giovedì 15 marzo 2018

Accident man (2018): Accident a te Scott!


«It's an old story with me. I was born out of time».
La frase di Napoleone Wilson è un classico che non passa mai di moda che, per altro, si sposa alla perfezione con la carriera di Scott Adkins.

Tra gli artisti marziali occidentali pochi possono vantare il talento del nostro Scott, uno capace di tirare dei calci volanti che sembrano animati in computer grafica per quanto sono spettacolari, delle legnate dritte in bocca alla forza di gravità, roba che Isaac Newton, MUTO deve stare!

Piccolissimo problema: non è più tempo di eroi d’azione di menare. Adkins ha la sfiga come Napoleone Wilson di essere nato fuori dal suo tempo, si è perso gli anni ’80 e anche i ’90, se gli va bene può fare una comparsata in giacca e cravatta seduto davanti ad un computer in “Zero dark thirty” (2012), oppure un generico sgherro mimetizzato con lo sfondo in CGI in un Doctor Strange qualunque.

Ora che anche la saga del suo personaggio della vita, ovvero Yuri Boyka ha imboccato la strada della serialità un po’ fiacca, Scott continua a cercare caparbiamente di essere un attore (mediocre) che sa anche tirare dei calci, volete sapere la mia? Uno svalutarsi, perché al massimo dovrebbe vendersi esattamente al contrario, ovvero come uno straordinario marzialista con pochi eguali che alla bisogna recita anche. Il risultato è che lo sentiamo dire cose tipo: «Da quando avevo 14 anni sognavo di recitare in un film tratto da Accident man», frase che ci fa già capire che aria tira con questa pellicola.

La squadra di governo di Scott Adkins.
Sì, perché una cosa è se sei un DIVO all’apice del successo che si fa prendere dal suo super ego radunando gli amici (casualmente anche i migliori talenti del giro) per fare un film che finisce per piacere a troppa poca parte del pubblico. Un'altra se fai esattamente la stessa cosa, ma in misura minore, usando i talenti e i mezzi del cinema di menare occidentale del 2018, “Accident man” è proprio questo, roba che ti fa venir voglia di urlare: Accident a te Scott!

La trama non è nemmeno malissimo, la messa in scena decente, ma ridimensionata dai mezzi rispetto alle ambizioni e forse la storia risulta un po’ meno peggio di quello che le premesse lascerebbero intendere, solo perché a fare da rete di sicurezza, c’è il fumetto originale omonimo disegnato da Tony Skinner e scritto dal quell’adorabile pazzoide di Pat Mills.

Voglio tantissimo bene a Pat Mills per il suo meraviglioso e mai abbastanza celebrato “Marshal Law” (una volta di queste dovrei decidermi a scriverne qui sopra), “Accident man” è uno dei suoi lavori meno famosi che, però, non ho mai letto, anzi non so se da noi è mai davvero arrivato, in Inghilterra usciva sulle pagine di “Toxic!” la rivista contenitore, lanciata degli anni ’90 come risposta a colori della mitica “2000 AD”.

La copertina di Howard Chaykin è un punto a favore del fumetto.
La storia è quella del sicario di altissimo profilo, lo spocchioso Mike Fallon, maschilista, egomaniaco ed esperto nell’uccidere chiunque facendo passare la morte per un semplice incidente: un’auto che sbanda, un suicido, magari un incidente domestico finito male. Mike Fallon è tutto tranne che simpatico, anzi diciamolo è proprio odioso, ha la sicurezza di chi si sente il pistolero più veloce del West, uno che entra in un bar, attacca rissa solo per sfogare la TPO (tensione post omicidio) consapevole che lui non picchia la gente, lui la distrugge, per citare proprio la voce fuori campo di Adkins e tenetemi l’icona aperta sulla voce narrante che ci torno più avanti.

Scott per il film ha voluto tutti i suoi pretoriani, il regista Jesse V. Johnson che lo aveva già diretto in Savage Dog, che qui replica esattamente lo stesso schema: scena di dialogo, botte, scena di dialogo, botte, scena di dialogo, un altro po’ di botte e poi tante parole, prima di uno scontro finale che definire anti climatico sarebbe altamente riduttivo.

