lunedì 20 novembre 2017

Blade Runner 2049 (2017): Ma gli androidi hanno spermatozoi elettrici?


Non era il sequel che vi aspettavate, vero? Verrebbe da dire che è il tipo di secondo capitolo che voi umani non potreste immaginarvi.

Ci ho messo del bel tempo per riuscire a vederlo e altrettanto per riuscire a scriverne, che ci volete fare, il periodo è così, ma per certi versi meglio, almeno mi sono chiarito le idee perché a caldo non avrei saputo proprio che dire di questo film, se non che sono riuscito a vederlo tutto senza che mi scappasse nemmeno un vaffanculo, non come quelli che si è guadagnato che so, Episodio VII, oppure a coppie di due Alien Covenant.

In Blade Runner 2(049) Ryan Gosling era davvero un replicante, mi verrebbe da dire come mi secca avere sempre ragione, eppure, alla fine, la trovata è funzionale alla trama, non è il (non) colpo di scena su cui viene basato tutto, per fortuna, perché questo film, al netto di due difetti sostanziali, riesce a fare un numero ragguardevole di cose giuste, tanto che quasi mi spiace che se ne sia parlato più prima della sua uscita che dopo, ma andiamo per gradi, come diceva Celsius.

Difetto numero uno: la durata del film. Ok che io sono un fanatico del minutaggio da 90 minuti spaccati, che per me è quello perfetto e che ultimamente tutti i film con un minimo di budget sforano solo per dimostrare di poterlo fare. Non mi faccio certo spaventare da 163 minuti di pellicola, ma con venti, trenta minuti in meno, Blade Runner 2(049) sarebbe stato più coeso ed efficace, anche perché molto del tempo lo perde a mostrare cose del tipo, Ryan Gosling cammina fino a lì, Ryan Gosling si guarda intorno, Ryan Gosling fa una faccia perple… No quello no, visto che la faccia di Ryan Gosling per 163 minuti resta sempre la stessa, persino durante le avances combinate di Ana de Armas e Mackenzie Davis, penso che sia possibile solo in due casi: essere morti, oppure essere dei replicanti, in questo caso barrare “B”.


Ryan Gosling ha due espression... no, no no, ferma tutto stavo scherzando.
In generale, Blade Runner 2(049) sembra un film che sa benissimo di non poter competere né con il mito, né con il densissimo substrato di letture di secondo (terzo, quarto) livello del film originale, quindi non ci prova nemmeno, da questo punto di vista sembra uno di quei seguiti di film ultra famosi che una volta uscivano con grande leggerezza, erano anche buoni film, ma ricordati come note e piè di pagina nella grande pagina di Wikipedia dei capolavori (lanciatemi un salvagente per uscire da questa pericolosa metafora ipertestuale in cui mi sono infilato!). Roba tipo boh, “2010 - L'anno del contatto” (1984), in un'epoca in cui tutto deve creare AAAAAAIIIIIIIIPPPPP (detto “Hype”) Blade Runner 2(049) se ne frega, è uno di quei seguiti che si accerta di raccontarti per davvero di quali sono state le conseguenze (applicando la grande lezione di Jimmy Cameron) e ci mostra cos'è accaduto ai personaggi.

Se avessero fatto un banalissimo film d’azione con i neon, la pioggia, Vangelis e quante più strizzate d’occhio possibili, il pubblico ci si sarebbe gettato sopra lo stesso, invece per questo devo davvero ringraziare Denis Villeneuve per il suo lavoro, “Blade Runner 2049” è un seguito vero, per certi versi anche sci-fi come si faceva una volta, con una cura per i dettagli visivi quasi maniacale, in un mondo di sequel replicanti, questo replicante cerca davvero se stesso, personalmente lo trovo degno di ammirazione.


Vi avviso per tempo, prima che mandiate Miss Frangetta 2017 a farmi fuori.
Ora lo dico, se non avete visto il film e non volete sapere proprio niente niente niente della trama, diciamo SPOILER così stiamo tutti sereni, se avete visto il film, invece, tempo di andare a capo e ci sono.

Blade Runner 2(049) ci fornisce finalmente la risposta definitiva alla domanda sorta con il film originale, ovvero: replicante sì, replicante no, replicante gnamme, se famo du spaghi.

Dopo anni passati ad interrogarci: Rick Deckard era un replicante? La risposta è un forte e convinto: NI, oppure in alternativa un altrettanto convinto "... Ma chissenefrega".

Sì, perché la sceneggiatura di Hampton Fancher (una delle penne dietro al primo film) e di Michael Green (Logan ma anche Alien Covenant tenetemi l’icona aperta che su questo argomento sono caldo) non forniscono una risposta precisa, Rick Deckard è invecchiato, ha passato la vita con la sua Rachel e lei è rimasta incinta. No, fermi tutti, Time Out Cassidy!


How I wish, how I wish you were here (Cit.)
Se è invecchiato ed è anche diventato papà allora non era un replicante, ma le replicantesse possono restare incinte? Oppure, Deckard oltre a sognare pecore elettriche ha pure degli spermatozoi elettrici? Prima di iniziare anche a parlare di Templari come farebbe Giacobbo dichiaro finito il Time Out cestistico e vi dico che ai fine della trama non è poi così fondamentale, per lo meno per Deckard.

Che dopo una vita passata insieme ad una Replicante ha sposato anche la loro causa, bisogna dire che è il terzo storico franchise di Harrison Ford che si gioca la carta di far diventare padre il personaggio principale, è accaduto a Han Solo, ora a Rick Deckard, ma anche a Ind… No, ad Indy no, non esistono film con il figlio di Indiana Jones, NON ESISTONO, OK?


"Non so di cosa tu stia parlando Cassidy, in ogni caso è colpa di Spielberg".
Denis Villeneuve fa un lavoro meraviglioso a creare un mondo che sembra davvero quello di Blade Runner 30 anni dopo e non solo nel titolo, ma in ogni dettaglio, se il primo film sembrava un noir anni ’40 ambientato in un ipotetico 2019, questo che arriva trent’anni dopo strizza l’occhio ad un look anni ’70, questo spiega il pellicciotto sul cappotto dell’agente K (Ryan Gosling) il look spregiudicato di Mackenzie Davis, ma anche il design dei palazzi e delle auto e persino nelle pubblicità, sui cartelloni ci sono marche che nel nostro mondo non esistono più, ma che creano una maniacale continuità con il film precedente.

