martedì 19 dicembre 2017

Wind River (2017): Non è un paese per indiani


Taylor Sheridan dev'essere un altro che al pari del sottoscritto, si fa delle gran risate quando sente qualcuno utilizzare la solita frase fatta per cui il western al cinema è un genere morto e sepolto. La sua risposta a questo cliché si chiama “Wind River” ed è anche uno dei migliori film che vi possa capitare di vedere… Grazie Sergio per la dritta!


Presentato in tutti i festival che contano in giro per il globo e qualche settimana fa anche al Torino Film Festival, “Wind River” è la seconda fatica da regista di Taylor Sheridan, uno che, però, ha decisamente fatto la gavetta, in televisione come attore, tra le altre cose, era il vice capo sceriffo David Hale in “Sons of Anarchy” e più recentemente ha scritto la sceneggiatura di “Sicario” (2015) diretto da Denis Villeneuve e del bellissimo Hell or High Water.

“Wind River” idealmente con i due film qui sopra citati forma una specie di trilogia, tre pellicole che s'impegnano a mostrare una moderna frontiera americana, se Hell or High Water era ambientato nel Texas dei giorni nostri, “Wind River” raccoglie il testimone di alcuni classici western come Corvo rosso non avrai il mio scalpo e sposta la vicenda tra le nevi, non quelle dello Utah come nel film di Pollack, ma quelle del Wyoming.


Decisamente un film per gli amanti della neve... Non tu Lapo!
Cory Lambert (un Jeremy Renner da applausi) è una guardia forestale, ma dimenticatevi il Ranger Smith che si faceva scippare i cestini dall’orso Yoghi, duro e di poche parole come solo gli eroi western possono essere, il nostro Cory è un cacciatore esperto con una grande mira e un talento a seguire le tracce, la scoperta che fa un giorno tra le nevi della riserva indiana di Wind River, però, è troppo anche per lui.

Occhio-di-falco, figlio adottivo di Chingachgook della tribù dei Mohicani.
Il corpo senza vita di una giovane ragazza di origini indiane, poco vestita, con evidenti segni di violenza sessuale sul corpo, morta dopo i dieci chilometri di corsa mezza nuda a meno venti, “Quanto si misura la voglia di vivere di qualcuno?” commenta Cory, ma il ritrovamento fa pensare che per scegliere una morte del genere, la ragazza stesse scappando da qualcosa di anche peggiore.

Ad indagare l’FBI manda l’agente più vicino in quel momento, quindi da Las Vegas arriva Jane Banner (Elizabeth Olsen) totalmente impreparata al clima locale, tanto che passa dal perizoma alla tuta da sci per seguire Cory nell’indagine. Cioè, non è che la Olsen arrivi proprio in perizoma, madonna state calmi cazzarola! Ma che fame avete!? Volevo dire che persino i locali la prendono per i fondelli per il suo abbigliamento, in una delle poche battute di un film che sfoggia dialoghi davvero ben scritti.


Non ho ancora capito in che rapporti sia con le altre famigerate Olsen, ma la trovo sempre bravissima.
Ad indagare pochi agenti tra cui il veterano Ben (il mitico Graham Greene) un manipolo di uomini (e una donna) che partono in motoslitta per indagare sulla brutta morte della ragazza, si ritroveranno a smuovere un po’ di sassi e a far agitare i serpenti che ci vivono sotto, vipere velenose del tipo che camminano a due zampe.

“Wind River” è un film bellissimo, diretto con mano fermissima da Taylor Sheridan che al suo secondo film sembra uno che non abbia fatto altro nella vita che dirigere, nei suoi 110 minuti Sheridan ci porta in una cittadina dove in molti sanno e quasi nessuno parla, in cui la convivenza tra bianchi e nativi non è un problema che non si è mai risolto davvero, al massimo è rimasto sommerso sotto la neve.


“Farò solo film ambientati su assolate spiagge, ho i piedi gelati!”.
I personaggi sono tutti molto ben scritti e caratterizzati, ho trovato incredibile come Sheridan sia riuscito a prendere per il bavero una serie di attori che ormai recitano solo dentro una tutina da supereroe e a riportarli tutti insieme all’interno di quello che una volta era il genere popolare per eccellenza, ovvero il Western.

