giovedì 3 agosto 2017

The Young Pope - Stagione 1: This must be the Pope


Ormai dovreste averlo capito, magari un po’ in ritardo, ma arrivo sempre a destinazione, come dicevano nel Signore degli anelli: un Cassidy non è mai in ritardo, arriva precisamente quando intende farlo. Ok, non dicevano proprio così, ma avete capito il senso, che vale anche per la serie tv diretta da Paolo Sorrentino.


Lo ripeto: Paolo Sorrentino! Siete fuggiti via urlando pensando a “La grande bellezza” (2013), oppure siete ancora qui? No, perché non ricordo un caso più clamoroso di “Italiosità” di quello disgraziato in cui Canale 5 ha deciso di mandare il film vincitore dell’Oscar in prima serata, mamma mia che giornata brutta mi sono passato al lavoro il giorno dopo…

Detto questo, a me Sorrentino non dispiace affatto, sono ancora convinto che il suo film migliore sia “Il Divo” (2008) e proprio per questo ero curioso di vedere questa serie, mega produzione internazionale che ha visto collaborare insieme Sky, HBO e Canal+.

Bravissimo Sorrentino a cavalcare il momento (anche della sua carriera) giusto per poter puntare a questo tipo di palcoscenico, il fatto che la serie poi sia piaciuta un po’ ovunque nel mondo non mi stupisce più di tanto, oltre alle solite cose (pizza, Mafia e mandolino), l’Italia viene identificata nel mondo per la Chiesa cattolica e per il Papa, poi bisognerebbe spiegare che tecnicamente il Vaticano non fa parte dell’Italia, perché paga regolarmente le sue tasse e… Oh, sentite, se non volete passare di qua domani e trovare un sito che vende on line souvenir del Papa meglio se non mi fate finire il discorso, torniamo alla serie.

Nemmeno Sorrentino resiste alla tentazione della famigerata "NUCam".
Che per nostra fortuna, tratta Papa, Curia e Vaticano con un'attitudine abbastanza sovversiva da piacere agli eretici in odore di scomunica come me, ma anche azzeccata il giusto da non dover costringere Sorrentino ad andare a Canossa in abito da penitente a chiedere perdono, un'opera di equilibrismo invidiabile, ma anche di coerenza tematica interna al cinema di Sorrentino mica male.

La storia parla del giovane cardinale Lenny Belardo (Jude Law) talmente ininfluente dal peso politico e notoriamente schivo nella vita e nel suo operato da essere la scelta perfetta come prossimo Papa, il primo americano della storia del Vaticano che una volta nominato sceglie il nome di Pio XIII, anche se poi si comporta più come Jason di Venerdì 13, perché davvero non prende prigionieri!

S'inizia subito forte con un pilot quasi circolare che si apre con il discorso papale (immaginario) incredibilmente Liberal considerando da chi viene pronunciato e termina con il Papa che mette fine alla pioggia con un gesto della mano. Peccato che la realtà sia molto diversa, Pio XIII a fine episodio termina il suo discorso sotto una pioggia apocalittica, mentre con le sue parole tuona il ritorno al timore di Dio, predicando la sua assenza, perché questo Papa sarà pure giovane, ma è il peggiore dei conservatori ed è pure piuttosto bizzoso.

Insomma si è fatto nominare ma vi ha fregati tutti.
L’assenza dell’Onnipotente, il suo eterno silenzio, che poi è quello di un grande padre che non risponde mai alle suppliche dei suoi figli e che li ha abbandonati a loro stessi, qualcuno sostiene per sempre, qualcun altro donando loro il libero arbitrio, ma il risultato è lo stesso: un genitore assente. Esattamente come quelli di Lenny Belardo, scomparsi abbandonandolo solo a Venezia e poi alle amorevoli cure dell’orfanotrofio gestito da Suor Mary (un'azzeccatissima Diane Keaton).