Sì, perché a Mike Fallon hanno ammazzato l’ex fidanzata, attivista pacifista che lo ha mollato per mettersi con una donna con il nome da uomo Charlie (Ashley Greene), dettaglio che i suoi amici del bar gli fanno notare, prendendolo amabilmente per il culo. Solo che gli amici del bar di uno che di mestiere fa il sicario, sono un po’ diversi dal vecchietto che fa colazione con il grappino alle sette del mattino, diciamo che sono tutti assassini come lui ed anche qui Scott ha voluto il meglio, o per lo meno, il meglio che poteva permettersi.

Scott Adkins risolve una disputa creativa con il suo direttore del casting.
Mick e Mac, sono due ex forze speciali interpretati rispettivamente da Michael Jai White (la mia grande aspettativa per il film) e il redivivo Ray Park (forse lo ricorderete sotto il trucco di Darth Maul), ma non manca l’assassino brutale in stile Hulk che ammazza in preda alla furia di nome Carnage Cliff (Ross O'Hennessy), oppure quello che lavora di fino, uccidendo con le reazioni allergiche date, ad esempio, dai cerotti (altri icona da lasciare aperta), ovvero Finicky Fred (Perry Benson).

Tra i più interessanti da segnalare sicuramente Jane the Ripper che ha il faccino della bella Amy Johnston, lei sì, uno dei talenti “Di menare” in rampa di lancio, che qui alla fine è quella che fa anche la figura migliore, incredibile, ma vero.

Amy Johnston l'unica donna del gruppo, ma anche la migliore.
Menzione speciale per il grande Ray Stevenson, nei panni del baffuto barista Big Ray che da solo riesce a tenere alta la quota “Sciovinismo Inglese” del film, con l’esaltazione della Triumph, la moto guidata da Scott Adkins e con un arrogantissimo: «Viva la Brexit».

L’idea non è nemmeno male il bar di sicari, bisogna dirlo, fa molto Hitman di Garth Ennis (guarda caso un altro britannico come Pat Mills) peccato che Jesse V. Johnson presenti ogni personaggio nella maniera più canonica possibile, ovvero fermo immagine con nome in bella mostra sullo schermo, nella versione “Poverinos” di un Guy Ritchie qualunque. Inoltre, la trama si allunga parecchio, perché ci viene mostrato l’apprendistato del giovane Mike Fallon, addestrato da Ray Stevenson attraverso l’inevitabile “Training Montage” musicale... A proposito di musica, però, bisogna dire che “Accident man” tiene alta la bandiera inglese, giocandosi un paio di tocchi di classe, mentre Mike scappa dai bulletti, si sente in sottofondo l’ottima “Monkey Fingers” degli Atomic ed ogni tanto anche un paio di pezzi mica male dei The Jam, in particolare “That's Entertainment” e “Town Called Malice”. Vuoi vedere che alla fine le musiche sono la parte migliore del film?

Sì, perché per essere la storia di un sicario che annusa la fregatura, mettendosi a cercare tra i suoi colleghi chi potrebbe aver ucciso la sua ragazza, uno s'immagina azione senza freni, un ritmo che levati, invece... Invece niente... Invece qui si parla.

C'è più azione in questa immagine che in quasi tutto il film.
Si parla un sacco, roba che la voce narrante (ora posso chiudere quell’icona lasciata aperta lassù) di Scott Adkins non fa altro che sottolineare l’ovvio, anzi peggio, ci racconta quello che nel film le immagini ci stanno già mostrando, insomma un bell’esempio di come NON si dovrebbe utilizzare questo espediente narrativo al cinema, in particolare se stai facendo un film d’azione, ovvero un genere che si basa ancora di più sul mostrare. Io capisco che sia un modo di adattare le didascalie del fumetto al cinema, ma il risultato è che dopo due minuti ti viene voglia di urlare allo schermo: «Ho capito! Lo vedo che vai in moto non c’è bisogno che me lo racconti!».

L’azione almeno è buona? Bah, alle coreografie troviamo Tim Man, non proprio l’ultimo della pista in questa specialità, che qui si ritaglia, anzi, Scott Adkins lo costringe a, sarebbe meglio dire così, ricoprire il ruolo del sicario motorizzato che prende un sacco di botte dal protagonista, per lo meno Tim Man cerca di nascondere la faccia dietro ad un casco giallo e nero, che mi sa tanto essere una strizzata d’occhio a Game of Death.

