martedì 20 febbraio 2018

The Cloverfield Paradox (2018): Ai confini del GieiGieiverso


La saga di “Cloverfield” era già un paradosso, prima che questa parola comparisse nel titolo del nuovo film dedicato a questo universo narrativo creato, sempre da lui, dal solito maledetto GIEI GIEI Abrams.
Il primo film del 2008, “Cloverfield” era già ai confini della realtà paraculaggine, un tentativo di fare un film di mostri grossi che distruggono la città che, allo stesso tempo, sfruttasse anche il (genere? Sottogenere? Moda passeggera?) del Found Footage che nei primi anni 2000 ci ha fatto venire a tutti il mal di mare.

Lo dico fuori dai denti: “Cloverfield” non era un brutto film, ma già allora l’approccio di GIEI GIEI Abrams era in grado di procurarmi l’orchite. Sì, perché ricordo bene che il film uscì dopo un ottimo lavoro di promozione che cavalcava l’immagine della Statua della Libertà decapitata, un’idea che Abrams aveva già scippato al Maestro John Carpenter direttamente, per tutti i dettagli sul loro primo incontro, vi rimando QUI.

"Un saluto ai lettori della Bar..." Zitto GIEI GIEI! Qui stai sulle palle a tutti!
Matt Reeves ha messo su un film con qualche buon momento, tipo la scena dei tunnel da attraversare al buio, anche se pure quella a ben guardare era presa da “The descent” di Neil Marshall (2005). Ma, in generale, era un film abbastanza scemo proprio nell’utilizzo della tecncia del Found Footage, visto che il protagonista continuava a riprendere TUTTO, anche nei momenti in cui la logica avrebbe suggerito una sola cosa: scappare!

Per parecchi anni “Cloverfield” è stato apprezzato con i suoi pregi e difetti come capita ai figli unici, poi, GIEI GIEI Abrams ha capito che se poteva fregare tutti dirigendo un remake non autorizzato di Guerre Stellari, allora perché doveva stare qui a guardare, mentre tutti lanciavano universi narrativi ispirati a qualunque cosa!

Sì, perché signora mia, qui una volta era tutta campagna, mentre oggi è tutta una campagna promozionale per lanciare il prossimo UNIVERSO! Abbiamo il Marvel Comics Universe, il DC Extended Universe e per due ore (forse due ore e mezza) abbiamo avuto anche il Dark Universe.

«Chi sono io? Un pirla che si sforza tantissimo di passare per Steven Spielberg tanto da andare in giro indossando occhiali tondi per sembrare più credibile !?!» dev'essersi chiesto Abrams e, siccome i suoi sottoposti sono tutti troppo terrorizzati per rispondergli in coro «SI!» e lanciarsi in 92 liberatori minuti di applausi, hanno assecondato il suo capriccio è nel 2016 è nato il Cloververse! Che culo, eh?

Stambler? Come il personaggio di John Goodman nel film precedente? GOMBLOTTO!? No Cloververse!
A ben guardare, però, il primo seguito 10 Cloverfield Lane non era nemmeno male, anzi, a me è piaciuto, un bel film paranoico sostenuto da un grande John Goodman e dalla bravissima Mary Elizabeth Winstead. Un film ottimo in cui negli ultimi 15 minuti, per giustificare il nome “Cloverfield” nel titolo, forse si è dato un calcio al secchio del latte, lasciando aperta la porta (ma facciamo pure il portone) per altre seguiti che esplorassero questo mondo tutto ripieno di mostri grossi arrivati da chissà dove.

Ecco, da chissà dove mica tanto, perché il primo film lasciava intendere che fossero precipitati sulla Terra dallo spazio, un'informazione non fondamentale per continuare la storia che, però, Abrams si è messo in testa di spiegarci per forza proprio con questo terzo film della saga, “The Cloverfield Paradox”, in fondo lo sappiamo come fa il vecchio GIEI GIEI, no? Inizia una storia interessante, poi sul più bello dice «CIAIONE! Vado a farmi odiare da tutti i fan della saga di STAR [Fate voi] tocca a voi finire la storia che ho iniziato senza avere affatto in mente la continuazione e la fine!». Come dite? Non sento bene, ci deve essere un po’ di eco, mi sembra di sentire qualcosa tipo post, o magari LOST, non è chiaro, scandite bene.