Spazziamo subito il campo da dubbi e perplessità: “The young pope” non ha lo stesso registro e lo stesso passo de “La grande bellezza”, potete tirare un sospiro di sollievo, oppure disperarvi in base ai vostri gusti, se dovessi fare un titolo di paragone, direi che questa serie somiglia molto di più a “This Must Be the Place” (2011) e non solo per il fatto di avere un attore di Hollywood a fare il mattatore.

Lenny Belardo viene proprio definito un bambino, anche uno di quelli molto viziati, che ha preparato la sua ascesa come il migliore dei lottatori, mostrandosi debole e quindi facile da battere, per poi rivelarsi un osso durissimo per tutti, per il premier italiano giovane e spavaldo Matteo Renzi Stefano Accorsi, con cui ha uno scontro verbale nel quarto episodio.

Stefano Accorsi vs Giuda Legge, stato e chiesa a confronto.
Ma anche per il cardinale Angelo Voiello (Silvio Orlando) vera eminenza grigia del Vaticano, capace di tirare tutti i fili che si ritrova completamente spiazzato davanti alla giovanile intemperanza del Papa, per definirli proprio capricci, tipo riavere la corona papale esposta da decenni dei musei di Washington, solo per poterla indossare nel momento in cui può fare più colpo sui suoi vaticani, brillante l’idea di Sorrentino di sottolineare la scena di vestizione con le note di “Sexy and i’m know it”, sono scoppiato a ridere per l’accostamento ardito.

Beh ognuno si sente figo a modo suo, qualcuno con un uovo di pasqua in testa.
A livello strategico, questo giovane Papa è a suo agio tra i palazzi vaticani, proprio come Frank Underwood tra i corridoi della Casa Bianca e la sua arma segreta è proprio l’assenza, mi è sembrato molto azzeccato da parte di Sorrentino scegliere per la (fighissima) sigla le note di “All Along the Watchtower” di Bob Dylan nella versione più moderna di Devlin, proprio quel Bob Dylan che nella sua vita ha saputo essere rivoluzionario e contro rivoluzionario, ma soprattutto che ha dato gran valore all’assenza, potreste aver sentito parlare del suo NON ritiro del premio Nobel, qualche giornale dovrebbe averne parlato.

L’idea di Pio XIII è quella di far patire a tutti i cattolici, la stessa assenza e lo stesso senso di abbandono che ha provato lui, orfano abbandonato dai genitori, in tal senso è molto simile al Cheyenne di Sean Penn, “This must be the place” è il romanzo di formazione di uno che è stato ragazzino per cinquant’anni prima di maturare e mettere la testa a posto, a Pio XIII accade lo stesso, proprio per questo, durante la prima stagione lo vediamo molto ammorbidirsi sulle sue posizioni di conservatore, affrontare un viaggio in Africa e concludere il suo arco narrativo come personaggio, dove tutto è iniziato, ovvero in piazza San Marco a Venezia.

Chissà perchè quel mappamondo mi ricorda un film di Chaplin piuttosto famoso.
In tutto questo, Sorrentino tocca argomenti anche non caldi, roventi, come la pedofilia nella Chiesa cattolica, attraverso il riuscitissimo personaggio del Bernardo Gutierrez (Javier Cámara) che viene spedito negli Stati Uniti come grande accusatore di un cardinale accusato di pedofilia, proprio lui che oltre a qualche segreto da mantenere, vorrebbe solo restare tra le sue mura vaticane sicure, invece come Bilbo Baggins deve affrontare controvoglia la missione.

La maturazione di Pio XIII passa attraverso lo scontro la figura paterna di Michael Spencer (un ottimo James Cromwell) e con gli scontri con Angelo Voiello, non lo dico perché devo per fare quello che parla bene dell’attore italiano in una produzione piena di talenti stranieri, ma tanto di cappello a Silvio Orlando, alle prese con un personaggio con cui è molto difficile entrare in empatia per il pubblico, ma che riesce comunque a dare grande respiro alla trama, infatti negli episodi in cui la trama lo mette un po’ da parte, la sua assenza comunque si sente, perché Orlando funziona quando deve spararsi lunghissime linee di dialogo tutte in inglese, o quando deve fare l’Italiano medio, che si dispera per i risultati non proprio eccelsi del suo Napoli.