Chi è quel detective vestito di nero che è una calamita per le ragazze? SHAFT! K!
Il mondo che conoscevamo è invecchiato quanto noi, quanto Harrison Ford e se le pioggie torrenziali e costanti dell’anno 2019 erano l’inizio di un disastro ecologico, nel 2049 le cose vanno anche peggio, l’uomo con il cognome da pilota di formula uno è bravissimo a regalarci un mondo avvolto nella nebbia, che pare provocata dall’inquinamento e in certi momenti fa di tutto per non fare gomitino-gomitino allo spettatore (Visto GIEI GIEI Abrams? Visto che si può fare?) portando la storia in posti che non siano i soliti quattro vicoli illuminati dal neon pieno di negozietti orientaleggianti, ci mostra una San Diego che è un'enorme discarica a cielo aperto, ma anche un hotel di Las Vegas, dove si assiste ancora agli spettacoli di Elvis (olografico) ed è tutto avvolto in una polvere rossa che pare che i personaggi abbiano portato tutti le chiappe su Marte. Per altro, curiosità: la Theatrical Version di "Blade Runner" terminava con Deckard e Rachel in volo idealmente verso l’Overlook Hotel, visto che la scena utilizzava del girato avanzato a “Shining” (1980) è ironico ritrovare Deckard proprio in un albergo.

Overlook Hotel anno 2049, la camera 237 è libera se volete.
Ora, lo dico in maniera schietta come vi ho parlato di un altro dato di fatto (la lunghezza del film), ma se non danno l’Oscar a Roger Deakins questa volta, possono anche evitare di proseguire con la manifestazione Hollywoodiana, perché ogni cazzarola di fotogramma di questo film è un quadro, uno di quelli che potreste appendervi in soggiorno per ammirare tutto il giorno, sarà pure una banalità, ma bisogna dirla perché non capita sempre di vedere del gran cinema così, ma è anche vero che da spettatori forse è meglio non farsi distrarre dal gran spettacolo visivo, modo gentile per dire che sto per aprire gli armadi per tirare fuori gli scheletri di questo film.

Roger Deakins professione: Artista.
Blade Runner 2(049) è un film diviso, una pellicola che evita scientificamente di riproporre al pubblico le scene più iconografiche del film del 1982, ma riesce comunque a rievocarlo nell’atmosfera, insomma una pellicola che decide di percorrere la via più difficile possibile per prendere le distanze da Ridley Scott, eppure allo stesso tempo, Dio Ridley cerca in tutti i modi di infiltrarsi qua e là, come produttore esecutivo del film Scott(o) è l’elemento che rovina la tranquillità, il rubinetto che gocciola alle tre di notte quando non riesci a prendere sonno, a tradimento fatemi chiudere quell’icona aperta lassù dicendo che la colpa è del suo uomo all’Havana nelle colonie extramondo, ovvero Michael Green.

Se Hampton Fancher riprende una scena (quella con un sorprendente Dave Bautista, che mena ma funziona anche come personaggio a suo modo tragico) direttamente da una di quelle tagliate nelle tante riedizioni della sceneggiatura del primo “Blade Runner”, l’altra faccia della medaglia è Michael Green, siete liberi di dirmi che ho il dente avvelenato nei confronti di Alien Covenant (avreste ragione!), ma i punti in comune tra i due film sono fin troppo visibili.

Non voglio fare paragoni diretti, proprio perché Denis Villeneuve si è impegnato ad evitarli e non è proprio mia intenzione, ma tutti i riferimenti biblici del primo film erano parte di un substrato più denso, ruotavano intorno al ritorno del figlio prodigo Roy Batty e poco altro, qui, invece, “Blade Runner 2049” proprio come “Covenant” la butta su una filosofia finto impegnata che questi due ragazzacci QUA hanno riassunto molto bene e che di fondo trovo piuttosto banalotta.


"Mi ricordo di quei due, avevano da ridire anche su come mi vesto!".
Si parla di “Miracoli” (avete notato come questa parola abbia proliferato in tantissime recensioni e commenti del film, curioso), di Salvatore e si porta in scena una specie di Gesù Replicante, giocando moltissimo con l’iconografia che vuole il Messia come biondo, con gli occhi azzurri e possibilmente maschio, un discorso che mi è sembrato fin troppo marcato, come a voler passare per profondi a tutti i costi, insomma esattamente come l’utilizzo della “Filosofia” (virgolette obbligatoria) in Alien Covenant.

Di suo Blade Runner 2(049) si gioca anche temi sci-fi forse già visti (la rivolta dei Replicanti, più umani degli umani) tenendoli, però, in secondo piano, il che secondo me è anche un bene, lo dico fuori dai denti: non sono interessato a vedere un “Blade Runner 2050” con i Replicanti in rivolta, mi accontento delle scimmie grazie!


"Così mi chiamava la mia ex-moglie. Ryan Gosling, perché diceva che non avevo espressioni" (Quasi-Cit.)
L’idea di una minoranza che lotta per la sua identità è attuale ora più che mai, la critica che mi viene da muovere a questo film è proprio il fatto di fregarsene di fare fantascienza che sia anche metafora del nostro incasinato mondo moderno (come invece accadeva spesso negli anni ’70) e preferisce giocarsi un discorso più d’elitè per cercare di passare per raffinato a tutti i costi. Trovo anche interessante mostrare un mondo in cui l’uomo che ormai ha creato la vita (i Replicanti) giochi a fare Dio, ma se poi dai un calcio al secchio del latte introducendo il personaggio di Jared Leto, allora non ci siamo.

"Mi si nota di più se non vengo, o se vengo e vado sopra le righe?".
Jared Leto una cosa sa fare quando recita: andare sopra le righe con la caratterizzazione. Ultimamente lo ha dimostrato, il suo personaggio, infatti, risulta luciferino (poteva mancare lo satanasso, in tutta questa storia semi religiosa?) ed oltre a parlare troppo è sempre in scena in tutti i momenti di troppo del film, ora io dico: serviva davvero una scena in cui un certo personaggio storico di Blade Runner torna, davvero solo per un momento, digitalizzato al computer? Cosa aggiunge quella scena alla storia? A mio avviso, niente se non concedere una grossa strizzata d’occhio ai fan. Per altro, dopo Carrie Fisher in Rogue One, un’altra attrice mantenuta giovane (e posticcia) grazie alla CGI, un po’ come a dire che Harrison Ford con le rughe e il capello sale e pepe va bene, ma le attrici devono restare giovane, magre e gnocche in saecula saeculorum.

