lunedì 27 novembre 2017

Leatherface (2017): The Texas prequel massacre


Non credo che riuscirò mai a scendere a patti con il concetto stesso di prequel, non sono uno di quelli che crede che il finale sia la parte più importante in una storia, anche se comunque conta, quindi se devi raccontare una storia in cui il finale è già noto, dovresti avere davvero qualcosa che vale la pena raccontare.

Sapete cosa NON trovo interessante? Le storie sulle origini dei personaggi cinematografici famosi, cioè ho davvero bisogno di conoscere le origini di Han Solo? Ma ancora meglio: serve davvero farci su un film? Steven Spielberg che non è l’ultimo della pista, ha messo fine alla mania della storia sulle origini usando il pretesto come introduzione all’ultima grande avventura del personaggio, esaurendo alla grande l’argomento. Sì, ho detto ultima avventura perché i film di Indy sono tre, TRE! Non accetto discussioni in merito.

Se i prequel sono un modo per spiegare, trovo che spiegare le origini dei personaggi cinematografici che da anni ci spaventano siano doppiamente dannosi, in teoria dovrei provare empatia ed immedesimarmi nel povero disgraziato che si vede inseguito da Jason, da Michael o da un cristone mezzo matto con una maschera fatta di pelle umana intento a brandire una motosega per trasformarmi nella sua cena, non viceversa.

Tra le maschere che un uomo può indossare ricordiamo l'argilla la mucca (Quasi-Cit.)
Quindi, un prequel dedicato a Faccia di cuoio nasce già un pochino sfigato, anzi parecchio sfigato visto che Tobe Hooper, l’uomo che creò il personaggio nel 1974 in quel capolavoro di Non aprite quella porta, ha fatto giusto in tempo ad assistere alla prima del film di cui era produttore (dettaglio che la truffaldina pubblicità di uno strambo Paese a forma di scarpa non ha mancato di sottolineare) e il giorno dopo ha lasciato questa valle di lacrime. Storia vera, purtroppo storia vera.

“Leatherface” che originariamente avrebbe dovuto essere il titolo originale di “The Texas Chain Saw Massacre”, nasce con in mano delle carte non proprio ottime, anche se i suoi due registi, Julien Maury e Alexandre Bustillo, non sono propriamente due sprovveduti.

Il loro film più riuscito è sicuramente quella bombetta di “À l’intérieur” (Inside, 2007), mi sono perso il successivo “Among the Living” (2007), mentre “Livide” (2011) mi è sembrato un discreto casino, in ogni caso la coppia di registi era destinata a dirigere almeno una delle grandi maschere del genere horror. A lungo sono stati tra i papabili per il rilancio di “Nightmare”, “Halloween” ed “Hellraiser”, tutti progetti abbandonati uno dopo l’altro per le solite divergenze artistiche.

Lens flare come se non ci fosse un domani.
Insomma, due che si portano dietro una certa aurea di autorialità, per cui ha pure senso che siano finiti a dirigere il nuovo capitolo di una saga famosa, ma forse meno mainstream delle altre, almeno a giudicare dai primi capitoli, perché gli ultimi rilanci diciamo hanno leggerissimamente inflazionato il titolo.

Il reboot diretto dal maledetto Marcus Nispel nel 2003 me lo ricordo per un senso generale di fastidio e per un'ammirazione focalizzata alla canottiera di Jessica Biel, anzi al suo contenuto, lo dico per amor di precisione. Il primo prequel del reboot (già mi gira la testa) diretto dal tizio delle Tartarughe Ninja l’ho completamente rimosso e penso sia un bene, mentre il terzo capitolo in 3D uscito nel 2013, passerà alla storia per un’unica ragione: aver avuto la concreta possibilità di giocarsi per primo il topless di Alexandra Daddario e di aver fatto di tutto per evitarlo, facendosi soffiare l’esclusiva dalla prima stagione di “True Detective” uscita solo pochi mesi dopo. Come entrare nella storia dalla parte sbagliata.

