giovedì 8 marzo 2018

Professor Marston and the Wonder Women (2017): La stramba origine di un'icona femminista


Quando si parla di grandi super eroine a fumetti, penso che sia impossibile battere in popolarità Wonder Woman, certo ci sono un sacco di sue colleghe piuttosto famose, ma nessuna come Diana Prince.

Se Flash (spesso confuso con Flash Gordon) nella parlata comune è sinonimo di velocità nel fare qualsiasi cosa e Superman un nome per descrivere in modo colorito qualcuno di potente ed imbattibile, Wonder Woman da sempre incarna il femminismo. Ora, siccome viviamo tempi complicati ed io amo mettermi nei guai con le mie stesse mani, parto con una premessa in cui tenterò di dire tutto, cercando di non urtare la sensibilità di nessuno e quasi sicuramente farò un casino facendo incazzare tutti, ma che ci volete fare, mi piace scrivere pericolosamente.

Wonder Woman è sempre stata popolarissima, ma penso che mai come ora lo sia, tutto merito della sua ultima incarnazione cinematografica, dove Diana ha le gambe chilometriche di Gal Gadot, sono sicuro che l’avete notata, non passa inosservata. Il film diretto da Patty Jenkins è stato sicuramente importante, siccome ha fatto, appena appena (ma proprio poco eh?) parlare di sé, bisogna riconoscere che il primo blockbuster affidato ad una regista donna è comunque un passo importante, poi se chiedete a me, penso che sia stata più che altro una mossa paracula della Warner Bros, ma di questo abbiamo già discusso abbondantemente.

Potevo non utilizzare questa locandina alternativa? Dai è bellissima!
Sempre per i complicati tempi moderni già citati in cui viviamo, l’era del buonismo a tutti i costi impazza, il risultato è che il film di Wonder Woman, in quanto pellicola con un'eroina uscito nel periodo in cui le super calzamaglie sono tutti maschietti, va protetto anche più del necessario. Sicuro ricorderete la vittoria ai Critics' Choice Awards del film di Patty Jenkins come “Migliore film d’azione”. Migliore film azione? Quella pupazzata con green screen? Molti maschilisti dichiarati hanno utilizzato la notizia per portare avanti le loro tesi, che m'interessano il giusto (fate anche per niente), personalmente la trovo una scelta ridicola, specialmente che un VERO film d’azione con una donna tosta che mena duro nel 2017 lo abbiamo avuto ed era pure figo!

Ma è innegabile che per essere un'eroina femminista, Wonder Woman ha sempre avuto una carica erotica sotto gli occhi di tutti, nella serie tv degli anni ’70 Diana era interpretata dalla ipnotica Lynda Carter, ipnotica nel senso che t'imbambolava davanti allo schermo per quanto era bella e sexy, non nascondiamoci dietro all’aereo invisibile di Wonder Woman, dai!

"Un aereo però invisibile, uhm bella idea, questa me la devo ricordare".
La nostra Diana è fin dalle sue origini, un personaggio con un quantitativo di “Sesso a pile” impossibile da mimetizzare e nell’era del buonismo, in cui tutte le eroine a fumetti vengono rivestite per pudore di plastica, il costumino di Wonder Woman e le sue origini rendono il personaggio un paradosso: icona femminista, ma allo stesso tempo con tutto quello che serve per far incazzare le Nazi-Femministe. Oh, ve l'ho avevo detto che mi sono incamminato lungo una china pericolosa, no?

Proprio per questo, per il post dell’8 Marzo ho scelto, “Professor Marston and the Wonder Women” un film che parla di femminismo e femminilità in un modo molto logico, o per lo meno, molto logico dal punto di vista di uno come me, ovvero uno che ritiene l’8 Marzo una delle feste più importanti dell’anno (le altre? 25 Aprile, 1 maggio, Natale e San Patrizio), ma che non può festeggiarla perché motivi puramente biologici. Traduzione: ho il pene.

“Professor Marston and the Wonder Women” è uscito lo scorso anno, poco dopo Wonder Woman, ha fatto il giro dei festival, tra cui il Torino Film Festival e, diciamolo, ha una locandina un po’ ruffiana che si mette in scia al film di Patty Jenkins, cercando di accalappiare, con il lazo, qualche fan in più, ma tutto sommato è un film con delle cosette da dire, una biopic sul creatore di Wonder Woman, il Dr. William Moulton Marston, uno che ha riversato nel suo personaggio tutte le passioni, fissazioni e pulsioni della sua vita, anche quelle che, di solito, si esprimono in camera da letto.