Quindi, abbiamo una storia di padri e figli, un potenziale messia a capo di una rivolta mai mostrata, un sacco di chiacchierare biblico e il fuoco del film che lentamente, ma inesorabilmente passa dall’Agente K a Rick Deckard in corso d’opera, eppure il discorso sull’umanità e l’identità personale, che mi è sembrato quello più interessante di tutto il film, pare quasi passare in secondo piano, quando avviene il passaggio di consegna tra K e Deckard.

Io scherzavo sul fatto che il titolo “Blade Runner 2049” mi ricordasse “L’Uomo Ragno 2099”, eppure quando ho visto il personaggio di Ana de Armas, la seconda cosa che ho detto (la prima ve la risparmio, ma penso possiate intuirla) è che sono riusciti anche qui a mettere un personggio femminile sexy ed olografico, proprio come la Lyla assistente personale di Miguel O’Hara, lo Spider-Man dell’anno 2099!


L'assistente personale olografica era destinata ad esserci.
Ma a parte queste mie piccole Nerd-Soddisfazioni, ho trovato bellissimo il personaggio di Joy, certo occupa una porzione sostanziale della trama e spesso serve soltanto a sostenere il suo uomo, che dei due è quasi sicuramente quello più fragile, ma ho trovato brillante la fine dell’arco narrativo del personaggio. Ok, non solo perché Joi diventa un cartellone olografico gigante e la bellissima Ana de Armas in quella scena indossa giusto la parrucca color puffo, il che non è affatto un brutto vedere.

Ho trovato azzeccato che la rivolta di K sia stata punita in quel modo, che le sembianze della donna di cui lui era innamorato, quindi non una semplice infilata di 1 e di 0 digitali, vengano utilizzate come cartellone pubblicitario con chiappe nude alte 40 metri, esposte non solo al pubblico ludibrio, ma un modo per sottolineare anche a K che voi “Sintetici” non siete altro che merce ed è forse questo che spiega la decisione finale dell’Agente K… Certo che potevano dargli un nome cacchio, ogni volta che scrivo “Agente K” mi viene in mente la facciona di Tommy Lee Jones in “Men in Black”!

La scena più sexy, ma anche la più triste di tutto il film.
 A proposito di facce, quella di Ryan Gosling davvero non cambia mai, è incredibile come quest’uomo riesca a trovare ruoli in cui funziona meglio quando non ha espressioni, anzi, quando la trama gli chiede specificatamente di non avere espressioni, anche in questo senso sembra un divo di un’altra era, proprio come questo film che nella sua tipologia ha poco da spartire con come si fanno i sequel in questi pazzi pazzi pazzi anni ’10.

Harrison Ford si prende piano piano lo spazio che ci si aspetta dal suo personaggio, bisogna superare lo shock di vederlo entrare in scena parlando di formaggio (una citazione a “L’isola del tesoro” di Robert Louis Stevenson), ma ancora di più al fatto che reciti con la maglia della salute addosso, per fortuna il passaggio di consegne tra lui e Ryan Gosling avviene in maniera abbastanza naturale, i due sono personaggi diversi, Deckard era un antieroe indurito dalla vita che qui invecchiando non è certo migliorato, mentre l’Agente K (non Tommy Lee Jones) è un puro, alla ricerca di se stesso, con un cavallino di legno al posto di un unicorno fatto di origami come indizio e animale guida.

Denis Villeneuve, però, riesce a smarcarsi dall’ombra lunga di Ridley Scott(o), il finale, oltre a ricordarmi moltissimo quello di Arrival (e non solo per le mani sul vetro) sembra il tocco di un autore che malgrado il ritmo solenne dei suoi film pare tenerci ad una scintilla di ottimismo, che non so quanta cittadinanza abbia nel mondo di “Blade Runner”, però è lì da vedere, apprezzo che un autore cerchi la sua identità, cosa che, purtroppo, non posso dire anche di Hans Zimmer, che in un paio di momenti strizza l’occhio a Vangelis, ma per quasi tutto il tempo si perde nella nebbia, fotografata da Dio da Roger Deakins, ma sempre nebbia.

"Hans arrenditi! vieni fuori dalla nebbia con le mani in alto!".
In generale, penso che Arrival sia un film che forse mi ha smosso di più, Blade Runner 2(049) doveva essere un grande spettacolo visivo e così è stato, di davvero sorprendente oltre ad Ana de Armas alta 800 metri c’è anche la volontà di fare un seguito come si dovrebbe SEMPRE fare, se si fossero liberati anche di quella voglia tutta Scottiana, anzi Scott(o)iana di passare per intellettuali senza esserlo avrei apprezzato di più.

Da questo film esco con due conferme, la prima che Denis Villeneuve è uno dei pochissimi in circolazione, anno di grazie 2017 (quasi 2019 Blade Runneriano) ad avere chiaro in testa come la fantascienza dovrebbe sempre essere fatta, ma anche che i film di Ridley Scott(o) non incassano, incredibile come gli appassionati del regista inglese, colpiscano anche se alla regia non c’è Dio Ridley.

Assurdo anche il fatto che “Blade Runner” che viene considerato il film preferito di quasi chiunque non paghi dividendi al botteghino, io ho rischiato di arrivare davvero all’anno 2049 per andare a vedere il film, ma qualcuno (tanti) ha fatto ben peggio di me.

46 commenti:

  1. Bella recensione, hai azzeccato sia i punti di forza (Deakins!) del film che quelli deboli (Leto!). Alla fine dell'analisi concordo con te, un seguito più che onesto, nobilitato da una fotografia sublime e da una regia che ci prova fino in fondo. Per sapere come è finita la rivolta dei replicanti ci sarà da aspettare il 2079 o giù di lì, per allora anche Scott sarà un assistente olografico e chissà, qualche mania potrebbe essergli passata ;)

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    1. Ti ringrazio molto, non lasciarsi ammaliare dalle meraviglie di Deakins è impossibile, inoltre il modo in cui hanno affrontato il seguito di quello che forse è IL film di culto è ammirevole, però è anche vero che non è tutto pesche e crema bisogna dirlo. Spero solo che per il 2079 non ci mettano Scott alto 40 nudo con la parrucca color puffo, Ana de Armas va bene lui NO! ;-) Cheers

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  2. Devo purtroppo rimandare la lettura a tempo indeterminato :(.

    prima devo rivedermi l'originale e poi recuperare questo

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    1. Vai tranquillo, anche io ci ho messo una vita prima di trovare il tempo di vedere e scrivere il film, il post non scappa ;-) Cheers!