Un cliente insoddisfatto, ha trovato un capello nella minestra.
Sceneggiato da Seth M. Sherwood, nome che mi sembra palesemente fittizio e immagino sia l’equivalente anglofono di Ajeje Brazorf, “Leatherface” è un compitino che riesce ad intrattenere, in alcuni passaggi anche abbastanza bene, quanto di buono troviamo nel film è quasi tutto imputabile ai due registi che, però, non si sono sforzati più di tanto per dare il loro tocco. Insomma, il film risulta il migliore della saga dai tempi del terzo capitolo del 1990, non mi sono annoiato a guardarlo, ma dopo qualche giorno mi è rimasto pochino della visione, devo ammetterlo.

S'inizia subito forte con la festa di compleanno del piccolo Jed a cui la sua adorabile famiglia regala una motosega e un povero Cristo su cui utilizzarla, un inizio che, bisogna dirlo, attira subito l’attenzione, ma è anche piuttosto poco ispirato, se fosse un prequel di Venerdì13 cos'avrebbe ricevuto in dono il protagonista? Un machete e una maschera da Hockey?

Per fortuna l’adorabile mammina è interpretata dalla brava Lili Taylor, una che è sempre molto efficace ad interpretare la pazzoide ossessiva e che qui è forse la migliore tra tutti i volti noti messi attorno ai giovani protagonisti.

Una tenera mammina e l'adorabile nonno. Roba da rimpiangere di non essere orfani!
L’idea di questo film per mescolare un po’ le carte è quella di far sì che tutti i ragazzi vengano affidati ad un istituto mentale, che cambia i loro nomi per far loro cominciare una nuova vita, ma è anche un ottimo modo per lasciare il pubblico con il dubbio: chi diventerà lo sfigurato e pazzo Faccia di Cuoio.

Non voglio rivelarvi troppo perché questo è anche l’unico colpo di scena del film, posso dirvi che la risposta è meno scontata di quello che sembrerebbe guardando i possibili candidati, ma vi devo anche dire che la soluzione del giallo potrebbe scontentare i puristi. Per quanto mi riguarda mi rimetto alla mia dichiarazione di apertura: non trovo così interessante raccontare le origini a tutti i costi, specialmente di un personaggio che faceva paura soltanto entrando in scena, come accadeva nel capolavoro di Hooper del 1974.

Alexandre Bustillo e Julien Maury tutto sommato sanno comunque il fatto loro, tra topi e topastri e l’atmosfera decadente del manicomio, i due registi piazzano un paio di scene di gustoso disgusto, quando poi i giovani protagonisti rapiscono l’infermiera carina e fuggono dall’istituto, il film riesce nell’impresa di farti pensare solo ai personaggi e non al fatto che stai guardando un prequel dal finale segnato.

Se vi sta sulle palle Iron Fist, potete consolarvi con questo film.
Per una buona porzione “Leatherface” diventa un film ambientato sulle strade del Texas, un posto dove procurarsi un fucile non richiede davvero troppa fatica ed è ancora più facile ritrovarsi comunque a tifare per i ragazzi in fuga, anche perché tra le fila dei “buoni” troviamo lo sceriffo Stephen Dorff e il vice sceriffo Finn Iron-Fist Jones, non proprio due campioni del mondo di carisma, visto che il secondo fa la parte del viscido, mentre il primo si lancia in un'improbabile imitazione di Sean Penn in “Mystic River”, ma senza averne il talento (che poi è anche il grande problema della carriera di Dorff, uno che mi ricordo giusto nella parte del vampiro quando Wesley Snipes lo prendeva a calci).

"Mi sono già fatto la barba questa mattina, gentilissimo, come se avessi motosegato... Volevo dire accettato!".
La cosa davvero incredibile è che ad un certo punto “Leatherface” si trasformi in un film “On the road” come “La casa del diavolo” (2005) di Rob Zombie, uno che se non fosse stato per Tobe Hooper registicamente parlando non sarebbe mai esistito, a questo punto forse sarebbe stato meglio fare un passo più deciso e far dirigere questo prequel direttamente da Robertino Non-Morto, che forse sarebbe stato anche più contento di poter dire la sua su Faccia di Cuoio piuttosto che su Michael Myers, come ha già fatto non una, ma due volte!