Per citazione a casaccio, Game of Death sta ai film di menare come Blade Runner alla fantascienza.
Facendosi largo tra un lungo dialogo e l’altro, arriviamo anche al momento in cui Scott Adkins fa a botte con Ray Park e Michael Jai White, due contro uno. Lo ripeto, Adkins, Park e Michael Jai White che si menano, roba che da sola mi convincerebbe a vedere il film (cosa che in effetti ho fatto, visto che sto qui a tediarvi), ma che, purtroppo, resta bella solo nelle premesse.

"Piano ragà, un colpo alla volta che poi ci facciamo male".
Per prima cosa, Michael Jai White sta con le scarpe sul tatami, roba che lo so pure io non si fa, una regola non scritta, un po’ come giocare a basket con i Jeans. Le coreografie sono valide, Jesse V. Johnson tiene la macchina da presa alla distanza giusta, ma in ogni caso si vede che la volontà di tutti è quella di non farsi male, manca proprio il fuoco, non sembra mai una scena fatta di personaggi che vorrebbero ammazzarsi di botte, sembra un’educata partita di badminton in cui tu tiri un calcio, io ti faccio la gentilezza di pararlo, tu mi fai una presa, io mi assicuro di tirarti un pugno a dieci centimetri buoni dalla faccia. Inoltre, non ho capito cosa è successo, ma Michael Jai White sfoggia anche delle guanciotte imbarazzanti, non so se si sia messo a pasticciare con il Botox, oppure è solo in un periodo in cui è più rotondo del solito, cosa che, purtroppo, si nota visto che di solito sta in una forma invidiabile.

Ok chiedo scusa, giuro che non farò più commenti su quelle belle guanciotte tonde.
Per assurdo, quella con meno curriculum di tutti, è anche quella che mette in campo la cazzima maggiore, lo scontro tra Adkins ed Amy Johnson è a mani basse il migliore del film, peccato si faccia attendere anche fin troppo, se proprio ci tenete a vedere quel film, ascoltatevi i The Jam e guardatevi questa scena, il resto lo potete pure saltare.

"E gira tutto intorno alla stanza mentre si mena" (Quasi-cit.)
Sì, perché per interpretare un protagonista volutamente odioso, ci vuole un attore bravo, non solo uno che ricorda a memoria le battute, purtroppo Scott Adkins non ha questo talento, inutile girarci attorno, ma tutto il film sembra una sua auto celebrazione, chiudo l’altra icona sui cerotti? Ad un certo punto Finicky Fred mostra la sua arma a Mike, una scatola di cerotti di che marca? Adkins (storia vera), una trovata che non fa ridere nemmeno se mi fanno il solletico, ma che mette in chiaro a che livello di megalomania sia arrivato Scott, un capriccio da Divo, senza mai esserlo stato davvero, ribadisco quanto diceva Napoleone Wilson: « I was born out of time».

14 commenti:

  1. Parto da un'ammissione: non ho letto il fumetto e non sapevo manco della sua esistenza. Ho scoperto leggendo qua e là che questo "Accident Man" è ispirato alle tavole di Skinner e Mills. Ergo, non posso confutare le due opere trovando pregi, difetti o differenze.
    Detto questo, pur con tutta l'ammirazione che provo per Adkins (e per White, ovvio...) il film l'ho visto distrattamente e con un occhio solo. Ne ho messi due solo quando le cose si facevano interessanti ma diciamo che in un buon 80% di pellicola stavo facendo altro. Non riuscivo proprio a rimanere concentrato sullo schermo. Peccato Scott, peccato...

    Nel frattempo ho letto il peggio del peggio sulla pellicola e tutti sono concordi, me compreso, su queste cose:
    - La Johnston da una pista a tutti. Forse perché essendo la "rookie" del gruppo è quella che ha più voglia di sbattersi e di mettersi in mostra. Ma la bionda che mena come un fabbro e prova ad affettare il nostro con la katana è l'unica cosa memorabile della pellicola.
    - Lo scontro da sogni tra Adkins, White e Park (e anche quello singolo tra Scott e Michael) è poca roba e pure fatta maluccio. Colpi accompagnati, sballati o al rallenty. Se la stessa scena fosse stata girata una decina di anni fa staremmo tutti a guardarla in loop costante.
    - Adkins non è un attore. E' un atleta formidabile (forse il numero uno assoluto all-time qua in occidente? @Lucius che ne pensi da addetto ai lavori?), ma non è un attore. E il fatto che il film sia per tre quarti parlato non lo aiuta.

