giovedì 26 ottobre 2017

Uomini veri (1983): Schiena dritta, testa alza, palle quadre


Cosa vuol dire essere un uomo. Avrei potuto decidere di toccarla più piano per l’inizio di questo pezzo. Ma il film ispira riflessioni alte, molto alte, in orbita attorno alla stratosfera, quindi cercate di starmi in scia.

In questo mondo essere uomini ti apre parecchie porte, l’altra faccia della medaglia è il dover continuamente fare i conti con giudizi e aspettative, dal momento in cui vieni al mondo fino al giorno in cui ti porteranno via con i piedi avanti sarai sempre impegnato in una costante gara per essere all’altezza del titolo di Uomo, con la “U” maiuscola. Per farlo avrai davvero poche cose su cui contare, perché in questo giro della morte a Mach 2 nessuno ti consegna il casco e il libretto di istruzioni alla partenza, la biologia e il cromosoma Y ti daranno giusto un paio di palle che serviranno per sempre ad identificarti come maschio della tua specie, ma per dimostrare di meritarle sul serio, oppure di averle per davvero e non solo biologicamente, avrai lo spazio più o meno lungo, a seconda della fortuna e della spericolatezza, di una vita.

Il resto sarà un costante giudizio su quanta caparbietà utilizzerai per raggiungere gli obbiettivi che ti sei posto o quelli che ci si aspetta da te, su quanto riuscirai a farti rispettare quando l’occasione lo richiederà, ma anche su quanto riuscirai a restare freddo, distaccato e lucido quando sarebbe lecito perdere la testa ed andare nel panico. Insomma un lungo volo, dall’esito incerto e dagli scossoni assicurati.

Non aiuta nemmeno (oppure aiuta tantissimo, questo lo lascio giudicare a voi) l’essere messo a confronto con modelli maschili totalmente a prova di errore, il più delle volte appartenenti all’immaginario, per i nomi anche qui lascio a fare a voi, di solito variano da soggetto a soggetto, tra gli intramontabili il Duca John Wayne, Clint Eastwood, che so, John McClane o magari Rambo se siete appassionati di attività all’aperto.


"Beh ragazzo, il mio è un po' più adatto al volo di quella tua Bara Volante".
Aspirazione, ma anche confronto impari, facendo parte dell’immaginario questi esempi sono quasi esenti da difetti a differenza di voi o specialmente di me. Poi arriva un film come “Uomini veri” che non solo ti fornisce sette esempi di Uomini con la “U” maiuscola filtrati dalla magia del cinema sì, ma anche reali, uomini, pardon, Uomini che hanno fatto la storia sul serio. Sì, perché questo film non solo riesce ad ispirare questo tipo di riflessioni al limite del filosofico, ma allo stesso tempo racconta alla grande una storiella da nulla, ovvero tutta la clamorosa galoppata dell’aviazione militare, a partire dai primi aerei supersonici fino al programma spaziale, quello destinato a portare l’uomo a giocare a golf sulla Luna, soltanto vent’anni di storia della razza umana, perché parlare solo di riflessioni sulla mascolinità era troppo facile, mettiamoci dentro anche la corsa allo spazio, altrimenti sono buoni tutti!

Per raccontare tutto questo “Uomini veri” impiega 193 minuti, tre temibili ore che forse sono anche la ragione per cui il film è sempre passato poco in televisione, o perché avrete preferito spendere questo tempo a fare tante altre cose. Ho rivisto questo film qualche settimana fa, dopo la (brutta) notizia della scomparsa di uno dei suoi protagonisti, anche se forse il più iconico di tutti, il grande Sam Shepard. Bene, per la seconda volta posso dirvi di essermi trovato davanti un film clamorosamente bello, arrivato ai titoli di coda mi sono sentito fisicamente deprivato di almeno un’altra ora di racconto (storia vera), perché queste tre temibili ore volano come i protagonisti del film e fanno volare in alto il cinema e gli spettatori, da un film così si può solo lasciarsi ispirare, perché contiene tutto il meglio e il meglio qui alla Bara Volante ha un nome: I Classidy!