28 commenti:

  1. Ma perché? Esiste un film di Indy dopo "L'Ultima Crociata"? Ma dai? Sai che non lo sapevo proprio? Scherzi a parte, questo film non l'ho visto. Anche perché dopo i vari sequel, sequel tardivi, reboot, sequel del reboot e ri-reboot 3D (o era un sequel in 3D del reboot? Boh!) non ci ho più capito nulla e ho mollato tutto là. Un po' tutto inutile tranne (se non ricordo male) il secondo capitolo sempre a firma di Hooper. Un caso? Non credo proprio!
    Però, al contrario tuo non sono così allergico ai prequel. La mia antipatia va ai remake, quelli li trovo inutili sopratutto quando si toccano i Capolavori. Invece trovo che l'idea del raccontare le origini, se fatta bene e messa giù in modo sensato, possa dire qualcosa in più sul personaggio o sulla storia in generale, magari raccontandola sotto un punto di vista diverso e sorprendente. Certo,quelli fatti bene credo si contino sulle dita di una mano e poi ci sono casi e casi perché non sempre il prequel è un'idea valida. Inutili quelli delle icone horror (tipo questo). Dannosi e fatti coi piedi e realizzati col c@lo quelli che potenzialmente potevano essere una bomba e cioè quelli di "Star Wars" tranne "Rogue One" (sopratutto gli ultimi 5 minuti che valgono da soli più della seconda trilogia messa assieme). Un giorno racconterò la mia sulla seconda trilogia... Invece è un Capolavoro totale il prequel/sequel de "Il Padrino", cioè il "Il Padrino Parte II" con De Niro che fa il giovane Don Vito Corleone. Magari tutti i prequel fossero così...

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    1. No che non esiste, infatti si chiama L’ULTIMA crociata :-P
      Il secondo firmato da Hooper e il terzo che non era malaccio, si salvano, poi è stata una caduta libera, che reboot(anti), sequel del reboot e Tri-Boot (in 3D, sposo la tua definizione) non hanno frenato almeno fino a questo film che non è male a livello di sangue, però boh, mi ha lasciato pochino.

      Nei fumetti Marvel, per un po’ hanno pubblicato “Le storie mai narrate” di Spider-Man, ambientate nel periodo classico del personaggio, ma prodotte oggi, “Rogue One” funziona anche per quello secondo me, è una storia mai narrata di Star Wars.

      “Il Padrino parte II” gioca proprio in un’altra categoria, forse l’eccezione che conferma la regola ;-) Cheers!

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    2. Pensa che io mi sono visto perfino il IV, quello con Bridget Jones e Matthew McCoughnaey (o come si scrive), forse mi sono fatto anche 4 risate sopra..

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    3. Quello è terribile, una roba che non si può guardare! Lo si ricorda proprio per la presenza della Zelweg… Zellwe… di Bridget Jones e di Matthew MaCo… McCoug… McCoso (fiiiuuu!) che se non hanno sono azzeccati almeno per una ragione: sono entrambi Texani (storia vera) ;-) Cheers

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  2. Questo non sapevo neanche fosse uscito :D Ma quanti reboot hanno fatto della saga?

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    1. Un remake (nel 2003), un prequel del remake (anno 2006) e un capitolo in 3D che voleva essere il sequel ufficiale del film di Hooper del 1974 peccato che ad un certo punto lo sceriffo tira fuori lo smartphone (!!). Questo se non altro è il prequel del film del ’74, ha il pregio che almeno sembra davvero ambientato negli anni ’70 ;-) Cheers!

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  3. Il fatto di non ricordare se l'ho visto o meno dovrebbe dirla tutta su quanto stimi queste operazioni, in cui si cerca di strappare qualche biglietto utilizzando glorie d'un tempo ormai passato. Prima o poi vorrei anch'io fare una maratona Chain Saw, per integrare gli episodi moderni che mi sono perso per strada, ma a naso dubito che queste operazioni contemporanee lasceranno un pur vago ricordo in me...

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    1. Pensa che questo, che comunque ha dei passaggi anche piuttosto riusciti, già dopo qualche giorno averlo visto, sta iniziando a sfumare nella mia mente. Comunque meglio degli altri capitolo moderni della saga, quelli volevo dimenticarli già MENTRE li stavo guardando ;-) Cheers

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  4. Ecco questo lo dovrei vedere: non ricordo se avevo visto il remake del 2003 o il prequel del remake del 2006, ma indubbiamente quella pellicola (appunto non so se 2003 e 2006) mi aveva sostanzialmente annoiato. E l'unico disturbo di stomaco, quella sera, me lo diede... un problema di stomaco :D (quei piccoli virus che ti fanno cucu' e ti lasciano un po' di mal di stomaco per 24 ore massimo).

