venerdì 30 marzo 2018

Spy (The long kiss goodnight) (1996): Girls just want to have gun


Potrebbe sembrare strano, ma quel film che avete visto replicato fino alla nausea sulla Rai, fa assolutamente parte della rubrica… Back in Black!



Se hai scritto la sceneggiatura di quell’assoluta pietra miliare della cinematografia che risponde al titolo di L’ultimo Boy scout portandoti a casa un grosso assegno da 1.75 milioni di ex presidenti spirati stampati su carta verde (tutti meritati se chiedete a me) e, subito dopo, hai sfornato un titolo di totale culto come Last Action Hero, in teoria dovresti essere considerato una specie di Dio dorato sceso sulla Terra per dispensare linee di dialogo mitiche e figaggine assortita.

Piccolissimo problema: sia il capolavoro di Tony Scott che il filmone di John McTiernan al botteghino hanno raccolto risate (assurdo, ma è andata così), inoltre Shane Black si è visto superato a destra, nella classifica degli sceneggiatori paperoni, da Joe Eszterhas che per scrivere Basic Instinct di milioni di presidenti defunti su fogli verdi ne ha portati a casa ben tre ed ora guarda il nostro Shane gridandogli: «Ciao poveri!».

Ora, se pensate che i vostri anni ’90 siano stati movimentati, sappiate che Shane Black da questo punto di vista gioca in un’altra categoria, per essere stato un ragazzo prodigio cresciuto leggendo romanzi Hardboiled, una volta diventato grande Black non ha sempre e solo speso il suo tempo con il naso nei libri, ma con altri passatempi altrettanto sexy, ma decisamente più costosi e pericolosi: signorine, bottiglie di quello buono e fermiamoci qui, avete capito l’andazzo. Il vizio più grosso di Shane Black è quello della scrittura, un talento inalterato dalla “Vita loca” che si traduce in un malloppo di pagine con su scritto “The long kiss goodnight”, titolo che urla Shane Black dalla prima all’ultima lettera.

Se aveste una vita mondana come quella di Shane, ve la ridereste di gusto pure voi, garantito.
Pur di mettere le mani su tale primizia la New Line cinema come John Hammond non bada a spese e consegna a Shane Black una valigetta con dentro quattro (4) milioni di quei celebri presidenti morti che riportano Black in testa alla classifica. Da qualche parte nel mondo, Joe Eszterhas sente come un eco lontana della voce di Shane che gli suggerisce una parola tipo sambuca, ma più probabilmente duca, o forse sta chiamando qualcuno che si chiama Luca, insomma una parola che finisce con “Uca”.

Il problema è che poi non si trova nessuno che vuole dirigere davvero questo film, tanto che per un po’ i tipi della New Line pensando di sostituire la protagonista smemorata Samantha Caine con un uomo, uno Sly Stallone o magari uno Steven Seagal (storia vera), mi sembra geniale, no? Paghi un sacco di soldi una sceneggiatura per essere sicuro di avere il meglio su piazza, poi ti metti a fare delle modifiche a casaccio, un’ideona! Infatti, così è andata e la protagonista non è diventata Steven Seagal solo perché a questo punto della storia, entra in scena un altro ragazzaccio, dalla Finlandia con furore, quell’adorabile folle di Renny Harlin!

"Ciao mi chiamo Renny, esplodo le cose".
Parliamoci chiaro: Harlin potrà anche dirigere delle immani puttanate, cosa che poi è arrivato davvero a fare in carriera, ma sarà per sempre il regista “Cliffhanger” (1993) e soprattutto del secondo capitolo di Die Hard, ovvero 58 minuti per morire e per questo gli vorrò sempre bene, inoltre anche lui negli anni ’90 si è divertito parecchio, già solo per il fatto che ogni mattina, nell’altra metà del letto a lungo trovava Geena Davis, brutto?