Più passa il tempo è più mi rendo conto di amare i soggetti realisti, tratti da eventi davvero accaduti e proprio per questo esenti da svarioni e buchi di sceneggiatura, ma da spettatore quello che desidero è sempre essere strabiliato dal cinema, poter sognare ad occhi aperti ed entrambi piazzati sullo schermo. “Uomini veri” appaga entrambi questi due miei schizofrenici lati della personalità, incarnando alla perfezione la cura per il realismo e l’esposizione dei fatti come avvenuti tipica dei documentari, allo splendore e la gloria che solo il grande cinema può offrire. Un equilibrio delicatissimo è raramente ripetibile che può essere portato in scena solo da chi ha la stoffa giusta per farlo.

Già la stoffa giusta... Che poi sarebbe anche la traduzione più corretta e meno smarmellata del titolo originale, “The Right Stuff”, ovvero il titolo del romanzo di Tom Wolfe del 1979 che sta alla base di questo film. Il lungo e dettagliato racconto dei (magnifici) sette astronauti del progetto Mercury Seven, una storia talmente da cinema che prima di arrivare al cinema sul serio, ha intrapreso un intricato percorso. A districare la complicata matassa ci ha pensato uno che la stoffa giusta ce l’ha davvero, ovvero Philip Kaufman.


"Belli gli occhiali Philip, sembri tu il pilota tra noi tre".
Non si parla mai abbastanza del talento di Philip Kaufman, lo frega sempre la seconda metà della sua carriera, arrivata (non credo a caso) dopo lo sforzo magistrale di produrre proprio questo film. Philip Kaufman armato di una motivazione evidentemente superiore e del tutto degna dei protagonisti del suo stesso film, dal libro di Tom Wolfe ha tirato fuori una lunghissima sceneggiatura, per poi presentarsi da tutte le case di produzione a portare di tiro armato della sua foga creativa. Ma questo film sembra un'impresa troppo titanica per tutti, tranne all'allora quasi neonata The Ladd Company, tra i film prodotti da questa casa di produzione, un solo grosso incasso al botteghino (“Scuola di polizia” 1984) e tanti titoli che levati, ma levati proprio: “Momenti di gloria” (1981), Blade Runner (1982) e “C'era una volta in America” (1984), insomma robetta di respiro piuttosto ampio, no?

"Senti cervellone, davvero le nostra tute sono state fatte con gli avanzi dei costumi di scena di Cher?" , "Ehm, storia vera".
Un budget tutto sommato non esagerato, poco meno di 30 milioni di ex presidenti defunti stampati su carta verde, che lo so non sono bruscolini, ma per un film di questa portata sono una limitazione che, però, non si nota affatto, “The Right Stuff” sembra costato quattro volte tanto e tutto questo lo dobbiamo solamente all’incredibile lavoro svolto da Philip Kaufman sul set del film e in fase di regia.

Guardando “The Right Stuff” non crederete mai che gli attori non abbiano davvero pilotato degli aerei supersonici a velocità Mach 2, davvero, nemmeno per un minuto. Invece le riprese degli attori sul set o dentro l’abitacolo sono state abilmente mescolate con un sapiente e centellinato utilizzo del green screen e dei modellini. Il film, inoltre, utilizza veri filmati d’epoca e gli attori, quindi non è strano vedere il cast del film recitare accanto al vero presidente John Fitzgerald Kennedy, il tutto dieci abbondanti anni prima di “Forrest Gump” (1994) ed ora ve lo dico: iniziate ad appuntarvi tutti i titoli che verranno citati da qui alla fine del post, servirà a capire il peso specifico di questo film sul cinema moderno.

Se gli aerei sono quelli, allora avranno miniaturizzato gli attori!
La bellezza di “The Right Stuff” sta nel fatto che anche il miglior documentario sulla storia del progetto Mercury Seven non sarà mai in grado di raccontare con questo tipo di coinvolgimento un arco temporale di quasi vent’anni. Ogni volta che uno dei sette piloti viene spedito in volo l’obbiettivo da raggiungere diventa sempre più ardito e complesso da raggiungere, nello loro sfida personale c’è tutta la competizione tipica maschile, quella che a livello istintivo non manca mai in noi primordiali possessori di cromosoma Y. A livello di cervello rettile, le dinamiche maschili sono tutte basate su un costante mettere alla prova e mettersi alla prova con gli altri e questo signore e signorine alla lettura (tutte e quattro), spiega perché noi maschietti siamo tutti più o meno impallinati con questo o quello sport.

