venerdì 23 giugno 2017

Spider (2002): La ragnatela ingarbugliata della memoria


Siamo riusciti a passare dalla mosca, al ragno, ridendo e scherzando, finiamo sempre parlare di metamorfosi Kafkiane anche in questo nuovo capito della rubrica… Il mio secondo Canadese preferito!

Avete mai avuto un rompicoglioni che cercava in tutti i modi di costringervi a fare qualcosa, tipo l’amico che vuole uscire a fare la vita mondana, quando voi avete già in testa un fitto programma di divano e maratone su Netflix? Sono certo che per vostra sfortuna vi è capitato sicuramente, è successo anche a Cronenberg e nella parte dello spacca palle troviamo Ralph Fiennes, non proprio la pizza con i fichi. Nella mia testa questa scena si svolge con Cronenberg in versione Homer Simpson e Fiennes in quella di Ned Flanders “Salve salvino vicino”, “Non rompere Flanders!”, “Certo certosino!”.

Fiennes voleva a tutti i costi interpretare Dennis Cleg, detto Spider, il protagonista del romanzo omonimo di Patrick McGrath e per la regia voleva Cronenberg a tutti i costi. Anche McGrath era dello stesso avviso, tanto che incontrato il Canadese, riuscì ad allungargli una copia del suo libro, dicendogli: “Ralph Fiennes vorrebbe tanto interpretare il protagonista”.

"Allora Ralph tu ti metti laggiù, dove passano quelle macchine a gran velocità ok?".
Invece di farsi venire una crisi isterica e correre a strangolare Fiennes, Cronenberg fa quello che bisognerebbe sempre fare con i libri, leggerli e senza mezzi termini, va giù di testa per la storia. Per sua stessa ammissione “Spider” tocca della corde (di ragnatela) personali del regista, scherzandoci sopra Davide Birra dice di riuscire ad immedesimarsi molto nel personaggio, anche se le loro storie personali, sono diverse: “Io non sono mai andato in prigione” dice David nei contenuti speciali del DVD.

Pur di portare la storia al cinema Cronenberg si auto riduce lo stipendio e fa sua la storia, “Spider” è il classico esempio di film della ideale seconda parte di carriera del regista, il romanzo originale di Patrick McGrath contiene anche alcune scene oniriche piuttosto crude, Cronenberg sceglie coscientemente di ignorale e viene da pensare che se avesse conosciuto il romanzo prima, esteticamente sarebbe stato molto più sanguinolento.

Boris Ralph the spider... Creepy, crawly, creepy, crawly.
La seconda metà di carriera di Davide Birra, è caratterizzata da tanti adattamenti di romanzi, la scrittura è sempre stata una parte fondamentale dell’arte di Cronenberg (che prima di scoprire il cinema sognava di fare lo scrittore) e l’adattamento di “Spider” per lo schermo incarna le due anime del regista: il romanzo di McGrath, di fatto, è la trascrizione del diario di Dennis Cleg. Cronenberg, però, non sceglie semplicemente di adottare l’espediente facile della voce narrante, ma come abbiamo visto tante volte anche nel corso di questa rubrica, se Davide Birra deve fare una cosa, la fa a modo suo.

Invece di raccontarci il presente e i vari flashback del passato del personaggio, Cronenberg ci porta letteralmente dentro queste visioni, accade spesso di vedere sullo schermo l’adulto Dennis (Ralph Fiennes) e il piccolo Dennis (Bradley Hall) nella stessa scena contemporaneamente, come se assistessero alla scena per la prima volta insieme a noi spettatori, in un tentativo chiaro di confondere, realtà, fantasie paranoiche del protagonista e i suoi ricordi distorti, tenendo sempre a mente il principio di Videodrome, ovvero mettere sempre in discussione l’attendibilità di quello che vediamo.

Il colpo segreto del malessere, questa volta gentilmente offerto da Edipo.
Visto il titolo e la mia passione per le bestiole ad otto zampe, è troppo forte la tentazione di dire che “Spider” è un film-ragnatela: il protagonista e lo spettatore devono letteralmente rimettere insieme i pezzi della trova, dettaglio suggerito in due metafore (manifeste) del film, la prima è il continuo ostinarsi del protagonista a completare il puzzle sul tavolino della casa dove è ospite, a cui manca sempre un pezzo (al puzzle non alla casa), fino a provocare la sua reazione isterica.