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  3. Per me è il film più bello che ho visto quest'anno ma ammetto di non aver visto Arrival, però effettivamente troppo lungo, considerando soprattutto una trama semplice, io avrei eliminato anche 40 minuti. Però il resto arte pura, davvero affascinante.

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    1. Visivamente è bellissimo, Denis Villeneuve ci ha riportati nel mondo di Blade Runner senza essere pioggia e neon dipendente, il che è magnifico. I difetti ci sono (tra cui l’eccessiva lunghezza) ma è un seguito da vedere. “Arrival” te lo consiglio procede lentamente, ma a livello emotivo mi ha preso molto ma molto di più di questo. Cheers!

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  4. Bella recensione: mi riprometto di vederlo al più presto.

    Visto il film" the broken key" venerdì sera a torino al cinema al lingotto.

    vista la presenza di cristopher lambert lo possiamo definire il "nirvana" in salsa rubra( o ancora meglio lala bana cauda) .

    al cinema io io ho visto ben peggio.
    questo film di fantascienza e esoterismo ti fa fare una bella visita guidata di Torino e dintorni.

    la sagra di san michele vista dall'alto è straordinaria.
    nei prossimi mesi adrò a saliceto.
    L'attore protagonista può cambiare lavoro.................
    michele madsen (le iene kill bill) e rutger hauer hanno ancora carisma a tonnellate .

    W W il regista Giggi Biancone anche solo per la scena dell'astronave che atterra sul Lingotto (sulla pista dell'Avvocato!).
    Effetti speciali con lo ZXSpectrum

    merita una visione

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    1. Muchas gracias! ;-) con Nirvana in salsa rubra mi hai appena venduto il film! :-D Cheers

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  5. Aspettavo la tua recensione, e devo dire di essere d'accordo quasi su tutto. Come ho già detto, credo che questo sia uno dei pochissimi sequel/prequel/remake degli ultimi anni di film classici che merita. Non è poco.

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    1. Non so se è perché ci hanno propinato giù per la gola con l’imbuto roba talmente pessima, che questo ci sembra bellissimo, oppure perché più semplicemente, si tratta di un sequel scritto con la testa abbastanza sulle spalle. Senza qualche lungaggine pseudo religiosa di troppo sarebbe stato un film ancora migliore. Cheers

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  6. Nel complesso mi fa piacere che tu abbia apprezzato il film in generale, un po' quello che è successo a me, non mi sono messo a correre urlando per strada quanto è meraviglioso BR 2049 dopo aver appeso un mega-poster del film in camera mia, però mi è piaciuto e nemmeno poco, avercene a badilate di film così. Insomma, mi fa piacere per te che ti sei goduto lo spettacolo come ho fatto io nonostante le imperfezioni.
    Si potrebbero dire molte cose, mi limito a due riflessioni

    Secondo me gli autori non hanno voluto ficcarci filosofia e metafore "a tutti i costi", anzi, una delle cose che mi sono piaciute di più del film è che, prima di qualunque altra cosa, è una storia che funziona molto bene, punto. C'è Tizio che va da Caio, scopre xyz, indaga, chiede a Sempronio, scopre questo e quello, decide di fare quell'altro ecc. ecc. BR 2049 è prima di tutto un poliziesco d'indagine molto coerente. Poi da lì si diramano una serie di possibili letture di secondo e terzo livello, che ci sono e secondo me hanno anche quelle una loro coerenza. Ma lo spettatore può anche limitarsi a seguire la trama e godersi il film.
    Questione Green/Fancher. Non so se me la sento di dire che Green è brutto e cattivo e riempie le sue storie di metaforoni pedanti (in Logan non lo ha fatto), mentre quello bravo è stato Fancher, che ha scritto 3 sceneggiature per il cinema in 40 anni e all'epoca di Blade Runner era stato licenziato dalla produzione perchè aveva riempito il film di troppe robe filosofiche strane (!). Poi magari Fancher in 35 anni ha cambiato approccio ed è diventato uno sceneggiatore più lineare, non lo so. Insomma, non me la sento di condannare uno e assolvere l'altro sulla base del loro curriculum, entrambi hanno avuto momenti di gloria e d'infamia.

    Questione musiche: attenzione perchè Zimmer è stato chiamato solo in seguito per brani aggiuntivi. Autori della colonna sonora sono Johann Johannsson e Banjiamin Wallfisch. Poi sono d'accordo nel dire che il prodotto della collaborazione di questi 3 autori è una OST sì funzionale, ma IMO ben poco incisiva. Diciamo che in generale BR 2049 non è un film che vale per le sue musiche, c'è chi le ha definite "un bel compitino" e mi trovo d'accordo con questa definizione.

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    1. Sono saltato a delle conclusioni perché Green è lo stesso che ha scritto “Covenant”, ed in entrambi i film vedo dei tratti comuni che non mi sono piaciuti, purtroppo non ho altro materiale su Fancher, quindi più di così non posso dire. Quello che mi sembra chiaro però è che se ci si allontana da Ridley Scott per fare un seguito di un film di Ridley Scott, le cose migliorano, o per lo meno tendono ad andare meglio ecco ;-)

      Non mi ha particolarmente impressionato la colonna sonora, il che è un dettaglio non da poco visto che il film del 1982 ha una colonna sonora strafamosissima, l’idea di compitino mi sembra sensata. Cheers!

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  7. Appartengo ai pochi che ancora non l'ha visto, ma rimedierò.

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    1. Il pubblico direi che si è diviso tra quelli come tu ed io che lo abbiamo visto tardissimo ma che comunque segneremo “Presente” sul registro, e tutta una porzione di pubblico che invece lo ha zompato a piè pari, che quanto pare sono ancora più di noi.