Fun fact: Nella scena del test della capacità polmonare, gli attori si sono messi a gareggiare davvero!
La costante tensione a competere e a misurarsi tra di loro spinge i sette piloti ad raggiungere ad ogni missione un obbiettivo sempre più ardito, quello finale per tutti è essere il primo: il primo a volare a Mach 2, il primo a volare in solitaria nello spazio, il primo a raggiungere la Luna. Certo, sullo sfondo ci sono gli imprendibili Russi e il loro Sputnik, ma il fuoco è tutto su questi uomini che ad ogni missione portano l’umanità un passo più vicina a fare la storia, ma anche a far evolvere la tecnologia dei viaggi spaziali.

Si passa da cose semplici come il problema di urinare quando hai addosso un’ingombrante tuta spaziale, nella esilarante scena che vede Scott Glenn scontrarsi sulla sua vescica, pura commedia, di quella buffa fatta davvero bene. Ma si affrontano anche problemi tecnici molto più gravi, come l’apertura automatica dei portelloni in caso di emergenza, che passa attraverso la scena drammatica del grande Fred Ward, che da sola è un film dentro il film, uno dei dieci incredibilmente appassionanti che troverete dentro queste tre straordinarie ore.


Il meglio che l'anno 1983 aveva da offrire, ottima annata per altro.
I singoli drammi personali dei personaggi e delle loro famiglie non sono certo secondari, ma anzi trasformano “The Right Stuff” in un grande film corale, perché noi pazzi maschietti potremmo anche essere sempre in corsa per restare all’altezza del titolo guadagnato con la nascita, ma senza affetti, amici, famiglia, moglie e fidanzate non avremmo nessuno da cui tornare, da proteggere o da cui farci consolare. Puoi anche essere matto abbastanza da sfidare il demonio che vive dentro Mack 1, ma senza tutto questo saresti solo un motore senza benzina, le storie di chi aspetta con il fiato sospeso sono importanti tanto quanto chi vola lassù nello spazio. Se poi, per caso, tutto questo vi ricorda “Apollo 13” (1995) tranquilli, Ron Howard ha pescato a piena mani da qui, Ed Harris compreso!

Ho perso il conto dei film strafighi in cui ha recitato Ed Harris in carriera.
Sì, perché oltre che raccontare alla grande la corsa allo spazio, “The Right Stuff” tratteggia i suoi protagonisti in maniera grandiosa, c’è il tempo per un po’ di satira politica (il presidente Lyndon Johnson, Texano puro sangue che impreca robe tipo “Vacche peperoni!") e stoccate contro la celebrità e il successo che la fama porta con sé e poi ci trovate anche una scimmia! Una scimmia che va nello spazio! Ma cosa volete di più da un film!

Il cast è davvero straordinario, raduna tutte insieme le facce migliori possibili la crema della loro generazione: Sam Shepard, Scott Glenn, Ed Harris, Dennis Quaid, Kim Stanley, ma ci sono anche la grande Barbara Hershey e giusto per dirvi quanto alto sia il livello, “The Right Stuff” può permettersi di prendere un mito come Jeff Goldblum e fargli fare una particina da reclutatore con il mal di mare e addirittura avere nel cast un gigante come Lance Henriksen e fargli recitare giusto un paio di battute! Ecco, se dovessi proprio trovare un difetti al film è questo, ma vi dice anche a che altezze stiamo volando.


"Se non mi fanno volare vuol dire che allora inventerò il Teletrasporto".
Un affresco estremamente lucido sul periodo storico che anche a distanza di trenta e passa anni dalla sua uscita riesce ancora a essere superiore alla vostra posizione politica, sociale o etica sugli Americani e sulla corsa allo spazio, ma la bellezza di questo film sta nel suo riuscire ad essere ripieno di testosterone senza mai scadere nel maschismo più becero, i protagonisti dentro le loro tute camminano in parata uno accanto all’altro su note epiche (molto prima di "Armageddon!" del 1998, state segnando i titoli vero?), eppure neanche per un momento a nessuno passa per l’anticamera del cervello di parlare di film patriottico o peggio, di usare la terribile parola (“americanata" Brrrr), perché qualunque buzzurro con il cromosoma Y si sforzerà di atteggiarsi a maschio dominante, ma chi ha la stoffa giusta, sparge carisma tutto intorno a sé e calamita sguardi senza bisogno davvero di altro.