Nello spazio, nessuno può sentirti bestemmiare contro Abrams.
Devo dirlo, ho trovato questa seconda costola estratta dal film del 2008 meno avvincente di 10 Cloverfield Lane, ma per certi versi le connessioni con la saga sono state anche più dolorose, perché mentre guardavo “The Cloverfield Paradox”, non ho fatto altro che pensare: sembra un film completamente diverso, costretto contro la sua volontà a fare il Cloverfield a tutti i costi. Da qui in poi moderati SPOILER! (lo dico così lo sapete).

In una stazione spaciale ci sono l’Inglese Ava Hamilton (Gugu Mbatha-Raw), il Tedesco Ernst Schmidt (il sempre valido Daniel Brühl), il Brasiliano Monk Acosta (John Ortiz), il Russo Volkov (Aksel Hennie) e… No, giuro non è una barzelletta è davvero la trama del film!

...La conoscevate già? Vabbè non fate quella faccia, vi racconto quella del cavallo che entra nel bar?
Insomma, tutti questi astronauti sono stati spediti nello spazio a bordo della stagione “Cloverfiled” (occhiolino occhiolino) per risolvere la grave crisi energetica che rischia di distruggere la Terra, sì, perché da bravi umani, per fare fronte ad un problema comune, iniziamo ad ammazzarci l’uno con l’altro per accaparrarci cibo, acqua, carburanti e altri generi di prima necessità. Tipo un wi-fi decente.

Nel tentativo di far funzionare il generatore Shepard, gli astronauti vanno lunghi e finiscono a cozzare con una realtà parallela quasi identica alla nostra, quello che non ci viene mai mostrato è che così facendo, hanno aperto il varco per far entrare credo, gli Occulti Super Sovrani dell’Universo nella nostra realtà. Per lo meno una roba del genere, perché il film si guarda bene dal mostrarci tutto questo, al massimo ce lo racconta in UNA scena, roba che se per caso in quel momento eri in bagno ciao!

Intanto sulla Terra, il fidanzato di Ava Hamilton, fa cose, vede gente, in una sottotrama PALLOSISSIMA che serve giusto a far capire che mentre loro sono lassù a fare a pugni con le realtà parallele, sulla Terra accadono robe brutte, non è chiaro cosa perché non ci vengono mostrate, però la Terra poteva rimanete offesa, ma di brutto brutto brutto, come dicevano Aldo, Giovanni e Giacomo.

Il trauma di scoprire che in un universo parallelo, sei il signor Rezzonico.
Guardando “The Cloverfield Paradox” è proprio chiaro che tutte queste parti siano state aggiunte su una trama che esisteva precedentemente, infatti a fine visione sono andato ad informarmi e ho scoperto che è andata proprio così: hanno preso “The God Particle”, sceneggiatura del 2012 e con un imbuto grosso gli hanno cacciato giù per la gola quanta più roba alla Cloverfield possibile, tipo vostra nonna quando vi invita a cena durante le feste.

Ora, sono davanti ad un dubbio morale: è meglio per un giovane regista fare il suo onesto film e venire dimenticato, oppure è meglio farsi produrre dall’avido GIEI GIEI, poter contare su un budget decente, attori mediamente famosi che sanno recitare e la massima copertura pubblicitaria possibile al patto di accettare di far parte del Cloververse? Messa così sa tanto di patto col diavolo, ma potrebbe essere anche un’operazione interessante. Sarebbe un modo per incorporare quanti più generi possibili all’interno di una lunga linea narrat… No, raga è una cazzata, dai! Siamo davvero in zona giovani registi concupiti da danarosi produttori con il portafoglio gonfio e speriamo sia il portafoglio.