Cast e regista tutti in fumetteria, d'altra parte è a suo modo un film di super eroi no?
Psicologo, professore presso l’università di Harvard fino al 1921, per un errore di semplificazione che viene fatto anche in questo film, a lui si attribuisce l’invenzione della macchina delle verità, in realtà gli studi di William Moulton Marston sono stati alla base della costituzione del poligrafo moderno, invenzione per cui il professore si è sempre battuto, per farla utilizzare nei tribunali e come prova concreta per i processi.

Ma Marston al pari di psicologi suoi contemporanei come Jung, formulò la teoria DISC che estremamente semplificata da una capra come il sottoscritto, prevede una parte legata alla dominazione (la “D” di DISC) ed è basata sulla convizione del dottore che le donne siano più affidabili ed oneste degli uomini. In realtà, la questione è più complessa di così, ma serve a farmi arrivare al punto: Marston era un fiero sostenitore del matriarcato, della superiorità femminile, ma anche un uomo, quindi fisicamente attratto dall’altra metà del cielo, tanto da praticare la poligamia e perché no, pure il BDSM. Insomma, a Marston due cose piacevano tanto nella vita, la seconda erano gli acronimi.

"E. L. James. Levati. Ma. Levati. Proprio. Punto".
Angela Robinson ho scritto e collaborato a serie tv in cui la parola con tre “S” non mancava, ovvero “The L Word" e qualche episodio di "True Blood", a guardare la sua filmografia cinematografica invece, pare il riassunto di quello che capita a tante donne sul posto di lavoro, vuoi lavorare? Quindi dirigi “D.E.B.S. - Spie in minigonna (2004)” e “Herbie - Il super Maggiolino (2005)” e non rompere, motivo per cui vedere questo titolo accanto ad Herbie, sa tanto di soggetto finalmente personale per la Robinson che, infatti, è anche autrice della sceneggiatura.

Per farci abbracciare fin da subito il BDSM che aleggia nella pellicola, Angela Robinson apre il film con una scena di dolore, di dolore vero, enorme, sicuramente per me, una folla che in piazza brucia i fumetti di Wonder Woman. Ah, che male! Fumetti bruciati dai benpensati, questo sì che mi provoca dolore e fitte al cuore!

Ecco questo è Sadismo! Madonna mi viene una fitta al cuore proprio.
William Moulton Marston (Luke Evans) deve difendere il suo fumetto in tribunale, messo sotto torchio dall’accusatrice, quella panterona di Connie Britton, con le dichiarazioni del Dottore inizia il lungo flashback che ci mostra nel dettaglio la vita dell’uomo, ma, soprattutto, delle “Wonder Women”.

Si parte con la moglie, Elizabeth Holloway Marston qui interpretata da Rebecca Hall, psicologa quasi sicuramente Freudiana a giudicare dal suo atteggiamento, nonchè collega del marito allìUniversità, una che mentre lo vede tenere d’occhio le giovani studentesse, arriva a dirgli «Sono tua moglie, non il tuo carceriere», ma anche capace di cacciare fuori la gelosia quando il marito, si conferma molto attratto dalla giovane Olive Byrne (Bella Heathcote), azzeccata nel ruolo di oggetto del desiderio, ma anche di profondi turbamenti della coppia.

Nella prima parte, Angela Robinson fa un buonissimo lavoro, ci presenta i tre personaggi al centro di questo trio, Luke Evans è un po’ imbalsamato e forse troppo belloccio per la parte, però funziona quando si lancia nell’imitazione a basso costo del professor Henry Jones che si beccava gli occhi dolci della sue studentesse, mentre spiegava che la “X” non è il punto dove scavare. Questa Biopic accumula uno alla volta tutti gli elementi riconoscibili del personaggio di Diana Prince, quindi scopriamo che i celebri bracciali dell’Amazzone, altro non erano che un ornamento ai polsi della tanto desiderata Olivia e che il lazo con cui Wonder Woman lega i suoi avversari (e spesso nelle primissime storie, finiva lei stessa legata) costringendoli a dire la verità, altro non è che l’unione del suo lavoro sul poligrafo e della sua passione per lacci, laccioli e legacci vari da usare in camera da letto.