Camminare in parata come i veri eroi, ma con largo anticipo anche su Bruce Willis.
Chi spargeva carisma sul set era sicuramente quello che è il vero baricentro morale di tutto il film, il mitico Chuck Yeager, voluto da Kaufman sul set come consulente, compare nei panni di uno dei baristi del bar per piloti del film. Ma la sua funzione principale è stata quella di fare da ispirazione a tutti, a partire proprio dal grande Sam Shepard che per interpretarlo ha passato un sacco di tempo con lui.

La coppia più assurda del mondo: da una parte un eroe di guerra, un asso dell’aviazione che per essere sicuro di non conoscere il significato della parola “Paura” ha venduto il dizionario, probabilmente in cambio di un coltello con cui da bambino andava a caccia di orsi (storia vera, degli orsi non del dizionario). Dall’altra Shepard, commediografo rinomato, attore intenso, anima inquieta che da ragazzo picchiava le pelli della batteria in una band Punk e da adulto ha sempre combattuto con la bottiglia e fino alla sua dipartita, ha sempre avuto una fifa blu di volare (storia vera).


Non potevano essere più diversi e più uguali tra loro questi due.
Eppure, in Chuck Yeager, Sam Shepard trova, a mio avviso, la sua interpretazione migliore e a sua detta quella figura paterna che aveva sempre cercato, perché è proprio il personaggio di Chuck Yeager l’altimetro morale di tutta la pellicola. Ad inizio film corre a cavallo fino a schiantarsi contro un albero, poi da lì in avanti va sempre e solo più veloce di così, fino ad essere il primo a volare a Mach 1.

La bellezza del personaggio sta proprio nel suo fare da metronomo alla storia, quando i voli dei jet supersonici passano di moda e Yeager si vede sorpassato a destra dal programma spaziale, comunque tutti ancora lo considerano il miglior pilota del mondo senza, però, mai pronunciarlo, in questo senso la scena con Gordon Cooper (Dennis Quaid) è esemplificativa.


I due Chuck Yeager si fanno una bevuta tra una ripresa e l'altra.
Chuck Yeager lo spericolato, il guardiano di un mondo al tramonto, che quando rischia di restare per sempre a terra, prende un aereo destinato agli astronauti, si fa dare una Beemans da Ripley (la gomma da masticare porta fortuna dei piloti, ricordate "Le avventure di Rocketeer" del 1991?) ed entra nella storia, anche del cinema con una scena che sa di leggenda, perché il messaggio del personaggio è cristallino: se sei un Uomo con la “U” maiuscola devi tenere fede a te stesso e ai tuoi obbiettivi anche a costo di schiantarti, per poi ritrovarti a camminare nel deserto (ben prima di Independence day, grazie Sergio!), con la schiena dritta, la testa alza, le palle al loro posto e la stoffa giusta.

Eccolo qui il VERO "Ballo della vittoria" altro che balle!
“The Righ Stuff” è un film magnifico, un risultato grandioso, un'unità di intenti e cuori che al cinema si manifesta (troppo) poco e che è ben rappresentato dal compositore Bill Conti, ci tengo a sottolinearlo, questo pezzo è stato completamente scritto con in cuffia il tema principale del film (storia vera).

Bill Conti, in realtà, non doveva nemmeno esserci, è arrivato come sostituto di John Barry esasperato dalla richieste di Philip Kaufman troppo difficili da interpretare, comprensibile quando il tuo regista ti chiede di comporre una colonna sonora che suoni come quando cammini nel deserto, vedi un cactus, per errore ci metti il piede sopra, ma quello continua a crescere attraverso il tuo piede. Non so cosa diamine voglia dire, ma sono state le specifiche parole di Kaufman, che Bill Conti in una trance agonistica degna di Chuck Yeager deve aver capito molto bene considerando l’epico risultato finale, giustamente premiato con l’Oscar.


Se non vi piace QUESTO, non vi conosco e non vi voglio conoscere.
Ancora oggi a trenta e passa anni dalla sua uscita, “The Right Stuff” non gode del credito che merita, nemmeno gli elogi spietati di registi come George Lucas o Christopher Nolan (da dove pensate arrivino le scene di volo di Dunkirk?) sono serviti a molto contro quelle tre micidiali ore. Se nemmeno personaggi di questo calibro sono riusciti a fare abbastanza pubblicità al film, di sicuro non ho nessuna speranza di riuscirci nemmeno io che, però, me ne frego e ve lo dico, anche forte se necessario: raramente vedrete cinema più grande, bello, epico e in grado di ispirare di così.

