lunedì 26 marzo 2018

[Guest post] Marrakech Express (1989): Ragazzi, vamos... rapidamiente!


Sono molto felice di poter ospitare il primo Guest Post della storia della Bara Volante, quindi lascio il proscenio ad un mio lettore, fate un gran casino per Zio Portillo che oggi ci parlerà del bel film di Gabriele Salvatores. Zio, la palla è nel tuo campo!

Questo post mi è stato ispirato dalla recensione di Incontri ravvicinati del terzo tipo fatta da Cassidy. Nel rispondere ad un commento il nostro dice testualmente «...mi sembra il classico film, che rivisto in diverse fasi della vita, ti regala emozioni che prima non potevi capire per il semplice fatto che dovevi ancora viverle...». Sono certo che ognuno di noi ne ha uno o più di uno di film così. Il mio senza ombra di dubbio è MARRAKECH EXPRESS.

Il film di Salvatores del 1989 fa parte della sua "Tetralogia della Fuga" e assieme a "Turné", "Puerto Escondido" e "Mediterraneo" racchiude l'apice della carriera del regista nonché i suoi temi principe quali l'amicizia, i sogni, i ricordi, la malinconia, l'illusione, la voglia di un cambiamento o di evadere dalla routine e infine la delusione. Ma, per dirla alla Cassidy: Tenetemi l'icona aperta sulla delusione che poi ci ripasso.

La trama è molto semplice, quasi banale e pure nemmeno tanto originale se vogliamo proprio dirla tutta... Un gruppo di amici dai tempi dell'università, dopo dieci anni di lontananza e di contatti minimi si riuniscono e viaggiano in auto da Milano al Marocco per salvare uno del gruppo detenuto in prigione per una storia di droga. Una volta giunti a destinazione dovranno pagare trenta milioni di Lire per corrompere un giudice e farlo uscire di galera. A far da tramite tra gli amici e il detenuto sarà la fidanzata di quest'ultimo.

"Alt! Vietato l'ingresso agli Italiani, fate troppo casino", "Sarai bello tu, sembri l'ispettore Clouseau".
La sceneggiatura non è di Salvatores che anzi, a dirigere il film ci arriva quasi per caso. Il film è farina del sacco di un gruppo di scrittori (Umberto Contarello, Enzo Monteleone assieme al giovane regista Carlo Mazzacurati) che ispirati dalle visioni de "Il Grande Freddo" (1983) e "Fandango" (1985) buttarono giù la loro versione dei film di Kasdan e Reynolds. Il manoscritto partecipò al Premio Solinas nel 1987 ma non vinse. La sceneggiatura di MARRAKECH EXPRESS però venne adocchiata da Gianni Minervini, un produttore napoletano con l'occhio lungo nello scovare giovani talenti da lanciare nel panorama cinematografico (qualcuno ha detto Benigni? No? Mi pareva di aver sentito qualcuno là in fondo che urlava "Berlinguer ti voglio bene"). I quattro si mettono d'accordo e Carlo Mazzacurati oltre a mettere la firma come sceneggiatore si assume la responsabilità di dirigere la pellicola. Tempo zero regista e produttore litigano pesante e il progetto passa nelle mani di Luciano Manuzzi (David di Donatello nel 1982 quale "miglior regista esordiente"). Ecco, contate fino a tre e arriva il nuovo scazzo tra produttore e regista con quest'ultimo che sbatte la porta e se ne va. La patata bollente arriva quindi a Gabriele Salvatores, un regista teatrale che ha all'attivo un paio di film e una manciata di videoclip. Il nome di Salvatores fu fatto da Abatantuono che, esasperato, disse che i suoi amici del "Derby" di Milano (Paolo Rossi, Claudio Bisio e Antonio Catania) si erano trovati bene a lavorare con lui in "Kamikazen" (1987). E così Gabriele Salvatore da Napoli sale a bordo del progetto. Il film casualmente ha trovato il timoniere perfetto visto che la sensibilità, le idee e i temi trattati dalla pellicola coincidono perfettamente con le idee di Salvatore. La sintonia tra attori e regista è palese ma così palese che il cast in blocco quasi totale continuerà a lavorare con Salvatores anche in seguito.