Jeremy Renner del suo Occhio di falco, conserva giusto la mira infallibile, ma mette su forse la sua migliore prova di recitazione dai tempi di “The Hurt Locker” (2008), il suo personaggio ha dei legami con la nazione indiana molto forte, ma, di fatto, ho trovato bellissimo come Sheridan abbia scritto il personaggio di Cory come se fosse l’indiano del gruppo, quello silenzioso e con lo sguardo rivolto all’orizzonte, bravissimo a seguire le tracce.


Stringere gli occhi, una mossa tipica di Clint Eastwood (o di chi è molto miope).
Quasi un antieroe drammatico come il Ben Foster di Hell or High Water che riesce ad essere anche dolente, in un paio di scene Renner crea il personaggio spremendosi una solitaria lacrima che potrebbe sembrare fuori luogo su un volto da duro di frontiera, ma ci restituisse un personaggio credibile per cui fare il tifo.

Ma la scena chiave, quella per cui la sua missione, quasi da revenge-movie diventa quella in cui il pubblico si ritroverà a fare il tifo si svolge sul portico, quando il padre della ragazza che un attimo spavaldo si rifiutava di parlare con la straniera mandata dall’FBI, con Corey si scioglie e gli affida il compito di vendicare sua figlia. Il film si apre con Corey che spara a dei lupi e, a ben pensarci, finisce nello stesso modo.

Elizabeth Olsen, oltre ad essere molto guardabile, la trovo un'attrice bravissima sempre molto abile a dare spessore ai suoi personaggi, il nerd in me non può non notare che la sua agente di cognome faccia Banner come il suo compagno di squadra verde negli Avengers, ma allo stesso modo Jane è capace di esplodere. In certi momenti sembra quella fuori posto e giudicata per abiti e sesso come la Clarice Starling di Jodie Foster, ma è anche quella più determinata a portare giustizia. In una delle scene più coinvolgenti la Olsen è in prima linea durante una sparatoria girata come il Dio del cinema comanda.


Quando si passa all’azione, questo film fa le cose sul serio.
Sì, perché “Wind River” si prende il suo tempo per dare respiro alla storia, per farci apprezzare la natura selvaggia, tanto bella quanto capace di ucciderti se non ti dimostri all’altezza della situazione, ma è anche un film capace di svolte d’azione coinvolgenti, violente ed estremamente realistiche, di fatto, un film che sta in perfetto equilibrio tra pellicola di genere (in questo caso Western) e film d’autore che poi sono quelli più complicati da realizzare, ma allo stesso tempo quelli che vorrei sempre vedere.

Poco prima del gran finale, “Wind River” cambia improvvisamente tono con una scena di flashback che ci mostra lo stupro della ragazza (in questo periodo, complice la rubrica su Verhoeven, hanno deciso di traumatizzarmi a vita) che è un discreto schiaffo in faccia per contenuto e per cambio di passo alla storia, ma che risulta totalmente efficace, perché se prima di quella scena speravamo che Cory e Jane beccassero i bastardi, dopo vogliamo solo vederli morti ed è quasi ironico che in quella che è una delle scene più emotive del film, sia presente il sempre intensissimo Jon Bernthal, il nuovo Punisher in un ruolo quasi opposto a quello di Frank Castle. Ribadisco: questo film sembra tanto la risposta di Taylor Sheridan al proliferazione di tizi in calzamaglia nei film!


"Vi ho preso il numero di targa, vi punirò con comodo più tardi".
Voglio provare ad alzare un po’ l’asticella: “Wind River”, a suo modo, non si limita ad essere un western moderno, ma raccoglie anche un altro testimone, quello dei film western revisionisti, schierati dalla parte degli indiani. Il personaggio di Jeremy Renner sarà pure biondo con gli occhi azzurri, ma qui più che Tex Willer sembra il Tiger Jack della situazione e quasi allo stesso modo, anche i cattivi assassini e stupratori sono bianchi, non vorrei scomodare “Sentieri selvaggi” (1956), ma il ribaltamento è voluto e sotto gli occhi di tutti, sottolineato anche dalla frase finale che conclude il film.