      Se posso comprendere quelli a cui il film originale del 1982 (nelle sue varianti) non interessa per nulla, capisco un po’ meno tutta quella fetta di pubblico che quando parla del film di Ridley Scott si toglie il cappello, ma che mi viene da pensare lo faccia solo per educazione o abitudine. Quanti di quelli che dicono di amare “Blade Runner” poi lo apprezzano davvero? I numeri di questo flop sembrano dire “TANA!” a tante tante tante persone.

      Oppure è la maledizione dei film di Scott, che al botteghino in realtà i fan di Scott non vanno a vedere. Scusa se ho sfruttato l’assist del tuo commento per una riflessione aggiuntiva sul film ;-) Cheers!

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  8. Concordo con il "gradiente emotivo pari a zero" di Ryan (gli riesce bene, perciò perché cambiare? in fondo anche Bogart aveva una facciadipietra)
    Concordo anche con Ana de Segas (se in futuro sarà in vendita quanto costerà?)
    Concordo altresì su ARRIVAL (da scrivere tutto in maiuscole... e dura meno di 2 ore!)
    Quel che vorrei sapere è QUANTO HA PAGATO LA PEUGEOT per proiettare il suo marchio fino al 2049???????

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    1. Ryan è pazzesco, non so come faccia ma continua a trovare parti in cui al suo personaggi viene chiesto di bruciare (di rabbia) dietro una faccia da giocatore di Poker. Non sono uno di quelli che valuta un attore (o attrice) solo sul numero di espressioni, sono cresciuto con certe facce di pietra che bucavano lo schermo, Ryan nella scena di “Ana de Segas” (eh eh) dice mille mila cose senza fare niente, finché trova ruoli dove può farlo, bravo lui ;-)

      Su Ana aggiungo solo: “Me la compro per un dollaro!” (cit.)

      ARRIVAL (mi allineo) ha la durata giusta e mi ha smosso tipo 87 volte più di questo, penso che rivedrò due volte ARRIVAL prima di rivedere anche una sola volta Blade Runner 2(049).

      Tana per Villeneuve! Usare auto europee in un film americano per dare quel tocco di futuro prossimo venturo, lo aveva già fatto Alfonso Cuarón ne “I figli degli uomini”, che proprio nell’abitacolo di un’auto (francese) aveva girato la scena più figa di tutto il film ;-) Cheers

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  9. Aspettavo da tempo questa recensione e l'attesa è valsa la pena ^_^ Sai che non amo BR quindi non mi metto a discutere sulle trame, ma giusto per sottolineare la grande freschezza della tematica ricordo che sin dalla nascita della parola "robot" questa è stata ad indicare una macchina che si ribella all'uomo. Dalla americana degli '30 ad oggi i "replicanti" vogliono fare la rivoluzione e vivere per conto loro: giusto per notare la voglia di usare una bella fotografia per mascherare roba vecchia come il cucco :-P
    Per il resto non posso che condividere l'antipatia per Scott(o) e la sua vocazione religiosa da due soldi ;-)

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    1. Esatto, sono andati all’origine della parola “robot” e hanno buttato dentro un discorso su messia, miracoli e altre robe religiose che sanno proprio di poco. La disparità tra la messa in scena e lo spessore della trama balza agli occhi con questo minutaggio. Poi devo dire che mi ha anche stupito, riesce davvero ad essere una continuazione delle vicende dei personaggio, ma la vocazione religiosa di Scott(o) mi ha stufato già in Covenant figuriamoci qui ;-) Cheers!

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  10. Hai fatto una recensione dalla lunghezza proporzionale alla durata del film :D Comunque bella recensione, vorrei sempre vederlo questo, avendo amato Blade Runner e apprezzato Arrival di Villeneuve.. Anch'io sarei per una durata di 90 minuti dei film, vedi l'ultimo Justice League, dura 120 minuti ed è perfetta come durata, Batman Vs Superman lo superava di 30 minuti che si sentivano tutti!

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    1. Ahaaha sai che forse hai ragione? In effetti ora che ci penso anche il mio commento a “Batman Vs Superman” era esageratamente lungo! :-D Dovessi vederlo fammi sapere, nel frattempo io cercherò di vedermi Justice League, anche se lo ammetto, in questi giorni sono alle prese con la serie tv dedicata a Punisher ;-) Cheers!

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  11. Quest'anno, sul finire, mi sono beccato due novità cinematografiche quasi di fila (una specie di record personale per me dopo l'anno 2000): questo film qui e "It". Mi sono piaciuti entrambi ma a cuore, sottolineo "a cuore", scelgo "It".

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    1. Anche secondo me “IT” è un film migliore, nessuno delle due pellicole è esente da difetti, ma tra i due anche io preferisco il pagliaccio ballerino. Cheers

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    1. Ci leggiamo dalle tue parti allora ;-) Cheers!

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  13. Come è bello leggersi le recensioni di Cassidy durante la pausa pranzo! Già dal titolo mi hai fatto morire, come sempre! Chissà se nel prossimo film Ford si deciderà ad indossare un costume. Ma ci sarà un prossimo? Il flop mi è parso... Mondiale

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    1. Grazie mille, devo restituire indietro almeno un po’ delle risate che mi faccio con i vostri video, ormai lo sa pure la mia wing-woman, quando mi sente ridere mentre sono al pc con le cuffie, sa cosa sto guardando ;-) Una mazzata clamorosa che francamente non mi aspettavo considerando quanti in giro dicono di amare “Blade Runner”, ma evidentemente lo fanno con la stessa voglia di Ford di indossare costumi di scena ;-) Cheers!

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  14. Oggi ho preso il fiato e ho buttato giù un papiro assurdo... Metto le mani avanti e dico subito "Scusate!". Mi sono lasciato prendere la mano...

