mercoledì 2 novembre 2016

Train to Busan (2016): I'm going off the rails on a crazy train


Ricordo una volta con un mio amico (ciao Sergio), in cui ci siamo messi a delirare (strano non lo facciamo mai…) su un ipotetico film di Zombie ambientato su un treno, con estrema fantasia avevo avanzato l’ipotesi di intitolarlo “Train of the Dead”. Se non altro i Coreani hanno avuto il buon gusto d'inventarsi un titolo migliore.

“Train to Busan” sta facendo il giro di tutti i film festival del pianeta, pare che ormai non possano mancare le “Quote Rosso” (sangue) nei programmi dei festival che contano, qualche titolo Horror da buttare nel mucchio è necessario, temevo già il solito specchietto per le allodole, visto che gli zombie sono sempre e comunque un argomento che tira più di una locomotiva, per fortuna mi sono dovuto ricredere... Sapete che non è mica male questo filmetto?

Diretto con mano sicura da Yeon Sang-ho, “Train to Busan” inizia nel modo peggiore possibile: un tizio in preda ad una brutta giornata, stira un cervo con il suo camioncino e poi riparte sgommando lasciando il cadavere sull’asfalto. Corpicino che prontamente si rialza e si volta a guardare in camera lo spettatore nemmeno fosse il cavallo di “War Horses”. La prima scena del film fatta senza il minimo umorismo, ero già pronto al disastro.

La mamma di Bambi è tornata... Ed è in cerca di vendetta!
Parliamoci chiaro, il film non inventa davvero nulla ed inizia con una premessa sullo stucchevole andante: il papà in carriera Seok-woo (Gong Yoo), trascura moglie e figlia e lavora tutto il giorno, tanto che è prossimo al divorzio e sua figlia Soo-an (Sonn-an Kim, hanno risparmiato sul nome della bimba) è delusissima da lui. Per cercare di recuperare esaudisce il desiderio di portarla a Busan per passare del tempo con la madre, come facevano un tempo quando ancora erano una vera famiglia. Un virus che trasforma i cadaveri in pazzoidi assetati di sangue salva la trama dal diventare il remake coreano di qualunque film con Margherita Buy.

Personaggi chiave che torneranno buoni nello svolgimento del film: dei ragazzotti di una squadra di Baseball (con relative mazze) in trasferta per una partita, una coppia di anziane sorelle, un mega direttore galattico, gran farabut. Pezz di merd. Cavaliere di gran croce e due genitori in divenire, lei con il pancione e lui… Pure! Ma solo perché è grosso e per fortuna dei viaggiatori, mena pure forte.

Sta mano po esse fero e po esse piuma (tipico proverbio Coreano).
Corea e un film di genere ambientato su di un treno, personalmente il primo titolo a cui penso è quella bomba di “Snowpiercer” di quel gran fenomeno di Bong Joon-ho, a cui questo “Train to Busan” è stato, ovviamente, associato per motivi puramente geografici (e ferroviari) che, però, bisogna dire, il trenino di Bong Joon-ho non lo vede nemmeno con il binocolo sfilare via sui binari, perché “Train to Busan” si guarda bene dal rendere il treno anch'esso un mito di progresso, lanciato sopra i continenti una metafora, limitandosi al più classico messaggio di TUTTI gli zombie movie fatti come George A. Romero comanda: guardati dai vivi piuttosto che dai morti.

Mai fidarsi di un direttore d'azione incravattato.
Se proprio volessimo fare paragoni con altri film, il trenino di Yeon Sang-ho sembra un “World War Z”, sì, perché gli infetti, dopo il morso si trasformano velocemente e diventano dei corridori assetati di sangue che basano la loro caccia sulla vista, per assurdo basta non farsi vedere e fare silenzio per (cercare) di sfuggirgli, aiuta non avere un Pierfrancesco Favino (detto Casino) qualunque a fare bordello.