L’altra è nel flashback nel manicomio ospedale psichiatrico, dove Dennis ruba e poi restituisce un pezzo di vetro rotto che il direttore rimette a suo posto, ricomponendo il vetro della cella spaccato, di fatto una ragnatela di pezzi di vetro. Serve che aggiunga che sono entrambi METAFORONI della mente spezzettata del protagonista e della sua memoria che lui cerca di ricomporre? No vero? Ok, andiamo avanti.

Direi che più chiaro e diretto di così, non è proprio possibile.
Come detto, la scrittura è nuovamente centrale, basta dire che per lo strano taglio di capelli, azzeccato per uno appena rilasciato da un ospedale psichiatrico, Cronenberg ha dato al barbiere di Ralph Fiennes una foto di Samuel Beckett (storia vera) e lo stesso taccuino, così ossessivamente compilato e occultato da Spider, rimanda all’idea di scrittura come unico modo per mantenere la ragione, per mettere nero su bianco i fatti, come faceva il protagonista de Il Pasto Nudo con i suoi rapporti, ma anche l’impossibilità di farlo, davvero in quei geroglifici esiste un senso? Dennis è in grado di comprenderlo davvero?

Oltre all’occasione per tornare ancora una volta a parlare del suo amato Kafka, raccontando la metamorfosi di un uomo-ragno e della sua mente ragnatela, Cronenberg cerca di dare nuovamente forma a qualcosa che non è possibile vedere, dopo la telepatia e gli organi interni, questa volta tocca alla follia, cosa dico sempre a questo punto? Diciamolo tutti insieme tanto ormai la sapete la frase: continuità tematica soffocante. A fine rubrica mi farò una t-shirt con questa frase!

Per mostrarci la follia, Cronenberg si affida totalmente alla psicologia, fin dai bellissimi titoli di testa sulla note azzeccatissime del fidato Howard Shore, la carta da parati (della cella di Spider?) grondante muffa, crea delle macchie che sembrano quelle del test di Rorschach che a guardarle formano immagini che ricordano una serie di insetti, oppure sono io che in quelle macchie vedo degli insetti? Sento già le manine dei Freudiani alla lettura che si sfregano, nel dubbio ciao Freudiani!

Mi dica, cosa vede in questi titoli di testa caro lettore?
Non ho mai studiato psicologia, ma è un argomento che m'interessa, forse perché sono pazzo non lo so, di sicuro interessa anche Cronenberg, anche se lui ci ha sempre tenuto a precisare di non essere un Freudiano (anche se dalla presenza di sesso nei suoi film non si direbbe), ma “Cronenberg” e “Freud” sono due nomi che nel corso della rubrica torneranno a stare insieme nella stessa frase, per il solito discorso che un ossessivo come Davide Birra, non molla mai un'idea finché non l’ha sviscerata per benino, dovrò mettere anche questa frase sulla t-shirt.

La storia di “Spider” non è certo complessa: si tratta di un enorme complesso di Edipo mai superato da parte del protagonista, il bambino Dennis, soprannominato Spider dalla sua amorevole mamma, per via della sua passione per gli aracnidi e le ragnatele fatte con lo spago, ha un rapporto viscerale con lei, idealizzata in una figura angelica, in perfetto contrasto con il padre Bill Cleg (un convincente Gabriel Byrne, credibile come papà di Ralph Fiennes, hanno lo stesso nasone), classico sottoprodotto della periferia londinese degli anni ’50, un idraulico con la passione per le signore che passa le sere al Pub locale, che diventa subito il rivale del figlio, qualunque laureando in psicologia potrebbe spiegarvela meglio di me e di sicuro utilizzando meno parole.

Identico, ha la stessa canappia di Ralph Fiennes, un aumento al direttore del casting grazie!
Liberato dal manicomio per scarsità di fondi, Dennis "Spider" Cleg, è la versione senza poteri paranormali di Michael Myers che torna a casa, ormai adulto non ha mai davvero superato il suo trauma, Myers si è legato alla maschera, Spider ai ragni, entrambi cercano la loro famiglia e, a ben pensarci, entrambi hanno uno strambo rapporto con il sesso: tutti e due i personaggi restano fermi a fissare altri che fanno sesso.

Il sesso, come sempre scintilla per le rivoluzioni dei personaggi cronenberghiani, è proprio quello che scatena la follia di Spider, la scoperta che mamma e papà lo fanno e con reciproco gradimento, è un tradimento per il personaggio, a quel punto nella mente di Dennis, sua madre viene scissa, da una parte la madre ideale, dall’altra una matrigna con le sembianze guarda caso simili a quelle della prostituta che mostra il seno al piccolo Spider nel Pub ad inizio film, interpretata in maniera molto efficace dalla brava Miranda Richardson nel doppio ruolo della nuova signora Cleg e della disgustosa (anche solo per i denti, bleah!) Yvonne.