La prossima volta che vi scappa di lamentarvi del vostro ex fidanzato/fidanzata, fatevi venire in mente Renny e Geena, perché i due sono stati leggerissimamente tossici per le rispettive carriere, almeno al netto dei risultati al botteghino, nel 1995 “Corsari” (Nota: RDM, se il prossimo film di Harlin che commento qui sopra NON dovesse essere “Corsari” vengo io a Nichelino per farmi spezzare le ginocchia da te, giurin giurello) titolo che ho visto e rivisto da bambino che, però, ha definitivamente mandato zampe all’aria la Carolco con il suo flop.

Siamo la coppia più bionda del mondo...
La nostra coppia di innamorati capisce al volo che “The long kiss goodnight” è roba per loro: azione, grandi dialoghi, una protagonista tostissima non si può sbagliare, soldi in banca, infatti cosa succede? Che sbagliano, sbagliano forte al netto di un budget di 65 milioni, il film ne porta a casa 9 (gulp) e diventa uno di quei titoli che si ripagano il costo grazie ad un lungo piano di ammortamento decennale, fatto di passaggi tv ripetuti fino alla nausea.

Mentre mi riguardavo questo film la mia Wing-Woman che ha la capacità di fare cento cose insieme (io mi limito ad una e fatta pure così così) gettando un occhio alla tv se n'è uscita con il solito epitaffio: «Ma perché stai guardando questo film? Lo davano sempre su Rai 2». Con il titolo “Spy”, classico caso tipo di uno strambo Paese a forma di scarpa, di “Tradurre” un titolo originale (figo) con uno sempre in inglese, ma clamorosamente anonimo e fuori luogo, probabilmente lo avete visto anche voi in replica tipo quattrocento volte, ma magari non sapevate nemmeno che fosse scritto da quel genietto di Black.

Ne nene ne, ne nene ne (Cit.)
Ora, io credo che come diceva Murphy, ogni cosa se può andare storta, troverà già il modo di andarci da sola, non serve forzare la mano, ma se scegli scientificamente di modificare una sceneggiatura che hai pagato di tasca tua quattro milioni di paper-dollari, questo a casa mia vuol dire andare a cercarsela. Esattamente come per la prima bozza di Arma Letale 2 (ribattezzata ai tempi “Play dirty”), anche “The long kiss goodnight” viene addolcita nei contenuti, ad esempio il personaggio di Mitch, interpretato da Samuel L. Jackson nella prima sceneggiatura moriva ucciso dal cattivo, dettaglio che durante le proiezioni di prova faceva storcere il naso al pubblico, motivo per cui Mitch nel film si salva, grazia ad un rocambolesco volo dalla finestra condito da un esplosione, che a ben guardarlo sembra la stessa scena di 58 minuti per morire, ma senza il sedile eiettabile.

L'ultima volta che Renny Harlin ha acceso una miccetta, hanno evacuato la Finlandia.
Anche la storia del personaggio era ben più tormentata, viene sforbiciato il suo infernale passato in carcere, un taglio brutale che nel film salta agli occhi, basta guardare la reazione di Sam “Motherfucker” Jackson quando il suo personaggio sente parlare di prigione, un mezzo attacco di panico che stona completamente con le altre reazioni del personaggio e che non trova motivazione nella storia.

Malgrado le parti asportate senza anestesia, “The long kiss goodnight” (mi rifiuto di usare il titolo “Italiano”) resta un film efficace e in puro stile Shane Black, anche per il semplice fatto che è tutto ambientato pochi giorni prima di Natale, infatti non manca nemmeno la classica Let It Snow, Let It Snow, Let It Snow. Le tradizioni vanno rispettate!

Se sotto l'albero trovate Geena Davis, sarà sicuramente un buon natale!
Samantha Caine (Geena Davis) conserva memoria solo degli ultimi otto anni della sua vita, quando si è risvegliata come lo smemorato di Collegno, però incinta della sua bambina, da allora Samantha conduce una vita idilliaca con la sua bambina Caitlin Caine (Yvonne Zima diventata una presenza quasi fissa nei film di Black) e il suo maritino. Va tutto bene fino al giorno in cui un incidente stradale fa tornare alle memoria della donna strani flash di un passato violento, anche perché Samantha non ha proprio indizi della sua vita precedente, anche se li cerca in tutti i modi. Ad esempio, della bucolica scena della cucina, in cui armata di coltello Geena Davis affetta verdure meglio della pubblicità dei Miracle Blade, auto convincendosi di essere stata uno chef in un vita precedente, dettaglio che Black sottolinea con una frase apparentemente anonima («I cuochi lo fanno») destinata a tornare più avanti nel post, lasciatemi il coltello aperto. L’icona! Volevo dire l’icona!