Salvatores mi ricorda sempre un mio vecchio professore (Storia vera).
La prima volta che vidi il film fu al cinema. Ero giovanissimo e mi ricordo solo che mi annoiai a morte. Non mi faceva ridere, non mi esaltava, non c'era azione, non c'era nulla che potesse interessarmi e non mi entusiasmava per nulla. Non vedevo solo l'ora che finisse 'sta tortura! L'unica cosa che ricordo bene è la partita di calcio con De Gregori in sottofondo. Stop. Semplicemente non ero pronto per MARRACHECK EXPRESS, ero troppo giovane. Dimenticai il film e solo a distanza di anni lo ribeccai in tv sul finire degli anni '90. Ero agli ultimi anni delle superiori dove guardavo film in seconda o anche terza serata. Alle 7 era la sveglia per la scuola, poi avevo allenamenti, partite, serate fuori, le ragazze, e infine le notti in semi bianco a guardare film su film. Non dormivo mai! Beata gioventù... comunque una di quelle mitiche notti casualmente incappai nel film di Salvatores (nemmeno dall'inizio) e mi tenne incollato alla tv: ora ero pronto. Le amicizie, il viaggio tutti assieme stretti in una macchina, la tappa a Barcellona o nel vecchio set degli spaghetti western di Sergio Leone, la partita a calcio in mezzo al nulla, le musiche di De Gregori e di Lucio Dalla, l'amore fugace, i tradimenti... tutto era perfetto. Il film mi entrò dentro come una scossa tanto che il giorno dopo andai in videoteca a ordinarmi la videocassetta originale. Un onore toccato veramente a pochi titoli in periodo di VHS e videonoleggi. Settimane dopo (altro che Amazon Prime!) il film era di nuovo davanti ai miei occhi e me lo godetti tutto in religioso silenzio apprezzando ogni singola battuta, ogni inquadratura, ogni sfumatura. Tutto per me era perfetto in questo viaggio on the road tra vecchi amici ritrovati.

We skipped the light, fandango.
Maurizio Ponchia (Diego Abatantuono ancora in bilico tra comico e drammatico ma ormai più orientato verso il "lato serio"), cinico, pungente, rompicoglioni, caustico e decisamente il meno accondiscendete e il meno convinto di intraprendere questo viaggio è quello che ruba l'occhio. Veste bene, ha soldi, la parlantina sciolta, la sicurezza di chi sa quello che vuole e che si è lasciato il passato alle spalle. Sembra il più superficiale e il più distaccato del gruppo ma sarà quello che alla fine, in Marocco, resterà con più "voglia di passato". Vorrebbe rimettere su la compagnia come un tempo, ritrovarsi per il calcetto e non lasciarsi più. La sua nemesi è Marco (Fabrizio Bentivoglio), un giovane ingegnere di Milano che ai bei vecchi tempi era il collante del gruppo. Infatti è a lui che si rivolge Teresa (Cristina Marsillach), la fidanzata di Rudy (Massimo Venturiello), per chiedere aiuto e il denaro per far uscire l'amico di prigione. Marco inizialmente è il più entusiasta, sa dove sono finiti gli altri e come rintracciarli, sa usare le parole e toccare le corde giuste per smuovere gli amici e farli partire. Ma alla fine è proprio Marco quello deluso dal viaggio. L'ingannato, il beffato dall'illusione del passato che non tornerà più e quello che col suo silenzio finale sa che questo viaggio Milano-Marrakech è solo una parentesi perché lui e gli altri sono cambiati e non sono quelli di dieci anni prima. Nel mezzo ci sono Cedro (Gigio Alberti) e Paolino (Giuseppe Cederna) ex migliori amici che hanno interrotto ogni rapporto quando Paolino ha sposato l'ex fidanzata di Cedro. Dopo le scaramucce iniziali i due ritorneranno amici riallacciando il rapporto bruscamente (e inutilmente) interrotto per un'assurda gelosia.

"Sento anche un'interferenza da Bisceglie, Gulash gulash!!!" (cit.)
Il viaggio, dolce e amaro, con destinazione Marocco è scandito dalle regole che Ponchia tenta di imporre agli altri e si conclude con Cedro che vuole scendere e con la celeberrima battuta «Fumo ne abbiamo?». Della serie, saremmo anche diventati uomini ma sotto sotto siamo ancora quelli di dieci anni fa! Esilarante. Comunque, tornando al viaggio, questo viene inframmezzato da tappe più o meno forzate che cementano ulteriormente l'amicizia dei quattro. Si fa tappa a Barcellona in un maldestro tentativo di furto in un minimarket, in un vecchio set cinematografico in Almeria, la mitica partita di pallone Italia-Marocco per recupera il palo (accrocchiato sotto l'auto) dove sono nascosti i soldi per evitare la dogana. Infine a Marrakech dove i nostri recuperano quattro sgangherate biciclette per compiere l'ultimo tratto di strada.