"ABRAAAAAAMS!" (Quasi-cit.)
Di suo “The Cloverfield Paradox” non è affatto girato male, è una storia di paranoia spaziale, una specie di Punto di non ritorno a cui sono state scientificamente sottratte le scene splatter, se siete impallinati con i bosoni di Higgs e tutta quella roba lì potrebbe anche piacervi, per un paio di trovate mi ha ricordato il fumetto Caliban di Garth Ennis, se non altro per l’idea delle due realtà del multiverso contingenti, in lotta tra di loro per condividere lo stesso identico spazio vitale.

L’entrata in scena della bionda Elizabeth Debicki (vista in The Night Manager) garantisce il minimo sindacale di mistero, con una scena che fa capire che comunque gli effetti speciali sono all’altezza della storia, per un paio di minuti tiene banco un altro dilemma etico niente male: se aveste la possibilità di sbirciare in una realtà parallela dove la vostra controparte è identica a voi, solo che se la passa meglio perché libera dai traumi che vi hanno tediato, cosa fareste?

Lei sarà valida per la categoria BBS del Zinefilo?
Insomma, con i suoi astronauti al limite del clichè, per un po’metafora dei conflitti sulla Terra, un po’ di sana paranoia da metti dieci umani in una stanza e guarda come finiranno ad accusarsi a vicenda, che sul sottoscritto fa sempre presa. Certo, l’argomento non viene sviscerato come si deve forse perché troppo impegnato a cavalcare la sottotrama del paradosso spazio temporale e a sua volta a farsi cavalcare da GIEI GIEI Abrams impegnato a gridare: «Più Cloverfiled! Così! Voglio più Cloverfiled!».

Ma la vera ragione per cui “The Cloverfield Paradox” non verrà dimenticato in tre minuti (magari in nove ecco) è un’altra: siamo davanti ad film che porta avanti la tradizione della mani al cinema! Avete presente Ash che combatte contro Federica la mano nemica in La Casa 2? Ecco, questo film porta avanti la tradizione della storie che hanno delle mani al centro della trama.

Paraparà [Schiocco di dita] + [Schiocco di dita].
Non voglio rovinarvi troppo la visione, però la scena del braccio è oggettivamente una figata, viaggia sul delicato equilibrio di elementi comici ed horror in parti uguali, aiuta, ma aiuta davvero tanto, che il proprietario del braccio sia Chris O'Dowd, proprio l’uomo che incarna le mie sfighe lavorative in “IT Crowd”, qui nella parte dell’Irlandese che fa le battute, un ruolo stronzo in cui O'Dowd riesce a portare a casa il risultato, un’impresa non affatto semplice. Molto strano che non gli abbiano nemmeno chiesto di riavviare la stazione!

"Eppure un bel riavvio io lo farei...".
Per assurdo, la scena del braccio che sulla carta potrebbe essere la buccia di banana che fa scivolare il film, invece è forse anche l’unica che ricorderemo tra qualche tempo, perché alla fine “The Cloverfield Paradox” è un episodio di “Ai confini della realtà” fin troppo lungo che ha la grande sfiga di bruciarsi la scena ad effetto finale, perché è il titolo stesso del film a rovinare la sopresa.

Procedendo di paradosso in paradosso, l’unica costante è la capacità di GIEI GIEI Abrams di vendere la sua cosa, per quanto mi riguarda, anche il suo vero (ed unico) super potere, non c’è nessuno come lui in grado di creare interesse (i giovani lo chiamano Hype) intorno alle opere che dirige o produce con la sua “Bad Robot Productions”, per questo film, poi, ha pensato bene di fare squadra con Netflix, ovvero quelli che, al momento, stanno producendo tutta la roba più interessante.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri Cloverfield.
Infatti, non so chi altri potrebbe pensare di acquistare uno spazio pubblicitario all’interno della pausa del primo tempo dell’ultimo Super Bowl del 4 febbraio di quest’anno, per pubblicizzare quello che a tutti gli effetti è un filmetto che senza il “Cloverfield” nel titolo, sarebbe stato giudicato diversamente se non del tutto ignorato. Ma la mossa da venditore navigato è stata di far rilasciare il film soltanto due ore dopo la pubblicità del Super Bowl (storia vera) e ditemi se questo non è battere il ferro finchè è caldo!