E Carlo Cracco... MUTO!
All’equazione aggiungete un detective spiantato che vive di espedienti di nome Mitch, fatto a forma di Samuel L. Jackson che ancora fresco del suo ruolo di Zeus nel terzo Die Hard, pare quello che si diverte più di tutti, con una spalla comica di extra lusso che canta cose per ricordarsele meglio, sulle note della classica “Mannish Boy” di Muddy Waters, pezzo che è stato rifatto da tutti (anche dagli Who) a cui Jackson qui dona nuova vita, garantito che finirete il film ripetendo cose del tipo: "Le chiavi nella tasca destra Ta-na na na la pistola in quella sinistra Ta-na na na".

Tipo "Bourne Identity" ma con Geena al posto di "Meit Deimon" (Cit.), brutto?
Certo, ci sono dei clamorosi passaggi a vuoto, che mi viene automatico imputare ai tagli, altrimenti non mi spiego perché un marito amorevole, dovrebbe lasciar andare via sua moglie con un detective pregiudicato che si auto definisce “Bad Motherfucker” (ma ben prima di “Pulp Fiction”), oppure perché ogni volta che i cattivi in questo film hanno la possibilità di sparare in testa ai buoni e vincere, preferiscono spiegare il loro piano e scegliere un nuovo modo per uccidere lentamente e dolorosamente i protagonisti... Ci sono chiaramente dei passaggi che sono stati sforbiciati, basta dire che nell’idea originale di Shane Black, il nome Sam(antha) Caine non era il semplice nome della protagonista, ma un anagramma della parola “amnesiac”, insomma tutto è stato reso molto più semplicione e nazionalpopolare, effetti collaterali dei test di prova.

"Modifica la sceneggiatura un'altra volta, un'altra volta! Ti sfido figlio di puttana!" (Quasi-cit.)
Eppure, “The long kiss goodnight” è un film che si lascia davvero guardare, Renny Harlin ha un gran senso del ritmo e sfrutta al meglio una storia piena di dialoghi notevoli, inoltre in ogni scena le pensa tutte per far brillare la sua allora signora Geena Davis che qui si carica il film sulle spalle, bravissima nella parte delle smemorata che scopre di poter montare un fucile di precisione in pochi secondi, oppure della mamma orsa che per proteggere la figlia, in un attimo si trasforma in un'assassina a sangue freddo, tipo quando spezza il collo al sicario, per poi guardare il marito dicendo «I cuochi lo fanno», una roba che da sola giustifica il mio culto personale per la Davis e mi fa segretamente sperare di vederla un giorno fare irruzione in tutti i programmi di cucina che infestano la nostra tv mettendo per sempre la parola fine alla questione.

“Se ci liberi di tutti i cuochi, dopo nei palinsesti ci sarà più spazio per i film”.
Si vede, poi, che il film è del 1996 perché in un ruolo importante compare David Morse, caratterista di lusso che, purtroppo, si è un po’ perso, ma negli anni ’90 era una faccia che si vedeva spesso, discorso che resta valido anche per il grande Brian Cox, che qui ha il compito di ricoprire il ruolo della voce dal passato della protagonista che entra in scena come un tornando, beccandosi la battuta più divertente del film pronunciata da Samuel L. Jackson («Hai altre domande?» , «Sì, che tempo fa sul tuo pianeta?»), ma soprattutto autore di un clamoroso monologo su di un volpino impegnato a spulciarsi il culo, una roba che può funzionare solo se scritta da uno che sa il fatto suo e recitata da un attore che può permetterselo, qui siamo ben coperti in entrambi i reparti.

