mercoledì 17 gennaio 2018

Bright (2017): Orco mondo (che c'ho sotto i piedi)


Appena ho ricevuto la notifica da Netflix che il giorno 22 Dicembre sulla celebre piattaforma di streaming sarebbe stato disponibile “Bright” ultima fatica di David Ayer ho urlato “MIO!” (storia vera). Che scherziamo Ayer che dirige una storia di poliziotti? Mi sono convinto a vedere film per molto meno.


Potreste aver sentito parlare di “Bright” anche se avete passato gli ultimi mesi chiusi in una caverna, per due ragioni fondamentali: la prima è che Netflix ha leggerissimamente martellato con la pubblicità, ma proprio due righe, si tratta del primo blockbuster prodotto dal canale, quindi diciamo che ci tenevano a farcelo sapere, ecco.

L’altra ragione è più curiosa. Trovo sempre divertente vedere come le notizie si diffondano in rete, al netto di UNA (non seicento, una) recensione negativa di un critico americano, “Bright” è diventato di colpo il peggior film della storia o giù di lui, sapete come funziona, no? Nell’Era dei Social-Cosi ogni film è per forza “Capolavorò”, oppure” Cagata pazzesca”.

"Oh ragà, tenete giù la testa che là fuori è un inferno".
Il primo giorno al mio ritorno al lavoro a gennaio TUTTI i miei colleghi mi hanno chiesto se avevo visto “Bright” e questo mi fa capire che Netflix ha cambiato il modo di guardare al cinema e alla televisione, in compenso a tutti loro ho risposto: un film tutt’altro che perfetto, ma ad avercene! Se lo avessi visto da bambino lo avrei consumato.

La storia è ambientata in una Los Angeles identica alla nostra dove, però, gli umani condividono il pianeta con ogni genere di creature fantastiche, suddivise tra loro in una rigida gerarchia, abbiamo le pestifere fatine e l’élite rappresentata dai ricchissimi elfi, alti belli biondi e con le orecchie a punta. Sul fondo della catena alimentare sociale ci sono gli Orchi, nessuno vuole bene ad un Orco.

"Ma perché mi trattate male? Guardate vi ho pure portato il kebab".
Quello che sappiamo è poco ammettiamolo, abbozzato tanto da restare una trama sul fondo: c’è stata una grande guerra contro un famigerato Signore Oscuro, gli Orchi erano i suoi soldati più fedeli e una volta sconfitti sono diventati i meno amati di tutti. Gli Orchi sono super resistenti, fortissimi fisicamente, ma lenti, spesso in più di un senso stretto di questa parola, inoltre al loro interno sono divisi in caste e ognuna di queste dentute creature ambisce a guadagnarsi sul campo il titolo di Sangue Puro, l’equivalente Orchesco del Ras del quartiere, ecco.

Per distendere la tensione tra le varie razze, il dipartimento di polizia di Los Angeles si gioca la carta raziale, dando il distintivo ad un Orco e non uno qualunque, il suo nome è Nick Jakoby si è limato i dentoni perché è una specie di paria per la sua razza ed è interpretato da un generosisimo Joel Edgerton che si sacrifica sotto l’ottimo trucco per fare la spalla al vero divo del film.

Ecco, il divo in questione è Will Smith che interpreta il poliziotto Daryl Ward, se avete visto più di due film nella vostra vita avrete già capito come continua, i due vengono accoppiati per pattugliare la città, non si piacciono, ma dovranno appianare le divergenze per risolvere un problema di elfi dissidenti, bacchette magiche e vecchie profezie. Ecco, proprio se avete visto un po’ più di due film in vita vostra, a questo punto dovreste essere già giunti alla mia stessa conclusione, “Bright” è “Alien Nation” (1988) con orchi e fate al posto degli alieni allergici all’acqua.

"Tu non sei allergico all'acqua vero?" , "No, ma alle pallottole si, quindi coprimi".
Il soggetto della storia, bisogna dirlo, si vende da solo ed è farina del sacco di Max Landis, il figlio del mio amicone John, uno che ha dimostrato di avere un sacco di pessime idee, ma mi ha anche stupito facendo un ottimo lavoro con Dirk Gently - Agenzia di investigazione olistica.