    Ribadisco: peccato. Ritatemi Boyka!

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    1. Nemmeno io ho mai letto il fumetto, conosco bene il lavoro di Pat Mills una specie di punk prestato al fumetto come tanti autori britannici della sua leva, forse il meno celebrato della famosa “British invasion” che ha portato nuova linfa al fumetto americano. Però mi sono documentato, questo film è ispirato al primo ciclo di storie del personaggio.

      Ha un sacco di cosette interessanti, lo sciovinismo Inglese di personaggi che sono orgogliosi del loro essere arroganti, ma a parte quello del grande Ray Stevenson (l’unico vero attore della compagine) gli altri sono poco più che macchiette.

      La Johnston è la migliore, anche secondo me è quella con più voglia di emergere, dettaglio che si nota tanto, purtroppo il più svogliato di tutti è proprio Michael Jai White, mi spiace dirlo perché è uno dei miei preferiti, ma nella scena di combattimento tra lui, Parks e Adkins, si vede che non ha proprio voglia, sembra uno che sta facendo riscaldamento.

      Aspettando il suo responso, io dico che ho abbracciato la teoria di Lucius su Van Damme, che ad un certo punto della carriera h deciso di fare l’attore serio, Adkins che aveva il poster di JCVD in camera, sta seguendo la carriera del suo idolo, solo negli anni 2000 quando l’era degli eroi d’azione di menare è ormai andata. Cheers

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  2. Speravo di aver trovato una chicca particolare,ma mi pare di capire che questo film è una ciofeca tipo quelli girati in Polonia da Wesley "viale del tramonto" Snipes...lasceremo perdere,che è meglio XD

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    1. Ecco bravissima, a tutta questa operazione mancava solo il vecchio Wesley. Speravo che lo spunto fumettistico portasse un po’ di brio, in realtà il film è una discreta palla, si salva giusto l’ultimo combattimento, e i The Jam, loro meritano sempre. Cheers!

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  3. Intanto mi segno "marshal law", il film anche no.

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    1. Consigliatissimo, prima del Ratto di Ortolani a prendere in giro i super eroi c’era solo il mitico Marshal Law di Patt Mills. Trovi tutto ristampato in tre comodi volumi ristampati circa tre o quattro anni fa dalla RW Lion. Cheers!

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  4. Incredibile... Appena uscito in home video italiano mi sono visto il film, poi mi sono detto: lo recensisco? Pensa che ti ripensa, è entrato in funzione il sistema di protezione e il mio cervello l'ha cancellato! Oggi apro il tuo blog, leggo il tuo titolo e mi imbambolo a fissare il vuoto, tipo Verdone: ma l'ho scritta poi la recensione? Credo di no, ma non ne sono sicuro...
    Già che vedo il logo della mia amata Dark Horse su quel fumetto capisco senza neanche leggerlo che il film è solo un'offesa alla storia originale. Peraltro prodotto da Adkins: ci ha davvero creduto! Voglio sperare che i cerotti Adkins gli abbiano chiesto i danni di immagine :-D
    I difetti li hai spiegati benissimo, è un film parlato che dice solo stupidate e con una trama da barzelletta. Quel lungo flashback forse nella mente distorta di Adkins era un Mito delle Origini per lanciare una serie di film col personaggio: mi sento di dire che non ci sarà alcun ciclo...
    Ho trovato anch'io parecchio gonfio White, eppure nelle interviste di qualche anno fa diceva di seguire una dieta ferrea! A forza di fare filmacci mi sa che sta cedendo...
    Adkins procede nel suo viaggio verso il nulla, e seguendo le orme di J.C. lo vedremo tornare a combattere a 50 anni, quando farà il vecchio Boyka che allena il nipote! Dimostrando che evitare di fossilizzarsi con un solo personaggio non serve a niente, se poi sbagli tutto quello che fai...
    Amy è bella e brava ma sembra ancora un po' acerba, sebbene sia lodevole il suo impegno al 100%: se fossimo negli anni Novanta sarebbe già la nuova Cynthia Rothrock, purtroppo nel nuovo millennio temo non ci sia molto spazio per lei: il rischio è che sia un'altra Zoe Bell...
    Tim Man e Adkins avevano fatto furore in "Ninja 2" ma mi sembra che le loro coreografie tendano sempre di più al minimalismo, come se il menarsi forse un momento minore del film: non è che vediamo un film con Adkins per la sua prova drammaturgica, ma per vederlo volare!
    Ultima cosa: perché tutti, intervistati, dicono che l'ultimo loro progetto lo desideravano sin da ragazzini? Possibile che nessun progetto sia nato in età adulta? :-D