Qui da Edipo si passa ad un’altra sindrome, quella di Capgras, in cui chi ne soffre crede che qualcuno dei suoi cari, sia stato sostituito da una brutta copia, il dettaglio diventa chiaro quando anche la signora che ospita Dennis in casa, inizia a prendere le sembianze di Miranda Richardson, giusto perché sia chiaro che l’ossessione di Spider non è certo terminata.

Una mammina premurosa e adorabile, roba da rimpiangere l'orfanotrofio.
La messa in scena rigorosa di Cronenberg risulta anche più efficace di una trama comunque stringata, il registra canadese trasforma la periferia londinese in una plumbea cella fatta di squallidi vicoli ed enormi cisterne per l’acqua che oscurano il cielo, gli unici colori li vediamo non a casa in un flashback di Dennis ai lavori forzati insieme ai suoi compagni pazzarelli.

A contribuire a questa atmosfera pesante anche un ottimo Ralph Fiennes, si capisce perché ha rotto tanto i maroni per avere la parte, qui è davvero bravissimo in una prova del tutto anti-Hollywoodiana, con la sua performance, il fratello talentuoso della famiglia Fiennes (ciao Joseph!), ci regala una prova boffonchiata, rallentata, la scena iniziale con cui regista e attore ci presentano il personaggio dice già tutto. Tutti scendono dal treno scattanti e pronti a correre verso le loro vite. Spider no, è lentissimo, goffo, srotola il suo calzino porta oggetti con immane lentezza, basta questa scena per rappresentare lo stato di alienazioni e la collocazione ai margini della nostra società di chi è differente.

Ralph Fiennes, poi, è un attore che ho sempre apprezzato, per me sarebbe lo Sherlock Holmes ideale, eppure lui sceglie sempre ruoli da outsider con cui riempie lo schermo, penso che con Dennis Cleg, sudaticcio sotto le sue quattro camicie, ha sfornato una prova che ogni volta mi fa pensare a "quello delle pattumiere", del bellissimo romanzo di King “L’Ombra dello scorpione”.

"Hey tu, ma dici a me?" , "No sono le vocine nella tua testa Spidey!".
Pur senza fornire volutamente risposte chiare, “Spider” alla fine si risolve come un giallo e questo è un difetto presente anche nel libro, per tutto il tempo viene da credere alla versione di Spider della storia, il finale rivela la verità, a noi e al protagonista e rispetto ad altre opere, però, proprio la forza di quella rivelazione, supera la prigione ossessiva in cui Cronenberg riesce a rinchiudere tutti, personaggi e spettatori, per quasi tutta la durata del film. Per questa ragione “Spider” non è tra i miei film preferiti del Canadese, anche se ne riconosco ancora una volta l’unicità e la coerenza all’interno della filmografia di cui fa parte.

Gli manca l’ambiguità che ti costringe a riflettere di opere più efficaci come M. Butterfly o Crash, ma resta un buon tentativo di rendere visibile l’invisibile, in questo caso la follia e, soprattutto, un film che asseconda la mia passione per le Tag-Line dei film, quelle efficaci possono essere da sole delle recensioni complete ai film, quella di “Spider” appartiene a questa categoria: "La cosa peggiore che può accaderti non è perdere la ragione, ma ritrovarla". 

14 commenti:

  1. Quanti bei ricordi disturbati di questo film! :-P
    La memoria non mi aiuta e non potrei giurare d'aver letto prima il libro o visto prima il film, comunque entrambe le cose sono avvenute abbastanza in contemporanea. (Il libro era uscito in edicola proprio in occasione dell'arrivo in Italia del film.)
    Dire che Cronenberg è perfetto per render McGrath è banale ma vero: in questo film è riuscito a disseminare una ragnatela di piccole scene disturbanti che sommate fanno impazzire, ma in realtà se le vai a guardare una per una non sembrano folli. Tipo inserire un'attrice diversa di punto in bianco, che ti fa ammattire perché pensi: ma era lei truccata sin dall'inizio? O è un'altra???
    Un tris di matti col botto come Cronenberg, McGrath e Fiennes non poteva creare se non un capolavoro ^_^

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    1. Vero, il libro poi è pieno di momenti alla Cronenberg, che incredibilmente Cronenberg non ha nemmeno utilizzato, alla faccia di quei registi che si adagiano sugli allori. Alla fine il “Giallo” si risolve in maniera molto più esplicita di tanti altri film del Canadese, e forse questo riduce un po’ la forza del film, ma mentre lo guardi davvero ti ritrovi stordito dalla realtà che ti passa davanti agli occhi, e di conseguenza per provare ad interpretarla, ti aggrappi (come un ragno alla tela) al protagonista, che però è davvero un matto col botto ;-) Forse non va sottopelle come “Crash” ma chissenefrega, resta comunque un film unico, come tutti quelli di Cronenberg. Cheers!