"Posso spiegarti tutto, le stavo insegnando una tecnica Scout per fare i nodi".
Il bello di “Professor Marston and the Wonder Women” è il modo in cui riesce ad incastrarsi alla perfezione dell’iconografia di un personaggio come Diana Prince che, in realtà, è un paradosso capace di far far arrabbiare i benpensanti. Nella prima parte Angela Robinson si prende tutto il tempo che serve per avvicinare sempre più tra loro i personaggi.

La scena in cui Olivia viene spiata dai coniugi Marston durante la cerimonia di iniziazione nella confratermita femminile che prevede una serie di venti sculacciate, oltre a prendere a beh… Sculacciate quella cazzata finto pruriginosa di Cinquanta sfumature di fuffa, alza l’asticella della sessualità del film, ma allo stesso tempo lavora sui paradossi, una confraternita femminile che utilizza lo stesso rito di iniziazione di una maschile (ricordate l’inizio di “Animal House”?) e che pare una fantasia erotica maschile, ma che poi lavora su uno spettacolo teatrale ispirato all’antica Grecia, dove si esalta la Dea Atena, la più femminile e tosta di tutto l’Olimpo.

"I costumi da Pollon li avevano finiti tutti".
Angela Robinson si approccia alla materia nel modo giusto, la scena delle sculacciate riesce ad essere esplicita senza mostrare nulla, una roba che mi ha fatto pensare subito a Cronenberg che, se non fosse chiaro, per me è un super complimento. Ma allo stesso tempo la regista riesce a creare l’attesa per il momento in cui tutti, spettatori e personaggi del film potranno finalmente esprimersi in libertà: la scena di sesso a tre, il triangolo che il Professor Marston a differenza di Renato Zero aveva considerato, cazzarola se lo aveva considerato e che si risolve in un abbastanza casto, ma decisamente liberatorio tripudio di polsi legati, schiaffetti, frustatine bacetti, il tutto con in sottofondo l’abusata, ma decisamente azzeccata “Feeling good" di Nina Simone in sottofondo, pezzo con cui non si sbaglia praticamente mai, specialmente se vuoi alzare ad undici il livello di sessualità di una scena.

Difetti? Beh, forse il fatto che dopo questa scena, il film si rifugi più nella cronaca degli eventi, della gogna attraverso cui i tre protagonisti sono costretti a passare, il tango non si balla in tre, dev'essere quello che affermano anche i benpensati, motivo per cui i nostri protagonisti pagano professionalmente una colpa (che poi di vera colpa si tratta?) che riguarda la loro sfera privata. Ho sentito dire Kevin Spacey? Qualcuno ha detto Kevin Spacey? Ah no, scusate, sarà stata l’eco, questa Bara Volante è tutta uno scricchiolio.

It's a new dawn, It's a new day, It's a new life, for me...
Nell’ultima parte il film di Angela Robinson si appiattisce un po’ abbracciando i canoni più classici (e melensi? Un po’ dai) della nostra normale biopic, Marston malato e legato al letto dell’ospedale risulta non (non proprio raffinatissimo) parallelismo con il bondage che prima, invece, praticava con gioia di vivere con le sue “Wonder Women”, ma in generale non l’ho trovato affatto un brutto film, anzi.

Per essere una pellicola che esalta l’altra metà del cielo è anche molto coerente, visto che Rebecca Atrio si mangia il film ogni volta che entra in scena, la ragazza sceglie sempre in modo accurato le pellicole dove recitare, di suo riesce ad essere un po’ rigida, in stile professorina, ma anche molto sensuale (parere mio eh? Anche extra cinematografico lo ammetto), quindi assolutamente perfetta per il ruolo.

Non posso nemmeno scrivere "il triangolo sì", altrimenti sembra un pezzo di Fabri Fibra.
Ma quello che ho apprezzato di più del film è l’idea alla base: Wonder Woman è un personaggio paradossale, ma nato con un intento chiaro, quello di omaggiare tutte le grandi passioni della vita di William Moulton Marston, perché un uomo può anche ammirare le donne per il loro essere una versione più avanzata e perfezionata di un progetto con evidenti difetti (il maschio), ma non per questo smetterà di esserne anche attratto. Femminismo non è per forza una negazione della femminilità, Marston lo aveva già capito.