Il film non si limita a mostrarci i protagonisti combattere per sopravvivere sul treno, ma grazie ad un budget adeguato, può permettersi di farci vedere il panico e il caos che si sparge nel paese e, per una volta, i telefoni cellulari hanno un ruolo preciso, sarebbe stato facile eliminarli dall'equazione del film, usando il classico espediente nel “Non c’è campo!”, qui, non solo i nostri possono telefonarsi, ma utilizzano il GPS per calcolare quanto manca alla prossima galleria, il che mi fa anche capire che la rete telefonica coreana durante un'invasione di zombie, funziona comunque meglio di quella di uno strambo Paese a forma di scarpa in condizioni normali.


Il panico che solo l'assenza di connessione Internet può creare.
Difetti? Beh, il film non inventa davvero nulla, si concentra molto sul rapporto padre/figlia e se ve lo state chiedendo: sì, tutti quanti s'impegnano moltissimo a salvare la piccola Soo-an, quindi aspettatevi momenti intimisti e qualche lacrimone, perché a parte un paio di battute, quasi tutte snocciolate del ciccio con le mani pesanti (palesemente il migliore del film!) l’umorismo è bandito, ma, malgrado tutto, il film funziona.

...E noi a Gino allo zombie lo menamo (ska ska ska).
Sì, perché il ritmo è indiavolato, le svolte logiche e sensate, i personaggi si muovono come pedine sulla scacchiera e, a volte, anche un semplice pedone, può fare le mossa chiave, complicatissima metafora scacchistica in cui sono andato ad arroccarmi per non rivelarvi nessun dettaglio della trama, poi ditemi che non vi penso!

Tutti i rapporti umani e i drammi dei personaggi alla fine funzionano, vi ritroverete ad odiare i personaggi più viscidi ed egoisti (vi assicuro che almeno uno sembra la versione coreana del Billy Zane) e a fare il tifo per i vostri preferiti. Risultato: due orette coinvolgenti, ben dirette, per un film che ti prende per il bavero e ti tira dentro, rischia di essere il miglior film di zombie dell’anno… Sì, ok, lo so! Sono persone infette! Però tecnicamente sono morti, avete capito cosa volevo dire fate i bravi, su!

Zombie, persone infette, insomma uno di questi così carucci qua!
Curiosità che ho scoperto cercando i (complicatissimi, per me) nomi dei protagonisti: Yeon Sang-ho ha diretto anche un prequel a cartoni animati di questo film intitolato “Seoul Station” (a questo punto dovrò vedermi anche quello), se non altro dopo questa doppietta, i viaggi della speranza in treno, in questo strambo Paese a forma di scarpa potrebbero (quasi) sembrare meno drammatici.

4 commenti:

  1. Sotto sotto sembra un'idea carina. Alla fine potrebbe mettere paura. Il treno è di per se una "mezza prigione" quando è in viaggio. Non hai il potere di fermarla, e si fermerà fino alla destinazione. Con una minaccia come gli zombie, esce qualcosa di claustrofobico.

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    1. Hai centrato il punto, il regista qui utilizza bene gli spazi ristretti della location, e il film risulta ansiogeno il giusto, ma anche coinvolgente, per quello merita una visione. Cheers!

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  2. Visto nella bellissima edizione appena uscita in questo strambo paese a forma di scarpa. :D
    C'è anche il prequel animato che è una cosa fuori dal normale per come è fatto bene e mi ha preso. Due film molto belli , in cui è cosa sensata mettere gli zombie veloci. Qui, in Dawn of the dead remake e in Dead Set lmi vanno bene, altrove hmmm…non tanto.
    Inutile dire che sul finale di questo ero davvero, davvero preso…
    Tanta roba, sto regista tiene la cazzimma! Così si omaggia Gomorra che sta per turnà.


    Sti film mi fanno pensare amaramente al fatto che ancora mi ostino a guardare con benevolenza TWD...

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    1. Il prequel animato devo ancora vederlo, ma ne ho sentito parlare molto bene, nemmeno io sono tanto per gli zombie veloci, qui siamo più in zona “Infetti” quindi ci sta, in ogni caso davvero, saltare al volo sul treno mi crea sempre ansia, ma qui più che mai! ;-) Confermo la questione cazzima e la mia attesa per il nuovo Gomorra, TWD invece è un treno (per stare in tema) che lascia tranquillamente passare, non ti dico quanto io mi senta meglio solo all’idea ;-) Cheers!

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