giovedì 29 giugno 2017

House of Cards - Stagione 5: Make america great again (beh più o meno)


Era oggettivamente complicato riuscire a fare meglio della straordinaria stagione precedente di “Casa di carte”, questo non cambia il fatto che appena resa disponibile da Sky (mannaggia a te Netflix per aver ceduto i diritti!), mi ci sono fiondato, da qui in poi moderati SPOILER, ve lo dico così non potete dire che non mantengo le promesse elettorali.

Il primo episodio della quinta stagione, riprende immediatamente l’atmosfera plumbea che il finale di quella precedente prometteva, un clima pesante per via della guerra al terrore iniziata dall’amministrazione Underwood, contro ICO (versione immaginaria di un altro acronimo fin troppo reale come ISIS), per distrarre l’opinione pubblica dai magheggi che hanno portato Frank Underwood nella sala ovale.

Questa quinta stagione è segnata da un cambio della guardia al vertice, l’ideatore della serie Beau Willimon ha ceduto lo scettro di showrunner ai suoi due collaboratori Melissa James Gibson e Frank Puglieseal al lavoro con lui fin dalla terza stagione, il cambio si nota perché non tutti i passaggi funzionano in maniera logica, anzi, ed è evidente che la direzione presa, non so se dalla serie, ma sicuramente da questa stagione, è quella della satira più spudorata.


Make America great aga... No, no sto facendo confusione. 
In tredici episodi, questa stagione di “Casa di carte” mette in scena un riassunto della politica estera (ma non solo) vista in questi anni, guardando ogni singola situazione affrontata con la solita spavalderia Frank Underwood, vengono alle mente i nomi di Al Gore, Bush quello che preferite (io personalmente nessuno dei due), Obama e giù fino al simpaticone che attualmente vive al 1600 di Pennsylvania Avenue, Washington DC.

Tensioni in Medioriente, guerra del terrore per distrarre l’opinione pubblica, minacce terroristiche, elezioni dall’esisto incerto e probabilmente pure truccate, capi di Stato russi con la testa dura e la propensione a mettere mano alle armi e bombardamenti chimici in Siria, se per caso aveste passato gli ultimi vent’anni in una caverna su Marte (senza Netflix) sembra di beccarsi tutta la politica americana in una sola soluzione tipo “Cura Ludovico”.

In molti casi non si prendono davvero prigionieri, mi sembra chiaro che l’idea di rendere centrale nella storia lo scontro tra i coniugi Underwood, vada a braccetto con la volontà di cavalcare il malcontento per l’attuale e già citato inquilino. Il nostro Franco Sottobosco qui è impegnato a interpretare il ruolo dell’uomo forte, quello pronto ad intervenire anche con i metodi forti perché il suo Paese ha bisogno di lui, bisogna notare, però, che tutto questo dev'essere stato scritto e in parte girato prima delle scorse elezioni di novembre, quindi il malcontento era già nell’aria.


L'uomo forte da cui le masse implorano di farsi bastonare.
Però davvero sentir parlare di accuse di impeachment per il Presidente risulta incredibilmente attuale e sono piuttosto sicuro che prima di tirare definitivamente i calzini, un presidente americano che verrà allontanato dalla carica lo vedrò in vita mia e no, non sarà Frank Underwood, non ho fatto SPOILER alla stagione, anche perché anche questa volta, Francis è il più avanti di tutti.

Sembra mancare un vero avversario al presidente Kevin Spacey, per un po’ lo è stato l’incredibilmente convincente Joel Kinnaman nei panni del giovane e repubblicano Will Conway, che tiene banco per i primi episodi della stagione, salvo poi venir fatto fuori fin troppo frettolosamente dalla storia, peccato perché Kinnaman era davvero azzeccato in contrapposizione a Spacey e non lo avrei mai detto visto che conosco questo attore giusto per il Robocop sbagliato, quello del remake.


Joel, prima sei andato sotto nel confronto con Peter Weller, ed ora pure contro Kevin Spacey!
Mancano forse i personaggi ormai canonici della serie come Remy Danton, che s'intravede giusto in mezzo episodio, perché nel frattempo Mahershala Ali è andato in recitare in film da Oscar, quindi è in rampa di lancio.

Inoltre, i due collaboratori fidati degli Underwood, si perdono in tante trame e sottotrame non tutte gestiti benissimo, in particolare, quelle che vedono protagonista la LeAnn di Neve Campbell, che mi fa sempre piacere rivedere.