Ecco, qualche anno fa, quel nerd di Max, ha pensato di mettere su con qualche amico (alcuni anche parecchio famosi) la sua personale versione del celebre fumetto “La morte di Superman”, in questo simpatico video, ad un certo punto Simon Pegg, con occhiali tondi e barba posticcia, interpreta la parte del celebra papà di Max, ovvero il grande John Landis. Mettendo in scena quella che io m'immagino essere un normale dialogo padre/figlio a casa Landis, Pegg chiede come si può uccidere un vampiro in una storia, Max risponde: "Beh, con i paletti di frassino nel cuore, con la luce sol…". Sbagliato! Se la storia la stai scrivendo tu, un vampiro lo puoi ammazzare come cacchio ti pare!

Questo giusto per dire che Max ha ricevuto da papà tutte le lezioni giuste su come scrivere una sceneggiatura solida poi, però, ecco, non le applica proprio tutte tutte. Sì, perché alla fine il problema grosso di “Bright” è il suo non prendere mai una vera direzione. Forse è anche vero che tutta la parte legata agli Elfi ribelli chiamati “Inferni” capitanati da Leilah  (un'ossigenata Noomi Rapace, ormai esperta di trasformismi qui in versione sorella di Legolas) non è proprio chiarissima, così come il funzionamento della magia, ma è un dettaglio che potrebbe restare sul fondo della trama se Landis Jr avesse deciso di dare un’impronta più decisa alla sua storia.

Con questa ci siamo guadagnati l'attenzione di Lucius Etruscus.
La costruzione di questo mondo alternativo al mondo è davvero pigra, Elfi, Orchi, umani e strambi poliziotto cavallo convivono insieme come se fosse tutto perfettamente normale, come se fosse sempre stato così e questa convivenza non avesse portato ad uno sconvolgimento delle abitudini di vita di tutti.

In questo mondo abbozzato, esistono gang criminali di Orchi conciati in stile Hip Hop chiamati Fogteeth, però, ad esempio, i criminali “Latini” sono normalissimi Messicani tatuati che potreste trovare in ogni storia di poliziotti che si rispetti, oppure per le strade della vera Città degli angeli, insomma un discreto pasticcio, specialmente se cerchi anche di gettare nella mischia una metafora dei nostri complicati tempi moderni.

Straight outta Compton Mordor.
Vuoi usare il fantasy per mostrare un'America divisa tra bianchi e neri? Fallo Max! Fallo! Sarebbe stato fighissimo usare gli Orchi come la minoranza odiata e temuta come potrebbero essere le persone di colore negli Stati Uniti (e non solo), tutti impegnati a odiarsi anche tra di loro dandosi dello “Zio Tom” collaborazionista dei bianchi. Invece, niente, tutto questo è solo tratteggiato tanto che persino avere un attore nero a rappresentare gli umani nel film, diventa un’occasione sprecata.

Sì, perché Will Smith ormai interpreta sempre lo stesso stramaledetto personaggio, che stia recitando in “Sette anime” (2008) o in Suicide Squad, lui fa sempre il bravo padre di famiglia attento ai suoi figli. Personaggio che, per altro, qui un po’ stona, perché non è chiaro come mai ad un certo punto gli dicano che l’unico compagno che può avere è l’Orco che nessuno vuole, perché nessuno vuole fare coppia con lui, ma come? Un minuto prima hanno festeggiato il suo eroico ritorno al lavoro dopo la ferita riportata in azione? Bah!

"Vai avanti tu, non posso farmi sforacchiare, ho dei figli" , "Io avevo un cane, non conta?".
Detto questo, per quanto mi riguarda i difetti di “Bright” sono terminati, voi direte: "E cacchio! Mica sono pochi!", vero, ma per il resto funziona molto bene, sembra una di quelle pellicole fatte dal sarto per assecondare la mia passione per i film con le strane coppie di sbirri, anzi su questo argomento potrebbe arrivare anche una mini rubrica a tema (prossimamente su questi schermi…), giusto per dire quanto mi sono divertito a guardare “Bright”, merito che va quasi tutto esclusivamente al lavoro di David Ayer.

Lo avevamo dato per artisticamente defunto dopo il disastro di Suicide Squad, ma il regista di Fury ha ancora parecchie cose da dire, certo “Bright” non è la sceneggiatura più solida per tornare in pista dopo la Suicidiosquadra e, forse, sarebbe consigliabile rompere la società formata con Will Smith, perché quanto di buono c’è in “Bright” è quasi tutto merito di Ayer.

