Venezia e Roma, ma Clint in laguna ha fatto più notizia ;-) Ti ringrazio, devo dire che “Sully” è quello che ho apprezzato di più tra i film recenti di Clint, ma ho la sensazione che tanti partano a contare la sua carriera da regista da “Mystic River” (che trovo ancora un film grandioso) in poi. L’ho sempre apprezzato anche per i suoi film da regista precedenti al 2003, che non erano né tutti capolavori né tutte porcheria.

      Penso che valga per tutti i registi di una certa età, che secondo i critici possono fare solo capolavori da vecchio saggio, o cagate da rincoglionito, la sensazione che ho è che per Eastwood sia proprio così, ma tutto all’ennesima potenza, ma magari è solo un’idea che mi sono fatto io ;-) Cheers

      Elimina
    2. Facciamo dal '92 con "Gli Spietati" dai... Anche perché poi chi la sente mia madre se le tocchi il duo "I Ponti di Madison County" e "Un Mondo Perfetto"?

      Ah, puntualizzo che "Invictus" è stato l'ultimo film di Eastwood che mi è piaciuto. La butto là: video su "Doppiaggi Italioti" di Evit con commento su "Invictus". Ospite Cassidy che commenta imitando Matt Damon. Se avete voglia/tempo avete già il mio +1.

      Elimina
    3. “I Ponti di Madison County” penso sia il film preferito di tutte le mamme, come lo chiamo io “Il film dove Clint non ammazza nessuno” (storia vera). “Gli Spietati” è un capolavoro. PUNTO.
      Mentre quando ai tempi uscì “Un mondo perfetto” ero felice, perché finalmente esisteva un film del Clint regista, che non era criticabile, in linea di massima qualche altro bel film dopo lo ha pure diretto, ma a quello voglio particolarmente bene. Ancora oggi lo considero il più sottovalutato della sua filmografia.

      Ahahah! Non so bene cosa verrebbe fuori, ma sarebbe sicuramente uno spasso, tanto il mio finto accento Sudafricano non potrà mai essere tanto peggio di quello di Matt Damon :-P Cheers

      Elimina
  2. Da molti anni non seguo più con attenzione il Clint regista, quindi parto già male. Ho profondamente disprezzato "American Sniper", venerato dalla critica, quindi figuriamoci un suo film stroncato! Un film in cui alcune scene sono girate a Roma, poi, e quindi sicuramente grondante fetidi luoghi comuni imbarazzanti come ogni film americano ambientato a Roma. (Ma quando gli americani vengono in vacanza a Roma, possibile non si accorgano che nessuno si comporta come nei loro film?)
    Un film d'azione in cui invece di mostrare gli eroi in azione per tutto il film ci viene raccontata la loro infanzia. Temo che non esista un solo motivo per me di vedere questo film :-P
    Però sarebbe divertente ripensare ai grandi film d'azione con il metodo Eastwood. Vediamo John Rambo bambino che la fa nel letto, John Matrix adolescente con problemi di acne e Indiana Jones che piange perché gli mettono serpentelli nel letto. E solo a fine film succede qualcosa! :-D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pensa che parlando di questo film, mi sono ritrovato a dire che i protagonisti di “Ore 15:17” a livello di patriottismo, fanno sembrare il Bradley Cooper di “American Sniper” un anti-americano, il che è tutto dire ;-) Anche a me “American Sniper” non ha convinto, non è chiaro se si tratta di un film che vuole mettere alla berlina certi atteggiamenti oppure esaltarli, mi è parso interlocutorio. Sicuramente preferisco la direzione, anche estrema di “Ore 15:17”, che ha una linea chiara, ma anche degli svarioni clamorosi, come appunto i cliché sull’Italia che sono di una banalità sconcertante, no sul serio “Volare” come sottofondo musicale per le scene ambientate in Italia dovrebbe essere bandita al cinema!

      Il giovane Harry Callaghan, che vestito da sceriffo a carnevale viene preso in giro dai compagni perché la sua colt di plastica è ridicolmente piccola per la fondina che indossa. Stacco, l’ispettore Callaghan fa il suo monologo con la 44 magnum in pugno… potremmo rivedere tutti i classici del cinema, il potenziale è infinito! :-D Cheers

      Elimina
  3. Ne ho sentite di cotte e di crude, tuttavia anche se non dovesse piacermi Clint rimarrà sempre un grande ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Clint non si discute, incarna il principio di “Schiena dritta”, poi vabbè non saremo mai d’accordo su questione politiche, ma se fosse per quello non dovrebbe piacermi nemmeno Milius. Ma poi fondamentalmente “Chissene”, qui sopra si chiacchiera di cinema per fortuna ;-) Cheers

      Elimina
  4. "In tutta onestà, l’idea di personaggi che prendono schiaffi tutta la vita, venendo considerati dei piantagrane da tutti e che al momento giusto sfruttano quello che hanno imparato per fare qualcosa di buono non mi dispiace nemmeno, è il classico materiale di cui si nutre il cinema per le sue storie": anche il fumetto, addirittura Topolino in certe storie con Gambadilegno protagonista e non nei panni del villain.

    Il film dal trailer mi aveva catturato, ma la tua recensione mi ha riportato sulla terra :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi spiace aver spento i tuoi entusiasmi con l’estintore, ma purtroppo dentro “Ore 15:17” ci sarebbe anche un bel film, solo che Eastwood non è riuscito a farlo emergere, peccato. Cheers!