    Però alla fine questo prequel potrei guardarlo, magari prima di riguardarmi il vecchio 'cult' di Hopper.

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    1. No no, non era un virus, era la regia di Marcus Nispel, a me fa lo stesso effetto credimi! :-P
      Rispetto ai vari tentativi di rilancio, se non altro questo in alcuni momenti morde, il Texas è sporco, polveroso e sudaticcio, non è un film completamente riuscito, ma è il meno peggio rispetto a tutti i vari capitoli di questa saga. Cheers!

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  5. Ma in generale il background è interessante, però il film è piuttosto piatto ed anonimo.

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    1. Concordo! Mica male quando scorre il sangue, bene la messa in scena, ma da quella coppia di matti alla regia era lecito aspettarsi più personalità. Cheers

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  6. Basta inquadrare un paio di Converse per buttarla sul "è successo attorno agli anni '50", anche se la fotografia puzza di 2018.

    P.s. esistono le avventure del giovane Indiana Jones :p

    Moz-

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    1. Hai capito perché ho voluto usare proprio quell’immagine nel post ;-) Anche se è strana, per fortuna la fotografia del film non risulta così patinata.

      Si lo so bene, però era una serie televisiva e non un film, il cambio di pubblico conta in operazione di questo tipo. Cheers!

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    2. Quindi se ora mi metto le converse, via... oh stand by meeee, wooo-ohhh stand by meee :)

      Moz-

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    3. Ora che mi ci fai pensare io le porto sempre, sarà per quello che ho sempre questa voglia insana di camminare lungo i binari abbandonati? ;-) Cheers

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  7. Condivido totalmente con te l'antipatia per i prequel. Un personaggio per un funzionare deve avere un minimo di mistero, svelare tutto il background finisce al 99% per solo renderlo più ridicolo.

    Comunque esistono anche i librogame di Indiana Jones. Non erano neanche malaccio (alcuni erano scritti dallo stesso autore di piccoli brividi).

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    1. Vero, specialmente se é un personaggio che deve fare paura. Non ci ho mai giocato (oppure si dice leggo? Mai capito!) é un personaggio perfetto per le "storie mai narrate" di cui si parlava qui sopra, per quello funziona anche in altri formati come i videogiochi o i libri game ;-) Cheers

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  8. Questo mi manca ancora, ma anche senza averlo visto azzardo l'ipotesi che sarebbe potuto essere migliore se solo ci fossero stati Jessica Biel in canottiera e Alexandra Daddario in topless. O al limite viceversa.

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    1. Aspetto il tuo parere! Ma intanto posso dirti che quelle due (o quelle quattro?) potrebbero migliorare tutti i film, anzi dovrebbe esserci un regolamento per cui raggiunto un determinato livello di bruttezza, in una pellicola entrano in gioco Jessica e Alexandra in automatico. Cheers!

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  9. a me non è dispiaciuto, ma il primo capitolo era super!

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    1. Mi aspettavo un po' più di personalità, però alcune scene funzionano e anche molto bene. Cheers!

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  10. Non ho ancora visto questo prequel e la voglia di farlo non ce l'ho proprio. Tu non me la fai certo venire ecco

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    1. Faccio un servizio di pubblica utilità, o per lo meno ci provo ;-) Non è affatto diretto male, rispetto ai titoli moderni di questa saga sta due spanne sopra, però resta comunque piuttosto anonimo. Cheers!

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  11. Non ne ho sentito recensioni negative, penso che appena potrò gli darò una possibilità...

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    1. Alla fine si lascia guardare, mi sarei aspettato più personalità ma qualche momento ben fatto non manca. Cheers!

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  12. Beh, non si può dire che non è inquietante!

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    1. Ah quello proprio no, si gioca anche un paio di scene più crude della media del tuo horror uscito in sala. Crude, come piacciono ai cannibali ;-) Cheers

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