"No, Sid! Non dare la colpa al cinema alle serie tv".
Si salva il solito fedelissimo Doug Stamper, ma solo perché la sua fedeltà a Frank Underwood è degna del miglior pretoriano e Michael Kelly è un fenomeno vero, che più le situazioni si fanno gelide, più lui è bravissimo ad interpretare gli animali a sangue freddo, il duro in giacca a cravatta che può ammazzarti con le sue conoscenze e ammazzarti e basta alla vecchia maniera.

"Conti su di me signore, posso risolverle anche il Sudoku a cui sta giocando".
Non funzionano per niente i nuovi arrivati, come il consulente Mark Usher di Campbell Scott, oppure la Jane Davis che non può passare inosservata visto che è interpretata dalla veterana Patricia Clarkson. Non ha semplicemente senso che due personaggi con così tanta esperienza politica, rimasti così a lungo sotto i radar, improvvisamente diventino componenti chiave dello staff presidenziale.

Con avversari così non c’è davvero storia, è tutto un Kevin Spacey Show, anche se il suo personaggio diventa forse meno sfaccettato, poco importa, perché con il monologo “Benvenuti alla morte dell'era della ragione" Spacey giganteggia mangiandosi ogni episodio in cui compare e facendo sentire i denti pure agli spettatori a casa, visto che il suo personaggio, come sappiamo, dialoga apertamente con il pubblico, condividendo i suoi piani macchiavellici.

"Questo Cassidy scrive davvero troppo, adesso lo spedisco a guantanamo".
In questo gioco del trono l’unica che può tenere testa al marito è la Cersei di questa serie, la solita Claire Underwood della bravissima Robin Wright, molto meglio qui che quando zompetta davanti allo schermo verde bisogna dirlo. Ora, però, io non sono un esperto di politica americana, ma mi sembra piuttosto strano che un Presidente possa nominare sua moglie come vicepresidente e di conseguenza, il piano che ruota intorno alla grazia concessa, mi sembra piuttosto scricchiolante per uno sempre avanti a tutti come Frank Underwood.

Good Morning, Mrs. President! 
Punto più basso della stagione: il personaggio dello scrittore Thomas Yates. Io non so come mai alcuni attori diventano famosi (come il già citato Mahershala Ali) ed altri come Paul Sparks, invece, no. Sparks è sempre molto bravo, fin dai tempi dell’odioso polacco di “Boardwalk empire”, ma qui è davvero alle prese con un personaggio infame che, purtroppo, non ha più niente da dare a queste serie a questo punto, vederlo ancora aggirarsi per la Casa Bianca, fa venir voglia di gridare allo schermo: "..Azzo ci fai ancora li? Ma te ne vai!?”.

"Come divorarsi una serie tv con un solo monologo" Docente della lezione: Kevin Spacey.
Insomma, questa quinta stagione non mi ha lasciato esaltato come quella precedente, ma la narrazione è serrata e i colpi di scena non mancano, Frank Underwood è destinato a restare in carica ancora parecchi anni, l’attuale inquilino del 1600 di Pennsylvania Avenue, Washington DC, non so se può dire la stessa cosa.

6 commenti:

  1. Mi dispiace ma su questo post non posso dire nulla. Mi cospargo il capo di cenere e mi frusto col gatto a nove code per punizione ma: non ho mai visto manco mezza puntata di "House of Cards". Non metto in dubbio che è una bomba di serie, perfetta, avvincente e chi più ne ha più ne metta ma il genere trattato "non mi acchiappa". Magari lo recupererò tra qualche anno quando non sarà più di moda e mi mangerò le mani.

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    1. Ma va figurati, mi rendo conto che l’ambientazione politica possa frenare, ma in realtà si segue molto bene, di fatto sembra il “Riccardo III” ambientato nella casa bianca e molto ben recitato, un giorno ti piacerà ;-) Cheers

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  2. Non seguo la serie (mi sa che ho visto solo il pilota...) ma ti leggo con piacere ^_^

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    1. Muchas gracias! Sempre gentilissimo, dopo cinque stagione devo dire che il livello è ancora parecchio alto ;-) Cheers

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  3. Il cambio di showrunner mi spaventa un po', e per questo ce l'ho ancora lì in stand by. Tanto poi lo so che basta una puntata e le altre me le sparo una dietro l'altra... :)

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    1. Si nota che abbiamo avuto un cambio al vertice, ma ti capisco, con Franco Sottobosco è così, in un attimo è subito maratona ;-) Cheers

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