    Intanto ottima recensione. Sono d'accordo quasi su tutto caro Cassidy.
    Nonostante tutti davano il film di Villeneuve sconfitto e scornato, il risultato finale è molto meglio di qualsiasi più rosea aspettativa. Ma questo significa che è un capolavoro come il primo? Assolutamente no, non bestemmiamo! Ma almento regge lo sguardo del primo? Sì, questo sì. E' un film dignitosissimo il cui unico difetto è quello di essere il sequel di un capolavoro. E tutto per merito di Villeneuve che ha il grosso merito di portare la partita nello stesso campo da gioco del primo capitolo ma cambiando totalmente sport. Era l'unica maniera per uscire vincitore e quel par@culo di canadese è riuscito a portare a casa il risultato. Ha preso Blade Runner con il suo slum piovoso e multietnico, ve lo mostra giusto per farvi capire che siamo là ma poi ci ambienta due scene in croce spostando l'azione in qualcosa di ugualmente malsano ma totalmente diverso. La pioggia diventa neve, l'aria umida diventa nebbia ma si sa, si capisce che il mondo ha qualcosa che non va, che è successa una qualche catastrofe e che il mondo è al collasso. La fotografia, splendida, è lì a mostrarcelo.
    Il primo aveva così tanta carne al fuoco che rimettere in piedi lo stesso canovaccio non si poteva fare e così è stato preso quello che si poteva sviluppare o poteva avere nuova linfa (una su tutte: il vecchio test Voight-Kampff), si è tagliato tutto il resto dove era già stato detto tutto il dicibile e contemporaneamente si sono ampliati dei discorsi che nel primo film erano suggeriti e non sviluppati a sufficienza (la schiavitù dei replicanti e il "miracolo" della creazione). Ottima pure l'intuizione della "Siri 2.0" per riportare la fantascienza in pari con i nostri tempi (cosa che Scott, poveraccio, non poteva proprio immaginare). La trama è molto semplice, dove il protagonista (l'Agente K, Ryan Gosling) incontra vari personaggi e giunge alla fine del suo percorso svelando misteri e maturando nell'impresa. Un eroe positivo al 100% e non ambiguo come il Deckard di 35 anni fa che, al contrario di K, aveva più ombre che luci e diversi scherletri nell'armadio. Non manca la sorpresa, non manca il personaggio denso di amarezza (un buon Dave Bautista anche se è lontano chilometri rispetto al Roy Batty di Hauer) e non manca nemmeno la pioggia che di là era imprescindibile e qua si vede poco ma si ritaglia un ruolo fondamentale in una delle più belle scene del film. Il tempo poi scorre lento, compassato, anche in questa pellicola come se i ritmi del noir fossero nuovamente presi come metronomo del mondo di Blade Runner e in netta contrapposizione con i film dell Hollywood odierna dove questo nuovo capitolo molto probabilmente sarebbe stato un action sparatutto con un body count a tre cifre. E invece Villeneuve si prende il suo tempo (forse un po' troppo se si vuole cercare il pelo nell'uovo, come nella parte della fuga) per dire quello che deve dire e portare la storia dove deve andare a parare. Non mancano neppure qua i personaggi bizzarri (un inutile Leto), la deriva societaria incontrollabile (i bambini che lavorano senza controlli o diritti) e si arriva fino alla non più differenza tra umani e replicanti. Ma il focus non è più quello e infatti la domanda su Deckard (un Harrison Ford sotto spirito o formalina, decidete voi) e la sua natura ambigua umano/replicante del primo film non ha neanche più senso porsela.
    In conclusione: un buon film che è parente stretto del Blade Runner originale, che riprende la storia dove l'avevamo lasciata anni fa, che ti fa capire che sono pellicole vicine ma sono anche così lontane da non poter essere confuse come fossero padre e figlio.
    Non dico nulla sulla musica e la colonna sonora in genere perché quella di Vangelis del 1982 è così inavvicinabile che questa di Zimmer, seppur buona, risulta del tutto anonima.

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    1. Sono pro-Papiri, vai fai del tuo peggio, non mi sentirai mai lamentarmi! ;-)

      Andando proprio all’osso, mi hai dato un bello spunto, vuoi vedere che il bello di questo film è proprio l’essersi svincolato da Roy Batty, quando probabilmente qualunque altro regista (e sceneggiatori con lui) avrebbero cercato un Roy Batty 2.0 a tutti i costi? Qui invece a restare impressi sono tutti gli altri personaggi anche la Siri 2.0 che potrebbe convincermi a passare SUBITO ad Apple. Nuovi personaggi che si muovono nello stesso mondo, poi il film ha un sacco di altri problemi ma questo proprio no ;-) Cheers

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  15. Grandissimo, ormai le tue recensioni, come quelle di lucius sono un must...io il film l'ho visto due volte al cinema, pensa come sono combinato...m'è piaciuto ma ovviamente non paragonabile al BR con la maiuscola, savasansdir...
    E poi Vabbè Ana... Anala direbbero i tifosi nerazzurri :-)

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    1. Ti ringrazio gentilissimo! :-D Sul grande schermo è una bomba niente da dire, dovrei dire qualcosa di serie per risponderti ma riesco a pensare solo ad: Anala, pazza Ana Anala! :-D Geniale controsensi come in un pezzo degli Elii, tra un po' smetterò anche di ridere ;-) Cheers!

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  16. Mi è piaciuto tanto, anche se con qualche piccola riserva, ad esempio il senso di aver visto qualcosa di incompleto e di irrisolto - la storyline del personaggio di Leto mi è sembrato fosse lasciata abbastanza aperta -. COmunque un film splendido che si sa prendere i suoi tempi e forse in questo ci lascia andare un po' troppo la mano.

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    1. Anche io penso che tutta la parte dedicata a Leto sia la più debole del film, concordo anche sulle riserve, è un film che guardandolo, in certi momenti dalla storia avrei voluto sapere di più, e in altri avrei preferito meno. In ogni caso è uno dei pochi sequel di grande film storico in grado di stare sulle sue gambe, oggi come oggi non è affatto poco. Cheers!

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  17. Bella recensione! Personalmente considero questo film un buon seguito della pellicola del 82 (magari tutti i sequel/remake di oggi fossero così). Sopratutto per l'esteticamente che ricrea perfettamente le atmosfere del primo, anche se la trama mi è sembrata in molti punti troppo semplice e con la nefasta abitudine moderna di spiegare tutto, anche dove non sarebbe stato necessario.

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    1. Grazie mille gentilissimo! :-D La penso proprio come te, il film del ’82, funzionava meglio nella sua versione (Director’s cut o Final cut) senza la voce narrante che spiegava ogni cosa, questo seguito non è perfetto, ma ha comunque tante di quelle cose buone da spiccare. Cheers!

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  18. Hai fatto un ottimo articolo!
    Io non riesco ancora scrivere nulla su Blade Runner 2049 perché non trovo le parole giuste.
    Lo considero il miglior sequel, di una saga molto vecchia, di sempre.