“Mi spieghi perché ti sei truccato come uno dei Kiss?”, "Ha parlato Tex Willer!".
Ma “Wind River” è una pentola che bolle sul fuoco che per tutto il tempo sprigiona un ottimo odore, ma a cui Taylor Sheridan solleva di colpo il coperchio solo nel finale, dove l’azione esplode violenta e brutale, dando il via ad un finale da revenge-movie che, per fortuna, se ne frega di essere politicamente corretto, anche i peggiori predatori prima o poi trovano qualcuno più cattivo di loro.

I dialoghi del film sono davvero ottimi, Sheridan riesce spesso con una sola frase azzeccata a scolpire un personaggio, oppure a dargli una frase maschia, ma del tutto in linea con il tono del film. Al resto ci pensano le musiche del film, Nick Cave e Warren Ellis ormai sono due specialisti del genere western ed esattamente come Hell or High Water mandano a segno un'altra colonna sonora perfetta, d’altra parte un’altra tradizione dei film western è quella di avere delle musiche memorabili e con quei due possiamo dormire sonni tranquilli.


Cosa vogliamo criticare ad un regista che dirige un western indossando un cappello western?
Taylor Sheridan dirige un film che ad una prima occhiata sarebbe facile associare al modo di fare cinema dei Fratelli Coen, tanto che ad un certo punto il personaggio di Elizabeth Olsen si esibisce nella mossa “Colpo alle gambe, colpo in fronte” che sembra quasi una citazione a “Crocevia della morte” (1990) proprio dei due fratellini del Minnesota, però, per nostra fortuna, Sheridan è ammirevole anche perché non cerca di imitare e scimmiottare nessuno, riuscendo a dare al film un ritmo solenne oltre che esplosioni di violenza girate alla grande, il “Mexican Standoff” tra le nevi vi terrà incollati allo schermo, menzione speciale per il montaggio sonoro, che fa tuonare i colpi del winchester di Cory come se fossero le campane del giorno del giudizio, ma perché cacchio siete ancora qui a leggere e non siete già andati a vedervi il film?!

“Fermo o sparo!” , “No tu fermo o io sparo!”, “State tutti fermi o ci spariamo!”.
Insomma “Wind River” è un film bellissimo, uno dei pochi che ho visto quest’anno che mi è piaciuto subito, si è guadagnato qualche ulteriore punto nei giorni successivi alla visione e che potrebbe guadagnarne altri dei prossimi giorni, se poi la nostra distribuzione decidesse pure di farlo uscire nelle sale di uno strambo Paese a forma di scarpa, non sarebbe male, grazie!

18 commenti:

  1. Carabara, sono un fan di occhiostrizzatodiclint da quando ho visto il suo ciuffo roackabilly in un film che divideva con Batman e Luisa Lane e Mistique e ho chiesto al mio pusher di fiducia - un tizio rapace ed infido che tutti chiamano Tiger Gecko - di procurarmi il Wind River, ma l'amico probabilmente era brillo e mi ha rifilato un pirata scritto da Warren Ellis e diretto da Aki Kaurismäki in cui un clone del Tenente Sheridan sotto il trench gira quasi biotto ed interroga i sospetti sorprendendoli con un estemporaneo strip. Perizoom non è male - ricorda quel fumetto di Ellis per la IDW con una serie di personaggi che dividono un drogaverso scaturito dal DMT - e credo sia in effetti un fumetto che Warren aveva deciso di accantonare come altre cose sue ( vedi Nick Cave Carson and the alien bad seeds from Mas ndr ) quando il disegnatore designato ( nel caso di Perizoom era Altan e nel caso di Nick Cave Carson era Martoz ndr ) aveva detto picche. Quanto hai scritto mi ha deciso a dare a Tiger Gecko una altra chance di trovare Wind River. Grazie. Ciao ciao.

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    1. Lascia pure che Tiger Gecko segue le piste di queste film, perché in questo strambo Paese a forma di scarpa, o interviene Netflix a salvarci (come per “Hell or high water”) oppure ciccia!

      In “American Hustle” era proprio bravo, ma ero distratto da due cose: Le troppe parrucche alla Nick Cage del cast, e le scollature di Luisa Lane, con quest’ultime a vincere a mani basse.