La pista ciclabile più grande del mondo.
Proprio là, in mezzo alle dune con i nostri intabarrati e vestiti da berberi alla bell'e meglio danno vita alla scena migliore del film. Probabilmente persi, la poesia del deserto in un panorama da cartolina che i nostri guardano ammirati e inebetiti da cotanta bellezza. Solo il vento che soffia. Ma è proprio il vento quello che sibila? Purtroppo no... la realtà, amara, è ben diversa e molto meno poetica. E così come la ruota sgonfia riporta tutti con i piedi per terra, anche la scoperta di Rudy e cosa ha combinato in Marocco è una doccia gelata. Ponchia, Paolino e Cedro (il più esaltato che si mette a saltare come un pazzo sulla trivella) chi per un motivo chi per l'altro sono ugualmente felici. Marco invece è quello che ha assaporato il ritornare al passato, sperava in un cambiamento magari assieme a Teresa ma la delusione della sorpresa e dell'amore "impossibile" lo riportano bruscamente coi piedi per terra e alla vita di tutti i giorni che lo aspetta a Milano. Se qui è tutto accennato e bisogna leggere tra le righe o tra le espressioni, è in "Mediterraneo" che Salvatores farà esplodere questa illusione/delusione del cambiamento e ironicamente sarà Abatantuono (che in "Marrakech Express" è il più entusiasta) a pronunciare la frase di chiusa della pellicola premio Oscar.

"Ragà, ma quello laggiù è Lawrence d'Arabia?".
Il film mi entrò così tanto sotto pelle che per anni mi ero messo in testa di ricalcare le orme dei nostri in un viaggio tra amici su gomma. Nel 2004, finalmente, coronai il mio sogno con tanto di soste più o meno forzate e il tatuaggio finale celebrativo. Altri anni, altro me. Ma devo aggiungere anche altro Salvatores, purtroppo.


P.S.
Mille grazie a Zio Portillo per aver recensito il film!

16 commenti:

  1. Buongiorno e grazie mille per lo spazio che mi hai concesso! Alzarsi il lunedì, caffè, sole e Bara Volante con su un proprio post... Non ha prezzo!
    E poi nelle didascalie mi hai pure messo i Procol Harum...

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    1. Sono io che ringrazio te per tempismo e per la scelta del film, non so quanto ci avrei messo io per scriverne, quindi sono molto felice che lo abbia fatto tu. I Procol Harum mi sembravano azzeccati perché mi fanno subito pensare ad un titolo simile a questo “Fandango” (1985), e poi mi piacciono tipo mille volte più degli Eagles, che però non sono l’esempio giusto, perché gli Eagles proprio non li reggo ;-) Cheers!

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  2. Proprio bella questa recensione! Complimenti :)

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  3. Ah, ma questo Zio si sta spargendo come un virus :-D
    Scherzi a parte, complimenti e splendido film, molto caro ad una parte della mia vita ;-)

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    1. Sono come l’erba cattiva! 😜
      Credo che questo film di Salvatores sia caro a molti. E lo si “sente” in un’eta In particolare.

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  4. Anche a me è sempre piaciuto tanto, poi ogni tanto ne cito anch'io qualche frase: "Ragazzi ho mangiato proprio..male! Ma male male" "Erano ANNI che non mi divertivo così!" "Ma chi ti credi di essere, Abebe Bikila?" Questo film è un vero cult!

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    1. Si, è vero. Alcune frasi sono diventate di uso quotidiano.
      Peccato che i ggiovani d’oggi probabilmente conoscono il film solo di riflesso (Aldo, Giovanni e Giacomo con la loro versione di Italia-Marocco).

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  5. Dovrei rivederlo, al momento ne ho un ricordo piuttosto annebbiato, anche se in generale il Salvatores degli esordi non mi ha mai deluso.

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    1. In una mia classifica ideale sui film di Salvatores, questo è al primo posto tallonato di un'unghia dal sottovalutato "Mediterraneo". La pellicola è invecchiata anche piuttosto bene visto che molte dinamiche (sopratutto del viaggio) sono universali.
      Però sono di parte perché "Marrakech" lo sento molto mio.

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    2. Non dimentichiamoci di "Nirvana", che riusciva ad essere più Cyberpunk di tanta roba che si è fregista (malamente) di questa etichetta. Cheers!

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    3. "Nirvana", per me, viene appena dopo i due citati. Bei tempi quando Salvatores con un buon budget smerdava gli americani! Tipo "New Rose Hotel" giusto per citarne uno a caso...

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  6. Uno dei miei Salvatores preferiti e una grande recensione del tuo ospite. Sto film è una fonte inesauribile di perle.

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  7. Un bel cult italiano. Marrakech Express lo rivedo sempre e volentieri!

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    1. Siamo in due, è un film che si lascia ancora guardare ;-) Cheers

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