Tre ore del vostro tempo non sono niente in confronto a quello che potreste avere in cambio da un film del genere, perciò: andate, sfidate, osate. Volate.

«Hey, Ridley, ya got any Beeman's? Loan me some, will you, I'll pay you back later».




Questo post fa parte dell'omaggio tra Blogger cinefili per ricordare i (purtroppo) tanti attori e registi che ci hanno lasciato in questo 2017, qui trovate l'omaggio di Pietro Saba al grande Martin Landau.

35 commenti:

  1. Non l'ho mai visto,certo 3 ore sono tante e il Khal,quando propongo recuperi di film vecchi,mi fa sempre le facciazze(ho ancora nell'HD Il mondo dei robot...da quando lo recensisti tu!).Peccato perchè sembra una di quelle pellicole piene di american pride che ci potrebbe piacere!
    Sul fatto che tutti gli uomini sìano impallinati con lo sport,ho trovato una perla rara che non ne segue nessuno.Niente partite di calcio,niente MOTOGP,niente Formula1.Aaaaah come me lo tengo stretto!
    Lui non ha bisogno di competere.Lui sa di essere il migliore ;)

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    1. Sono pronto a giurarti che giunti alla fine di quelle tre ore, sull’ultima scena, sarete pronti ad almeno un’altra ora di film. Ho visto due volte “The Right Stuff” ed entrambe le volte sui titoli di coda ho detto Nuuuoo! Già finito! (storia vera). Lo so che non è molto famoso e i vecchi film sono anche più complicati da reperire, ma ne vale assolutamente la pena! Porta i miei saluti anche al Khal ;-) Cheers!

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  2. E' incredibile il fatto che Ed Harris non abbia in fin dei conti la fama che merita.

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    1. Totalmente e assolutamente d’accordo. Uno dei miei attori preferiti di sempre, ha preso parte e diretto un sacco di film fighi, quando appare sullo schermo porta quintali di carisma (sto pensando a roba tipo “The Rock”) e poi ha alcuni titoli da empireo, questo, Re Billy in “Knightriders” e soprattutto, Bud Brigman in "The Abyss". Inoltre nessuno, forse solo Yul Brynner, ha perso i capelli con tanto stile quando lui ;-) Cheers

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  3. Al tempo del doposcuola uno dei miei migliori amici era codename Mad Max McCoy. Si pettinava già allora come Hugh Grant e non sembrava un bimbo quanto il bonsai di Bel Ami o di American Gigolo. Il suo mantra era fare la scuola alberghiera, lavorare in una spa ed incappare in una ricca ottuagenaria da impalmare per aspettare di ereditare. No kiddin. Col senno di poi immagino che riciclasse qualche amaro consiglio del papà che aveva una edicola e si alzava prima dell'alba per poi lavorare fino al crepuscolo ( " figliolo, non fare come me, ma fai la scuola alberghiera, lavora in una spa..." ). Per anni ho creduto Mad Max fosse lo ultimate hombre. Tonnellate di gel per scolpire la mia chioma ribelle. Dieci anni di scuola alberghiera - mai riuscito a manovrare le posate da portata nel modo corretto nemmeno per travasare le patatine - e tutte le vacanze spese come schiavo in nero in strutture ripiene di Agatha Harkness ed Angie Lansbury. Mi ha salvato il servizio di leva - i carabba mi trovarono in una amena località dove Nonna Papera faceva i fanghi - e trenta tonnellate di patate da ridurre in materia lessabile. Ora sono uno hombre e posso guardare un intero episodio di Peppa Pig senza scoppiare in risolini. Due no.

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    1. Mi sono incantato tra fiumi di gel, Agatha Harkness nella spa (con tutto il Marvel rispetto, brrrr) e le patate lessate, storia di vita vera di uomini veri, che va bene sfracellarsi a Mach 2, ma non 2 Peppa Pig, a testa altissima!! ;-) Chissà se all’anagrafe accetteranno la mia richiesta di cambio nome in “Mad Max McCoy”, sono ancora in attesa di risposta per la mia prima richiesta “The Boss Bruce Springsteen”. Cheers!