Ricordo un precedente però, quando cantava "I'm on fire" di Springsteen in un film di Moretti.
Ho trovato molto azzeccata Diane Keaton che stempera lo stress del suo ruolo giocando a basket nei canestri vaticani, l’unica cosa che posso dire alla Keaton è che se mette le mani in quel modo fa il triplo della fatica a tirare la palla, pensare che Jack Nicholson ti ha portato a vedere tutte quelle partite dei Lakers potevi stare un po’ più attenta, dai!

La tecnica è un attimo da rivedere, ma apprezzo l'impegno Diane.
Ma staremmo a parlare della fuffa se non fosse per Jude Law che pensavo sarebbe stato un po’ imbalsamato nella parte, invece è bravissimo, più di una volta, complice anche la tipologia di personaggio, mi sono ritrovato a pensare a Kevin Spacey, il che se non si fosse capito è un complimento. Sarà che Giuda Legge una pettinatura così laccata non la sfoggiava dai tempi in cui impersonava Gigolò Joe nel film “A.I.” di Steven Spielberg, ma qui è davvero a suo agio, normalmente funziona in ruoli da bambolone un po’ spaesato, ma penso che le parti da bastardo gli vengano pure meglio, qui davvero si supera grazie ad una prova maiuscola, poi ammettiamolo: ci vuole un discreto colpo di genio per prendere uno che di nome fa Giuda e fargli interpretare la parte del Papa, dai!

Vi lascio il tempo per cantarvi in testa una canzone famosa di Lady Gaga.
Su tutto aleggia Sorrentino, sempre estremamente riconoscibile, anche qui non mancano le canzoncine (questa volta tocca a “Senza un perché” di Nada) e i momenti di ballo, non manca la comparsata del solito animale semi onirico Felliniano, qui impersonato da un canguro e, soprattutto, non manca Nello Venditti! Che è il vero porta fortuna di Sorrentino, qui si manifesta solo nell’episodio 1x07 con una sua canzone, ma l’ultima volta che ha fatto una comparsata, Sorrentino ha vinto un Oscar, potere di Nello Venditti!

Insomma, sempre con i miei tempi, studiati al millimetro in ritardo, sono riuscito a vedere la serie ed ora sono già in attesa del suo già annunciato quasi seguito, “The new Pope”, che dovrebbe arrivare nel 2018. Fai con comodo Sorrentino, tanto prima o poi io arrivo, tranquillo!

12 commenti:

  1. Dire che ho letteralmente amato alla follia questa prima stagione - tant'é che ha vinto il mio personalissimo premio di serie dell'anno scorso - é dire poco. Per me perfetta dall'inizio alla fine,con un protagonista intrigantissimo ben aiutato da Diane Keaton e Silvio Orlando. Di Sorrentino mi fanno impazzire i contrasti che sa creare con la colonna sonora e come regista é davvero un maestro. Qui tra l'altro perde un po' quello che é il suo grande pregio e il piú grande difetto: solitamente non si preoccupa di spiegare ed é troppo enigmatico, qui peró siamo in una serie TV e qualche spiegazione si vede che é praticamente costretto a darla...

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    1. Mi ricordo che avevi l’header dedicato a Lenny Belardo ;-) Concordo in pieno, temo che a Sorrentino abbia fatto benissimo e malissimo vincere l’Oscar con il suo lavoro più volutamente Felliniano. Benissimo perché ora può fare quasi tutto quello che vuole (anche un Papa Rock), malissimo perché sarà un narratore sempre più criptico.