      Elimina
  5. finalmente :-D
    aspettavo con ansia questa tua recensione...
    sei stato buonino, hai troppo rispetto per quel vecchiettino...
    comunque concordo su tutto... i dialoghi surreali (oltre a quelli dei bambini aggiungerei un riferimento a quello a Venezia, sulla cima del campanile - mi pare, non ricordo bene - dove dice qualcosa come "non hai l'impressione che la vita ti porti verso qualcosa"... non la ricordo bene, ma mi aveva fatto ribaltare sulla seggiola, detta da quella specie di king-kong wasp con la panza, come hai ben sottolineato)...
    tutta la parte delle vacanze è andata indigesta abbastanza anche a me... maddai checcefrega di guardare minuti e minuti di sti qua che si fanno i selfie davanti alla fontana di trevi piuttosto che al colosseo...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono come le ferrovie Italiane, magari un po’ in ritardo ma arrivo sempre a destinazione (anche se questa è una citazione involontaria da “58 minuti per morire” me ne rendo conto solo ora!).

      Il rispetto per quel signore lì dici che si vede tanto? Eh in effetti ;-) Ho apprezzato la scelta realista a tutti i costi, ma è IMPOSSIBILE apprezzare i dialoghi, dai sul serio tutta quella predestinazione quasi religiosa è inutile e fastidiosa quasi quanto le infinite scene in discoteca. C’era un bel film dentro “Ore 15:17” Clint purtroppo non è riuscito a tirarlo fuori. Cheers!

      Elimina
  6. Pensa, a me ha già fatto cagare American Sniper, quindi...
    Poi, da come lo racconti, sembra la fiera del cliché (ok, tranne per la parte vera, quindi gli ultimi dieci minuti XD). Passato, bianchi panzuti, scuole cattoliche.
    Pure la musica. Volare, a Roma, è scontatissima.
    Clint, io rivoglio un Gran Torino.

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "American Sniper" a confronto è una spanna sopra, e non mi aveva fatto impazzire. Davvero meglio "Gran Torino" al netto dei difetti ancora un bel film almeno ;-) Cheers

      Elimina
  7. Non sono un grandissimo fan nè dell'Eastwood attore nè del regista, anche se qualche suo film da regista mi piace parecchio. Questo esperimento quasi "neorealista" mi ispirava poco a dire la verità, ma comunque mi interessava dargli un'occasione!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Siamo in piena zona esperimento in effetti, che per assurdo avrebbe anche potuto funzionare, solo che è andato tutto abbastanza storto e la ciambella non è certo venuta fuori con il buco purtroppo. Cheers!

      Elimina
  8. Eh no Cassidy ma nella recensione di sei dimenticato di dire una cosa importantissima: i tre attori del film sono gli stessi protagonisti nella vita reale delle vicende raccontate nella pellicola. Non sono quindi attori professionisti e nella loro vita non ci hanno neanche mai provato a recitare. E questo si vede enormemente nel film in maniera imbarazzante. In Sully hai un cast di tutto rispetto a partire da Hanks che rende credibili i suoi attacchi di panico. Qua hai tre ragazzi che non sanno neppure quando guardare una macchina da presa. Devo essere onesto il film in alcuni momenti sembra una di quelle riprese amatoriali che si fanno in famiglia. Imbarazzante.
    Una noia mostruosa per tutto il film per una storia di questi tre francamente piuttosto inutile. Un patriottismo becero, sottolineato con un pennarello rosso più volte, direi quasi grottesco. Fateci caso l'unico del film di cui non si sa che fa da grande, manco viene accennato, è il nero che, sempre per caso immagino, è l'unico che non ha intrapreso una carriera militare.
    Tra l'altro film pericolosamente propagandista perchè questi tre non sono morti per puro culo ma di quelli potenti

    Spoiler

    all'attentatore il fucile si è inceppato mentre era a un metro dal tipo con la panza altrimenti gli faceva un buco che levati

    fine spoiler

    A me in tutti i lavori che ho fatto mi hanno sempre insegnato. Se vedi un pericolo non improvvisarti eroe ma fai fare ai professionisti. Non provare a spegnere un incendio, chiama i vigili. Ora è chiaro che la situazione era diversa, sul treno non c'erano alternative e sarebbe stata una strage ma io temo che il pubblico americano, per il quale non ho grande stima, non so quanto potrebbe cogliere questa piccola sfumatura

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pensavo di aver messo abbastanza enfasi su questo punto, ma hai fatto ben a sottolinearlo, per assurdo nessuno potrebbe interpretare che so, me, meglio di me stesso, eppure questi tre non riescono ad interpretare bene nemmeno loro stessi, il che è tutto dire ;-) Il tizio nero avrebbe dovuto svolgere almeno il ruolo della voce narrante, ma anche lì, è andata malissimo!

      Per la parte spoiler, temo che valga il discorso dell’elemento religioso, quasi mistico della loro presenza sul treno, non ho voluto dare troppi dettagli sull’unica scena ambientata davvero sul treno promesso dal titolo (e mai davvero mostrato), ma temo che sempre con il solito pennarellone, si volesse sottolineare il concetto di “Siamo in missione per contro di Dio”, il Dio giusto, quello che pregano gli americani, non quello che pregano quei bastardi con l’asciugamano in testa: America, Fuck Yeah!

      L’idea di fare la cosa giusta, di essere quello che fa la differenza quando conta è poetico, ed estremamente cinematografico, ma qui è fatto tutto talmente a tirar via che proprio non ci siamo, la differenza tra questo film, e uno da un tema quasi identico ovvero “United 93” (2006) di Paulo Erbaverde è più o meno la differenza che intercorre tra un buon film e uno brutto. Cheers!

      Elimina
  9. Hai ragione quando dici che Clint si guarda a prescindere... certo che l'entusiasmo cala a ogni recensione che leggo... sigh...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho cercato di restare più analitico possibile, ma questo film ha davvero tante, tante sbavature purtroppo. Cheers!

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...