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  4. Ora che mi ci fai pensare, riconosco proprio dalla colonna sonora di aver certamente visto questo film, perché al momento non ricordo altro...comunque davvero eccezionale è il cast, comprendente ovviamente un bravissimo Sam Shepard, anche se ogni volta che sento questo nome penso a Mass Effect :D
    In ogni caso post fantastico che ripercorre un decennio straordinario, e grazie per la citazione ;)

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    1. La colonna sonora è una vera bomba, ma non riesco a trovare un solo reparto tecnico di questo film che non volasse a pieni giri, in effetti è difficile non pensare a Mass Effect ora che me lo hai fatto notare ;-) Di che citazione doverosa, grazie a te! Cheers

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  5. 193 minuti? Ammazza :D. Certo che io sui 'Classidy' sono molto impreparato: l'ho sentito per la prima volta qui questo film. Ad ogni modo film 'militari' o simili non mi entusiasmano affatto. Inoltre non sono un amante del volo e di aerei: puoi bannarmi e togliermi il 'follow' XD.

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    1. 193 minuti non sono pochini, ma di militare ha ben poco questo film, nel senso che si, sono tutti piloti militari impegnati a vincere la corsa allo spazio contro i russi, ma per assurdo passa tutto in secondo piano davanti ai personaggi che sono incredibilmente convincenti e coinvolgenti, per questo lo consiglio, perché va oltre le facile etichette puntando più in alto ;-) Dovresti essere tu a bannare me e a non seguirmi più, sono io quello con il Blog dal nome aereo ;-) Cheers!

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  6. Un omaggio accorato e splendido, una recensione "de core" ;-)
    Ho recuperato il film in ritardo, rispetto alla sua uscita, e credo di averlo visto davvero bene solo quando mi misi a recuperare tutti i film con Lance Henriksen. Davvero un titolo mitico per un pezzo di storia unica ;-)

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    1. Ti ringrazio molto, i Classidy e l’omaggio lo richiedevano per forza. Idem, ho visto il film per la seconda volta, in credo, tre anni, solo qualche mese fa, l’ho trovato ancora più bello ;-) Ecco visto che siamo tra fanatici di Lance, l’unico difetto è proprio solamente quello, dei sette il nostro è quello che fa quasi solo da tappezzeria, il resto è tutto fatto alla grande! Cheers

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  7. Ed Harris avrebbe meritato una maggior considerazione, concordo in pieno con te.

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    1. So di essere schifosamente di parte quando si parla del grande Ed, ma per me è davvero unico, non ne abbiamo tanti in giro con il suo talento e il suo carisma. Cheers!

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  8. Mi accodo a quelli che non l'hanno mai visto... Ora vado a frustarmi col gatto a nove code e provo a rimediare alla lacuna. Anche se tre ore in questo periodo è dura trovarle. Ma mai dire mai!

    O.T. (come sempre): ho un solo shot nelle prossime due settimane. Domanda secca, risposta secca: IT o THOR? Cosa vado a guardare al cinema?

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    1. Secondo me le tre ore sono anche il motivo principale per cui il film è così poco famoso, ma credimi meritano, piuttosto tienilo a mente per tempi migliori, perché è un gran film ;-)

      Azz difficile considerando che Thor devo ancora vederlo (esce oggi), posso dirti “IT”? Perché non mi ispira molto questo nuovo Thor (anche se voglio vederlo) e al massimo sarà un altro film Marvel di qualità (spero) alta, invece “IT” è da vedere, perché fino al capitolo due del 2019 ciccia, però se riesci in lingua originale! Cheers

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  9. Ho sempre voluto vederlo, ma per vie illegali ho sempre trovato una versione tagliata, la versione integrale era di circa 8 giga... Però ora che ne parli così mi fai venire voglia di ordinare il Blu-Ray...