      “The Young Pope” mi è piaciuto molto, anche perché ha molto in comune con “This must be the place”, che non è impeccabile ma è un Sorrentino che mi piace, musiche fighe, animali onirici e una trama comunque chiara, Cheyenne e Pio XIII potrebbero uscire a bersi una birra insieme ;-) Ora aspetto “The New Pope” mi spiace solo che forse non ci sarà Giuda Legge, ma in fondo è anche giusto così. Cheers

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  2. Nel sogno Alice Cooper e Harry Dean Stanton sono vestite e pettinate come la Gogo Yubari di Kill Bill e ballano sulle note di Weird Science degli Oingo Boingo quando nel locale entra Silvio Orlando travestito da Diego Armando Maradona come fosse disegnato da Quino. Mafaldo si siede ad un tavolo davanti a Toni Servillo pettinanto come Dave Linch e vestito come la Salomè di Klimt. I due discutono davanti ad un cubo di Rubik che nessuno riesce a risolvere. Mafaldo lo spaga senza nemmeno guardarlo e poi beve dal suo calice e Toni Salomé comincia a ridere come i cinesi davanti ad Indiana Jones nel club del secondo film.
    Paolo Sorrentino si sveglia lanciando da tutte le parti i suoi Talking Heads di pezza e cerca il suo bloc notes su cui appuntare il plot. Sulla cassettiera la bambola di pezza comincia a canticchiare L'Ottimista di Venditti. Paolo Sorrentino si sveglia lanciando da tutte le parti i suoi Amico Jackson truccati da Jude Law e cerca il suo bloc notes. Nello Venditti gli sorride e gli dice tranqui è solo un sogno e gli canta Giulia come ninna nanna. Paolo dorme sereno fino al mattino.

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    1. Toni Servillo penso pagherebbe oro per avere sulla testa la materia necessaria a pettinarsi come Lynch, per il resto ora avrò i Talking Heads in testa tutto il giorno (che non è poi cosa tanto diversa dal solito) alternati magari con Nello, e comunque dove arrivi tu a livello di visioni lisergiche, Sorrentino non ci arriva nemmeno con due bloc notes, applausi!

      P.S. Nel dubbio tiro dentro anche Johnny Demme:

      https://www.youtube.com/watch?v=JccW-mLdNe0

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  3. Vedi che strana la vita e i gusti? Io ho adorato LA GRANDE BELLEZZA mentre questo THE YOUNG POPE non sono riuscito proprio a digerirlo e infatti dopo le prime 3 puntate ho mollato l'osso.
    E non ho nessuna intenzione di recuperarlo... Sorry!

    Concordo però su IL DIVO, vero capolavoro di Sorrentino.

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    1. Non posso dire di essere entusiasta de “La grande bellezza”, mi è diventato quasi simpatico quando Canale 5 ha pensato bene di darlo in pasto agli Italiani, il giorno dopo i miei colleghi al lavoro, conoscendo la mia passione per il cinema, mi hanno fatto passare una gran brutta giornata, che trauma!

      In classifica genere gli ho preferito le vicende di Pio XIII, “Il Divo” resta lassù, la scena della “brutta corrente” è una roba alla zio Martin Scorsese ;-) Cheers

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  4. Ho odiato e continuo ad odiare La Grande Bellezza, ma devo ammettere, come scritto nella mia recensione, che The Young Pope, che secondo me è il suo miglior lavoro (al pari devo altresì ammettere de Il Divo), è una serie molto affascinante e interessante, a me infatti ha davvero sorpreso in positivo ;)

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    1. Concordo in pieno, ha parecchio di “This must be the place”, e devo ammetterlo non mi aspettavo una serie così bella, temevo davvero una roba onirica tipo “La grande bellezza”, invece Sorrentino ha vinto di nuovo ;-) Cheers

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  5. Sono tra coloro che reputano La grande bellezza una cagata pazzesca.
    Ho iniziato a vederlo, questo, dall'altro del mio pregiudizio (fondatissimo).
    Invece, sono stato folgorato: 'sto Papa è proprio figo.

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    1. Eheeh mi viene pure difficile darti torno, questo Papa poi + veramente stiloso, un Frank Underwood ancora più bizzoso ;-) Cheers

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  6. C'è chi è più in ritardo di te... Nemmeno io l'ho visto!

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    1. Allora sono sicuro di essere in buona compagnia ;-) Cheers

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