"Ok, inquadrati da qui i casini di Max non dovrebbero vedersi troppo".
Il regista impone il giusto ritmo alla storia, ci sono almeno un paio di scene d’azione davvero niente male e il look generale è molto più credibile della storia stessa, guardatevi i bellissimi titoli di testa, con i graffiti che scorrono sulle note di "Broken People" di Rag 'N' Bone Man, in un attimo ci si ritrova trasportati in questa LA alternativa.

Inoltre, Ayer si conferma un regista capace di lavorare con gli attori, qui dà lo spazio giusto a dei dialoghi che comunque filano via molto bene e suonano anche fighi, roba tipo «Pensavo fossi morto», «No ho troppe bollette da pagare», oppure lo scambio di battute sull’odio verso gli Orchi con il collega latino: «Se la prendono ancora con i Messicani per Alamo», insomma, dialoghi buoni, quello che non dovrebbero mancare mai in un film di poliziotti!

David Ayer anche sbagliando i film, si sta confermando un regista solidissimo con una sua coerente idea di cinema, che siano i carristi di Fury, gli sbirri di “Bright” o di “End of Watch” (2012), oppure i militari di “Sabotage” (2014) il suo cinema è fatto di fratellanze cementate sul campo, di amicizia virile e revolverate, lasciamo fare questo ragazzaccio e forse un giorno, filmografia alla mani, parleremo di lui come uno dei registi più cazzuti passati sul grande schermo.

Los Angeles Police Ogre Department.
Menzione speciale per il personaggio di Nick Jakoby, un trucido a suo modo candido, uno che considera "Hammer Smashed Face" dei Cannibal Corpse una bellissima canzone d’amore. Ho apprezzato l’idea dietro a questo Orco schifato da tutti, uno che si considera migliore di come tutti lo etichettano e a testa bassa dimostra che è davvero così, inoltre non so quanto attori sarebbero disposti a scomparire dietro quel trucco, ma Joel Edgerton si mette proprio al servizio della storia. Lo dico sempre: sto ragazzo ha il fisico giusto per i personaggio d’azione e anche se deve fare la spalla molto spesso riesce a bucare lo schermo lo stesso.

Insomma, “Bright” è tutt’altro che impeccabile, ma è uno di quei film de panza che si guardano di gusto, Netflix ha già annunciato un seguito, a cui non prenderà parte Max Landis, non vedo l’ora e non possiamo dire che il servizio clienti di Netflix non accolga le lamentele.

16 commenti:

  1. Come già sai, Bright non mi è dispiaciuto..condivido in pieno le tue riflessioni. Sono due belle orette d'evasione con qualche trovata intelligente, ora sono curioso di vedere l'eventuale seguito!

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    1. Lo so, lo so, il film ha i suoi bei difetti, ma non è che in vita nostra abbiamo sempre e solamente visto capolavori del cinema, ci stanno anche i film così, Ayer ha comunque fatto un buon lavoro, e sono curioso di vedere altre storie ambientate in questo strambo mondo quasi Fantasy ;-) Cheers

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  2. Due ore sono troppe :D comunque è tra i film in pole position per una visione in tempo breve. Rimpiango però un po' il Will Smith cazzaro di Men in Black :D

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    1. Beh ma passano veloci eh? Il ritmo del film è bello sostenuto, da quel punto di vista fila via che è una meraviglia, aspetto il tuo parere ;-) Comunque siamo in due, bei tempi quelli, ormai si è fossilizzato ad interpretare sempre lo stesso identico ruolo, però qui se non altro, dice le parolacce :-P Cheers

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  3. Finalmente qualcuno che cita "Alien Nation", cominciavo a pensare di essermi immaginato quel film e i relativi seguiti televisivi. Che poi di poliziotto rude a cui viene affiancato compagno disagiato ne è pieno il mondo, e Will aveva pure toccato il genere con quella roba inguardabile di "I, Robot".
    Lungi da me bollare subito le storie se ripetono schemi noti: l'importante è come lo fanno. La mia naturale avversione per Max Landis verrà mitigata dalla tua rece... ma soprattutto dallo scoprire che c'è Noomi nel cast! Nei dieci milioni di spot giornalieri potevano anche dirlo :-P
    Comunque ho notata che le serie prodotte da Netflix hanno una naturale propensione all'allungamento di brodo, vaga vaghezza e quel che è peggio inconclusività cronica, in attesa di nuove serie. Magari sono io... :-P

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    1. No no, non lo hai sognato, anzi, a breve lo vedrai arrivare anche qui sopra ;-) Vero lo schema era già stato applicato in quella schifezza di “I, Robot”, quello sì davvero brutto, quelli che hanno maltrattato “Bright” hanno la memoria troppo breve.