      Lo avrei visto volentieri il tenente esibizionista di Warren Ellis, pensa che ancora oggi ogni volta che leggo questo nome nei titoli di coda (o di testa) di un film devo ricordarmi che non è QUEL Warren Ellis ma l’altro ;-) “Nick Cave Carson and the alien bad seeds from Mars” potrebbe essere la cronaca di una qualunque giornata nella vita di Nicola Grotta, uno che è il sindaco del Drogaverso :-P Cheers!

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  2. Per vedere questo film al TFF ho perso l'ultimo bus, sono arrivata a casa (a piedi) all'una in piena settimana lavorativa. Ma ne valeva la pena, alla grande. Forse il miglior film che ho visto quest'anno

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    1. No perché? La GTT è sempre molto collaborativa, ti viene sempre in soccorso... 'Stardi! Tornare a casa con la neve Torinese, che ok non è quella del Wyoming (per fortuna) deve essere stata una discreta esperienza, pensa che a me era successo dopo aver visto "Lasciami entrare" (storia vera). In ogni caso gran film sul serio, dritto sparato tra i migliori del 2017! Cheers

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    2. La neve ancora non c'era (ma tanto mi hanno costretto ad una camminata di 45 minuti giusto la settimana scorsa, quindi sono ormai temprata 😁)

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    3. Meglio così, la GTT è fondata su principi nicciani, quello che non uccide rende più forti, l'abbonato medio deve avere grossomodo la resistenza di Conan il Barbaro ;-) Cheers

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    1. Per ora no, ma spero ci arrivi come accaduto a "Hell or high water", in ogni caso tieni a mente il titolo perché vale davvero un sacco la visione! Cheers

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  4. Ghiotto ghiotto ghiotto! Chicca che devo rimediare assolutamente :-P

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    1. Merita assolutamente la visione, Taylor Sheridan sa il fatto suo, il ragazzo porta alta la bandiera del western ;-) Cheers

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  5. Mi piacciono ste foto che metti coi registi che spiegano..sono sempre che gesticolano, impongono le mani, mimano, Verhoeven poi sembra sempre lì che raduna tempeste da lanciare!

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    1. L’unico che non gesticola è Carpenter, lui al massimo fuma sigarette mentre dirige ;-) Ho finito di incollare le ultime (purtroppo) immagini sul post di Verhoeven è anche lì l’Olandese raduna tempeste, mi consola, non siamo solo noi Italiani a gesticolare un casino per farci capire dagli altri ;-) Cheers!

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  6. me lo sono perso al TFF perché all'ultimo ho cambiato programma optando per un assurdo film cileno, Rey (ne avevo parlato nel terzo post delle mie "cronache dal TFF")...
    mi son detto: quello non lo daranno mai al cinema (il film cileno), mentre Wind River il prossimo anno uscirà sicuro in Italy...
    almeno spero, non vorrei avere dato troppe cose per scontate...
    comunque ne aveva parlato sul ns blog anche il "collega" Aussie, lui l'aveva visto in Australia e da allora mi ero segnato di vederlo... a maggior ragione dopo questa tua recensione...
    a sto punto speriamo solo che esca...
    ciao!

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    1. Si vi ho seguiti durante le vostre cronache, beh ci sta, avete visto circa ventordici film, uno può anche essere andato perso ;-) Lo spero anche io esca, se lo merita è uno dei film che ho apprezzato di più in questo 2017, dita incrociate! Cheers

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  7. Oh, a me non è sembrato così tanto un film western, però nonostante questo l'ho comunque trovato bellissimo.
    O forse proprio per questo, mi sa. :)

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    1. Tu non sei un amante dei western, ma dei buoni film si, questo lo è, quindi tanto basta ;-) Cheers!

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  8. Me lo sono andato a vedere al cinema perché Renner è un attorone, e perché la Olsen mi aveva stregato nei film Marvel. E sono felice di averlo visto perché è un filmone, di quei thriller-western gelidi e crudi, dove gli attori danno tutto (non solo i protagonisti, ma anche il cast di contorno).
    Ci sono dei gran tocchi di regia, il modo in cui è presentato il flashback chiarificatore è un tocco di classe, così come la sparatoria, tensione alle stelle ed ogni proiettile ti fa saltare sulla poltrona.

    Bob.

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    1. Come in qualche modo invertarsi il western moderno, e poi reinventarlo, così, per manifesto talento, uno dei migliori film visti negli ultimi anni, senza se e senza ma ;-) Cheers

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