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    1. In effetti me lo aspettavo il tuo pezzo sul Zinefilo, ma ultimamente credo sempre di più nel meccanismo di auto difesa del cervello che non ti fa nemmeno venir voglia di scrivere di certa roba, ovviamente poi ogni tanto mi scappa qualcosa, tipo un post su questo film ;-)

      Sono certo che il fumetto della Dark Horse (che avrà portato il fumetto negli Usa immagino) sarà sicuramente meglio, penso che i cerotti Adkins non lo avranno nemmeno calcolato questo filmetto, incassano con un pallet di cerotti più di quanto avrà portato a casa questo film.

      Penso che White fosse in una fase “rilassata” incicciato prima di mettere su massa? Bah voglio fare l’ottimista a tutti i costi, anche se è un ruolo che non mi si addice. Davvero Amy bella e brava ma pure per lei vale la citazione di Napoleone Wilson purtroppo.

      Concordo su tutto, ma anche chissene delle ore con il maestro di recitazione, ci interessa delle ore che ha passato in palestra! Come se un sogno da adulto valesse di meno, poi come minimo era un fumetto vietato ai minori, quindi la storia di Adkins ha la gambette corte :-P Cheers

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  5. Se mi hai messo voglia di vedere il film, no.
    Nel senso che se capita lo verò pure.
    Ma ora voglio leggere il fumetto, che mi sa di cazzuto :)

    Moz-

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    1. Se ti capita buttagli un occhio, ma correre per vedere un film così? Proprio no. Il fumetto non sembra niente male, chissà se si trova. Cheers!

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  6. Dunque Ray Park ho scoperto...essere l'attore che interpreta il mio Gi Joe preferito, Snake Eyes *__*

    E addirittura ho letto che ha mosso i primi passi facendo lo stunt nel terribile e mitico Mortal Kombat Distruzione totale.

    Michael Jai White strepitoso Jaxx in quella web series sempre di Mortal Kombat! Poi oddio, era anche in Arrow in una parte da cattivo :D.

    Ps a me Ashley Green piace un sacco

    ps2 a me twilight fa comunque schifo nonostante Ashley Green :D

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    1. Che m'hai ricordato! Da fan sfegatato di White sin dal 1999, quando nel 2009 ritornò al marziale e addirittura nel 2010 entrò nel cast di Mk, ballavo sulla scrivania dalla contentezza! Però nella webserie ricordo solo un mare infinito di chiacchiere che non portavano a niente, però ad un certo punto ho smesso per legittima difesa, quindi poi magari migliora...
      "Arrow" comincia ad essere piena di eroi d'azione, da White a Dolph Lundgren passando per la splendida Cathy Lotz (la bionda Canary, se non ricordo male). Solo che dovrei vedere la serie in modalità MUTE perché quando sento parlare i supereroi ho forti scariche intestinali :-P

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    2. Esatto bravissimo mi ero dimenticato, ma fa anche il ripieno di Snake Eyes! ;-) Pensa che per un po' ho guardato "Arrow" solo per la sua presenza (storia vera), nemmeno Ashley Greene può salvare Twilight. Niente può salvare Twilight! Cheers

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    3. Cathy Lotz è stupenda, e Dolph veramente sprecato per la parte che ricopre nella serie, anche da appassionato di super eroi, proprio “Arrow” non riesco a digerirlo. Cheers

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