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    1. Guarda, se non dovesse piacerti il film, i soldi del Blu-Ray te li rimborso io, anzi mi sa che ora lo ordino pure io ne metto due nel carrello? ;-) Cheers

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    2. Alla fine l'ho visto, e ancora mi sudano gli occhi per la bellezza. Temo che non riusciranno mai più a fare film così. Ricambio il favore consigliandoti "Brawl in cell block 99" dal regista di Bone Tomahawk, con Vince Vaughn che distribuisce mazzate come caramelle ad halloween

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    3. Quello é il prossimo film che vedrò gli avevo già messo gli occhi sopra ;-) Bene sono felice che ti sia piaciuto provocando questa reazione, ne ero sicuro, i veri uomini non piangono, al massimo gli sudano le palpebre. Bro-Fist! Cheers

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  10. Non l'ho mai visto ma potrebbe essere interessante. Mi rendo conto che della filmografia di Shepard ho visto praticamente soltanto quelli dell'ultimo decennio.

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    1. Lo è davvero, un gran film te lo consiglio, anche per recuperare quella che forse è la migliore interpretazione di Sam Shepard, o per lo meno la più iconica ;-) Cheers!

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  11. ammetto che non conoscevo il film. nel tentativo di recuperarlo vedo però di aver trovato una versione da 2h.40 e non 193 minuti. Mymovies infatti sostiene che duri 171 minuti mentre wikipwdia 193. Ne esistono dunque due versioni?

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    1. Da quello che sapevo esistono due versioni, una penso che sia quella per i passaggi tv ma non credo di averla mia vista, ho visto il film due volte ed era sempre la versione da 193 minuti. Cheers

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  12. Da stra-appassionato-nerd quale sono di astronautica, missioni spaziali, dalla pionieristica ai tempi moderni [non ricordo se già lo sai avendolo io magari già scritto qua in giro] cosa posso dire se non amare questo film!! 😍😍😍 Fatto benissimo e con gli attori uguali spiccicati! Ma Ed Harris quanto è John Glenn e Lance Henriksen quanto è Wally Schirra?? Per non parlare degli altri...
    Non mi capita di rivederlo spesso a causa della durata e ci vuole del tempo per mettersi giù per benino e non addormentarsi (assolutamente non per la noia, data la mia passione per l'argomento...è che uno è vecchio e quando appoggia la "nocetta" sul cuscino del divano fa *clic* e si addormenta in ogni caso e a qualsiasi ora!) ma ogni volta che succede è sempre bello!

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    1. P.S. Com'è quella storia dei costumi riciclati da Cher?? 😂😂 Do you belieeeEEEeeeve 🤣😂

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    2. Ne scrivevo, mi pare nel post dedicato a “First Man”, io avrei ripreso Ed Harris per il ruolo di John Glenn, per continuità con “The Right Stuff” ma anche per somiglianza ;-) Più che altro è difficile trovare tre ore di fila libere, per vedere un film non spezzettato in dodici parti, ma questo merita l’attesa. Cheers!

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    3. Prendila con le pinze, ma un paio di fonti la riportano. Pare che il materiale argentato, usato per cucire le tute degli astronauti, fosse quello avanzato dai costumi di scena di un concerto di Cher ;-) Cheers

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    4. Sempre mitico Ed Harris...uguale pure a Gene Kranz! Tra l'altro mi è arrivato il suo libro biografico (suo di Kranz, intendo) proprio qualche minuto fa: tutta la sua storia al mission control dal progetto Mercury, a Gemini, ad Apollo 😊😊

      Ahahah però fa ridere sta cosa degli scampoli di costumi di Cher 😂😂 UOMINI VERI!

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    5. Roba da veri Nerd, lasciatelo dire ;-) Si esatto, per quello fa ridere, specialmente leggendo il titolo italiano del film. Ma anche quello originale, alla fine "La vera stoffa" (permettimi la traduzione un po' a braccio) era quella di Cher! :-D Cheers

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    6. Eh te l'avevo detto che ero supernerd dell'argomento!! 😁😁

      E decisamente la faccenda di Cher si addice anche alla traduzione del titolo originale! 😂🤣

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    7. Si si, i miei complimenti ;-) Costumista: Cher. Roba da veri duri. Cheers

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    8. Questa è la bio di Gene Kranz!
      E fantastico anche questo libro (documentario compreso - c'è su Netflix se ti interessa l'argomento)!!

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    9. Super! vado a metterlo in lista da vedere ;-) Cheers

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    10. Ottimo! Sono sicuro che ti piacerà!! Se poi proprio vuoi infognarti coi documentari trovi su Netflix anche quello su Eugene Cernan, l'ultimo uomo sulla luna 😊😊

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