26 commenti:

  1. Ottima recensione e messo in lista.
    Sulla storia di ww, molto interessante l'estratto da Super Gods di Grant Morrisson
    Se ti capita, buttaci un occhio!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio molto ;-) Non sei il primo che mi parla bene di Super Gods, visto che in questo periodo sono in fissa con Grant Morrisson quasi quasi mi ci butto. Cheers!

      Elimina
  2. L'avevo adocchiato ma pensavo a un film completamente diverso. Quindi grazie per la dritta Cassidy! Ne riparleremo :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La locandina è truffaldina, ma ci sta alla fine sfruttare un po’ il “Wonder Woman” più famoso. Prego figurati mi leggerò di gusto il tuo parere ;-) Cheers

      Elimina
  3. Mmmm titubavo sul film ma ora sono curiosissimo di vederlo. Appena lo becco in home video me lo pappo :-P
    Ah, splendida la citazione da Feeelin' Good ;-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La locandina lo fa sembrare quasi un’operazione in stile Asylum, in realtà è un buon film, con un po’ più di coraggio nel secondo tempo sarebbe stato anche migliore, in generale però merita un’occhiata, non la classica biopic pallosa per fortuna. Si veramente un gran pezzo quello ;-) Cheers

      Elimina
  4. Un film non perfetto, ma interessante. Quando l'ho visto nel programma del TFF era già mio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La solita storia del carisma, come dicevano in “Pulp fiction”. Questo film ha delle cose da dire, il secondo tempo si sgonfia un po’, ma resta una spanna sopra le tante biopic che escono e che risultano spesso molto insipide. Cheers

      Elimina
  5. Bella recensione Cass, ma soprattutto molto valide le tue riflessioni di inizio post :).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio molto :-D Mi rendo conto che l'8 Marzo scrivere di un film che mescola lasccioli, BDSM ad un personaggio a fumetti poco vestito, con l'aria che tira in giro, può essere scelta suicida, ma a questa Bara piace volare pericolosamente e dire le cose per direttissima ;-) Cheers

      Elimina
  6. Come già detto, mia moglie adora Luke Evans.. non sapevo fosse uscito già questo film di cui avevo sentito parlare..devo procurarmelo assolutamente!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non l’ho ancora bene capito Luke Evans, forse non lo sa nemmeno lui cosa vuole fare da grande, di solito nei film però funziona, questo te lo consiglio, fammi sapere come ti sei trovato. Cheers!

      Elimina
  7. Questo film ce l'ho là in chiavetta e ogni tanto spunta fuori con la manina per farsi notare. I biopic mi piacciono sopratutto se raccontano non solo le storie del personaggio famoso ma ci infilano pure qualche retroscena di qualche opera famosa. Mi viene in mente il "Saving Mr. Banks" che ti fa vedere il film di "Mary Poppins" sotto una luce completamente diversa. O come l'impresa che il Sud Africa ha compiuto nella Coppa del Mondo di rugby nel '95 ("Invictus").
    In questo caso io sono totalmente a digiuno di fumetti made in USA (avrò letto una ventina di albi in tutta la mia vita...) e il film non mi ha attirato più di tanto. Ma dopo questa recensione mi sa che ci do una possibilità.

    Ah, spero che l'ordine delle tue feste sacre sia casuale. Perchè nel mio personalissimo cartellino sabato 17 Marzo è segnato in grosso così... E sono pure di riposo dal lavoro!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche secondo me una biopic dovrebbe essere più interessante che leggersi la vita del soggetto protagonista su wikipedia, “Saving Mr. Banks” non mi ha fatto impazzire, troppo revisionismo Disney per i miei gusti, “Invictus” invece molto più nelle mie corde, mi piace il rugby, lo sport e Clint Eastwood. Per altro mi viene pure decentemente l’imitazione di Matt Damon in quel film (storia vera).

      Per questo film non serve nemmeno averlo mai letto un numero di Wonder Woman, illustra molto bene le origini però. Si l’ordine delle feste è “Come mi sono venute in mente”, il 17 marzo è speciale, se guardo il calendario che ho qui, è segnato in verde (storia vera). Cheers!