Di fondo, tutti lo sapevano che il film era una roba da sei politico (forse anche meno), eppure è un titolo che è riuscito ad intasare i social-cosi facendo parlare di sé, dimostrando che il paradosso vero non è utilizzare tutti i mezzucci possibili per portare avanti il “Cloververse”, quanto il fatto che siamo tutti vittime di un pessimo imitatore di Spielberg, che con la mossa segreta del piede nella porta, come il più insistente dei venditori, è capace di propinarti qualunque cosa... Benvenuti nel paradosso del GieiGieiverso! Abbiate paura, abbiate molta paura (cit.)

27 commenti:

  1. Perdonami Cass,ma a me queste operazioni sanno solo di mosse estremamente commerciali fatte per ragazzini....col cinema c'entrano davvero poco.E tutta la paccottiglia pubblicitaria e di marketing,ormai ha superato in importanza i film stessi.E sì,lasciamelo dire,anche Netflix in questa brutta piega che sta prendendo un pò tutto,le sue colpe le ha...

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    1. Netflix ha il grande vantaggio di essere una vetrina accessibile a tanti, i film che mette in homepage, vengono visti da un numero ragguardevole di persone, tante volte sono roba da poco (mi ricordo il modesto “iBoy”, che puzzava di cacca a distanza di chilometri, ma alla sua uscita è stato visto da TUTTI). Quindi bisognerebbe saper soppesare quello che viene proposto dalla piattaforma, ad esempio per un film come questo, mi sono visto anche il solidissimo “Il Rituale”, che senza Netflix non so quanti avrebbero visto (commento in rampa di lancia per altro).

      Personalmente avevo apprezzato il film precedente “10 Cloverfield Lane” senza i cinque minuti finale era anche bello, questo per assurdo sarebbe un filmetto spaziale nemmeno tremendo, ma il modo in cui lo hanno voluto trasformare in una costola del “Cloververse” fa male agli occhi. Senza la manovrona pubblicitaria anche questo sarebbe stato visto da poche persone, concordo con te che il marketing e la paccottiglia varia non hanno niente a che vedere con il cinema, ma volevo ribadire lo strapotere di GIEI GIEI, uno che non capisco perché viene considerato da tanti un fenomeno, quando invece a mio avviso, ha un solo talento, quello di vendere, spesso nulla, ma venderlo benissimo. Cheers!

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  2. Pensa che ero curioso di vederlo e stavo per "sottoscrivere regolare abbonamento a Netflix per vederlo legalmente" ;) boh non so se ora lo vedrò, certo che i claustrofobici spaziali a me piacciono sempre!

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    1. Siamo in due, le storie claustrofobiche e magari ambientate nelle stazioni spaziali mi comprano sempre, per assurdo anche senza tutta la parte “Cloverfield” lo avrei visto lo stesso, proprio per queste ragioni ;-) Cheers

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  3. Ti leggo ad occhi chiusi che aspetto poi di vedere il film :-P

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    1. Vai tranquillo, sono curioso del tuo parere, cisoè, sono curioso di vedere come lo farai a pezzi :-P Cheers!

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  4. Tanto non avevo comunque intenzione di vederlo, ma grazie per avermi dato altri motivi per risparmiare la fatica!

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    1. Un servizio di pubblica utilità il mio, se posso evitare una pallottola a qualcuno, sono sempre contento ;-) Cheers

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  5. Na cac...cavolata cosmica ma, ammetto con vergogna, mi sono divertita...Il Rituale niente male fino a una ventina di minuti dalla fine...

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    1. Alla fine si lascia guardare, se non fosse per tutto quel "Cloverfield" infilato a forza giù nel gozzo. Per quanto riguarda "Il rituale" ci parliamo da queste parti a breve ;-) Cheers

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  6. Mi bastò il primo.
    E ti confesso che già con il primo ci capì poco o nulla.