“Ah me li ricordo gli anni ’90, bei tempi! Ero pieno di lavoro”.
Renny Harlin non tira mai via la mano nemmeno quando si rischia di esagerare, infatti è normale che una semplice granata, esploda come se fosse una bomba atomica, tanto che i protagonisti per salvarsi devono esibirsi in una variante invernale del classico momento alla Shane Black, ovvero il salto dalla finestra che qui termina in un laghetto ghiacciato, con il ghiaccio frantumato a revolverate. Durante il volo. Insomma, il vostro classico film da vedere sulla Rai tra un Don Matteo e un Montalbano.

Nei film di Shane Black nessuno usa le scale per scendere.
In tutto questo, i tratti distintivi del cinema di Shane Black sono solo lì da vedere, non manca la bambina sveglia (e vagamente odiosa) tipo Darian Hallenbeck con lo spirito di Natale al posto dello scazzo, poi vuoi non metterci dentro una scena in cui la protagonista deve resistere ad una tortura acquatica? In Arma Letale era la doccia con elettroshock, qui è una specie di grossa “Ruota della sfortuna” che rappresenta il momento in cui Samantha Caine si trasforma definitivamente nella tosta assassina Charly Baltimore, con tanto di frase spavalda per far incazzare il cattivo («Ora che mi hai toccata cowboy, dovrò rifare il bagno»).

Cinquanta sfumature di Geena.
A proposito di cattivi anche qui, un po’ come in L’ultimo Boy Scout non mancano le promesse di brutte morti fatte ai cattivi, non si raggiunge il livello della mitologica «Toccami ancora e ti ammazzo», ma tutto sommato «Morirai urlando mentre ti guarderò» fa il suo dovere fino in fondo.

Il premio mamma dell’anno 1996 va a…
Menzione speciale per Geena Davis, che qui fa di tutto: minaccia bambini odiosi, spara ai cattivi, guida un auto treno senza freni, spara ai cattivi, insegue auto sui pattini da ghiaccio mentre spara ai cattivi e in una camera d’albergo tamarrissima (come quasi tutti gli alberghi attorno alle cascate del Niagara) cambia look, il tutto per poter essere più sexy quando spara ai cattivi.

Sparagli Geena, sparagli ora, e dopo un colpo sparagli ancora.
Insomma, “The long kiss goodnight” è un film che si lascia ancora guardare, i tagli e le modifiche barbariche si vedono, ma il vero difetto è stato, forse, il suo lascito. Insieme al flop al botteghino arriva anche la fine del matrimonio di Renny e Geena e se il regista ha continuato per un po’ a fare i suoi film prima di sbragare malamente, Geena Davis è finita a fare film anonimi in cui recita con topastri animati al computer, se volete sapere la mia: uno spreco totale. Ma se guardiamo al cinema moderno fatto di eroine toste (vere o presunte) che riempiono le sale, allora bisognerebbe riconoscere alla Davis (e a Renny Harlin) di averci provato prima con “Corsari” e poi con questo film a fare la stessa cosa, ma prima di tutti, sì anche ben prima che Paul W. S. Anderson e Milla Jovovich facessero quasi lo stesso anni dopo.

Atomica Bionda prima di Milla, Charlize e tutte le altre.
Per assurdo, quello che ha pagato di più l’insuccesso di “The long kiss goodnight” è stato quello che economicamente è stato pagato di più, Shane Black con il suo super assegno si sarà pure tolto parecchi sfizi, ma è finito etichettato una storia di accesa e caduta degna della Hollywood dei tempi d’oro che, però, richiede un altro capitolo di questa rubrica, a breve su questi schermi.

Dopo Sexy Geena, buona notte e buone botte a tutti!


Non azzardatevi a perdervi il pezzo di Lucius Etruscus su Doppiaggi Italioti dedicato a questo film!