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  2. Concordo. Film decisamente Cronenbergheriano (si scrive cosí? Boh!) ma meno di altri e il finale meno "ambiguo" o aperto lo azzoppa un po'. Comunque da guardate assolutamente anche per il perfetto Fiennes che nel 2002 ha messo a segno la doppietta: Spider+Red Dragon. Se si é calato appieno nei personaggi (tipo Viggo Mortensen che durante il Signore degli Anelli girava sempre con spada e cavallo), povera signora Fiennes!

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    1. Penso che sia davvero l’unico difetto del film, la rivelazione spazza via l’ambiguità che Cronenberg sa sfruttare così bene, è il classico film che si ritrova a paragonare con i capolavori del regista dicendo “Non è questo” oppure “Non è quello”. Eppure è un ottimo film, un altro del Canadese ;-) Davvero tanta solidarietà alla signora Fiennes, dover sopportare il boffonchiare di Dennis e i deliri di Dolarhyde non è roba per tutti! Cheers

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  3. Mi ricordo la splendida interpretazione di ralfains ma finisce lì, forse l'ho visto in un momento sbagliato ma non l'ho trovato un capolavoro...^^

    Moz-

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    1. Quel finale definitivo gli toglie qualcosa in termini di efficacia, non so se è un capolavoro, probabilmente no, ma resta comunque alto il livello, i film di Cronenberg si attestano sempre su un ottimo livello. Cheers!

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  4. Te in Ralph Fiennes ci vedi l'Holmes perfetto... e invece farà il Professor Moriarty nel prossimo lungometraggio dedicato al personaggio (https://en.wikipedia.org/wiki/Holmes_and_Watson_(film)) Quasi, dai.

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    1. Dai?!?! Questa non la sapevo. Peccato che sia diretto dal Coen sbagliato! Chissà perché del "vecchio" Sherlock Holmes con Downey Jr. e Law non abbiamo più fatto il terzo capitolo. Il primo mi è piaciuto e anche il secondo, seppur più moscio, non era malaccio.

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    2. Sul serio? Vedi non sono nato fortunato come cantavano i Creedence ;-) Mi sarei pure accontentato di vederlo nei panni di Moriarty, se Holmes non fosse Will Ferrell, che è bravo quanto volete, ma proprio non riesco a sopportarlo. Pure il resto del cast mica male, anche Rebecca Atrio, spero almeno che faccia ridere forte come “Tropic Thunder” e “Get Hard” che erano entrambi geniali ;-) Cheers

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    3. Ethan non è quel Coen, ma sa il fatto suo quando si parla di commedia, speriamo bene dai! In effetti è strano che non abbiano fatto il terzo, avranno risentito della concorrenza dello Sherlock televisivo? Non so forse Downey Jr. era impegnato con la Marvel fino al 2025 ;-) Cheers

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    4. Ultimo perché stiamo decisamente andando fuori focus: il 3 lo fanno ed uscirà (pare) nel 2018. Regia sempre di Guy Ritchie e sempre con Downey Jr, Law e la McAdams. Ottima notizia anche se forse siamo fuori tempo massimo. Speriamo bene!
      Per quanto riguarda Coen, so che non è male (Tropic Thunder vale più di mille parole) ma i "veri" Coen sono due spanne sopra.

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    5. Bah vedremo, in effetti è passato parecchio, vedremo come andrà. Ah beh si, i due fratelli del Minnesota sono lassù nell’empireo, non si discutono, prima o poi se non avessi già altri sei registi in lizza, si meriterebbero una rubrica qui sopra. Cheers!

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  5. Bello e' bello, senza dubbio. Fiennes, poi, e' di immensa bravura.
    C'e' tutto e tutto al posto giusto, eppure... boh, alla fine e' il Cronenberg che ho visto meno volte (insieme a "A Dangerous Method"), e non ho nemmeno voglia di rivederlo a breve.
    Comunque coplimenti come sepre.

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    1. Ecco bravo hai centrato il punto, il Cronenberg che ho visto meno volte, sono io che ti ringrazio! ;-) Cheers

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