      Elimina
    2. Sì, "Saving Mr. Banks" è un po' troppo zuccheroso verso papà Disney in particolare. Pure troppo visto quello che si sa su Walt...
      Però mi ha spiegato molto bene l'eccentricità della Signora Travers e pure che il film canterino con Julie Andrews si può vedere sotto un'ottica completamente diversa: quella del Sig. Banks. Sarà che il film l'ho sempre visto con gli occhi da bambino ma onestamente non ci avevo mai fatto caso.

      Tornando al film odierno su WW: venduto. Mo me lo segno...

      Elimina
    3. Esatto, da quel punto di vista è piaciuto anche a me, è una caratteristica importante per una biopic. Per altro se ne vuoi una interessante, occhio che ne ho una in canna qui sulla Bara in arrivo a breve. Cheers!

      Elimina
  8. Film interessantissimo, anche se non sono particolarmente appassionato di Wonder Woman e solo Gal Gadot mi ha fatto salire un po' l'interesse. Me lo segno!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Penso che personaggi fumettistici dall'origine così interessante, sono anche complicati da trovare, proprio per questo il film merita. Cheers

      Elimina
  9. Avevo letto qualcosa a riguardo su Maledetti Fumetti, forse anche sul Supergods di Morrison, oltra al femminismo in WW c'era una forte dose di pulsione sessuale del suo autore, ora si cerca di ricondurre tutto all'icona femminista, ci può anche stare, ma WW non credo sia nata solo sotto quest'ottica, anzi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Esatto, oggi come oggi si punta solo su un lato del personaggio, guarda caso proprio mentre le grandi case di fumetti americane rivestono le loro eroine, pensando che un paio di pantaloni possano davvero rilanciare i personaggi, quando basterebbe scrivere buone storie. Wonder Woman aveva, specialmente alle origini, una sessualità ben chiara, che non per forza deve fare a cazzotti con l’idea di icona femminista, questo film a suo modo riesce a ribadire il concetto piuttosto bene. Cheers!

      Elimina
  10. Concordo, mossa paracula della Warner! Come la tua, ovvero di parlare di roBBa femminile proprio oggi... chi è senza peccato... 😝
    Io la odio questa festa (come quella della memoria, il 25 aprile o il primo maggio), un po' perché sono maschilista e un po' perché per me vengono festeggiate quelle bastarde che si appropriano della casa degli ex mariti e non fanno più vedere loro i figli!

    Non conosco questo film e non penso di vederlo presto, si allontana un po' dal mio genere anche se adoro i primi anni del ventesimo secolo, in caso mi capitasse, tornerò di sicuro!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh il discorso è lungo e complesso, una volta credevo di più in etichette (spesso sbandierate) e schieramenti, ora penso che in tutte le categorie, sia tra le fila dei maschilisti che le ultra femministe ci siano comunque persone, con storie, motivazioni, sentimenti e quant’altro. Non me la sento di giudicare nessuno, prendendo me come esempio, credo che alla fine ci sarà sempre qualcuno che ti giudicherà come uno stronzo, e qualcun’altro che penserà che tutto sommato sei una persona decente, ma poi cosa ne so, io scrivo caSSate sui film :-P Cheers!

      Elimina
  11. Il film lo vedrò sicuramente e appena ne parlerò alla mia ragazza immagino vorrà vederlo anche lei. Ci tengo a precisare, non per pedanteria, ma per un pizzico di memoria che l'8 marzo non festeggia tanto il mondo femminile come atto galante verso il gentil sesso ma nasce come festa socialista a seguito di una tragedia e ci parla di un mondo del lavoro che, oggettivamente, è sicuramente più difficile intraprendere per le donne che per gli uomini.
    Infine, mia personale classifica delle feste, 25 aprile sempre per prima e irrinunciabile e poi 1 maggio. Poi potrei metterne un'altra e cioè il 7 novembre ma capisco non è per tutti. Le altre poco mi interessano

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La rivoluzione russa? Non la festeggio ma è un tema che mi piace. Mi piace la tua precisazione e mi associo completamente, il motivo del post era anche questo, non di certo un atto di ruffiana gentilezza, non sono interessato a questo tipo di mosse. Cheers!

      Elimina
  12. Me lo avevano presentato come un documentario, non mi aspettavo di vedere un film biografico. L'ho comunque apprezzato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai ragione in parte torniamo al discorso della locandina che non aiuta, sembra proprio quella di un documentario, anche perché non mostra gli attori che ci recitano. Cheers

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...