16 commenti:

  1. CAVOLO GRAZIE ESSERE CITATO DIRETTAMENTE DA TE DENTRO LA RUBRICA è UN ONORE!!

    grazie. grazie.

    continuo a pensare che "corsari" sia il film più sottovalutato della storia e che 9 anni anni dopo il film " pirati dei caraibi sia una scopiazzatura di "corsari"

    vidi spy al cinema e mai più e mi ricordo poco poco . mi ricordo più il cattivo ( che anni dopo farà lo scemo in scary movie 4 ) che gena davis e jackson.
    all'epoca lo liquidai con " bellino. un clone fatto peggio di nikita. voto 7".

    a proposito di voti.

    visto al cinema pacific rim 2-

    a me che ho 47 anni è piaciuto.

    111 minuti di intrattenimento e di robottoni alti 150 metri che spaccano tutto.

    begli effetti speciali e una storia che scorre.


    la scelta di girare i combattimenti alla luce del sole è aprezzabile.

    voto 8

    buon week eend rdm

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Prego figurati, aggiungo solo che sono pronto per rispararmi “Corsari” e a dirla tutta non vedo l’ora ;-) Arriverà anche “Pacific Rim 2” qui sopra, ho il post già pronto in rampa di lancio ;-)

      Shane Black ha detto la sua sull’argomento assassina donna e pure senza memoria, lo trovo ancora un film molto divertente con un Geena Davis splendida. Stammi bene e buon week end anche a te! Cheers

      Elimina
  2. Sai che non l'ho mai visto e non conoscevo minimamente la trama? :) Ora che l'ho letta mi hai incuriosito!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Davvero? Lo replicano spesso in tv, anzi, stasera lo passeranno alle ore 21.00, se non hai niente da fare sei proprio in tempo, ovviamente te lo consiglio ;-) Cheers!

      Elimina
  3. Visto distrattamente all'epoca dell'uscita ma non mi fece impressione .
    Forse è ora di dargli una nuova opportunità da adulto.
    Chissà che non possa rivalutarlo.
    Invece non ho mai visto Corsari

    Del buon Harlin mi vergogno a dirlo ma ho apprezzato Driven ,probabilmente perché offuscato dal mio amore per Sly.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. “Corsari” arriverà anche qui sopra mentre questo te lo consiglio, ha dei gran numeri, Shane Black è una sicurezza ;-) “Driven” penso di averlo visto una volta sola, era esageratissimo, in pieno stile Harlin, ma in qualche modo gli avevo voluto bene, me lo rivedrò, prima o poi credi che Stallone non farà il suo esordio come si deve qui sulla Bara? Dai impossibile, non può mancare! ;-) Cheers

      Elimina
    2. Allora aspetto una retrospettiva dedicata ai suoi migliori film ;-).Ci sta l'imbarazzo della scelta.
      Il mio preferito resta Copland,filmone che poche volte viene ricordato.

      Elimina
    3. Copland è piaciuto un sacco anche a me, prima o poi arriverà anche questa rubrica a tema ;-) Cheers

      Elimina
  4. Noto che è stato comune un po' a noi tuoi lettori l'aver visto una volta sola questo film e poi in pratica averlo accantonato, se non proprio dimenticato. Quando l'ho rivisto per scriverne, l'ho molto rivalutato: ci ho ritrovato dentro tutte quelle perle di Shane Blwck che, leggendoti, ho imparato ad apprezzare
    Non so perché molte delle riviste che ho consultato paragonano Geena a Nikita, quando è palese sia la versione shaneblackiana di Jason Bourne! E anche qui Shane anticipa tutti visto che solo nel 2002 Matt Damon lo porterà al cinema.
    Settembre si avvicina (a meno che non pospongano ancora la data) e sento il fiato del Predator sul collo: la retrospettiva su Shane Black prosegue serrata! ^_^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vero è una cosa che sta emergendo chiara dai commenti, eppure è anche vero che questo film è stato (ed è, visto che lo passeranno anche stasera) replicato in televisione tantissime volte. Anche secondo me “Nikita” non ha molta cittadinanza, si ok l’assassina donna, ma l’archetipo narrativo è l’assassino smemorato.