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    1. Ti ringrazio molto davvero! A fine visione non sapevo bene cosa pensare mi sono preso del tempo per fare ordine tra le idee. Sono paziente il tuo pezzo lo attendo ;-) Cheers

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  19. A me Arrival non ha fatto moltissima impressione, BR2049 invece ha scosso molto di più. Nella tua recensione ho visto un punto di vista diverso dal mio, diverso da altri che ho letto e ascoltato, è un film dove si può "scavare" moltissimo e trarne impressioni nuove ogni volta. Peccato per il confronto impossibile con il predecessore, peccato che il grande pubblico non se lo voglia filare.

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    1. Mi ricordo del tuo parere su Arrival, e trovo bellissimo questo tipo di confronto, almeno io amo confrontarmi così, fammi vedere tu cosa hai “visto” nel film, trovo che sia il modo migliore per capire dei dettagli che magari io avevo completamente ignorato. Il confronto con l’originale è davvero impossibile, trovo però più triste che tanto pubblico non ci abbia nemmeno provato. Cheers!

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  20. Ciao a tutti e complimenti per la recensione.
    Mi è difficile fare un confronto con l’originale, che ho visto ormai più di venti anni fa, ma di cui ricordo gelosamente i momenti più suggestivi.
    Ad esempio, la scena in cui Harrison Ford fa il test ai 2 replicanti era più interessante e brillante. Il fatto che loro potessero avere poteri telepatici era una bella idea, divertente anche il fatto di far credere alla replicante donna di azzeccare sempre le risposte e dare sempre la scossa all’uomo “hahaha”, quelle erano scene ben congegnate senza bisogno di tutta questa “fotografia”.
    Il personaggio di Ford era nel complesso più carismatico di questo Gosling, forse penalizzato dall’assenza della spalla aliena. Oggi, con i nuovi effetti speciali, non sarebbe sembrato un enorme cane/mocio vileda/orso con l’improbabile attitudine per gli scacchi. Sarebbe stata una bella coppia da riproporre.
    Comunque, capisco sia cambiato il pubblico e con esso sia morto un po’ l’amore per quel cinema pieno di trovate indimenticabile e non di effetti speciali.

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    1. Ti ringrazio e ti do il benvenuto sulla Bara volante! ;-) Oh si dici bene, una delle mie scene preferite del primo Blade Runner era la gag di Deckard che ogni volta perde e recupera il cappello, te lo ricordo quando rotola sotto la porta che si sta chiudendo, che mito! Ho sempre apprezzato poi la scena dell'auto volante, prima alimentata a plutonio e poi a rifiuti, che spasso il primo Blade Runner ;-) Cheers!

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  21. Premessa: scusate la lungaggine ma oggi è andata così.

    In pricipio fu Metropolis che portò sullo schermo le più ardite visioni architettoniche del futurismo creando in nuce quello che sarebbe stato il linguaggio visivo e non solo del cinema di fantascienza. Poi venne Blade Runner che aggiornò l'iconografia del film di Lang portandola a un nuovo livello che avrebbe segnato lo spartiacque tra ciò che era stato prima e quello che sarebbe venuto dopo. Infine oggi è arrivato Blade Runner 2049 il quale ha ampliato, anche in maniera originale, l'universo creto nel 82, ma senza aggiungere nulla di particolarmente nuovo ed è qui che secondo me sta la grande differenza col suo predecessore: l'opera di Villeneuve è meno poetica nel senso etimologio della parola, ovvero non ha creato un'iconografia nuova, ma semplicemente ha allargato quanto vi era già prima, certo confezionando il tutto con un ricercatezza visiva eccezzionale dove la fotografia diventa essa stessa segno poetico. Cassidy dice che ogni fotogramma è un quandro e ha assolutamente ragione: quando si guarda questo film, al pari di un Mestiere delle armi di Olmi o di uno Stalker di Tarkovskij, per citarne alcuni, si ha l'impressione di guaradre delle foto o dei quadri animati dove l'attenzione per tutti i dettagli, dalle luci ai colori agli oggetti di scena, spostano il baricentro del discorso dall'arte popolare all'arte definita alta.
    Tuttavia un film per essere riuscito non può limitarsi a proporre solamente un'esperessione altamente raffinata, deve anche veicolare un contenuto, che per adeguarsi al tenore, dovrebbe essere di una certa profondità e BR2 non manca anche in questo; tuttavia anche sotto questo rispetto non propone nulla di nuovo, piuttosto rielabora concetti ed esplicita interrogativi che erano già presenti nel precedente film. Credo che oltre non ci si debba spingere nel cercare di trovare parallelismi o fare confronti con la pellicola di Scott perchè porterebbe a una discussione sterile di cui gli esiti sono prevedibili. Invece la forza del regista canadese e degli scrittori è stata proprio quella di creare un film che cammina con le sue gambe soprattutto grazie a una trama ben costruita, logica, priva di eventi improbabili inseriti soltanto per giustificare qualche momento che risvegli l'attenzione dello spettatore; attenzione che, per quanto mi riguarda, non è mai venuta a mancare durante al visione, a discapito della lunga durata che non ho patito. Anzi credo che i tempi sicuramente dilatati siano funzionali ad accompagnare lo spettatore durante la graduale evoluzione dell'agente K, evoluzione che ha bisgno di tempo per essere accettata dal personaggio stesso. Anche l'entrata in scena di Deckard, da alcuni considerata tardiva trovo abbia trovato il giusto momento, altrimenti il rischio della deriva verso la riproposizione noiosa di fatti e personaggi del primo film sarebbe stato alto.

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    1. Vai pure non criticherò mai nessuno per la lunghezza di un commento, come potrei dai? ;-)
      Sono parecchio fissato con l'iconografia, è una frase che ripeto anche troppo spesso, ma solo perché ci credo il primo Blade Runner ne ha creata a quintali, Villeneuve qui ha fatto uno di quei seguiti che espande il mondo, che è un modo di fare seguiti che apprezzo. Anche l'idea di incentrare di più la trama sulla ricerca (anche e soprattutto) personale dell'agente K è un'idea che ho apprezzato, sull'estetica che dire, mi hai pure citato uno dei miei preferiti di sempre "Stalker" ;-) Cheers!