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    1. Nemmeno io ho mai amato il primo. Il secondo non era male, bastava smettere di guardarlo cinque minuti prima del finale :-P Cheers!

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  7. Ho amato i primi due ma questo nonostante la presenza di Daniel Bruhl non lo vedrei nemmeno sotto tortura, viste tutte le stroncature lette fin qui.

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    1. Daniel Bruhl è sempre molto bravo, anche qui, ma resta un filmetto, a tratti anche simpatico se non fosse per tutto quel GIEI GIEI infilato a forza dentro. Cheers!

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  8. Ma infatti, l'ho sentito al superbowl e poi già vedevo che era disponibile e visto da alcuni... Il primo, oltre che sul found footage, giocava anche un po' con i misteri multimediali, se ben ricordo. Qualcosa alla JJ Abrams, ma non mi ha mai mai mai preso.
    Quindi... sì, salto pure.
    Che il genere poi manco mi interessa XD

    Moz-

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    1. L'idea di cambiare genere di volta in volta non è male, ma se ad ogni passaggio cala la qualità, andiamo male! ;-) Cheers

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  9. Sta settimana becchi ogni giorno i film che voglio vedere in serata... Ripasso tra poco eheh

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    1. Sono "Teleantipatico" :-P Vai tranquillo ci leggiamo con comodo, tanto so dove abiti :-P Cheers

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  10. Anche a me 10C Lane era piaciuto e ti dirò che quel finale ci poteva stare, come esasperazione del clima di paranoia creato fino a quel momento.... e cioè, voglio dire, a prescindere dal fatto che fosse un Cloverfield ci poteva stare...
    Ma poi perché bisogna sequelizzare sempre tutto, che palle... sarebbe stato un ottimo film a sé..
    Questo: boh.... finirò per vederlo, ma ho già il naso che mi prude...

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    1. Alla fine si, sarà che da Carpenteriano sono un estimatore del non mostratore, che spesso fa più paura, ma in generale concordo, 10C lane era un bel filmetto. Questo purtroppo non è allo stesso livello, si lascia guardare eh? Però sta una spanna sotto. Cheers

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  11. Scusa il ritardo ma sono stati giorni belli densi. Però non potevo fare a meno di commentare un'altra cagat..., pardon, un'altra "genialata" del nosto J.J.. Che ormai Abrams faccia rima con "paraculaggine" è noto anche ai sassi ma devo anche ammettere che sto testina di cavolo ogni tanto ha qualche idea interessante. Il primo "Cloverfield" non era così male. Le idee rubacchiate qua e la, unite assieme, hanno dato vita ad un film discreto. Con qualche difettuccio ma tutto sommato non era un prodotto malvagio. Il secondo ("10 Cloverfield Lane") è stato pure meglio. Teso e claustrofobico con quel dilemma (Goodman ci è o ci fa?) che ti teneva incollato fino a 10 minuti dalla fine. Poi sarebbe stato meglio che appena aperta la botola (sempre botole?) si fosse chiuso il film sullo sguardo sgranato della Winstead lasciando aperto il dubbio (alieni/mostri si o no?).

    Questo "Paradox" è l'ennesima paraculata di J.J. che fa propria un'idea minimamente originale (seppur scopiazzata qua e là tipo appunto "Punto di Non Ritorno"). Con i suoi poteri fatti di persuasione, e fulmini viola fa passare un anonimo regista al lato oscuro corrompendolo con la promessa di "Fortuna e Gloria" (cit.). Una volta corrotto il giovane padawan, prende il suo film e ci attacca con lo sputo scene palesemente posticce allo scheletro originale per incastrarlo nel suo "Giei-Giei-verso". Il risultato è, come hai ben notato, un episodio extra-lungo di "Ai Confini della Realtà" che però se non c'era la mano di J.J. sarebbe stata una poverata da DTV con effetti e attori da discount e che avrebbero visto in dieci. E' un bene o un male quello che ha fatto Abrams? Chi lo sa! Questo "Paradox" intanto può essere un interessante ponte tra film passati e futuri e se ci scappa un altro filmetto come "10 Cloverfield Lane" ingoio il rospo volentieri anche perché ho visto decisamente di peggio...