      Noomi si vede poco ma fa il suo, poi ormai mi sono salvato nella mente: Compare Noomi avvisare Lucius, è una direttiva primaria ;-)

      Max Landis fa più guaio della grandine, papà dovrebbe mandarlo spesso a letto senza cena, questo film funziona abbastanza da solo, ma un seguito aiuterebbe e magari potrà sistemare qualche buco, però hai ragione, Netflix punta ad inchiodarci tutti sul divano. Cheers!

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  4. Intanto complimenti per la citazione di Vito Catozzo! Grande Cassidy!
    Arriviamo al film e per questo faccio la mia solita premessa d'obbligo per evitare fraintendimenti. Il film l'ho visto praticamente appena uscito e non mi è dispiaciuto. Anche se... Come dire? Hai presente quei studenti che non fanno nulla, non studiano un cavolo e al compito senza impegnarsi si portano a casa il 6-6,5. Eco, BRIGHT è come quei studenti. Non è male, ma se solo si fosse applicato di più avremmo avuto un gioiellino da 8. Invece a fine visione rimane il nulla. Due orette da pop-corn in divano e via, avanti il prossimo!
    Il problema principe, per me, è che BRIGHT è un po' di tutto senza essere nulla. Mi spiego meglio: è un po' un buddy-movie, un po' un fantasy, un po' un metaforone sui pregiudizi razziali, un po' un poliziesco,... Ma non è nulla di tutto ciò perché non affonda in nessuna direzione. Va bene essere un mix di tutto, è un pregio. Ma alla fine devi arrivare ad un qualcosa altrimenti quanto hai seminato lo perdi. Già sei vago sulla magia e sulle origini, e vabbè, ma buttare giù un film così vuol dire fare il compitino senza sforzarti più di tanto.
    Peccato perché Ayer sembra ritrovato. Forse aveva qualche sassolino nella scarpa da levarsi...

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    1. Pensa che fino all’ultimo minuto non sapevo che titolo mettere, poi ho avuto un’illuminazione, felice che sia stata apprezzata ;-) Hai detto bene, è un film che non prende una direzione precisa, ma le affronta tutte in maniera vaga, fosse stato che so, più buddy-movie, sarebbe stato anche appropriato che la storia della bacchetta e dei “Bright” restasse sul fondo della storia, invece è tutto un po’ schematico. Poteva davvero essere un otto pieno, Ayer però sa il fatto suo, non mi dispiace la sua idea di cinema ;-) Cheers

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  5. C’È una cosa che mi impedisce di vedere il film...Will Smith che non reggo più di tanto...comunque è in lista da tempo immemore, ora sto finendo “Security” niente male...

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    1. Sono felice che “Security” ti stia piacendo, comunque hai ragione, Will Smith ormai è diventato un motivo per NON vedere il film, i suoi risultati al botteghino parlano chiaro. Cheers!

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  6. Purtroppo non l'ho ancora visto, ma non ti nego che m'interessa molto.
    L'ambientazione è vincente, potrebbe esser benissimo un GDR!

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    1. Potrebbe piacerti, tu che sei fortissimo sui GDR avrai pane per i tuoi dentoni… da orco, attendo il tuo parere ;-) Cheers

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  7. Nah, poteva essere fico ma non m'attira per nulla.
    Da quando ne parlate, mi ha sempre dato l'impressione di un qualcosa di dannatamente sfigato.

    Moz-

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    1. Poteva essere più figo questo è vero, ma tutto sommato il suo dovere lo fa, spero che con il seguito esploreranno un po’ meglio questo strambo mondo ;-) Cheers

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  8. D'accordo col tuo giudizio, l'unica cosa che non mi ha convinto è il finale, avrei preferito vedere risolvere la situazione dalla spalla invece che dal solito Will Smith.

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    1. Sarebbe stata la soluzione ideale, perché Nick per quanto mi riguarda è il personaggio più interessante del film, sarebbe stata la svolta migliore, ma lo spieghi tu all’Ego di Will Smith che deve farsi da parte? :-P Cheers

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