      Dici molto bene, di fatto questo film è “Jason Bourne” prima di “Jason Bourne” e anche prima della moda delle donne d’azione toste. A guardarlo è un film spudoratamente anni ’90, ma d’altra parte anche la saga di Bourne è figlia del suo tempo, ha lanciato la moda degli inseguimenti a piedi sui tetti delle case, che sono diventati canonici in tutti i film successivi, mentre “The long kiss goodnight” poteva ancora contare su un tipo di azione vecchia scuola, quella che piace a noi ;-)

      Il natale, il bimbo/bimba odioso, il protagonista torturato che ad un certo punto entra in modalità “Berserker” e fa fuori tutti, e poi i dialoghi, le “Frasi maschie”, Shane Black al 100% tutta roba che nemmeno se sforbiciata può essere nascosta. Non vedo l’ora di proseguire con la rassegna, e spero davvero che non sposteranno di nuovo l’uscita di “The Predator”, che per me è ancora IL titolo più atteso del 2018, speriamo non diventi quello del 2019 ;-) Cheers

      Elimina
  5. Cappero credo di essermi persa le repliche targate Rai - ma non quelle, ahimè, di tutta la tremebonda filmografia della Lopes su Mediaset! Nemmeno io conoscevo questo film ma nutro una strana curiosità nei confronti di Shane Black, uno che con fortune alterne e una condotta strampalata è proprio un tipo che non passa inosservato! :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ah sì altro ottimo esempio quello di passaggio televisivo martellante ;-) Qui alla Bara abbiamo una predilezione per questo tipo di personaggi, disallineati di talento, poco inclini a seguire la massa e molto inclini a sfornare bei film, il più delle volte dici bene, alterne fortune, ma mai il rischio di passare per poco carismatici. Shane Black risponde proprio all’identikit, infatti per un po’ sarà gradito ospite su queste pagine ;-) Cheers

      Elimina
  6. Arrivo lunghissimo ma ci sono anch’io.
    Mi unisco al coro dei “one shot”. Credo di averlo visto solo una volta proprio su Rai Due e poi mai più.
    Ho vaghissimi ricordi come la scena col coltello e un paio di battute di Jackson ma, ad esempio, non ricordo nulla della Davis torturata in sottoveste... Urge il recupero. Per forza!
    Anche Harlin tutto sommato non mi dispiace come regista. Ovvio che non è Coppola ma il suo stile tamarro ed esplosivo non è proprio da buttare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Harlin faceva il suo dovere, poi si è perso malamente, purtroppo "L'Esorcista la genesi" è stata la pietra tombale sulla sua carriera, anzi, non sarebbe male ripassarli tutti gli Esorcisti. Detto questo Geena Davis in sottoveste merita sempre, soprattutto se recita i dialoghi scritti da Shane Black, te lo consiglio! ;-) Cheers

      Elimina
  7. Mi leggo la bara volante, ta-na na na! E anche l'articolo di Lucius, ta-na na na!

    Non lo vedevo da oltre 15 anni e, ti giuro Cassidy, ho pronunciato ad alta voce "i cuochi lo fanno" poco prima che lo dicesse lei per la prima volta nel film. Mi è uscita fuori così, da sé. E non è che ne sia mai stato un fan, penso di averlo visto solo una volta nella vita. Pensa come si pianta in profondità il genio di Shane Black che, prima di cominciare a leggere il tuo blog, non era mai neanche arrivato alle mie orecchie.

    La trovata della canzone Mannish Boy all'inizio sembra una mezza stronzata da film, più che viene sfruttata nella trama però e più diventa un cult. Dopo che viene usata per la seconda volta già pensi di farlo tu stesso nella vita di tutti i giorni. Il terzo ra-na na na! lo canta anche lo spettatore ad alta voce insieme a Jackson!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La capacità di Shane Black di creare quelle che io chiamo "Citazioni involontarie" ovvero quando usi frasi dei film senza nemmeno accorgertene durante la giornata, è davvero micidiale. Sono molto contento di stare minimamente contribuendo alla riscoperta di un autore che personalmente ho sempre considerato un vero genietto ;-)

      hai descritto alla grande l'utilizzo di "Mannish boy", sembra davvero una roba troppo forzata, poi capisci la logica del personaggio, in un attimo è già un altra trovata di culto firmata da Black ;-) Cheers!

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...