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  22. Per quanto riguarda invece l'inserimento di pipponi filosofici con echi biblici devo dire che non mi sono sembrati buttatti lì tanto per darsi un tono intellettualoide; gli autori hanno fatto una scelta narrativa tale per cui il riferimento culturale occidentale per i temi trattati è comprensibilmente individuabile nell'apparato biblico-religioso: nato non creato è centrale per il protagonista, ma il parallelismo messianico è stroncato dal capo dei replicanti rivoltosi, è un illusione così come il miracolo perchè la figla di Rechel non gode di ottima salute, come a voler dire che qualunque siano state le circostanze che hanno portato un replicate (o due?) a generare la vita, il risultato è effimero e mina alle basi qualsiasi tentativo di rivolta. L'anima, di cui seppur privo l'agente K riesce a far sembrare di possederne una, è il vero oggetto di ricerca, cifra dell'unicità e umanità dei personaggi e trova espressione simbolica negli occhi, in cui i replicanti hanno inciso il loro numero seriale come a sottolineare l'artificialità del loro essere emotivo e sprituale; gli occhi sono comunemente detti lo specchio dell'anima. Per questo non ho trovato un mero espediente per inserire un fan service la comparsa di Rechel che trova invece giustificazione nella frase di Ford "ma lei aveva gli occhi verdi" che sottolinea nuovamente come fosse possibile replicare la forma ma non la sostanza: il replicante, il business, più umano dell'umano, grazie alla progettazione speciale è diventato unico, in grado di generare la vita, si è affrancato dalla sua condizione di macchina-replica.
    Il presonaggio di Joy, quando mostarto nel cartellone pubblicitario gigantesco, può essere interpretato nel medesimo senso: gli occhi sono neri e senza pupille perchè lì è ancora una macchina, solo quando inizia a funzionare instaurando una relazione diviene qualcosa di più e acquista l'apparenza umana, diventa lo specchio dove l'agente K può cercare se stesso. La scena sotto la pioggia tra Gosling e De Armas è poi una delle più poetiche dove viene mostrato l'anelito disperato alla vita da parte di un essere senziente a discapito della sua arficialità, di cui per altro è ben conscio.
    Ecco quindi che questo nuovo Blade Runner insinua alcuni livelli di lettura ulteriori allo sviluppo della vicenda noir e ciò anche grazie al fatto che è più incline a porre domande piuttosto che fornire risposte. Il film inoltre trova un suo linguaggio in cui l'uso delle forme e del colore ha rilevanza e viene usato sapientemente per scandire i diversi momenti narrativi: alcune sclete non sono originalissime, ad esempio l'ambientazione di Las Vegas mi ricorda il deserto di Hardware, oppure le strutture di pannelli solari usate per per dare un'idea di futuro erano già state usate analogamente in Gattaca; il tutto però è condito con una fotografia da urlo in un progetto che mantiene sempre la propria identità.
    In cocnlusione bene Villeneuve e compagnia che sono riusciti a fare un gran film, bene Cassidy che con le sue interessanti recensioni ci offre spunti su cui riflettere e offre uno spazio per far parlare il cinefilo che è in noi. Chi non ha visto il film al cinema...beh peccato, tutti i film degni di nota rendono sempre meglio al cinema, ma alcuni come questo, meritano proprio una visione sul grande schermo.
    Saluti.

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    1. Sono io che dico bene a te, apprezzo tutti i commenti ma quelli in cui lo scambio di punti di vista (sono rimasto in tema no?) scorre da due lati hanno una marcia in più, sono convinto che solo così ci si possa confrontare, quindi ti ringrazio molto ;-) Non avevo pensato al deserto di Hardware, avevo rivisto da poco Atto di forza e mi sono fatto influenzare, ma è un ottimo riferimento, sul personaggio di Ana De Armas ci sarebeb parecchio da dire, personalmente ho trovato più intensa la scena del cartellone rispetto alla pioggia, ma bravo Villeneuve a non replicare (lapsus Blade Runneriano) Roy Batty e la sua scena della pioggia. Cheers!

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  23. Rivisto oggi, conserva i punti forti della prima visione (qualcuno in più) e si notano gli stessi difetti.
    Non sparo a zero su Jared Leto perché non è colpa sua se Wallace è totalmente inutile ai fini della trama: è un personaggio vuoto che vuole solo produrre schiavi ed è irritato dal non riuscire a produrne molti altri, e questo non fa che ingigantire il Tyrrell genio visionario che aveva ben altre aspirazioni.

    Alla prima visione mi ero preso questo appunto "BR 2049 è uno di quei film che non si possono vedere e assorbire tutt’in una volta", ed era vero. C'è una quantità enorme di dettagli più o meno nascosti, che non si assorbono subito.
    Un esempio: JOI dà a K il nome JOE, un'assonanza tutt'altro che casuale. E il messaggio pubblicitario di JOI "tutto ciò che vuoi vedere e sentire", e ripete più volte a K proprio ciò che vuole sentirsi dire: sei speciale, sei più di un replicante, i tuoi ricordi non sono solo innesti.
    Ma soprattutto nel finale ci ho visto un momento meta-cinematografico, magari solo io ma... la scena di Joe sotto la neve stacca sulla creatrice di memorie, che sta giusto componendo un ricordo con la neve, e lei che dice "non è meraviglioso?" crea una continuità che sembra volerci suggerire che ci è stata appena innestata una memoria fittizia, e per quel breve momento, siamo noi i replicanti con il ricordo di qualcosa che non è mai accaduto, perché era la scena di un film...

    Bob.

    p.s. complimenti al commento sugli occhi e il loro significato, un'altra finezza notevole: difatti Wallace è cieco, i suoi occhi sono freddi come i suoi propositi, e si serve di spie meccaniche sia per vedere che per raggiungere i suoi scopi (la replicante assassina).

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    1. Vero, non è certo colpa di Jared Leto, ma nel confronto con Tyrell ne esce un personaggio ancora più piccolo. Dici bene, è un film piuttosto stratificato, per la media dei film contemporanei tantissimo, non avevo notato ad esempio il dettaglio della neve bravissimo, per tutto il tempo K vive un’illusione, si più livelli. Ti ringrazio, ci sono rimasto “sotto” fin da bambino, nella scena del vecchio cinese del primo “Blade Runner” che guarda Roy e gli dici «Io faccio i vostri occhi», mi ha fatto piacere che in questo “Blade Runner 2(049)” la questione sia stata in qualche modo ripresa. Cheers!

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