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    1. Ma figurati! Mica devi timbrare il cartellino ;-) Poi ti capisco, sono giornate convulse! La penso come te su GIEI GIEI, il doppio post su “Lost” ha messo in chiaro che siamo sulla stessa pagina. Dovrebbe fare solo marketing, a vendere i suoi film è un fenomeno, quello si, ma solo in quello!

      Visto che per mia somma gioia, mi hai citato Indy (bravo!) allora facciamolo questo paragone con il regista di riferimento di Abrams: Spielberg in combutta con Lucas, omaggiava i film di avventura, prendendo anche elementi e riciclandoli, ma il risultato era appunto Indiana Jones. GIEI GIEI cosa fa di preciso?

      Qualcuno mi spieghi cosa fa GIEI GIEI per meritarsi le lodi che riceve, sul serio, voglio uno dei suoi ammiratori in grado di portarmi argomentazioni, sarò felice di cambiare idea, fino a quel momento, sto con la mia, anzi nostra, posizione ;-) Cheers

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  12. Mi interessa poco, me lo salto volentieri :I

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  13. Premesso che anche a me come a molti qui era piaciuto quello con Goodman e che anch'io avrei eliminato gli ultimi 5 minuti rendendo molto più interessante il film, di questo Paradox posso dire che parte bene ma più la storia prosegue e ci si avvicina al finale più la pochezza di idee diventa evidente per poi sbragare completamente nel finale. Le idee di base anche se non originalissime c'erano, ma poi si cade nella banalità e si finisce nel pacchiano...tra l'altro possibile che ogni film spaziale-paranoico ambientato in astronavi debba sempre presentare scenografie che scimmiottano i corridoi della Nostromo o della ridente Hadlye's hope....voglio dire ci sono anche i vari kubrick, Spielberg, Lucas etc.
    Comunque come al solito hai riassunto bene tu: un film da sei politico o forse un poco meno che presto si dimentica. Per quanto riguarda l'interrogativo su Abrams credo la risposta stia nel fatto che essendo così bravo a vendere evidentemte ha venduto a molti anche l'idea che meriti lodi e sia uno con talento nel fare film; in realtà è solo l'uomo giusto nel momento giusto: quando la povertà di idee è diffusa anche il più piatto riciclatore passa per un nuovo inventore...
    Saluti

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    1. Pigrizia creativa, non me la spiego in altro modo, sembra automatico il passaggio astronave = Alien di Ridley Scott. Oppure astronave con interni bianchi = 2001 odissea nello spazio. Penso sia solo pigrizia, oppure voler andare sul sicuro.

      Sai che mi piace la tua idea? Abrams ha venduto sé stesso come grande regista, ottima analisi! Ma la sua garanzia sta per finire, ci pensavo l’altro giorno guardando “Ready Player One”. Più che Spielberg come vorrebbe essere ricordato lui, in realtà è Giorgio Mastrota :-P Cheers

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  14. Si hai ragione ma questa pigrizia è un morbo che comunque ha contagiato molti...forse è vero c'è il desiderio di andare sul sicuro, ma questi signori dovrebbero capire che come un uovo non fa alien non è sufficiente far vedere qualche corridoio buio di un'astronave per creare suspance.
    Giorgio Mastrota alla fine ha il mio rispetto mentre JJ dopo quella vaccata di star wars VII si leccherebbe i baffi se avesse la metà della lucentezza di un coperchio delle pentole che vende il buon Mastrota...
    Bello Ready Player One? magari ci fari la recensione....ma nel caso la leggerò dopo aver visto il film.
    Bye

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    1. anche secondo me Mastrota è meglio di GIEI GIEI, almeno con la pentola ci cucini, con Star Wars VII che ci fai? ;-) Conto (salvo casini) di scriverne domani, quindi a breve lo vedrai spuntare qui sulla Bara. Cheers!

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